Regole ed osservazioni della lingua toscana

Ridotte a metodo per uso del Seminario di Bologna da D. Salvadore Corticelli bolognese Cherico Regolare di S. Paolo

Autore:
Salvadore Corticelli | Corticelli Salvatore

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Indice

A' CONVITTORI, ED ALUNNI DEL SEMINARIO DI BOLOGNA (p. 3)

 

LIBRO PRIMO - Delle parti della toscana orazione (p. 9)

Cap. I. Del Toscano Alfabeto. (ivi)

Cap. 2. Delle sillabe. (p. 12)

Cap. 3. Delle parole. (p. 15)

Cap. 4. Quante, e quali sieno le parti della toscana orazione. (p. 16)

Cap. 5. Del nome sustantivo, e dell'addiettivo. (p. 18)

Cap. 6. De' nomi alterati. (p. 20)

Cap. 7. De' nomi partitivi, e de' numerali. (p. 23)

Cap. 8. Delle varietà, o sieno passioni del nome. (p. 25)

Cap. 9. Del segnacaso. (p. 29)

Cap. 10. Dell'articolo. (p. 31)

    Del primo articolo. (p. 32)

    Del secondo articolo. (p. 33)

    Del terzo articolo. (p. 33)

Cap. 11. Della declinazione de' nomi. (p. 34)

    Prima Declinazione. (p. 34)

    Seconda declinazione. (p. 35)

    Terza declinazione. (p. 35)

    Quarta declinazione. (p. 36)

Cap. 12. De' nomi indeclinabili. (p. 36)

Cap. 13. De' nomi eterocliti di doppia uscita. (p. 38)

Cap. 14. De' nomi eterocliti, che hanno un solo plurale, ma con desinenza fuori di regola. (p. 41)

Cap. 15. De' nomi difettivi. (p. 42)

Cap. 16. De' pronomi, e prima del pronome IO. (p. 45)

Cap. 17. Del pronome Tu. (p. 47)

Cap. 18. Del pronome Se. (p. 49)

Cap. 19. De' pronomi derivativi. (p. 50)

Cap. 20. De pronomi dimostrativi di persona. (p. 52)

    Pronomi, che dimostrano persona prossima a chi parla. (p. 53)

    Pronomi, che dimostrano persona prossima a chi ascolta. (p. 55)

    Pronomi dimostrativi di persona terza. (p. 57)

    Pronomi, che aggiungono asseveranza, o espressione. (p. 63)

Cap. 21. De' pronomi dimostrativi di cosa. (p. 66)

    Questo. (p. 66)

    Cotesto. (p. 67)

    Quello. (p. 67)

    Ciò. (p. 67)

Cap. 22. De' pronomi relativi. (p. 67)

Cap. 23. De' pronomi universali indeterminati. (p. 71)

    Pronomi di generalità. (p. 71)

    Pronomi, che dinotano distribuzione. (p. 75)

    Pronomi di qualità. (p. 81)

    Pronomi, che dinotano diversità. (p. 83)

Cap. 24. Del Verbo. (p. 86)

Cap. 25. Delle variazioni del Verbo. (p. 89)

Cap. 26. Alcune generali osservazioni sopra le conjugazioni de' Verbi. (p. 91)

Cap. 27. Conjugazione del Verbo essere. (p. 95)

    Osservazioni sopra il Verbo Essere. (p. 97)

Cap. 28. Conjugazione del Verbo avere. (p. 100)

    Osservazioni sopra 'l Verbo Avere. (p. 102)

Cap. 29. Uso de' Verbi essere, e avere nella conjugazione degli altri Verbi, e quando avere si ponga per essere. (p. 104)

Cap. 30. Conjugazione del Verbo amare, ch'è la prima regolare, co' suoi anomali. (p. 107)

    Osservazioni sopra la prima conjugazione. (p. 109)

    Verbi anomali della prima conjugazione. (p. 110)

Cap. 31. Conjugazione del Verbo temere, ch'è la seconda regolare. (p. 114)

    Osservazioni sopra la seconda Conjugazione. (p. 116)

Cap. 32. De' Verbi anomali della seconda Conjugazione. (p. 118)

Cap. 33. Conjugazione del Verbo leggere, ch'è la terza regolare. (p. 123)

    Osservazioni sopra la terza Conjugazione. (p. 125)

Cap. 34. Verbi anomali della terza Conjugazione. (p. 129)

Cap. 35. Conjugazione del Verbo sentire, ch'è la quarta regolare. (p. 134)

Cap. 36. Anomali della quarta Conjugazione. (p. 136)

    Verbi terminanti in isco. (p. 138)

Cap. 37. De' Verbi difettivi. (p. 140)

Cap. 38. De' Verbi passivi, e degl'impersonali. (p. 142)

Cap. 39. Del participio. (p. 144)

Cap. 40. Del Gerundio. (p. 149)

Cap. 41. Della preposizione. (p. 150)

Cap. 42. Del Ripieno. (p. 154)

    Particelle, che si adoperano per evidenza. (p. 155)

    Particelle, che si adoperano per ornamento. (p. 159)

    Accompagnanomi. (p. 162)

    Accompagnaverbi. (p. 163)

Cap. 43. Dell'Avverbio. (p. 165)

Cap. 44. Della interjezione. (p. 169)

Cap. 45. Della Congiunzione. (p. 170)

 

LIBRO SECONDO - Della Costruzione toscana. (p. 173)

Cap. 1. Idea generale della costruzione toscana. (p. 173)

    Ordinata collocazione delle parti dell'orazione. (p. 174)

    Dipendenza delle parti dell'orazione, l'una dall'altra. (p. 179)

    Concordanza delle parti dell'orazione fra se. (p. 180)

Cap. 2. Della costruzione de' Verbi attivi. (p. 185)

    Primo Ordine. (ivi)

    Secondo Ordine. (p. 190)

    Terzo Ordine. (p. 193)

    Quarto Ordine. (p. 197)

    Quinto Ordine. (p. 199)

    Sesto Ordine. (p. 201)

    Settimo Ordine. (p. 203)

Cap. 3. Della costruzione de' Verbi passivi. (p. 207)

Cap. 4. De' Verbi assoluti. (p. 208)

Cap. 5. Della costruzione de' Verbi neutri. (p. 210)

    Primo Ordine. (p. 211)

    Secondo Ordine. (p. 212)

    Terzo Ordine. (p. 218)

    Quarto Ordine. (p. 224)

    Quinto Ordine. (p. 226)

    Sesto Ordine. (p. 230)

    Settimo Ordine. (p. 233)

Cap. 6. Della costruzione de' Verbi Neutri passivi. (p. 235)

    Primo Ordine. (p. 236)

    Secondo Ordine. (p. 240)

    Terzo Ordine. (p. 245)

    Quarto Ordine. (p. 248)

    Quinto Ordine. (p. 249)

    Sesto Ordine. (p. 251)

    Settimo Ordine. (p. 253)

Cap. 7. Della costruzione de' Verbi impersonali. (p. 255)

    Primo Ordine. (p. 255)

    Secondo Ordine. (p. 256)

    Terzo Ordine. (p. 259)

    Quarto Ordine. (p. 260)

    Quinto Ordine. (p. 264)

Cap. 8. Della Costruzione de' Verbi Locali. (p. 265)

    Stato in luogo. (p. 266)

    Moto da luogo. (p. 272)

    Moto per luogo. (p. 273)

    Moto a luogo. (p. 275)

    Moto verso luogo (p. 277)

    Moto fino a luogo. (p. 279)

    Della distanza d'un luogo dall'altro. (p. 280)

Cap. 9. Di varj casi, che sono comuni a molti Verbi. (p. 282)

Cap. 10. Della Costruzione degl'infiniti de' Verbi. (p. 286)

Cap. 11. Della Costruzione del gerundio. (p. 297)

Cap. 12. Della Costruzione del participio. (p. 304)

Cap. 13. Della Costruzione del nome. (p. 308)

    DELL'ARTICOLO. (p. 308)

    DEL SEGNACASO. (p. 315)

    DEL NOME SUSTANTIVO. (p. 318)

    DE' NOMI ADDIETTIVI. (p. 320)

      COL GENITIVO. (p. 320)

      COL DATIVO. (p. 322)

      COLL'ACCUSATIVO, E LA PREPOSIZIONE A. (p. 322)

      COLL'ACCUSATIVO, E LA PREPOSIZIONE PER. (p. 323)

      COLL'ABLATIVO. (p. 323)

    DE NOMI COMPARATIVI. (p. 324)

    DE' SUPERLATIVI. (p. 325)

    DE' PARTITIVI. (p. 326)

    DE' PRONOMI. (p. 326)

Cap. 14. Della Costruzione della preposizione. (p. 327)

    DELLE PROPOSIZIONI SEMPLICI. (p. 327)

       A. (p. 329)

       DA. (p. 332)

       IN. (p. 334)

       PER. (p. 336)

       CON. (p. 339)

       DENTRO, ENTRO. (p. 340)

       SOPRA. (p. 341)

       SOTTO. (p. 343)

       TRA, FRA. (p. 343)

       PRESSO, VICINO. (p. 346)

       RASENTE. (p. 349)

       LUNGO. (p. 349)

       LUNGI, LONTANO, DISCOSTO. (p. 349)

       VERSO, INVERSO. (p. 350)

       FINO, INFINO, SINO, INSINO. (p. 351)

       CIRCA. (p. 351)

       OLTRE. (p. 351)

       AVANTI, DAVANTI, INNANZI, DINANZI, PRIMA. (p. 352)

       DIETRO, DOPO. (p. 355)

       CONTRO, CONTRA. (p. 356)

       GIUSTA, GIUSTO, SECONDO. (p. 357)

       ECCETTO, SALVO, FUORI, IN FUORI. (p. 358)

       SENZA. (p. 359)

       QUANTO. (p. 360).

    DELLE PREPOSIZIONI COMPOSTE. (p. 360)

       A modo, maniera, guisa, foggia &c. (p. 360)

       Altre preposizioni composte, che servono al genitivo. (p. 360)

       Preposizioni, che servono al dativo. (p. 361)

       Preposizioni, che servono all'accusativo. (p. 364)

       Preposizioni, che servono all'ablativo. (p. 365)

Cap. 15. Della Costruzione dell'avverbio. (p. 365)

    $ I. Degli avverbj, che hanno caso. (p. 366)

        ECCO. (p. 366)

        Avverbj dinotanti quantità. (p. 367)

        Altri avverbj col caso. (p. 368)

$ II. Avverbj di particolare osservazione. (p. 371)

        Avverbj non tanto noti comunemente. (p. 371)

        Avverbj di vario uso. (p. 376)

Cap. 16. Della costruzione dell'interjezione. (p. 395)

    O, OH, OI. (p. 395)

    AH, AHI. (p. 396)

    DEH. (p. 396)

    GUAI. (p. 396)

    COSI'. (p. 397)

Cap. 17. Della costruzione della congiunzione. (p. 397)

    Delle congiunzioni sospensive, e condizionali. (p. 397)

    Delle congiunzioni indicanti contrarietà. (p. 398)

    CONGIUNZIONI, CHE TOLGONO LA CONTRARIETA'. (p. 401)

    DELLE CONGIUNZIONI DI CAGIONE. (p. 401)

    DELLE CONGIUNZIONI AVVERSATIVE. (p. 404)

    DELLE CONGIUNZIONI COPULATIVE, E DISGIUNTIVE. (p. 405)

    DELLE CONGIUNZIONI AGGIUNTIVE. (p. 407)

    DELLE CONGIUNZIONI ELETTIVE. (p. 407)

    DELLE CONGIUNZIONI ILLATIVE. (p. 408)

    DI VARIE ALTRE CONGIUNZIONI. (p. 409)

Cap. 18. Della costruzione figurata. (p. 412)

    DELLA ELLISSI (p. 413)

    DEL PLEONASMO. (p. 419)

    DELLA SILLESSI. (p. 421)

    DELL'ENALLAGE. (p. 421)

    DELL'IPERBATO. (p. 426)

    DELLE PARTICELLE, E DEGLI AFFISSI. (p. 429)

 

LIBRO TERZO. Della maniera di pronunziare, e di scriver toscano. (p. 434)

Cap. I. Del valore, e della pronunzia delle lettere. (p. 434)

Cap. 2. Dell'Accento, e dell'Apostrofo. (p. 439)

Cap. 3. Delle stroncature delle sillabe. (p. 441)

Cap. 4. Dello accrescimento delle parole. (p. 443)

Cap. 5. Quando le parole si possano scemare in principio. (p. 445)

Cap. 6. In quanti modi possano le parole scemarsi in fine. (p. 447)

Cap. 7. Delle parole composte. (p. 458)

Cap. 8. Delle lettere maggiori, e minori, e quali sieno le regole del loro uso. (p. 461)

Cap. 9. De' punti, e delle virgole. (p. 462)

Cap. 10. Delle sillabe lunghe, e brievi. (p. 468)

 

TAVOLA De' Libri, e de' Capitoli della presente Opera. (p. 470)

TAVOLA Delle abbreviature, e degli Autori, da' quali sono tratti gli esemj citati in quest'Opera. (p. 474)

INDICE Delle Materie, che si contengono in quest'Opera. (p. 484)

Formato elettronico

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REGOLE

 

ED

 

OSSERVAZIONI

 

della Lingua Toscana

 

Ridotte a metodo

 

per uso

 

DEL SEMINARIO DI BOLOGNA

 

DA

D. SALVADORE CORTICELLI BOLOGNESE

Cherico Regolare di S. Paolo.

 

 

IN BOLOGNA

 

Nella Stamperìa di Lelio dalla Volpe. 1745.

Con licenza de’ Superiori.

 

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A’ CONVITTORI, ED ALUNNI

 

DEL SEMINARIO

 

DI BOLOGNA.

 

DElle regole della Lingua Toscana scris-

sero con somma lode celebri Autori,

il Bembo , il Castelvetro , il Salvia-

ti , il Buommattei ; e singolarmente due grand’

uomini della Compagnia di Gesù , Marco An-

tonio Mambelli , e Daniello Bartoli ; i qua-

li , per sentimento di un famoso Toscano (*),

benchè ultimi nell’ordine de’ tempi , per l’a-

cutezza nondimeno , e per la diligenza , con

cui hanno trattata questa materia , degnissimi

sono di essere collocati fra’ primi . Ma quan-

tunque gli accennati egregj maestri , colle lo-

ro esattissime osservazioni , abbiano spianate

molte difficultà, e tolti via non pochi intop-

pi, che troppo difficil rendevano questa lin-

gua : contuttociò , a volerne agevolare a’ gio-

vani lo studio , desiderar si potrebbono alcu-

ne cose di più ; le quali non sono punto fa-

cili ad ottenersi , ma , dove ottener si potesse-

ro , sarebbono al pubblico di grandissima uti-

lità .

                               A  2                          E pri-

 

 

( * ) Carlo Dati oraz. dell’ obbl. di ben parlare la

propria lingua .

 

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   E primieramente cosa di molto vantaggio

sarebbe , che le tante regole , ed osservazio-

ni , le quali sono sparse ne’ volumi de’ soprac-

citati Gramatici, e che altri non può, senza

lunga fatica , tenere a mente, venissero insie-

me raccolte , e con sì acconcio metodo di-

stribuite , che far potessero nella memoria de’

giovani distinta insieme , e profonda impres-

sione. Di più , non avendo i sopraddetti Au-

tori trattato, se non ben poco , della costru-

zione toscana , utilissima cosa farebbe chi pie-

namente , e ordinatamente il facesse. E for-

se dal non essersi ciò fatto fin qui proviene

quella difficultà , che proviamo talvolta nello

scrivere pulitamente in toscano , quale non

sogliamo incontrare nello scrivere in Latino

con proprietà ; perchè nella lingua Latina ab-

biamo pronte alla mente le regole della sin-

tassi, non già così nella volgare ; nella qua-

le perciò scrivendo ci convien non di rado

ritrar dal foglio la penna , e starci sospesi a

pensare , come vada espressa con proprietà di

linguaggio questa , o quella cosa . Finalmen-

te, essendo gli Autori del buon secolo della

Lingua Toscana pieni di belli, e graziosi mo-

di di favellare : nè bastando la lettura di essi

perchè altri possa aver pronti al bisogno que’

modi , i quali son molti , e fuggono facil-

mente dalla memoria : se trovar si potesse ma-

niera di raunarne un buon numero , e metter-

                                                                   gli

 

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gli in ordine a vantaggio degli studiosi, gio-

verebbe ciò più che molto al cultivamento di

questa pregiatissima lingua.

   Ed ecco , o virtuosi giovani , quello, che

io ho , non dirò già fatto , ma almen tenta-

to di fare nell’ Opera, che vi presento . Io

aveva , già sono molti anni passati , raccolte

da’ migliori Autori molte osservazioni di Lin-

gua Toscana : e ciò solamente per mio uso

privato , e per ricreare talvolta 1’ animo af-

faticato dalle gravi cure de’ miei ministeri:

ma nella erezione di queste scuole, a noi dal

regnante Pontefice, e nostro insieme Arcive-

scovo , con somma clemenza , affidate , sono

stato stimolato a riordinarle , e a darle alla

pubblica luce . E più mirando io all’ utilità

vostra , che alla mia insufficienza, mi sono

messo all’ impresa . Ho scelto per tal fine il

metodo , con cui suole insegnarsi nelle scuo-

le la Lingua Latina ; e perchè a voi già

noto , e famigliare ; e perchè l’ ho giudica-

to acconcissimo a mettere in buon’ ordine le

regole , che sono sparse ne’ nostri Gramati-

ci ; e a trattar pienamente della volgar co-

struzione; e a porre in buona veduta mol-

ti fiori di parlare tratti dagli Scrittori del

miglior secolo ; che tale appunto è l’ idea

proposta di sopra, di ciò, ch’è opportuno a

promuovere lo studio della Lingua Toscana .

Parimente ho giudicato ben fatto di servirmi

                                  A 3                        de’

 

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de’ termini gramaticali, che si adoperano da’

Latini, benchè la nostra lingua abbia i suoi

termini proprj, per non recar confusione col-

la diversità: e ho seguito in questo il savis-

simo parere del Cavalier Lionardo Salviati ,

di Benedetto Varchi, e d’altri di que’ Tosca-

ni, che contano : e tanto più, perchè i ter-

mini gramaticali de’ Latini sono ricevuti dal

Vocabolario della Crusca .

   In tre libri adunque è divisa quest’Opera .

Nel primo si dà una chiara , e distinta noti-

zia delle parti dell’orazione toscana, affinchè

imparino i giovani a farne uso buono, e con-

venevole, e non iscambino da una all’altra.

Nel secondo si tratta della costruzione di tut-

te le parti dell’ orazione, perchè veggano gli

studiosi il modo di ben disporle, e non ne

turbino l’ordine , e la giacitura. Nel terzo

finalmente , secondo il metodo de’ Latini Gra-

matici , si tratta della maniera di pronunzia-

re , e di scrivere toscanamente.

   Nelle regole, e nelle osservazioni ho usa-

ta la maggior brevità , che mi è stata possi-

bile: ma negli esempj sono stato anzi libera-

le, e profuso , che no : perchè la brevità del-

la regola giova a ben tenerla a memoria, e

l’abbondanza degli esempj serve a dilucidar-

la. Gli esempj sono , quando si può, di que-

gli Autori, che vanno per la maggiore , che

sono Dante, Petrarca, e ’l Boccaccio, e so-

                                                            pra

 

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pra tutti quest’ultimo nel Decamerone, ch’è

la prosa migliore, che abbia la nostra lingua.

In mancanza di questi si citano i Villani , il

Passavanti , il Crescenzio, ed altri del buon

secolo ; e in difetto anche di questi, si addu-

cono esempj di buoni , ed approvati moder-

ni . Sicuri poi saranno gli esempj addotti in

quest’opera, perchè tratti , o dal Vocabolario

della Crusca , o da moderne corrette edizioni.

Gli esempj del Vocabolario saranno quelli ,

ne’ quali si citerà il nome dell’ Autore, o al

più il titolo dell’Opera, ma non già il libro,

nè ’l capitolo, nè la pagina : e quelli, che

saranno interamente contrassegnati , saranno i

tratti dalle buone edizioni da me vedute . Nel-

le autorità del Boccaccio, quando non è ci-

tato il titolo dell’ Opera, s’intenda l’autorità

essere del Decamerone. E quando fra uno

esempio, e l’altro vi saranno due lineette =,

senza nuova citazione , sarà segno , l’esem-

pio seguente essere del medesimo autore del

precedente. Al fine dell’Opera vi sarà un’In-

dice copioso , e talmente distribuito , sicchè

altri possa a un tratto ritrovare ciò , che gli

occorre .

   Mi resta per ultimo d’animarvi, o valorosi

giovani , ad intraprendere seriamente questo

studio, e ad usarvi una particolar diligenza.

Le regole gramaticali sono minuzie, che non

si apprendono senza molestia : ma il ben sa-

                                 A 4                         per-

 

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perle, e l’averle, all’ occasione , in contan-

ti, è cosa di molto vantaggio. A veder la-

vorare i moderni Romani artefici di musaico,

sembra la loro una misera, e gretta faccen-

da : perchè altro e’ non fanno, che mirar pie-

truzze, e accozzarle insieme, e osservarne mi-

nutamente la digradazion de’ colori: ma quan-

do è poi compiuto il lavoro, e ne riesce un

bel quadro , con figure quasi vive, e spiranti,

e sì bene atteggiate, che ne disgradano l’ope-

ra di famoso pennello : allora si dà per bene

impiegata ogni più minuta fatica, e si cele-

bra , con piacere , l’ eccellenza dell’artefice,

e la bellezza dell’ arte. Così lo studiare le mi-

nute osservazioni della lingua ci sembra cosa

rincrescevole, e da fanciulli; ma l’udir poi

ragionare alcuno ben pratico delle regole gra-

maticali ci arreca maraviglioso diletto ; mercè

della proprietà, e della buona armonia del di-

scorso, la quale è base, e fondamento dell’

eloquenza. Valetevi adunque , di queste mie

fatiche, gli errori scorsi nelle quali potranno

essere scusati dalla vastità della materia , e

compensati dalla buona volontà di giovare

a’ vostri studj. Vivete felici.

 

                                                             RE-

 

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REGOLE

 

ED OSSERVAZIONI

 

Della Lingua Toscana.

 

LIBRO PRIMO

 

Delle parti della toscana orazione

 

CAP. I.

 

Del Toscano Alfabeto .

 

VEnti lettere, senza più , ha il toscano al-

fabeto, e sono queste: A B C D E F G H

I L M N O P Q R S T U Z .

   Mancano adunque a noi tre de’ caratteri

dell’alfabeto Latino, cioè KXY . In vece del

K ci serviamo del CH. La forza dell’ X lati-

no la sogliamo esprimere colla S o semplice ,

o raddoppiata, come exemplum , esemplo, Ale-

xander, Alessandro. Ci serviamo contuttociò

alcuna volta dell’ X, come di carattere fore-

stiero : o per profferire qualche voce stranie-

ra , la quale, pronunziata colla S, potrebbe

prendersi per un’altra voce nostrale ; onde di-

ciamo v. g. Xanto , per isfuggire l’ equivoco

della parola Santo : o veramente per iscrivere

                                                           alcu-

 

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alcune parole prette latine , usate da’ nostri Au-

tori , come: exabrupto, exproposito, exprofes-

so. L’ Y non ha uso alcuno nella lingua to-

scana.

   Le sopraddette lettere sono gli elementi del-

la scrittura, e contrassegnano gli elementi del

parlare . Per elemento del parlare intendiamo

una semplice emissione di fiato , formata cogli

strumenti ad articolar la voce destinati .

   Di questi elementi alcuni da se soli hanno

suono, e si formano colla semplice apertura

della bocca , e si variano secondo i varj modi,

ne’ quali una tale apertura si fa, e le lettere,

che li contrassegnano, si chiamano vocali : al-

tri non hanno per se stessi suono , ma consisto-

no in una certa vibrazione di fiato, formata

con varj percotimenti , e accostamenti delle

labbra, della lingua , e de’ denti . Questa vi-

brazione per se stessa non iscolpisce suono, ma

cadendo sopra uno elemento vocale, v’aggiu-

gne un modo, e un’ impressione particolare.

Quindi le lettere , che contrassegnano questi

elementi , si chiamano consonanti .

   Le lettere vocali sono cinque, cioè AEIOU ;

le consonanti sono le rimanenti lettere del sud-

detto alfabeto, dal Q , e dall’ H in fuori; aggiu-

gnendovi però l’I, e l’ U, che sotto forma d’ J, e

d’ V si adoperano a maniera di consonanti. Il Q,

e l’H da alcuni si chiamano mezze lettere, per-

chè appresso di noi non hanno da se vibrazio-

                                                              ne,

 

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ne, che possa rilevare elemento. In fatti il Q

senza l’ U non rileva ; l’H rileva solamente

col C, o col G, e da se sola punto ; benchè

talvolta serva per contrassegnare una certa pro-

nunzia allungata , per così dire , con istrascico,

come in ah , eh , uh .

   Con venti lettere adunque noi proccuriamo

di esprimere gli elementi del parlare, i quali

appresso di noi ascendono al numero di tren-

taquattro . Con cinque vocali perciò variamen-

te pronunziate noi esprimiamo sette diversi

suoni , e con quindici consonanti ventisette di-

verse vibrazioni, come nel terzo libro si ve-

drà.

   Delle consonanti altre si dicono mute , cioè

BCDGPTZ , perchè i loro nomi , bi , ci , di ,

gi , pi , ti , zeta, cominciano da consonante ;

altre semivocali, cioè FLMNRS, perchè i lo-

ro nomi cominciano da vocale , esse , elle, em-

me &c. e di queste semivocali quattro si chia-

mano liquide , cioè LMNR , perchè sono assai

correnti, e di molto spirito. E si noti , che av-

vedutamente abbiamo espressi i nomi delle pri-

me sei lettere mute coll’ i, e non coll’ e, co-

me gl’esprimono i Latini, e ancora molti Ita-

liani, dicendo : be, ce, de &c. , perchè coll’i

gli pronunziano , e sempre gli pronunziarono

i Fiorentini . Bocc. g. 6 n. 5. egli crederebbe che

voi sapeste l’abbiccì . E Giovanni Villani  lib.2.

cap. 13., parlando dell’ Imperador Carlo Ma-

                                                            gno ,

 

/ BEGIN PAGE 12 /

 

gno , dice: fe edificare tante Badie , quante let-

tere ha nell’ Abbiccì .

   Circa il genere de’ nomi delle lettere dell’al-

fabeto , la regola più ricevuta è la seguente .

Le due vocali A , ed E, con tutte le consonanti

ad esse appoggiate, sono di genere femmini-

no, onde si dice: la a, la h, la e, la m, e co-

sì del resto. Si eccettua la lettera straniera K,

ch’ è di genere mascolino, e si dice : il K . Le

tre vocali IOU , insieme colle loro consonanti ,

sono di genere mascolino , e si dice : l’ i, il

b, il c, il d, l’ o, l’ u, il q , e così discorren-

do. Di tutto ciò vedi il Salviati Avvertim.

lib. 3. cap. I., il Buommattei tratt. 3., e il

Manni lez. 2.

 

CAP. II.

Delle sillabe.

 

SIllaba chiamasi ogni elemento dell’ umano

discorso , che ha il suono suo rilevato , e

spiccato. Quindi ogni sillaba dee avere la sua

vocale , perchè senza vocale non può esservi

suono.

   In tre modi una vocale può rilevare il suo-

no : da se sola : insieme con una , o due al-

tre vocali : o insieme con una, o più conso-

nanti .

   Da se sola una vocale rileva il suono ,

                                                 quan-

 

/ BEGIN PAGE 13 /

 

quando è monogramma, cioè non ha in sua

compagnia alcun’ altra lettera , come a segno

del terzo caso , e congiunzione , o particella

di vario uso , e simili. E ancora per entro

una parola può una vocale rilevar suono da

se , cioè quando sopr’ essa non cade vibrazio-

ne alcuna di consonante : così nella parola

amore a fa sillaba da se, perchè la m vibra

sopra la seconda vocale .

   Altre volte la vocale rileva suono congiun-

ta con una , o due altre vocali , e allora chia-

masi dittongo, o trittongo, cioè compressione

di due, o tre vocali sotto un medesimo ravvol-

gimento di fiato .

   De’ dittonghi altri sono distesi , altri raccol-

ti . I distesi son quelli , che fanno sentire

amendue le vocali in maniera, ch’ e’ non ap-

pariscono quasi dittonghi , come aere, ai per

alli, aurora , feudo , maisì , Borea , Europa ,

e simili , ne’ quali la principal vocale è la

prima ; e l’altra si sente bensì chiara, e spic-

cata , ma ciò non toglie, che la sillaba non

sia una sola , perchè la seconda vocale si pro-

nunzia unita , e , in certo modo, ravvolta al-

la prima. I Dittonghi raccolti sono quelli ,

che si pronunziano talmente uniti, che la pri-

ma vocale perde molto di suono, e la secon-

da è la principale, perchè sopr’ essa la voce

si posa , come in piano, cielo, tuono, gielo, e

somiglianti.

                                                           Ha

 

/ BEGIN PAGE 14 /

 

   Ha la lingua toscana anche de’ trittonghi,

come suoi, vuoi , miei , figliuoi, lacciuoi &c.,

ne’ quali si comprimono tre vocali in un sol

fiato ; e in questi la principal vocale suol’ es-

ser quella di mezzo , su cui la voce princi-

palmente si posa.

   Finalmente una vocale rileva suono con-

giunta con una, o più consonanti , quando

innanzi, o dopo cade sopra di essa la vibra-

zione di una, o di più consonanti . Avanti la

vocale possono esservi fino a tre consonanti ,

ma dopo non ne può aver più d’ una, se non

si trattasse di alcuna voce forestiera , come

Agilulf. Ecco gli esempj di una fino a quat-

tro consonanti in una sillaba BA Badia; BRA

Bravo ; BRAC Bracco ; SPRAN Spranga . Si

noti, che le consonanti non si troveranno mai

tre in una sillaba avanti la vocale, se la pri-

ma non è un’ S. Ancora si osservi , che niu-

na sillaba nella nostra lingua comincia da due

medesime consonanti, e perciò quando in una

parola v’ è una consonante raddoppiata, la

prima delle due lettere si ascrive alla prece-

dente sillaba, e l’altra alla seguente, come

nel terzo Libro vedremo.

 

                                                                CA-

 

/ BEGIN PAGE 15 /

 

CAP. III.

Delle parole.

 

PArola, che ancora dicesi vocabolo, e di-

zione, altro non è, che una voce artico-

lata significativa di alcuna idea dell’ animo no-

stro. Le sillabe sono il medesimo alle parole,

che alle sillabe sono le lettere ; onde siccome

può la sillaba essere di una, o di più lette-

re, così d’una , o di più sillabe può essere la

parola.

   Delle parole altre sono semplici, altre com-

poste. Le semplici sono quelle, che sono for-

mate di sillabe non significanti da se sole, al-

meno rispetto al tutto, come monarca, libe-

rale , principe &c., perchè le sillabe di que-

ste parole , o non significano cos’alcuna , co-

me mo , nar , o se significano altro, ciò non

ha che fare col significato di quella parola

intera , come li , le , ci possono essere parti-

celle significative , ma ciò non ha rapporto

alle parole liberale , o principe . Le parole com-

poste sono quelle , che sono formate di più

semplici, come Granduca , galantuomo , gen-

tiluomo &c. Talvolta però nelle parole com-

poste v’ è qualche parte, che da se non signi-

fica , ma solo in composizione, come la par-

ticella arci nella parola arciprete, stra nella

voce straricco, e simili.

                                                                 Le

 

/ BEGIN PAGE 16 /

 

   Le parole, tanto semplici , quanto compo-

ste possono essere in varie maniere da noi ac-

cresciute, o scemate, e ciò per dar forza, o

vaghezza al discorso, o per togliere alcuna

asprezza di pronunzia ; ma di ciò nel terzo

libro si tratterà.

   Alcuni stimano, che per parlar ben toscano

convenga sceglier le parole, che più sono

lontane dal latino ; ma il Salviati avvert.

lib. 2. cap. 15. riprova questa opinione, e dice,

ch’ e’ non sa dove sia appoggiata , perchè a

parlar bene toscano , chiaro è , le voci do-

vere esser pure , e nostrali, e niun riguardo

in questa parte volersi avere , o di latino, o

di greco. Aggiugnerei io volentieri, che , non

essendo in arbitrio di chicchessia il formar

nuove voci toscane , quelle debbono adope-

rarsi , che sono dall’ uso , e dal giudicio de’

Toscani approvate , senza darsi impaccio di

fuggire la somiglianza colle voci latine.

 

CAP. IV.

Quante, e quali sieno le parti della toscana

orazione.

 

OTto sono le parti della toscana orazione,

cioè nome, pronome , verbo , participio ,

preposizione , avverbio, interjezione, e congiun-

zione. Di queste otto parti altre sono declina-

                                                           bili,

 

/ BEGIN PAGE 17 /

 

bili, cioè variabili ne’ loro modi, altre inde-

clinabili, cioè invariabili , e che non mutano

aspetto giammai . Le declinabili sono quattro ,

cioè nome , verbo , pronome , e participio , le

altre quattro sono indeclinabili.

   Nome è parola declinabile per casi, la quale

significa alcuna cosa, senza dinotar tempo, co-

me uomo , Pietro, virtù.

   Pronome è parola declinabile , la quale , coll’

accennare alcun nome , viene a significare alcu-

na cosa , come io , tu , colui .

   Verbo è parola declinabile, che significa al-

cuna cosa con tempo , come amo , scrivo , leggo.

   Participio è parola declinabile , la quale for-

mandosi da alcun verbo , accenna alcun significa-

to di quello , come amante , amato .

   Preposizione è una parola indeclinabile , la

quale aggiunta ad altra parte dell’ orazione ,

ha forza di variarla nel caso , e nella significa-

zione , come vado a Roma, vengo da Roma .

   Avverbio è una parola indeclinabile , che ag-

giunta al Verbo , ha forza di esplicare gli acci-

denti di quello , come Pietro studia diligente-

mente la lezione .

   Interjezione è una parola indeclinabile, che

s’ intramette per entro il parlare , per accennare

i subiti affetti dell’ animo, come ah , oh , oimè .

   Congiunzione è una parola indeclinabile , la

quale ha forza di unire insieme le parti dell’ora-

zione , come perchè , pure, dunque .

                                    B                               CAP.

 

/ BEGIN PAGE 18 /

 

CAP. V.

Del nome sustantivo , e dell’ addiettivo.

 

LA prima, e più solenne divisione del no-

me è in sustantivo, e in addiettivo. Il no-

me sustantivo è quello, che significa una su-

stanza , ovvero alcuna cosa a guisa di sustanza ,

che per se medesima si sostenga : e può perciò

stare nell’ orazione, senz’ appoggiarsi ad altro

nome, come Uomo , virtù . L’addiettivo è quel-

lo , che accenna alcun modo , o qualità della

cosa , e non può stare nell’ orazione , senz’ ap-

poggiarsi a un sustantivo o espresso, o sottin-

teso : espresso , come Uomo prudente ; sottinte-

so , come il prudente, cioè l’Uomo prudente.

   Ci sono de’ nomi , i quali si adoperano ora

sustantivi , ora addiettivi , e chiamansi parteci-

panti , o di mezzo . Basteranno di ciò due esem-

pj, di tanti , che apportar si potrebbono . Fra-

te, e Maestro si usano e per sustantivi , e per

addiettivi . Bocc nov. I. Fu lor dato un frate an-

tico, di santa , e di buona vita . Ecco frate su-

stantivo. E g. 6. n. 10. Era questo Frate Cipolla

di persona piccolo . Eccolo addiettivo. E g. 8.

n. 9. Il Maestro lo scusava forte . Ecco maestro

sustantivo. E g. I. n. 10. Maestro Alberto da Bo-

logna . Eccolo addiettivo. Salviati avvert. vol.

2. lib. I. cap. I.

                                                               I no-

 

/ BEGIN PAGE 19 /

 

   I nomi sustantivi , che dinotano individual-

mente una persona , o una cosa , si chiama-

no proprj , come Pietro, Bologna, Reno ; e quel-

li , che dinotano cose comuni , ed incerte ,

appellativi si chiamano , come Uomo , città ,

fiume . Agli appellativi si possono ridurre gl’in-

finiti de’ verbi, quando stanno per nomi , come

il dire , lo stare , l’ udire &c. Appellativo an-

cora è il nome collettivo, il quale nel nume-

ro singulare accenna moltitudine, come gen-

te , esercito , greggia , e simili.

   Per ciò , ch’ appartiene all’origine de’ no-

mi , quelli , che non derivano da altra voce,

si chiamano primitivi , come monte, mare,

buono ; e quelli, che da altre voci sono dedot-

ti, chiamansi derivativi. Quindi altri sono no-

minali, perchè vengon da nome, come scu-

diere da scudo ; altri verbali , che son formati

da un verbo , come bravata da bravare ; al-

tri pronominali, che da pronome si deducono,

come nostrale da nostro . Ancora altri si chia-

mano patrj , perchè traggonsi dalla patria, co-

me Bolognese; altri nazionali dalla nazione,

come Italiano, Toscano ; altri dal possedimen-

to , o appartenenza , come cavallo regio , sol-

dato Austriaco ; altri dall’imitazione , come sti-

le Boccaccesco ; e altri da altro , che non giova

qui annoverare .

                                   B2                             CA-

 

/ BEGIN PAGE 20 /

 

CAP. VI.

De’ nomi alterati.

 

NOmi alterati si chiamano quelli, i quali

ricevono aumento , o diminuzione nella

loro semplice significazione ; e perciò altri so-

no aumentativi , altri diminutivi , e di questi

nomi alterati è oltremodo ricca la nostra lin-

gua .

   Gli aumentativi , quando dinotano grandez-

za, si chiamano accrescitivi, e finiscono in

one, e in ona, in otto, e in otta , in ozzo , e

in ozza, come Dottorone, donnona, contadinotto ,

contadinotta , foresozzo , foresozza &c. , i qua-

li più significano , che i semplici loro . E tal-

volta , per maggiore accrescimento , si muta il

genere di femminino in mascolino, come in

donnone , e campanone , i quali sembra che signi-

fichino alquanto più, che il dir donnona, e cam-

panona.

   Alle volte gli aumentativi dinotano peggio-

ramento , o malvagità, e diconsi peggiorativi ;

e finiscono in accio , e in accia , come omaccio ,

femminaccia : ovvero in azzo , e in azza , co-

me popolazzo , brunazza . Peggiorativi ancora

sono gentame , gentaglia , e altri sì fatti . Alcu-

na volta però i nomi a questo modo terminati

non sono affatto peggiorativi, ma dinotano so-

                                                       lamen-

 

/ BEGIN PAGE 21 /

 

lamente qualche dispregio , come quando di-

ciamo d’uno: Egli è un buono omaccio , un buon

figliuolaccio. Anzi il Bocc. g. 8. n.9. ne adope-

ra uno in buon senso, dicendo : O ella vi par-

rebbe la bella femminaccia!

   De’ diminutivi alcuni sono dispregiativi ,

altri vezzeggiativi. I dispregiativi dinotano

dispregio, ed escono in etto , ello , uccio , uz-

zo , volo , atto, attolo &c. , co’ loro corrispon-

denti femminini, come Dottoretto , femminet-

ta , cappelluccio, donnuccia , villanello, villa-

nella , poetuzzo , tegghiuzza , tristanzuolo ,

donnicciuola, omiciatto , omiciattolo , e simili. A

questi si possono aggiugnere casipola, e casupola.

   I vezzeggiativi dinotano vezzo, e lusinga , e

finiscono ordinariamente in ino, e in ina, come

Tonino, Bettina, fanciullino, fanciullina &c., e ciò

singolarmente si usa ne’ nomi proprj de’ fanciul-

li . E talora si adoperano per vezzo anche i di-

spregiativi, come quando diciamo ad alcuno

per modo di lusinga : cattivello, poveretto &c.

   Quando poi l’accrescimento , e la diminu-

zione del significato si fa con rapporto , e re-

lazione , si adoperano i nomi comparativi , e

i superlativi. Ora un nome, che significa sem-

plicemente alcuno accidente, senza rappor-

to , ed eccesso, si chiama positivo, come buo-

no, cattivo, grande. Se poi significa qualche

accrescimento , o diminuzione rispetto al po-

sitivo, si chiama comparativo, come migliore,

                                 B3                         peg-

 

/ BEGIN PAGE 22 /

 

peggiore , men buono , men cattivo , maggiore ,

minore &c. E se significa tutto l’ effetto del cre-

scere, o dello scemare, si chiama superlativo,

come ottimo, bonissimo, massimo, grandissimo,

pessimo, cattivissimo.

   De’ comparativi formati ci sono solamente

maggiore, minore, migliore, e peggiore ; onde

gli altri si rendono tali coll’ aggiugnere alcu-

no avverbio, dicendo , per esempio: più, o

men bello &c.

   Talvolta ancora si adopera più, e meno in

vece de’ comparativi maggiore, e minore . Bocc.

g. 6. nel princ. Della più bellezza, e della me-

no delle raccontate novelle disputando.

   Alcuna volta altresì , presso gli antichi , si

truova aggiunta la particella più al compara-

tivo . Retor. Tull. Molto più maggiori maestri

di te ci son molti ; e in altri esempj presso al

Salviati vol. 2. lib. I. cap. 4.

   De’ superlativi, dettrattine quattro , cioè

Ottimo , pessimo , massimo , minimo , gli altri esco-

no in issimo , come bellissimo , ricchissimo &c.

   Superlativi ancora dir si possono que’ nomi,

a’ quali s’ affigge in principio la sillaba tra ,

tras , o trans : così gli antichi dicevano trabel-

lo per bellissimo ; e il Bocc. g. 5. n. 2. adopera

transricchire per ismoderatamente arricchire ,

la qual voce nel Vocabolario è notata per an-

tica.

   Al superlativo altresì può forse ridursi il po-

                                                             sitivo

 

/ BEGIN PAGE 23 /

 

sitivo replicato, come buono buono , grande gran-

de , piccin piccino &c. perchè dinota eccesso.

Bocc. nov. I. perciò vi priego , Padre mio buo-

no , che così puntalmente d’ ogni cosa , d’ ogni

cosa mi domandiate , come se mai confessato non

mi fossi . E g. 2. n. 3. Che se allato allato a

Filostrato vedea . E ancora i seguenti modi di

die vi si riducono . Bocc. g. 3. n. 8. Ferondo

uomo materiale , e grosso senza modo. E g. 2.

n.7. Dolente , fuor di misura , senza alcuno in-

dugio , ciò che il Re di Cappadocia domandava ,

fece .

 

CAP. VII.

De’ nomi partitivi , e de’ numerali.

 

SE si riguarda alla divisione , e al numero,

che significansi nelle cose , i nomi altri so-

no partitivi , altri numerali . I nomi partitivi

sono quelli , i quali significano o una cosa

fra molte , o molte cose insieme : una cosa

fra molte , come uno, solo, alcuno , chi , cia-

scuno , e simili : molte cose insieme , come tut-

ti , molti , niuno &c. I nomi numerali sono

quelli , che significano numero .

   I numerali sono di tre sorte , cardinali ,

ordinali , e distributivi. I cardinali significa-

no numero assolutamente , e senz’ordine , co-

me uno, due, tre &c. , e sono ordinariamente

                              B 4                     addiet-

 

/ BEGIN PAGE 24 /

 

addiettivi, dicendosi per esempio: tre giova-

ni , sette donne , cento novelle &c. ; ma talvol-

ta si adoperano in forza di sustantivi , come

quando diciamo : il due, il tre &c., e in giu-

cando : tre cinqui, tre setti , tre novi &c.

   Gli ordinali significano numero con ordine,

ovvero l’ultimo di tal numero , come primo ,

secondo , terzo , &c. , e sono quasi sempre ad-

diettivi, dicendosi : il primo Uomo, il secondo &c.;

ma pure alcuna volta si usano sustantivi , co-

me quando si dice : un terzo, o un quarto d’ora ,

cioè una terza , o una quarta parte .

   I distributivi significano distribuzione , o sia

quantità numerata , come decina , ventina ,

centinajo , migliajo &c., e sono sempre sustan-

tivi , perchè stanno senz’appoggio .

   Talvolta si adopera il cardinale in forza

di distributivo o addiettivamente , o sustanti-

vamente . Bocc. nel Proem. da un dieci , o do-

dici de’ suoi vicini alla Chiesa accompagnati ;

cioè da una decina , o dozzina . E g. 8. n. 10

Con tanti panni lani, che alla Fiera di Salerno

gli erano avanzati, che potevano valere un

cinquecento fiorini d’ oro.

     

                                                        

                                                                 CAP.

 

/ BEGIN PAGE 25 /

 

CAP. VIII.

Delle varietà , o sieno passioni

del nome.

 

TRe sono le varietà , o passioni del nome,

cioè genere , numero , e caso .

   I generi de’ nostri nomi sono tre ; mascoli-

no, come Uomo , Pietro , Principe , valore,

pensiero &c., femminino, come donna, Anna,

Reina, spezie &c., e comune, che si usa in

amendue i generi, del quale appresso parle-

remo.

   Il genere neutro, che non sia nè mascoli-

No, nè femminino , stimano i Gramatici , che

la nostra lingua non l’abbia : e pure trovansi

ne’ primi maestri alcune voci neutralmente

poste, come da’ seguenti esempj potrà ciascu-

no comprendere. Bocc. g. 2. nel fine: reputo

opportuno di mutarci di qui. Cioè opportuna

cosa . E g. 5. n. I. subitamente fu ogni cosa

di romore , e di pianto ripieno. E sembrano

neutri altresì terzo, quarto , migliajo , cen-

tinajo , e simili. Bocc. g. 8. n.7. Questa non

è stata lunga per lo terzo, che fu la sua. Nov.

ant. 93. Questi non avea il quarto danari. Bocc.

Introd. Nelle quali a centinaja si mettevano i

sopravvegnenti.

   Ma ritornando al genere comune, primie-

                                                     ramen-

 

/ BEGIN PAGE 26 /

ramente servono ad amendue i generi quegli

addiettivi , che finiscono in e , e dinotano

qualità, come parente , nobile , illustre , singu-

lare , grande , potente , prudente , celebre , e al-

tri sì fatti, come ognuno potrà da se facil-

mente conoscere.

   Ancora ci sono de’ sustantivi, che usansi in

amendue i generi, de’ quali porremo qui i più

ricevuti, ed usati da’ buoni autori nell’ uno,

e nell’altro genere .

   AERE. Bocc. Ed evvi, oltre a questo, l’aere

assai più fresco . E nell’Ameto . Ma poichè

l’ aere a divenir bruna incominciò.

   ARBORE . Amm. Ant. Arbore trasportato

sovente, non prende vita. Crescenz. In prima di-

ciamo del cultivamento di tutte in comune , e po-

scia del cultivamento delle singulari arbori.

   FINE . Bocc. Uno amore a lieto fine perve-

nuto = Venuta di questa ( novella ) la fine, la

Reina verso la Fiammetta rivolta, ch’ essa l’or-

dine seguitasse le comandò .

   FONTE . Bocc. Dintorno alla fonte si pose-

ro a sedere . E nell’ Amet. Entrata nel chiaro

fonte, tutta infino alla gola si mise nelle bell’

acque.

   FUNE. Bocc. Accomandando ben l’un de’ca-

pi della fune a un forte bronco, per quella si

collò nella grotta. Petrar. E ’l fune avvolto

Era alla man, che avorio, e neve avanza.

   GENESI. Gio. Vill. Cominceremo dal prin-

                                                             cipio

 

/ BEGIN PAGE 27 /

 

cipio del Genesi . Davanz. Scism. Lasciasse lo-

ro un per cento di quanto hanno, e guadagnas-

sonsi quell’ uno col sudore del volto , come co-

manda la Genesi.

   ORDINE PER DISPOSIZIONE. Bocc. Se

con sana mente sarà riguardato l’ ordine delle

cose . Stor. Pist. Presa l’ ordine tra loro , il

trattato fue rivelato al Duca.

   ORDINE PER CONGREGAZIONE DI

RELIGIOSI . Bocc. Io ho avuta sempre spe-

zial divozione al vostro Ordine. Gio. Vill. Al

tempo del detto Papa Innocenzio si cominciò la

santa Ordine de’ Frati Minori.

   OSTE PER ESERCITO . Bocc. Congregò

una bella, e grande , e poderosa Oste . Gio.

Vill. Così avvenne nel nostro bene avventu-

roso oste .

   TEMA PER ARGOMENTO . Bocc. La te-

ma piacque alla lieta brigata. Petrar. Ma per

non seguir più lungo tema, Tempo è , ch’ io

torni al mio primo lavoro . In femminino però

si trova usato di rado.

   I due nomi, Ecclissi, e parentesi, che so-

no di Greca origine , dovrebbono essere ap-

po noi senza legge ; pure ecclissj si truo-

va sempre usato mascolino, e parentesi fem-

minino , come dal Vocabolario , e dalla

lettura degli Autori potrà ciascuno vede-

re .

   Cercine, cioè l’ involto, che adoperano co-

                                                        loro,

 

/ BEGIN PAGE 28 /

 

loro , che portano pesi in testa , e fiocine ,

cioè la buccia dell’acino dell’uva, sono ma-

scolini, come appare dal Vocabolario.

   Ci sono ancora alcuni nomi, i quali si usa-

no in amendue i generi, ma con qualche va-

riazione di significato.

   DIMANE per significare il dì vegnente , si

usa mascolino . Albertan. L’ un dimane diman-

da l’ altro dimane. Quando significa il prin-

cipio del giorno, è femminino. Dante. Quan-

do fui desto innanzi la dimane , Piagner sentì

fral sonno i miei figliuoli.

   MARGINE per estremità è d’amendue i ge-

neri. Dante. Lo fondo suo , ed ambo le pendi-

ci Fatte eran pietra , e i margini dallato. Fi-

renz. Asin. Posciachè con gran fatica ella si fu con-

dotta alla margine dell’ altra ripa , a pena no-

tando scampammo. Quando significa cicatrice,

è femminino . Bocc. Si ricordò , lei dovere

avere una margine , a guisa d’ una crocetta,

sopra l’ orecchia sinistra .

   E altresì da osservare , che la lingua to-

scana ne’ generi de’ nomi non istà a tutte le

regole della lingua Latina. Così metodo, pe-

riodo , e sinodo, che presso i Latini son di ge-

nere femminino, appresso di noi son masco-

lini . Così ancora i nomi degli alberi , che

son femminini nella lingua Latina, noi gli

facciamo mascolini, eccettuatine quercia ed

elce . Anzi è costume della nostra lingua ,

                                                      quan-

 

/ BEGIN PAGE 29 /

 

quando l’albero, e ’l frutto hanno il mede-

simo nome , di fare mascolino il primo, e

femminino il secondo, dicendo v. g. pero l’al-

bero , e pera il frutto , e così melo, e mela

il noce , e la noce, e gli altri ancora.

   C’è di più il genere promiscuo , il quale

comprende alcuni animali , de’ quali non ab-

biamo i nomi per amendue i generi , e per-

ciò con un solo nome comprendiamo il ma-

schio , e la femmina , come sono rondine,

tordo , luccio , corvo , pantera , lepre , vipera ,

scarafaggio , anguilla &c. Manni lez. 4.

   Dal genere passando finalmente alle altre

due varietà del nome, cioè numero, e caso,

in queste punto non discordiamo da’ Latini .

Due perciò sono i numeri de’ nostri nomi, sin-

gulare, e plurale, e sei i casi, cioè Nomi-

nativo , o sia caso retto , genitivo, dativo,

accusativo, vocativo, e ablativo.

 

CAP. IX.

Del segnacafo.

 

LA terminazione , o sia uscita de’ nomi

nella nostra lingua è bensì varia , passan-

do dal numero singolare al plurale, onde di-

ciamo per esempio nel singolare Uomo , don-

na , nel plurale Uomini , donne : ma non ha

varietà alcuna ne’ casi di ciascun numero ,

                                                          ser-

 

/ BEGIN PAGE 30 /

 

servendo una sola invariata voce al singola-

re, e un’ altra sola al plurale, ed è in que-

sto simile alla lingua Ebraica , e differente

dalla Greca , e dalla Latina , le quali accen-

nano i casi coll’alterazione delle voci. Quin-

di, per conoscere i casi, adoperiamo alcune

preposizioni, le quali aggiunte a’ nomi, ac-

cennano in quali casi adoperare si vogliano

da chi parla , o scrive, e perciò chiamansi

segnacasi.

   Intorno al numero de’ segnacasi ci ha di-

versità di pareri fra’ nostri Gramatici, perchè

alcuni ne assegnano sei, e altri di soli tre si

contentano . Noi, senza metterci ad esaminar

questo punto, diremo col Bembo, e col Buom-

mattei , tre essere i segnacasi più ordinarj,

cioè DI, che serve al genitivo, A, che serve

al dativo , e DA , che serve all’ ablativo :

e questi tre segnacasi , senz’ alterazione al-

cuna , servono al singulare , e al plurale .

Il nominativo , e l’ accusativo non hanno

segno, perchè si possono agevolmente cono-

scere ; e così parimente il vocativo, il qua-

le viene abbastanza contrassegnato dalla cir-

costanza del chiamare altrui ; e al più vi

si pone avanti la vocale O, come avverbio di

vocazione , dicendo : o Pietro, o Paolo . E

quest’ uficio di segnare i casi può farsi ancora

da altre preposizioni, ma le tre addotte so-

no le più frequenti nell’ uso.

                                                          Si

 

/ BEGIN PAGE 31 /

 

   Si declinano adunque i nomi col segnaca-

so a questo modo . Singulare Nominat. Uomo,

Donna . Genit. D’ Uomo, di Donna . Dativ. Ad

Uomo, A Donna. Accus. Uomo, Donna. Vocat.

O Uomo, o Donna. Ablat. Da Uomo , da Don-

na. Plurale Nominat. Uomini, Donne. Genit.

D’ Uomini, Di Donne . Dativ. Ad Uomini , A

Donne . Accusat. Uomini, Donne. Vocat. O Uo-

mini, o Donne. Ablat. Da Uomini, da Donne.

 

CAP. X.

Dell’ articolo.

 

L’Articolo è una particella, che aggiunta a

nome, o pronome ha forza di determinare ,

e distinguere la cosa accennata . Questa deter-

minazione , e distinzione si fa dall’ articolo

col particolarizzare in certo modo una cosa.

Così s’ io dico Re , posso essere inteso di qua-

lunque Re ; ma se io, stando in qualche rea-

me , dirò : il Re , sarò per lo più inteso di

quello, ch’ è ivi dominante . Parimente se io

dicessi : io non ho danari, sarebbe inteso, ch’

io non ne avessi punto ; ma se io dicessi ,

trattandosi di fare alcuna spesa ; io non ho i

danari , s’ intenderebbe della quantità neces-

saria a far quella spesa. I Latini , che non

avevano articoli , non potevano esprimersi,

se non se dicendo : Rex , e nummos non ha-

                                                          beo ,

 

/ BEGIN PAGE 32 /

 

beo, e perciò mancavano di qualche determi-

nazione, e distinzione.

   Tre sono i nostri articoli, cioè il , lo , la ;

i primi due servono al genere mascolino , e

il terzo al genere femminino . L’articolo per

se stesso non è declinabile, non avendo altro

più che le tre accennate voci nel singulare

il , lo , la , e nel plurale i , gli, le, ma in-

corporandosi a queste voci quelle del segna-

caso, l’articolo si rende variabile, o sia de-

clinabile secondo i casi del nome , e del pro-

nome . La declinazione dell’articolo va per

cinque casi solamente , perchè il vocativo non

riceve articolo .

 

Del primo articolo.

 

SIngulare Nominat. Il. Genit. Del . Da-

tiv. Al . Accusat. Il. Ablat. Dal. Plurale

Nominat. I , o Li. Genit. Delli , o De’ . Da-

tiv. Alli, o A’ Accusat. I , o Li. Ablat. Dal-

li, o Da’.

   Quest’articolo si adopera con tutti i nomi

mascolini di qualunque declinazione, che co-

minciano da consonante, fuorchè innanzi a

que’ nomi, che cominciano da più consonan-

ti , la prima delle quali è un’S., o immedia-

tamente dopo la particella per.

  

                                                              Del

 

/ BEGIN PAGE 33 /

 

Del secondo articolo.

 

SIngulare Nominat. Lo. Genit. Dello. Da-

tiv. Allo. Accusat Lo. Ablat. Dallo. Plu-

rale Nominat. Gli . Genit. Degli . Dat. Agli.

Accusat. Gli. Ablat. Dagli. Quest’ articolo si

adopera avanti a’ nomi mascolini di qualun-

que declinazione , che cominciano da voca-

le , o da S congiunta con altre consonanti ,

o dopo la particella per ; onde si dice : lo

abate, l’orto , lo studio, per lo quale, e non

mai per il quale . Anzi il Boccaccio dopo le

parole accorciate , che finiscono in R , ado-

pera volentieri quest’ articolo , e dice: Mon-

signor lo Re , Messer lo Prete, Messer lo Giu-

dice, e simili .

 

Del terzo articolo.

 

SIngulare Nominat. La. Genit. Della. Dat.

Alla. Accusat. La . Ablat. Dalla. Plura-

le Nominat. Le. Genit. Delle. Dat. Alle.

Accusat. Le. Ablat. Dalle . Quest’ articolo si

adopera con tutti i nomi femminini di qual-

sivoglia declinazione .

      

                                 C                         CAP.

 

/ BEGIN PAGE 34 /

 

CAP. XI.

Della declinazione de’ nomi .

 

LA Declinazione altro non è, che la va-

riazione del nome ne’ numeri , e ne’ casi.

La varietà de’ numeri si conosce dagli arti-

coli , e dalla terminazione ancora del nome ,

la quale , come dicemmo , è ne’ due numeri

diversa : ma la varietà de’ casi, che dal no-

me non può conoscersi, il quale in ciascun

numero , come fu detto , esce allo stesso mo-

do , si conosce dagli articoli , e da’ segna-

casi . Le declinazioni ordinarie , e regolari

de’ nomi sono quattro, le quali porremo qui

distribuite coll’ articolo . Chi le vorrà fare

col segnacaso, tolga via l’ articolo, e a’ ge-

nitivi , dativi , e ablativi di ciascun nume-

ro ponga il segnacaso.

 

Prima Declinazione.

 

QUesta Declinazione comprende i nomi

mascolini terminanti in A . Mutando

l’A in I, si forma il plurale.

   Singulare Nominat. Il Profeta. Genit. Del

Profeta . Dat. Al Profeta . Accus. Il Profeta.

Vocat. O Profeta. Ablat. Dal Profeta.

   Plurale Nominat. I Profeti, Genit. De’ Pro-

                                                           feti.

 

/ BEGIN PAGE 35 /

 

feti . Dat. A’ Profeti . Accusat. I Profeti. Vo-

cat. O Profeti . Ablat. Da’ Profeti.

 

Seconda Declinazione.

 

QUesta Declinazione comprende i nomi

femminini terminanti in A. Mutata l’A

in E resta formato il plurale .

   Singulare Nominat. La Donna. Genit. Del-

la Donna . Dativ. Alla Donna. Accusat. La

Donna . Vocativ. O Donna . Ablativ. Dalla

Donna .

   Plurale Nominat. Le Donne. Genit. Delle

Donne. Dativ. Alle Donne . Accusat. Le Don-

Ne . Vocat. O Donne . Ablat. Dalle Donne.

 

Terza Declinazione.

 

QUesta Declinazione comprende i nomi

mascolini, e femminini terminanti in E,

la quale mutata in I, n’esce il plu-

rale .

   Singulare Nominat. Il Padre, la Madre.

Genit. Del Padre, della Madre . Dat. Al Pa-

Dre , alla Madre   Accusat. Il Padre , la Ma-

dre . Vocat. O Padre , o Madre . Ablat. Dal

Padre, dalla Madre .

   Plurale Nominat. I Padri, le Madri. Ge-

nit. De’ Padri, delle Madri . Dativ. A’ Pa-

dri, alle Madri. Accusat. I Padri, le Ma-

                               C 2                    dri

 

/ BEGIN PAGE 36 /

 

dri. Vocat. O Padri, o Madri, Ablat. Da’

Padri, dalle Madri.

 

Quarta Declinazione.

 

QUesta Declinazione comprende i nomi

mascolini, e femminini terminanti in O,

e mutato questo in I, resta formato

il plurale .

   Singulare Nominat. Il capo, la mano . Ge-

nit. Del capo , della mano . Dat. Al capo, al-

la mano. Accusat. Il capo, la mano . Vocat.

O capo, o mano . Ablativ. Dal capo , dalla

mano.

   Plurale Nominat. I capi, le mani. Genit.

De’ capi, delle mani. Dat. A’ capi , alle ma-

ni. Accusat. I capi , le mani . Vocat. O ca-

pi, o mani. Ablat. Da’ capi, dalle mani.

 

CAP. XII.

De’ nomi indeclinabili.

ABbiamo de’ nomi indeclinabili , intorno

a’ quali porremo alcune regole, tratte

dal Salviati vol. 2. lib. I. cap. 17., dal Buom-

mattei tratt. 8. cap. 18., e dal Manni lez. 4.

 

                                                             Re-

 

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Regola prima.

 

I Nomi, i quali nel singulare finiscono in

consonante , come Alatiel, Agilulf, e si-

mili, sono indeclinabili nel numero, e se si

volessero mettere in plurale, non si variereb-

bero , ma si direbbe : due Alatiel, più Agi-

lulf &c. Nota però il Manni, che i Tosca-

ni sogliono ridurre nel singulare a termina-

zione di vocale non pochi nomi forestieri,

che per se stessi terminano in consonante, e

dire per esempio: Davide , Gabriello , Raf-

faello , Gerusalemme , Israele , e sì fatti, i

quali perciò divengono declinabili ; dimodo-

chè la regola de’ nomi finienti in consonan-

te ha luogo assai di rado.

 

Regola seconda.

 

I Nomi, che hanno l’ accento in sull’ulti-

ma, come sono i nomi tronchi, e i mo-

nosillabi, sono indeclinabili, come sono Cit-

, carità , virtù, piè, Re, gru, e simili , on-

de si dice : le città , le carità , le virtù, i

piè, i Re, le gru. Quando però tali nomi

si pronunziano interi , e si dice , a cagion

d’esempio, Cittade , caritade , virtude , o vir-

tute, piede , Rege &c., allora sono declina-

                              C 3                        bili,

 

/ BEGIN PAGE 38 /

 

bili, ciascuno secondo la regola della sua

declinazione.

 

Regola terza.

 

I Nomi , che finiscono in I sono ordinaria-

mente indeclinabili, onde si dice : Parigi,

molti Parigi , un mestieri , molti mestieri , un

mulattieri, due mulattieri &c.

 

Appendice .

 

Spezie , superficie , requie sono indeclina-

bili , onde si dice: le spezie , le superfi-

cie e forse le requie .

 

CAP. XIII.

De’ nomi eterocliti di doppia uscita .

 

CI sono de’ nomi nella lingua toscana , i

quali nella loro declinazione escono dal-

le ordinarie regole degli altri nomi , e per

questo chiamansi eterocliti. Alcuni nomi pri-

mieramente hanno doppia uscita nel singula-

re , o nel plurale, e di questi non si posso-

no stabilire vere regole , essendo cosa dipen-

dente dall’ uso. Lasciando perciò molti di ta-

li nomi , che anticamente avevano doppia

uscita , e ora non l’ hanno più , faremo al-

                                                      cune

 

/ BEGIN PAGE 39 /

 

cune osservazioni sopra l’ uso moderno intor-

no a’ nomi di tal sorta, tratte dagli Autori

citati di sopra , e dal Vocabolario della

Crusca.

 

Osservazione prima.

 

ALcuni nomi hanno più d’un singulare,

e più d’un plurale. Così nel singulare

si dice : ala , ale , e alia , e nel plurale : ale,

ali , e alie . Nel singulare : arma, e arme,

e nel plurale: armi , e arme. Nel singulare

canzona, e canzone ; e nel plurale canzone,

e canzoni. Nel singulare dote, e dota , e nel

plurale doti, e dote. Nel singulare frode, e

froda, e nel plurale frodi , e frode. Nel sin-

gul. fronde , e fronda e nel plural. frondi, e

fronde. Nel singul. lode , e loda , e nel plur.

Lodi , e lode . Nel singul. macina , e macine ,

e nel plur. macine, e macini. Nel sing. redi-

ne , e redina , e nel plur. redini , e redine .

Nel sing. scure , e scura , e nel plur. scuri,

e scure. Nel sing. tosse, e tossa , e nel plur.

tossi , e tosse . Nel singul. veste, e vesta , e

nel plur, vesti , e veste . Nel sing. orecchio,

e orecchia, e nel plur. orecchi, e orecchie.

 

 

                            C 4                       Osser-

 

/ BEGIN PAGE 40 /

 

Osservazione seconda .

 

ALtri nomi hanno più terminazioni nel sin-

gulare, e una sola nel plurale. Due

ne hanno console , e consolo , scolare , e sco-

laro , cavaliere, e cavaliero, pensiere , e pen-

siero. Di tre sono mestiere , mestieri , e me-

stiero : destriere , destrieri, e destriero : leg-

giere , leggieri , e leggiero : mulattiere , mu-

lattieri , e mulattiero . Tutti però hanno la

sola terminazione in I nel plurale.

 

Osservazione terza .

 

MOlti altri nomi hanno un solo singula-

re, ma nel plurale hanno più uscite ,

talvolta ancora con incremento . Di questi

nomi se ne trovano molti negli Antichi, ma

non sono ricevuti dal buono uso vegliante

degli odierni Toscani . Ecco i più usitati . Anel-

li , e anella ; bracci , e braccia ; budelli , e budel-

la ; calcagni, e calcagna ; carri, e carra ; castel-

li, e castella ; ciglj , e ciglia ; corni , e corna ;

diti , e dita ; ditelle, e ditella ; fili , e fila ; fon-

damenti , e fondamenta ; frutti , frutte , e frut-

ta ; fusi , e fusa ; gesti , geste , e gesta ; ginoc-

chi, e ginocchia ; granelli, e granella ; interiori,

e interiora ( che manca del singulare ) ; legni, e

legna ; lenzuoli , e lenzuola ; muri , e mura ;

                                                       ossi ,

 

/ BEGIN PAGE 41 /

 

ossi , osse , e ossa ; quadrelli , e quadrella; risi,

e risa ; membri, e membra; sacchi , e sacca ;

tempi, e tempora , onde diciamo : le quattro

tempora ; vestimenti , e vestimenta .

 

CAP. XIV.

De’ nomi eterocliti , che hanno un solo

Plurale , ma con desinenza fuori

di regola .

 

DI questi parimente porremo alcune os-

servazioni cavate da’ libri sopra allega-

ti , perchè non se ne possono formar regole

alla guisa gramaticale .

 

Osservazione prima.

 

ALcuni nomi, che nel singulare escono in

O , hanno un solo plurale in A , coll’

articolo femminino , come uovo fa le uova ;

miglio le miglia ; moggio le moggia ; stajo le

staja ; pajo le paja ; centinajo , migliajo , le

centinaja , le migliaja. E così anche i plu-

rali in A de’ nomi accennati nel capitolo pre-

cedente osservaz. 3. hanno l’articolo femmi-

nino.

 

                                                              Osser-

 

/ BEGIN PAGE 42 /

 

Osservazione seconda.

 

DE’ nomi, che nel singulare finiscono in

co , alcuni nel plurale escono in ci, al-

tri in chi. In ci terminano amici, dimestici,

nemici, pubblici , tragici , canonici , cherici,

medici , monaci , eretici , porci, ebraici, gre-

ci . In chi escono fichi , antichi , abbachi , fuo-

chi , cuochi, biechi , ciechi . Alcuni anche pos-

sono terminarsi nell’uno , e nell’ altro modo,

come pratici , e pratichi, salvatici, e salva-

tichi ; mendici , e mendichi.

 

Osservazione terza .

 

DE’ nomi , che nel singulare finiscono in

go, alcuni nel plurale terminano in gi,

altri in ghi . In gi escono Teologi, Astrolo-

gi, sparagi. In ghi finiscono draghi , alber-

ghi, dittonghi, spaghi, vaghi , sacrileghi,

funghi. Alcuni hanno l’ una, e l’ altra termi-

nazione , come dialogi, e dialoghi ; analogi,

e analoghi.

 

CAP. XV.

De’ nomi difettivi .

 

ANche di questi porremo alcune osserva-

zioni sopra l’uso, tratte da’ già citati

Autori.

                                                 Osser-

     

 

/ BEGIN PAGE 43 /

 

Osservazione prima .

 

NOzze ; vanni per penne , spezie per dro-

ghe ; parecchi, e parecchie mancano del

singulare, e si adoperano sempre in plurale.

 

Osservazione seconda .

 

I Nomi numerali cardinali , da uno in su,

quando stanno per addiettivi , mancano del

singulare , onde si addattano solamente a’ plu-

rali , e diciamo : tre anni , quattro case &c.

ma quando stanno per sustantivi , hanno amen-

due i numeri con diversità di terminazione ,

e si dice da’ Toscani : il quattro , e i quat-

tri ; il cinque, e i cinqui &c. Si avverta pe-

rò , che tre, sei, e dieci , quando si adope-

rano sustantivi , servono ad amendue i nu-

meri , ma colla stessa terminazione , dicen-

dosi : un tre ; un sei , un dieci ; due tre , due

sei , due dieci . A questi si può forse aggiu-

gnere due perchè si trova bensì dui nel Vo-

cabolario, ma usato da’ Poeti per conto del-

la rima .

 

Osservazione terza .

 

NIuno, nessuno , veruno , ciascuno, ciasche-

duno, qualcuno, ognuno, qualunque, qual-

sivoglia , ogni , e uno , e una numerali ad-

                                                       diet-

 

/ BEGIN PAGE 44 /

 

diettivi mancano del plurale , perchè sem-

pre sono aggiunti a sustantivi singulari , e

accennano cosa singulare , o a modo di sin-

gulare. Alcuno quando significa , o da se ,

o aggiunto ad altro nome , più cose inde-

terminate , ha plurale . Boccacc. nov. 99.

nel princip. Secondo che alcuni affermano . E

nel Proem. Di niuna altra cosa servieno ,

che di porgere alcune cose dagl’infermi ad-

domandate. Parimente uno , e una sustantivi

hanno plurale . Boccacc. Tanto l’ età l’ uno,

e l’altro da quello, ch’ esser solevano, gli avea

trasformati . E nella Fiamm. Sperava l’ une

cresciute, e l’ altre dover trovare scemate.

 

Osservazione quarta .

 

DIo , Sole , Luna, benchè significhino co-

se di lor natura singolari , hanno plu-

rale. Dante . Al tempo degli Dei falsi, e bu-

giardi = Ma s’ ella viva sotto molti soli , Di-

temi chi Voi siete = Onde s’ io ebbi colpa, Più

lune ha volto il sol, poichè fu spenta.

 

Osservazione quinta .

 

VEntuno , trentuno , quarantuno , e simili

mancano del plurale , nè variano ter-

minazione o sieno avanti , o dopo il loro

sustantivo , e solo questo si fa singulare, s’ è

                                                         dopo,

 

/ BEGIN PAGE 45 /

 

dopo , e, s’ è avanti , plurale , onde diciamo :

ventuno scudo , scudi ventuno . Dante nel Con-

viv., citato dal Buommatt., disse : altre no-

vantuna ruota . E il Petrarca nel noto verso:

Tennemi amore anni ventuno ardendo.

 

Osservazione sesta .

 

Prole , progenie , e stirpe non si usano in

plurale ; e il simile era di progenia , che

gli antichi dicevano : e così mane per mattina.

 

CAP. XVI.

De’ pronomi , e prima del pronome IO.

 

HA il pronome tre generi , mascolino,

femminino , e neutro : ha due numeri,

singulare , e plurale : ha cinque casi , cioè

tutti i casi del nome , dal vocativo in fuo-

ri ( che altro pronome non l’ ha , se non se

il pronome tu ) . Ha finalmente tre persone ,

io è la prima, tu la seconda, e gli altri pro-

nomi sono tutti di terza persona .

   De’ pronomi altri sono primitivi, come io ,

tu , se, altri derivativi , come mio , tuo , suo ,

nostro , vostro . I pronomi , i quali dimostra-

no alcuna cosa , come io , tu , questo , quel-

lo &c. , si chiamano dimostrativi ; e relativi

quelli , i quali si riferiscono ad alcuna per-

                                                      sona,

 

/ BEGIN PAGE 46 /

 

sona , o cosa , come quale , che , cui , chi &c.,

e possessivi quelli , che accennano possedi-

mento , come mio , tuo , vostro &c. Que’ pro-

nomi poi , i quali possono significare ogni co-

sa , e che non particolarizzano determinata-

mente , come uno , alcuno , chiunque , alquan-

to &c. , si chiamano universali indetermina-

ti . Finalmente il pronome può stare in for-

za di sustantivo , e in forza d’ addiettivo ,

come si vedrà in appresso . Ma passiamo a

trattare de’ pronomi primitivi.

   IO pronome primitivo , dimostrativo , su-

stantivo, d’amendue i generi , insieme colle

particelle mi , me , ci , ce , ne , le quali tal-

volta in forza di esso si adoperano , si de-

clina nel seguente modo .

   Singulare Nominat. Io. Genit. Di me. Dat.

A me , mi , me . Accusat. Me , mi . Ablat. Da

me .

   Plurale Nominat. Noi. Genit. Di noi. Dat.

A noi , ci , ce , ne . Accusat. Noi, ci, ce, ne.

Ablat. Da noi .

   Le particelle suddette , che fanno le veci

del pronome , possono usarsi spiccate innan-

zi al Verbo , e ancora affisse alla fine del

Verbo , di modo che del Verbo , e di esse

si formi una sola parola .

   MI serve per dativo, e per accusativo al

pronome Io col Verbo , o dopo il pronome

relativo . Bocc. Voi mi potete torre quant’ io

                                                            tengo ,

 

/ BEGIN PAGE 47 /

 

tengo , e donarmi , siccome vostro Uomo , a chi

vi piace = Nè negare il mi puoi, se io il di-

siderassi = Bastiti l’ averlomi fatto conoscere .

In vece di mi si adopera me nel dativo in-

nanzi al pronome relativo, e alla particella

ne . Bocc. Tu dì di farmelo vedere ne’ vivi =

Per veder fare il tomo a que’ maccheroni, e

tormene una satolla .

   CI serve per dativo , e per accusativo col

Verbo, o dopo il pronome relativo , e vale lo

stesso , che a noi, e noi . Bocc. Correrannoci

alle case , e l’ avere ci ruberanno = Il vostro

senno , più che ’l nostro avvedimento , ci ha

qui guidati . In vece di ci si adopera ce avan-

ti il pronome relativo , e la particella ne .

Bocc. g. 10. n. 8. Gli amici noi abbiamo qua-

li ce gli eleggiamo, e i parenti quali gli ci

dà la fortuna = Tu non ce ne potresti far più.

   NE serve parimente per dativo , e per ac-

cusativo plurale. Bocc. Il mandarlo fuori di

casa nostra così infermo , ne sarebbe gran bia-

simo . E nell’ Introd. Sole in tanta afflizione

n’ hanno lasciate ; cioè hanno lasciato noi.

 

CAP. XVII.

Del pronome Tu.

 

TU pronome primitivo, dimostrativo, su-

stantivo , seconda persona , di genere

comune , colle particelle ti , te , vi , ve , che

                                                        ne

 

/ BEGIN PAGE 48 /

 

ne fanno sovente le veci , si declina come

siegue .

   Singulare Nominat. Tu. Genit. Di te . Dat.

A te , ti , te . Accusat. Te , ti . Vocat. O tu

Ablat. Da te .

   Plurale Nominat. Voi. Genit. Di Voi . Dat.

A voi , vi , ve . Accusat. Voi, vi, ve . Vo-

cat. O voi. Ablat. Da voi .

   TI serve per dativo, e per accusativo sin-

gulare , o spiccato , o affisso col Verbo , o

dopo il pronome relativo . Bocc. g. 8. n. 7.

S’ egli ti fu tanto la maladetta notte grave ,

e parveti il fallo mio così grande, che non ti

posson muovere a pietate alcuna le amare la-

grime , nè gli umili prieghi , almeno muovati

alquanto , e la tua severa rigidezza diminuisca

questo solo mio atto = Dio il ti perdoni. TE in

vece di ti si dice avanti il pronome relati-

vo , e la particella ne . Bocc. Io non me ne

maraviglio, te ne so ripigliare = Senz’ al-

cun maestro, io tel trarrò ottimamente .

   VI serve per dativo, e per accusativo plu-

rale col verbo , o dopo il pronome relativo ;

ma avanti al pronome relativo , o alla par-

ticella ne si adopera ve. Bocc. S’ io v’ amassi,

come già amai, io non avrei ardire di dirvi

cosa , che io credessi , che nojar vi dovesse =

S’ elle vi piacciono io le vi donerò volentie-

ri = Piacevi di rivolerlo , ed a me dee piace=

re , e piace di renderlovi = Come questo av-

                                                         venu-

 

/ BEGIN PAGE 49 /

 

venuto mi sia , brievemente vel farò chiaro =

Ch’ io dica il vero , questa pruova ve ne pos-

so dare = Mi piace di farvene più chiare con

una picciola novelletta .

 

CAP. XVIII.

Del pronome Se.

 

SE pronome primitivo, che manca del no-

minativo, e del vocativo, e colle stesse

voci serve ad amendue i generi , e numeri,

si declina col segnacaso nel modo seguen-

te , colla particella si , che ne supplisce le

veci .

   Genit. Di se. Dat.A se,si. Accusat. Se, si.

Ablat. Da se .

   Questo pronome significa il riverbero, per

così dire , della significazione nella terza per-

sona , di cui si tratta, o sia il ritorno dell’

azione nell’agente . Si adopera in tutti i ge-

neri , e numeri . Bocc. Il Duca queste cose

sentendo , a difesa di se similmente ogni suo

sforzo apparecchiò = Ciascuna verso di se bel-

lissima = Apertamente confessarono , se essere

stati coloro , che Tedaldo Elisei ucciso aveano .

   La particella si fa le veci di questo pro-

nome nel dativo, e nell’ accusativo d’amen-

due i generi, e numeri Bocc. Davanti si vi-

de due, che verso di lui con una lanterna in

                                D                        mano

 

/ BEGIN PAGE 50 /

 

mano venieno = Gran festa insieme si fecero =

Di quindi marina marina si condusse fino a Tra-

ni = E g. 2. n. 8. Essa sopra il seno del Con-

te si lasciò colla testa cadere = Alla qual co-

sa il Priore, e gli altri Frati creduli s’ ac-

cordarono . = Dopo alquanto risentita , e leva-

tasi , colla fante insieme , verso la casa di lui

si dirizzaro.

   Se usato in forza di sustantivo significa l’ in-

Terno , e ammette l’articolo . Salvin. ne’ disc.

Parmi , che nel suo se così dicesse Platone .

 

CAP. XIX.

De’ pronomi derivativi.

 

MIo , tuo, suo, nostro, vostro si chiama-

no pronomi derivativi , perchè deriva-

no , e si formano da’ primitivi, e possessivi,

perchè dinotano possedimento.

   Mio nel plurale fa miei ; mia mie ; tuo tuoi ;

tua tue ; suo suoi ; sua sue ; nostro nostri ; no-

stra nostre ; vostro vostri , vostra vostre . Si de-

clinano come gli altri pronomi , talvolta coll’

articolo , talvolta col segno del caso.

   Quando tali pronomi sono addiettivi ac-

compagnati col loro sustantivo, vogliono l’ar-

ricolo, o altra particella , che gli regga.

Bocc. Per quanto tu hai caro il mio amore =

Aveva , siccome se , le sue cose messe in ab-

                                                      bando-

 

/ BEGIN PAGE 51 /

 

bandono = O molto amato cuore, ogni mio ufi-

cio verso te è fornito = Se tu ti contenti di la-

sciare appresso di me questa tua figlioletta . E

g. I. n. 2. Questa fatica , per mio consiglio, ti

serberai in altra volta .

   Qualche fiata da tali pronomi addiettivi ,

come sopra , si toglie ogni appoggio d’ arti-

colo , e d’altra particella , per proprietà di

linguaggio , e così in prosa , come in ver-

so. Bocc. Ho fatte mie piccole mercatanzie .

Petrar. Sua ventura ha ciascun dal dì , che na-

sce . Bocc. Che tu mandi il segnal tuo al Mae-

stro Simone , che è così nostra cosa , come tu

sai . Dante . Matto è chi spera , che nostra

ragione . Possa trascorrer la ’nfinita via, Che

tiene una sustanzia in tre persone . Petrar. Un

dubbio verno, un’ instabil sereno E‵ vostra fa-

ma , e poca nebbia il rompe , E ’l gran tem-

po a’ gran nomi è gran veneno , Passan vostri

trionfi, e vostre pompe. E noi sogliamo di-

re tutto dì : mio, o suo padre , tua madre,

nostro fratello , vostra sorella .

   Talvolta questi pronomi si congiungono col

Verbo sustantivo, senz’alcuno appoggio d’ar-

ticolo , o di nome , e significano libertà , o

appartenenza . Bocc. Labir. p. 52. Alla qua-

le disposizione fu la Divina grazia sì favo-

revole, che infra pochi dì la mia perduta li-

bertà racquistai , e come io mi soleva , così

sono mio. E g. 8. n. 4. Son disposta, poscia-

                                 D 2                      chè

 

/ BEGIN PAGE 52 /

 

chè io così vi piaccio , a voler esser vostra .

   Nel plurale, senz’ appoggio di nome , ma

coll’ articolo, si adoperano tali pronomi per

significare i parenti , i famigliari , e simili .

Petrar. Ove giace ’l tuo albergo , e dove nac-

que Il nostro amor , vo’ , ch’ abbandoni , e la-

sce , Per non veder ne’ tuoi quel , che a te

spiacque . Bocc. Vassene , pregato da’ suoi, a

Chiassi . Petrar. Vidi verso la fine il Saraci-

no , Che fece a’ nostri assai vergogna, e dan-

no .

   Si adoperano ancora tali pronomi neutral-

mente, senz’appoggio di nome, ma coll’ar-

ticolo, e significano la roba, l’ avere, le so-

stanze . Bocc. Non so cui io mi possa lasciare

a riscuotere il mio da loro più convenevole di

te. Nov. ant. La vecchia disse a colui allora :

vieni , e domanda il tuo . Bocc. Or mangi del

suo , s’egli n’ ha , che del nostro non mange-

rà egli oggi = Se io vi vidi , io vi vidi in

sul vostro.

 

CAP. XX.

De’ pronomi dimostrativi di persona.

 

DI questi pronomi alcuni dimostrano per-

sona prossima a chi parla , altri perso-

na prossima a chi ascolta , altri persona ter-

za , e distinta da chi parla , e da chi ascol-

                                                        ta ,

 

/ BEGIN PAGE 53 /

 

ta , ed altri finalmente si aggiungono per as-

severanza , e per maggior forza d’ espres-

sione.

 

Pronomi , che dimostrano persona prossima

a chi parla .

 

QUESTI è pronome mascolino, che si di-

ce solamente d’uomo , e manca del vo-

cativo. Si declina a questo modo. Sin-

gulare , Questi, di questo, a questo, questo,

da questo. Plurale . Questi, di questi, a que-

sti , questi, da questi.

   Quando adunque si dice questi in nomina-

tivo sustantivamente , e senz’ appoggio , s’ in-

tende questo Uomo . Bocc. Questi è il mio Si-

gnore , questi veramente è Messer Torello . Pe-

trar. Questi in sua prima età fu dato all’ ar-

te Da vender parolette , anzi menzogne.

   Adoperandosi come addiettivo accompa-

gnato col sustantivo , allora , anche in no-

minativo , si dice questo . Bocc. Questo gar-

zoncello s’ incominciò a dimesticare con questo

Federigo.

   Il dir questo in nominativo sustantivamen-

Te , parlando d’ Uomo , è riputato errore .

Pure alcuni adducono esempj in contrario de-

gli Autori del buon secolo , singolarmente

uno del Petrarca nel Trionfo della Fama ,

così citato dal Vocabolario : Questo cantò gli-

                                 D 3                       erro-

 

/ BEGIN PAGE 54 /

 

errori , e le fatiche Del figliuol di Laerte .

Ma il Manni lez. 6. dice , che le buone im-

pressioni leggono questi , e non questo .

   Trovasi alcuna volta questi nel nominati-

vo , benchè non riferito ad Uomo . Bocc.

Dall’ una parte mi trae l’ amore , e d’ altra mi

trae giustissimo sdegno : quegli vuole , ch’ io ti

perdoni, e questi vuole , che contro a mia na-

tura in te incrudelisca   Potrebbe forse dirsi ,

che ’l Boccaccio , siccome dà in certo mo-

do la persona a quelle due passioni , così ad-

datti loro i pronomi proprj dell’ Uomo .

   QUESTA pronome femminino , che si di-

ce solamente di donna , e manca del voca-

tivo si declina così . Singulare . Questa , di

questa , a questa , questa , da questa. Plurale.

Queste, di queste , a queste , queste , da queste .

   Questo pronome si adopera ordinariamente

addiettivo accompagnato col sustantivo . Si

trova però usato assolutamente, e a modo di

sustantivo , e nel caso retto , e negli obbli-

qui, e vale nel singulare : questa donna , e

nel plurale : queste donne . Petrar. Questa an-

cor dubbia del fatal suo corso Intrò di prima-

vera in un bel bosco = Queste gli strali , E la

faretra , e l’ arco avean spezzato A quel pro-

tervo , e spennacchiate le ali . Bocc. nel La-

bir. Ha faccenda soperchia pur di far motto a

questa , e a quell’altra , e di sufolare ora ad

una, ora a un’ altra nelle orecchie.

                                                          CO-

 

/ BEGIN PAGE 55 /

 

   COSTUI pronome mascolino vale lo stes-

so, che questi , cioè quest’ uomo . Si declina

a questo modo . Singulare . Costui , di costui ,

a costui , costui , da costui . Plur. Costoro , di

costoro , a costoro , costoro , da costoro . E così

Costei femminino , che nel singulare si decli-

na col segnacaso ; ma non ha proprio plu-

rale , e si serve di quello di costui .

   Si truova usato di cosa inanimata , e di

animale fuori della spezie dell’ Uomo . Bocc.

Filoc. Io ho meco questo anello : la virtù di

costui credo , che ’l mio periclitante legno aju-

tasse = Di questo intendimento un pappagallo

mi tolse : a seguitar costui si dispose alquan-

to più l’ animo , che alcuno degli altri uccelli .

Dante . O Alberto Tedesco , che abbandoni Co-

stei ( l’Italia ) ch’ è fatta indomita , e selvag-

gia .

   Si adopera talvolta nel genitivo senza se-

gno. Bocc. Salabaetto lieto s’ uscì di casa co-

stei = Gio. Vill. Al costui tempo Leone Papa

Quarto fece rifare la Chiesa di Santo Piero .

 

Pronomi , che dimostrano persona prossima

a chi ascolta .

 

COTESTI, COTESTA . Singulare . Cote-

sti, cotesta ; di cotesto , di cotesta ; a co-

testo , a cotesta ; cotesto , cotesta ; da cotesto ,

da cotesta . Plur. Cotesti, coteste ; di cotesti ,

                               D4                            di

 

/ BEGIN PAGE 56 /

 

di coteste ; a cotesti , a coteste ; cotesti , co-

teste ; da cotesti , da coteste .

   Questo pronome nel nominativo singulare

si dice solamente d’ uomo, e vale l’ uomo

prossimo a chi ascolta. Dante. Cotesti , che

ancor vive , e non si noma, Guardere’ io , per

veder s’ il conosco , E per farlo pietoso a que-

sta soma .

   Quando si adopera addiettivo col sustanti-

vo , nel nominativo singulare si dice: cote-

sto . Bocc. Innanzi che cotesto ladroncello ,

che v’ è costì dallato , vada altrove .

   Ne’ casi obbliqui del singulare , e nel plu-

rale si dice , non solamente d’ uomo , ma di

ogni altra cosa . Dante . E tu, che se’ costì

anima viva , Partiti da cotesti , che son mor-

ti . Bocc. Veggendovi cotesti panni indosso , i

quali del mio marito morto furono .

   COTESTUI vale lo stesso , che cotesti . Si

declina così . Singolare . Cotestui, di cote-

stui, a cotestui, cotestui, da cotestui. Plur. Co-

testoro, di cotestoro, a cotestoro, cotestoro ; da

cotestoro . Bocc. Se cotestui se ne fidava, ben

me ne posso fidare io . Nov. Ant. Perchè bat-

tete voi cotestoro?

 

                                                               Pro-

 

/ BEGIN PAGE 57 /

 

Pronomi dimostrativi di persona terza.

 

QUattro sono i pronomi di questa sorta ;

tre corrispondenti al latino ille , illa,

e sono egli, ella ; quegli , quella ; co-

lui, colei ; è uno corrispondente al latino

ipse, ed è esso, essa.

   EGLI , colle particelle il, lo, gli , li , che

ne fanno le veci , e si chiamano pronomi re-

lativi, si declina così . Singulare . Egli , e per

accorciamento ei, ed e’ , di lui, a lui, gli,

li, lui, il, lo, da lui. Plurale . Egli, e’ , o egli-

no , di loro, a loro, loro, gli , li, da loro.

   Questo pronome si dice di persona. Bocc.

Io intendo di torre via l’ onta , la quale egli

fa alla mia sorella = Avendo riguardo alla

ingratitudine di lui verso mia madre mostra-

ta = Com’ egli hanno tre soldi , vogliono le fi-

gliuole de’ gentiluomini, e delle buone donne per

moglie = E g. 10. n. 8. A lui, e alla madre

narrò lo ’nganno , il quale ella , ed eglino da

Gisippo ricevuto aveano = E loro, i quali amor

vivi non aveva potuti congiugnere , la morte

congiunse . Si truova detto talvolta anche di

cosa inanimata . Bocc. Filoc. Egli avea l’a-

nello assai caro , nè mai da se il dipartiva ,

per alcuna virtù, che stato gli era dato ad in-

tendere , che egli avea . E di bestia nel Bocc.,

il quale del buon falcone di Federigo disse :

                                                         pre-

 

/ BEGIN PAGE 58 /

 

presolo, e trovatolo grasso , pensò lui esser de-

gna vivanda di cotal donna.

   Egli si truova presso a qualche antico usa-

to ne’ casi obliqui . Così Francesco da Bar-

berino disse : Ma guardati da egli, Che so-

glion esser fegli.

   Il dire lui per egli, e loro per eglino nel

nominativo, è errore di gramatica contro al-

la suddetta declinazione, benchè si oda tut-

todì ne’ discorsi famigliari. Nel Vocabolario

si portano due esempj di Autori moderni ,

cioè del Burchiello , e del Firenzuola ne’ Lu-

cidi , i quali adoperarono lui per egli , ma

s’aggiugne , che il fecero sregolatamente .

Quando però il Verbo essere si adopera in

certe forme, usasi dopo di esso lui per egli.

Bocc. g. 2. n. 5 Costoro , che dall’ altra parte

Erano , siccome lui , maliziosi , tiraron via il

Puntello . E g. 3. n. 7. Maravigliossi forte Te-

daldo, che alcuno in tanto il simigliasse , che

fosse creduto lui . Anzi si trova lui reggere

altro verbo attivo. Bocc. n. 4. Dalla sua col-

pa stessa rimorso , si vergognò di fare al mo-

naco quello , ch’egli , siccome lui , aveva me-

ritato .

   Gli antichi per egli usavano elli, ed ello,

e nel plurale elli, ed ellino . Liv. M. Appio ,

diss’elli, per forza d’ arme mi convien quinci

esser cacciato . Petrar. E veggio ben quant’ elli

a schivo m’ hanno = E rallegrisi il Ciel, ov’ el

                                                                    lo

 

/ BEGIN PAGE 59 /

 

lo è gito . Nov. ant. 38. Ellino nell’ altre co-

se l’ ubbidiano .

   Quanto alle sopraccennate particelle , il ,

e lo fanno le veci di lui accusativo singula-

re , il primo innanzi a consonante , l’ altro

innanzi a vocale , o all’ s seguita da altra

consonante. Bocc. Assai volte in vano il chia-

= Se d’ una cosa sola non lo avesse la for-

tuna fatto dolente = Tanto l’ affezione del fi-

gliuol lo strinse, ch’ egli non pose l’ animo al-

lo ’nganno fattogli dalla moglie .

   Gli , e li servono per dativo singulare , e

per accusativo plurale   Bocc. Per alcuno ac-

cidente sopravvenutogli  , bisognandogli una

buona quantità di danari , gli venne a memo-

ria un ricco Giudeo = Trovarono chi per va-

ghezza di così ampia eredità gli uccise. Gio.

Vill   Il seguente dì apparve per visione Cri-

sto a Ruberto, dicendoli , che in forma di leb-

broso li s’ era mostrato , volendo provare la sua

pietà . Petrar. O li condanni a sempiterno pianto.

   L’usare gli, o li per dativo plurale , di-

cendo per esempio: gli, o li diede per diede

loro, è bensì modo usitato nel volgo , ma è

poco regolato, come dice il Vocabolario, il

quale contuttociò ne adduce molti esempj

d’ antichi .

   ELLA pronome femminino si declina a que-

sto modo. Singolare . Ella , di lei, a lei, o le,

lei , o la , da lei . Plurale , Elle , o elleno , di

loro , a loro , loro , o le , da loro.

                                                           Si

 

/ BEGIN PAGE 60 /

 

   Si noti , che le particelle la , e le , che si

adoperano in vece del pronome ella, si chia-

mano , come i detti di sopra , pronomi rela-

tivi, nel modo , che si spiegherà sul fine del

libro secondo .

   Ella si dice nel nominativo , e non lei ,

com’ è usanza del volgo . Si fa da’ gramati-

ci molta quistione sopra alcuni esempj de-

gli antichi , ne’ quali pare, che lei sia stato

usato in caso retto . Il più celebre è quello

del Petrarca sonetto 93. citato da’ migliori

gramatici , e , quel ch’ è più, dal Vocabola-

rio alla V. Disprezzare , in questo modo : E

ciò, che non è lei, Già per antica usanza odia ,

e disprezza . Pure il Manni lez. 5., con ad-

durre manuscritti, legge così : E ciò, che non

è in lei , Già per antica usanza odia , e di-

sprezza. Vedi al lib. 2. de’ gerundj .

   La per ella nel retto , benchè nel parlar

famigliare molto da’ Toscani si dica , e se ne

trovino esempj di scrittori , non pare, dicesi

nel Vocabolario , assolutamente da usarsi .

   Gli antichi Poeti usarono ella ne’ casi obli-

qui . Petrar. E sosterrei , Quando ’l ciel ne

rappella , Girmen con ella in sul carro d’ Elia .

   Lei nel dativo è stato talora usato senza

segno . Dante. Ond’ io risposi lei: non mi ri-

corda , Ch’ io straniassi me giammai da voi .

   Talvolta lei si trova riferito a bestia , o a

cosa inanimata . Pctrar. Fama nell’ odorato , e

                                                              ricco

 

/ BEGIN PAGE 61 /

 

ricco grembo D’ arabi monti lei ( la Fenice ) ri-

pone , e cela . Bocc. Videro il drappo, ed in

quello la testa non ancor sì consumata, che essi

alla capellatura crespa non conoscessero , lei es-

ser quella di Lorenzo .

   Circa le suddette particelle , le serve di

dativo singulare , e di accusativo plurale .

Bocc. La giovane cominciò a dubitare , non

quel suo guardar così fiso movesse la sua ru-

sticità ad alcuna cosa , che vergogna le potes-

se tornare = S’ elle vi piacciono , io le vi do-

nerò . La serve di accusativo singulare. Bocc.

Ad una lor possessione la ne mandò.

   QUEGLI si declina così . Singulare . Que-

gli , o que’ , di quello , a quello , quello , da

quello. Plurale. Quelli, quegli, que’ , o que-

glino , di quelli, a quelli, quelli, da quelli.

   Trovasi alcuna volta quegli in caso retto

non riferito ad Uomo , come appare dall’

esempio del Boccaccio citato sotto al pro-

nome questi.

   Talvolta ancora si trova usato in caso ret-

to quello in vece di quegli , riferendosi ad

Uomo . Petrar. Quel, ch’ infinita providenzia,

ed arte Mostrò nel suo mirabil magistero. Al-

bertan. Maggiormente è da amare lo ladro ,

che quello, che sta cotidianamente in bugie.

   Ne’ casi obbliqui del singolare si trova, con-

tro la regola, quegli , o quei riferito a Uo-

mo. Dante . I’ mi rendei Piangendo a quel, che

                                                             volen-

 

/ BEGIN PAGE 62 /

 

volentier perdona. Passav. pag, 69. Per questo

entrare nella Chiesa intende la confessione, per

la quale altri si rappresenta, per lo comanda-

mento della Chiesa , a quegli , che Vicario di

Cristo è nella Chiesa.

   QUELLA pronome femminino si declina

senza variazione col segnacaso, e in plurale

fa quelle. Si usa per colei , col relativo do-

po Petrar p. 2. son. 23 Le mie notti fa tri-

ste, e i giorni oscuri Quella , che n’ ha por-

tato i pensier miei.

   COLUI , e COLEI si usano solamente di

persona . Si declinano senza variazione col

segnacaso. In plurale fanno coloro , che ser-

ve ad amendue i generi. Colei si trova det-

to , e di persona ideale, e di cosa inanima-

ta . Il Petrarca fa parlare la morte così : Io

son colei, che sì importuna , e fera Chiama-

ta son da voi , e sorda , e cieca . E Dante,

parlando della rena , dice: Lo spazzo era una

rena arida , e spessa , Non d’ altra foggia fat-

ta, che colei, Che fu dapiè di Caton già sop-

pressa .

   ESSO, ESSA, lo stesso che egli , ed ella.

Si declinano senza variazione in amendue i

numeri col segnacaso . Esso nel plurale fa

essi ; essa , esse . Posti avanti a nome sustan-

tivo sono addiettivi . Bocc. g. 2. n 3. Ebbe

tre figliuoli , quantunque il maggiore a diciot-

to anni non aggiugnesse , quando esso Messer

                                                            Tebal-

 

/ BEGIN PAGE 63 /

 

Tebaldo ricchissimo venne a morte. Dante.

Vid’ io in essa luce altre lucerne . Avanti no-

me addiettivo, o pronome hanno forza di

sustantivi. Bocc. Acciocchè esso solo possedesse

la guadagnata preda. E g. I. n. 3 Sì furono

simiglianti , che esso medesimo , che fatti gli

avea fare, appena conosceva, qual si fosse il

vero . E g. 2. n.10. Con ardentissimo diside-

rio esso stesso dispose d’ andar per lei.

 

Pronomi , che aggiungono asseveranza,

o espressione .

 

DESSO, DESSA pronomi asseverativi,

che dimostrano con maggior efficacia,

e voglion dire : quello stesso , quel proprio ,

quella stessa , quella proprio . Non hanno al-

tro caso , che il nominativo in amendue i

numeri. Bocc. Hai tu sentito stanotte cosa niu-

na? tu non mi par desso . Petrar. Ch’ i’ grido :

ell’ è ben dessa, ancora è in vita.

   Talvolta dimostrano , non persona, ma co-

sa. Bocc, g. 10. n. 9. Vide quelle robe , che al

Saladino aveva la sua donna donate , ma non

estimò dover poter essere, che desse fossero. E

g. 6. n. 5. Niuna cosa dalla natura , madre di

tutte le cose, ed operatrice, col continuo girare

de’ cieli, fu, ch’ egli collo stile , e colla penna,

e col pennello non dipignesse sì simile a quella,

che non simile, anzi piuttosto dessa paresse.

                                                                     Si

/ BEGIN PAGE 64 /

 

   Si usano alcuna volta in significato di co-

lui , o colei . Bocc. g. 10. n. 8. Io temo, che i

parenti suoi non la dieno prestamente ad un’ al-

tro, il qual forse non sarai desso tu . E g. 3.

n. 3. Ti dico io di lei cotanto , che se mai io ne

trovai alcuna di queste sciocchezze schifa , el-

la è dessa.

   Talora desso posto neutralmente significa co-

sì proprio, come si dice, si teme, o si spera.

Bocce. g. 2. n. 8. Il gentiluomo, e la sua donna,

questo udendo , furon contenti , in quanto pure

alcun modo si trovava al suo scampo , quantun-

que loro molto gravasse , che quello , di che du-

bitavano , fosse desso , cioè di dover dare la

Giannetta al loro figliuolo per isposa.

   MEDESIMO , MEDESIMA si adoperano

in compagnia di altro pronome , o di un no-

me , e con questi si accordano nel genere , e

nel numero, faccendo nel plurale medesimi , e

medesime, e si declinano ancora coll’ artico-

lo , e aggiungono forza d’ espressione . Il dire

medemo , come pur usano alcuni , è errore,

e medesmo è voce poetica . Bocc. Labir. Guar-

dando tra molte , che quivi n’ erano in quello

medesimo abito = Il terzo quasi in questa me-

desima sentenzia , parlando , pervenne = E g.

4. n. 2. Prima se medesimi, e poscia coloro , che

in ciò alle loro parole dan fede , sforzandosi d’in-

gannare = Purchè noi medesime nol diciamo .

Petrar. Di me medesmo meco mi vergogno.

                                                              Mede-

 

/ BEGIN PAGE 65 /

 

   Medesimo posto coll’ articolo, o con pro-

nome neutro , vale l’ illud idem de’ Latini.

Di ciò apporta il Cinonio uno esempio del

Bocc. nel Labirinto, che dice : E quello, che

di questa parte ho detto , quel medesimo di-

co della seconda .

   In vece di medesimo talvolta si dice uno .

Ricord. Malesp. La nostra Città di Fiorenza ,

ch’ era uno co’ Romani , non potea respira-

re . Dante. Amore , e ’l cor gentil sono una

cosa .

   STESSO, STESSA vagliono quanto mede-

simo, e medesima, e con pari regola procedo-

no. Bocc. Creduto abbiamo , che costei nella

casa, che mi fu quel dì stesso arsa , ardesse. Pe-

trar. Ma com’ è , che sì gran romor non suone

Per altri messi, o per lei stessa il senta? Bocc.

nel Proem. Avendo essi stessi , quando sani era-

no , esemplo dato a coloro , che sani rimaneva-

no . E g. 3. n. I. Elle non sanno delle sette vol-

te le sei quello , ch’ elle si vogliono elleno stes-

se . E neutralmente . Petrar. p. 2. son. 61.

Che quello stesso, ch’ or per me si vole , Sem-

pre si volse .

                     

                                E                                 CAP.

 

/ BEGIN PAGE 66 /

 

CAP. XXI.

De’ pronomi dimostrativi di cosa.

 

CI sono quattro pronomi dimostrativi di

cosa; cioè questo , questa , questo , che

dimostra cosa prossima a chi parla , e cor-

risponde all’ hic , hæc , hoc de’ Latini: cotesto,

cotesta , cotesto , che dimostra cosa prossima

a chi ascolta , e corrisponde all’ iste , ista ,

istud de’ Latini : quello , quella , quello , che

dimostra cosa terza , e non prossima a’ par-

lanti, e corrisponde all’ ille , illa , illud de’

Latini. Quando tali pronomi son mascolini ,

o femminini , sono addiettivi ; ma quando

sono neutri, si adoperano a modo di sustan-

tivi. Il quarto è il pronome ciò , che si ado-

pera indifferentemente per gli altri tre , ma

neutralmente . Vegniamo agli esempj.

 

Questo.

   Bocc. g. I. n. 5. Dama, nascono in questo

paese solamente galline  , senza gallo alcuno?

E g. 9 n. 8 Fostù a questa pezza dalla loggia

de’ Cavicciuli? E g. 10. n. 6. Queste parole

amaramente punsero l’ animo del Re . Petrar.

canz. 33. Che fanno meco omai questi sospiri,

Che nascean di dolore? E Bocc. g.I.n. 2. Quando

Giannotto intese questo , fu oltremodo dolente.

                                                              Dan-

 

/ BEGIN PAGE 67 /

 

Cotesto.

   Dante Inf. cant. 29. Se l’ unghia ti basti

Eternalmente a cotesto lavoro. Boccacc. n. I.

Cotesta non è cosa da curarsene . E ivi . Co-

me ti setu spesso adirato? O , diße Ser Ciap-

pelletto , cotesto vi dico io bene, che io ho mol-

to spesso fatto.

Quello.

   Bocc. Introd. Prendendo le nostre fanti , e col

le cose opportune faccendoci seguitare oggi in

questo luogo, e domani in quello , quella alle-

grezza, e festa prendendo , che questa tempo può

porgere . E ivi : io non so quello, che de’ vo-

stri pensieri voi v’ intendete di fare.

Ciò.

   Bocc. Introd. Ad un fine tiravano assai cru-

Dele ; ciò era di schifare, e di sfuggire gl’ in-

Fermi . E n. I. Va via, figliuol , ch’ è ciò, che

tu dì? E n. 3. A volervene dire ciò, che io ne

sento, mi vi convien dire una novelletta , qual

voi udirete . E g. 3. n. I. Ed egli è il miglior del

mondo da ciò costui.

 

CAP. XXII.

De’ pronomi relativi.

 

QUALE, che in plurale fa quali , se ha

l’articolo, è pronome relativo, che si

riferisce a persona, o a cosa antece-

                    E2                   dente,

 

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dente , e si declina con amendue gli artico-

li mascolino, e femminino. Bocc. Dioneo , il

quale, oltre ad ogni altro , era piacevole gio-

vane . E ivi : Filomena, la quale discretissima

era . E ivi . De’ quali l’uno era chiamato Pan-

filo . E ivi : Sette giovani donne, i nomi delle

quali io in propria forma racconterei . E g. 4.

n. 2. Usano i volgari un così fatto proverbio :

chi è reo, e buono è tenuto , può fare il ma-

le , e non è creduto . Il quale ampia materia

a ciò , che m’ è stato proposto , mi presta di fa-

vellare . E nell’ Introd. Mossi non meno da te-

ma , che la corruzione de’ morti non gli offen-

desse, che da carità , la quale avessero a’ tra-

passati .

   In vece del pronome quale si usa la par-

ticella onde . Bocc. Essi fanno ritratto da quel-

lo , onde nati sono . Petrar. Voi, ch’ ascoltate

in rime sparse il suono Di que’ sospiri, ond’ io

nudriva il core .

   Quale senz’ articolo dinota qualità assolu-

ta. Bocc. Seco pensando, quali infra piccol ter-

mine dovean divenire .

   CHE relativo di sustanza riferisce tutti i

generi , e tutti i numeri . Si declina col se-

gnacaso , e la stessa voce serve ad amendue

i numeri . Bocc. Potranno conoscer quello , che

sia da fuggire = Siccome quella , ch’ era d’ al-

to ingegno . = Le cose , che appresso si legge-

ranno . Petrar. Gli occhi , di ch’ io parlai sì

caldamente.                                       Che

 

/ BEGIN PAGE 69 /

 

   Che relativo di qualità, o quantità vale lo

stesso , che quanto, o quale . Bocc. Dio il sa,

che dolore io sento = Odi gli osti nostri , che

hanno non so che parole insieme = Che uomo è

costui ?

   Al che relativo s’ aggiugne talvolta l’ arti-

colo il, e vale: la qual cosa . Bocc. Il che

degl’ innamorati uomini non avviene = Io vi

farei goder di quello, senza il che per certo

niuna festa compiutamente è lieta. E talora si

sottintende l’ articolo , singolarmente nelle

parentesi . Bocc. L’ un fratello l’altro abban-

donava , e ( che maggior cosa è ) i padri , e

le madri i figliuoli. E talora in vece dell’ar-

ticolo vi si pone il segnacaso. Bocc. n. 7.

Domandò, quanto egli allora dimorasse presso

a Parigi, a che gli fu risposto , che forse a sei

miglia.

   Che talvolta si usa per nel quale Bocc. In

quel medesimo appetito cadde , che cadute era-

no le sue Monacelle .

   CHI significa colui che , alcuno , il quale , o

quale . Serve ad amendue i generi , e nume-

ri , e si declina invariato col segnacaso per

amendue i numeri . Bocc. Da chi non le cono-

sce sarebbono, e son tenute grandi, ed onestis-

sime donne . = Chi sieno i mercatanti, che l’han-

no = Non credi tu trovar qui chi il battesmo

ti dea? = Parli chi vuole in contrario .

   CUI relativo di persona , d’ amendue i ge-

                                E3                     neri,

 

/ BEGIN PAGE 70 /

 

neri , e numeri , che si declina invariato col

segnacaso , il quale spesso lascia per proprie-

tà di linguaggio. Bocc. g. 2. n.7. La figliuola

del Soldano, di cui è stata così lunga fama ,

che annegata era = Il buon uomo , in casa cui

morto era, disse alla Salvestra = Macchie ap-

parivano a molti , a cui grandi, e rade , e a

cui minute, e spesse. Petrar. Voi , cui fortuna

ha posto in mano il freno Delle belle contrade.

Bocc. Non guardando cui motteggiasse, creden-

do vincere, fu vinta. Dante. Lo buon maestro

disse : figlio , or vedi L’ anime di color , cui

vinse l’ira. Bocc. Come essi, da cui egli cre-

dono, sono beffati. Petrar. E quella, in cui l’e-

tade Nostra si mira .

   Talora si pone coll’ articolo avanti, che

non è però suo , ma del nome , ed in tal

caso è sempre genitivo . Bocc. Gli cui costu-

mi , ed il cui valore son degni di qualunque

gran donna .

   Si adopera ancora alcuna volta per rela-

tivo di bestie , e di cose inanimate . Bocc.

g. 4 n.7. Era sotto il cesto di quella salvia

una botta di maravigliosa grandezza , dal cui

venenifero fiato avvisarono , quella salvia es-

sere velenosa divenuta. E n. 8. Tra l’ altre

naturali cose, quella , che meno riceve consi-

glio , o operazione in contrario , è amore, la

cui natura è tale, che più tosto per se medesi-

mo consumar si può, che per avvedimento tor via.

                                                                      CA-

 

/ BEGIN PAGE 71 /

 

CAP. XXIII.

 

De’ pronomi universali indeterminati.

 

NE sono di quattro sorte , perchè alcuni

dinotano generalità, altri distribuzione,

altri qualità , altri diversità .

 

Pronomi di generalità .

 

OGNI significa tutto di numero, ed è

pronome invariabile , di genere comu-

ne, che si declina nel singulare col segnaca-

so , ma si addatta malvolentieri al plurale,

col quale contuttociò l’ accordarono talvolta

gli antichi. Corrisponde all’ omnis de’ Lati-

ni , e si accompagna , a maniera d’ addietti-

vo, co’ nomi d’ amendue i generi. Bocc. n.2.

E , per quello ch’ io estimi , con ogni solleci-

tudine , e con ogni ingegno, e con ogni arte,

mi pare che si procaccino di riducere a nulla,

e di cacciare del Mondo la Cristiana Reli-

gione .

   Ogni cosa vale il tutto , e perciò talvolta

si accorda neutralmente . Bocc. Essendo fred-

di grandissimi, ed ogni cosa piena di neve , e

di ghiaccio = Domandò l’ Oste , là dove esso

potesse dormire ; al quale l’ Oste rispose : in ve-

rità io non so: tu vedi, che ogni cosa è pieno.

                                 E4                        Ognu-

 

/ BEGIN PAGE 72 /

 

   Ognuno vale omnis quisque . Bocc. Con gran-

dissima ammirazione d’ ognuno , in assai brie-

ve spazio di tempo , non solamente le prime

lettere apparò , ma valorosissimo tra’ filosofanti

divenne. Dante . Ognuna in giù tenea volta

la faccia . In vece d’ ognuno si dice talora ogni

uomo . Bocc. n. 7. Mise ogni uomo a tavola.

   Ognora è avverbio, e vale semper. Bocc.

Nicostrato più ognora si maravigliava .

   TUTTO , se è posto sustantivamente, va-

le ogni cosa, totum, omnia. Boccacc. Secondo

l’ ammaestramento datole da Antigono rispose ,

e contò tutto . Se si riferisce a quantità con-

tinua , è nome addiettivo , e vale intero per

ciascuna parte, totus, integer. Bocc. Loro tut-

to rotto, e tutto pesto il traßero delle mani =

Tutta livida, e rotta nel viso. Se poi si rife-

risce a quantità discreta , è pronome, e va-

le ogni, ognuno, omnis, e si declina per amen-

due i numeri col segnacaso, e fa nel plura-

le tutti , tutte. Bocc. Tutti sopra la verde er-

ba si puosero in cerchio a sedere = E nel La-

bir: Tutti i pensieri delle femmine , tutto lo

studio , tutte l’ opere a niuna altra cosa tira-

no , se non a rubare , a signoreggiare , e ad

ingannare gli uomini .

   Si noti, che ’l pronome tutto , nel detto

senso, si adopera per lo più nel plurale . Si

può però adoperare nel singulare , co’ nomi

collettivi . Fiorett. S. Franc. Fece chiamare

                                                       Frate

 

/ BEGIN PAGE 73 /

 

Frate Ginepro, e, presente tutto il convento,

lo riprese. Bocc. A lui la cura, e la solleci-

tudine di tutta la nostra famiglia commetto . E

ancora co’ nomi d’ altra sorta , accennando

quantità virtuale . Bocc. g. 4. n. 10. Nel qua-

le ella pose tutta la sua speranza , tutto il suo

animo , e tutto il ben suo .

   Colle voci dinotanti numero vi si pone

le più volte tra queste, e tutto la particella

e. Boccacc. Che andate voi cercando a quest’

ora tutti e tre? Esp. Salm. Queste antifone so-

no tutte e sette del secondo tuono.

   Tutto quanto vale prorsus omnis . Bocc. Tut-

ti quanti perirono .

   NIUNO, NESSUNO , E NISSUNO ne-

gativi generali, che si adoperano solamente

nel singulare, col femminino niuna &c. , de-

clinandoli ancora col segnacaso. Vagliono il

nemo de’ Latini. Si adoperano in forza di su-

stantivi, e di addiettivi, Bocc. Il luogo è as-

sai lontano di qui, e niuno mi vi conosce. E

Fiamm. Niuna ebbe mai gli Dij sì favorevo-

li, che nel futuro gli poteße obbligare = Niun

campo fu mai sì ben cultivato, che in esso o or-

tica , o triboli , o alcun pruno non si trovaße

mescolato fra l’ erbe migliori = Niuna gloria è

ad un’ aquila aver vinta una colomba. Passav.

Disse , che volea dare guadagno piuttosto a

lui, che a niuno altro.

   Se niuno &c. si pongono con altra nega-

                                                       zione,

 

/ BEGIN PAGE 74 /

 

zione, o a modo di domanda , o di dubbio,

affermano , e vagliono alcuno . Bocc. Egli non

ve n’è niuno sì cattivo, che non vi paresse

uno mperadore. Nov. ant. 54. Non è neuna

cosa sì bella, ch’ ella non rincresca altrui quan-

do che sia. Bocc. g. 4. n. 6. Se la tua anima

ora le mie lagrime vede, o niun conoscimen-

to , o sentimento , dopo la partita di quella ,

rimane a’ corpi, ricevi benignamente l’ ultimo

dono. Nov. ant. 21. Lo ’mperadore disse : co-

me può essere? trovossi in Melano niuno , che

contradiasse alla podestade?

   VERUNO per se è lo stesso , che niuno ;

ma colla negativa, e colla particella sen-

za, siasi solo, o col sustantivo, vale alcu-

no. Passav. I peccati veniali in veruno modo si

perdonano senza i mortali. Bocc. Anzi non fa

egli caldo veruno = Nè so quando trovar me

ne poßa veruno = Fareste danno a noi, senza

fare a voi pro veruno.

   NIENTE , NULLA particelle negative ge-

nerali fanno, in certo modo, figura di pro-

nomi , in quanto ammettono l’ articolo, il se-

gnacaso , e le preposizioni . Si usano con al-

tra negativa, e senza ; e quando l’ hanno si

sogliono posporre al Verbo , e anteporre

quando non l’hanno . Bocc. Siccome quella,

che dal dolore era vinta , e che niente la notte

passata aveva dormito, s’ addormentò. Cavalc.

Specch. cr. Se l’uomo magnanimo desse ogni co-

                                                                       sa

 

/ BEGIN PAGE 75 /

 

sa per amore , non gli parrebbe avere dato

niente. Bocc. De’ quali (frati) il numero è

quasi venuto al niente = Senza che la don-

na di niente s’ accorgesse = Le disse altre cose

aßai , le quali tornarono in niente    E nella

Fiamm. Chi in alcuna cosa può sperare , di nul-

la si disperi = Altramente mai non ne farò

nulla = Riducere a nulla la Cristiana Reli-

gione.

   Quando si usano per via di domandare, di

ricercare, o di dubitare, o pure colla parti-

cella senza, hanno senso affermativo . Bocc.

Gli si fece incontro, e, sulutatolo, il doman-

, s’ egli si sentisse niente. ( cioè alcun ma-

le ) = Potrebb’ egli essere, ch’ io avessi nulla?

( cioè alcun male ) = Colla mano subitamen-

te corsi a cercarmi il lato, se niente v’ avessi.

Lib. Son. E sono al tuo piacer , se tu vuoi

nulla. Vit. Ss. Pad. Cercando d’ intorno, se

niente d’ acqua trovassero. Bocc. Senza del

suo cruccio niente mostrare alla giovane, pre-

stamente seco molte cose rivolse = Calandrino,

senza dir nulla, volse i passi verso la casa

della paglia.

 

Pronomi, che dinotano distribuzione.

 

DI questi alcuni hanno qualche diffinizio-

ne di quantità, come uno, e ciascuno,

altri significano indefinitamente, e, per dir

                                                         così,

 

/ BEGIN PAGE 76 /

 

così , vagamente, come alcuno, qualcuno,

tale , e simili.

   UNO, UNA, come pronomi dinotanti prin-

cipio di quantità discreta , sono per se stessi

senza plurale, e si declinano nel singulare

col segnacaso. Talvolta si adoperano come

sustantivi, talvolta come addiettivi. Bocc. g.

I. in Proem. Novellando, il che può porgere,

dicendo uno, a tutta la compagnia, che ascol-

ta , diletto = Avevasi un’ oca a danajo, e

un papero giunta = Aveva grandissima ver-

gogna, quando uno de’ suoi strumenti fosse al-

tro che falso trovato = Giosefo, trovato un

baston tondo d’un querciuolo giovane , se n’ an-

dò in camera . E nell’ Amet. Ma perchè ci fa-

tichiamo noi di volergliti ad uno ad uno nar-

rare. Petrar. Ad una ad una annoverar le

stelle. Bocc. Dove voi vogliate le vostre ricchez-

ze recare in uno, e me far terzo posseditore

con voi insieme di quelle. Gio: Vill. In prima

era con borghi, e villate, e fortezze sparse,

ma i detti le recaro in una a modo di Città.

Bocc. Ma, recandoti le molte parole in una ,

io son del tutto disposto ad andarvi.

   In uno, in una avverbialmente vagliono

unà, simul. Gio. Vill. Richiese cautamente l’ al-

tro collegio, che quando lor piacesse, si congre-

gassero in uno . Matt. Vill. Gli mosse a congiu-

ra, e in una a cercar de’ modi.

   Uno, correlativo ad altro , sì in singolare,

                                                          come

 

/ BEGIN PAGE 77 /

 

come in plurale, riferendo due cose mento-

vate , vale primo de’mentovati, o pure, in-

sieme con altro , vale amendue. In tali casi

uno ammette l’ articolo, e il plurale. Bocc.

Fiamm. Siccome fecero i Saguntini, e gli Abi-

dei, gli uni tementi Annibale Cartaginese, e

gli altri Filippo Macedonico = Sperava l’ une

cresciute , e l’ altre dover trovare scemate =

Tanto l’ età l’ uno, e l’altro da quello, ch’

esser solevano, gli aveva trasformati. Petrar.

Ov’ è ’l bel ciglio, e l’ una, e l’ altra stella,

Che al corso del mio viver lume dienno?

   CIASCUNO, CIASCUNA pronome distri-

butivo , che ancora dicesi ciascheduno, vale

unusquisque, si adopera addiettivo, e sustan-

tivo, si declina col segnacaso, e non ha

plurale, benchè gliel dessero alcuni antichi.

Passav. pag. 89. E in ciascuno caso il laico

è tenuto di celare i peccati, ch’ egli udì in

confessione, come dee fare il prete. Bocc. Con

gran piacere di ciascuna delle parti = Co-

minciarono a dire ciascuno, da lui essergli

stata tagliata la borsa. Petrar. Quanto ciascu-

na è men bella di lei, Tanto cresce il desio,

che m’ innamora .

   Quando nella distribuzione si vuol signifi-

care il contingente, o sia la rata , e la por-

zione di checchessia, che tocca a ciascuno,

si aggiugne al pronome ciascuno la particella

per, e in vece di ciascuno si può dire anche

                                                           uno,

 

/ BEGIN PAGE 78 /

 

uno , o uomo Bocc. g. 10. n. 9. Fattesi venir

per ciascuno due paja di robe. E lett. Pin.

Ross. Niuno altro guernimento per soddisfaci-

mento della natura portavano, che un poco di

farina per uno, con alquanto lardo. E g. 6.

n. 2. Che per un fiasco andasse del vin di

Cisti, e di quello un mezzo bicchiere per uo-

mo desse alle prime mense.

   QUALUNQUE , QUALSISIA , QUALSI-

VOGLIA , quando non esprimono la forza

del relativo, vagliono ciascuno . Bocc. Per

iscusato si dovea avere il Duca, e qualunque

altro, che per avere una così bella cosa fa-

cesse tradimento. Firenz. disc. Uomini valenti,

e virtuosi, e in qualsivoglia esercizio eccel-

lenti.

   QUALCHE, e ALCUNO pronomi indefi-

niti vagliono aliquis, aliqua, e si declinano

per amendue i numeri col segnacaso; il primo

però colla stessa invariata terminazione serve

ad amendue i generi, e numeri, e il secondo si

declina nel plurale alcuni, e alcune. Il primo

è sempre addiettivo, il secondo si adopera

anche in forza di sustantivo. Bocc. Se io fossi

pur vestito, qualche modo ci avrebbe = Egli

trovi qualche cagione di partirsi da me. Petrar.

Deh or foss’ io col vago della luna Addormen-

tato in qualche verdi boschi. Bocc. g. 10. n. 4.

Quando alcuno vuole sommamente onorare il

suo amico, egli lo ’nvita a casa sua = Non

                                                         con-

 

/ BEGIN PAGE 79 /

 

consiglierei io alcuno , che dietro alle pedate

di colei, di cui dire intendo, s’ arrischiasse

d’ andare = Nocque ad alcuna già l’ esser sì

bella : Questa più d’ altra è bella, e più pu-

dica. Bocc. g. 4. n 8. Alcuni sono, i quali

più, che l’ altre genti, si credon sapere, e san-

no meno = E g. 2. nel Proem. Dopo alcun bal-

lo, s’andarano a riposare = Nè vi poteva d’ al-

cuna parte il sole.

   In vece d’ alcuno si dice talvolta uomo . Bocc.

Quello, con picciola fatica , in picciolo spazio,

con tutta la ciurma , senza perderne uomo,

ebbero a man salva.

   QUALCUNO , QUALCHEDUNO si re-

golano come alcuno. Passav. pag. 194. Santo

Antonio una volta orando , vide tutto ’l mondo

pieno di lacciuoli tesi, e lagrimando disse : or

chi potrà scampare di tanti laccivoli, che non

sia preso da qualcuno ! Petrar. Cogliendo omai

qualcun di questi rami = S’eßer non può, qual-

cuna d’ este notti Chiuda omai queste due fonti

di pianto .

   TALE si prende alcuna volta per qualcu-

no , alcuno, in amendue i generi. Bocc. nell’

Introd. E tali furono , che per difetto di quelle

( bare ) sopra alcuna tavola ne ponieno. E g. 4.

in fin. Forse più dichiarato l’ avrebbe l’aspetto

di tal donna, che nella danza era, se le tene-

bre della sopravvenuta notte il roßore, nel viso

di lei venuto , non aveßer nascoso. Gell. Sport.

                                                               Sta-

 

/ BEGIN PAGE 80 /

 

Stamane mi ha fatto motto tale, e tale mi ha

riso in bocca, e inchinatomi, che un mese fa fa-

ceva vista di non mi vedere .

   QUALE talvolta vale chi distributivo Bocc:

E le lor donne , e i figliuoli piccioletti , qual se

n’ andò in contado, e qual qua , e qual là as-

sai poveramente in arnese . Anche quale si

usa per chiunque . Bocc. Non sono le mie bel-

lezze da lasciar amare nè da tale , nè da

quale.

   ALQUANTO, variato per generi , e nu-

meri col segnacaso, vale qualcuno, alcuno &c., e

nel plurale si adopera anche a modo di sustan-

tivo . Bocc. g. 4. n. 8. Dopo alquanto spazio co-

minciò a dire . Gio. Vill. Ritornò d’ Alamagna

con alquanta gente , che ebbe dal Re Ridolfo.

Petrar. L’ industria d’ alquanti uomini s’ av-

volse Per diversi paesi . Bocc. E quinci tacen-

do , alquante lagrime mandate per gli occhi

fuori , comincio ad attendere = Alquanti, che

risentiti erano all’ arme corsi, n’uccisero. Pe-

trar. Ma d’ alquante dirò, che ’n su la cima Son

di vera onestate.

   Alquanto sustantivamente, e neutralmente,

col genitivo , vale l’ aliquid de’ Latini . Bocc.

Con alquanto di buon vino , e di confetto il ri-

Confortò .

 

                                                                Pro-

 

/ BEGIN PAGE 81 /

 

Pronomi di qualità .

 

TALE pronome dinotante qualità, che in

plurale fa tali, è di genere comune, e

si declina col segnacaso, e si adopera da su-

stantivo , e da addiettivo  Ha le più volte la

corrispondenza di quale, cotale, o che. Bocc.

Tale , quale tu l’hai , cotale la dì. E n. 2.

Pensa, che tali sono là i Prelati, quali tu gli

hai qui potuti vedere. E n. 4. Potrebbe esser

tal femmina , o figliuola di tale uomo , ch’ egli

non le vorrebbe aver fatta quella vergogna.

   Si usa anche senz’ alcuna corrispondenza.

Bocc. nell’ Introd. La cosa dell’ uomo infermo

stato , o morto di tale infermità , tocca da un’

altro animale , quello infra brevissimo spazio

occidesse = Portando nelle mani, chi fiori, chi

erbe odorifere, e chi diverse maniere di spe-

zierie , quelle al naso ponendosi spesso , esti-

mando essere ottima cosa, il cerebro con cota-

li odori confortare .

   Si adopera ancora neutralmente a modo di

sustantivo , e vi si sottintende stato , termi-

ne &c., e dinota miseria. Bocc. g. 3. n. 1. So-

no io, per quello , che infino a qui ho fatto ,

a tale venuto, che io non posso fare nè poco,

nè molto . Petrar. I. p. canz. 31. Qual più di-

versa , e nova Cosa fu mai in qualche stra-

nio clima ; Quella , se ben si stima , Più mi

rassembra : A tal son giunto , Amore.

                                    F                   Nell’

 

/ BEGIN PAGE 82 /

 

   Nell’ uso si dà l’ articolo a tale , dicendo

il tale , la tale , un tale , e vale colui, colei,

un cert’ Uomo .

   COTALE , lo stesso che tale, e che si ado-

pera colle medesime regole , e da sustantivo ,

e da addiettivo , come si vede da’ due esem-

pj del Boccaccio ivi addotti . Si usa col pro-

nome dimostrativo, e coll’ articolo. Bocc. Pa-

reva seco quella cotale infermità nel toccator

trasportare = E questo cotale del luogo , e del

modo , nel quale a vivere abbiamo , ordini,

e disponga = I cotali son morti, e gli altret-

tali sono per morire .

   Si usa talvolta cotale per certo , tale , cor-

rispondente al quidam de’ Iatini . Bocc. La

giovane , non da ordinato disidero, ma da uno

cotal fanciullesco appetito mossa , ad andar

verso il diserto di Tebaida nascosamente tut-

ta sola si mise. Gio. Vill. Per una cotal mez-

zanità, e per contentare il popolo , elessono due

Cavalieri Frati Godenti per Podestà di Fi-

renze.

   ALTRETTALE vale talora lo stesso , che

tale , e si regola allo stesso modo , ma si usa

solo nel plurale . Bocc. I cotali son morti, e

gli altrettali son per morire. Lib. Sagr. Dove-

te guardare verso li vostri sergenti, che voi

siate altrettali verso loro , chente voi volete

che sieno verso voi.

   ALTRETTANTO pronome correlativo ,

                                                           che

 

/ BEGIN PAGE 83 /

 

che dinota uguaglianza di numero , o di mi-

sura, e corrisponde all’ alterum tantum , tan-

tumdem , totidem &c. de’ Latini. Nel femmi-

nino fa altrettanta , e nel plurale altrettan-

ti , e altrettante. Si declina col segnacaso ,

e si usa addiettivo, e sustantivo. Bocc. La

mattina appresso si vuole andare alla Chiesa,

e quivi udire almeno tre messe , e dir cin-

quanta pater nostri , e altrettante avemarie .

Gio. Vill. Mandaronvi i Fiorentini cento ca-

valieri , e cinquecento pedoni , tutti soprasse-

gnati a gigli, e di Bologna altrettanti . Pe-

trar. Così avess’ io del bel velo altrettanto =

Una donna più bella assai, che ’l Sole, E più

lucente, e d’ altrettanta etade.

 

Pronomi , che dinotano diversità .

 

TRe sono questi pronomi , altri, che si-

gnifica un’ altro uomo , una diversa per-

sona , e corrisponde al Latino alter : altrui,

ch’ è lo stesso , che altri ne’ casi obbliqui : e

altro , che addiettivamente si dice di perso-

na , e sustantivamente vale altra cosa .

   ALTRI si declina così . Singulare . Altri,

di altro, ad altro , altro , da altro. Plurale.

Altri , d’ altri, ad altri, altri , da altri. Am-

mette l’ articolo, fuorchè nel nominativo sin-

gulare. Bocc. Nè voi, altri con ragione mi

potrà più dire, ch’ io non l’ abbia veduta = Il

Duca, e Costantino, e gli altri tutti.

                               F 2                           Tro-

 

/ BEGIN PAGE 84 /

 

   Trovansi alcuni esempj, addotti dal Voca-

bolario, ne’ quali altri pare usato ne’ casi ob-

bliqui , ma per tutto ciò non è da lasciarsi

una regola confermata , e dall’ autorità , e

dall’ uso. Adduce altresì il Cinonio uno esem-

pio del Boccaccio sul fine della novella 8. ,

in cui altro è usato in nominativo , parlan-

dosi di persona , e così trovasi nel Decame-

rone del 27., ma non faccendone motto il

Vocabolario, ci atterremo, senza pensar più

oltre, alla regola.

   Altri si adopera alcuna volta per io. Bocc.

Voi potreste dir vero , ma tuttavia non sap-

piendo chi questo si sia, altri non si rivolge-

rebbe così di leggiero.

   Talvolta si adopera in significato di uno,

qualcuno, e simili. Bocc. Egli si vuole innac-

quare , quando altri il bee = Tanto sa altri,

quanto altri . E queste due usurpazioni d’altri

sono veramente figure , ma l’ uso famigliare

fa , che si prendano per proprietà di lin-

guaggio .

   ALTRUI manca del nominativo, e si de-

clina a questo modo : Di altrui , ad altrui,

altrui , da altrui, e queste voci servono ad

amendue i numeri, e giovano mirabilmente

alla brevità del parlare. Questo pronome può

lasciare il segnacaso nel genitivo, e nel da-

tivo, ma non già nell’ ablativo. Si trova non

di rado coll’ articolo, ma non è suo. Bocc.

                                                        Che

 

/ BEGIN PAGE 85 /

 

Che io da altrui , che da lei udito non sia =

Ciò per l’altrui case faccendo, solamente che

cose vi sentissero , che a loro venißero a gra-

do = Io estimo , ch’ egli sia gran senno a pi-

gliarsi del bene , quando Domeneddio ne man-

da altrui.

   Ha talora forza di sustantivo , e vale ciò,

che non è proprio, ma d’ altri . Bocc. Per

potere quello da casa risparmiare , si dispose

di gittarsi alla strada , e di voler logorar del-

lo altrui .

   Si leggono esempj del Boccaccio , e del

Passavanti , ne’ quali altrui sembra usata in

caso retto , ma i testi a penna, e le buone

edizioni , anche da me riscontrate , hanno

altri.

   ALTRO addiettivo fa in femminino altra,

e nel plurale altri, e altre, e si declina in

amendue i numeri col segnacaso , coll’arti-

colo , e con altre preposizioni. Bocc. Quasi

altro bel giovane , che egli , non si trovasse

allora in Napoli = La cosa tocca da un’ altro

animale fuori della spezie dell’ uomo = Qui so-

no giardini, qui sono pratelli , qui altri luo-

ghi dilettevoli assai. Petrar. Una dolcezza inu-

sitata , e nuova, La quale ogni altra salma Di

nojosi pensier disgombra allora. Bocc.Tindaro al

servigio di Filostrato, e degli altri due atten-

da nelle camere loro.

   ALTRO sustantivo è voce neutra, che ha

                                  F  3                      il

 

/ BEGIN PAGE 86 /

 

il solo singulare, nel quale si declina col se-

gnacaso, o coll’ articolo, e vale altra cosa,

aliud. Bocc. Niuna cosa altro, che nuvoli, e

mare vedea = Temendo non fosse altro, così al

bujo levatasi, com’ era, se n’andò là = Ric-

co, e savio, e avveduto per altro, ma ava-

rissimo = La quale, peravventura non fia al-

tro che utile , avere udita . E nel Labir. Va

via , tu non se’ da altro , che da lavare sco-

delle = Non seppe sì parlare oscuro, che le

avvedute donne non ne ridessono, sembiante

faccendo di rider d’altro. Petrar. Sopra gli

omeri avea sol due grand’ ali  Di color mille,

e tutto l’altro ignudo = Purchè gli occhi non

miri, L’ altro puossi veder securamente

   Altro talvolta significa accrescimento di

pregio, e fa intendere più di quel , che di-

ce . Bocc. g. 8. n. 9. Altro avresti detto , se

tu m’ avessi veduto a Bologna, dove non era

niuno , nè grande , nè piccolo , nè Dottore, nè

scolare , che non mi volesse il meglio del Mon-

do. Petrar. E d’ altro ornata, che di perle,

e d’ostro.

 

CAP. XXIV.

Del Verbo.

 

IL Verbo può considerarsi in due maniere,

e quanto alla sua natura , e quanto alla

sua significazione.

                                               Quan-

 

/ BEGIN PAGE 87 /

 

    Quanto alla natura, il Verbo si divide in

personale , e in impersonale. Verbo perso-

nale è quello , che si varia in tre distinte

persone , come io amo , tu ami , colui ama.

Impersonale è quello , che non ha varietà di

persone , come sono per esempio tonare , ba-

lenare, nevicare , ne’ quali si dice in voce di

terza persona : e’ tuona , nevica , balena , e

non già io tuono , nevico, baleno , tu tuoni,

nevichi , baleni. Ci sono anche i Verbi mez-

zi impersonali , i quali si usano e personal-

mente, e impersonalmente, come appartenere,

convenire , disdire , e simili . Anzi molti altri

Verbi , di lor natura personali, coll’aggiunta

della particella si, impersonalmente si adope-

rano, come : si dice , si crede, si corre.

   Il Verbo personale è di tre sorte , sustan-

tivo, transitivo , e assoluto . Il sustantivo è

quello , che accenna con tempo la sustanza

della cosa , cioè quello, che la cosa ha in

se stessa , non quello , ch’ella fa , o patisce ;

e tale è il solo Verbo essere . Il transitivo è

quello , che riceve accusativo dopo di se , e

significa azione , che passa in un termine di-

verso dal suo principio , come : il maestro

batte i discepoli; la Madre ama i figliuoli . Ci

sono ancora de’ transitivi imperfetti , che non

ricevono accusativo dopo di se , che signifi-

chi vero termine di azione , come :  io entro

in casa ; tu duri fatica , colui dorme un sonno.

                                  F 4                     L’ asso-

 

/ BEGIN PAGE 88 /

 

L’assoluto, o sia intransitivo, è quello, che

non ha caso dopo di se, e significa azione,

che non si parte dal suo soggetto , come cor-

rere, morire &c.

   Quanto alla significazione , il Verbo per-

sonale è di tre sorte , attivo, passivo , e neu-

tro. Il Verbo attivo è quello, che accenna

azione perfettamente transitiva o reale, o

intenzionale, e ha dopo di se accusativo pa-

ziente , e può tramutarsi , collo scambiamen-

to de’ casi di quel nome, che opera in esso,

in passivo , come io amo Pietro , potendosi di-

re : Pietro è amato da me . Verbo passivo è

quello, che nella sua persona accenna pas-

sione, come : gli scolari sono battuti dal mae-

stro. Verbo neutro è quello , che non ha si-

gnificazione attiva perfetta , nè può voltarsi

in passivo , e tali sono i transitivi imperfet-

ti sopra accennati , ne’ quali , pogniamo fi-

gura, non si può dire : la casa è entrata da

me, la fatica è durata da te &c. Tra’ ver-

bi neutri , quelli, che trasferiscono la passio-

ne nella persona operante, si chiamano neu-

tri passivi , come pentirsi , attristarsi &c.

 

                                                          CAP.

 

/ BEGIN PAGE 89 /

 

CAP. XXV.

Delle variazioni del Verbo .

 

IL Verbo si varia per modi , tempi, nu-

meri , e persone ; e questa variazione si

chiama conjugazione.

   I modi del Verbo son cinque , indicativo,

imperativo , ottativo , congiuntivo, e infi-

nito.

   I tempi, generalmente parlando, sono tre,

presente , preterito, e futuro ; ma questi poi,

secondo la natura di ciascun modo, si sud-

dividono in varie differenze , o sieno affe-

zioni.

   L’ indicativo ha otto tempi , cioè il pre-

sente , come io amo ; il preterito imperfet-

to , che accenna azione non perfezionata ,

come io amava ; preterito determinato , che

dimostra un fatto di poco tempo ; come io ho

amato; il preterito indeterminato , che accen-

na un fatto di qualche tempo , come io amai;

il trapassato imperfetto , che indica quello ,

che già da noi si faceva , come io aveva

amato ; il trapassato perfetto dinotante ciò,

che da noi già si fece, come io ebbi amato ;

il futuro imperfetto quel , che altri promet-

te di fare, come io amerò ; e il futuro per-

fetto ciò , che ad un tal tempo sarà segui-

to, come io avrò amato.

                                                       L’im-

 

/ BEGIN PAGE 90 /

 

   L’ imperativo ha due tempi ; il presente,

che comanda, esorta, o priega , come va

tu; e futuro, che comanda, esorta, o prie-

ga, che una cosa si faccia , ma non di pre-

sente, come andrai tu.

   L’ ottativo ha sei tempi ; il presente per-

fetto , che dimostra desiderio efficace di fa-

re, come oh se io amassi! il presente imper-

fetto, che accenna desiderio di fare una co-

sa, ma non già al presente, come io ame-

rei ; il preterito determinato , che dimostra

desiderio di aver fatto a tal tempo , come

Dio voglia ch’ io abbia amato ; il preterito in-

determinato , che indica desiderio di aver fat-

to, se si fosse potuto , come io avrei ama-

to , ma non potei ; il trapassato, il quale di-

mostra , che altri vorrebbe aver già fatto ,

come volesse Iddio , che io avessi amato ; e fi-

nalmente il futuro , che mostra desiderio di

mettersi a fare , come Dio voglia ch’ io ami .

   Il congiuntivo prende in prestanza tutti i

suoi tempi dagli altri modi , appoggiato sem-

pre ad alcuna particella di congiunzione,

come conciossiachè, quantunque , benchè, e si-

mili. Ha cinque tempi, presente, come ben-

chè io ami ; preterito imperfetto , come ben-

ch’ io amassi; preterito perfetto, come ben-

chè io abbia amato ; trapassato, come benchè

io avessi amato ; e il futuro, come quando io

avrò amato.

                                                           L’ in-

 

/ BEGIN PAGE 91 /

 

   L’ infinito ha tre tempi : il presente , che

accenna azione in confuso, come amare : il

preterito , che mostra l’ opera già fatta, co-

me avere amato : e il futuro, che dimostra

disposizione a fare un’opera in avvenire , co-

me avere ad amare , o essere per amare .

   I numeri del Verbo sono due , singulare ,

come io amo , e plurale , come noi amiamo.

Le persone in ciascuno de’ due numeri sono

tre ; la prima, come io amo, noi amiamo : la

seconda , come tu ami, voi amate: e la ter-

za, come colui ama, coloro amano.

 

CAP. XXVI.

 

Alcune generali osservazioni sopra le

conjugazioni de’ Verbi.

 

DI due sorte sono i Verbi , quanto alla

conjugazione , perchè altri sono rego-

lari, altri anomali. I Verbi regolari sono

quelli, i quali si conjugano con regola a

molti Verbi comune ; e gli anomali quelli

sono, che escono dalla regola comune degli

altri Verbi, ed hanno particolare conjuga-

zione.

   Quattro sono le conjugazioni de’ Verbi,

le quali si conoscono , e prendono regola dal

presente dell’ infinito . La prima conjugazio-

ne esce in are, come amare ; la seconda in

                                                           ere

 

/ BEGIN PAGE 92 /

 

ere colla penultima lunga, come temere; la

terza in ere colla penultima breve, come leg-

gere ; e la quarta in ire, come sentire .

   Intorno alla formazione delle voci di cia-

scun Verbo nelle suddette conjugazioni , i

due nostri dottissimi Gramatici, il Bembo,

e ’l Castelvetro assegnano molte regole di

ciò fare, collo scambiamento , o accresci-

mento di alcuna lettera ; e sono regole ve-

ramente sottili, e degne di que’ valenti mae-

stri. Ma io , che mi sono proposto di vo-

lere instruire i giovani con metodo facile,

e sciolto, m’ attengo al savio parere del Buom-

mattei, che stima tali cose poco necessarie

al nostro fine , o perchè senz’ esse altri può

ben conoscere le maniere de’ Verbi ; o per-

chè tali cose forse dall’uso , e dall’arbitrio

in qualche parte dipendono . E chi vorrà pro-

fondarsi di vantaggio in tali materie , potrà

soddisfarsi col leggere gli Autori suddetti , e

il Cinonio altresì nel suo Trattato de’ Verbi.

   Noi adunque ci contenteremo di porre di-

stesamente le conjugazioni di tutti e quattro

i Verbi regolari sopraccennati, che servono

di norma a molti altri ; aggiugnendo a cia-

scuna conjugazione quelle osservazioni , che

giudicheremo opportune a far ben conoscere

e varie uscite, che hanno talora alcune vo-

ci de’ Verbi, e tuttociò, che alla natura de’

Verbi appartiene . Singolarmente noteremo,

                                                           quali

 

/ BEGIN PAGE 93 /

 

quali sieno le voci proprie della prosa , e

quali del verso , e insieme gli errori popo-

lareschi da fuggirli nella conjugazione de’

Verbi .

   E perchè i Verbi anomali della Lingua

Toscana , da una parte , per conto del loro

infinito , si riducono alle quattro conjugazio-

ni ; e per l’ altra e’ non hanno tutte le loro

voci fuor di regola , ma solamente alcune ,

qual più , qual meno ; e nel rimanente cia-

scun Verbo anomalo siegue la sua conjuga-

zione ; perciò sotto ciascuna conjugazione

porremo anche i Verbi anomali ad ella spet-

tanti , cioè quelle voci solamente di essi,

ch’ escono dalla regola .

   Ora tutte queste conjugazioni di Verbi,

che alla distesa da noi si porranno , sono trat-

te dal Buommattei , e comprendono quelle

voci solamente , che ricevute sono dal buo-

no uso vegliante de’ moderni Toscani, e pos-

sono usarsi da chi in oggi vuole, in prosa,

e in versi, parlare, e scriver toscano. Ben so,

che negli Autori del buon secolo vi sono

molte uscite delle voci de’ Verbi , le quali

erano allora in uso, o furono da’ Poeti ado-

perate per necessità della rima, e che non

son ricevute dall’uso moderno. Ma il notar

tutte queste, per altro venerabili, antichità,

farebbe andare, come suol dirsi, nell’un vi’

uno , e non toccar mai della fine . Quelle

                                                      bensì

 

/ BEGIN PAGE 94 /

 

bensì noteremo , che possono anche in oggi

adoperarsi , o che arrecano qualche lume all u-

so di ben parlare, ch’ è il nostro intendi-

mento.

   Prima però, che pogniamo le quattro con-

jugazioni, stimiamo ben fatto di porre la con-

jugazione del Verbo sustantivo essere, e del

transitivo avere. Questi due Verbi sono au-

siliarj degli altri Verbi , i quali non avendo

tutte le voci pure, e semplici, che si richieggo-

no a formare i loro tempi, ne’ preteriti, ne’

trapassati, e ne’ futuri, prendono in prestanza

delle voci da essere , e da avere , e declinan-

dole per persone, e per numeri, le accompa-

gnano col proprio participio, come vedremo.

Per contrario i due Verbi essere, ed avere, per

formare i loro tempi, non hanno bisogno de-

gli altri Verbi, ma da se soli suppliscono al

difetto delle pure voci espressive de’ tempi.

Egli è adunque d’ uopo, la prima cosa, di sa-

pere la conjugazione di questi due Verbi , che

s’ intramettono fra tutti gli altri ; e tanto più,

perchè la loro conjugazione è molto differen-

te da quella degli altri Verbi.

 

/ BEGIN PAGE 95 /

 

CAP. XXVII.

Conjugazione del Verbo eßere .

 

INDICATIVO .

Presente. Singulare. Io sono, tu sei, se’,

o se, colui è . Plural. Noi siamo, voi sie-

te , coloro sono.

   Preterito imperfetto. Singul. Io era, tu eri,

colui era . Plur. Noi eravamo , voi eravate,

coloro erano .

   Preterito determinato. Singul. Io sono , tu

sei, colui, o colei è stato, o stata. Plurale. Noi

siamo , voi siete , coloro sono stati , o state .

   Preterito indeterminato. Singul. Io fui, tu

fosti , colui fu. Plur. Noi fummo , voi foste ,

coloro furono.

   Trapassato imperfetto. Singul. Io era, tu eri,

colui, o colei era stato , o stata. Plur. Noi era-

vamo , voi eravate , coloro erano stati , o

state.

   Trapassato perfetto. Singul. Fui , fosti, fu

stato, o stata. Plur. Fummo, foste, furono sta-

ti , o state .

   Futuro imperfetto. Sing. Sarò, sarai, sarà,

o fia, o fie . Plur. Saremo , sarete, saranno,

o fieno .

   Futuro perfetto. Sing. Sarò , sarai , sarà

stato, o stata . Plur. Saremo , sarete, saran-

no stati, o state.                       

                                                          IM-

 

/ BEGIN PAGE 96 /

 

IMPERATIVO.

 

   Presente Sing. La prima persona manca . Sii

tu, o sia tu, sia colui. Plural. siamo noi , sia-

te voi , sieno coloro .

   Futuro. Sing. La prima persona manca . Sa-

rai tu , sarà colui. Plur. Saremo noi, sarete

voi , saranno coloro.

 

OTTATIVO.

   Presente perfetto. Sing. Dio volesse che io

fossi, tu fossi, colui fosse. Plur. Noi fossimo ,

voi foste, color fossero .

   Presente imperfetto. Sing. Sarei , o saria ,

o fora, saresti , sarebbe, o saria, o fora.

Plur. Saremmo, sareste, sarebbero , o sarebbo-

no , o sariano, o forano.

   Preterito determinato . Singul. Dio voglia

ch’io sia, tu sii, colui, o colei sia stato, o stata .

Plur. Che noi siamo , voi siate , coloro sieno sta-

Ti , o state .

   Preterito indeterminato. Sing. Sarei , sare-

sti, sarebbe stato, o stata. Plur. Saremmo ,

sareste , sarebbero , o sarebbono stati , o state.

   Trapassato . Sing. Dio volesse che io fossi,

tu fossi, colui, o colei fosse stato , o stata . Plur.

Che noi fossimo, voi foste, coloro fossero stati,

o state.

   Futuro . Sing. Dio voglia ch’ io sia , tu sii ,

colui sia . Plur. Che noi siamo, voi siate, co-

loro sieno.

                                                          CON-

 

/ BEGIN PAGE 97 /

 

CONGIUNTIVO.

   Presente. Sing. Benchè io sia , tu sii , colui

sia. Plur. Noi siamo , voi siate , coloro sieno.

   Preterito imperfetto . Sing. Benchè io fossi,

tu fossi, colui fosse . Plur. Noi fossimo , voi fo-

ste , coloro fossero.

   Preterito perfetto . Sing. Benchè io sia , tu

sii , colui sia stato &c. Plur. Noi siamo , voi

siate , coloro sieno stati &c.

   Trapassato . Sing. Benchè io fossi , tu fossi,

colui fosse stato &c. Plur. Noi fossimo , voi fo-

ste , coloro fossero stati &c.

   Futuro. Sing. Quand’ io sarò, tu sarai, co-

lui sarà stato &c. Plur. Noi saremo, voi sa-

rete, coloro saranno stati &c.

INFINITO.

   Presente . Essere .

   Preterito. Essere stato, o stata.

   Futuro. Esser per essere ; o avere a essere.

 

Osservazioni sopra il Verbo Essere.

 

CIrca la seconda persona singulare del pre-

sente dell’ Indicativo di questo Verbo ,

il Buommattei stima doversi dire tu se senz’

apostrofo , e questa essere l’ intera voce di tal

tempo, e dice, se non avere letto mai tu

sei in Autore antico stimato. Ma il Manni

lez. 7. dice, che ne’ buoni testi de’ primi mae-

stri della nostra lingua, oltre al tu se senz’

                                  G                    apo-

 

/ BEGIN PAGE 98 /

 

apostrofo, si trova ancora più volte l’ inte-

ro tu sei , e il se’ apostrofato , e adduce l’au-

torità del Menagio annot. al sonetto 13. del

Casa, nella quale vien citato il Padre Da-

niello Bartoli nel Torto, e Diritto annot. 79.

Dal che egli conchiude, che noi possiamo

assicurarci di usar con ragione e l’ uno , e

l’altro.

   Semo per siamo si trova presso gli antichi ,

e in prosa , e in verso , ma non è oggi in

uso . Siàno, coll’ accento sulla seconda, per

siamo , è in Toscana voce del popolo , co-

me lo è altresì siate per siete.

   Enno per sono ha molti esempj di antichi,

ma non è più in uso in Toscana , se non se

in alcuni luoghi tra i Contadini.

   Nel preterito imperfetto si dice io era , e

così trovasi sempre usato dagli antichi , e

anche da’ moderni regolati scrittori. Volgar-

mente si dice io ero , e quest’ uso tornerebbe

forse bene per distinguer la prima dalla ter-

za persona , e si ammette nel parlar fami-

gliare , ma non già nello scrivere , e nel

parlare in pubblico, perchè di troppo peso

è l’ autorità in contrario.

   Noi eramo per eravamo, voi eri per era-

vate si usano , dice il Buommattei , solo in

parlando , o scrivendo famigliarmente, e al-

la dimestica.

   Fusti, e fuste per fosti, e foste sono mani-

                                                          festi

 

/ BEGIN PAGE 99 /

 

festi errori. E tale è fossimo per fummo , es-

sendo scambiamento di un tempo per l’ al-

tro , perchè fossimo è primo presente dell’Ot-

tativo.

   Furo per furono si adopera il più da’ Poe-

ti : non ne mancano però esempj di prosa .

Nov. ant. I. Furo allo ’mperadore , e saluta-

ronlo.

   Talora si dice fia, e fie per sarà , e fieno

per saranno. Bocc. Io ognora , che a grado ti

fia, te ne posso render molte per quella una.

Dante . E fieti manifesto Lo error de’ ciechi,

che si fanno duci . Bocc. n. 6. Se per ognuna

cento ve ne fieno rendute di là , voi n’ avre-

te tanta , che voi dentro tutti vi dovrete af-

fogare.

   Sii si muta in sie , singolarmente negli af-

fissi . Bocc. g.8. n.7. Sieti assai l’ esserti potu-

to vendicare .

   Saria alle volte si dice per sarei, e sareb-

be, e sariano, o sarieno per sarebbono. Bocc.

g. 2. n. 6. Se pur fosse, sommamente mi sa-

ria caro . E nell’ Introd. Non si saria estima-

to , tanti avervene dentro avuti. Petrar. Non

mi sarien credute Le mie fortune , ond’ io tut-

to m’ infoco. Bocc. g. 2. n. I. I tuoni non si

sarieno potuti udire .

   I Poeti dicono fora per sarebbe . Dante . E

fallo fora non fare a suo senno. Dicesi anche

nel Vocabolario, essersi usato forano per sa-

rebbono.                       G 2                     Il

 

/ BEGIN PAGE 100 /

 

   Il participio del Verbo essere, secondo la

sua analogia , dovrebbe essere essente , essu-

to , o issuto , che talvolta si truovano nelle

più antiche Scritture ; ma allora poco in

uso , e oggi niente. Il Boccaccio usò su-

to, come nella n. I. Tu mi dì , che se’ suto

mercatante. Il participio adunque , col qua-

le il Verbo essere in oggi forma i suoi pas-

sati, è quello del Verbo stare, cioè stato, il

quale oggimai è fatto proprio del Verbo

essere .

 

CAP. XXVIII.

Conjugazione del Verbo avere.

 

INDICATIVO.

PResente . Sing. Ho, hai, ha. Plur. Abbia-

mo, avete, hanno .

   Preterito imperfetto. Sing. Aveva, o avea,

Avevi, Aveva , o avea. Plur. Avevamo,

Avevate, Avevano, o aveano.

   Preterito determinato. Sing. Ho , hai, ha

avuto. Plur. Abbiamo , avete , hanno avuto.

   Preterito indeterminato . Sing. Ebbi , ave-

sti , ebbe. Plur. Avemmo, aveste , ebbero, o

ebbono .

   Trapassato imperfetto. Sing. Aveva, ave-

vi, aveva avuto. Plur. Avevamo , avevate,

avevano avuto.

                                                         Tra-

 

/ BEGIN PAGE 101 /

 

   Trapassato perfetto . Sing. Ebbi , avesti,

ebbe avuto. Plur. Avemmo, aveste, ebbero

avuto.

   Futuro imperfetto . Sing. Avrò , avrai ,

avrà. Plur. Avremo, avrete, avranno.

   Futuro perfetto. Sing. Avrò , avrai , avrà

avuto. Plur. Avremo, avrete, avranno avu-

to.

IMPERATIVO.

   Presente. Sing. Abbi tu , abbia colui. Plur.

Abbiamo , abbiate, abbiano.

   Futuro. Sing. Avrai tu , avrà colui. Plur.

Avremo , avrete , avranno .

OTTATIVO.

Presente perfetto. Sing. Dio volesse ch’ io

avessi , tu avessi, colui avesse. Plur. Avessi-

mo , aveste , avessero, o avessono.

   Presente imperfetto . Sing. Avrei , avre-

sti, avrebbe. Plur. Avremmo, avreste, avreb-

bero, o avrebbono.

   Preterito determinato. Sing. Dio voglia che

io abbia , tu abbi , colui abbia avuto . Plur.

Abbiamo, abbiate, abbiano avuto .

   Preterito indeterminato. Sing. Avrei , avre-

sti, avrebbe avuto. Plur. Avremmo, avreste ,

avrebbero avuto.

   Futuro. Sing. Voglia Iddio che io abbia, tu

abbi , colui abbia. Plur. Abbiamo , abbiate ,

abbiano.

                                G3                    CON-

 

/ BEGIN PAGE 102 /

 

CONGIUNTIVO.

Presente. Sing. Che io abbia, tu abbi, co-

lui abbia . Plur. Abbiamo , abbiate, abbiano.

   Preterito imperfetto. Sing. Se io avessi , tu

avessi, colui avesse. Plur. Avessimo, aveste ,

aveßero, o avessono.

   Preterito perfetto . Sing. Benchè io abbia ,

tu abbi , colui abbia avuto. Plural. Abbiamo,

abbiate , abbiano avuto.

   Trapassato . Sing. Se io avessi , tu avessi,

colui aveße avuto . Plur. Avessimo , aveste,

avessero avuto .

   Futuro. Sing. Quando io avrò , tu avrai ,

colui avrà avuto . Plur. Avremo , avrete,

avranno avuto.

INFINITO.

   Presente. Avere.

   Preterito . Avere avuto.

   Futuro . Avere ad avere, o eßere per

avere.

 

Osservazioni sopra ’l Verbo Avere.

 

AVea , aveano per aveva , avevano si di-

ce, non solamente in verso, ma anco-

ra frequentemente in prosa. Boccacc. Ad un

luogo molto bello, che il detto Gianni avea in

Camerata. E g. 4. n. 10. I quali, perciocchè

molto vegghiato aveano, dormivan forte .

   Avemo per abbiamo è stato detto in ver-

                                                          so,

 

/ BEGIN PAGE 103 /

 

so, e in prosa. Petrar. Ma del misero stato,

ove noi semo, Condotte dalla vita altra sere-

na , Un sol conforto, e della morte, avemo.

Bocc. g. I. in fin. E, come oggi avem fatto,

così all’ ora debita torneremo a mangiare.

   I Poeti dicono ave per ha, aggio per ho,

e aggiate per abbiate . Petrar. Non vedrian

la minor parte Della beltà, che m’ ave il cor

conquiso = V’ aggio profferto il cor , ma a voi

non piace Mirar sì basso colla mente altera =

Però, Signor mio caro , aggiate cura, Che si-

milmente non avvegna a voi.

   Gli errori popolareschi , da schifarsi nel-

le voci del Verbo avere , sono i seguenti.

Abbiáno per abbiamo ; io avevo per io ave-

va : avessimo , o ebbimo per avemmo : averò,

averai , averà, averemo , averete , averan-

no, averei &c. per avrò &c. avrei &c. E fi-

nalmente che io abbi, che coloro abbino per

che io abbia, che coloro abbiano.

   Il participio del Verbo avere, cioè avu-

to , serve ad amendue i generi, rispettiva-

mente alla persona, che regge il Verbo ;

onde tanto un’uomo, quanto una donna di-

rà : io ho avuto, quando il caso, ch’ è dopo,

altro non richiegga. Il che non avviene del

participio di essere , perchè un’uomo dice:

io sono stato , e una donna : io sono stata.

Quindi è, che i Verbi, i quali si conjuga-

no col Verbo essere, accordano il participio

                              G 4                     colla

 

/ BEGIN PAGE 104 /

 

colla persona del Verbo, e si dice: il padre

è amato da’ figliuoli ; i figliuoli sono amati

dal Padre : la donna è partita ; le speranze

sono cresciute . Laddove ne’ Verbi, che si con-

jugano col Verbo avere , il participio è in-

declinabile in riguardo alle persone del Ver-

bo, e si dice: L’uomo ha, gli uomini hanno

amato, temuto, sentito &c. La donna ha , le

donne hanno amato, temuto, sentito &c.

 

CAP. XXIX.

 

Uso de’ Verbi essere, e avere nella conjugazio-

ne degli altri Verbi, e quando avere

si ponga per essere.

 

NEl formare i preteriti de’ Verbi nasce

talvolta dubbio , se debba adoperarsi il

Verbo eßere , o il Verbo avere . Il Buom-

mattei tratt. 12. cap. 19., e il Manni Lez. 7.

stabiliscono la seguente regola.

   I Verbi assoluti si servono del Verbo eße-

re, e i transitivi del Verbo avere. Ecco esem-

pj de’ Verbi assoluti . Bocc. Essi fanno ritrat-

to da quello , onde nati sono = In luogo di

quello , che morto era , il sustituì = Non ci son

vivuta in vano io, no = Io son venuta a ri-

storarti de’ danni, i quali tu hai già avuti

per me. Ecco esempj de’ transitivi . Bocc. Io

ho amato, e amo Guiscardo = Queste novelle

                                                              leg-

 

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leggendo , hanno detto , che voi mi piacete

troppo = Sentendoti quel medesimo aver fatto,

ch’ ella fatto avea.

   Si truovano però alcuni esempj, per altro

pochi, ne’ quali si vede , questa regola non

essere stata sempre dagli antichi osservata.

Correre si truova con essere, e con avere .

Bocc. g. 7. n. 8. Sentendo, Arriguccio esser

corso dietro a Ruberto. E di sotto : Avendo

corso dietro all’ amante tuo. Dormire si truo-

va assoluto col Verbo avere Boccacc. Siccome

quella, che dal dolore era vinta , e che nien-

te la notte passata aveva dormito, si addor-

mentò. E quando è accompagnato colla par-

ticella si, vuole il Verbo essere. Bocc. g. 2.

n. 3. Alessandro levatosi , senza sapere alcu-

no, ove la notte dormito si fosse, rientrò in

cammino. Starnutire assoluto con avere. Bocc.

Quegli, che starnutito avea.

   Quanto all’ altro punto proposto, di quan-

do cioè avere si ponga per essere, non truo-

vo presso a’ Gramatici regola alcuna ben fer-

ma. Dice contuttociò il Bembo, che una tal

maniera la presero gli antichi Toscani dalla

lingua Provenzale: e in fatti i Franzesi me-

desimi usano molto avere per essere.

   E io osservo appunto, che i Toscani, se-

condo la maniera Franzese, usano avere per

essere solamente nelle terze persone, ponen-

do ancora il singulare di avere per, lo plu-

                                                          rale

 

/ BEGIN PAGE 106 /

 

rale di essere, come da’ seguenti esempj si

farà chiaro.

   Ha per è. Bocc. g. 3. n. 3. Qui non ha al-

tro da dire , se non che questo è stato troppo

grande ardire. E g. 3. n. 4. Ad una nostra,

non ha ancor lungo tempo, intervenne.

   Ha per sono Bocc. g. 8. n. 3. Quante miglia

ci ha? Accene più di millanta. E g. 8. n.9.

Avvi letti , che vi parrebber più belli , che

quello del Doge di Vinegia .

   Aveva per erano . Bocc. g.9. n.3. Con quanti

sensali aveva in Firenze teneva mercato = Al

mostrar del guanto rispose, che quivi non avea

falconi al presente, perchè guanto v’ avesse

luogo.

   Ebbe per furono. Bocc. Ebbevi di quegli ,

che intender vollono alla Melanese.

   Talvolta si trova usato avere in plurale

per essere in plurale. Bocc. g. 2. n. 10. Una

delle più belle, e delle più vaghe giovani di

quella Città ; comecchè poche ve n’ abbiano,

che lucertole non pajano.

   Ancora il plurale d’ avere si truova talora

usato per lo singulare di essere. Liv. M. Tut-

ti furo battuti colle verghe, nel mezzo della

piazza, ed ebbono tagliata la testa . Cioè

fu loro ; maniera Franzese: ils eurent la tê-

te tranchée.

   Per ultimo dee notarsi , che talvolta essere

sembra usato per avere, come in quel luo-

                                                           go

 

/ BEGIN PAGE 107 /

 

go del Boccaccio g. 4. n. 3. Essi godevano del

loro amore. E già buona pezza goduti n’ era-

no , quando avvenne &c.

 

CAP. XXX.

 

Conjugazione del Verbo amare, ch’ è la prima

regolare, co’ suoi anomali.

 

INDICATIVO.

PResente. Sing. Io amo, tu ami, colui ama.

Plural. Noi amiamo , voi amate , coloro

Amano .

   Preterito imperfetto. Sing. Io amava , tu

amavi , colui amava . Plur. Amavamo, ama-

vate , amavano.

   Preterito indeterminato . Sing. Amai , ama-

sti , amò . Plur. Amammo, amaste, amarono.

   Passato determinato. Singul. Ho , hai , ha

amato . Plur. Abbiamo , avete , hanno amato.

   Trapassato imperfetto. Sing. Aveva, ave-

vi , aveva amato. Plur. Avevamo , aveva-

te , avevano amato .

   Trapassato perfetto. Sing. Ebbi , avesti,

ebbe amato. Plur. Avemmo , aveste , ebbero

amato .

   Futuro imperfetto. Sing. Amerò, amerai,

amerà . Plur. Ameremo, amerete , ameranno.

   Futuro perfetto. Sing. Avrò, avrai, avrà

amato. Plur. Avremo , avrete , avranno amato.

                                                                IM-

 

/ BEGIN PAGE 108 /

 

IMPERATIVO.

   Presente. Sing. Ama tu, ami colui. Plur.

Amiamo , amate , amino.

   Futuro. Sing. Amerai tu, amerà colui. Plur.

Ameremo , amerete , ameranno.

OTTATIVO.

   Presente perfetto . Singul. Dio volesse che

io amassi , tu amassi, colui amasse. Plur. Amas-

simo , amaste, amassero.

   Presente imperfetto . Sing. Amerei , amere-

sti , amerebbe. Plur. Ameremmo , amereste ,

amerebbono.

   Preterito determinato . Sing. Dio voglia che

io abbia, tu abbi, colui abbia amato. Plur.

Abbiamo, abbiate, abbiano amato.

   Preterito indeterminato . Sing. Avrei, avre-

sti , avrebbe amato. Plur. avremmo , avreste,

avrebbero amato.

   Trapassato. Sing. Dio volesse che io avessi,

tu avessi, colui avesse amato . Plur. Avessimo,

aveste , avessero amato .

   Futuro. Sing. Ch’ io ami, tu ami , colui ami.

Plur. Amiamo , amiate , amino.

CONGIUNTIVO.

   Presente . Ch’ io ami &c., come nel Futu-

ro dell’ Ottativo .

   Preterito imperfetto. Che io amassi &c., co-

me nel Presente perfetto dell’Ottativo.

   Preterito perfetto . Sing. Quando abbia, ab-

bi , abbia amato. Plural. Abbiamo , abbiate,

abbiano amato. 

                                                         Tra-

 

 / BEGIN PAGE 109 /

 

   Trapassato. Sing. Quando avessi , avessi ,

aveße amato . Plur. Avessimo, aveste, aves-

sero amato.

   Futuro. Sing. Se amerò, amerai, amerà.

Plur. Ameremo, amerete, ameranno.

INFINITO.

   Presente. Amare.

   Preterito. Avere amato .

   Futuro. Avere ad, dovere, o essere per

amare.

 

Osservazioni sopra la prima conjugazione.

 

LA prima persona singulare del preterito

imperfetto dell’ indicativo non è già : io

amavo, come dice il volgo , ma io amava,

e questa terminazione in a in tal tempo,

senza ch’io l’abbia a replicar di vantaggio,

è comune a tutti i Verbi, ed è stabilita con

fermissima regola.

   Parimente dee dirsi nel plurale del prete-

rito indeterminato amammo , non già amassi-

mo , che è Presente perfetto dell’Ottativo ;

ed è parimente osservazione comune a tutti

i Verbi.

   Osservazione propria della prima conju-

gazione si è primieramente la mutazione ,

che si fa nella penultima sillaba nel futuro

imperfetto dell’ Indicativo , nel Futuro dell’

Imperativo , o nel Presente imperfetto dell’

                                                       Otta-

 

/ BEGIN PAGE 110 /

 

Ottativo, mettendovi l’ e in luogo dell’ a,

e dicendo : amerò &c. amerei &c. Pareva di

necessità, dice il Bembo , che si dovesse di-

re : amarò , amarei , come udiamo dir tutto

dì dal volgo , e ciò secondo l’analogia, e

l’ esempio delle altre tre conjugazioni , le

quali non ammettono in tali tempi mutazio-

ne alcuna . Ma l’ uso della lingua ha porta-

to , che si dica amerò, amerei, canterò, can-

terei , e così del restante ; ed è maniera più

graziosa , e gentile.

   Ancora nella terza persona plurale del Pre-

terito  indeterminato dell’ Indicativo si dice

amarono , e similmente studiarono , pensaro-

no &c. , e il dire col volgo amorono, studio-

rono, pensorono &c., è errore ben grande.

   Nel Futuro dell’ Infinito abbiamo posto do-

vere amare , perchè il Verbo Dovere è ausi-

liario , che si può congiugnere con tutti i

Verbi nell’infinito, e significa essere , esser pos-

sibile , necessario, conveniente, e simili ; il che

vogliamo aver detto per sempre .

 

Verbi anomali della prima conjugazione.

 

DARE è anomalo ne’ seguenti tempi. In-

dicativo . Presente . Sing. Io do, tu dai,

colui dà. Plur. Noi diamo , voi date , coloro

danno. Preterito indeterminato. Sing. Io die-

di , o die’ , tu desti , colui diede, o diè. Plur.

                                                        Noi

 

/ BEGIN PAGE 111 /

 

Noi demmo, voi deste , coloro diedero , diedo-

no , o dierono. Futuro . Sing. Darò, darai,

darà . Plur. Daremo, darete, daranno . Impe-

rativo . Dà tu, dia, o dea colui . Diamo,

date, dieno , o deano . Ottativo . Presente

perfetto. Dessi, dessi, deße. Dessimo , deste,

deßero, o dessono. Presente imperfetto . Da-

rei, daresti, darebbe. Daremmo, dareste, da-

rebbero, o darebbono.

APPENDICE.

   Dasti , daste , dessi , dasse , dassero non so-

no voci di buon calibro , perchè ne’ buoni

Autori si truova sempre desti &c., come sopra.

Lo stesso dico di diano per dieno.

   STARE. Indicativo. Presente. Io sto, tu

stai , colui sta . Noi stiamo, voi state, coloro

stanno. Passato indeterminato. Stetti , stesti,

stette. Stemmo , steste , stettero . Futuro. Sta-

, starai, starà . Staremo, starete , staran-

no . Imperativo. Sta tu , stia , o stea colui.

Stiamo, state, stieno , o steano . Ottativo.

Presente perfetto. Stessi, stessi, stesse . Stessi-

mo , steste , stessero, o stessono . Presente im-

perfetto . Starei, staresti, starebbe . Starem-

mo , stareste , starebbono , o starebbero.

APPENDICE.

   Similmente non sono buone voci stasti ,

staste , stiano , stassi , staße , staßero .

   FARE. Indicativo presente. Io fo, e poe-

ticamente faccio, tu fai, colui fa, e in ver-

                                                           so

 

/ BEGIN PAGE 112 /

 

so face . Facciamo, fate, fanno. Preterito im-

perfetto. Io faceva, e poeticamente fea , tu

facevi, colui faceva. Facevamo, facevate, fa-

cevano. Preteriti. Io feci, e in verso fei, e

ho fatto, tu facesti, e hai fatto, colui fece, fe,

poeticamente feo, e ha fatto. Facemmo, fa-

ceste , fecero, e all’antica ferono, feciono , o

fenno ; e abbiamo, avete , hanno fatto . Futu-

ro. Farò, farai , farà . Faremo, farete, fa-

ranno. Imperativo . Fa tu, faccia colui. Fac-

ciamo, fate , facciano . Ottativo. Presente per-

fetto. Facessi, facessi , facesse . Facessimo , fa-

ceste, facessero. Presente imperfetto. Farei,

fareste, farebbe , o faria. Faremmo, fareste,

farebbero , farebbono , o fariano. Gerundio.

Faccendo. Participio. Fatto.

APPENDICE.

   Si noti , e si fugga l’ errore di chi dice

faccino per facciano .

   ANDARE. Questo Verbo è composto di

tre Verbi difettivi, andare , ire , e gire. Si

conjuga come siegue ; notando però, che le

voci appartenenti al Verbo gire sono più del

verso , che della prosa.

INDICATIVO.

   Presente . Sing. Io vo, o vado, tu vai, co-

lui va. Plur. Noi andiamo , o gimo , voi an-

date , o gite, coloro vanno.

   Preterito imperfetto. Sing. Io andava , o

giva , tu andavi, o givi , colui andava , o

                                                    giva.

 

 / BEGIN PAGE 113 /

 

giva . Plur. Noi andavamo , o givamo , voi

andavate, o givate, coloro andavano , o gi-

vano .

   Preterito indeterminato . Sing. Io andai ,

tu andasti , o gisti , colui andò , , o gìo.

Plur. Noi andammo , o gimmo , voi andaste,

o giste, coloro andarono , o girono .

   I tempi composti fanno : Sono , era , fui,

sarò &c. andato , ito, o gito.

   Futuro imperfetto. Sing. Io andrò , tu an-

drai, colui andrà . Plur. Noi andremo , voi

andrete, coloro andranno. Sì noti , che Ande-

&c. anderemo &c. non sono voci troppo

buone.

IMPERATIVO.

   Presente . Va tu, Vada colui. Andiamo noi,

andate , ite , o gite voi , vadano coloro .

   Futuro. Andrai tu , andrà colui. Andremo

noi , andrete voi, andranno coloro.

OTTATIVO.

   Presente perfetto . Dio volesse , che io an-

dassi, tu andassi , colui andasse . Andassimo,

andaste , andassero .

   Presente imperfetto. Andrei, andresti, an-

drebbe. Andremmo, andreste, andrebbero.

   I tempi composti fanno . Sia, sarei, fossi

andato , ito, o gito.

   Futuro. Sing. Ch’ io vada, tu vadi, colui

vada. Plur. Andiamo , andiate , vadano .

   Congiuntivo, come ne’ tempi , ch’ e’ pren-

de in prestanza.                   H              IN-

 

/ BEGIN PAGE 114 /

 

INFINITO.

   Presente. Andare , ire , e gire.

   Preterito. Essere andato , ito , o gito.

   Futuro. Eßere per , dovere , o avere ad

Andare , ire , o gire .

   Gerundio. Andando, e presso qualche anti-

co si truova gendo.

 

CAP. XXXI.

 

Conjugazione del Verbo temere,

ch’ è la seconda regolare.

 

INDICATIVO.

PResente. Sing. Io temo , tu temi, colui te-

me. Plur. Noi temiamo , voi temete, co-

loro temono.

   Preterito imperfetto. Temeva, temevi, te-

meva. Temevamo , temevate , temevano.

   Preterito indeterminato. Sing. Temei , o te-

metti , temesti , temè , o temette. Tememmo,

temeste , temerono , o temettero .

   Preterito determinato . Ho, hai, ha temu-

to . Abbiamo, avete, hanno temuto.

   Trapassato imperfetto . Aveva , avevi,

aveva temuto. Avevamo , avevate , aveva-

no temuto.

   Trapassato perfetto. Ebbi, avesti, ebbe te-

muto . Avemmo, aveste , ebbero temuto.

                                                          Futu-

 

/ BEGIN PAGE 115 /

 

   Futuro imperfetto. Temerò , temerai , teme-

. Temeremo , temerete , temeranno.

   Futuro perfetto . Avrò , avrai , avrà te-

muto . Avremo , avrete , avranno temuto.

IMPERATIVO .

   Presente. Temi tu , tema colui. Temiamo,

temete , temano .

   Futuro. Temerai tu, temerà colui . Teme-

remo , temerete , temeranno.

OTTATIVO.

   Presente perfetto. Dio volesse ch’ io temessi,

tu temessi, colui temesse. Temessimo , temeste ,

temessero .

   Presente imperfetto. Temerei, temeresti,

temerebbe . Temeremmo , temereste , temereb-

bero .

   Preterito determinato . Dio voglia ch’ io ab-

bia, tu abbi , colui abbia temuto. Abbiamo,

abbiate, abbiano temuto.

    Preterito indeterminato . Avrei , avresti,

avrebbe temuto . Avremmo, avreste , avreb-

bero temuto.

   Trapassato . Dio volesse ch’ io avessi , tu

avessi , colui aveße temuto. Avessimo , aveste,

avessero temuto.

   Futuro . Ch’ io tema, tu temi, colui tema.

Temiamo , temiate, temano.

CONGIUNTIVO.

   Presente . Che io tema &c., come nel Fu-

turo dell’Ottativo.

                                H 2                     Pre-

 

/ BEGIN PAGE 116 /

 

   Preterito imperfetto. Ch’ io temessi &c., co-

me nel Presente perfetto dell’ Ottativo .

   Preterito perfetto. Quando io abbia &c.,

come nel Preterito determinato dell’ Ottativo.

   Trapassato . Se io avessi temuto &c., come

nel Trapassato dell’ Ottativo .

   Futuro . Se io temerò &c., come nel Futu-

ro imperfetto dell’ Indicativo.

INFINITO.

   Presente . Temere.

   Preterito. Aver temuto .

   Futuro. Avere a , dovere , o eßere per

temere.

 

Osservazioni sopra la seconda

Conjugazione .

 

I Verbi di questa conjugazione o tutti , o

quasi tutti, si trovano presso gli antichi

nel Preterito indeterminato dell’ Indicativo

terminati indifferentemente in ei, e in etti,

come temere. La terminazione in ei porta la

terza persona singolare in è accentato, e la

terza plurale in erono, come temè, temerono.

La terminazione in etti nella terza persona

singolare esce in ette, e nella plurale in et-

tero, come temette, temettero.

   Ma presso i primi maestri , e nell’uso de’

migliori Scrittori si truova molta varietà nel-

la formazione di questi preteriti , la quale non

                                                              s’in-

 

/ BEGIN PAGE 117 /

 

s’ incontra nel formare i preteriti indetermi-

nati de’ Verbi regolari della prima conjuga-

zione , i quali da quello del Verbo amare ,

senza varietà , si formano. Chi amasse di ve-

dere questa materia sottilmente trattata , leg-

ga il Bembo lib. 3., il Castelvetro nella Giun-

ta partic. 23., e il Cinonio nel Tratt. de’ Ver-

bi cap. 8. 9. e 10. Noi ci contenteremo delle se-

guenti osservazioni .

   I Verbi , che hanno la c per loro natural

consonante, come tacere, giacere, piacere , e

i loro composti , nella prima , e nella terza

persona del singulare , e nella terza persona

del plurale prendono il q , e hanno una lo-

ro particolare uscita, e si dice: tacqui, giac-

qui , piacqui ; tacque, giacque, piacque ; tac-

quero, giacquero, piacquero .

   Ne’ Verbi, che hanno per consonante la l,

come sono valere, dolere , e i loro compo-

sti , si forma il preterito , detrattone ere , con

aggiugnervi si, o se in singulare, e sero in plura-

le , e si dice : valsi , dolsi ; valse , dolse ; val-

sero, dolsero . Lo stesso può dirsi del Verbo

volere , di cui si truova presso a buoni auto-

ri volsi, volse, volsero, benchè non sieno in

ciò da volersi imitare : e altresì del Ver-

bo difettivo calere, di cui truovasi calse ter-

za persona singulare.

   Avere , cadere, tenere, sapere, volere for-

mano il preterito col raddoppiare la loro

                            H 3                   con-

 

/ BEGIN PAGE 118 /

 

consonante, e aggiugnervi l’i, o e in singulare,

ed ero in plurale , e si dice : ebbi , caddi , ten-

ni, seppi, volli : ebbe , cadde , tenne , seppe,

volle : Ebbero, caddero, tennero, seppero, vol-

lero. E si noti, che avere, per miglior suono,

muta la prima vocale. Parimente il Verbo ve-

dere, secondo l’ uso Toscano, fa veddi, vedde,

veddero ; benchè negli antichi si truovi vidi,

vide , videro , e così ne’ composti.

   Alcuni Verbi sembrano in ciò fuor d’ ogni

regola ; come parere, che fa parvi , parve,

parvero ; e rimanere , che fa rimasi, rimase,

rimasero .

   Gli altri Verbi hanno la desinenza in ei,

è, erono, o pure in etti , ette , ettero ; e que-

sta seconda desinenza sembra la più famiglia-

re a’ Toscani.

 

CAP. XXXII.

De’ Verbi anomali della seconda

Conjugazione .

 

CADERE anomalo in tre tempi dell’ In-

dicativo. Presente . Sing. Io cado , tu ca-

di , colui cade . Plur. Noi cadiamo, usato di

rado , voi cadete, coloro cadono. Preterito in-

determinato. Caddi , cadesti, cadde . Cadem-

mo , cadeste , caddero , caddono , e anche ca-

derono , ma di rado. Futuro. Cadrò, o cade-

, cadrai , o caderai, cadrà , o caderà . Ca-

                                                       dremo,

 

/ BEGIN PAGE 119 /

 

dremo, o caderemo, cadrete, o caderete , ca-

dranno , o caderanno. Similmente nell’ Otta-

tivo fa cadrei , o caderei &c.

   PARERE anomalo in quattro tempi . In-

dicativo. Presente . Io pajo , tu pari , colui

pare. Noi pajamo , voi parete, coloro pajo-

no . Preterito . Parvi, paresti, parve . Parem-

mo, pareste , parvero . Futuro . Parrò, par-

rai, parrà . Parremo , parrete , parranno . E

così nell’ Ottativo. Parrei , parresti , parreb-

be &c. Il dir parerò , parerai, parerà , pare-

rei &c. senza la sincope dal buono uso in-

trodotta, è reputato errore. Imperativo. Pre-

sente . Pari tu, paja colui. Pajamo , parete ,

pajano. Il participio , con cui si formano i

tempi composti , è paruto, benchè si truovi

talvolta parso , singolarmente ne’ Poeti . In

luogo di parvi , parve , parvero il dire parsi,

parse, parsero è uso men che buono.

   SAPERE anomalo in due tempi dell’ Indi-

cativo. Presente . Io so , tu sai , colui sa .

Sappiamo, sapete, sanno . Preterito . Seppi, sa-

pesti , seppe. Sapemmo , sapeste , seppero. In

questo Verbo dee dirsi : saprò &c. saprei &c.,

e il dir , senza sincopa , saperò &c. saperei &c.

son modi contadineschi.

   SEDERE anomalo in due tempi . Indica-

tivo . Io seggo , tu siedi, colui siede . Noi seg-

giamo , o sediamo , voi sedete , coloro seggo-

no , o seggiono. Imperativo. Presente . Siedi

                                 H 4                      tu,

 

/ BEGIN PAGE 120 /

 

tu, segga colui. Sediamo, o seggiamo noi, se-

dete voi, seggano coloro .

   TENERE anomalo in sei tempi . Indicati-

vo. Presente. Tengo , tieni , tiene. Tenghia-

mo , tenete, tengono. Preterito . Tenni, tene-

sti , tenne. Tenemmo , teneste, tennero. Futu-

ro. Terrò , terrai, terrà. Terremo , terrete ,

terranno. Imperativo . Presente. Tieni tu,

tenga colui . Tenghiamo, tenete , tengano . Il

Futuro va come quello dell’ Indicativo . Ot-

tativo. Presente imperfetto. Terrei, terresti,

terrebbe. Terremmo , terreste, terrebbero, o

terrebbono. Futuro . Che io tenga, tu tenghi,

colui tenga. Che noi tenghiamo , voi tenghia-

te , coloro tengano.

   DOVERE anomalo in sei tempi, e con

mutazione della sua propria vocale. Indica-

tivo. Presente. Io debbo, o deggio, tu dei,

o debbi, colui dee, o debbe . Noi dobbiamo,

voi dovete, coloro debbono , deggiono, o deono .

Preterito . Dovetti , dovesti , dovette . Do-

vemmo, doveste , dovettero. Futuro . Dovrò ,

dovrai, dovrà . Dovremo , dovrete, dovranno.

Imperativo. Presente . Debbi tu , debba, o

deggia colui. Dobbiamo, dobbiate, debbano , o

deggiano. Ottativo . Presente imperfetto. Do-

vrei, dovresti, dovrebbe . Dovremmo, dovre-

ste, dovrebbero , o dovrebbono . Futuro . Ch’ io

debba , debbia, o deggia , tu debbi , o dei,

colui debba, debbia, o deggia . Che noi dobbia-

                                                                  mo,

 

/ BEGIN PAGE 121 /

 

mo , voi dobbiate, coloro debbano , debbiamo,

deggiano , o deano .

   POTERE anomalo in quattro tempi. In-

dicativo. Presente . Io posso , tu puoi, colui

può, e in verso puote . Noi possiamo ( e non

mai potiamo, ch’ è voce barbara ) voi potete,

coloro possono. Futuro. Potrò , potrai , potrà.

Potremo, potrete , potranno. Ottativo. Presen-

te imperfetto. Potrei, potresti, potrebbe. Po-

tremmo, potreste , potrebbero , o potrebbono .

Futuro. Ch’ io possa, tu possi, colui poßa. Pos-

siamo , possiate , possano . E si noti , che il di-

re : poterò, poterai &c. per potrò, potrai &c.,

e poterei , poteresti &c. per potrei, potresti &c.

è maniera da Contadini.

   VOLERE anomalo in sei tempi. Indica-

tivo. Presente. Io voglio, o pure , io vo’,

tu vuogli, oggi vuoi , colui vuole . Vogliamo,

volete , vogliono . Preterito . Io volli, tu vo-

lesti , colui volle. Volemmo , voleste , vollero,

o vollono. Futuro . Vorrò, vorrai, vorrà. Vor-

remo , vorrete, vorranno . Imperativo. Pre-

sente. Vuogli , o vogli tu, voglia colui. Vo-

gliamo noi, vogliate voi, vogliano coloro.

Ottativo. Presente imperfetto. Vorrei, vor-

resti, vorrebbe. Vorremmo, vorreste , vorreb-

bero , o vorrebbono . Futuro. Ch’ io voglia, tu

vuogli , o vogli , colui voglia. Vogliamo , vo-

gliate , vogliano .

   Si noti , che , volsi , e volse per volli , e

                                                       volle

 

/ BEGIN PAGE 122 /

 

volle appartengono propriamente al Verbo

volgere, e non già al Verbo volere. E’ ve-

ro , che si truovano negli Scrittori del buon

secolo , ma perchè vi si truovano usati di

rado , e talvolta da’ Poeti per necessità del-

la rima , non vogliono usarli . Volsero per

vollero è di lega ancora peggiore.

   VEDERE in cinque tempi anomalo . In-

dicativo. Presente . Io vedo, veggo , o veg-

gio, tu vedi , colui vede. Veggiamo , vedete,

veggono . Preterito. Io veddi, o vidi, tu ve-

desti, colui vedde, o vide. Vedemmo, vede-

ste, veddero, o videro. Futuro. Vedrò , ve-

drai, vedrà. Vedremo , vedrete , vedranno.

E così nell’ Imperfetto dell’ Ottativo si dice :

vedrei &c., e il dire : vederò &c., vederei &c.

non è di uso buono . Imperativo . Presente .

Vedi tu, vegga colui. Veggiamo noi, vedete

voi , veggano coloro. Ottativo . Futuro . Ch’ io

vegga , tu vegghi, colui vegga . Veggiano,

veggiate, veggano.

 

/ BEGIN PAGE 123 /

 

CAP. XXXIII.

 

Conjugazione del Verbo leggere,

ch’ è la terza regolare.

 

INDICATIVO.

 

Presente . Io leggo , tu leggi , colui legge .

Noi leggiamo , voi leggete , coloro leg-

gono .

   Preterito imperfetto. Io leggeva, tu legge-

vi , colui leggeva . Leggevamo , leggevate ,

leggevano.

   Preterito indeterminato . Lessi , leggesti ,

lesse. Leggemmo, leggeste, lessero.

   Preterito determinato . Ho, hai, ha letto.

Abbiamo, avete, hanno letto.

   Trapassato imperfetto. Io aveva, tu ave-

vi, colui aveva letto. Avevamo , avevate,

avevano letto.

   Trapassato perfetto . Ebbi, avesti , ebbe

letto . Avemmo, aveste, ebbero letto.

   Futuro imperfetto. Leggerò, leggerai, leg-

gerà . Leggeremo , leggerete, leggeranno.

   Futuro perfetto. Avrò, avrai, avrà let-

to. Avremo , avrete, avranno letto.

IMPERATIVO.

   Presente. Leggi tu, legga colui. Leggia-

mo, leggete, leggano.

                                                      Futu-

 

/ BEGIN PAGE 124 /

 

   Futuro. Leggerai tu, leggerà colui . Leg-

geremo, leggerete, leggeranno.

OTTATIVO.

   Presente perfetto . Dio voleße ch’ io leg-

gessi, tu leggessi, colui leggesse . Leggessimo,

leggeste, leggessero.

   Presente imperfetto . Leggerei, leggeresti,

leggerebbe. Leggeremmo, leggereste, leggereb-

bero.

   Preterito determinato . Dio voglia ch’ io

abbia , tu abbi, colui abbia letto . Che noi ab-

biamo , voi abbiate , coloro abbiano letto.

   Preterito indeterminato . Avrei , avresti ,

avrebbe letto. Avremmo, avreste, avrebbero

letto.

   Trapassato . Dio volesse ch’ io avessi, tu

avessi , colui avesse letto. Che noi avessimo,

voi aveste , coloro avessero letto.

   Futuro. Ch’ io legga, tu legghi, colui leg-

ga . Che noi leggiamo, voi leggiate , coloro

leggano.

CONGIUNTIVO.

   Presente. Ch’ io legga &c., come nel Fu-

turo dell’Ottativo .

   Preterito imperfetto. Ch’ io leggessi &c., co-

me nel Presente perfetto dell’Ottativo.

   Preterito perfetto . Quando io abbia let-

to &c., come nel Preterito determinato dell’

Ottativo.

                                                       Tra-

 

/ BEGIN PAGE 125 /

 

   Trapassato. Se io avessi letto &c., come

nel Trapassato dell’Ottativo .

   Futuro . Se io leggerò &c. , come nel Fu-

turo imperfetto dell’Indicativo.

INFINITO.

   Presente . Leggere .

   Preterito . Aver letto.

   Futuro . Avere a, dovere, o esser per leg-

gere.

 

Osservazioni sopra la terza

Conjugazione .

 

S’ Incontra grandissima varietà nella for-

mazione de’ preteriti di questa conjuga-

zione, come può vedersi ne’ sopraccitati Gra-

matici , da’ quali abbiamo tratte le seguenti

osservazioni.

   I Verbi, che nella prima persona singula-

re dell’ Indicativo presente escono in go col-

la g doppia , come fa il conjugato Verbo

leggere , sono anche simili ad esso nel pre-

terito in ssi, salva a ciascun Verbo la penul-

tima vocale sua propria . Così traggo fa trassi ;

eleggo elessi ; reggo ressi ; affliggo , affiggo,

configgo, trafiggo fanno afflissi, affissi, con-

fissi, trafissi ; struggo, distruggo fanno strussi,

distrussi, e così degli altri.

   Altri Verbi ancora della terza, i quali

nella prima lor voce non hanno, come i pre-

cedenti, l’ultima consonante doppia, pure

                                                       hanno

 

/ BEGIN PAGE 126 /

 

hanno terminazione regolare nel preterito ,

e questi sarà più utile addurli , che il porli

sotto regola . Dico ha dissi ; scrivo scrissi,

vivo vissi ; muovo mossi ; cuoco cossi ; condu-

co, induco, introduco, riduco, e simili, hanno

condussi, indussi, introdussi, ridussi. Impri-

mo, esprimo, opprimo , reprimo, e sì fatti

hanno impressi , espressi, oppressi, ripressi,

alla Latina, con mutazione della loro vocale.

Scuoto , riscuoto , percuoto , e simili hanno

scossi, riscossi, percossi. Concedo , cedo , pro-

cedo, succedo, e simili si truovano presso ad

antichi scrittori , e presso ancora a’ Poeti ,

coll’ uscita regolare nel preterito, concessi &c.,

e col participio concesso &c., ma ne’ miglio-

ri scrittori, e nel miglior uso hanno la ter-

minazione come i Verbi della seconda, cioè

concedetti, procedetti, succedetti &c., e il par-

ticipio conceduto, proceduto, succeduto &c.

   Que’ Verbi, i quali nella prima loro vo-

ce finiscono in do seguente a vocale, nel

preterito escono in si, a cui precede la vo-

cale propria del Verbo . Così chiedo fa chiesi;

assido assisi, conquido conquisi, divido divisi;

recido recisi; rido risi ; uccido uccisi ; rodo rosi;

chiudo chiusi ; e così i loro composti.

   I Verbi terminati nella prima voce in en-

do, ondo , nel preterito escono in si, a cui

precede la vocale propria del Verbo . Così

accendo ha accesi ; ascendo ascesi ; apprendo

                                                         appresi;

 

/ BEGIN PAGE 127 /

 

appresi; attendo attesi; contendo contesi; spen-

do spesi ; difendo difesi ; intendo intesi ; offen-

do offesi ; prendo presi; riprendo ripresi ; so-

spendo sospesi; tendo tesi ; stendo stesi ; e co-

sì i loro composti. Parimente nascondo ha na-

scosi; rispondo risposi : ma si noti , che fondo,

rifondo, profondo, confondo mutano la propria

vocale in u, e fanno fusi, rifusi, profusi,

confusi. A tali Verbi si aggiungono, pongo,

che ha posi, e metto, prometto, e loro com-

posti, che hanno misi, e promisi.

   I Verbi , i quali nella loro prima voce

hanno innanzi l’ ultima vocale due diverse

consonanti , la prima delle quali sia una del-

le tre liquide LNR , colla medesima lettera ,

aggiugnendovi si, formano il preterito. Così

primieramente scelgo ha scelsi ; divelgo di-

velsi ; colgo colsi ; dolgo dolsi ; sciolgo sciolsi ;

tolgo tolsi ; volgo volsi ; e così i loro compo-

sti . E a questi possono aggiugnersi cale , e

vaglio , che fanno calse, e valsi, benchè non

abbia il secondo la l prima dell’altra con-

sonante. In secondo luogo vinco ha vinsi ;

frango fransi ; piango piansi ; spengo spensi;

cingo cinsi; dipingo dipinsi; fingo finsi; sospin-

go sospinsi; stringo strinsi; tingo tinsi ; distin-

guo distinsi ; estinguo estinsi ; giungo giunsi;

ungo unsi; mungo munsi; pungo punsi, e simi-

li, co’ loro composti . E a questi si possono

aggiugnere consumo, e presumo, i quali non

                                                           aven-

 

/ BEGIN PAGE 128 /

 

avendo la terminazione simile a questi Ver-

bi, hanno talvolta simile il preterito , e fan-

no consunsi , presunsi ; benchè il primo più

frequentemente si adoperi della prima con-

jugazione , e faccia consumai ; e il secondo

faccia spesso presumetti alla maniera della

seconda . In terzo luogo finalmente torco fa

torsi; ardo arsi ; mordo morsi ; spargo sparsi ;

aspergo aspersi; accorgo accorsi ; scorgo scorsi;

porgo porsi ; sorgo , o surgo sorsi , o sursi ;

scerno scersi ; corro corsi ; ricorro ricorsi ; e si-

mili, co’ loro composti. Perdo presso a’ Poe-

ti ha persi, e nel participio perso, ma l’uso

migliore si è perdei, e perduto.

   Non pochi Verbi della terza hanno il pre-

terito terminato in ei, o in etti, ch’è pro-

prio della seconda conjugazione. Così empie-

re fa empiei (e parimente i suoi composti) batte-

re battei; perdere perdei; premere premei, e

premetti; vendere vendei, e vendetti; tonde-

re tondei; splendere , e composti , splendei ;

rendere rendei , e rendetti ; ricevere ricevetti,

e anche ricevei; credere credetti ( che alcu-

no antico disse cresi ) pascere pascei ; pende-

re , e dipendere pendei , dipendei. A questi si

aggiungano concedo , cedo, e gli altri simili

eccettuati di sopra . Fendere ha fendei, ma

talvolta anche fessi. Discernere, benchè pres-

so a Dante , citato dal Cinonio, abbia di-

scernei, non è però in uso, e può dirsi man-

cante del preterito.                              Fuor

 

/ BEGIN PAGE 129 /

 

   Fuor d’ogni regola sembrano i seguenti

Verbi nel preterito, cioè essere, che ha fui,

conoscere conobbi, rompere ruppi ; nascere nac-

qui ; nuocere nocqui ; e piovere, che ha piov-

vi, e anche piovei.

 

CAP. XXXIV.

Verbi anomali della terza Conjugazione.

 

LA maggior parte de’ seguenti anomali han-

no la prima voce sincopata, ma perchè

la voce intera ( benchè il più non debba usarsi,

per essere antica, e dismessa ) è della terza

conjugazione ; perciò l’analogia , e l’ano-

malia di questi Verbi si considera per rap-

porto alla terza , e non già a quella conju-

gazione, alla quale la voce sincopata appar-

tiene.

   DIRE, anticamente dicere, anomalo in sei

tempi , e con esso ridire, disdire, e gli al-

tri composti . Indicativo. Presente. Io dico,

tu dici, o , colui dice. Diciamo, dite, di-

cono . Preterito. Dissi, dicesti, disse. Dicem-

mo , diceste, dissero. Futuro. Dirò, dirai,

dirà . Diremo, direte, diranno. Imperativo.

Presente. Dì tu, dica colui. Diciamo, dite,

dicano. Ottativo . Presente imperfetto. Di-

rei, diresti, direbbe. Diremmo, direste, di-

rebbero, o direbbono . Futuro. Ch’ io dica,

                                    I                       tu

 

/ BEGIN PAGE 130 /

 

tu dichi, colui dica. Diciamo, diciate, dica-

no.

   PORRE, anticamente ponere, anomalo in

sei tempi, e con esso comporre, proporre , ed

altri composti. Indicativo. Presente. Io pon-

go, tu poni , colui pone . Noi poniamo , o pon-

ghiamo , voi ponete , coloro pongono. Preteri-

to. Posi, ponesti, pose . Ponemmo , poneste ,

posero, posono, o puosono. Futuro . Porrò,

porrai, porrà. Porremo, porrete, porranno.

Imperativo. Presente. Poni tu , ponga colui.

Poniamo , pognamo , o ponghiamo noi , ponete

voi , pongano coloro. Ottativo. Presente im-

perfetto. Porrei, porresti , porrebbe. Porrem-

mo , porreste, porrebbero, o porrebbono. Futu-

ro. Ch’ io ponga, tu ponghi, colui ponga. Pon-

ghiamo, ponghiate, pongano.

   SCIOGLIERE, comunemente sciorre, ano-

malo in cinque tempi, e con esso proscior-

re, disciorre, ed altri composti , e ancora

altri Verbi di simile desinenza, come coglie-

re ; ricogliere &c. Indicativo . Presente. Io

scioglio, o sciolgo , tu sciogli , colui scioglie.

Noi sciogliamo, voi sciogliete , coloro sciolgo-

no , o sciogliono. Preterito . Sciolsi, sciogliesti,

sciolse. Sciogliemmo , scioglieste , sciolsero . Fu-

turo . Sciorrò, sciorrai , sciorrà . Sciorremo,

sciorrete, sciorranno . Imperativo. Sciogli tu,

sciolga colui . Sciogliamo , sciogliete , sciolga-

no. Ottativo. Futuro. Ch’ io sciolga, tu scio-

                                                           gli,

 

/ BEGIN PAGE 131 /

 

gli, colui sciolga. Noi sciogliamo, o sciolghia-

mo , voi sciogliate , coloro sciolgano.

   TOGLIERE , comunemente torre, e con

esso distorre, e altri composti . Indicativo.

Presente. Io tolgo , o toglio, tu togli , colui

toglie, tolle, o toe. Noi tolghiamo, voi to-

gliete , coloro tolgono, o tollono . Preterito im-

perfetto. Io toglieva &c. Preterito perfetto.

Tolsi, togliesti , tolse. Togliemmo , toglieste,

tolsero. Futuro . Torrò , torrai, torrà. Torre-

mo, torrete, torranno. Imperativo. Presente.

Togli, o toi tu, tolga colui. Tolghiamo noi ,

togliete voi, tolgano coloro. Ottativo . Pre-

sente perfetto. Togliessi &c. Presente imper-

fetto . Torrei. Futuro . Ch’ io tolga , tu tol-

ga, colui tolga. Che noi tolghiamo, voi tolghia-

te , coloro tolgano.

   SCEGLIERE. Indicativo. Presente. Io scel-

go , tu scegli, colui sceglie . Noi scegliamo,

voi scegliete, coloro scelgono. Preterito. Scelsi,

scegliesti, scelse . Scegliemmo, sceglieste, scel-

sero. Futuro. Sceglierò &c. Imperativo. Pre-

sente. Scegli tu, scelga colui. Scegliamo noi,

scegliete voi, scelgano coloro. Ottativo. Pre-

sente perfetto. Scegliessi &c. Presente imper-

fetto . Sceglierei &c. Infinito. Scegliere , o

scerre, e avere scelto.

   VOLGERE, e con esso rivolgere, ed al-

tri composti. Indicativo. Presente. Io volgo,

tu volgi, colui volge . Noi volgiamo, voi vol-

                               I  2                       gete,

 

/ BEGIN PAGE 132 /

 

gete, coloro volgono. Preterito. Volsi , volge-

sti, volse . Volgemmo , volgeste, volsero . Fu-

turo. Volgerò &c. Imperativo . Presente . Vol-

gi tu, volga egli. Volgiamo , volgete , volga-

no. Ottativo. Presente. Volgessi &c. Volgerei &c.

Futuro. Ch’ io volga , tu volga, colui volga.

Che noi volgiamo, che voi volgiate, che co-

loro volgano .

   ADDURRE, già adducere, con ridurre,

condurre, produrre, e simili . Indicativo . Pre-

sente. Io adduco, tu adduci, colui adduce. Addu-

ciamo, adducete, adducono. Preterito . Addussi,

adducesti , addusse. Adducemmo , adduceste , ad-

dussero . Futuro. Addurrò , addurrai , addur-

. Addurremo , addurrete , addurranno . Im-

perativo. Presente . Adduci tu, adduca colui.

Adduciamo , adducete, adducano. Ottativo.

Presente. Adducessi &c. Addurrei &c. Futuro.

Ch’ io adduca, tu adduchi , colui adduca. Ad-

duciamo, adduciate, adducano.

   SPEGNERE, e con esso spignere, dipi-

gnere, tignere, cignere, strignere, e simi-

li , mutando l’ e in i. Indicativo . Presen-

te . Io spengo, tu spegni , colui spegne . Spen-

ghiamo , spegnete, spengono. Preterito. Spensi,

spegnesti , spense . Spegnemmo, spegneste,

spensero . Futuro . Spegnerò &c. Imperati-

vo . Presente . Spegni tu, spenga colui.

Spenghiamo, spegnete, spengano. Ottativo.

Presente. Spegnessi &c. Spegnerei. Futuro. Ch’

                                                                     io

 

/ BEGIN PAGE 133 /

 

io spenga, tu spenghi, egli spenga . Spenghia-

mo , spenghiate, spengano.

   CONOSCERE. Indicativo . Presente . Co-

nosco, conosci , conosce. Conosciamo, conoscete,

conoscono . Preterito. Conobbi , conoscesti, co-

nobbe . Conoscemmo, conosceste, conobbero. Ot-

tativo . Futuro. Ch’ io conosca, tu conoschi,

colui conosca . Conosciamo , conosciate , cono-

scano .

   BERE ( che da alcuni sì dice , bevere, e

si conjuga regolarmente ) nel migliore uso

de’ Toscani, è anomalo come siegue . Indica-

tivo . Presente . Io beo , tu bei, egli bee. Noi

bejamo, voi beete, coloro beono. Preterito im-

perfetto. Io beeva , tu beevi , egli beeva.

Beevamo, beevate, beevano. Preterito deter-

minato . Ho beuto &c. Preterito indetermina-

to. Io bevvi, tu beesti, colui bevve. Beemmo,

beeste, bevvero. Futuro. Berò, berai, berà.

Beremo, berete, beranno. Imperativo. Pre-

sente. Bei tu, bea colui. Bejamo, beete, bea-

no. Futuro. Berai tu, berà egli. Beremo , be-

rete , beranno. Ottativo. Presente. Beessi &c.

Berei &c. Futuro . Ch’ io bea , tu bei , egli

bea. Bejamo, bejate, beano. Infinito. Bere,

e aver beuto. Gerundio beendo.

 

                             I  3                       CAP.

 

/ BEGIN PAGE 134 /

 

CAP. XXXV.

 

Conjugatione del Verbo sentire,

ch’ è la quarta regolare.

 

INDICATIVO.

PResente. Io sento, tu senti , colui sente.

Sentiamo, sentite, sentono.

   Preterito imperfetto. Io sentiva , tu senti-

vi , colui sentiva. Sentivamo , sentivate, sen-

tivano.

   Preterito indeterminato. Io sentj, tu senti-

sti, egli sentì . Sentimmo, sentiste, sentirono.

   Preterito determinato. Ho , hai, ha senti-

to . Abbiamo , avete, hanno sentito .

   Trapassato imperfetto. Aveva, avevi, ave-

va sentito. Avevamo, avevate , avevano sen-

tito.

   Trapassato perfetto. Ebbi, avesti, ebbe sen-

tito . Avemmo, aveste, ebbero sentito.

   Futuro imperfetto. Sentirò , sentirai, senti-

. Sentiremo, sentirete , sentiranno.

   Futuro perfetto. Avrò, avrai, avrà sen-

tito. Avremo, avrete, avranno sentito .

IMPERATIVO.

   Presente. Senti tu , senta egli. Sentiamo,

sentite , sentano.

   Futuro. Sentirai tu, sentirà egli. Sentire-

mo, sentirete, sentiranno.

                                                  OTTA-

 

/ BEGIN PAGE 135 /

 

OTTATIVO.

   Presente perfetto. Dio volesse ch’  io sen-

tissi, tu sentissi, colui sentisse. Che noi sentis-

simo , voi sentiste, eglino sentissero .

   Presente imperfetto. Sentirei , sentiresti,

sentirebbe . Sentiremmo , sentireste, sentireb-

bero.

   Preterito determinato. Ch’ io abbia , tu ab-

bi , egli abbia sentito . Che abbiamo, abbia-

te , abbiano sentito .

   Preterito indeterminato . Avrei, avresti,

avrebbe sentito. Avremmo , avreste, avreb-

bero sentito.

   Trapassato . Dio voleße ch’ io avessi, tu

avessi , egli avesse sentito. Che avessimo, ave-

ste, aveßero sentito.

   Futuro . Dio voglia ch’ io senta , tu senti,

egli senta . Che noi sentiamo , voi sentiate ,

coloro sentano.

CONGIUNTIVO.

   Presente. Ch’ io senta &c. come nel Futu-

ro dell’ Ottativo.

   Preterito imperfetto. Ch’ io sentissi. &c., co-

me nel Presente perfetto dell’ Ottativo.

   Preterito perfetto . Quando io abbia senti-

to &c. come nel Preterito determinato dell’

Ottativo .

   Trapassato . Quando io avessi sentito &c.,

come nel Trapassato dell’Ottativo.

                                 I  4                        Fu-

 

/ BEGIN PAGE 136 /

 

   Futuro. Se io sentirò &c. come nel Futuro

imperfetto dell’ Indicativo.

INFINITO.

   Presente . Sentire .

   Preterito. Avere sentito.

   Futuro. Avere a, dovere, o essere per sen-

tire.

 

CAP. XXXVI.

 

Anomali della quarta Conjugazione.

 

DAgl’ infrascritti anomali si scorgeranno

alcune eccezioni dalla formazion rego-

lare de’ preteriti, senza che qui facciamo os-

servazione alcuna.

   APRIRE, COPRIRE, RICOPRIRE,

SCOPRIRE, regolati in tutti i tempi, fuor-

chè nel Preterito indeterminato dell’ Indica-

tivo, che fa così : Io aprj , o apersi, tu apri-

sti , colui aprì , o aperse. Noi aprimmo , voi

apriste , essi aprirono, apersero , o apersono.

   SALIRE. Indicativo. Presente. Io salgo, o

saglio , tu sali, egli sale . Salghiamo, salite,

salgono, o sagliono. Preterito indeterminato .

Salj, salisti, salì . Salimmo, saliste , saliro-

no . Futuro. Salirò &c., e talvolta si dice :

sarrò &c. Imperativo. Presente . Sali tu, sal-

ga, o saglia colui. Salghiamo, salite, salga-

no, o sagliano. Ottativo . Presente secondo.

                                                         Sali-

 

/ BEGIN PAGE 137 /

 

Salirei, saliresti &c., e talvolta sarrei, sar-

resti &c. Futuro . Che io salga, o saglia , tu

salghi , egli salga, o saglia. Che noi salghia-

mo, o sagliamo, voi salghiate, o sagliate,

coloro salgano, o sagliano.

   VENIRE. Indicativo. Presente. Io ven-

go, o vegno , tu vieni , egli viene . Noi ve-

niamo, venghiamo, o vegnamo, voi venite,

essi vengono . Preterito imperfetto . Io veni-

va &c. Preterito indeterminato. Venni , ve-

nisti , venne. Venimmo, veniste, vennero. Fu-

turo. Verrò, verrai &c. Imperativo. Presen-

te. Vieni tu, venga egli. Venghiamo , o ve-

gnamo noi, venite voi, vengano essi. Ottati-

vo. Presente. Venissi &c.

   Imperf. Verrei &c. Futuro . Ch’ io venga ,

tu venghi , egli venga. Venghiamo, venghia-

te, vengano.

   MORIRE. Indicativo. Presente. Io muo-

jo, e poeticamente moro , tu muori, egli muo-

re . Muojamo , morite, muojono . Preterito in-

determinato. Io morj , e non mai morsi, tu

moristi, egli morì, e non già morse. Morim-

mo , moriste , morirono, e non morsero, per-

chè tali voci appartengono al Verbo morde-

re . Futuro. Morirò, e meglio morrò &c. Im-

perativo . Presente . Muori tu, muoja , e in

verso mora , colui. Muojamo , morite, muoja-

no, e poeticamente morano. Ottativo. Pre-

sente perfetto. Ch’ io morissi, tu morissi, egli

                                                          moris-

 

/ BEGIN PAGE 138 /

 

morisse. Morissimo, moriste, morissero, o mo-

rißono. Presente imperfetto. Morrei, morre-

sti, morrebbe. Morremmo, morreste, morreb-

bono, o morriano . Futuro. Che io muoja, tu

muoi, o muoja, egli muoja. Muojamo , muo-

jate, muojano.

   UDIRE anomalo con mutazione della pri-

ma vocale . Indicativo . Presente. Io odo, tu

odi, colui ode. Udiamo, udite, odono. Impe-

rativo. Presente. Odi tu, oda egli. Udiamo,

udite, odano. Ottativo. Futuro. Ch’ io oda,

tu oda, colui oda. Udiamo , udiate , odano.

Negli altri tempi è regolare colla prima vo-

cale u.

   USCIRE anomalo colla suddetta mutazio-

ne. Indicativo . Presente. Io esco , tu esci,

egli esce. Usciamo, uscite, escono. Imperati-

vo presente . Esci tu, esca egli . Usciamo,

uscite, escano . Ottativo . Futuro . Ch’ io esca,

tu esca, egli esca . Usciamo, usciate, esca-

no . Negli altri tempi, cominciando in u,

è regolare ,

 

Verbi terminati in isco .

NOn hanno tali Verbi se non tre tem-

pi, e in questi non tutte le voci, man-

cando della prima, e della seconda persona del

plur. Per esempio nutrisco ha le seguenti voci.

Indicat. Presente. Sing. Io nutrisco, tu nutrisci,

egli nutrisce . Plur. Coloro nutriscono. Impe-

                                                             rati-

 

/ BEGIN PAGE 139 /

 

rativo . Presente. Nutrisci tu, nutrisca egli.

Plur. Nutriscano coloro . Ottativo . Futuro.

Sing. Ch’ io nutrisca, tu nutrischi, egli nutri-

sca. Plur. Coloro nutriscano.

   In due classi si dividono questi Verbi. La

prima classe è di quelli, de’ quali si truova

altro Verbo equivalente della stessa voce,

che non termina in isco, come nutrisco ha

nutro ; offerisco offro ; profferisco proffero ; fe-

risco fero ; inghiottisco inghiotto, e così de-

gli altri . La seconda classe è di quelli, che

non hanno altro Verbo della stessa voce equi-

valente, come ambisco, gioisco, fiorisco, im-

pallidisco, e altri molti. La regola adunque

si è, che i Verbi della prima classe prendo-

no in prestanza le voci, delle quali manca-

no, da’ loro Verbi equivalenti ; onde si di-

ce , a cagion d’ esempio : nutriamo , offeria-

mo , ferite , inghiottite &c.; ma i Verbi del-

la seconda classe non hanno con che suppli-

re al lor mancamento, onde non si dice, per

esempio : ambiamo, fioriamo &c., ma convien

ricorrere ad altro Verbo equivalente di vo-

ce diversa, o esprimere con più parole il

sentimento.

   Si noti, che tutti questi Verbi hanno l’ in-

finito in ire, come nutrire, fiorire , e il par-

ticipio passato in ito, come nutrito , fiorito,

e perciò appartengono a questa conjuga-

zione.

                                                    CAP.

 

/ BEGIN PAGE 140 /

 

CAP. XXXVII.

 

De’ Verbi difettivi.

 

HA la lingua Toscana molti Verbi difet-

tivi, cioè che non hanno tutte le vo-

ci. Ne addurremo alcuni, non già arrogan-

doci di determinare con aria decisiva, ch’ e’

non abbiano altre voci, che quelle, le qua-

li saranno da noi qui notate, ma producen-

do quelle voci, che da noi sono state osser-

vate negli Scrittori autorevoli, e che sono

dal miglior uso ricevute.

   GIRE ha queste voci: gite, giva, o gia,

givi, giva, o gìa, givamo, givano , o gìa-

no, gj, gisti, , o gìo, gimmo, giste, girò,

girai, girà , giremo, girete, giranno , gissi,

gisse, gissimo , giste, gissero , girei , giresti,

girebbe, giremmo , gireste, girebbono. Ne’ pre-

teriti ha : io son gito, o gita &c. , nell’ infi-

nito gire, esser gito, e avere a gire. Le al-

tre voci si sogliono supplire co’ Verbi ire, e

andare, come si è veduto di sopra. In qual-

che antico si truova giamo, e gendo, ma non

vogliono adoperarsi. E‵ Verbo anzi poetico,

che no.

   IRE ha queste voci : ite indicativo, e im-

perativo , iva , ivano, iremo, irete, ire, es-

sere ito. Fuorchè in queste voci, dicesi nel Vo-

                                                               cabo-

 

 / BEGIN PAGE 141 /

 

cabolario, non suole usarsi; e alla mancan-

za delle sue voci si supplisce col Verbo an-

dare. Notisi, che il participio ito è più in

uso fra’ Toscani, che andato, e ha più gra-

zia.

   REDIRE Verbo antico, di cui oggi si usa-

no in verso le voci riedi, e riede, e di ra-

do redirono.

   ARROGERE , benchè il Buommattei nol

voglia difettivo , tale contuttociò è giudica-

to dagli Accademici nel Vocabolario. La pri-

ma voce arrogo non la truovo usata. Il pre-

terito indeterminato dell’ Indicativo ha ar-

rosi . L’infinito arrogere e molto in uso ; e

così il gerundio arrogendo, ma il participio

presente non l’ ho potuto rinvenire, bensì il

passato nel seguente esempio Lib. mott. Co-

mandò, che gli fosse arroto un pane per dì.

Con questo participio formandosi i preteriti,

non sarebbe questo Verbo difettivo gran fat-

to , il che forse volle intendere il Buom-

mattei.

   OLIRE, che val rendere odore, ha oliva,

olivi, olivano , e forse niun’ altra voce.

    CALERE è Verbo difettivo, perchè è sem-

pre impersonale, e non ha altro , che le ter-

ze persone singulari . Fa cale , caleva, calse,

è caluto, calerà, o carrà, calesse, calereb-

be, o carrebbe.

   CAGGERE Verbo antico, di cui son ri-

                                                       mase

 

/ BEGIN PAGE 142 /

 

mase alcune voci, che si usano da’ Poeti, e

talvolta ancora da’ Prosatori, e vale lo stes-

so , che cadere. Il Vocabolario adduce esem-

pj della voce caggia, e del gerundio cag-

gendo.

   SOLERE ha queste voci . Presente dell’ In-

dicativo. Io soglio , tu suogli, oggi suoli ,

egli suole. Sogliamo, solete, sogliono. Prete-

rito imperfetto. Io soleva, o solea, tu sole-

vi, egli soleva, o solea. Solevamo, soleva-

te, solevano, o soleano . Futuro dell’ Ottati-

vo. Ch’ io soglia, tu suogli, o sogli, egli so-

glia. Che noi sogliamo, voi sogliate, essi so-

gliano.

 

CAP. XXXVIII.

 

De’ Verbi passivi, e degl’ impersonali.

 

LA lingua toscana non ha Verbo alcuno

di voce passiva, onde per dare a un Ver-

bo significazione passiva, s’ aggiugne al suo

participio passato il Verbo essere . Per esem-

pio, se vogliamo voltare in passivo questa

proposizione: io amo Pietro, non avendo noi

un Verbo, che colla sua sola voce signifi-

chi, come il Verbo amor de’ Latini, diciamo:

Pietro è amato da me ; e così conjugando il

Verbo sustantivo per tutti i tempi col detto

participio, in amendue i generi, venghiamo

                                                      a rile-

 

 

/ BEGIN PAGE 143 /

 

a rilevare la significazione del Verbo pas-

sivo .

   Quanto a’ Verbi impersonali, quelli della

prima sorta, cioè gl’ impersonali di lor na-

tura, come tuona , nevica , piove &c. si con-

jugano per le terze persone singulari , cia-

scuno secondo la sua propria maniera ; on-

de si dice: tonava, nevicava, pioveva: to-

, nevicò, piovve: è tonato, nevicato, pio-

vuto &c. I mezzi impersonali, come appar-

tiene, conviene, disdice &c. si conjugano si-

milmente per le terze persone singulari, co-

me i sopraddetti ; ma talvolta vi si pone la

particella si, o spiccata innanzi, o affissa al

fine, per proprietà di linguaggio, e si di-

ce: si appartiene, si conviene , si disdice &c.,

ovvero appartiensi, conviensi &c. Gl’ imper-

sonali della terza sorta si conjugano come i

precedenti, e si aggiugne loro la particella

si, spiccata, o affissa, non già per puro ri-

pieno, ma con qualche senso passivo, dicen-

do per cagion d’ esempio: si dice, o dicesi ;

si ama, o amasi ; si corre, o corresi &c., e

questi corrispondono agl’ impersonali di voce

passiva de’ Latini : amatur, curritur &c.

 

                                                           CAP.

 

/ BEGIN PAGE 144 /

 

CAP. XXXIX.

 

Del participio.

 

IL participio è così detto, perchè parteci-

pa del nome, e del Verbo, in quanto

che essendo formato da un Verbo, e decli-

nandosi a guisa di nome , accenna con bre-

vità qualche significato del medesimo Verbo,

come amante, amato, amabile.

   Tre generi ha il participio ; mascolino,

come amato, riverito, stupendo &c., femmi-

nino, come amata, riverita, stupenda &c.,

e comune, come amante, dolente, amabile &c.,

che possono ad amendue i generi addattarsi.

La declinazione del participio si fa come del

nome , per numeri , e casi, o coll’ articolo,

o col segnacaso.

   Quanto alla significazione i participj sono

di tre sorte, attivi, passivi , e comuni. Atti-

vi sono quelli, che significano operazione,

come amante, vegnente &c., passivi quelli,

che accennano passione : come amabile, re-

verendo &c., comuni quelli, che possono ado-

perarsi e in attiva , e in passiva significazio-

ne , come trovato, sentito &c., perchè se,

per esempio dirò : Egli, trovato un cavallo,

andossene ; o: sentito il romore, s’ affacciò, la

significazione è attiva ; ma se dicessi : Egli,

                                                          trova-

 

 / BEGIN PAGE 145 /

 

trovato con quella persona, o sentito mentre

andava, fu preso, la significazione sarebbe

passiva .

   Quanto al tempo, il Bembo, e ’l Buom-

mattei dicono concordemente , che i partici-

pj l’ hanno bensì, comecchè formati da Ver-

bo, ma non però proprio loro, o del loro Ver-

bo, ma quello del Verbo, che regge il sen-

timento . Così posso dire: Pietro è dolente,

fu dolente, sarà dolente : fu amato, è amato,

sarà amato ; dove uno stesso invariato parti-

cipio serve a tutti e tre i tempi, per cagion

del Verbo, che regge la sentenza . E‵ vero

contuttociò, che i participj amato, temuto,

e simili, perchè servono il più al tempo

passato, perciò si chiamano passati, o pre-

teriti . Ancora ci sono participj di lor natu-

ra ristretti al tempo avvenire, come futuro,

venturo &c., ma questi più Latini sono, che

Toscani.

   Per ciò, che appartiene alla formazione

de’ participj, noi accenneremo, conjugazione

per conjugazione, tutto ciò, che stimeremo

opportuno a stabilir qualche regola, benchè

non sempre al medesimo modo, perchè la

materia nol sostiene, in cui, come in quel-

la de’ preteriti, s’ incontra molta varietà .

   Nella prima conjugazione il participio si

forma dall’infinito, che termina in are, to-

gliendo via l’ ultima sillaba re, e surrogan-

                                                         dovi

 

/ BEGIN PAGE 146 /

 

dovi nte, to, ta, bile, ovvero ndo. Così da

amare si forma amante, amato, amata, ama-

bile : e da ammirare, e venerare i passivi

ammirando, venerando, e simili.

   Nella seconda conjugazione i participj di

tempo indifferente si formano dall’ infinito

ere, levandone l’ ultima sillaba re, e sosti-

tuendovi nte, come godere, godente, sedere,

sedente &c.; ma ne’ participj preteriti, si tol-

gon via tutte e tre le lettere ere , e vi si

mette in vece uto, o uta , come godere, go-

duto, goduta ; temere, temuto, temuta &c. Si

eccettua il Verbo rimanere, il quale ha per

participio preterito rimaso, o rimasto.

   Nella terza conjugazione s’ incontra mol-

ta varietà di participj, sicchè il Buommattei

non istabilisce regola alcuna , ma fa una li-

sta ben lunga delle varie terminazioni di ta-

li participj. Noi c’ingegneremo di prendere

qualche lume sopra ciò da’ preteriti indeter-

minati dell’ Indicativo, che a suo luogo ad-

ducemmo, colle seguenti brievi osservazioni.

   Que’ Verbi, che nella prima voce escono

in go con g doppia , e nel preterito in ssi,

come leggo lessi, formano il loro participio

dal preterito, togliendo via ssi, e ponendo-

vi tto, come lessi letto, ressi retto, trassi trat-

to, afflissi afflitto, distrussi distrutto , e così

discorrendo.

   I Verbi , ch’ escono nel preterito in si se-

                                                       guen-

 

 / BEGIN PAGE 147 /

 

guente a vocale formano il preterito col mu-

tare il si in so ; come rasi raso ; assisi assiso ;

divisi diviso ; risi riso ; uccisi ucciso; rosi ro-

so ; chiusi chiuso ; e così discorrendo . Si ec-

cettuano chiesi co’ suoi composti, che muta-

no il si in sto , e fanno chiesto ; e anche ri-

sposi, posi, e composti, che hanno risposto,

posto &c., e misi co’ suoi composti, ne’ quali

si muta la prima vocale in e, e si raddop-

pia la s, dicendo : messo &c.

   I preteriti terminati in lsi formano il par-

ticipio, gettando via si, e surrogandovi to :

scelsi scelto ; divelsi divelto ; colsi colto ; sciolsi

sciolto ; tolsi tolto &c. Si eccettuano calse , e

valse , che hanno per participio caluto , e

valuto.

   I preteriti terminati in nsi , dettrattone si,

e sostituendovi to, rendono il participio:

fransi franto ; piani pianto ; spensi spento ;

finsi finto ; dipinsi dipinto ; giunsi giunto ; punsi

punto, e così degli altri.

   I preteriti terminati in rsi rendono il par-

ticipio surrogando al si, alcuni so, altri to.

De’ primi sono arsi arso ; sparsi sparso ; di-

spersi disperso ; morsi morso ; corsi corso &c.

De’ secondi sono sparsi sparto ; accorsi accor-

to ; scorsi scorto ; risursi risurto ; sursi surto,

e via discorrendo.

   I Verbi, che hanno il preterito terminato

in ei, o in etti alla guisa della seconda con-

                               K   2                 juga-

 

 / BEGIN PAGE 148 /

 

jugazione rendono il participio, togliendo

via la detta terminazione, e in vece metten-

dovi uto, o uta : perdei, perduto, perduta ;

ricevei, ricevuto, ricevuta, e così degli al-

tri.

   Que’ Verbi poi , che adducemmo nelle os-

servazioni sopra la terza conjugazione, varj

nella loro prima voce, e nel preterito ter-

minati concordemente in ssi , rendono varia-

mente il participio , anche colla mutazione

della loro vocale. E perchè sopra ciò non

si può stabilire alcuna regola, meglio sarà

annoverare i più usitati. Alcuni escono in

etto, come detto, astretto &c.; altri in otto,

come addotto , condotto , ridotto , cotto, rot-

to &c.; altri in esso, isso, osso, ußo, come

concesso, permesso, infisso, crocefisso, mosso,

percosso, scusso, discusso &c. A questi si ag-

giunga il Verbo nascere, che ha per parti-

cipio nato, e il Verbo fare , trarre, e com-

posti, i quali si possono ridurre nell’ infinito

alla terza conjugazione, dicendo facere, trae-

re, c hanno per participio fatto, tratto &c., i

quali, siccome nato, sono portati dal Latino.

   Nella quarta conjugazione i participj di

tempo indifferente si formano dall’infinito,

dettratte le ultime tre lettere ire, e postovi

in vece nte, ndo, o nda. Così da offerire

viene offerente , da languire languente &c., e

da riverire i passivi reverendo, e reverenda.

                                                        I par-

 

/ BEGIN PAGE 149 /

 

I participj preteriti si formano col detrarre

dalla voce dell’ infinito solamente re, e coll’

aggiugnervi to, e ta, e così da sentire vie-

ne sentito, e sentita. Si eccettuano compari-

re, che ha comparso , aprire aperto, concepi-

re conceputo, e concetto, morire morto, offeri-

re offerto, profferire profferto.

 

CAP. XL.

 

Del Gerundio.

 

GErundio, come presso a’ Latini, così an-

cora nella Lingua Toscana , altro non

è che una significazione del Verbo, la qua-

le non riceve gli accidenti del nome.

   De’ tre gerundj de’ Latini , di, do, dum,

uno solo ne hanno i Toscani, cioè in do,

il quale ne’ Verbi della prima conjugazione

termina in ando,  come amando, e in que’

delle altre in endo, come temendo, leggendo,

sentendo . A questi gerundj talvolta si mette

avanti la particella in, con dire in amando,

in temendo, in leggendo, in sentendo ; e allo-

ra sembra, che abbiano forza d’ infiniti, e che

voglian dire : nell’ amare , nel temere , nel

leggere , nel sentire.

   A questa scarsezza di gerundj si supplisce

coll’ adoperare l’ infinito de’ Verbi , con al-

cune particelle , come in questi esempj. Bocc.

                                 K  3                    n. ult..

 

/ BEGIN PAGE 150 /

 

n. ult Metti in ordine quello, che da fare ci

è = Tempo parve alla Reina d’ andare a dor-

mire = Calandrino, veggendo che ’l Prete non

lasciava pagare, si diede in sul bere.

   I gerundj non hanno il tempo proprio dal

loro Verbo, ma, come i participj, si rego-

lano col tempo del Verbo, che regge il sen-

timento.

 

CAP. XLI.

Della preposizione.

 

LA preposizione, di cui già demmo l’ idea,

quando trattammo delle parti della ora-

zione, si chiama così, perchè ordinariamen-

te si mette avanti a quella parte dell’ ora-

zione, sopra cui cade ; e nel fare la costru-

zione sempre si dee mettere avanti , perchè

induce varietà di caso, e di significazione

in tal parte , che non avrebbe , se non si

premettesse la preposizione . Così dicendo :

Vado a Roma, quella preposizione a fa che

Roma sia accusativo, e termine di moto, che

non sarebbe senza ciò. Ci sono però alcu-

ne preposizioni , le quali si mettono affisse

alla loro parte , come in meco, teco, seco ,

nosco , vosto .

   Semplici possono essere le preposizioni,

o composte , e di queste altre sono sepa-

rabili, altre inseparabili. Separabili si dico-

                                                            no

 

/ BEGIN PAGE 151 /

 

no quelle, che si possono scrivere, e proffe-

rir da se stesse con qualche significazione : co-

sì, per esempio, nelle parole addosso, frat-

tanto ; a, e fra , si possono pronunziare, e

scrivere separatamente con senso di vere pre-

posizioni, dicendo : a dosso, fra tanto . Inse-

parabili sono quelle, che da se nulla signifi-

cano, benchè attaccate a una parte dell’ ora-

zione, ne varjno il significato: così , per ca-

gion d’ esempio , in disgrazia, misfatto, ri-

prendere, quelle particelle dis , mis , ri da

se stesse non vengono a dir nulla, e pure at-

taccate al principio delle dette parole, ne va-

riano più che molto la significazione . E simili

particelle talvolta significano contrario , co-

me in disgrazia, misfatto ; talvolta accresci-

mento, come in strafare ; talora diminuzio-

ne , come in sorridere ; o replicazione, come

in rifatto ; o pure ordine, come in antipor-

re o prosporre ; o finalmente negazione, co-

me in infelice , ingiusto , improprio .

   Varj possono essere i significati delle pre-

posizioni, ma i più frequenti son quelli , che

sieguono.

   STATO IN LUOGO. Accanto, allato,

presso, vicino, addosso, appiè, dentro , in,

nel, sopra, dirimpetto , a fronte, di sotto, e

simili.

   MOTO DA LUOGO. Da, di, indi, fuo-

ri, e simili. E le preposizioni composte, co-

                             K 4                         me

 

/ BEGIN PAGE 152 /

 

me da canto , da lato , di là, d’ in su, e sì

fatte.

   MOTO PER LUOGO . Per, lungo, rasen-

te, su per &c. E si adoperano anche delle

preposizioni appartenenti a stato in luogo, o

a moto da luogo, come quando si dice : pas-

sai accanto al palagio, vicino alla chiesa , so-

pra le rovine , di là &c.

   MOTO A LUOGO . A, ad, infino , ver-

so &c. E anche servono le preposizioni di

stato, e degli altri moti, come quando si di-

ce: andai vicino a Roma , sopra le rovine &c.

   CAGIONE. A, con, da, di, mediante,

per &c.

   MODO. Di nascoso del padre ; secondo sua

pari ; secondo donna ; secondo Uom di villa ;

secondo il costume di là ; cosa da ridere; qui-

stione da te ; e altre maniere di dire dinotan-

ti alcun modo.

   TEMPO. Da, di, dietro, circa, dopo, fi-

no, sino, innanzi, infra, verso, vicino &c.

   NUMERO . Circa, da, intorno, presso,

oltre, sopra, vicino &c.

   PRIVAZIONE. Senza , fuori, lungi, da,

di &c.

   COMPARAZIONE. Appetto , a paragone,

in comparazione , e simili.

   ACCRESCIMENTO. Oltre a, più di,

assai più, molto più &c.

   Molti altri sono i significati delle preposi-

                                                       zioni ;

 

/ BEGIN PAGE 153 /

 

zioni ; ma e di esse, e de’ loro significati si

tratterà più pienamente nel libro secondo.

Ma non si dee tralasciar qui la differenza,

che passa tra la preposizione, e il segnaca-

so , perchè ben si conosca la natura della

preposizione.

   I segnacasi, come accennammo, sono ve-

ramente preposizioni, che si adoperano per

conoscere i casi de’ nomi , e de’ pronomi. Ora

due effetti fanno le preposizioni , come ab-

biamo detto , cioè dimostrare il caso del no-

me , o del pronome, e variarne , o, per dir

meglio, determinarne la significazione. Quan-

do la preposizione dimostra unicamente il ca-

so , e non varia la significazione, si chiama

segnacaso ; e ciò succede quando la prepo-

sizione si mette avanti un nome , o pronome,

il quale in Latino avrebbe il puro caso sen-

za preposizione, e a noi convien mettere il

segno perchè non abbiamo voci variate per

casi. Ma quando la preposizione , oltre al se-

gnare il caso , varia la significazione, allo,

ra si chiama più propriamente preposizione.

Così quando il Boccaccio dice : Parmeno fa-

migliare di Dioneo, quel di è segnacaso , per-

chè il Latino direbbe : servus Dionæi. E così

ancora quando dice : Se d’ altrui fosse stata piut-

tosto , che mia ; perchè in Latino si direbbe:

si alterius fuisset. Ma quando dice : Che noi

di questa terra uscissimo , e Maestri lavora-

                                                               te

 

/ BEGIN PAGE 154 /

 

te di forza, quel di è preposizione , perchè

significa nel primo esempio moto da luogo,

e nel secondo istrumento , o modo , e in La-

tino si direbbe : De hac regione exiremus :

operamini cum vi .

 

CAP. XLII.

 

Del Ripieno.

 

ALla preposizione si può in qualche modo

ridurre il ripieno , il quale consiste in

alcune particelle proprie della lingua Tosca-

na , le quali non sono assolutamente neces-

sarie alla tela gramaticale, che potrebbe sta-

re senz’esse ; ma pure sembra che aggiun-

gano all’orazione forza, grazia, ornamento,

o, se non altro, una certa nativa proprietà

di linguaggio.

   Si possono i ripieni dividere in quattro

classi. La prima classe è di quelli , che ag-

giungono al parlare quell’ energia , la quale

da’ professori si chiama evidenza , in quanto

fa meglio sentire una cosa , e la mette , in

certo modo, sotto agli occhi . La seconda è

di quelli, che aggiungono ornamento al di-

scorso, e fiancheggiandolo , il rendono pie-

no, e robusto. La terza classe è degli accom-

pagnanomi, e la quarta degli accompagna-

verbi, che sono alcune particelle accompa-

                                                       gnate

 

/ BEGIN PAGE 155 /

 

gnate co’ nomi, e co’ Verbi , le quali trala-

sciar si potrebbono , ma lo usarle è proprio

della lingua nostra .

 

Particelle , che si adoperano

per evidenza.

 

ECCO . Questa particella si suole adopera-

re in principio di clausola, e dà forza al

parlare , mostrando talora prontezza all’ ope-

razione , ed affetto . Bocc. Ecco io non so ora

dir di no , per tal donna me n’ hai pregato =

Ecco, Giannotto , a te piace , ch’ io divenga

Cristiano, ed io son disposto a farlo. Talvolta

dinota irrisione. Bocc. Ecco bello innamorato:

or non ti conosci tu tristo ? non ti conosci tu do-

lente ?

   BENE. Questa particella accresce forza

d’ espressione al discorso . Usasi in principio

di clausola avanti l’ interrogativo . Bocc. Be-

ne, Belcolore , demi tu far sempre morire a

questo modo ?

   O in risposta affermativa. Bocc. g. 9. n.7.

E ancora da capo te ne consiglio, che tu oggi

ti stea in casa , o almeno ti guardi d’ andare

nel nostro bosco. La donna diße: bene, io il

farò.

   E con aggiugnervi in principio la particel-

la . Bocc. Daratti egli il cuore di toccarla

con un brieve, ch’ io ti darò? Disse Calandrino ;

sì bene .                                                          E

 

/ BEGIN PAGE 156 /

 

   E coll’ antiporgli la particella ora, o po-

sporgli la particella sta . Bocc. Or bene, co-

me faremo ? E g. 7. n. I. La donna disse al ma-

rito : bene sta, tu dì tue parole tu ; io per me

non mi terrò mai salva , nè sicura, se noi non

la ’ncantiamo.

   Per entro il discorso bene si aggiugne a’ no-

mi , a’ pronomi, a’ Verbi, o avverbj. Bocc.

g. 7. n. 2. Egli ci sono de’ ben leggiadri, che

mi amano = Egli è qua un malvagio uomo,

che mha tagliata la borsa con ben cento fio-

rini d’oro = Ma se vi piace, io ve ne inse-

gnerò bene una. E g. 4. n. 10. Voi sapete bene

il legnajuolo, dirimpetto al quale era l’ arca .

E g. 7. n. 3. Questi son vermini , ch’ egli ha in

corpo , i quali gli s’ appressano al cuore, e uc-

ciderebbonlo troppo bene, ma non abbiate pau-

ra, ch’ io glincanterò, e farogli morir tutti.

   BELLO si adopera addiettivamente come ri-

pieno di forza . Bocc. g. 2. n. 9. Per belle scrit-

te di lor mano s’ obbligarono l’ uno all’ altro. E

g. 8. n. 10. Le portò cinquecento be’ fiorin d’oro.

E ivi n. 3. Chi facesse le macini bell’ e fatte

legare in anella, e portaßele al Soldano, n’ a-

vrebbe ciò , che volesse.

   PURE aggiugne evidenza, ed equivale al

quidem, e al sanè de’ Latini. Bocc. g. 5. n. 10.

Fa pure , che tu mi mostri qual ti piace, e

lascia poi fare a me = La cosa andò pur così =

Ella n’ è divenuta femmina di Mondo , pur per

ciò.

                                                             Pre-

 

/ BEGIN PAGE 157 /

 

   Preposta questa particella ad avverbio di

tempo aggiugne forza , e vale appunto . Bocc.

g. 5. n. 2. La quale ( perciocchè pure allora

smontati n’ erano i signori di quella ) d’ albero,

e di remi la trovò fornita.

   GIA’ ha forza talora del quidem sanè de’

Latini . Bocc. Ora fossero essi pur già disposti

a venire . E g. 10. n. 5. Il Nigromante disse :

già Dio non voglia, poichè io ho veduto Gil-

berto liberale del suo onore , e voi del vostro

amore , ch’ io similmente non sia liberale del

mio guiderdone. Passav. pag. 200. Non si tie-

ne polvere, e cenere colui , che si veste di drap-

pi di seta, e di scarlatto : che chi farebbe co-

tali sacca alla cenere, se non fosse già matto?

   Si pospone al non per un certo raddolci-

mento di pronunzia. Bocc. Le quali , non già

da alcuno proponimento tirate , ma per caso in

una delle parti della chiesa adunatesi, comin-

ciarono a ragionare.

   Gli si affigge la particella mai, e allora va-

le l’ unquam de’ Latini. Bocc. A Chiesa non

usava giammai.

   MAI posposto, o preposto al sempre, gli

dà forza. Bocc. Se voi mi prestate cinque li-

re , io sempre mai poscia farò ciò, che voi

vorrete. Petrar. Una parte del Mondo è, che si

giace Mai sempre in ghiaccio , ed in gelate

nevi.

   Gli si affigge il , o il no, il che si usa

                                                         nel

 

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nel rispondere ad alcuna interrogazione, e

aggiugne forza. Bocc. g. 3. n. 8. Come, disse

Ferondo , dunque sono io morto ? Disse il Mo-

naco : maisì . Passav. pag.67. Cominciò a pen-

sare, se i dannati dello ’nferno dovessono do-

po mille anni essere liberati : e rispose al pen-

sier suo di no . Appresso gli dicea il pensiere :

o dopo centomilia anni? e rispondea, che mai-

nò. Poi pensò, se dopo mille migliaja d’ anni

fosse possibile la loro diliberazione, e diceva

di no. Or dopo tante migliaja d’ anni , quante

gocciole hae nel mare d’ acqua , potrebbe esse-

re , che n’ uscissono ? E rispuose a se medesi-

mo , che ma ’no.

   Talvolta , sciolto l’ affisso , vi si intramet-

te altra parola . Bocc. Mai Messer sì, rispo-

se Ser Ciappelletto, ch’ io ho detto male d’ al-

trui .

   MICA , e PUNTO aggiungono efficacia

alla negazione . Bocc. Una ne dirò, non mi-

ca d’uomo di poco affare = Madonna, Tedaldo

non è punto morto , ma è vivo , e sano.

   TUTTO aggiugne energia . Bocc. Il fami-

glio trovò la gentil giovane tutta timida star

nascosa = Tutto rassicurato estimò, il suo av-

viso dovere avere effetto = La donna udendo

costui parlare , il quale ella teneva mutolo,

tutta stordì = Senz’ aspettare d’ essere solleci-

tata da’ suoi, così tutta vaga cominciò a par-

lare = Dimorando il giovane tutto solo nella

                                                            corte

 

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corte del suo palagio, una femminella gli do-

mandò limosina = Tutto a piè fattosi loro in-

contro , ridendo disse = Il letto, con tutto Mes-

ser Torello , fu tolto via.

   VIA congiunto co’ Verbi accresce loro for-

za , o ne varia in qualche parte il significa-

to. Bocc. Via a casa del Prete nel portarono =

E così questa seccaggine tor via = Se spacciar

volle le cose sue, gliele convenne gittar via.

 

Particelle , che si adoperano

per ornamento .

 

EGLI si adopera per ornamento, e pienez-

za di stile , sempre invariato , senza ri-

guardo a genere, nè a numero, e in princi-

pio, e per entro, e nel fine della clausola .

Bocc. Egli è il vero , ch’ io ho amato, ed amo

Guiscardo = Egli non sono ancora molti anni

passati, che in Firenze fu una giovane = A me

par egli esser certo , ch’ egli è ora a casa a

desinare. E g. 5. n. 4. O figliuola mia , che

caldo fa egli ?

   ESSO si adopera indeclinabile in amendue

i generi, e numeri , dopo la particella con,

avanti alcuni pronomi , e anche senza i pro-

nomi. Bocc. g. 3. n. 4. Ella voleva con esso

lui digiunare = Ritrovandosi colla donna, mol-

to di questa incantazione rise con esso lei. E

g. 7. in princ. Cominciarono a cantare , e la

valle

 

/ BEGIN PAGE 160 /

 

valle insieme con esso loro. E g. 8. n. 8. Fat-

ti alla finestra, e chiamala, e dì, che venga

a desinare con esso noi = E Madama Fiorda-

liso disse ad Andreuccio : Di vero tu cenerai

con esso meco = Non ti dare malinconia, fi-

gliuola , no, ch’ egli servirà bene con esso te-

co Domeneddio. Gio. Vill. La disavventura era

tanta, e con esso la discordia de’ Fiorentini,

che non l’ ardirono a soccorrere .

   ORA si adopera per ripigliare, o conti-

nuare il discorso. Bocc. Come non sapete voi

quello, che questo voglia dire? Ora io ve l’ ho

udito dire mille volte : chi la sera non cena,

tutta notte si dimena = Ora le parole furono

aßai , ed il rammaricchio della donna grande .

   Talvolta pare che esprima desiderio Bocc.

g. 8. n. 9. Deh or t’ avessono essi affogato, come

essi ti gittaron , dove tu eri degno d’ esser

gittato.

   Talora imprime nell’ interrogazione un non

so che di energia. Bocc. g. 7. n. 8. Monna Si-

smonda disse : chi è là ? Alla quale l’ un de’

frategli rispose : tu ’l saprai bene , rea fem-

mina, chi è. Disse allora Monna Sismonda : ora

che vorrà dir questo ? Domine ajutaci.

   SI‵ adoperasi per ornamento, e ha un non

so che di grazia toscana . Bocc. Oltre a quel-

lo , ch’ egli fu ottimo filosofo naturale , sì fu

egli leggiadrissimo , e costumato = Se ti piace,

ti piaccia, se non, sì te ne sta = Conforta-

                                                              ti,

 

/ BEGIN PAGE 161 /

 

ti, che fermamente, se tu fossi stato un di que-

gli, che il puosero in croce, avendo la contri-

zione , ch’ io ti veggio , sì ti perdonerebbe egli =

La prima cosa , ch’ io farò domattina, io andrò

per esso, eil ti recherò .

   DI si adopera per una certa maniera affat-

to propria della nostra lingua. Bocc. g. 5. n. 3.

Per queste contrade , e di , e di notte , e

d’amici , e di nemici vanno di male brigate

assai , le quali molte volte ne fanno di gran

dispiaceri, e di gran danni.

   NON si pone talora dove nulla opera , per

proprietà non solamente della lingua Tosca-

na, ma di quasi tutti i dialetti d’ Italia, e

ciò dee notarsi da’ forestieri. Bocc. g. 2. n.6.

Diragli da mia parte, che si guardi di non

aver troppo creduto, o di non credere alle

favole di Giannotto. E g. 7. n. 9. Io temo for-

te, che Lidia con consiglio , e voler di lui que-

sto non faccia per dovermi tentare. E g. 4. n.

8. Questo nostro fanciullo , il quale appena an-

cora non ha quattordici anni.

   ALTRIMENTI si usa talvolta per pura pro-

prietà di lingua . Bocc. g. 2. n. 5. Le sue co-

se, e se parimente, senza sapere altrimenti

chi egli si fosse, rimise nelle sue mani.

 

 

                              L                          Accom-

 

/ BEGIN PAGE 162 /

 

Accompagnanomi.

 

Usa la lingua Toscana di mettere avanti

i nomi, e i pronomi le voci uno, e

una, non già come nomi numerali, ma per una

certa accompagnatura propria sua, che non

ebbero la lingua Greca, nè la Latina, e per-

ciò si chiamano accompagnanomi. Bocc. Io

credo, che gran noja sia ad una bella, e di-

licata donna, come voi siete , aver per marito

un mentecatto = Era Arriguccio , contuttochè

fosse mercatante, un fiero uomo, ed un forte .

   Talvolta vale il quidam de’ Latini . Bocc.

Un dì nella camera chiamatala , interamente

come il fatto stava le dimostrarono = Gli ven-

ne a memoria un Ser Ciapperello da Prato .

   Talora è accompagnanome numerale, e

vale il circiter de’ Latini. Bocc. Senza che

quando non vogliamo un mille, o un dumilia

fiorini da loro, noi non gli abbiamo prestamente.

   In vece di uno accompagnanome si usa ta-

lora alcuno . Vit. Crist. Che gli menassero l’asi-

na, e ’l poltruccio , ch’erano legati in alcun

luogo in pubblico . Mirac. M. Alcuna donna li-

sciava la faccia sua di varj colori.

   A uno si aggiugne qualche volta certo, ed

esprime il quidam de’ Latini. Stor. Eur. Più

per un certo che di riputazione, che perchè

e’ ne sperasse, o temesse molto. E si tralascia

                                                            talora

 

 / BEGIN PAGE 163 /

 

talora l’ uno. Bocc. Nascevano nell’ anguina-

ja, o sotto le ditella certe enfiature .

   Si aggiugne uno a’ pronomi questo, e quel-

lo , per accennare con maggior evidenza , e

precisione . Bocc. Fiamm. l. 4. n. 32. Desti tu

a tutte , o a questa una quella fede , che a

me donasti ? E l. 7. n. 59. Se i miei argomen-

ti frivoli già tenete , questo uno solo , ed ul-

timo a tutti gli altri dia supplimento . Petrar.

canz. 41. Quell’ uno è rotto, e ’n libertà non

godo . E son. 201. E caramente accolse a se

quell’ una.

   Tutt’ uno vale l’ idem de’ Latini. Dante con-

viv. f. 93. Cortesia, e onestade è tutt uno .

 

Accompagnaverbi.

 

COsì chiamansi alcune particelle, che si

accompagnano co’ Verbi, o ad essi si

affiggono , senza necessità , ma per sola pro-

prietà di linguaggio, e sono mi, e ci per

le prime persone, ti, e vi per le seconde ,

si per le terze, e ne, che da se sola, e con

le altre suddette particelle si mette avanti i

Verbi, o loro si affigge .

   MI. Bocc. Io mi credo , che le Suore sien

tutte a dormire = Perduta ho la fatica, la

quale ottimamente mi parea avere impiegata,

credendomi costui aver convertito.

   Le si aggiugne la particella ne, ma allora

                               L 2                    si di-

 

/ BEGIN PAGE 164 /

 

si dice me, non mi . Bocc. Non vi volli star

più , e sommene venuto ; anzi mi pregò il Ca-

staldo loro, quand’ io me ne venni , che se io

n’ avessi alcuno alle mani , ch’ io gliele man-

dessi .

   CI . Bocc. La donna, e Pirro dicevano :

noi ci seggiamo . Coll’ articolo pronominale

fa ce. Bocc. E poscia cel godremo qui col Do-

mine . E similmente colla particella ne. Bocc.

Io giudicherei ottimamente fatto , che noi a’ no-

stri luoghi in contado ce ne andassimo a sta-

re . E g. 9. n. 4. Vogliancene noi andare an-

cora ?

   TI. Bocc. Che tu con noi ti rimanga per

questa sera, n’ è caro = Io vi ti porrò cheta-

mente una coltricetta, e dormiraviti. Avanti

il pronome relativo si dice te, ma dopo di

esso negli affissi si dice ti . Bocc. Tu te la

griferai = E poscia manicarlati tutta quanta.

Col ne si dice te . Bocc. Tu te ne se’ così to-

sto tornata in casa ? E g. 2. n. 10. Vientene

meco.

   VI. Bocc. Io non so se voi vi conosceste Ta-

lano di Molese . Col ne si dice ve . Bocc. Voi

ve ne potrete scendere al luogo, dove i vo-

stri panni avrete lasciati, e rivestirvi, e tor-

narvene a casa.

   SI. Bocc. Del palagio s’ uscì, e fuggissi a

casa sua. E così dopo il pronome relativo,

e le particelle suddette . Bocc. Noi ti fare-

                                                            mo

 

/ BEGIN PAGE 165 /

 

mo quella risposta , che ti si conviene = Essi il

corpo di colui non vogliono per doverlosi te-

nere in braccio.

   Ma avanti il pronome relativo , e col ne

fa se. Bocc. Comperati i capponi, insieme col

medico, e co’ compagni suoi, se gli mangiò . Fi-

renzuola. Fece vista di bersela. Bocc. I tre

giovani alle lor camere , da quelle delle don-

ne separate, se n’ andarono = A Nostra Dama

di Parigi con lui insieme andatosene, richie-

se i cherici di là entro , che ad Abraam do-

vessero dare il battesimo.

   NE. Bocc. g. 2. n. 7. Chetamente n’ andò

per la camera infino alla finestra = E n.5. An-

dianne , e laverenlo spacciatamente.

 

CAP. XLIII.

 

Dell’ Avverbio .

 

L’Avverbio opera col Verbo ciò, che l’ad-

diettivo opera col sustantivo , cioè spie-

ga , e fa conoscere gli accidenti, e le cir-

costanze dell’ azione del Verbo.

   Degli avverbj altri sono primitivi, come

forte , subito &c., altri derivati , come forte-

mente, subitamente &c., altri semplici, come

appresso, più, meno &c. , altri composti , co-

me in disparte , poco appresso, rade volte &c.,

altri proprj , che hanno voce , e desinenza

                             L 3                        av-

 

/ BEGIN PAGE 166 /

 

avverbiale, come fortemente &c., altri, che

non hanno voce, e desinenza di avverbio,

ma ne hanno la significazione , benchè sie-

no anche nomi, come di buona voglia , da

galantuomo &c., e di questi modi avverbiali

spiegantissimi è sopra modo abbondevole la

lingua toscana .

   Parimente negli avverbj ci sono i positivi,

i comparativi, e i superlativi. Bene, meglio,

ottimamente: male, peggio, pessimamente hanno le

voci proprie. Gli altri, non avendo voce pro-

pria, formano il comparativo con aggiugne-

re più, come più forte, e il superlativo coll’

aggiugnere issimamente , come fortissimamen-

te . Ci sono anche de’ diminutivi, che si usa-

no avverbialmente coll’ accompagnanome, co-

me pochetto, e pocolino. Bocc. g. 8. nel fin. Emi-

lia un pochetto si vergognò. E g. 4. n. 10. Rivol-

ta a lui, un cotal pocolin sorridendo disse.

E ancora ben bene, che vale interamente. Bocc.

g. 7. nel princ. Nè ancora spuntavano i raggi

del Sole ben bene .

   Molti sono gli avverbj, e più che molti i

modi avverbiali della lingua toscana, nè sa-

rebbe senza noja l’ annoverargli qui tutti .

Contuttociò addurremo i più usitati , riducen-

doli sotto i capi delle più frequenti signifi-

cazioni degli avverbj.

   TEMPO . Ora , adesso, jeri, domani , og-

gi, oggidì , oggimai , oramai, omai, dianzi,

                                                            ap-

 

/ BEGIN PAGE 167 /

 

appresso, prima, di poi, un pezzo fa, ratto,

subito, talora, talvolta, alcuna volta, e presso

a’ moderni alle volte , presto , ratto, adagio ,

a bell’ agio, quando , continuamente , infino &c.

   LUOGO. Qui , quivi , ivi, , colà , co-

lassù, colaggiù, costì , costà, qua, quassù ,

quaggiù, quinci, quindi, indi, onde &c.

   QUALITA‵ . Dottamente , avvedutamente ,

piacevolmente , parcamente , diligentemente , in

pruova, a bello studio , alla dimestica, da ga-

lantuomo, e altri senza fine.

   QUANTITA‵. Aßai , molto, più, troppo ,

meno , abbastanza &c.

   AFFERMAZIONE, E NEGAZIONE. ,

sì bene , volentieri &c. No , non, non già , non

mai , per nulla &c.

   CONCESSIONE. Volentieri, di buona vo-

Glia , a tua posta &c.

   ORDINE. A vicenda, gradatamente, suc-

cessivamente, l’ un dopo l’ altro, primieramen-

te , finalmente , ultimamente , quindi , dipoi ,

al tutto &c.

   ELEZIONE . Anzi , meglio , piuttosto , più

Presto , più &c.

   ESORTAZIONE . Orsù, alto, su via, o

bene , di grazia &c.

   FORTUNA. Per buona ventura, per tri-

sta sorte &c.

   Talvolta si può confonder l’ avverbio col-

la preposizione, come nelle voci appresso,

                             L  4                    avan-

 

/ BEGIN PAGE 168 /

 

avanti , allato, e simili , che possono essere

l’ uno, e l’ altro. La regola si è, che quan-

do queste particelle hanno caso, sono pre-

posizioni , e quando no, sono avverbj . Ec-

cone un’esempio . Bocc. g. 2. n. 5. Or via met-

titi avanti , io ti verrò appreßo . Quivi ap-

presso è preposizione, perchè congiunta col

ti, ha caso. Bocce. g. 2. n. 6. Dalla madre del-

la giovane prima , e appreßo da Currado so-

prappresi furono   Quivi appresso è avverbio,

perchè non dipende da caso , ma cade in sul

Verbo.

   Ancora può scambiarsi l’ avverbio col no-

me addiettivo , come in poco , molto, forte ,

presto, tosto, e simili. La regola è, che ta-

li voci di per se sono avverbj, e accompa-

gnate col nome sustantivo sono addiettivi .

Ecco uno esempio. Dante. S’ i’ meritai di voi

assai , o poco , Quando nel Mondo gli alti versi

scrissi . Quivi poco è avverbio, perchè non

s’ appoggia a sustantivo, ma cade sul Ver-

bo. Bocc. n. I. Segno manifesto di poco sen-

no. E g. 8. n. 9. E per poco, se tu mi dicessi ,

che io andassi di qui a Peretola, io credo,

ch’ io v’ andrei. In questi due esempj poco è

nome , perchè nel primo s’ appoggia al su-

stantivo senno , e nel secondo sta a maniera

di sustantivo, e vi si sottintende cosa.

   Parimente può nascer dubbio, se una vo-

ce sia avverbio, interjezione, o ripieno , co-

                                                              me

 

/ BEGIN PAGE 169 /

 

me può avvenire nella voce bene, la quale

può fare tutte e tre queste figure, come si

vede in questi esempj. Bocc. Vennegli sì ben

fatto, che avanti l’ora di mangiare pervenne

. Quivi bene è avverbio , perchè cade sul

participio. Bocc. g. 5. n. 3. Vide in sul primo

sonno venire ben venti lupi. Quivi bene è ri-

pieno d’ evidenza, che aggiugne asseveran-

za. Firenz. Trinuz. Orsù dunque la mia Pu-

rella, dì su, alto , bene, escine. Quivi bene è

interjezione , ce vale l’ eja de’ Latini.

   Può ancora talvolta l’ avverbio equivocare

colla congiunzione, come nella voce poi.

Bocc. Pregollo, che poi verso Toscana anda-

va, gli piacesse d’ essere in sua compagnia.

Quivi poi è congiunzione dinotante cagione ,

e vale quoniam. Bocc. n. I. Che noi l’ avessi-

mo ricevuto prima, e poi fatto servire. Qui-

vi poi è avverbio di tempo, e vale postea.

 

CAP. XLIV.

 

Della interjezione .

 

MOlte sono le interjezioni , ch’ esprimo-

no gli affetti dell’animo, ma le più

usate sono le seguenti.

   ALLEGREZZA . Oh, viva, bene, buono.

   DOLORE. Ah, ahi, aimè, oimè.

   IRA. Doh, oh, guarda, puh, via via.

 

/ BEGIN PAGE 170 /

 

   TIMORE. Oh Dio , oimè, sta, oh .

   VOGLIA . Deh, pure, oh se, purchè,

grazia , così.

   MARAVIGLIA. Oh, o, come può esser que-

sto ?

   DISPREZZO . Oh , deh, puh , andate an-

date, oibò.

   APPROVAZIONE . , così, bene, buono,

bene sta, mi piace.

   NEGAZIONE. No, non, non già, appunto,

Dio mi guardi, guarda, pensate, come ?

   DI PREGARE. Deh, mercè, non più.

   DI GRIDARE. Eja, olà, piano, oh oh.

   DI DARE IN SULLA VOCE . Zi, zit-

to, sta, piano, cheto.

 

CAP. XLV.

 

Della Congiunzione.

 

DI varie sorte, e molte sono le congiun-

zioni, le quali si adoperano, e nel prin-

cipio, e per entro il periodo. Le principali

sono le seguenti .

   DI CAGIONE. Perchè, imperciocchè, con-

ciossiacosachè , acciocchè, affine, a cagione,

per, poscia che.

   SOSPENSIVE. Se, purchè, si veramente

che , ogni volta che, ancorchè, dato che, con

questo però, se mai.

                                                           NE-

 

/ BEGIN PAGE 171 /

 

   NEGATIVE. No , non ,  non già , anzi ,

niuno, .

   ECCETTUATIVE. Fuori, in fuori, fuor-

chè, in poi, se non, eccetto, eccettuato .

   DICHIARATIVE . Cioè , ben sai, ben sa-

pete.

   COPULATIVE. E, ancora , anche , simil-

mente , eziandio, altresì.

   AGGIUNTIVE . In oltre, oltrecchè , ol-

tracciò , appresso , ancora , altresì, di più .

   DISGIUNTIVE. O, ovvero, se, .

   AVVERSATIVE . Pure, nondimeno , non

per tanto, benchè , ancorchè, comecchè , quan-

tunque , perchè, se non, per questo.

   ELETTIVE. Anzi , innanzi, prima , piut-

tosto, meglio , più che , più volentieri , anzi

che no .

   DIMINUTIVE. Pure, almeno, solamente,

solo , non che , tanto, non meno .

   CONCHIUSIVE . Dunque, adunque , per-

tanto, perciò , per la qual cosa, onde , laon-

de, tantochè , in somma .

   Talora si può dubitare , se una particella

sia avverbio , pronome, preposizione , o con-

giunzione, e ciò da questi esempj si mostre-

rà. Boccacc. g. 6. n. 9. Cominciarono a di-

re , che quello , ch’ egli aveva risposto , non

veniva a dir nulla . Quivi il primo che è

congiunzione , perchè unisce , e il secondo

è pronome relativo . Boccacc. Iddio mi ha

                                                        fatta

 

/ BEGIN PAGE 172 /

 

fatta tanta grazia, che io anzi la mia mor-

te ho veduto alcuno de’ miei fratelli . Quivi

anzi è preposizione, perchè ha caso .  Boc-

caccio. Attempatetta era, e anzi superba,

che no . Quivi anzi è avverbio , perchè mo-

difica il Verbo. Boccacc. g. 3. n. I. Io era

ben così , ma non per natura , anzi per una

infermità. In questo esempio anzi è congiun-

zione , perchè precisamente unisce.

 

 

Fine del primo Libro.

 

 

                                                     RE-

 

 

/ BEGIN PAGE 173 /

 

REGOLE

 

ED OSSERVAZIONI

 

Della Lingua Toscana .

 

LIBRO SECONDO

 

Della Costruzione toscana.

 

CAP. I.

 

Idea generale della costruzione toscana.

 

LA costruzione , con Greco vocabolo chia-

mata sintassi , è quella conveniente dispo-

sizione , la quale debbono avere fra se le par-

ti dell’ orazione .

   Di due sorte può essere la costruzione,

semplice , e figurata . La costruzion sempli-

ce, o sia regolare , è quella , che siegue l’or-

dine naturale, e le regole della Gramatica,

com’è questa del Boccaccio g. 4. n. I. Io ho

amato , e amo Guiscardo. La figurata è quel-

la, che si allontana dall’ordine naturale , e

dalle comuni regole della Gramatica , e per-

ciò chiamasi ancora irregolare ; com’ è que-

sta dello stesso Boccaccio g. 7. n. 6. Sempre

                                                             non

 

/ BEGIN PAGE 174 /

 

non può l’ uomo un cibo , ma disidera di va-

riare. Della figurata costruzione parleremo

al suo luogo ; ora tratteremo della sempli-

ce , e regolare .

   Tre cose voglion considerarsi nella sempli-

ce costruzione , cioè l’ ordinata collocazione

delle parti ; la dipendenza di una parte dall’

altra : e la concordanza di una parte coll’al-

tra . Spiegheremo partitamente queste tre co-

se , e con ciò verremo a dare l’ idea gene-

rale della toscana costruzione .

 

Ordinata collocazione delle parti

dell’ orazione.

 

LE parti dell’orazione nella semplice co-

struzione si debbono collocare ciascuna

nel suo luogo, secondo la loro natura, e le

regole della Gramatica . Sopra ciò si notino

le seguenti regole.

Regola prima.

   Nel primo luogo si mette sempre il no-

minativo , a cui si attribuisce l’azione del

Verbo ; ed è ordinariamente un nome, un

pronome, o un’ infinito usato in forza di no-

me, come Pietro legge ; il maestro insegna ;

io scrivo ; il dormire giova.

Regola seconda .

   Quando l’azione del Verbo si attribuisce a

più persone, o cose, queste appartengono

                                                       tutte

 

/ BEGIN PAGE 175 /

 

tutte al nominativo, e si mettono in primo

luogo , unite colla loro congiunzione, come

Pietro, e Paolo leggono : i fiori, e l’ erbe lan-

guiscono.

Regola terza.

   Al nominativo parimente appartengono gli

addiettivi aderenti al sustantivo , di cui è

l’ azione del Verbo, e perciò si pongono do-

po di esso innanzi al Verbo ; come gli sco-

lari morigerati, e diligenti studiano . E lo stesso

dee dirsi di qualunque proposizione inciden-

te , la quale per mezzo del relativo sia uni-

ta al nominativo , come Pietro , il quale voi

molto ben conoscete , è morto.

Regola quarta.

   Se il nominativo ha l’articolo, questo si

mette sempre avanti, che ivi è la sua natu-

ral sede : onde que’ tramezzi fra ’l nome, e

l’ articolo, che si leggono sì spesso nel Boc-

caccio, come : il male amato giovane ; nella

materiale, e grossa mente, e simili , sono iper-

bati , e non appartengono alla semplice co-

struzione.

Regola quinta.

   Talvolta fa le parti di nominativo un Ver-

bo col suo caso. Bocc. Umana cosa è avere

compassione degli afflitti : e talora anche una

intera proposizione . Bocc. g. 5. n. 3. Che tu

con noi ti rimanga per questa sera , n’ è caro.

                                                              Rego-

 

/ BEGIN PAGE 176 /

 

Regola sesta.

   Il nominativo talora si sottintende . Ciò

può accadere primieramente in virtù del Ver-

bo , il quale contiene i pronomi primitivi ,

onde a dire amo, vi s’ intende il pronome io,

ch’ è il nominativo, e così del resto ; benchè

il Boccaccio le più volte esprima tali pro-

nomi , per rendere più pieno lo stile. Acca-

de ancora , che il nominativo si debba sup-

plire dal contesto , per non ripetere tante

volte un nome.

Regola settima.

   Dopo il nominativo si pone il Verbo. Se

il Verbo ha l’ accompagnatura di particella

sua propria , questa gli si mette avanti , per-

chè l’ affisso non è della semplice, ma del-

la figurata costruzione . Se ci è avverbio, si

dee porre immediatamente dopo il Verbo,

di cui spiega gli accidenti, e le circostan-

ze , come Pietro ama ardentemente la glo-

ria.

Regola ottava.

   Il gerundio, essendo significazione del Ver-

bo, si mette nella sua clausola al luogo del

Verbo, benchè il senso perfetto della sen-

tenza, e anche il tempo del gerundio da al-

tro Verbo dipenda. E se il nominativo del

gerundio è lo stesso con quello del Verbo

principale, si mette avanti al gerundio, ma

se è diverso , gli si mette dopo. Eccone gli

                                                       esem-

 

/ BEGIN PAGE 177 /

 

esempj del Boccaccio. G. 8. n. 6. Calandrino,

veggendo , che il Prete non lasciava pagare ,

si diede in sul bere. E g. 3. n. 5. Prese nuo-

vo consiglio, e cominciò in forma della donna,

udendolo ella, a rispondere a se medesimo.

Regola nona.

   Dopo il Verbo , e ’l suo corredo, si pon-

gono i suoi casi , che possono essere uno , o

più , secondo la natura dell’ azione, come: io

amo Pietro : io dono un libro a Paolo. Quali

casi abbia , o possa avere ciascun Verbo , si

potrà conoscere dalle regole, e appendici,

che si daranno intorno alla particolare, e al-

la comune costruzione de’ Verbi. Intanto si

avverta , che il caso del Verbo , come dicem-

mo del nominativo , può avere più voci uni-

te con copula, o qualche proposizione inci-

dente , o un Verbo col suo caso , o una pro-

posizione intera , e queste cose similmente,

e col suddetto ordine, appartengono al caso

del Verbo. Gli esempj possono esser questi :

Io amo Pietro, e Paolo, e Giovanni . Tu curi po-

co , sia detto con tua pace, il tuo onore . Pie-

tro ama di bere il cioccolatte. Il maestro proc-

cura , che gli scolari sappiano le buone re-

gole della Gramatica .

Regola decima.

   Se il caso del Verbo ha segnacaso, que-

sto si mette sempre immediatamente avanti il

suo caso . Chi adunque dicesse : di bella, e

                                  M                     gen-

 

/ BEGIN PAGE 178 /

 

gentil forma: a grande , e molto crudel fuo-

co &c., sarebbono iperbati .

Regola undicesima .

   Quando il caso del Verbo consiste in uno

infinito co’ suoi casi ; se l’ infinito ha l’ accu-

sativo , gli si mette avanti , e se ha il no-

minativo , gli si mette dopo. Bocc. g. 9.n. 4.

A Siena se ne tornò, per tutto dicendo , se il

palafreno, e i panni aver vinto all’ Angiulie-

ri . E g. 5. n. 9. Seco dispose di non mandare,

ma d’ andare ella medesima per esso.

Regola dodicesima .

   In vece dell’ infinito fa talvolta il gerun-

dio le parti di caso del Verbo, ma ha for-

za d’ infinito . Bocc. g. 4. n. 4. Al Re Guigliel-

mo mandò significando ciò, che fare intende-

va . Cioè: mandò a significare.

Regola tredicesima.

   Il participio presente , come amante &c.,

comecchè nome , può appartenere al nomi-

nativo , o al caso del Verbo . Talvolta pare

ablativo assoluto , e ha forza di gerundio , e

si premette alla clausola, col suo caso avan-

ti , o dopo. Bocc. g. 2. n. 8. Avvenne, duran-

te la guerra, che la Reina infermò grave-

mente . Più frequentemente si adopera assolu-

to il participio preterito. Bocc. g. 2. n. 8.

prima nella camera entrò, che il battimento

del polso ritornò al giovane , e, lei partita,

cessò.

                                                           Re-

 

 / BEGIN PAGE 179 /

 

Regola decimaquarta .

   La preposizione va sempre avanti al suo

caso, come vicino a casa. Il relativo sempre

si pone dopo l’antecedente , come : Pietro,

il quale studia . La congiunzione si dee met-

tere fra quelle parti , ch’ ella unisce, come

Pietro, e Paolo : Alessandro , benchè sia pove-

ro , fa limosina . Ma l’ interjezione non ha

luogo fisso, perchè non ha relazione intrin-

seca alle altre parti : si suole contuttociò por-

re al principio della clausola . Bocc. g. 3. n 8.

Oh mangiano i morti? E g. 5. n. 5. Ahi tra-

ditori voi siete morti. E g. 3. n. I. Oimè, che

è quello, che tu dì ?

 

Dipendenza delle parti dell’ orazione ,

l’ una dall’ altra.

 

Regala prima .

IL nominativo è la base , e il fondamento

del discorso , e da lui dipende il Verbo,

siccome dal Verbo dipendono gli altri casi .

L’addiettivo dipende dal sustantivo, a cui si

appoggia , e l’ avverbio dal Verbo , di cui

spiega gli accidenti .

Regola seconda .

   Il genitivo dipende da un sustantivo espres-

so, tacito, o equivalente, che lo regga.

Regola terza .

   L’ accusativo dipende, o da un Verbo at-

                                M 2                    tivo,

 

/ BEGIN PAGE 180 /

 

tivo, di cui sia caso paziente, come io amo

la virtù: o da un’infinito, come : disse , se

avere in ciò errato : o da una preposizione ,

come : vado verso la chiesa .

Regola quarta.

   L’ ablativo dipende da una preposizione ,

che lo regga, come : parto da Roma : esco

di casa.

Regola quinta .

   Il dativo, e il vocativo non hanno rigo-

rosamente dipendenza dalle altre parti . Il

dativo è caso di relazione, ed è comune a

quasi tutti i nomi, e Verbi. Il vocativo non

accenna altro che la persona, con cui altri

parla.

  

Concordanza delle parti dell’ orazione

fra se .

 

Regola prima.

GLi addiettivi concordano co’ loro sustan-

tivi in genere, numero, e caso, come

uomo virtuoso ; tutta la casa ; Iddio lodato .

Eccezione prima .

   Per tutto usato con sustantivi femminini,

non si rende femminino , nè si accorda con

essi, ma è come avverbio, e ciò è pura pro-

prietà di linguaggio . Quindi si dice: io sono

stato per tutto Roma : ho guardato per tutto

la strada : ho cerco per tutto la casa ; e simi-

                                                               li.

 

/ BEGIN PAGE 181 /

 

li. Salviati avvertim. vol. I. lib. 3. partic. I.

Lo stesso succede di salvo, cioè eccettuato .

Gio. Vill. l 3. c. 5 n I. Rendégli la signoria

di Lombardia , salvo la Marca Trivigiana .

Eccezione seconda .

   Ogni cosa, benchè di voce femminina , ha

senso neutro, ed equivale all’ omne de’ Lati-

ni, e perciò si accorda coll’ addiettivo ma-

scolino , come gli altri neutri nella nostra

lingua . Bocc. Veggendo ogni cosa così disor-

revole, e così disparuto , cominciò a ridere.

Talvolta riceve addiettivo femminino. Bocc.

E ogni cosa di fiori, quali nella stagione si

potevano avere, piena, e di giunchi giunca-

ta la vegnente brigata trovò .

Eccezione terza.

   Mezzo in senso di metà non si accorda col

nome femminino, di cui accenna metà . Gio.

Vill. Essendo montato in Firenze l’ ariento della

lega di once undici , e mezzo per libbra in lib-

bre 12., e soldi 15. Burchiell. 2. p. son. I.

Togli una libbra, e mezzo di castrone.

Eccezione quarta .

   I soprannomi femminini dati a maschio si

truovano coll’ addiettivo mascolino. Bocc. g.

7. n. 4. Gli prieghi non giovavano alcuna co-

sa , perchè quella bestia , ( cioè Tofano ) era

pur disposto a volere, che tutti gli Aretini

sapessero la lor vergogna .

                               M 3               Re-

 

/ BEGIN PAGE 182 /

 

Regola seconda .

   Quando vi sono più sustantivi singulari uni-

ti, l’ addiettivo, o preterito, o participio ,

che loro si aggiugne, dee essere plurale.

Bocc. g. 10. n. 7. Perdicone, e ’l padre, e la

madre della Lisa , ed ella altresì contenti ,

grandissima festa fecero.

Regola terza.

  Se i sustantivi saranno , l’uno singulare,

l’altro plurale , l’ aggiunto potrà accordarsi

liberamente , o coll’uno, o coll’altro. Bocc.

g. 6. nel fin. Eßendosi Dioneo con pli altri gio-

vani messo a giucare a tavole. E g. 10. n. 6.

Il Re co’ suoi compagni rimontati a cavallo ,

al reale ostiere se ne tornarono.

Regola quarta .

   Il Verbo personale finito concorda col suo

nominativo espresso , o sottinteso, nel nume-

ro , e nella persona. Bocc. Io ti consolerò di

così lungo disio. E canz.g.4 che per minor martir

la morte bramo . Il Verbo impersonale , che

da’ Latini si chiama finito, concorda col suo

nominativo, o con una proposizione , che ne

faccia le veci. Bocc. Viensene dentro, e stassi

con meco , e questo non falla mai = Bucina-

vasi, ch’ egli era degli scopatori.

   Il Verbo infinito o è retto da un Verbo,

o da uno accusativo. Bocc. Essendo Salabaet-

to da lei andato una sera , costei incominciò

a cianciare = Niuna laude da te data gli fu,

ch’ io lui operarla non vedessi.             Ec-

 

/ BEGIN PAGE 183 /

 

Eccezione .

   Se il nominativo è nome collettivo, gli si

dà talvolta il Verbo plurale , e non si valu-

ta la parola , ma la significazione . Bocc. g. 2.

n. 6. Il popolo a furore corso alla prigione, e

uccise le guardie , lui n’ avevan tratto fuori .

E n. 60. Come ogni Uomo destinato ebbero ,

tanti uomini , e tante femmine concorsono nel ca-

stello , che appena vi capeano . Dante . Io non

lo ’ntesi, nè quaggiù si canta L’ inno, che quel-

la gente allor cantaro . Nov. ant. 83. La sua

famiglia avevano un dì preso un pentolajo per

malleveria, e menandolo a giudice , Messere

Azzolino era nella sala , e disse : chi è co-

stui ? Uno rispose : Messere , è uno olaro . An-

dàlo ad impendere.

Regola quinta .

   Quando vi sono due nominativi , uno sin-

gulare , l’ altro plurale , il Verbo si accor-

da , o coll’ uno , o coll’ altro, come dagli

esempj addotti nella regola terza . E se in

tal caso vi fossero due Verbi , potrebbono

darsi, l’ uno al singulare, l’altro al plurale.

Bocc. g. 5. n. 7. La donna con la sua compa-

gnia , acciocchè il malvagio tempo non la co-

gliesse quivi , si misero in via per tornare in

Trapani , e andavanne ratti , quanto pote-

vano.

Regola sesta.

   Quando di due nominativi l’uno è masco-

                              M  4                    lino,

 

/ BEGIN PAGE 184 /

 

lino, l’altro femminino , il preterito, e il

participio del Verbo si accorda col mascoli-

no , se si tratta di persone , ma se si tratta

di altre cose , si può accordare col femmini-

no . Bocc. g. 2. n. 6. Convitati le donne, e

gli Uomini alle tavole , ancora alla prima vi-

vanda, sopraggiunse colui, il quale andato era

in Cicilia. E g. 5. n. 10. Essendosi la donna

col giovane posti a tavola per cenare, ed ec-

co Pietro chiamò all’ uscio, che aperto gli fosse .

E g. 6. n. 4. Se così gridato aveste, ella ( la gru )

avrebbe così l’ altra coscia, e l’altro piè fuor

mandata , come hanno fatto queste .

Regola settima.

   Il relativo quale coll’articolo concorda in

tutto coll’ antecedente ; ma senz’articolo , e

dinotante qualità assoluta, o somiglianza con-

corda con ciò, che gli siegue appresso . Bocc.

Quel cuore , il quale la lieta fortuna di Giro-

lamo non avea potuto aprire , la misera l’aper-

se = Seco pensando, quali infra piccol termi-

ne dovean divenire = Videsi di tal moneta pa-

gato , quali erano state le derrate vendute.

Eccezione .

   Persona , o altro nome femminino dato a

maschio, riceve il relativo mascolino. Bocc.

g. 8. n. 10. Egli ci è alcuna persona , il quale

l’altr’jeri mi servì de’ cinquecento, che mi man-

cavano, ma grossa usura ne vuole . Nov. ant.

92. Io sono acconcio di mostrare a quella bestia,

                                                                      lo

/ BEGIN PAGE 185 /

  

lo quale si mostra sì rigoglioso, che io sono

nato di quella schiatta, che gittò la schiera

de’ Galli giù della Rocca del Campidoglio .

Regola ottava .

   L’interrogazione, e la risposta concordano

in tutto . Nov. ant. 35. Cavaliere , a qual don-

na se’ tu ? Ed egli rispose : sono alla Reina del

Re di Castello.

 

CAP. II.

 

Della costruzione de’ Verbi attivi.

 

TUtti Verbi attivi hanno dopo di se uno

accusativo significante il termine della

loro azione , e oltre a questo possono avere

altri casi , secondo il carattere, e l’ estensio-

ne della loro azione , come da’ seguenti ordi-

ni si vedrà.

 

PRIMO ORDINE DEGLI ATTIVI.

 

TUtti i Verbi perfettamente transitivi, a’

quali si dà un sol termine di azione con

uno accusativo paziente , sono di quest’ ordi-

ne ; e perciò quasi tutti i Verbi attivi, sic-

come possono essere senza casi ulteriori all’ac-

cusativo , così possono appartenere a quest’

ordine ; e molti ancora di quelli, che da’ La-

tini sono riposti fra’ neutri . Basteranno adun-

                                                                 que

 

/ BEGIN PAGE 186 /

 

que pochi esempj , de’ tanti , che si potreb-

bono addurre. Bocc. Allato alle lor case tut-

ti le lor biade battevano = E Amet. Lui più

degno a cultivare i campi , che a mirare gli

occhi miei , il reputai = Io ho amato, e amo

Guiscardo. Petrar. Ma ferma son d’odiarli

tutti quanti.

Appendice prima .

   Hanno talvolta i Verbi , in vece dell’ accu-

sativo paziente, un Verbo col suo caso, o un’

infinito col segno del genitivo , o anche sen-

za. Bocc. g. 4. n. 6. Vorre’ io , che noi pren-

dessimo modo convenevole a servare il mio ono-

re. E g. 8. n. 2. II prete appostò , quando Ben-

tivegna del Mazzo, e la Belcolor manicasse-

ro = Le armi similmente la salute difendono di

coloro , che di viver disiderano = Vuoi tu mu-

rare, che noi veggiam qui tante pietre ?

Appendice seconda .

   Innanzi all’accusativo paziente si pone non

di rado la particella di, per proprietà di lin-

guaggio . Bocc. g. 3. n. 8. Io ho di belli giojel-

li, e di cari. E g.4. n. 4. Fece due galee sot-

tili armare, e messivi su di valenti uomini,

con esse sopra la Sardigna n’andò .

Appendice terza .

   Alcuni Verbi, i quali ordinariamente sono

assoluti , o costruiti neutralmente , si fanno

talora attivi di quest’ ordine . Eccone alcuni

esempj.

                                                         Cena-

/ BEGIN PAGE 187 /

 

   Cenare . Bocc. g. 7. n. I. Cenarono un poco di

carne salata.

   Abitare . Bocc. Quantunque amore i lieti

palagj, e le morbide camere più volentieri ,

che le povere capanne, abiti .

   Correre. Bocc. g. 9. n. I. Assai m’ aggrada

d’ esser colei , che corra il primo aringo.

   Crescere . Gio. Vill. E crebbono assai la Cit-

tà di Pisa.

   Servire. Bocc. Quivi serviva certi pescato-

ri Cristiani .

   Consentire, acconsentire, contraddire, con-

trastare . Boccacc. Prima sofferrebbe di eßere

squartato, che tal cosa contro l’ onor del suo

signore, nè in se, nè in altrui consentisse . E

g. 4. n. 8. Egli acconsentì di dovervi andare a

stare uno anno = Uccidendo chiunque ciò contra-

star presumesse . Passav. f. 94. Possono poi udi-

re le confessioni, senz’ altra licenzia de’ preti

parrocchiali, eziandio s’ essi il contradicessono.

   Sapere . Bocc. n. 4. Egli nol saprà persona

mai. Si truova passivo. Passav. f. 235. Sono al-

cuni altri , che vogliono sapere per esser sapu-

ti, cioè per essere cognosciuti .

   Sapere a mente vale aver nella memoria .

Bocc. g. 7. n. 10. Sì fu uno , il qual pareva,

che tutti i miei peccati sapesse a mente .

   Sapere per lo senno a mente vale avere in-

tera notizia . Galil. sist. f. 27. Ci son molti, che

sanno per lo senno a mente tutta la Poetica, e

                                                                 sono

 

/ BEGIN PAGE 188 /

 

sono poi infelici nel comporre quattro versi .

   Soddisfare . Bocc. Pensò , avendolo a cia-

scun promesso , di volergli tutti e tre soddis-

fare .

   Supplire . Bocc. Acciocchè io poßa quel di-

fetto supplire , che ora , per la vostra fretta ,

mi convien commettere.

Appendice quarta .

   Ci sono de’ Verbi di quest’ ordine , de’ qua-

li fanno i Toscani un’ uso diverso da quel-

lo, che se ne fa volgarmente . Eccone al-

cuni esempj .

   Domandare presso a’ Toscani non val sola-

mente chiedere , ma anche interrogare, o ri-

chiedere di alcuna persona, ed è di quest’ or-

dine. Bocc. g. 2. n. 3. Alessandro domandò l’o-

ste là dove esso potesse dormire. E g. I. n. I

Se ne andarono ad una Religione di Frati, e

domandarono alcuno santo , e savio uomo .

   Ricordare si usa per nominare . Bocc. Per-

chè ricordavate voi o Dio, o’ Santi ?

   Crescere si adopera per allevare . Boccacc.

Come figliuola cresciuta m’ avete .

   Rubare si usa per ispogliare. Bocc. Molto

ben sapeva la cui casa stata fosse quella , che

Guidotto avea rubata.

   Fuggire si usa per trafugare. Gio. Vill. Chi

avea cose rare, o mercatanzie, le fuggia in

chiese, e in luoghi di Religiosi sicuri.

   Sentire si usa per conoscere. Bocc. g. 5. n. 2.

                                                                  La

 

/ BEGIN PAGE 189 /

 

La mando a sentire quello , che di Martuccio

trovar potesse. Petrar. canz. 41. Quel, che tu

vali , e puoi, Credo, che ’l senta ogni gentil

persona .

   Sostenere si usa per comportare . Bocc. Que-

sti Lombardi cani non ci si vogliono più sostene-

re. E in significato di permettere . Boccacc.

Vollele fare la debita reverenza , ma ella nol

sostenne . E più singolarmente per arrestare un

reo in corte, senza incarcerarlo . Nov. ant. 3

Fece sostenere lo Cavaliere ; cioè nella corte

del Re Alessandro.

   Usare in quest’ ordine si adopera per fre-

quentare. Bocc. Usava molto la Chiesa.

   Valere si usa per meritare . Bocc. g. I. n. 10.

Ch’ io ami, questo non dee eßer maraviglia ad

alcuno savio , e spezialmente voi , perciocchè

voi il valete .

   Tenere si usa per pigliare , ma solo nel pre-

sente dell’imperativo, nel singulare del qua-

le si dice te in vece di tieni . Bocc. Te que-

sto lume buono uomo , e guata, s’ egli è netto

a tuo modo = Madonna , tenete questi danari ,

e daretegli a vostro marito .

   Lasciare stare fa figura quasi di un sol Ver-

bo, e vale il Latino præterire . Petrar. Perchè

morte fura Prima i migliori, e lascia stare i

rei.

   Togliere, e torre per prendere è molto fa-

migliare a’ Toscani. Bocc. Togli quel morta-

                                                             jo,

 

/BEGIN PAGE 190 /

 

jo, e riportalo alla Belcolore = Il famigliare ,

forse sdegnato , tolse un gran fiasco = Voi sa-

pete quello , che voi mi prometteste , cioè di

essere contenti, e di onorar come donna, qua-

lunque quella fosse , ch’io togliessi.

   Togliere , e torre via per levare . Bocc. Co-

sì questa seccagine torrò via = Tolga via Id-

dio , ch’ io mai colei , la quale egli ; siccome a

più degno, ha a te donata , ch’ io da te la ri-

ceva per mia .

   Toccare per commuovere . Bocc. Questo ra-

gionamento con gran piacere toccò l’ animo del-

lo abate .

   Morire si usa ne’ preteriti per uccidere .

Bocc. Disse Bruno pianamente : vedestila ? Ri-

spose Calandrino : oimè, ; ella m’ ha morto .

 

Secondo Ordine degli Attivi.

 

I Verbi di quest’ ordine, oltre l’ accusativo

paziente , ammettono un genitivo espri-

mente la materia , o quasi materia dell’ azio-

ne del Verbo . Ne addurremo alquanti, da’

quali si potrà agevolmente argomentare la

costruzione degli altri .

   Empiere. Bocc. Vedendo carboni in un canto

della camera , di quelli la cassetta empierono .

   Caricare. Bocc. Comperò un grandissimo le-

gno, e quello tutto di suo’ danari caricò di va-

rie mercatanzie .

                                                                 Pasce-

 

/ BEGIN PAGE 191 /

 

   Pascere. Bocc. Filoc. Egli pascè di cinque

pani, e di due pesci cinque mila uomini.

   Premiare. Bocc. Per premiare il cavaliere

dell’ onore ricevuto da lui .

   Onorare . Boccacc. Seco stesso si dolea, che di

compagni, e di più solenne convito quella sera

non gli poteva onorare .

   Ornare, adornare . Petrar. Che di verde lau-

ro, Tre volte trionfando , ornò la chioma . Le

rive , e i colli di fioretti adorna .

   Avvisare . Matt. Vill. Avvisarono Meßer

Loderigo del fatto.

   Riprendere . Bocc. Cominciarono a riprender

tutti Tofano, e a dirgli villania di ciò, che

contro alla donna diceva .

   Minacciare . Bocc. Minacciolli forte di bat-

terli .

   Incolpare . Petrar. p. I. 169. di ciò lei ,

ma mia ventura incolpo .

   Offendere . Bocc. Me non avete offeso di al-

cuna cosa.

   Motteggiare. Bocc. Si proposero di motteg-

giarlo di questo suo innamoramento .

   Esaminare . Bocc. Partitamente d’ ogni sua

paßata vita l’ esaminò.

   Ringraziare . Bocc. Ringraziolla adunque

della sua buona volontà ,

   Pregare. Bocc. Ch’ io faccia quello , di che

tu m’ hai cotanto pregato.

                                                            Appen-

 

/ BEGIN PAGE 192 /

 

Appendice prima.

   Menare smanie, menare orgoglio, modi To-

scani , appartengono a quest’ ordine. Boccacc.

Ne ’nvaghì sì forte, ch’egli ne menava sma-

nie . Carlo Dati Prose Fiorent. p. I. vol. 4.

orat. 9. Desiderabile è la nobiltà , ancorchè di

lei sola alcun non debba menare orgoglio .

Appendice seconda .

   Anche in quest’ordine ci sono Verbi di par-

ticolare osservazione. Eccone alcuni.

   Servire significa prestare, o dare. Boccacc.

n. 3. Il Giudeo liberamente d’ ogni quantità, che

al Saladino il richiese, il servì .

   Diservire si usa per nuocere . Bocc. Si dee

credere , che essi ne vogliano fare qualche stra-

zio , siccome di colui, che forse già d’ alcuna

cosa gli diservì .

   Fornire si usa per provvedere . Gio. Vill. Il

Re fece fornire la terra di vittuaglia . E così

rifornire . Passav. Accendeva le lampane , e ri-

fornivale d’ olio .

   Adagiare vale somministrare altrui le sue co-

modità. Bocc. Gli ebbe di tutto ciò, che biso-

gnò loro , e di piacere era, fatti adagiare.

   Gravare si usa per affaticare . Bocc. Non

volle più la gentildonna gravare di tal servi-

gio.

   Sperare si usa per aspettare . Boccacc. Del

quale non sapeva , che si doveße sperare altro ,

che male.

                                                                Rim-

 

 / BEGIN PAGE 193 /

 

   Rimprocciare vale biasimare con ischerno.

Gio. Vill. Fecionsene beffe, rimprocciando i Fio-

rentini di lor viltade.

   Ripigliare vale riprendere . Bocc. A voi sta

bene di così fatte cose , non che gli amici, ma

gli strani ripigliare .

   Pagare si usa per gastigare . Bocc. g. 7. n. 8.

Guarda , che per la vita tua da quinci innan-

zi simili novelle noi non sentiamo più , che per

certo se più nulla ce ne viene agli orecchi ,

noi ti pagheremo di questa , e di quella.

 

Terzo Ordine degli Attivi.

 

I Verbi di quest’ ordine, dopo l’accusativo

paziente , ammettono un dativo, ch’ espri-

ma il termine , il quale riceva l’ azione del

Verbo . Eccone alquanti.

   Dare . Bocc. Poßessioni , e case ci ha date.

   Promettere . Bocc. n. I. Io ti prometto di pre-

gare Iddio per te .

   Minacciare si truova usato di quest’ ordi-

ne , col mettere la pena in accusativo , e la

persona minacciata in dativo . Bocc. g. 2.

n. 9. Con viso troppo più turbato gli minaccia-

va gravissimi tormenti, se nol dicesse .

   Vendere . Bocc. g. 4. n. 10. Io non la vende’

loro , ma essi questa notte paßata me l’ avran-

no imbolata .

   Chiedere . Bocc. Mi chiese mercè per Dio ,

                                  N                         e per

 

/ BEGIN PAGE 194 /

 

e per voi. Si truova usato ancora coll’ abla-

tivo . Passav. f. 96. Se si volesse confessare ad

altri preti, chieggia la licenzia dal Vescovo ,

o dal suo Vicario , o dal Prete medesimo .

   Commettere . Bocc. Ad Emilia commise il ra-

gionare.

   Credere . Bocc. Mogliema nol mi crederà .

   Insegnare . Bocc. Insegnamegli, e io andrò

per essi.

   Raccontare . Bocc. La Fante promise larga-

mente , e alla sua donna il raccontò .

   Perdonare . Bocc. Vi prometto , se questa mi

perdonate , di mai più in ciò non peccare .

   Aßomigliare. Bocc. Domandollo , perchè lui

alla sua mula avesse assomigliato .

   Attendere . Bocc. Son buona , e non atten-

do a così fatte novelle .

   Attribuire . Passav. f. 157. Non dee adunque

la persona attribuire a’ suoi meriti qualunque

bene abbia, ma alla grazia, e alla misericor-

dia di Dio .

   Apparecchiare . Bocc. g. 2. n. 2. S. Giuliano,

avendo a lui riguardo, senza troppo indugio gli

apparecchiò buono albergo.

Appendice prima.

   Ci sono gl’ infrascritti Verbi di particolare

osservazione .

   Attenere vale osservar la promessa. Bocc.

g. 8. n. 2. Tutti siete così gran promettitori , e

poscia non attenete altrui nulla .

                                                        Disdi-

 

/ BEGIN PAGE 199 /

 

   Disdire val proibire . Bocc. Ninf. Fiesol. E

se non che paura mel disdice Di Diana, l’a-

vrei per forza presa.

   Apporre si usa per incolpare a torto . Bocc.

Il marito poteva per altra cagione essere cruc-

ciato con lei, e ora apporle questo per iscusa

di se.

   Aprire si usa per manifestare . Bocc.  n. 3.

Dispose d’ aprirgli il suo bisogno .

   Recare si adopera per riferire . Bocc.

guari dopo queste novelle gli recarono i dipin-

tori, ch’ egli era per ricevuto .

   Apprestare vale apparecchiare . Bocc. La don-

na gli fece apprestar panni stati del marito di

lei .

   Annoverare val numerare . Bocc. E di pre-

sente gli annoverò i danari .

   Servire si usa per restituire . Bocc. Perchè,

non mi vuo’ tu migliorare qui tre soldi? Non

credi tu, ch’io te gli possa ancor servire?

Appendice seconda .

   Appartengono a quest’ ordine molti modi

di dire eleganti, e proprj della lingua Tosca-

na. Eccone alquanti .

   Contendere una cosa vale impedirne il con-

seguimento. Gio. Vill Contesero loro il passo.

Petrar. Tu vedrai Italia, e l’onorata riva ,

Canzon , ch’ agli occhi miei cela , e contende

Non mar , non poggio, o fiume , Ma solo Amor.

   Far vedere vale dare ad intendere. Bocc.

                                N 2                   g. 7.

 

/ BEGIN PAGE 196 /

 

g. 7. n. 9. Fattigli chiamare amenduni , fece

lor vedere, che la bocca putiva loro.

   Tenere si adopera per vietar l’ ingresso,

come in questi esempj . Bocc. E quale uscio

ti fu mai in casa tua tenuto? Franc. Sacc.

Comandò a tutti gli altri , che quando Ser

Mazzeo volesse venire a lui , giammai porta

non gli fosse tenuta . Buti Purg. Lo malo amore

delle cose mondane , che ci tiene la ’ntrata del-

la penitenzia .

   Tener favella vale restar di parlare ad alcu-

no per isdegno . Bocc. La Belcolore venne in

iscrezio col Sere, e tennegli favella infino a

vendemmia .

   Tener credenza vale tener segreto. Bocc.

Se io credessi , che tu mi tenessi credenza , io

ti direi un pensiero , che io ho avuto più volte .

   Cogliere, o porre cagione vale accusare,

incolpare . Nov. ant. 72. Il Soldano avendo me-

stiere di moneta , fu consigliato, che cogliesse

cagione a un ricco Giudeo , e poi gli togliesse il

mobile suo . Gio. Vill. Puosegli cagione , ch’ egli

ordinava congiura .

   Torre il capo , o la testa a uno vale infasti-

dirlo . Firenz. Deh di grazia non mi torre la

testa = Che casa, o non casa , che ci avete

oramai tolto il capo ?

   Rendere la grazia vale perdonare . Bocc.

Tanto col Re adoperarono, ch’egli le rendè la

grazia sua .

                                                         Quar-

 

/ BEGIN PAGE 197 /

 

Quarto Ordine degli Attivi .

 

I Verbi di quest’ordine , oltre all’ accusa-

tivo paziente , ne ammettono un’ altro,

che esprima alcuna qualità del suggetto dell’

azione del Verbo. Eccone alquanti .

   Giudicare . Bocc. I quali non che altri, ma

Galieno , Ipocrate , o Esculapio avrieno giudi-

cati sanissimi .

   Riputare. Bocc. n. ult. Savissimo riputarono

Gualtieri.

   Credere. Bocc. g. 3. n. 7. Noi piagnemmo co-

lui, che noi credevamo Tedaldo .

   Conoscere . Bocc. La Reina , la quale lui , e

festevole Uomo, e solazzevole conoscea .

   Chiamare. Bocc. Non Cappello , ma Ciap-

pelletto il chiamavano .

   Nominare . Bocc. Giannotto il levò dal sa-

gro fonte , e nominollo Giovanni .

   Pronunziare , e dichiarare . Matt. Vill. Lo

pronunciarono , e dichiararono Gonfaloniere di

Santa Chiesa .

   Costituire . Bocc. Costituisco Parmeno , fa-

migliar di Dioneo , mio siniscalco .

   Eleggere . Bocc. g. I. Ad una voce lei prima

( Reina ) del primo giorno elessero .

   Rendere. Bocc. Surgendo l’ aurora , ed al-

quanto rendendo il cielo più chiaro.

                                N 3                    Appen-

 

/ BEGIN PAGE 198 /

 

Appendice prima .

   Sonci gl’ infrascritti Verbi di particolare

osservazione.

   Sentire si usa per credere. Bocc. Della prov-

vvidenza degl’ Iddii niente mi pare che voi sen-

tiate . E g. 2. n. 9. Non ti sento di sì grosso

ingegno , che &c. Si sottintende l’accusativo

uomo .

   Trovare si usa per sentire. Bocc. Toccan-

dolo il trovò, come ghiaccio , freddo .

   Tenere per giudicare . Bocc. Currado aven-

do costui udito, si maravigliò , e di grand’ ani-

mo il tenne . Supplisci uomo .

   Fare per dar taccia. Bocc. Dunque hai tu

fatto lui bevitore , e vago de’ vini solenni . E

anche per riputare , giudicare . Dante Inf.

cant. 10. Suo cimitero da questa parte hanno

Con Epicuro tutti i suoi seguaci, Che l’ anima

col corpo morta fanno .

Appendice seconda .

   Eleggere presso Giovanni Villani si truova

col dativo : Per lo comune bene della Repubbli-

ca elessero a Re , e loro signore Numa Pompi-

lio .

   Lasciare, instituire , e sostituire erede, for-

me di parlare legali , appartengono a quest’

ordine ; con quest’ avvertenza , che erede ,

benchè si tratti di femmina , si fa mascoli-

no. Bocc. g. 5. n. 9. Fece testamento , ed essen-

do ricchissimo , in quello lasciò suo erede un suo

                                                              figliuo-

 

/ BEGIN PAGE 199 /

 

figliuolo già grandicello, e appresso questo, aven-

do molto amata Monna Giovanna , lei ( se av-

venisse , che il figliuolo senza erede legittimo

morisse ) suo erede sustituì .

 

Quinto Ordine degli Attivi.

 

I Verbi di quest’ordine, dopo l’accusativo

paziente , ne ammettono un’ altro colle

preposizioni ad, o in, che accennino movi-

mento ad alcun termine , o fine. Eccone al-

quanti .

   Introdurre . Bocc. Al suo convito, il quale

ancora al mezzo non era, gli introdusse .

   Trasportare . Bocc. Eßendo lo ’mperio di Ro-

ma da’ Franceschi ne’ Tedeschi trasportato.

   Costrignere. Bocc. Amore mi costrigne a

così fare .

   Eccitare . Cavalc. med. spir. Sostenendo noi

valorosamente le tribolazioni, poichè elle ci

purgano, e pruovano , e ci tolgono al male ,

ed eccitano al bene.

   Gittare . Bocc. Gittò la sua lancia nel fie-

no .

   Elevare . Bocc. g. 2. n. 4. Vedere uno d’ in-

fima miseria a stato reale elevare .

   Convertire. Bocc. Fu presso a convertire in

rabbia la sua grande ira.

   Ammaestrare . Bocc. La quale essa assai be-

ne a così fatti servigi avea ammaestrata .

                               N 4                         Acco-

 

/ BEGIN PAGE 200 /

 

   Accostare . Bocc. E al suo cuore accostò quel-

lo del morto .

   Appoggiare . Bocc. Una tavola molto larga

ordinata in guisa , che stando tu in piè , vi possi

le reni appoggiare .

   Legare. Bocc. g. 4. n. 2. Legò il suo uomo sal-

vatico ad una colonna .

   Invitare . Bocc. Fece un magnifico convito ,

al quale invitò una parte de’ più onorevoli cit-

tadini .

   Condannare . Bocc. I quali l’ autorità delle

pubbliche leggi già condannò ad esilio .

Appendice prima .

   I Verbi di quest’ ordine di particolare os-

servazione sono i seguenti.

   Convitare vale chiamare a convito. Gio.

Vill. Convitò a mangiare gli ambasciadori di

Firenze .

   Condurre si usa per indurre. Boccacc. Colla

maggior fatica del mondo a prendergli, ed a

mangiare la condusse .

   Scorgere si adopera per guidare. Petrar.

Scorgimi al miglior guado , E prendi in grado

i cangiati desiri .

   Raccomandare si usa per legare . Boccacc.

Amet. f. 7. Rivolta a’ cani , quelli cogli usati

legami attaccati alla presente quercia racco-

mandò .

   Accomandare vale lo stesso . Bocc. g. 4. n.

5. Accomandato bene l’ un de’ capi della fune

                                                               a un

 

/ BEGIN PAGE 201 /

 

a un forte bronco , per quella si collò nella

grotta .

   Recare si usa per indurre . Bocc. Io mi cre-

derei in brieve spazio di tempo recarla a quel-

lo , che io ho già dell’ altre recate .

Appendice seconda .

   Appartengono parimente a quest’ ordine i

seguenti modi di dire .

   Rimettere in arbitrio . Bocc. Nel suo arbi-

trio rimise l’ andare , e lo stare .

   Sposare a moglie . Gio. Vill. Lasciò la cheri-

cheria , e sposò la Contessa Margherita a moglie .

 

Sesto Ordine degli Attivi .

 

I Verbi di quest’ ordine , dopo l’accusativo

paziente , ammettono uno ablativo , che

accenni prezzo, istromento, modo , e simi-

li , o senza preposizione , o colle preposizio-

ni per , con , in , a , di . Eccone alquanti .

   Vendere , pagare , apprezzare , stimare , e

simili ricevono nell’ uso il prezzo in ablati-

vo senza preposizione , e si dice : io ho sti-

mato , pagato , venduto un cavallo venti scudi .

   Cercare . Passav. Gli uomini la vanno cer-

cando per vie distorte .

   Conferire . Passav. f. 231. N’ andò in Geru-

salem a S. Piero, e a S. Jacopo a ragionare,

e conferire con loro tutto ciò , che gli era in-

tervenuto .

                                                        Ricom-

 

/ BEGIN PAGE 202 /

 

   Ricompensare . Passav. f. 69. Ricompensi le

delizie passate , colle quali offese Iddio, coll’

asprezza dell’ austera vita .

   Percuotere . Bocc. Presa una gran pietra ,

con troppo maggior colpi, che prima, fieramen-

te cominciò a percuotere la porta .

   Rompere per infragnere con percosse . Bocc.

g. 7. n.7. Credendo eßo , ch’ io fossi te, m’ ha

con un bastone tutto rotto .

   Avanzare . Bocc. Pietro , che giovane era ,

e la fanciulla similmente , avanzavano nello

andare la madre di lei .

   Ricreare . Bocc. Con molte buone , e sante

parolozze la Domenica a piè dell’ olmo ricrea-

va i suoi popolani .

   Comperare , e vendere . Bocc. Le Divine

cose a danari e vendevano , e comperavano =

Non per vendere poi la sua scienza a minu-

to , come molti fanno = Schiacciava noci , e

vendeva i gusci a ritaglio . Sen. de’ ben. Var-

ch. Non desiderò egli di vendere a molti , ma

di vender caro , e di comperare a buon mer-

cato .

Appendice prima .

   Ci sono i seguenti Verbi di particolare

osservazione .

   Ordinare si usa per restar d’ accordo . Bocc.

Con lui ordinò quello , che a fare , o a dire

avesse.

   Prendere si usa per fare innamorare. Bocc.

                                                             g. 8.

 

/ BEGIN PAGE 203 /

 

g. 8. n. 10. Con la piacevolezza sua avea

la sua donna presa , ch’ ella non trovava

luogo.

   Tornare per riporre . Bocc. Tacitamente il

tornarono nell’ avello .

   Racconciare per rappacificare . Gio. Vill. Lo

Re parlamentò con lui con belle parole , per

racconciarlo con Messer Carlo di Valos .

Appendice seconda .

   A quest’ ordine appartengono i modi di di-

re , che sieguono .

   Battere , e ferire ricevono il caso dell’ ar-

me colla preposizione di, per proprietà di

linguaggio. Gio. Vill. Allora un Barone del

Re lo batteo forte d’ un bastone . Passav. f. 39.

Il coltello , di che io la ferisco , tutto è fuoco .

   Morire nel participio, per ammazzare, riceve

il caso colla preposizione di . Petrar. Che

questo è ’l colpo , di che Amor m’ ha morto .

   Porre pena in una cosa , modo franzese,

vale impiegarvi cura , e fatica . Bocc. g. 8.

n. 7. Seco diliberò del tutto di porre ogni pe-

na , ed ogni sollicitudine in piacere a costei.

 

Settimo Ordine degli Attivi .

 

I Verbi di quest’ ordine, dopo l’accusativo

paziente , ammettono uno ablativo dino-

tante separazione, colla preposizione da , o al-

tra particella equivalente . Eccone alquanti.

                                                           Aßol-

 

/ BEGIN PAGE 204 /

 

   Assolvere . Bocc. Omai da ogni promessa fat-

tami io v’ assolvo.

   Disciorre . Bocc. Ninf. Fies. Tu se’ colei , la

Qual , se tu vorrai, Me da misera morte puoi

disciorre .

   Disviare . Gio. Vill. T’ hanno disviata dal

tuo buono, e umile , e povero, e santo comin-

ciamento .

   Esiliare . Bocc. Filoc. Immaginò di far sì,

che le nuove creature da quella abitazione fa-

cesse esiliare.

   Cacciare . Bocc. Cacciata aveva il sole del

Cielo già ogni stella .

   Guerire. Boccacc. g. 3. n. 9. tit. Giletta di

Nerbona guerisce il Re di Francia d’ una fi-

stola .

   Levare . Bocc. Colà la riportò, onde leva-

ta l’ aveva .

   Attendere . Bocc. Senza riprensione attende-

re da voi.

   Difendere . Bocc. Vestito d’ un cuojo, che da’

pruni il difendesse .

   Nettare . Bocc. Dicendo , che la salvia mol-

to bene gli nettava d’ ogni cosa .

   Distinguere. Bocc. Come vogliono le leggi

Sacre, e le civili , le quali hanno i dì delle fa-

tiche distinti da quegli del riposo.

   Cogliere . Petrar. Poggi, e onde passando , e

l’ onorate  Cose cercando , il più bel fior ne

colse .

                                                         Appen-

 

/ BEGIN PAGE 205 /

 

Appendice prima .

   Ci sono i seguenti Verbi di particolare

osservazione .

   Accattare usato assoluto val mendicare ;

ma col caso ulteriore di quest’ ordine usato

attivo vale prendere in prestanza . Bocc. g. 8.

n. 2. nel tit. Accattato da lei un mortajo , il

rimanda . Tesor. Brun. Provano i savj , che la

Luna accatta dal Sole lo risplendente lume .

   Riconoscere una cosa da uno vale confessare

d’ averla ricevuta per sua grazia , ch’ è l’ ac-

ceptum referre de’ Latini . Dante. Dal tuo po-

dere , e dalla tua bontate Riconosco la grazia,

e la virtute .

   Mutare si usa per toglier via alcuna cosa

da un luogo . Bocc. g. 8. n. 6. Vogliangli noi

imbolare stanotte quel porco ? Disse Buffalmac-

co : O come potremmo noi ? Disse Bruno : il co-

me ho io ben veduto , se egli nol muta di ,

ove egli era testè .

   Partire si usa per allontanare . Bocc. Egli

avea l’ anello caro, ne mai da se il partiva .

   Divellere vale lo stesso che in Latino .

Bocc. Lui per un picciolo lucignoletto preso del-

la sua barba, e ridendo , sì forte il tirò, che

tutto del mento gliele divelse .

   Sceverare val separare . Albertan. Lo co-

minciamento della superbia dell’ uomo fa sce-

verare  l’uomo da Dio .

   Distornare vale svolgere , distorre . Liv. M.

                                                                 Voi

 

/ BEGIN PAGE 206 /

 

Voi vi travagliate di spaventar la plebe , e

di distornarla dallo ’ntendimento della novella

legge .

   Ritrarre vale lo stesso . Petrar. Da mille at-

ti inonesti l’ ho ritratto .

   Prosciogliere vale assolvere . Passav. Non

ogni Prete puote prosciogliere da ogni peccato .

Appendice seconda .

   A quest’ Ordine appartengono i modi di

dire , che sieguono .

   Levare dal sagro fonte vale tenere a bat-

tesimo. Bocc. Giannotto il levò dal sacro fon-

te , e nominollo Giovanni .

   Accattar parola vale impetrare . Nov. ant.

57. Pregandolo per amore , che accattasse pa-

rola dal Re , che un solo torneamento si fa-

ceße con sua licenzia .

   Toglier di vita , di terra , o del mondo va-

le ammazzare . Bocc. Oltre a centomilia crea-

ture umane si crede per certo essere stati di

vita tolti . = Acciocchè una medesima ora to-

gliesse di terra i due amanti , ed il lor figli-

uolo . E nel Labir. Meco immaginai di costri-

gnerla a tormi del Mondo .

 

                                                           CAP.

 

/ BEGIN PAGE 207 /

 

CAP. III.

 

Della costruzione de’ Verbi passivi .

 

LA costruzione de’ Verbi passivi si fa in que-

sto modo . L’ accusativo paziente si fa

nominativo , e il nominativo si fa ablativo

colla preposizione da , e i casi ulteriori si la-

sciano come stanno . Esempli di tutti gli or-

dini degli Attivi .

   I  Io amo Pietro . Pietro è amato da me .

   2  Io vi ringrazio di questo. Voi siete rin-

graziato di questo da me .

   3  Tu doni un libro a me. Un libro è dona-

to da te a me .

   4  Iddio ti renda felice. Tu sij renduto da

Dio felice .

   5  Io invito Pietro a cena. Pietro è invita-

to da me a cena .

   6  Pietro percosse Paolo con una pietra. Pao-

lo fu percosso da Pietro con una pietra .

   7  Il Confessore mi assolve da’ peccati . Io so-

no assoluto dal Confessore da’ peccati .

   Si noti però , che il Verbo può farsi passi-

vo , aggiugnendogli la particella si , purchè

l’ agente si metta in ablativo colla preposi-

zione da , come se dicessimo : Il cielo, secon-

do Aristotile , dalle intelligenze si muove . No-

te all’ Ercol. del Varchi f. 239.

CAP.

 

/ BEGIN PAGE 208 /

 

CAP. IV.

 

De’ Verbi assoluti .

 

VErbi assoluti si chiamano quelli, che non

hanno caso alcuno, e tali sono d’ or-

dinario gl’ intransitivi , e molti ancora de’

transitivi imperfetti. Anzi talvolta anche i

Verbi transitivi perfetti si adoperano a guisa

di assoluti, e si dice : io amo , io leggo &c.

senza esprimere alcun caso. Ora di que’ Ver-

bi, che si adoperano assoluti , addurremo

quelli solamente , che sono degni di partico-

lare osservazione .

   Rompere assolutamente vale far naufragio.

Dante conviv. O miseri , e vili , che colle

vele alte correte a questo porto , e laddove do-

vreste riposare, per lo impeto del vento rom-

pete, e perdete voi medesimi . Quando il di-

scorso non è di naufragio , e si vuol usare

la simiglianza del naufragio , si dice rompe-

re in mare . Passav. Parla il Santo Dottore

della penitenzia , per simiglianza di coloro ,

che rompono in mare .

   Sedere si usa per regnare , dominare , pre-

sedere . Boccaccio Vit. Dant. Con volontà , e

mandato di Clemente Papa Quinto, il quale

allora sedea , fu eletto in Re de’ Romani .

   Parere si usa per apparire. Vit. Crist. Ora

                                                    si par-

 

/ BEGIN PAGE 209 /

 

si parranno i tuo’ maleficj , ora si parrà la

sapienza tua.

   Sentire avanti vale penetrar molto colla

cognizione. Bocc. n. 3. Tu se’ savissimo, e nel-

le cose d’ Iddio senti molto avanti.

   Trapassare si usa per morire , ed è voce

di origine Franzese . Bocc. Il quale non istet-

te guari, che trapassò .

   Trarre parlando di cavalli , muli &c. va-

le tirar calci. Nov. ant Il mulo trasse, e die-

gli un calcio nel capo tale , che l’ uccise .

   Trasandare si usa per eccedere i termini

del convenevole. Bocc. Quantunque in alcu-

ne cose , siccome i giovani amanti molto spesso

fanno , trasandasse , nondimeno Aristippo pa-

zientemente il sosteneva .

   Andarsene si usa in significato di cosa, che

sia tolta via . Bocc. g. 3. n. 4. I peccati , che

tu hai infino all’ ora della penitenzia fatti ,

tutti si purgheranno, e sarannoti per quella

perdonati , e quegli , che tu farai poi, non sa-

ranno scritti a tua dannazione , anzi se n’an-

dranno coll’ acqua benedetta . Passav. f. 85. Se-

condochè procedeva nella confessione , così a po-

co a poco il dolore, e il color nero del fuoco

se n’andava .

   Trasognare val farneticare , essere come

fuor di se . Fran. Sacch. Andossene al mulino

tutto tristo, trasognando , senz’ aver mangia-

to delle uova . Quindi trasognato, cioè stupi-

                                                             do.

 

/ BEGIN PAGE 210 /

 

do. Bocc. Arriguccio stava come trasognato ,

e voleva pur dire .

   Volgere per correre di tempo . Petrar . Or

volge, Signor mio, l’ undecim’ anno , Ch’ i’ fui

sommesso al dispietato giogo .

   Usare per bazzicare . Bocc. Vennesene do-

ve usavano gli altri mercatanti .

   Trarre presso a’ Toscani si usa per accor-

rere, e concorrere . Fran. Sacch. Uno Piova-

no giucando a scacchi, vincendo il compagno,

suona a martello , per mostrare a chi trae, co-

me ha dato scaccomatto, e’ quando gli arde la

casa, niuno vi trae.

   Muovere si usa per andare. Petrar. canz. 5.

Or muovi, non smarrir l’ altre compagne.

 

CAP. V.

 

Della costruzione de’ Verbi neutri .

 

I Verbi neutri convengono in ciò cogli at-

tivi , che non significano passione alcuna,

anzi accennano azione : ma sono in ciò dif-

ferenti , che non significano, come gli atti-

vi, azione perfettamente transitiva , ma in-

transitiva, o transitiva imperfetta .

 

/ BEGIN PAGE 211 /

 

PRIMO ORDINE DE’ NEUTRI .

 

I Verbi di quest’ordine ricevono due no-

minativi , uno avanti esprimente il sug-

getto della azione, l’ altro dopo, che ac-

cenni l’ essere, il nome, o alcuna qualità del

suggetto medesimo . Eccone alquanti.

   Essere . Bocc. g. 3. n. 8. Io sono uomo, co-

me gli altri, e , come voi vedete , io non so-

no ancor vecchio.

   Parere . Bocc. S’ abbattè in alcuni, i quali

mercatanti parevano.

   Comparire . Bocc. Acciocchè voi per la pri-

ma volta compariate orrevole dinanzi alla bri-

gata .

   Nascere.  Boccaccio g. 4. n. I. Tutti nascem-

mo , e nasciamo iguali .

   Rimanere. Bocc. n. 2. Dove così non fos-

se, io mi rimarrò Giudeo, com’ io mi sono .

   Diventare . Bocc. O consolazion sopravvie-

ne, o diventa la noja minore .

   Ritornare . Bocc. n. 2. S’ egli fosse Cristiano

fatto, senza fallo Giudeo si ritornerebbe .

   Vivere. Bocc. Parendogli che costoro meno,

che alcuni altri, del Mondo curassero, e più

lieti vivessono .

Appendice prima .

Essere si truova coll’ accusativo dopo. Boc-

caccio. La donna domandò , se Anichin fosse

                                    O 2                        al

 

/ BEGIN PAGE 212 /

 

al giardino venuto. Egano disse : così non fosse

egli , perciocchè credendo esso , ch’ io fossi te,

m’ ha con un bastone tutto rotto .

   Si truova parimente la terza persona sin-

gulare del presente dell’ Indicativo di essere

accordata col plurale. Boccaccio g. 8. n. 2.

E non è ancora quindici dì, che mi costò da

Lotto rigattiere delle lire ben sette. E n. 9.

Poche volte è mai , ch’ io mi lievi la notte.

Appendice seconda .

   I Verbi di particolare osservazione sono i

seguenti.

   Stare si usa per essere. Bocc. n. 2. Io ri-

gido , e duro stava a’ tuoi conforti.

   Tornare si usa per esser di nuovo ciò, che

altri era innanzi . Bocc. Ravvediti oggimai,

e torna uomo , come tu eßer solevi.

   Venire si usa per divenire . Boccacc. Ninf.

Fiesol.  E crescendo Pruneo venne bello

Della persona , che se la natura L’ avesse fat-

to in prova col pennello , Non potea dargli più

bella figura .

 

Secondo Ordine de’ Neutri .

 

I Verbi di quest’ordine hanno dopo di se

un genitivo esprimente materia , o fine,

ovvero uno infinito col segno del genitivo ,

o colla preposizione a, o ancora senza segno

                                                            alcu-

 

/ BEGIN PAGE 213 /

 

alcuno. Non pochi de’ Verbi di quest’ ordine

potrebbono, se altri il volesse , ridursi alla

prima degli attivi, prendendo il genitivo in

forza di accusativo, per proprietà di lin-

guaggio: ma perchè finalmente tali Verbi

hanno la figura di neutri , potranno ridursi

a quest’ ordine. Eccone non pochi esempj .

Prima però si noti, che alcuni di questi Ver-

bi hanno avanti , o affissa la particella pro-

pria de’ neutri passivi , ma non perciò son

tali, non avendo alcun senso passivo , e la par-

ticella si appone loro come accompagnaver-

bo , e per proprietà di lingua .

   Curare . Bocc. Di che la donna poco curò .

E g. 9. n. 6. Tornandosene , senza della culla

curarsi, nel letto se n’ entrò,

   Abbisognare. Albertan. c. 12. Quegli abbi-

sogna di poco, che poco desidera. Qui vale

aver bisogno .

   Ardire, e colla particella, e senza . Nov.

ant. 40. Un giuocolare stava a questa tavola,

e non s’ ardiva di chiedere di quel vino . Boc-

caccio g. 10. n. 9. Furono de’ sì presuntuosi,

che ardirono di dire , se averlo veduto mor-

to .

   Credere , e colla particella , e senza, quan-

do si tratta di cosa appartenente a chi par-

la, è di quest’ ordine, e talvolta si tace il

segno del genitivo. Passav. f. 116. E così

faccia di ciascuno vizio, e peccato, dove pos-

                                 O 3                           sa

 

/ BEGIN PAGE 214 /

 

sa credere d’ avere più offeso. Boccacc. n. 2.

Credendomi aver costui convertito.

   Trattare . Passav. Di questo parleremo più

distesamente, quando tratteremo della contri-

zione .

   Disputare . Maestruzz. Commette sacrilegio

item chi disputa del giudizio del Principe .

   Dubitare . Bocc. Potete comprendere, cia-

scuna di noi di se medesima dubitare .

   Mormorare. Bocc. Di che la giovane mor-

morava anzi che no.

   Proporre . Bocc. Propose di tornare a Pa-

rigi .

   Lasciare. Bocc. Io per niuna cosa lascerei

di Cristian farmi .

   Cominciare . Bocc. Cominceráne a bere un

buon bicchier grande per volta .

   Provvedere . Passav. f. 4. Solamente d’ uno

refuggio ha provveduto il misericordioso Id-

dio .

   Meritare . Bocc. Meritò questa donna , per

lo suo valore , di eßere amata da un nobile ,

e gran Barone .

   Godere . Boccacc. In se medesimo godeva di

queste parole .

   Ridere . Bocc. Molto avean le donne riso

del cattivello di Calandrino .

   Fremere. Boccacc. D’ ira, e di cruccio fre-

mendo .

   Languire . Passav. f. 225. Ben vuole Iddio ,

                                                               che

 

/ BEGIN PAGE 215 /

 

che ogni uomo ne viva innamorato, e langui-

sca di lei.

   Spasimare . Bocc. Oltre agli altri suoi do-

lori , credette di sete spasimare.

Appendice prima .

   Ha quest’ ordine molti Verbi di partico-

lare osservazione . Ecco i più notabili.

   Pensare per giudicare . Bocc. Si pensò il

detto Meßer Musciatto , costui dovere esser ta-

le , quale la malvagità de’ Borgognoni il ri-

chiedea .

   Pensare per determinare. Bocc. Pensò quel-

li commettere a più persone .

   Porre si usa per deliberare . Franc. Sacch.

Fra loro hanno posto d’ uccidermi .

   Fare si adopera per disporre. Boccacc. Di

Guiscardo ho io già preso partito che far-

ne , ma di te , sallo Iddio, che non so che

farmi .

   Tenere si usa per aver qualità. Bocc. Te-

nendo egli del semplice , era molto spesso fat-

to capitano de’ Laudesi . Dante . Ma quello in-

grato popolo maligno , Che discese di Fiesole ab

antico, E tiene ancor del monte , e del maci-

gno , Ti si farà, per tuo ben far , nimico .

   Argomentare per pensare . Bocc. Donde ar-

gomentate di darlami tale , che mi piacerà =

S’ argomentò di fornirlo come potesse .

   Infignersi per dissimulare . Bocc. Come sa-

vio s’ infinse di queste cose niente sentire .

                                O  4                       Rifi-

 

/ BEGIN PAGE 216 /

 

   Rifinare per desistere. Bocc. di piagne-

re la sua sventura, e quella di Pietro non

rifinò.

   Mancare si usa in senso del destitui , defi-

cere, carere de’ Latini . Bocc. Non volendo

della sua fe mancare, sel fece chiamare =

Trovandola molto leggieri, assai mancò della

sua speranza . Stor. Eur. Gli Ungheri comin-

ciarono a mancar d’ animo. Serd. Stor. Alcu-

ni paesi mancano d’ ulivi.

   Vivere per nutrirsi. Bocc. Se tu fai così ,

di che viverem noi?

   Degnare vale mostrar d’ apprezzare altrui .

Petrar. Ella non degna di mirar sì baßo . E

con ellissi preso al Passav. Ella non degna sì

basso . Nell’ uso vi s’ appone l’ accompagna-

verbo. Casa . Supplico V. M. , che si degni d’

udirlo .

   Osare vale ardire ; ma si truova quasi sem-

pre col solo infinito dopo, e senza la par-

ticella di . Bocc. g. 7. n. 5. Non osava farsi ad

alcuna finestra .

   Usare vale costumare . Bocc. g. 2. n. 2. E

voi, gentiluomo, che orazione usate di dire ?

Appendice seconda .

   A quest’ ordine appartengono i seguenti

modi di dire.

   Amar meglio per voler piuttosto , frase

Franzese . Bocc. Io amo molto meglio di di-

spiacere a queste mie carni , che faccendo agio

                                                                 loro,

 

/ BEGIN PAGE 217 /

 

loro , io facessi cosa, che potesse essere perdi-

zione dell’ anima mia .

   Sofferir l’animo , o ’l cuore vale aver ani-

mo. Bocc. Come ti sofferiva l’ animo di dir

di lei, sentendoti quel medesimo aver fatto ,

che ella fatto avea ? = Poichè a me non sof-

fera il cuore di dare a me stessa la morte ,

dallami tu .

   Essere bene o male di alcuno vale essere in

sua grazia , o disgrazia. Bocc. Perchè mal

dell’ amore della donna era , Podestà chiamato

di Modona , v’ andò. Gio. Vill. Tutta questa

rovina avvenne al Legato , perch’ era male co’

Fiorentini, che se fosse stato bene di loro, la

sconfitta, ch’ ebbe a Ferrara la sua gente, non

avrebbe avuta .

   Sentire per aver qualità . Bocc. Io , il qual

sento dello scemo anzi che no , più vi debbo

eßer caro . Senec. Pist. Come il sapore del vi-

no vecchio , che per vecchiezza sente d’ amaro.

   Sentir di se vale aver senso . Bocc. Io son

tutto divenuto sì freddo, che appena sento di

me .

   Passar di vita vale morire . Bocc. Dopo

non guari spazio passò della presente vita .

   Morir di checchessia vale esserne fieramen-

te innamorato . Firenz. Trinuz. Alessandro

muor di quella Vedova . E così morir di vo-

glia , di fame , di sete , di sonno , e simili .

   Morir di suo male vale morir di morte na-

                                                         tura-

 

/ BEGIN PAGE 218 /

 

turale. Gio. Vill. Al detto assedio di Pado-

va morì Uguiccione della Faggiuola di suo

male .

   Fallir della promessa vale mancar di paro-

la . Gio. Vill. Della quale promessa fallì , sic-

come fellone , e traditore.

   Passarsi d’ un fallo vale dissimularlo . Boc-

caccio. Avvisò di volersi del fallo commesso

da lui mansuetamente passare .

 

Terzo Ordine de’ Neutri.

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

un dativo esprimente oggetto|, o fine .

Eccone alquanti.

   Pensare . Boccacc. A’ suoi nuovi disii fiera-

mente pensava .

   Badare . Bocc. Il che tantosto sepper quel-

le , che a ciò badavano .

   Provvedere. Bocc. g. 7. n. 3. Alle quali

cose Iddio provegga.

   Parere . Bocc. Non so se a voi quello se

ne parrà , che a me ne parrebbe.

   Credere . Bocc. Credi tu , ch’io creda agli

abbajatori.

   Consentire . Bocc. Ch’ essa a questo avesse

consentito .

   Piacere , e dispiacere. Passav. f. 31. Allora

possiamo credere di piacere a Dio, quando di-

spiacciamo a coloro, che dispiacciono a lui.

                                                               Ardi-

 

/ BEGIN PAGE 219 /

 

   Ardire. Bocc. g. 2. n. I. Di se medesimi

dubitando , non ardivano ad ajutarlo .

   Giovare , e nuocere . Bocc. Non solamente

non gli giovavano , anzi pareva , che gli no-

cessero.

   Contrastare . Bocc. Contrasta in questo co-

minciamento alla tua libidine.

   Apparire . Bocc. Lorenzo le apparve nel

sonno , pallido , e tutto rabbuffato.

   Giucare . Bocc. Chi andò a dormire , e chi

a giucare a scacchi .

   Avanzare . Bocc. Io che doveva fare , o

debbo di quel , che gli avanza?

   Abbisognare per opus esse. Bocc. Proem.

Ho meco stesso proposto di volere , se non a co-

loro , che me atarono, alli quali per avven-

tura per lo lor senno , o per la loro buona ven-

tura non abbisogna , a quegli almeno , a’ qua-

li fa luogo , alcuno alleggiamento prestare .

   Mancare . Bocc. Niuna cosa è mancata a

questo convito .

   Disdirsi . Bocc. g. 6. n. I. in princ. Più al-

le donne , che agli uomini il molto parlar si

disdice .

   Restare . Bocc. Gran peso mi resta, se io

vorrò con una bella novella contentarvi .

   Soggiacere . Bocc. Agli uomini dobbiamo ,

sommamente onorandogli , soggiacere .

   Succedere per venir dopo . Passav. Succeden-

do l’ un pensiero all’ altro , forte tentazione

commoße il cuor suo .

                                                          Suc-

 

/ BEGIN PAGE 220 /

 

   Succedere per ereditare . Maestruzz. Il ma-

rito succede alla moglie , e guadagna la dota .

   Supplire si trova di quest’ ordine . Bocc.

Filoc. l. 6. num. 181. Io con nuova nota sup-

plirò al difetto .

Appendice prima .

   Ha quest’ ordine molti Verbi di particola-

re osservazione . Eccone alquanti.

   Giovare per dilettare , piacere . Bocc. Poi-

chè Filostrato ragionando in Romagna è entra-

to , a me per quella similmente gioverà d’ an-

dare alquanto spaziandomi .

   Aggradire , e aggradare per piacere . Boc-

caccio . Tempo è , che per me si faccia quel-

lo , che vi aggradirà = Prendila adunque ,

s’ ella t’ aggrada , io te ne priego .

   Valere per giovare . Bocc. Nè l’un mi var-

rebbe , nè l’ altro voglio , che mi vaglia .

   Putire per dispiacere . Bocc. Se ne gli da-

rebbe sì fatta gastigatoja , che gli putirebbe .

   Sospirare per desiderare. Dante . A voi de-

votamente ora sospira L’ anima mia .

   Aprire si usa neutralmente , e significa in-

trodurre uno nella casa , nella Città, o al-

tro. Matt, Vill. Onde per paura gli aprirono.

   Garrire vale sgridare . Passav. f. 63. Ve-

nendo ciò a notizia del padre , garrinne alla

figliuola , ed ebbelane in odio .

   Bastare , oltre all’ essere a sufficienza , si-

gnifica ancora avere idoneità , o tempo per

                                                           fare

 

/ BEGIN PAGE 221 /

 

fare una cosa , mettendo la persona in no-

minativo . Bocc. E bastimi d’ essere stato una

volta schernito = Molto più si conviene nelle

scuole tra gli studianti , che tra noi , le qua-

li appena alla rocca, e al fuso bastiamo.

   Stare per toccare. Bocc. A voi , Madon-

na , sta omai il comandare .

   Soprastare per indugiare. Bocc. Delle set-

te volte le sei , soprastanno tre, o quattro an-

ni più , che non debbono , a maritarle .

   Penare per indugiare , o aver difficultà .

Bocc. Mentre ch’ io penerò a uscir dell’ arca,

egli se n’ andranno pe’ fatti loro .

   Prendere si usa per cominciare. Bocc. g. 2.

n. 7. Lasciatami prestamente , presero a fug-

gire .

   Sostenere per reggere, resistere. Franc. Sac-

ch. Volendo vedere come sostiene al bere , il

fa provare con un gran bevitore suo fami-

glio .

   Usare per frequentare. Bocc. n. I. A Chie-

sa non usava giammai.

Appendice seconda .

   Appartengono a quest’ ordine le seguenti

forme di dire .

   Ridere a uno vale mostrarsegli amico per

ingannarlo . Vit. SS. Pad. Ella mi cominciò a

mostrare amore , e ridermi , e presentarmi.

   Esser presto vale esser pronto . Bocc. g. 2.

n. I. Signor mio , io son presto a confessarvi

il vero .                                               Sa-

                                                            

 

/ BEGIN PAGE 222 /

 

   Saper grado vale avere obbligazione . Boc-

caccio. Signori, di ciò, che jersera vi fu fat-

to , so io grado alla fortuna . Liv. M. Non ne

seppono nè grado , nè grazia allo ’mperadore .

   Star bene allo vale convenire . Bocc. Io

non son fanciulla , alla quale questi innamora-

menti steano oggimai bene.

   Vale anche meritare. Bocc. Avvegnachè ,

egli mi stea molto bene, ch’io non la dovea

mai lasciar salir di sopra .

   Vale parimente essere ben disposto . Bocc.

Mi stanno bene le gambe in sulla persona =

Eßendo egli bianco , e biondo , e leggiadro mol-

to , e standogli ben la vita .

   Tornar bene per essere di utile , o di pia-

cere . Senec. de’ benef. Varchi . Coloro , i qua-

li sono grati , perchè torna loro bene così ,

non sono grati, se non quando , e quanto tor-

na ben loro .

   Tornare per riuscire . Bocc. Cominciò a du-

bitare , non quel suo guardar così fiso moves-

se la sua rusticità ad alcuna cosa, che vergo-

gna le potesse tornare .

   Venire a grado per piacere . Bocc. Lo in-

cominciò a servire sì bene , e sì acconciamen-

te , ch’ egli gli venne oltremodo a grado .

   Venire in concio per essere opportuno . Boc-

caccio . Se ’l maestro non l’ ha riposta in ca-

sa , verrà troppo in concio a’ fatti nostri .

   Venir meno per mancare, e fuggir l’ animo

                                                            nel

 

/ BEGIN PAGE 223 /

 

nel medesimo senso . Bocc. Quasi come se il

mondo sotto i piedi le fosse venuto meno , le

fuggì l’ animo .

   Venir meno per mancar di parola . Bocc.

Rispose, se averla promessa a Pasimunda no-

bile giovane Rodiano , al quale non intendeva

venir meno .

   Voler bene, o meglio per amare. Bocc. Do-

ve non era niuno grande , nè piccolo , nè dot-

tore , nè scolare , che non mi volesse il meglio

del Mondo .

   Voler bene idiotismo per esprimere guasta-

mento , o disordine . Bocc. Con le pugna tut-

to il viso gli ruppe , nè gli lasciò in capo ca-

pello , che ben gli volesse . Cioè che non fos-

se scompigliato.

   Correre agli occhi , alla vista &c. vale ab-

battersi a vedere &c. Bocc. n. 7. Il primo uo-

mo , che agli occhi gli corse, fu Primaßo =

E Amet. Alla vista gli corse il viso della

madre . E Fiamm. E come alcun bel volo , o

notabil corso vedea , così mi correa alla boc-

ca : o Panfilo , ora ci fossi tu qui a vedere .

Dante. E tanto buono ardire al cor mi cor-

se , Ch’ i’ cominciai come persona franca .

 

                                                       Quar-

 

/ BEGIN PAGE 224 /

 

Quarto Ordine de’ Neutri .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

uno accusativo , non già veramente pa-

ziente , ma o un Verbale , o simile spiega-

tivo dell’ azione o qualità del suggetto : ov-

vero un nome , che accenni puro mezzo di

azione transitiva imperfetta . Eccone alquanti .

   Vivere . Bemb. Asol. Questa vita , che noi

viviamo , di fatiche innumerabili è piena .

   Dormire . Petrar. Dormito hai , bella Don-

na , un breve sonno .

   Sognare . Nov. ant. 10. Giacendo il Re so-

lo , si sognò un grave , è maraviglioso sogno .

   Errare . Comm. Inf. Il sonnoglioso molto er-

ra la via .

   Durare . Bocc. Voi potete mal durar fatica .

   Camminare . Firenz. Luc. A me pare , che

nel camminare assai viaggio , non sia altro pia-

cere , che quando il pellegrino arriva in quel

luogo , dov’ egli desidera .

   Correre . Boccacc. Io , il quale ho corsi di-

versi , e dolenti mari . Gio. Vill. I France-

schi entrati dentro corsero la terra sanza nul-

lo contasto .

   Simigliare . Petrar. Che sol se stessa , e

null’ altra simiglia .

Appendice prima .

Il Verbo potere si può ridurre a quest’ or-

                                                     dine,

 

/ BEGIN PAGE 225 /

 

dine , perchè il caso , che ha dopo di se ,

non ha forza di accusativo paziente , ma è

termine di relazione alla qualità del sugget-

to ; e l’ azione circa questo termine è accen-

nata dal Verbo in potenza , non già in at-

to . Quindi il Verbo potere il più ha dopo

di se l’infinito . Bocc. Introd. Voi potete così com

io molte volte avere udito . E g. 4. in princ.

Nè noi possiamo dimorar colle muse . E tal-

volta si tace l’ infinito . Bocc. Sempre non può

l’ uomo un cibo , ma disidera di variare . Vi

s’ intende sofferire . Firenz. Asin. Io era unasi-

naccio , che non poteva la vita . Vi s’ intende

reggere .

Appendice seconda .

   Menar la vita , o i giorni son modi ap-

partenenti a quest’ ordine , e vagliono il La-

tino vitam , aut dies ducere . Bocc. Fiamm.

In così lieta , e giojosa vita menava i gior-

ni miei . Grad. S. Girol. E‵ Signore di tutti

coloro , che buona vita menano .

   Durare si usa per sostenere , mantenere .

Gio. Vill. l. 5. c. 34. I Sanesi non potendo più

durar la guerra co’ Fiorentini , richiesero pa-

ce . E l. 9. c. 125. Alla fine si partiron sen-

za combattere , perchè quel di Baviera non

poteva durar la spesa .

 

                             P                       Quin-

 

/ BEGIN PAGE 226 /

 

Quinto ordine de’ Neutri .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

uno accusativo colle preposizioni ad , per ,

o in , che accenni movimento ad alcun ter-

mine , o fine . Eccone alquanti .

   Andare . Bocc. g. 3. n. 5. Messer Francesco

è per andare infra pochi dì a Melano = E n. 4.

Andava per gli campi certe erbe cogliendo =

E n. I. Ser Ciappelletto n’ andò in Borgogna .

   Quando il termine del movimento è per-

sona , si può usare indifferentemente a , e

da . Bocc. g. 2. n. 3. Partitami di casa mia ,

al Papa andava , che mi maritasse . E g. 3

n. 6. Adunque andatevene da lui .

   Venire ha le medesime costruzioni di an-

dare .

   Arrivare . Bocc. Arrivò a Genova un va-

lente uomo di corte , e costumato . Petrar. Da se

stessa fuggendo , arriva in parte , Che fa ven-

detta, e ’l suo esilio giocondo .

   Ascendere Verbo non usato dal Boccaccio ,

che usa in sua vece salire . Petrar. E così

n’ ascendemmo in loco aprico . Firenz. Disc. I

grandi onori , a’ quali era asceso il bue .

   Aspirare . Guicciardini . Noi aspiriamo al-

la monarchia d’ Italia .

   Correre . Bocc. g. 2. n. 5. Corse a dirlo al-

la donna ; la quale corsa alla sua camera pre-

                                                          stamen-

 

/ BEGIN PAGE 227 /

 

stamente , cercò , se i suoi panni v’ erano . E

g. 4 n. I. Venuto se’ alla fine , alla quale cia-

scun corre .

   Incorrere . Bocc. lett. Pin. Ross. In quella me-

desima infamia incorse , nella quale voi di

essere incorso ora vi gravate .

   Entrare . Bocc. In quel medesimo casolare

se n’ entrarono = Con lei delle cose state entrò

in parole = Ricominciato il pianto entrò in uno

amaro pensiero .

Appendice prima .

   Ci sono i seguenti Verbi di particolare

osservazione .

   Andare in significato di riuscir male rice-

ve la preposizione in , e si dice : andare in

rovina , in conquasso , in malora &c. Talvolta

ammette la preposizione a per proprietà di

linguaggio . Bocc. Che l’ anima d’ un sì va-

lente , e savio uomo , per difetto di fede , an-

dasse a perdizione .

   Trarre presso i Toscani si usa per accor-

rere , concorrere . Nov. ant. 90. Avea fatta

una fine crostata d’ anguille , ed avevala mes-

sa nella madia  Poco stante vide entrare uno

topo per la finestrella , che trasse all’ odore .

Bocc. g. 5. n. 10. Gridando, e difendendolo , fui

cagione , che quivi de' vicini trassero . E g. 9.

n. 5. Quasi al romor venendo, colà trassero .

   Entrare quando significa cominciamento di

azione, o di stato riceve la preposizione a .

                               P  2                   Bocc.

 

/ BEGIN PAGE 228 /

 

Bocc. Lo abate , co’ due Cavalieri , e con Ales-

sandro , senza più , entrarono al Papa , e fat-

ta la debita reverenza, così cominciò lo aba-

te a favellare . Passav. f. 32. Non acconsen-

tendo a’ prieghi , nè alle lagrime della madre ,

entrò alla Religione .

   Mettere si usa per isboccare . Gio. Vill. Per

la giunta di più fiumi , che di sotto a Firen-

ze mettono in Arno .

   Tornare si usa per ridondare . Bocc. Ogni

vizio può in grandissima noja tornare di co-

lui , che l’ usa.

   Pontare vale spignere con forza . Bocc. Ed

egli steßo ( cominciò ) a pontar col capo nel

coperchio dello avello .

   Pendere si usa per inclinare . Gio. Vill. Pa-

rea loro , che pendesse in parte Guelfa .

   Ricoverare val rifuggire . Bocc. g. 7. n. 4.

Come vide correre al pozzo , così ricoverò in

casa , e serrossi dentro .

   Tirare si usa per aver la mira . Bocc. Tut-

ti quasi ad un fine tiravano assai crudele .

   Venire si usa per incorrere . Bocc. Venne in

tanto dolore , che quasi fu per gittarsi dalla

torre in terra .

   Aggiugnere si usa per arrivare . Bocc. g. 10.

n. 3. Quando aggiugnerò io alla liberalità del-

le gran cose di Natan ?

Appendice seconda .

   Appartengono a quest’ ordine i seguenti mo-

di di dire.                                             

                                                              Esse-

 

/ BEGIN PAGE 229 /

 

   Essere a una persona , o a un luogo vaglio-

no venire , arrivare . Bocc. g. 5. n. 5. I pa-

renti dell’ una parte , e dell’ altra furono a lui ,

e con dolci parole il pregarono . E n. 7. Ad un

suo luogo , al quale Primasso pensò di poter

essere , movendosi la mattina a buon’ ora , ad

ora di mangiare .

   Essere al mondo vale starsi laico , o al se-

colo . Bocc. g. 5. n. 10. Se io non avessi vo-

luto essere al mondo , io mi sarei fatta mona-

ca. E g. 4. nel princ. Si dispose di non voler

più essere al mondo , ma di darsi al servigio

di Dio .

   Andare per una persona, o cosa vale an-

darla a prendere . Bocc. g. 2. n. I. Il quale

coloro , che per lui andarono , trovarono anco-

ra in camicia dinanzi al giudice . E g. 8. n. 2. ,

parlando di danari : Se voi non gli avete , e

voi andate per essi .

   Stare per alcuno vale dipendere alcuna co-

sa da lui . Bocc. Per me non istarà mai cosa ,

che a grado ti sia = Pregandolo , che se per

lei steße di non venire al suo contado , gliele

significasse .

   Ritornar sopra capo vale tornare in dan-

no . Bocc. Alla quale la sua beffa, pressochè

con morte essendo beffata , ritornò sopra ’l

capo .

   Venire a capo vale conchiudere . Bocc. g. 6.

n. 10. Furono tante , che se io ve le volessi

                                  P  3                 tut-

 

/ BEGIN PAGE 230 /

 

tutte contare , non ne verrei a capo in parec-

chi miglia .

 

Sesto Ordine de’ Neutri .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

uno ablativo colle preposizioni in , o con ,

semplici , o articolate , col significato , o del-

la persona compagna nell’ azione , o della

materia , o del luogo continente . Eccone al-

quanti .

   Parlare. Bocc. Voi mi prometteste di far-

mi parlare colla donna vostra , e voi mi ave-

te fatto parlare con una statua di marmo .

   Conversare. Cavalc. specch croc. Quelle

genti pagane , colle quali avevano a conver-

sare .

   Conferire . Bocc. D’ ogni cosa colla Rei-

na , e colla nuora di lei conferendo .

   Litigare. Cavalc. med. cuor. Non litigare

coll’ uomo linguoso .

   Scherzare . Franc. Sacch. Non ischerzar

coll’ orso , se non vuogli esser morso .

   Errare . Bocc. g. 6. n. I. Spesso ne’ nomi er-

rando .

   Perseverare . Bocc. Perseverò in questo lau-

devol costume .

   Digiunare Bocc. Ogni settimana tre dì almeno

fosse uso di digiunare in pane , e in acqua .

   Abitare . Boccacc. Il quale in Trivigi abi-

tava .

                                                            Ca-

 

/ BEGIN PAGE 231 /

 

   Capire, o capere. Bocc. Via , faccialevisi un

letto tale , quale egli vi cape. E g.6.n.6. Secondo-

chè nell’ animo gli capea . E si noti , che que-

sto Verbo non si usa mai attivo alla manie-

ra de’ Latini , ma sempre neutro .

   Dimorare . Bocc. Nel picciolo circuito delle

lor camere racchiuse dimorano .

 

Appendice prima .

 

   Ci sono i seguenti Verbi di particolare

osservazione .

   Cadere si usa per venire . Bocc. g. 2. n. 2.

Caddero in sul ragionare delle orazioni , che

fanno gli uomini a Dio .

   Comporre si usa per restare in appuntamen-

to.  Bocc. Con lui compose , che la seguente

notte v’ andasse . 

   Convenire coll’ accompagnaverbo si fa di

quest’ ordine . Boccacc. Considerando , quanto

grave cosa sia a poter trovare chi co’ suoi co-

stumi ben si convenga .

   Conversare , altresì coll’ accompagnaverbo ,

si trova di quest’ ordine .  Stor. Barl. Io disi-

dero sopra tutte l’ altre cose d’ andar là , ove

abita Barlaam , e conversarmi con lui .

   Dimorare si trova pure in simil maniera .

Bocc. Io voglio di grazia da voi , che vi deb-

ba piacere di dimorarvi tacitamente qui con

mia madre .

   Stare si usa per consistere , Passav. In que-

                               P  4                           sto

 

/ BEGIN PAGE 232 /

 

sto sta la dignità , e l’eccellenza della Vergi-

ne Maria sopra gli altri Santi .

   Tenere si usa per aderire . Bocc. Tutta l’

Isola si divise , e chi tenea coll’ uno , e chi

coll’ altro .

Usare per conversare . Boccaccio g. 8. n. 9.

Quanto più uso con voi , più mi parete sa-

vio.

Appendice seconda .

   Sono da notarsi i seguenti modi di dire.

   Essere in su una cosa vale applicarvisi .

Bocc. g. 6. nel fine . Comandò , che ogni uo-

mo fosse in sul ballare .

   Dispensare con uno vale disobbligarlo dal-

la legge comune . Bocc. Andiamo noi con esso

lui a Roma ad impetrare dal Santo Padre,

che nel difetto della troppa giovane età dispensi

con lui , e appresso nella dignità il confermi .

   Risieder bene vale star convenientemente .

Passav. f. 192. Quanto la persona è maggio-

re , e di maggiore dignità , tanto meglio in lei

risiede , e più chiaramente risplende la vertù

dell’ umiltà .

   Stare , coll’ espressione del prezzo , vale

costare , e pare che si costruisca coll’ ablati-

vo senza preposizione . Lorenz. de’ Medic.

Arid. Subito la vo’ vendere , s’ io la dovessi

dar per manco due fiorini , ch’ ella non mi sta .

                                                                

                                                                Set-

 

/ BEGIN PAGE 233 /

 

Settimo Ordine de’ Neutri .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

uno ablativo colle preposizioni , o sieno

segnacasi da , o di .  I Verbi significanti mo-

to da luogo , o liberazione da alcuna cosa

sogliono ricevere il di, e gli altri il da . Ec-

cone alquanti .

                                Col Da.

   Scampare . Bocc. g. 4. n. 10. tit. Egli scampa

dalle forche.

   Nascere . Bocc. Dalle quali cose nacquero

diverse paure .

   Derivare . Cron. Morell. Da questi sette ,

ch’ i’ t’ ho nominati , ne derivano assai danni .

   Dipendere . Gio. Vill. Da voi dipende l’a-

nima di coloro .

   Degenerare . Bocc. Nobile uomo fu il tuo

padre , dal quale tu non vuogli degenerare .

   Dissentire . Guid. G. Dalla loro parte espres-

samente dissentirono .

Col di .

   Uscire . Bocc. Poichè voi ben vi sentite ,

tempo è d’ uscire d’ infermeria .

   Partire . Se il termine , donde altri si par-

te , non è persona , si suole usare col di .

Bocc. g. 7. n. 3. Innanzi ch’ io mi parta di qui ,

voi vedrete il fanciul sano . E g. 2. n. 3 Ales-

sandro dell’ Isola non si partiva . Ma se il ter-

                                                              mine

 

/ BEGIN PAGE 234 /

 

mine è persona , si suole adoperare il da .

Bocc. g 2. n. 8. I fanciulli da lui partire non

si volevano . E si noti , che questo è uno de’

Verbi , che nella lingua Toscana non suole

adoperarsi senza l’ accompagnaverbo .

   Fuggire si usa colla stessa regola di parti-

re . Bocc. g. 4. n. 5. Gli occhi le parevano del-

la testa fuggiti . Passav. Contrastate al Diavo-

lo , e fuggirà da voi .

   Cadere. Bocc. g. 2. n. 5. Niuno male si fe-

ce nella caduta , quantunque alquanto cadesse

da alto .

   Guarire. Dante Inf. cant. 27. Ma come Co-

stantin chiese Silvestro  Dentro a Sirati a gua-

rir della lebbre , Così mi chiese questi per

maestro A guarir de la sua superba febbre .

Appendice.

   Ci sono i seguenti Verbi di particolare os-

servazione .

   Deviare si usa per degenerare . Bocc. Io non

intendo deviare da’ miei paßati .

   Muovere si usa per nascere , cominciare ,

procedere , o uscire. Bocc. Amor la vaga lu-

ce , Che muove da’ begli occhi di costei , Ser-

vo m’ ha fatto. Matt. Vill. l. 3. c. 96. La

qual via muove dal Castello di Prato, fatto

anticamente per lo Imperadore , e viene infino

alla porta .

   Ritrarre da uno vale somigliarlo . Franc.

Sacch. Da quell’ antica madre non ritrai, Ch’

                                                                  al

 

/ BEGIN PAGE 235 /

 

al mondo dimostrò la sua potenza . E i Tosca-

ni soglion dire d’ un figliuolo : E’ ritrae dal

padre , o dalla madre , cioè gli somiglia .

   Variare si usa per essere differente . Bocc.

Quantunque in vestimenti , e in onori alquanto

dall’ altre variino , tutte perciò son fatte qui,

come altrove .

 

CAP. VI.

 

Della costruzione de’ Verbi Neutri

passivi .

 

TRe sono le particelle , che dimostrano il

Verbo neutro passivo , cioè mi , ti , si ,

le quali accennano quel riverbero , o sia ri-

torno dell’ azione nel suggetto , il quale fa

che il Verbo senta del passivo . Contuttociò

gli Autori del buon secolo spessissime volte

adoperano tali Verbi senza particella alcu-

na , come dagli esempj delle seguenti rego-

le si vedrà : e ciò sembra essere una pro-

prietà , e , per così dire , un vezzo della lin-

gua Toscana .

 

                                                          PRI-

 

/ BEGIN PAGE 236 /

 

PRIMO ORDINE DE’ NEUTRI PASSIVI.

 

I Verbi di quest’ ordine sono assoluti , nè

hanno dopo di se caso alcuno proprio ,

benchè possano avere una preposizione col

suo caso . Ecco i più notabili , col modo di

usarli , colle particelle, o senza .

   Adombrare si dice delle bestie , che pren-

dono ombra . Bocc. Per ventura v’ ebbe un

mulo , il quale adombrò .

   Addormentarsi . Bocc. Si addormenta per le

taverne .

   Affogare , comunemente affogarsi. Gio. Vill.

Le terre affogarono , che più anni appresso

quasi non fruttarono .

   Affondare . Gio. Vill. Più galee delle sue

affondarono in mare colle genti.

   Agghiacciare . Bocc. Credi tu , che io , se

quel ben gli volessi , che tu temi , sofferissi ,

ch’ egli stesse laggiù ad agghiacciare ?

   Aggiornare, e annottare . Petrar. Ma den-

tro , dove giammai non s’aggiorna , Gravido fa

di se il terrestre umore . Dante . Ma quando

s’ annotta . Ariost. Cavalca e quando annot-

ta , e quando aggiorna , Alla fresc’ alba , e all’

ardente ora estiva .

   Aggravare. Bocc. Io temo , ch’ egli non ag-

gravi tanto nella ’nfermità , la quale ha , che

                                                               poi

 

/ BEGIN PAGE 237 /

 

poi ne siegua cosa , per la quale io il

perda .

   Ammalarsi. Gio. Vill. Federigo Imperadore

si ammalò forte = Carlo il grosso ammalò per

modo , che quasi era perduto .

   Ammutolire . B. Jacop . Ond’ io , s’ i’ vo’ par-

lare Di te , ammutolisco .

   Annegarsi. Dante . E quella s’ annegò coll’

altro incarco . Gio. Vill. Tiberino annegò nel

fiume d’ Albula , passandolo .

   Arrossare , arrossire . Bocc. La donna tutta

di vergogna arrossò. Casa Galat. Chi si di-

letta di fare arrossire altrui .

   Impigrire . Mor. S. Gregor. Acciocchè la lor

mente per negligenza non impigrisca .

   Impoverire . Bocc. Tre giovani male il lo-

ro avere spendono, impoveriscono.

   Infermare . Bocc. La Reina di Francia in-

fermò gravemente .

   Ingrandire . Gio. Vill. Vennero in grazia

della Chiesa, e ingrandironne molto .

   Invecchiare . Petrar. Che gran duol rade vol-

te avvien , che ’nvecchi .

   Ingravidare . Bocc. La donna da capo ingra-

vidò .

   Insolentire . Tacit. Davanz. Mentre brutta-

mente i capi contendono, l’esercito insolentì .

   Prosperare . Bocc. La quale egli poteva ve-

dere , siccome santa , e buona, sempre prospe-

rare , ed aumentarsi .

                                                                Rinno-

 

/ BEGIN PAGE 238 /

 

   Rinnovare . Boccaccio . Non perde ventura ,

anzi rinnuova , come fa la luna .

   Sbigottire . Bocc La donna , senza sbigottir

punto , con voce assai piacevole rispose. Pe-

trar. Onde si sbigottisce, e si sconforta Mia

vita in tutto .

   Spedirsi. Bocc. Al Negromante disse , che si

spedisse.

Appendice prima .

   Ci sono i seguenti Verbi di particolare os-

servazione .

   Annighittire vale divenir neghittoso . Pas-

sav. f. 47. Esercitanlo, e non lo lasciano an-

nighittire, ed essere ozioso .

   Apporsi vale indovinare . Malmant. cant. 2.

st. 75  E venne immaginandosi, e s’ appose,

Ch’ ella fosse sua moglie , ei suo marito .

   Diportarsi vale ricrearsi. Bocc. Poichè al-

quanto diportati si furono , l’ ora della cena

venuta , con festa , e con piacere cenarono .

   Disertarsi vale andare in rovina . Bocc. Se

spacciar volle le cose sue , gliele convenne git-

tar via , laonde egli fu vicino al disertarsi .

   Esercitarsi vale passeggiare . Bocc. Lo sco-

lare , andando per la corte , s’ esercitava per

riscaldarsi .

   Muovere si usa per muoversi . Petrar. Or

muovi , non smarrir l’altre compagne .

   Rimanersi vale cessare . Bocc. Vanno ad in-

cantare con una orazione , ed il picchiar si rima-

                                                                     ne.

 

/ BEGIN PAGE 239 /

 

ne . Gio. Vill. Per gufi , che nelle bocche di

quelle trombe fecero nido , si stopparo i detti

artificj per modo , che rimase il detto suono .

   Riposarsi vale parimente cessare . Boccacc.

Riposandosene già il ragionare delle donne ,

comandò il Re a Filostrato , che procedesse .

   Risentirsi vale svegliarsi. Bocc. La giova-

ne prima , che alcun de’ suoi, si risentì .

   Sentirsi vale aver senso . Passav. S. Bernar-

do dice , che ’l membro stupido , e che non si

sente, è più lungi dalla salute .

Appendice seconda .

   Appartengono a quest’ ordine i seguenti

modi di dire.

   Farsi scorgere vale farsi burlare .  Firenz.

Trinuz. Vuo’ tu, ch’ io mi faccia scorgere seco.

   Recarsi assolutamente , o coll’ ablativo del-

la persona, o coll’ espression della cagione,

vale pigliare un’ offesa come fatta a se .

Bocc. Checchè egli si abbia di me detto , io

non voglio , che voi il vi rechiate, se non co-

me da uno ubbriaco . Gio. Vill. E recaronsi ,

che gli Aretini avesson loro rotta la pace .

   Starsi ha molte significazioni . Si usa per

intertenersi. Bocc. Perciò statti pianamente fi-

no alla mia tornata . E per astenersi da fa-

re . Bocc. Sì è meglio fare , e pentere , che

starsi , e pentersi . E per non parlare . Bocc.

Non rispondeva al figliuolo , ma si stava . E

per non mutare stato. Così nel Boccaccio Mon-

                                                                     na

 

/ BEGIN PAGE 240 /

 

na Giovanna Vedova , stimolata da’ fratelli

a rimaritarsi , disse loro : io volentieri , quan-

do vi piacesse , mi starei , ma se a voi pur pia-

ce , ch’ io marito prenda , per certo io non ne

prenderò mai alcuno altro , se io non ho Fede-

rigo degli Alberighi .

   Levarsi diritto si usa dal Boccacc. per quel-

lo , che noi diciamo levarsi in piedi .  G. 7.

n. 6. Io mi levai diritta, e come io il volea do-

mandare , chi fosse , e che avesse , ed ecco M.

Lambertuccio venir su . E g. 9. n. I. E pare-

vagli tratto tratto , che il morto si dovesse le-

var ritto , e quivi scannar lui . E g. 5. n. 8.

Levatisi tutti diritti , e riguardando , che ciò

poteße essere , videro la dolente giovane .

   Tenersi si adopera in due significati . Prima

per arrestarsi. Nov. ant. Il Re gli chiamò , e

que’ , quando il videro , tennersi . Bocc. Di Fi-

renze usciti , non si tennero , sì furono in In-

ghilterra . E per avere opinione di se . Sen.

Varch Si compiace in se medesimo , e si tiene ,

e , per dir così, è adulatore di se stesso.

 

Secondo ordine de’ Neutri passivi.

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

un genitivo esprimente la materia dell’

azione   Eccone alquanti.

   Abbattersi . Passav. f. 239. Abbattesi di dir-

ne alcuna vera , benchè non la sappia per certo.

                                                                 Accen-

 

/ BEGIN PAGE 241 /

 

   Accendersi. Bocc. Come disavvedutamente

acceso s’era di lei, saviamente s’era da spe-

gnere .

   Accorgersi. Bocc. Più mesi durò , avanti che

di ciò niuna persona s’ accorgeße .

   Affrettarsi. Bocc. Quanto può s’  affretta di

celebrare le nozze .

   Apparecchiarsi  Bocc. g. 4. nel fine. Ciascun

s’apparecchi di dover doman ragionare di ciò.

   Attristarsi . Bocc. Della mia lunga dimora

t’ attristi .

   Beffarsi , ridersi. Bocc. E di ciò , che avve-

niva, ridersi, e beffarsi , essere medicina certis-

sima a tanto male .

   Contentarsi per essere soddisfatto . Bocc. I

suoi uomini pessimamente si contentavano di lei ,

per la sua bassa condizione  E per acconsen-

tire. Bocc. Se tu ti contenti di lasciare appreßo

di me questa tua figliuoletta , perciocchè buo-

no aspetto ha , io la prenderò volentieri .

   Crucciarsi. Bocc. Se tu di queste cose ti cruc-

ci , io non me ne maraviglio .

   Dolersi . Bocc. Della sua prima sciagura , e

di questa seconda si dolse molto .

   Gloriarsi . Petrar. Anzi mi glorio D’ esser

servato alla stagion più tarda .

   Impacciarsi . Bocc Presupponendo , ch’ essi di

niuno nostro fatto s’impaccino .

   Impadronirsi. Tacit. Davanz. S’ impadroni-

rono di quelle terre .

                                Q                             Infor-

 

/ BEGIN PAGE 242 /

 

   Informarsi . Bocc. S’ informano i Sensali e

delle qualità , e della quantità delle merca-

tanzie .

   Ingegnarsi . Bocc. In lui t’ ingegna di metter

tenerezza del tuo onore .

   Innamorarsi . Boccacc. Di lui ferventemente

s’ innamorò . Nov. ant. Egli innamorò di lei ,

tanto gli parve bella .

   Intendersi . Bocc. Io m’ intendo così male de’

vostri nomi , come voi de’ miei .

   Lodarsi . Boccacc. Comecchè ogni altr’uomo

molto di lui si lodi , io me ne poßo poco loda-

re io .

   Maravigliarsi . Bocc. g. I. n. 5. Quantun-

que di ciò molto si maravigliasse .

   Obbligarsi . Bocc. Io mi voglio obbligare di

andare a Genova.

   Pentirsi . Bocc. n. I. Perdona egli volentie-

ri a chi si pente d’ averlo bestemmiato .

   Ricordarsi . Bocc. Io per me non me ne ri-

cordo .

   Scusarsi . Bocc. Di ciò, che intervenuto era,

si scusò .

   Vergognarsi . Bocc. Di te stessa vergognan-

doti , per non poterti vedere , t’ avresti cavati

gli occhi .

Appendice prima .

   Sono da notarsi i seguenti Verbi di non

tanto nota significazione .

   Addarsi vale accorgersi . Cron. Morell. I

                                                         Pisa-

 

/ BEGIN PAGE 243 /

 

Pisani il sentirono, presero sospetto, e addie-

ronsi del fatto .

   Attentarsi vale arrischiarsi . Bocc. Non si

attentava di dir nulla. Passav. f. 160. Fare

imprese , che non fanno , o non attentano di fa-

re gli altri .

   Avvisarsi per accorgersi Franc. Sacc. Gen-

tiluomo , avvisiti tu di nessuno , che queste co-

se ti faccia ? E per deliberare Bocc. n. 3. S’ av-

visò di fargli una forza da alcuna ragion co-

lorata .

   Brigarsi vale ingegnarsi . Tesor. Brun. Do-

vrebbe ciascheduno brigarsi di saper ben par-

lare . Dante . E brigavam di soverchiar la

strada .

   Confortarsi vale concepir fidanza . Boccacc.

Come costei l’ ebbe veduta , così incontanente si

confortò di doverlo guerire .

   Conoscersi per intendersi , aver perizia .

Bocc. Per quello , che mi dice Buglietto , che

sai che si conosce così bene di questi panni sbia-

vati . Lib. Mott. S’ io mi conoscessi così di pie-

tre preziose , come io fo d’ uomini , io sarei buon

giojelliere .

   Fornirsi per provvedersi . Bocc. g.9.n. 4. Ac-

ciocchè vestir si poteße, e fornir di cavalca-

tura .

   Frammettersi , inframmettersi , trammettersi,

intrammettersi vagliono esser mediatore , o

pure ingerirsi . Tratt. Piet. L’ uomo non si fram-

                                  Q  2                      metta

        

/ BEGIN PAGE 244 /

 

metta di giudicare ciò , che a lui non appartie-

ne . Matt. Vill. l. 8 c. 102. E inframmettendosi

anche il Legato di Romagna di questa materia ,

si rimisono negli ambasciadori. E l. 9. c. 94. Si

tramettea di fare concordia tra loro . Passav.

f. 90. I preti parrocchiani non si possono intra-

mettere de’ peccati , che ’l Vescovo si riserva .

   Giovarsi vale approffittarsi. Lib. Astrol. Que-

gli , che si voglion giovare della forza , e del-

la virtù di questo segno .

   Gittarsi vale uscire impetuosamente d’ un

luogo . Bocc. Subitamente si gittò di casa per

ajutarla, e corse al pozzo .

   Richiamarsi vale dolersi , far querela . Bocc.

Io son venuto a richiamarmi di lui , d’ una va-

ligia , la quale egli m’ ha imbolata .

   Ricredersi vale pentirsi, mutar parere . Vit.

Barl. Quando i Vescovi del tempio videro , che ’l

Re si ricredea d’ andare a adorare i loro Id-

dei , sì ebbero grande paura .

   Rifarsi vale acquistare , farsi bello &c. Lasc.

Sibill. O come mi rifò io di questo color roso !

   Rimanersi vale astenersi . Boccacc. Questo è

mal fatto , e del tutto egli ve ne convien ri-

manere .

   Tribolarsi vale affliggersi . Boccacc . Comar

Gemmata non ti tribolar di me , ch’ io sto bene .

Appendice seconda .

   A quest’ ordine appartengono i seguenti

modi di dire .

                                                      Accon-

 

/ BEGIN PAGE 245 /

 

   Acconciarsi dell’anima vale prepararsi co’ sa-

gramenti alla morte . Passav. f. 20. Fu indot-

to , che doveße acconciarsi dell’ anima , confes-

sandosi .

   Esser tentato vale aver voglia . Boccacc. E

tutto fu tentato di farsi aprire .

   Porsi in cuore vale deliberare . Bocc. Io mi

posi in cuore di darti quello , che tu andavi

cercando .

   Prendersi dell’amore di alcuno vale innamo-

rarsene . Bocc. n. 5. Sapersi guardare dal pren-

dersi dell’ amore di maggior uomo , ch’ ella

non è .

   Rintuzzarsi l’ animo vale distogliersi . Bocc.

Qualche gran fatto de’ essere costui , che ribal-

do mi pare , posciachè così mi s’è rintuzzato

l’animo di onorarlo .

 

Terzo Ordine de’ Neutri passivi .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

un dativo , che significhi un termine , il

quale riceva in certo modo l’ azione del Ver-

bo . Eccone alquanti .

   Abbattersi . Bocc Colui , che a donna , non

bene a se conveniente , s’ abbatte .

   Accordarsi . Bocc. Alla qual cosa il Priore ,

e gli altri Frati creduli s’ accordarono .

   Appigliarsi . Petrar. E veggio il meglio , ed

al peggior m’ appiglio.

                                Q 3                     Appros-

 

/ BEGIN PAGE 246 /

 

   Approssimarsi. S. Grisost. Io m’ approssimo al

peccatore .

   Arrendersi . Gio. Vill. S’ arrendeo la Città

a Cerare .

   Arrischiarsi. Bocc. Avanti che alcuna s’ ar-

rischiasse a credere che ’l fosse desso .

   Avvezzarsi . Bocc. S’ avvezzò a’ cibi del

Monaco .

   Confessarsi. Passav. f. 71. S’ andò a confes-

sare al Priore del Monistero di S.Vittore . Si

costruisce talvolta col da per proprietà di

lingua . Bocc. g. 2. n. 8. Divotamente si con-

fessò dall’ Arcivescovo di Ruem .

   Obbligarsi. Boccacc. Per belle scritte di lor

mano si obbligarono l’ uno all’ altro .

   Opporsi . Bocc. Al qual piacere la fortuna

nemica de’ felici s’ oppose .

   Raccomandarsi . Bocc. Raccomandandosi Ca-

landrino al Medico .

   Ribellarsi. Passav. f. 46. Coloro , che gli si

ribellano , astenendosi da’  peccati , più aspramen-

te tenta .

   Richiamarsi . Bocc. Pensò d’ andarsene a ri-

chiamare al Re .

Appendice prima .

   Affarsi vale convenire . Vit. Plut. Ella era

di molti anni , e Demetrio più giovane, che non

le si affaceva .

   Apprendersi vale attaccarsi . Dante . Amor ,

ch’al cuor gentil ratto s’ apprende .

                                                            Appre-

 

/ BEGIN PAGE 247 /

 

   Apprestarsi vale apparecchiarsi . Bocc. g. 4.

n. 4. Veggendo di lontan venir le galee, s’ ap-

prestarono alla difesa .

   Attenersi si usa per aver fede , stare . Bocc.

Attenendosene Salabaetto alla sua semplice pro-

messione . E per appartenere . Ambra Furt. L’ e-

redità s’ atteneva a me , come più stretto pa-

rente . E per essere parente . Salviati Spin. Ere-

de d’ uno , che non t’ attiene quasi nulla .

   Avvenirsi si usa per abbattersi . Bocc. Lo-

dando molto , ovunque con persona a parlar

s’ avveniva , la bella cura , che di lui il Mae-

stro Simone aveva fatta . E per convenire .

Guid. G. Oh come s’ avviene al savio uomo

d’ esser cauto ! E per avere attitudine , e av-

venenza nell’ operare . Firenz. dial. bell. donn.

Se ella va , ha grazia : se ella siede , ha va-

ghezza : se ella canta , ha dolcezza : final-

mente e’ se le avviene ogni cosa maraviglio-

samente .

   Darsi si usa per applicarsi . Boccacc. Vit.

Dant. Si diede allo studio e della filosofia ,

e della teologia .

Appendice seconda .

   Farsi a un luogo vale sporgersi , affacciarsi .

Boccacc. La vide in capo della scala farsi ad

aspettarlo = Non poßo farmi nè ad uscio ,

a finestra .

   Serbarsi a fare vale indugiare . Bocc. Io in-

tendo di lavorare mentre son giovane, e le fe

                               Q  4                          ste,

                               

/ BEGIN PAGE 248 /

 

ste , e le perdonanze , e i digiuni serbarmi a

fare quando sarò vecchia.

 

Quarto Ordine de’ Neutri passivi .

 

ALcuni pochi Verbi si trovano , che han-

no dopo di se uno accusativo significan-

te qualità del suggetto .

   Arrendersi. Passav. f 109. Io ti rassegno le

chiavi del mio officio , e vinta m’ arrendo .

   Rendersi . Bocc. Rendendosi in ciò , che po-

tevano, e sapevano , umili , e benigni verso

di lui. Gio. Vill. Rendessi Monaco a Santo

Dionisio .

   Farsi in significato di fingersi , o riputarsi .

Bocc. g. 9. n. 2. Essendo stoltissimi , maestri

degli altri si fanno .

    Vestirsi. Boccaccio g. 9. n .4. Il fa pigliare

a’ villani , e i panni di lui si veste .

   E nell’ uso si sente : io mi confesso vinto ,

io mi veggo perduto , e simili.

Appendice .

   Vestirsi si trova col genitivo , o almen col

segno di esso . Nov. ant. 57. Volendo del tut-

to lasciare lo mondo , e vestirmi di drappi di

religione , piacciavi di donarmi una grazia .

 

                                                             Quin-

 

/ BEGIN PAGE 249 /

 

Quinto Ordine de’ Neutri passivi .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

uno accusativo , con preposizione , che

accenni movimento ad alcun termine . Ecco-

ne alquanti .

   Abbattersi per incontrarsi , arrivare . Bocc.

S’ abbattè in alcuni, i quali mercatanti parea-

no = S’ abbattè ad un sentieruolo .

   Aggirarsi . Pier . Cresc. Per diverse Pro-

vincie m’ aggirai per ispazio di trenta anni .

   Avventarsi . Bocc. Un grande , e fiero lu-

po , il quale s’ avventava alla gola di co-

stei = Per lo comunicare insieme , s’ avventa-

va a’ sani . Parla della pestilenza .

   Condursi . Bocc. Di quindi marina marina si

condusse infino a Trani . = Quasi da necessità

costretto a scriverle mi conduco .

   Convertirsi. Petrar. Subito in allegrezza si

converse La gelosia. E in senso di erogarsi ,

spendersi . Gio. Vill. Montarono le dette

possessioni più di fiorini 15000 , e convertissi a

rifacimento de’ ponti .

   Mettersi. Bocc. Essa ad onesto fine a far ciò

si metteva .

   Riferirsi . Passav. f. 138. Non si dea in lei

luogo all’ amore di veruna altra cosa , che non

si riferisca a Dio .

   Risolversi . Bocc. Laber. Il cuore , non al

                                                              tri-

 

/ BEGIN PAGE 250 /

 

trimenti che faccia la neve al sole , in acqua

si risolvesse .

Appendice prima .

   Sono da notarsi i seguenti Verbi di parti-

colare significazione .

   Avvenirsi vale incontrarsi . Boccacc. S’ av-

venne in un luogo fra gli scogli riposto .

   Avvolgersi vale andar girando . Boccacc.

Tutto ’l dì per lo salvatico luogo s’ andò av-

volgendo .

   Intopparsi vale incontrarsi . Nov. ant. 82.

Questo Romito s’ intoppò in tre grandi scherani.

   Recarsi vale ridursi, e così arrecarsi val

condursi . Bocc. Si recherebbe a farlo davan-

ti agli occhi vostri . Gell. Sport. Io rivorrò

la mia dota , e arrecherommi a star da me .

   Riserbarsi vale trasferire in altro tempo.

Bocc. Riserbandosi in più comodo tempo le lu-

singhe , cominciò a volerla riprendere .

   Scontrarsi vale incontrarsi . Passav. S. Dome-

nico si scontrò in S. Francesco .

   Trarsi vale condursi . Bocc. Gli uomini tutti

a riguardar la giovane si traevano.

Appendice seconda .

   Andarsene in alcuna cosa vale distruggersi,

risolversi, o propriamente , o figuratamente .

Firenz. Disc. Subito ch’ e’ vide il sole , e’ se n’an-

in acqua . Tacit. Davanz. Se n’ andavano

in banchetti i Grandi delle Città .

   Levarsi a romore, o in superbia sono mo-

                                                               di

 

/ BEGIN PAGE 251 /

 

di appartenenti a quest’ ordine . Bocc. Il po-

polo di questa terra , veggendo ciò , si leverà

a romore . Vit. de’ SS. Pad. Non ti levare in

superbia , ma umiliati .

   Darsi in su una cosa vale applicarvisi . Boc-

caccio g. 8. n. 6. Calandrino , veggendo , che ’l

Prete non lasciava pagare , si diede in sul

bere .

 

Sesto Ordine de’ Neutri passivi .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

uno ablativo con preposizione , il quale

accenna congiugnimento. Eccone alquanti .

   Abboccarsi  Malmant. S’abbocca appunto con

Baldone steßo .

   Accompagnarsi . Bocc. Con li quali ragio-

nando , incautamente s’ accompagnò .

   Accordarsi . Boccacc. Con loro accordatesi ,

partefici divennero del podere .

   Affaticarsi . Bocc. In che m’ affatico io ?

   Confidarsi . Bocc. Nella sua buona , e one-

sta affezion confidandosi .

   Congiugnersi . Bocc. Farò , che la mia ani-

ma si congiugnerà con quella .

   Consigliarsi . Bocc. Con la sua fante si con-

sigliò .

   Contenersi . Bocc. Questa brieve noja , dico

brieve , in quanto in poche lettere si contiene .

   Dimesticarsi . Bocc. Gli venne in disiderio

di volersi , se esso potesse , con amenduni , o

con l’ uno almeno , dimesticare .

 

/ BEGIN PAGE 252 /

 

   Fondarsi . Dante . Quinci si può veder come

si fonda Leßere beato nell’ atto , che vede .

   Imparentarsi . Gio. Vill. S’accordarono con

M. Cane , e imparentarsi con lui .

   Intendersi . Boccacc. Discretamente con lui

s’ incominciò ad intendere .

   Nascondersi . Bocc. Si nascose in una came-

ra terrena .

   Riconciliarsi . Bocc. Disidera di udire buo-

ne novelle del marito , e di riconciliarsi col

suo Tedaldo .

 

Appendice prima .

   Sono degni d’ osservazione i seguenti Verbi .

   Acconciarsi vale accomodarsi . Boccacc. Con

lui s’ acconciò per servidore .

   Accontarsi vale trattare , accordarsi con uno .

Bocc. Quivi con un ricco mercatante acconta-

tosi , con lui si mise per servidore .

   Ricoverare vale rifuggire , e ha senso neu-

tro passivo . Bocc. Come vide correre al poz-

zo , così ricoverò in casa , e serrossi dentro .

   Ripararsi vale lo stesso . Bocc. g. 2. n. 8.

Nella Corte del quale il Conte alcuna volta ,

ed egli , e ’l figliuolo , per aver da mangia-

re , molto si riparavano . E senza particella .

Amet Nella quale ( Fiesole ) gran parte ri-

paravano de’ suoi seguaci .

 

Appendice seconda .

   Confidarsi si trova col genitivo di persona .

                                                            Bocc.

 

/ BEGIN PAGE 253 /

 

Bocc. Lo Abate con un Monaco Bolognese , di

cui egli molto si confidava .

   Dirsi con alcuno vale essere suo amico . Ta-

cit. Davanz. Tutta d’ Agrippina un tempo ,

poi non si dicevano punto .

   Ritrovarsi con uno vale esser con lui , ac-

compagnarsi . Bocc. Se io senza indugio non

mi ritrovo seco , per certo io me ne credo mo-

rire .

   Scontrarsi gli occhi vale vedersi reciproca-

mente . Passav. Che ’l viso , e gli occhi suoi

non si possano iscontrare con quelli del con-

fessore .

 

Settimo Ordine de’ Neutri passivi .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

uno ablativo con preposizione , il quale

accenni separazione . Eccone alquanti .

   Alienarsi . Matt. Vill. Essendo di natura

Guelfi , per la tirannia erano quasi alienati

dalla Parte .

   Appartarsi . Vit. Plut. Eumenio non curava

d’ appartarsi di quivi .

   Aßentarsi . Vit. Plut. Non è tempo , che noi

ci doviamo assentare dalla Città .

   Astenersi . Bocc. Estimo , che onesta cosa sia ,

che domane dal nostro dilettevole novellare ci

astegnamo .

   Contenersi , spiccarsi . Salviat. Granch. Che

                                                               se tu

 

/ BEGIN PAGE 254 /

 

se tu non hai poter di contenerti di sì piccola

cosa , men forza avresti di spiccarti da lei .

   Dilungarsi . Bocc. Nè oltre a due piccole

miglia si dilungarono da essa .

   Disciogliersi . Bocc. Di questo amore non

potendo disciogliersi , deliberò di morire .

   Disviarsi . M. Aldobr. Non si disviino dal

diritto tramite della ragione .

Appendice .

   Si notino i seguenti Verbi di particolare

osservazione .

   Mutarsi vale partir d’ un luogo . Bocc. g. 2.

nel fine . Reputo opportuno di mutarci di qui ,

e andarne altrove .

   Riposarsi si usa per cessar di fare alcuna

cosa. Bocc. Sogliono similmente , per onor del-

la sopravvegnente Domenica , da ciascuna ope-

ra riposarsi .

   Ritrarsi si usa per partir d’ un luogo , o

per distogliersi da una deliberazione .  Bocc.

Ordinato , come di quindi si ritraessono, se n’

andarono a Napoli = Avendo disposto di fare

una notabile , e maravigliosa festa in Verona ,

subito , qual che la cagion foße , da ciò si ri-

trasse .

   Spacciarsi vale spedirsi . Fiorett. S. Franc.

Il più tosto , che potea , si spacciava da lui .

                                                            

                                                               CAP.

 

/ BEGIN PAGE 255 /

 

CAP. VII.

 

Della costruzione de’ Verbi impersonali .

 

BEnchè , a parar con rigore, i soli infi-

niti de’ Verbi possano dirsi veramente

impersonali , perchè per se stessi sono indif-

ferenti a qualunque persona , e niuna deter-

minata ne esigono : contuttociò , uniforman-

doci al modo comune di parlare , chiamere-

mo impersonali que’ Verbi, che si usano so-

lamente nella terza persona , e che dovreb-

bono chiamarsi personali difettivi , ma si chia-

mano impersonali in questo senso , ch’ e’ non

hanno tutte le persone . Di questi Verbi al-

cuni hanno figura attiva , come accadere , al-

tri passiva , come bucinarsi. E si noti , che la

distribuzione degli Ordini negl’ impersonali è

diversa da quella de’ Latini , perchè la no-

stra lingua non ha tutti gl’ impersonali cor-

rispondenti nel caso a quelli della Latina .

 

PRIMO ORDINE DEGL’

IMPERSONALI .

 

I Verbi di quest’ ordine sono affatto asso-

luti , e non hanno caso nè avanti , nè

dopo . Ecco i principali , da’ quali si potrà

prender regola per gli altri .

                                                        Pio-

 

/ BEGIN PAGE 256 /

 

   Piovere, tonare . Ciriff. Calvan. E piove-

alfin , quando si speßo tuona .

   Nevicare . Bocc. g. 8. n 7. S’ è messa la più

folta neve del mondo , e nevica tuttavia .

   Balenare . Dante . Mostrava alcun de’ pecca-

tori il dorso , E nascondeva in men , che non

balena .

   Folgorare . Vit. Plut. Folgorò sì forte , che

molti uomini d’arme arse nella folgore .

   Grandinare . Bocc. Grandinando tuttavia .

Appendice .

   Alcuni de’ suddetti Verbi si trovano col nomi-

nativo , e talvolta ancora con altro caso do-

po Petrar. Sospira , e suda all’ opera Vulca-

no , Per rinfrescar l’ aspre saette a Giove , Il

quale or tuona , or nevica , ed or piove . Gio.

Vill. Innanzichè la battaglia si cominciasse ,

piovve una piccola acqua.

 

Secondo Ordine degl’ Impersonali .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno avanti di se

un nominativo di cosa espresso , o sottin-

teso . Ecco i più notabili .

   Abbisognare, bisognare , ricercarsi , vaglio-

no l’opus eße de’ Latini . Gio Vill. E venis-

sero a Cittade, e in oste quando abbisognasse .

Bocc  Come costoro ebbero udito questo , non

bisognò più avanti . Pier. Cresc. In questi co-

tali arbori si ricerca più l’ombra , che ’l frut-

to.

                                                              Appa-

 

/ BEGIN PAGE 257 /

 

   Apparire . Gio. Vill. Mostrando come era

iniqua , come appare per la sua pistola .

   Accadere. Bocc. Egli pessimamente , secon-

do le qualità delle persone , e gli atti , che ac-

cadevano , proffereva .

   Creder­si. Bocc. Credesi , che la marina da

Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole par-

te d’ Italia .

   Convenire . Petrar. Perchè inchinare a Dio

molto conviene Le ginocchia , e la mente . E per

esser necessario . Bocc. n. 100. A che null’ al-

tro rispose , se non che conveniva , che così

fosse . Si usa in figura di personale , ma col

senso d’ impersonale . Bocc. Per certo io il

convengo vedere . Cioè conviene , ch’ io il

vegga . E g. 3. n. 4. Convien­si adunque l’ uomo

principalmente con gran diligenzia confessare

de’ suoi peccati , quando viene a cominciare la

penitenzia . Cioè conviene, che l’ uom si con-

fessi &c.

   Importare . Gell. Circe . Che è quello , che

importa più .

   Mancare . Petrar. Poco mancò , ch’ io non ri-

masi in Cielo .

   Fallare . Bocc. Viensene dentro , e stassi con

meco , e questo non falla mai .

Appendice prima .

   Si osservino i seguenti Verbi di particolar

significazione .

                                 R                      Buci-

 

/ BEGIN PAGE 258 /

 

   Bucinarsi vale parlarsi di una cosa di sop-

piatto . Bocc. Bucinavasi , ch’ egli era degli

scopatori .

   Valere si usa per giovare . Bocc. g. 6. in

princ. La Reina le avea ben sei volte imposto

silenzio , ma niente valea .

   Levare , rilevare , montare vagliono impor-

tare . Gio. Vill. Assalivano l’oste , ma poco

levava , sì avea Castruccio afforzato il cam-

po .  Dante. La legge natural nulla rilieva .

Bocc. Tu diresti , e io direi , e alla fine nien-

te monterebbe .

Appendice seconda .

   Andarne una pena vuol dire , essere tal pe-

na dalle leggi stabilita al tale delitto . Am-

bra Cofan. In queste cose bisogna esser cauto ,

ma dove ne va il capo , cautissimo .

   Essere si usa impersonale in significato di

trovarsi . Boccacc. n. 10. nel proem. Colei la

quale si vede indosso i panni più screziati , e

più vergati , e con più fregj , si crede dove-

re essere da molto più tenuta , e più , che l’ al-

tre , onorata : non pensando , che, se fosse chi

addosso , o indosso gliele ponesse , un’ asino ne

porterebbe troppo più , che alcuna di loro ,

perciò più da onorar sarebbe , che uno asino .

E in significato di esser vero, e per un cer-

to modo proprio della nostra lingua . Passav.

f. 264. Il miglior giacere , e ’l più sano , è il

giacere boccone , o quasi ; perocchè tutte le 

                                                           mem-

 

/ BEGIN PAGE 259 /

 

membra dentro stanno nel luogo loro : se non

fosse già , che la persona aveße tossa , o asma ,

o altra infermità , che le facesse ambascia , o

noja lo stare boccone .

   Far forza vale importare . Bocc. Disse il

Zeppa : egli non è ora di desinare di questa

pezza . Spinelloccio disse : non fa forza , io ho

altresì a parlar seco d’ un mio fatto .

Mostrare vale apparire . Bocc. Non è per-

ciò così da correre , come mostra , che voi vo-

gliate fare  Gio. Vill. E così mostra , che Ro-

ma si reggesse a signoria di Re 254 anni .

   Volersi si usa in varj modi per convenire .

Bocc. Questi Lombardi cani non ci si voglio-

no più sostenere = Comare , egli non si vuol

dire = Elle si vorrebbon vive vive metter nel

fuoco = Ma che? fatto è : vuolsi vedere altro .

Il senso di questi esempi è questo : non con-

vien più sostenerli : non convien , che si di-

ca : converrebbe metterle nel fuoco : convien

vedere altro .

 

Terzo Ordine degl’ Imper­sonali .

 

ALcuni Verbi impersonali hanno dopo di

se un genitivo , che accenna materia

della azione del Verbo . Eccone alquanti

esempj .

   Avvenire per accadere . Bocc. Il che de-

gl’innamorati uomini non avviene .

                                   R 2                  Cu-

 

/ BEGIN PAGE 260 /

 

   Curarsi . Bocc. Non altrimenti si curava

degli uomini , che morivano , che ora si cure-

rebbe di capre .

   Incre­scere . Bocc. Per l’ amor di Dio , e per

l’ onor di te , t’ incresca di me .

   Ragionarsi . Bocc. Dioneo jeri volle, che og-

gi si ragionasse delle beffe .

 

Appendice .

 

   Il Verbo divenire in senso di accadere si

adopera dal Boccaccio a modo di personale

della prima de’ Neutri , ma il senso è d’im-

personale . G. 6. n. 4. Fece chiamar Chichibio ,

e domandollo , che fosse divenuta l’ altra coscia

della gru . E g. 8. n. 7. Che è della donna

tua ? A cui la fante rispose : Meßere io non

so . Io mi credeva stamane trovarla nel letto ,

ma io non la trovai nè quivi , nè altrove ,

so che si sia divenuta . Il senso di questi esem-

pj si è : che fosse accaduto della coscia di quel-

la gru , che sia avvenuto della padrona di

quella fante .

 

Quarto Ordine degl’ Imper­sonali .

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

un dativo di persona . Eccone alquanti.

   Abbisognare. Boccacc. Se non a coloro , che

me atarono, alli quali per avventura , per lo

lor senno , o per la loro buona ventura , non

                                                             abbi-

 

/ BEGIN PAGE 261 /

 

abbisogna , a quelli almeno , a’ quali fa luo-

go , alcuno alleggiamento prestare .

   Accadere , avvenire . Guitt. lett. Come ac-

cade a’ buoni , così , fratello , mi pare , che

accaggia a’ cattivi . Bocc. Non altramente a

lui avvenne , che al Duca avvenuto era .

   Appartenere , aspettarsi , toccare. Boccacc.

Ciò , che al servigio della sala appartiene =

Non era egli valoroso in quelle cose , che a’

giovani s’ appartengono ? Salviati Spin. Sotto

nome di Ghibellino occupa questo patrimonio ,

che di ragione s’ aspetta a Guelfo . Boccaccio .

Questa novella , la quale a me tocca di dover

dire , voglio , che ve ne renda ammaestrate .

Toccare significa ancora il Latino obtingere .

Bocc. In parte ti toccherà il valore di troppo

più , che perduto non hai .

   Importare presso i moderni , e nell’uso va-

le esser d’ interesse , o di cura . Firenz. disc.

an. 13. Ti fanno por mente a quelle cose , le

quali , a te , a me importano .

   Convenire , disdirsi. Boccacc. Faccendosi a

credere , che quello a lor si convenga , e non

si disdica , che all’ altre .

   Dirsi . Bocc. g. 4. n. 2. La maggior villa-

nia , che mai ad alcun ghiotton si dicesse .

   Restare. Bocc. Restava solamente al Re il

dover novellare .

   Ricordare , dimenticare. Bocc. Mi ricorda ,

esser non guari lontana dal fiume una torricel-

                                  R 3                      la di-

 

/ BEGIN PAGE 262 /

 

la disabitata . Amm. ant. Non mi si dimenti-

ca , che la ’nvidia sempre arde a dir male

contra la buona religione .

Appendice prima .

   Si osservino i seguenti Verbi di particolar

significato .

   Andare una pena , sopra addotto , si fa an-

cora di quest ordine . F. Giord. Predic. A chi

commette così gran misfatto , ne va la vita

per giustizia .

   Cadere si usa per appartenere . Boccaccio .

E se a me di ciò cadesse il riprendervi , io so

bene ciò , ch’ io ve ne direi .

   Cader per mano vale venir l’occasione .

Boccaccio g. 8. n. 10. Essi , secondochè lor ca-

de per mano , ragionano di cambj , e di baratti .

   Calere vale importare . Bocc. Non ve ne

caglia , no , io so ben’ io ciò , ch’ io mi fo .

   Fare si usa per importare . Boccaccio . Che

vi fa egli , perchè ella sopra quel veron si

dorma ? Si usa ancora per essere utile , ma

coll’ accusativo , e la preposizione per . Bocc.

g. 3. n. 2. Sono alcuni sì poco discreti nel vo-

ler pur mostrar di conoscere , e di sentire quel-

lo , che per loro non fa di sapere , che alcuna

volta per questo riprendendo i disavveduti di-

fetti in altrui , si credono la loro vergogna sce-

mare , dove essi l’ accrescono in infinito .

   Fallare si usa per mancare. Amm. Ant. All’

avaro non falla cagione di negar servigio .

                                                              Rile-

 

/ BEGIN PAGE 263 /

 

   Rilevare, e montare, già addotti , si fan-

no di quest’ ordine , per importare, o giova-

re. Petrar. Ma infino a qui niente mi rileva

Prego , sospiro , o lagrimar , ch’ io faccia . Boc-

caccio g. 2. n. 6. Che monta a te quello , che

i grandissimi Re si facciano ?

Appendice seconda .

   Sono da notarsi i seguenti modi di dire .

   Aver luogo vale esser necessario . Boccacc.

g. 8. n. I. I dugento fiorini d’oro, che l’ al-

trieri mi prestasti , non m’ ebber luogo , per-

ciocchè io non potei fornire la bisogna , per la

quale gli presi .

   Far luogo vale abbisognare , come dal pri-

mo esempio sopra addotto .

   Non piaccia a Dio vale no . Bocc. Il do-

mandarono come non era costui attratto ? A’

quali il Fiorentino rispose : non piaccia a Dio,

egli è stato sempre diritto , come è qualunque

di noi .

   Venire con addiettivo vale riuscire . Boc-

cacc. Tanto più viene lor piacevole , quanto

maggiore è stata del salire, e dello smontare

la gravezza .

   Venire il destro vale presentarsi 1’ opportu-

nità . Bocc. Quando a piè , quando a cavallo ,

secondo che più il destro gli venia .

 

                                R 4                       Quin-

 

/ BEGIN PAGE 264 /

 

Quinto ordine degl’ Impersonali.

 

I Verbi di quest’ ordine hanno dopo di se

uno ablativo di persona , e vi si possono

ridurre que’ Verbi passivi , i quali si adope-

rano in figura d’ impersonali col caso della

persona , e de’ quali pochi esempj basteranno .

   Esser detto . Bocc. g. 9. n. 7. E però , comec-

chè detto ne sia , non lascerò io , che con una

novelletta assai brieve io non vi narri quello ,

che ad una mia vicina adivenne .

   Esser creduto . Boccacc. n. 8. Il quale , per

quello , che da tutti era creduto, di grandissi-

me poßessioni , e di danari di gran lunga tra-

passava la ricchezza d’ ogni altro ricchissimo

cittadino .

Appendice prima.

   Talvolta per proprietà di linguaggio , in

vece dell’ ablativo, si adopera l’ accusativo

colla preposizione per . Boccacc. g. 6. proem.

Per la Reina , e per tutti fu un gran romore

udito , che per le fanti , e famigliari si face-

va in cucina .

Appendice seconda .

   Venire da una cosa significa uscirne odore ,

o puzzo. Boccacc. Dianzi io imbiancai miei

veli col solfo sì , che ancora ne viene = E se

non che di tutti un poco viene del caprino ,

troppo sarebbe più piacevole il piato loro .

                                                             Cade-

 

/ BEGIN PAGE 265 /

 

   Cadere si usa colla preposizione in, e vale

venire, occorrere . Bocc. n. 7. Nel pensiere di

M. Cane era caduto , ogni cosa , che gli si do-

nasse , vie peggio esser perduta , che se nel

fuoco fosse stata gittata . E g.4 n I. Non mi sa-

rebbe potuto cader nell’ animo , se io co’ miei oc-

chi non l’ avessi veduto .

 

CAP. VIII.

 

Della Costruzione de’ Verbi Locali.

 

ABbiamo fin qui trattato della particolar

costruzione di ciascun Verbo ; ora pas-

siamo a trattare della costruzione comune de’

Verbi , di quella cioè , che può essere comu-

ne a più Verbi , benchè sieno di varj ordi-

ni . Cominceremo , all’ uso de' Gramatici La-

tini , da’ Verbi locali , che sono quelli , i qua-

li ricevono casi significanti luogo. Tre cose

voglion considerarsi per rapporto al luogo ,

la quiete, il moto, e la distanza . La quiete

si chiama stato in luogo ; i moti sono prin-

cipalmente tre , moto da luogo , moto per

luogo , e moto a luogo. La distanza si è lo

spazio , ch’ è tra un luogo, e l’ altro.

 

                    STA-

 

/ BEGIN PAGE 266 /

 

STATO IN LUOGO .

 

NE’ Verbi di stato in luogo, regolarmen-

te parlando, il luogo , siasi nome pro-

prio , o appellativo , si mette in ablativo

colla preposizione in semplice , o articolata.

Gio. Vill. Soggiornò alquanto in Forlì . Bocc.

proem. Nel piccolo circuito delle loro camere

racchiuse dimorano . E g. 2. n. 2. Sono la not-

te poi stato in buon luogo , e bene albergato .

Appendice prima .

   Negli Autori del buon secolo si trova non

di rado negli stati in luogo usata la prepo-

sizione a in vece d’ in . Bocc. Trovandosi egli

una volta a Parigi in povero stato . E n. I.

Piacevi egli , che il vostro corpo sia sepellito

al nostro luogo ? = Un buon’ uomo , il quale a

capo del ponte si sedea .

Appendice seconda .

   Casa , singolarmente quando significa pa-

tria , riceve la preposizione a . Bocc. g. 5.

n. 5. Se io fossi a casa mia , come io sono al-

la vostra , mi tengo io sì vostro amico , che

nè di questo , nè d’ altro io non farei se non

quanto vi piacesse .

   Stare a casa in un luogo , che trovasi nel

Boccaccio , significa ciò, che vosgarmente di-

ciamo : star di casa . Bocc. E spiato là , do-

ve ella stesse a casa, incominciò a passare da-

vanti a lei .

                                                        Appen-

 

/ BEGIN PAGE 267 /

 

Appendice terza .

   Ci sono alcuni avverbj , i quali hanno la

forza di rilevare l’ intero caso de’ Verbi di

stato in luogo .

   Qui, e qua vagliono in questo luogo , cioè

nel luogo , dove è colui , che parla , e cor-

rispondono all’ hic de’ Latini . Petrar. Qui mi

sto solo , e come amor m’ invita , Or rime , or

versi , or colgo erbette, e fiori . Bocc. Non ti

dare malinconia , figliuola , no; egli si fa be-

ne anche qua .

   Non e punto facile lo stabilire una regola

ferma sopra l’ uso di questi due avverbj , e

il dir con certezza quando l’ uno, e quando

l’ altro debba adoperarsi ; perchè le varie

regole , che in ciò si danno da’ Gramatici ,

patiscono gravi difficultà . Sembrami contut-

tociò verisimile l’ opinione del Buommattei

tratt. 16. cap. 7., purchè sia messa in buon

lume  Dico adunque con esso lui , che quan-

do si trattta di accennare il luogo di chi ra-

giona preciso , circoscritto , e particularizza-

to , come stanza , casa , chiesa , città , e simi-

li , si adopera l’avverbio qui : ma quando si

vuole accennare il luogo del parlante con

qualche confusione , e indeterminazione , co-

me paese , contrada , o luogo non chiaramen-

te circoscritto , si adopera l’ avverbio qua .

Così nel Bocc. Introd. essendo le sette donne

adunate in S. Maria Novella di Firenze ,

                                                         ed

 

/ BEGIN PAGE 268 /

 

ed entrando in varj discorsi , Pampinea una di

esse disse così : noi dimoriamo qui , al pa-

rer mio . non altramenti , che se essere voles-

simo testimone di quanti corpi morti ci sieno

alla sepoltura recati, o d’ ascoltare , se i Fra-

ti di qua entro alle debite ore cantino i loro

uficj . Ecco quando parla della Chiesa , do-

ve erano, dice qui , e quando parla dell’ abi-

tazione de’ Frati a loro ignota , e così in

confuso , dice qua. E n. 2. Giannotto mer-

catante in Parigi dice all’ Ebreo : non credi

tu di trovar qui chi il battesimo ti dea ? cioè

in Parigi . Qualche difficultà ci è g. 2. n. I.

dove Marchese in Trevigi accusa Martellino

esistente nella Città medesima, anzi vicino a

lui , e dice al giudice : egli è qua un mal-

vagio uomo , che m’ ha tagliata la borsa con

ben cento fiorini d’ oro. Ma si noti , che non

si circoscrive ivi alcun luogo determinato , ma

s’ intende in quella contrada , o in quella

folla di popolo , e perciò si adopera qua .

   Qui , e di qua si adoperano per significa-

re : in questo mondo . Bocc. Vit. Dant. Con as-

siduo studio pervenne a conoscere della Divina

Essenzia , e dell’ altre separate intelligenze

quello , che per umano ingegno qui se ne può

comprendere . Petrar. Perchè mai veder lei Di

qua non spero , e l’ aspettar m’ è noja .

   Ci , e ce si adoperano in senso di qui , e

qua . Bocc. g. 2. N. 10, Di dì , e di notte ci

                                                         si la-

 

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si lavora , e battecisi la lana . Innanzi al pro-

nome relativo , e alla particella ne si adope-

ra il ce sciolto, o affisso . Bocc. Io ce la fa-

rò dipignere = Sappi s’ egli sa lavorare , e

ingegnati di ritenercelo = Se pure alcuni ce

ne sono.

   Ne’ composti si adopera il qua , non già il

qui . Bocc. g. 8. n. 7. Oh sirocchia mia , io

son quassù = Egli è una giovane quaggiù , che

è più bella , che una lammia .

   Costì, e costà vagliono in cotesto luogo, cioè

dov’ è chi ascolta, e corrispondono all’ isthic

de’ Latini ; il primo accenna luogo circo-

scritto , e preciso , e il secondo con qualche

indeterminazione , e si usa ne’ composti . Bocc.

Io vi vidi levarvi, e porvi costì , dove voi

siete , a sedere = Se voi mi metterete costà en-

tro , io vi lavorrò l’ orto = Ed étti grave il

costassù dimorare . F. Giord. Pred. O miseri ,

qual dolore avete di trovarvi ora costaggiù in

tanti tormenti?

   , e colà vagliono in quel luogo , illic .

Bocc. g. 4. n. 10. Cominciarono a dire : chi è

la ? Dante . Vuolsi così colà , dove si puote

Ciò, che si vuole . E dicesi ancora lassù , lag-

giù , colassù , colaggiù.

   suole aver corrispondenza colle parti-

celle qua, e qui , posponendosi ordinariamen-

te alla prima , e preponendosi alla seconda .

Bocc. Tu diventerai molto migliore , e più co-

                                                          stuma-

 

/ BEGIN PAGE 270 /

 

stumato, e più da bene là, che qui non fare-

sti = Senza star ferma, or qua, orsi tra-

mutava piagnendo

   Di là talvolta significa nell’ altro mondo .

Bocc. Di questo ti dovevi tu avvedere mentre

eri di là , ed ammendartene . Riprensione fat-

ta a Ferondo , a cui era dato a credere , ch’

egli era nel purgatorio .

   Ivi, e quivi vagliono in quel luogo , inten-

dendosi del luogo , di cui si favella , ma do-

ve non è chi favella . Petrar. Era la mia vir-

tute al cor ristretta Per fare ivi , e negli oc-

chi sue difese . Bocc. Quantunque quivi così

muojano i lavoratori , come qui fanno i citta-

dini .

   Su , e giù dinotano luogo alto , o basso,

non solamente aggiunti , come sopra , ad al-

tri avverbj , ma ancora da se stessi . Boccacc.

g. 7. n. I. Quando andasse , o tornasse da un

suo luogo , che alquanto più su era . Passav.

f. 52 Vide Gesù Cristo su nell’ aria , in quel-

la forma che verrà a giudicare il mondo . Bocc.

g. 7. n. 6 Ecco Messer , che torna , io credo ,

ch’ egli sia già giù nella corte .

   Altrove serve talvolta allo stato in luogo,

e vale in altro luogo . Dante . In una parte

più , e meno altrove .

   Dove, e Ove vagliono in quel luogo, nel

quale , o pure nel qual luogo , e corrispondono

all’ ubi de’ Latini , e si può usare l’uno, o l’al-

                                                               tro,

 

/ BEGIN PAGE 271 /

 

tro secondo che torna meglio ad altrui . Nell’

interrogare vagliono : in qual luogo . Bocc. La

quale dove meno era di forza , quivi più ava-

ra fu di sostegno = Giunto nella camera , dove

Ser Ciappelletto giaceva . E g. 3. n. 8. Non

faceva altro , che domandare : dove sono io ?

E g. 7. n. 6. Ove se’ tu? esci fuori sicura-

mente .

   Dovunque , ovunque , dovechè , dove che sia ,

ovechè , ove che sia vagliono in qualunque

luogo , ubicumque . Petrar. Dovunque io son ,

, e notte si sospira = Ovunque fur sue inse-

gne , fui lor presso . Bocc. Lett. Pin. Ross. In

ogni parte , dove che noi ci siamo , con egua-

li leggi siamo dalla Natura trattati . E g. 2. n. 5.

Non potremmo noi trovar modo , che costui si la-

vasse un poco dove che sia , che egli non putisse

così fieramente ? E Filoc. Or ecco , anima gra-

ziosa , ove che tu sii , rallegrati , ch’ io m’ap-

parecchio di seguitarti . E Ninf Fiesol Pau-

ra avendo , che non fosse stato Da qualche be-

stia morto ove che sia .

   Da per tutto , per tutto vagliono ubique .

Tratt. gov. fam. Lo Padre di famiglia non

può essere sempre da per tutto . Bocc. Introd.

Quasi abbandonati per tutto languieno .

   Dove sustantivamente significa luogo . Dan-

te . E questo Cielo non ha altro dove , Che la

mente Divina , in che s’ accende L’ amor , ch’ il

volge , e la virtù, ch’ ei piove = Chiaro mi

                                                            fu

 

/ BEGIN PAGE 272 /

 

fu allor , com’ ogni dove , In cielo è Para-

diso .

   Dentro significa nella parte interna , intus,

e fuori , o di fuori , nella parte esterna , fo-

ris . Petrar. Di fuor si legge , com’ io dentro

avvampi . Dante . Stan li ranocchi pur col mu-

so fuori .

 

MOTO DA LUOGO .

 

NE’ Verbi di moto da luogo , regolar-

mente parlando , il luogo si mette in

ablativo colle preposizioni, da , o di , sem-

plici , o articolate . Gli esempj sono addot-

ti in copia alla settima , e de’ Neutri , e de’

Neutri passivi .

Appendice .

   Al moto da luogo servono i seguenti av-

verbj .

   Di qui , di qua vagliono da questo luogo ,

hinc . Bocc. g. 7. n. 3. Innanzi ch’ io mi parta

di qui , voi vedrete il fanciul sano . E g. I. n. 4.

Io voglio andare a trovar modo , come tu esca

di qua entro . E alla stessa maniera si dice :

di costà , di là , di colà .

   Indi , quindi vagliono di quivi , o da quel

luogo , illinc , inde : siccome quinci vale da

questo luogo , hinc . Petrar. L’ anima esce del

cor per seguir voi , E con molto pensiero indi

si svelle . Bocc. Comandò al fante suo , che

                                                           quin-

 

/ BEGIN PAGE 273 /

 

quindi non sì partisse = Se io quinci esco vi-

vo , e scampo , in ciò fare quella maniera ter-

, che à grado ti fia .

   Donde , e onde hanno in se la forza del re-

lativo , e vagliono di qual luogo , unde , e ser-

vono anche all’ interrogazione . Bocc. Comin-

ciò piacevolmente a ragionare , e domandar chi

fosse , donde venisse , e dove andasse . Petrar.

E poi domando : or donde Sai tu il mio sta-

to ? Bocc. La buona femmina tornò per la cas-

sa sua , e colà la riportò , onde levata l’ avea .

Nov. ant. 7. Dimmi, onde se’ , e di che con-

dizione ? Ed egli rispose : io son di Soria , e

sono Re .

   Altronde vale da altro luogo , aliunde. Bocc.

Faccendo sembiante di venire altronde, se ne sa-

lì in casa sua .

   Giù serve a questo moto , accennando la

parte più alta per primo termine . Bocc. g. 2.

n. I. Il pigliarono, e giù del luogo, dov’ era,

il tirarono .

   Di su , d’ in su serve ancora a questo mo-

to , ma di esse vedi nelle preposizioni.

 

MOTO PER LUOGO.

 

NE’ Verbi di moto per luogo, il luogo si

mette in accusativo colla preposizione

per . Bocc. g. 3. n. 7. Che voi del suo esilio ,

e dell’ essere andato tapino per lo mondo set-

                                 S                               te

 

/ BEGIN PAGE 274 /

 

te anni non siate cagione , questo non sì può

negare .

Appendice prima .

Talvolta la particella vi, sciolta , o affissa ,

rileva il caso del moto per luogo . Bocc. Per

ogni volta , che passar vi solea , credo , che

poscia vi sia passato sette . Ed or volesse Id-

dio , che il passarvi , ed il guatarmi gli fosse

bastato . E così diceva quella donna , perchè

era lontana da casa sua ; che se fosse stata

in casa sua , si sarebbe servita della particel-

la ci , la quale può aver la medesima forza .

Appendice seconda .

   Quando il passaggio non è per quel luogo,

ma vicino ad esso , si usa la particella da .

Bocc. Sovente dalla Cuba passando , gliele ven-

ne per avventura veduta un dì ad una fine-

stra = Veggendolo da casa sua molto spesso pas-

sare .

Appendice terza .

   Al moto per luogo appartengono i seguenti

avverbj .

   Indi vale per quel luogo , illac. Dante. Or

può sicuramente indi passarsi.

   Quindi vale lo stesso. Bocc. Passò quindi

un gentiluomo , il quale veggendo la nave , su-

bitamente immaginò ciò , che era .

   Dove rileva talora il caso del moto per

luogo , colla forza del relativo . Pier. Cresc.

Si fanno altre tagliuole , colle quali general-

                                                          mente

 

/ BEGIN PAGE 275 /

 

mente si poßon pigliare tutte le bestie per gli

piedi , e per le gambe , e tendonsi occultamen-

te ne’ luoghi, dove passano .

 

MOTO A LUOGO.

 

TRe moti comprende il moto a luogo ,

cioè il moto a luogo propriamente ta-

le , ch’ è movimento ad un termine , che si

fa , o che si è fatto : il moto verso luogo,

ch’ è movimento , che s’accosta , o s’ indi-

rizza ad un termine : e il moto infino a luo-

go , ch’ è movimento terminato , o da ter-

minarsi in un luogo .

   Il caso del moto a luogo propriamente ta-

le è l’ accusativo colla preposizione a . Bocc.

g. 2. n. 3. Andiamo noi con esso lui a Roma .

Appendice prima .

   Quando il termine del moto è un Regno, una -

Provincia, o pure un luogo non chiaramente

circoscritto, si adopera la preposizione in. Bocc.

g. 5. n. 8. Come se in Francia , o in Ispagna ,

o in alcuno altro luogo lontano andar voleße .

E g. 2. n. 4. Andonne con esse in Cipri  E

g. I. n. 7. Fattasi adunque la via insegnare ,

non trovando alcun , che v’ andasse , temette ,

non per isciagura gli venisse smarrita , e quin-

ci potere andare in parte , dove così tosto non

troveria da mangiare .

                               S  2                        Appen-

 

/ BEGIN PAGE 276 /

Appendice seconda .

   Quando il moto a luogo ha forza di andare

dentro al luogo , si adopera la preposizione in .

Bocc. g. 4. n. 10. Nella camera se ne venne .

E nell’ Introd. Ed ecco entrar nella Chiesa tre

giovani .

Appendice terza .

   Il caso del moto a luogo vien rilevato spesse

volte e da particelle , e da avverbj, come

siegue .

   Ci, e vi significano a questo , o a cotesto

luogo . Bocc. n. I. Io non vorrei , che voi guar-

daste , perchè io sia in casa questi usurieri ;

io non ci ho a far nulla , anzi ci era venuto

per dovergli ammonire . E g. 10. n. 3. Niun

fu , che mai a casa mia capitasse , ch’ io nol

contentassi a mio potere di ciò , che da lui mi

fu domandato . Venistivi tu vago della mia vi-

ta , perchè sentendolati domandare , presta-

mente deliberai di donarlati = S’egli avviene ,

che tu mai vi torni , fa , che tu non sii mai

più geloso .

   Servono al moto a luogo gli avverbj so-

pra addotti nello stato in luogo . Bocc. Tu

te ne dovevi andare a casa tua , e non venir

qui = Qua divotamente v’ appresserete a ve-

dergli = Fatti in costà , non mi toccare . E g.

2. n. 5. Andianne là , e laverenlo spacciata-

mente. E g. 6. n I. Essendo forse la via lun-

ghetta , di là , onde si partivano, a colà ,

                                                      dove

 

/ BEGIN PAGE 277 /

 

dove tutti a piè d’ andare intendevano . Passav.

Dov’ è l’ amore , e ’l piacere , ivi va l’oc-

chio . Matt. Vill. Per gli cavalieri , e masna-

dieri , che quivi erano rifuggiti , niente vi po-

terono acquistare. Petrar. Dove se’ giunto , e

onde s’ è diviso ? Bocc. Non poteva discerne-

re ove s’ andava = Egli era disposto d’ anda-

re , dovunque a lei fosse a grado = e Teseid.

Poi dove ch’ io gissi Altro che ben non credo ,

che sentissi. E Fiamm. O figliuola , ove cor-

ri? = Ove ch’ io vada il sentirò minore =

Non sappiendo perciò , che ’l suo fante , o

altrove si fosse fuggito . Dante . Come se tu

non fossi ancora Di morte entrato dentro dal-

la rete . Bocc. Come avvenisse , che Giacomi-

no per alcuna cagione da sera fuori di casa

andasse .

   Via particella riempitiva pare che ne’ moti

a luogo significhi andare altrove . Bocc. Che

in luogo di somma grazia via il lasciasse an-

dare .

 

MOTO VERSO LUOGO.

 

IL caso ordinario di questo moto è l’ accu-

sativo colla preposizione verso , o inver-

so . Bocc. In povero abito n’ andò verso Lon-

dra = Presero adunque le donne , e gli uomi-

ni inverso un giardinetto la via .

                              S 3                   Appen-

 

/ BEGIN PAGE 278 /

 

Appendice prima .

   Si adoperano le dette preposizioni anche

col genitivo, singolarmente quando il termi-

ne , a cui s’ indirizza il moto , è persona .

Petrar. L’ ali spando Verso di voi , o dolce

schiera amica . Passav. L’ amore si accende in-

verso di lui .

Appendice seconda .

   I Poeti adoperano ver , o in ver in luo-

go di verso, o inverso . Dante . Sì vid’ io ben

più di mille splendori Trarsi ver noi . Tasso .

Gazza è Città della Giudea nel fine , Su quel-

la via , ch’ in ver Pelusio mena .

Appendice terza .

   In vece di verso usano di dire i moderni

alla volta col genitivo espresso , o tacito .

Firenz. Disc. Preso quel rasojo in mano , se

n’ andò alla volta sua . Tacit. Davanz. Volan-

do Antonio , con parte de’ cavalli alla volta

d’ Italia , gli fu compagno Arrio Varo .

Appendice quarta .

   In sù , e in giù coll’articolo innanzi servono

a questo moto , e vagliono verso il basso , o

verso l’ alto. Bocc. g. 3. n. 6. L’ acqua è pur

corsa alla ’ngiù , come ella doveva . Firenz.

Trinuz Io gli vo’ mettere in su un carro , che

vadia da se allo ’nsù , nonchè allo ’ngiù.

 

                                                        MO-

 

/ BEGIN PAGE 279 /

 

MOTO INFINO A LUOGO.

 

IL caso ordinario di questo moto sembra un

dativo , ma è uno accusativo colla prepo-                                                                                 

sizione fino , infino, o fino . Dante Conv. I

raggi non sono altro , che un lume , che viene

dal principio della luce per l’ aere fino alla

cosa illuminata . Gio. Vill. Gli Vennero incon-

tro infino a S. Giovanni Laterano . Bocc. Vit.

Dant. S’ era molte volte udito le sue laudi por-

tare fino alle stelle.

Appendice prima .

   La detta preposizione talvolta riceve altri

casi , e altre particelle . Matt. Vill. Il corpo

si serbò fino nel dì seguente . Bocc. Io era te-

stè in pensiero di mandare un di questi miei

infin vicin di Pavia . Gio. Vill. La sua gen-

te scorse sino presso a Parigi.

Appendice seconda .

   Finchè , finattantochè , infinchè , infinattan-

tochè servono a questo moto, e portano al sog-

giuntivo d’ un’ altro Verbo , di cui l’ azione

sia termine di quella del Verbo principale .

Bocc. Chi te la fa , fagliele , e se tu non puoi,

tienloti a mente finchè tu possa . Tratt. sap.

Lo mio cuore non può essere in pace , finattan-

tochè egli non si riposi in voi . Pier Cresc. Ed

escane il sangue , infinchè il cavallo quasi in-

fralisca. Bocc. Che alcun non v’ entrasse den-

                                S  4                         tro,

 

/ BEGIN PAGE 280 /

 

tro , infinattantochè egli tornato fosse . Si tro-

vano però anche coll’ indicativo. Bocc. Su

per le rugiadose erbe , infinattanto che alquan-

to il sole fu alzato , colla sua compagnia di

portando s’ andò = Niuno doversi muovere del

luogo suo , finattantochè io non ho la mia no-

vella finita.

 

DELLA DISTANZA D’ UN LUOGO

DALL’ ALTRO .

 

AVendo noi qui trattato del luogo , non

sarà affatto fuor di proposito il dir

quiche cosa dello spazio fra’ luoghi , o sia

della distanza d’ un luogo dall’ altro .

   Quando il Verbo ha dopo di se uno ad-

diettivo , che significhi distanza , il termine

principale si mette in ablativo colle preposi-

zioni da , o di , e la misura della distanza si

mette in ablativo senza la preposizione . Bocc.

Varlungo villa assai vicina di qui = Il luogo è

aßai lontano di qui = E fosse l’ uno lontano

dall’ altro ben diece miglia .

   Quando il Verbo ha dopo di se una pre-

posizione , il caso è tale , quale per se lo

esige la preposizione .

   Lungi, lontano, discosto, e simili esigono il ter-

mine principale in ablativo con preposizione ,

o talvolta in dativo , e la misura della di-

stanza in ablativo senza preposizione . Bocc.

                                                                 Si

 

/ BEGIN PAGE 281 /

 

Si rimase ben venti miglia lontano . Pier Cresc.

Lungi dalla radice tre dita . Vit. S. Marg. Di-

scosto alla terra cinque miglia .

   Vicino , presso , e simili , che dinotano poca

distanza , si trovano comunemente col dati-

vo , non di rado col genitivo , e talora coll’

accusativo . Bocc. Assai preßo a Salerno è una

costa sopra il mare riguardante = E andando

carpone , infin presso le donne di Ripole il con-

dusse . E g. 8. n. 7. Tra salci, ed altri al-

beri presso della torricella nascoso era . Dan-

te . Si ritenne Vicino a’ monti , de’ quai prima

uscìo . Bocc. Tu puoi di quinci vedere forse

un mezzo miglio vicin di qui un boschetto .

   Presso aggiunto alla misura della distanza ,

in senso di circa , vuole il dativo . Bocc. Presala

di peso , credo ch’ io la portassi preßo a una ba-

lestrata . E g. 2. n. 2. La notte oscura il soprap-

prese di lungi dal castello preßo ad un miglio .

   Ci si adopera in senso del rapporto de’ due

termini della distanza . Bocc. Quante miglia

ci ha ? Haccene più di millanta . Cioè dal

luogo , dove si parlava , al luogo , del quale si

parlava . Ed è da notarsi ancora che il ci si

unisce al Verbo sustantivo , o al Verbo ave-

re , che ne fa le veci , per significare lo spa-

zio da corrersi per arrivare a un luogo . Ec-

cone un’ altro esempio . Bocc. g. 5. n. 3. Que-

sta non è la via di andare ad Alagna : egli

ci ha delle miglia più di dodici .

                                                            Ivi ,

 

/ BEGIN PAGE 282 /

 

   Ivi, o simile particella, mettendo in da-

tivo la misura della distanza, vale da quel

luogo . Bocc. I pastori dissero , che ivi forse a

tre miglia era un castello.

   La preposizione a aggiunta alla misura del-

la distanza , vale talora in circa . Bocc. Do-

mandò , quanto egli allora dimorasse presso a

Parigi ; a che gli fu risposto , che forse a sei

miglia .

   A’ Verbi significanti moto la misura del

moto si suole aggiugnere in ablativo senza

preposizione . Bocc. g. 5. n. 4. Non eßendo

più che sei miglia camminati . E g. 5. n. 8. Es-

so bene un mezzo miglio per la pigneta en-

trato .

 

CAP. IX.

 

Di varj casi , che sono comuni

a molti Verbi .

 

OLtre i casi locali ci sono altri casi comu-

ni a molti Verbi , i quali per brevità

ridurremo in questo capitolo .

Del dativo comune .

   Ammettono talvolta i Verbi un dativo di

quella persona , in grazia , utilità , o inco-

modo della quale ridonda l’ azione del Ver-

bo , ed è maniera Latina . Bocc. Qualunque

altro avuta l’ avesse ( quantunque il tuo amo-

                                                                   re

 

/ BEGIN PAGE 283 /

 

re onesto stato fosse ) l’ avrebbe egli a se ama-

ta più tosto , che a te .

De’ casi di tempo .

   I Verbi , che significano azione transitiva ,

o intransitiva ricevono il caso del tempo in

ablativo senza preposizione , o sia in accusa-

tivo. Gio. Vill. Regnò Lottieri in Italia sette

anni . Cronich. Amarett. Lino di Roma se-

dette Papa anni quindici . Bocc. g. 2. n. 6. Do-

ve poi molto tempo si crede , ch’ essi tutti fe-

licemente viveßero .

   Quando il tempo non si accenna preciso ,

ma in circa , è molto in uso presso a’ nostri

Autori la preposizione di presso col dativo .

Bocc. Essendo già vecchio di presso a settanta

anni . Ovvero vi si appone : in quel torno ,

che significa circa , intorno . Boccacc. D’ età

di due anni , o in quel torno.

   Lo spazio del tempo decorso, o da decor-

rere da un prefisso termine si suole esprime-

re colla particella ivi , ponendo il tempo in

accusativo colla preposizione a . Bocc. Ivi a

pochi giorni si trovò colla Ninetta . E talvol-

ta si tralascia la particella ivi , ed è manie-

ra elegante degli Antichi  Nov. ant. 46. Tol-

se per moglie una gentildonna della terra : me-

nolla , e fece a due mesi una fanciulla.

De’ casi d’ istrumento , o di mezzo .

   L’ istrumento , e il mezzo si soglion met-

tere in ablativo colla preposizione con . Bocc.

                                                            Per

 

/ BEGIN PAGE 284 /

 

Per voi non rimase , mostrandovi ognora più

crudele , ch’ egli non s’ uccidesse colle sue ma-

ni = Con un coltello , il meglio che potè , gli

spiccò dallo ’mbusto la testa = Non essendo al-

cun de’ baron suoi, che con prieghi di ciò si

sforzasse di rimuoverlo , il condannò nella te-

sta .

   Talvolta per proprietà di linguaggio l’ i-

strumento si mette in genitivo, come notam-

mo nella sesta degli attivi .

De’ casi di cagione .

   La cagione , per cui altri opera , si suol

mettere in accusativo colla preposizione per.

Bocc. Il quale già riconoscendola , e per ver-

gogna quasi mutolo divenuto , niente dicea .

   Talvolta si mette in dativo . Gio. Vill. Uc-

cise di sua mano con uno stocco il detto Arri-

go , per vendetta del Conte Simone di Monfor-

te suo padre , morto a sua colpa . Bocc. g. 4.

n. 2. Io voglio , che in luogo delle busse , le

quali egli vi diede a mie cagioni , che voi

abbiate questa consolazione .

   Talvolta si tralascia la preposizione . Bocc.

g. 10. n. 8. I cui santissimi effetti oggi radissi-

me volte si veggono in due , colpa , e vergo-

gna della misera cupidigia de’ mortali. Cioè

per colpa . E il Vocabolario la giudica for-,

ma quasi avverbiale . In fatti si trova in al-

tri esempj allo stesso modo . Dante Parad.

cant. I. Sì rade volte , padre , se ne coglie

                                                       Per

 

/ BEGIN PAGE 285 /

 

Per trionfare o Cesare, o poeta, Colpa, e

vergogna dell’ umane voglie . Dittam. l. 6. c. 3.

Questo monte , diss’ ei , fatto è silvestro , Col-

pa , e vergogna di que’ , che son’ ora , Che

miran solo in terra , e da sinestro .

   Per conto si usa da’ Toscani col genitivo

in senso di per cagione . Bembo lett. E per

conto di lei , e per vostro ne sentiva io dop-

pio , e gravissimo dolore .

   Così ancora dopo i Verbi si mette la ca-

gione in genitivo . Bocc. Di amoroso disio ar-

deva = Oltre agli altri suoi dolori , credette

di sete spasimare . Si trova talvolta negli an-

tichi col dativo. Franco Sacchetti . Se tu la

perdessi , o venisseti meno , tu morresti a do-

dore .

De’ casi di fine .

   Il fine si suol mettere in accusativo colla

preposizione per . Bocc. Molti di diverse par-

ti del mondo a lui , per loro strettissimi , ed ar-

dui bisogni concorrevano per consiglio . Talora ,

per lo solito genio della lingua , si trova col-

la preposizione a in forza del gerundio latino .

Bocc. g. 8. n. 9. Mi metterò la roba mia dello

scarlatto , a vedere, se la brigata si rallegrerà .

De’ casi di modo .

   Il modo si suol mettere in ablativo colla

preposizione con , o in. Bocc. g. I. n. 8 Tito

non restando di piagnere , con fatica così rispo-

se . Petrar. Sennuccio io vo’ che sappi in qual

maniera Trattato sono.                           Tal-

 

/ BEGIN PAGE 286 /

 

   Talvolta si mette in dativo. Bocc. Lett. Pin.

Ross. Morendo a stento , fu lungamente obbrobrioso

spettacolo . E g.2.n.6. Alla maniera Alessandrina

ballò .

   Talvolta in genitivo . Dante . La grazia

Del sommo Ben d’ un modo non vi piove .

   Talvolta in accusativo colla preposizione

per. Bocc. Per assai cortese modo il riprese .

De’ casi di compagnia .

   La persona compagna nell’ azione si mette

in ablativo colla preposizione con Bocc. Con

Griselda lungamente , e consolato visse .

 

CAP. X.

 

Della Costruzione degl’ infiniti de’ Verbi .

 

L’ Infinito ha tre tempi, presente, passa-

to , e futuro , ma non ha voce propria ,

se non quella del presente, come amare ;

perchè nel passato si forma dal Verbo essere ,

o da avere, congiunto col participio del pro-

prio Verbo, come avere , o essere amato : e

nel futuro si forma dalla voce del presente ,

preponendovi l’ infinito di essere , di avere ,

o di dovere , tramezzandovi col primo infini-

to la preposizione per , e col secondo a , e

col terzo infinito non ponendovi alcuna pre-

posizione ; come essere per amare , avere ad

amare , dovere amare .

                                                             Ora

 

/ BEGIN PAGE 287 /

 

   Ora non avendo l’ infinito persone , nè nu-

meri , per se stesso è indeterminato , e perciò

ha bisogno di un Verbo finito, che ’l reg-

ga , e lo determini ad una certa , e particolar

significazione . Ciò si vede chiaramente da

questi esempj. Bocc. g. 4. nel proem. Aßai

manifestamente posso comprendere , quello es-

ser vero , che sogliono i savj dire , che sola

la miseria è senza invidia nelle cose presenti .

E g. 4. n. 3. Carissimi giovani , la nostra usan-

za vi può aver renduti certi , quanto sia l’ a-

more , ch’ io vi porto . E g. 6. n. I. Conoscendo ,

che il Cavaliere era entrato nel pecoreccio ,

era per riuscirne, piacevolmente disse .

   E perchè la costruzione degl’ infiniti è mol-

to varia , porremo qui alcune osservazioni trat-

te dal Cinonio Tratt. de’ Verbi dal cap. 42.

fino al cap. 55.

Osservazione prima .

   Gl’ infiniti de’ Verbi attivi , senza variare

la loro voce , ricevono il senso passivo ; e

così gl’ infiniti de’ Verbi neutri passivi, sen-

za l’ affisso , ricevono il senso neutro passi-

vo . Bocc. g. 5. n. 8. nel tit. Invita i paren-

ti suoi , e quella donna amata da lui ad un de-

sinare , la qual vede questa medesima giovane

sbranare . Cioè essere sbranata . E g. 5. n. 3.

Aveva ad un’ ora di se stesso paura , e della

sua giovane , la quale tuttavia gli pareva di

vedere , o da orso, o da lupo strangolare . Cioè

                                                              essere

 

/ BEGIN PAGE 288 /

 

essere strangolata . Nov. ant. 36. Io sono costu-

mato di levare a provvedere le stelle . Cioè di

levarmi .

Osservazione seconda .

   Riceve l’ infinito innanzi a se l’ accusativo

alla maniera de’ Latini, e se ne trovano mol-

ti esempj degli antichi . Alcuni stimano, che

una tal costruzione sia alquanto spiacevole ,

e poco amica della Lingua Toscana . E vera-

mente i pronomi me , e te , che si veggono

spesso negli scrittori del buon secolo innanzi

all’ infinito , oggi non si adoperano , e sen-

ton del duro, e del troppo antico . Ma i

pronomi se , lui, lei, e simili, adoperati dal

Boccaccio nella sua miglior prosa , cioè nel

Decamerone , tornano bene anche in oggi , e

hanno grazia . Bocc. g. 9. n. 4. Per tutto di-

cendo , se il palafreno , e’ panni aver vinti all’

Angiulieri . E g. 4. n. I. Niuna laude da te

data gli fu, che io lui operarla , e più mira-

bilmente , che le tue parole non potevano espri-

mere , non vedessi . E g. 3. n. 9. Che la guar-

dia , e ’l governo del Contado prendeßero , e al

Conte significassero , lei avergli vacua , ed espe-

dita lasciata la possessione .

Osservazione terza .

   Ha spesse volte l’ infinito un nominativo

dopo . Bocc. g. 4. n. 8. Adirata , non del non

volere egli andare a Parigi , ma del suo in-

namoramento, gli diße una gran villania . E

                                                             g. 5.

 

 / BEGIN PAGE 289 /

 

g. 5. n. I. Si vedeva della sua speranza pri-

vare , nella quale portava , che se Ormisda

non la prendeße , fermamente doverla avere

egli.

Osservazione quarta .

   Ha non di rado l’ infinito avanti di se la

particella di , e rileva la forza del gerundio

in di de’ Latini .  Bocc. Introd. Ed in questa

maniera stettero tanto , che tempo parve alla

Reina d’ andare a dormire .

   Talvolta si adopera per leggiadria , o per

proprietà di linguaggio. Bocc. g. 8. n. 7. A

me si conviene di guardar l’ onestà mia sì , che

io coll’ altre donne poßa andare a fronte sco-

perta. E g. 4. n. 8. nel princ. Alcuni, al mio

giudicio , sono , i quali più che l’ altre genti

credon sapere , e sanno meno : e per questo non

solamente a’ consigli degli uomini , ma ancora

contra la natura delle cose presumono di op-

porre il senno loro .

Osservazione quinta .

   L’ infinito , preponendovi la particella a,

forma varj modi di dire, i quali rilevano

le seguenti forme di parlare Latine, e anco-

ra Toscane .

   Il gerundio in do de’ Latini . Bocc. Fiamm.

lib. 4. num. 64. Le quali cose , ed antichissi-

me , e nuove a’ moderni animi sono non piccio-

la cagione di diporto , ad andarle mirando .

Cioè andandole mirando .

                                   T                           Il

 

/ BEGIN PAGE 290 /

 

   Il gerundio in Di . Dante Conviv. Tanta

fu l’ affezione a producere la creatura spiri-

tuale , che la presenzia d’ alquanti, che a mal

fine doveano venire , non dovea , ne potea Dio

da quella produzione rimuovere . Cioè di pro-

ducere.

   Il gerundio in dum . Bocc. g. I. n. 5. Co-

me valorosa donna dispostasi ad onorarlo, fat-

tisi chiamare di que’ buoni uomini , che rimasi

v’ erano , ad ogni cosa opportuna , con loro con-

siglio , fece ordine dare .

   Il supino in um . Bocc. g. I. nel fine . Co-

mandò , che ciascuno infino alla seguente mat-

tina s’ andasse a riposare . Cioè iret dormi-

tum .

   Il futuro in rus . Passav. f. 42. Chi del tem-

po , ch’ è a venire , presumme , fa ingiuria a

Dio , il quale riserva  a se il disporre , e ’l

dispensare il tempo . Cioè quod venturum est .

   Il futuro in dus . Bocc. g. 9. nel fine . Trat-

tasi la corona , quella in capo mise a Panfilo ,

il quale solo di così fatto onore restava ad

onorare.

   Il supino in u . Dante Purgat. cant. 22.

   Ma tosto ruppe le dolci ragioni Un alber ,

che trovammo in mezza strada , Con pomi ad

odorar soavi , e buoni . Cioè olfactu suaves .

E di tal sorta sono quel forti a sostenere , e

grave a comportare , che nel Boccaccio si

leggono .

                                                             Il

 

/ BEGIN PAGE 291 /

 

   Il participiale de’ Latini. Bocc. g. 8. n. 7.

Ma il modo , ch’ ella abbia a tenere intorno a

ciò , attendo di dire a lei , quando, e dove

più le piacerà .

   Il gerundio Toscano . Bocc. g. 4. n. 10. Dis-

se a’ suoi parenti , che, dove un’ osso fracido ,

il quale aveva nella gamba , non gli si cavas-

se , a costui si convenia del tutto , o tagliare

tutta la gamba , o morire , e a trargli l’ oßo

potrebbe guerire .

   Si adopera ancora l’ infinito coll’ a innan-

zi per ripieno , o per proprietà di linguag-

gio . Bocc. g. 5. n. 3. Esso non ardiva a tor-

nare addietro .

Osservazione sesta .

   Circa l’ infinito coll’ a innanzi ci sono al-

cune forme di dire Toscane, che qui accen-

neremo .

   Il Verbo essere congiunto coll’ infinito di

altro Verbo, mediante la particella a, rile-

va il significato del modo, e del tempo fini-

to di quel Verbo , corrispondente al modo ,

e al tempo dello stesso Verbo essere . Bocc.

g. 3. n. I. Io mi credo , che le Suore sien tut-

te a dormire. Cioè dormano . E g. 5. n. 8.

Che Venerdì , che viene , voi facciate sì , che

M. Paolo Traversari, e la moglie , e la figli-

uola , e tutte le donne lor parenti , e altre ,

chi vi piacerà , qui sieno a desinar meco. Cioè

desinino, o vengano a desinare . Dante usa

                               T 2                       allo

 

/ BEGIN PAGE 292 /

 

allo stesso modo il Verbo stare . Altre stan-

no a giacere , altre stanno erte . Cioè giac-

ciono .

   Talvolta la particella a preposta all’ infi-

nito , il fa aver la forza del soggiuntivo .

Petrar. Questi avea poco andare ad esser mor-

to . Cioè poco mancava , ch’ ei morisse . Bocc.

g. 5. n. I. Nè vaghezza di preda , nè odio,

ch’ io abbia contra di voi , mi fece partir di

Cipri a dovervi in mezzo mare con armata

mano assalire . Cioè affinchè io vi assalissi.

Oßervazione settima .

   L’ infinito, preponendovi la particella da ,

rileva le seguenti forme di dire Latine.  Il

gerundio in di . Bocc. g. 6. nel fine. Paren-

do lor tempo da dover tornare verso casa ,

con soave passo , molto della bellezza del luo-

go parlando , in cammino si misero .

   Il gerundio in do . Bocc. g. 7. n. 4. Ella

non veniva là , onde s’ avvisava , ma da veg-

ghiare con una sua vicina .

   Il gerundio in dum. Bocc. Allo abate se

n’ andò , e domandollo , come star gli pareva,

e se forte si credeva eßere da cavalcare .

   Il participiale in significazione attiva . Bocc.

n. I. nel proem. Se spezial grazia di Dio for-

za , ed avvedimento non ci prestaße , la qua-

le a noi , ed in noi non è da credere, che per

alcun nostro merito discenda , ma dalla sua pro-

pria benignità .

                                                                       Il

 

/ BEGIN PAGE 293 /

 

   Il participiale in significazione passiva .

Bocc. Proem. La gratitudine , secondo che io

credo , trall’ altre virtù è sommamente da com-

mendare , e il contrario da biasimare .

   Il futuro in dus . Bocc. g. 10. n. 8. Se esse-

re le pare ingannata , non io ne son da ripren-

dere , ma ella , che me non domandò , chi io

fossi .

   Quando dopo l’ infinito v’ è un nominati-

vo , la particella da coll’ infinito rilevano un

significato finito dello stesso Verbo, attribui-

to a quel nominativo agente . Bocc. n. I. Co-

teste son cose da farle gli scherani , ed i rei

uomini . Cioè , che le fanno , o le farebbo-

no . E g. 2. n. 5. Che Napoli non era terra da

andarvi per entro di notte , e massimamente un

forestiere . Cioè che v’ andasse , o vi dovesse

andare .

Osservazione ottava .

   L’ infinito dopo i pronomi chi, cui, che, o

gli avverbj dove , ove , donde , e simili , ha

la forza del soggiuntivo . Bocc. g. 2. n. 2. Qui

è questa cena , e non saria chi mangiarla = E

g. 3. n. 7. Quivi di fargli onore , e festa non si

potevano veder sazj , e spezialmente la don-

na , che sapeva a cui farlosi . E g. 4. n. I. Di

Guiscardo ho io già meco preso partito , che

farne, ma di te , sallo Iddio , che io non so ,

che farmi . E g. 5. n. 3. Non sappiendo dove

andarsi , se non come il suo ronzino stesso , do

                                  T 3                             ve

 

/ BEGIN PAGE 294 /

 

ve più gli pareva ne la portava . Petrar. p. I.

canz. 13. Che la mia vita acerba, Lagriman-

do trovasse ove acquetarsi . Bocc. Filoc. lib. 5.

presso il Cinonio . E vo cogliendo queste erbe ,

acciocchè de’ liquori di esse faccendo alcune co-

se utili a diverse infermitadi , io abbia donde

vivere .

Osservazione nona .

   L’ infinito , preponendovi la preposizione

per ha diversi significati .

   Rileva il futuro in rus de’ Latini. Bocc. g. 4.

n. 4. Gli dicesse, ch’ ella infra pochi dì era per

andarne in Granata .

   Accenna prossima disposizione ad un’ azio-

ne . Bocc. Introd. I cotali son morti , e gli al-

trettali son per morire. E g. 9. n. 3. Io odo fa-

re alle femmine un sì gran romore , quando so-

no per partorire .

   Dinota fine . Bocc. g. 10. n. 9. Credendo co-

stui essere un gran barbassoro, per mostrare di

avere a grado la sua venuta , una gran coppa

dorata , la quale davanti aveva , comandò , che

lavata fosse , ed empiuta di vino , e portata al

gentiluomo .

   Insieme col fine dell’ operante dinota an-

cora l’ effetto. Dante. Domenico fu detto , ed

io ne parlo Siccome dell’ agricola , che Cristo

Elesse all’ orto suo per ajutarlo. Cioè perchè

l’ ajutasse .

   Talora ha forza di benché col soggiunti-

                                                         vo.

 

/ BEGIN PAGE 295 /

 

vo . Bocc. g. 10. n. 5. Eßendo alla donna gra-

vi le sollecitazioni del cavaliere , e veggen-

do , che per negare ella ogni cosa da lui do-

mandatole , esso perciò d’ amarla , ne di solle-

citarla si rimaneva , con una nuova , e , al suo

giudicio , impossibil domanda si pensò di voler-

losi torre d’ addosso .

   Talvolta rileva il gerundio in do de’ Lati-

ni . Petrar. son. 69. Piaga per allentar d’ arco

non sana .

Osservazione decima .

   L’ infinito con altre preposizioni equivale

al gerundio Toscano .  Bocc g. 7. n. 4. Esso

mi credette spaventare col gittare non so che

nel pozzo . E g. 3. n. 8. Quantunque Ferondo

fosse in ogni altra cosa semplice , e dissipito , in

amare questa sua moglie , e guardarla bene era

savissimo . E g. I. n. 5. Le quali parole per sì

fatta maniera nell’ animo del Re di Francia en-

trarono , che senza mai averla veduta , di su-

bito ferventemente la cominciò ad amare .

Osservazione undecima .

   L’ infinito coll’ articolo singolare rileva un

significato finito del suo Verbo. Bocc. g. 10.

n. 7. Signor mio , il volere io le mie poche for-

ze sottoporre a gravissimi pesi , m’ è di questa in-

fermità stata cagione . Cioè ch’ io abbia voluto.

Oßervazione duodecima .

   Nella nostra lingua l’ infinito in singolare

si usa a maniera di nome con articolo , pre-

                              T  4                      posi-

 

/ BEGIN PAGE 296 /

 

posizione , o altro equivalente, e anche senz’

articolo affatto . Bocc. Introd. Le leggi , nel-

le sollecitudini delle quali è il ben vivere d’o-

gni mortale . E g. 2. n. 5. E questo pentere non

avendo luogo , vi sarebbe di maggior noja ca-

gione. E g. 4. n. I. Appresso mangiare , se-

condo la sua usanza , nella camera n’ andò del-

la figliuola . E g. 3. n. 3. Per assai cortese mo-

do il riprese dell’ intendere, e del guardare ,

ch’ egli credeva , ch’ esso facesse a quella donna .

E g. 5. n. 2. nel princ. E perciocchè amare

merita più tosto diletto , che afflizione al lungo

andare , con molto mio maggior piacere , della

presente materia parlando , ubbidirò la Reina ,

che della precedente non feci il Re .

   In vece del articolo si prepone talvolta ,

per un certo vezzo toscano , la preposizione a

all’ infinito  Bocc. n. 4. Io estimo , ch’ egli sia

gran senno a pigliarsi del bene, quando Dome-

neddio ne manda altrui . E g 8. n. 9. Che co-

sa è a favellare, e ad usare co’ savj !

Osservazione decimaterza .

   L’usare l’ infinito a modo di nome in plu-

rale , è cosa affatto propria della lingua no-

stra . Bocc. Introd. Nè ancora dar materia agl’

invidiosi di diminuire in niuno atto l’ onestà del-

le valorose donne con isconci parlar. Passav.

f. 215. Alcuni si gloriano di avere begli , e cari

libri, e d’ avere preziosi vestiri, belle immagi-

ni, e belle dipinture.

                                                            Osser-

 

/ BEGIN PAGE 297 /

 

Oßervazione decimaquarta .

   Talvolta in bocca di persona agitata da

qualche passione torna bene l’ infinito o so-

speso da se solo , o al più preceduto da qual-

che particella . Bocc. g. 8. n. 9. , dove Mae-

stro Simone viene dalla moglie sgridato a

questo modo. Ecco medico onorato : aver moglie ,

e andar la notte girando attorno . E g. 9. n. 4.

quel tristo del Fortarrigo , faccendo il dolen-

te , e l’ appassionato , dice del suo farsetto :

Io potrei cercar tutta Siena, e non ve ne tro-

verei uno , che così mi stesse ben , come que-

sto: e a dire , ch’ io il lasciassi a costui per

trentotto soldi ; egli vale ancor quaranta , o

più .

 

CAP. XI.

 

Della Costruzione del gerundio .

 

ANcora intorno alla costruzione del ge-

rundio porremo alcune osservazioni trat-

te dal Cinonio dove sopra dal cap. 57. fino

al cap 67.

Osservazione prima.

   Essendo il gerundio un modo infinito del

Verbo , e per conseguenza indeterminato , ha

bisogno d’ un Verbo , o che lo regga , o che

almeno ne faccia conoscere il modo , e il

tempo , in cui si dee intendere. Quando adun-

                                                               que

 

/ BEGIN PAGE 298 /

 

que il gerundio dipende dal Verbo , che gli

siegue dopo, gli si dà il nominativo . Bocc.

g. 3. n. 4. Ed in sull’ ora della Compieta anda-

re in questo luogo , e quivi avere una tavola

molto larga , ordinata in guisa , che stando tu

in piè , vi possi le reni appoggiare .

Osservazione seconda .

   Talvolta il gerundio è indipendente dal

Verbo , che siegue , ed è assoluto , e posto

a modo di parentesi ; e allora fa le veci del

participio presente , ma col nominativo , e

non già coll’ ablativo , come il participio.

E tal nominativo è proprio del gerundio .

Bocc. g. 3. n.7. Io credo , se più foße perseve-

rato , come per quello , ch’ io presuma , egli se

n’ andò disperato , veggendolo io consumare co-

me si fa la neve al sole , il mio duro proponi-

mento si sarebbe piegato . E g. 9. n. 7. Eßendo

Talano con questa sua Margherita in Contado

ad una sua possessione , dormendo egli , gli

parve in sogno di vedere la donna sua andar

per un bosco assai bello .

Osservazione terza .

   Si trova talora il nominativo posto avanti

il gerundio . Bocc. g. 3. n. 5. nel tit. Il Zima

dona a M. Francesco Vergellesi un suo palafre-

no , e per quello , con licenza di lui , parla

alla sua donna , ed ella tacendo, egli in per-

sona di lei si risponde . E g. 4. n. 2. So io be-

ne , che stanotte vegnendo egli a me , e io aven-

                                                                dogli

 

/ BEGIN PAGE 299 /

 

dogli fatta la vostra ambasciata , egli ne por-

tò subitamente l’ anima mia tra tanti fiori, e

tra tante rose , che mai non se ne videro di

qua tante .

Oßervazione quarta .

   Negli autori del buon secolo si trova usa-

to il gerundio assoluto , col caso obliquo d’ e-

gli , e d’ ella, che sembra essere l’ ablativo

assoluto col participio alla maniera de’ Lati-

ni . Dante Inf. 32. Io avea già i capelli in

mano avvolti , E tratti glie n’ avea più d’ una

ciocca , Latrando lui cogli occhi in giù raccol-

ti . Petrar. p. I. canz. 13. Men solitarie l’ or-

me Foran de’ miei piè lassi Per campagne , e

per colli , Men gli occhi ad ognor molli , Arden-

do lei , che come un ghiaccio stassi . E un tal

modo dire s’ incontra spesso in Giovanni Vil-

lani , anche col caso avanti il gerundio , ma

non già nel Boccaccio, il quale usa quasi sem-

pre il nominativo

Osservazione quinta .

   Il gerundio col Verbo mandare sta in vece

dell’ infinito. Bocc. g. 10. n. 4. E mandolla

pregando , che le doveße piacere di venire a

far lieti i gentiluomini della sua presenzia .

Cioè a pregare . E n. 5. In più parti per lo

mondo mandò cercando, se in ciò alcun si tro-

vaße , che ajuto, o consiglio gli deße . Cioè a

cercare .

                                                          Osser-

 

/ BEGIN PAGE 300 /

 

Oßervazione sesta.

   Si pone talvolta il gerundio in caso obli-

quo in vece del participio presente, o di un

modo , e tempo finito del Verbo . Bocc. g. 3.

n. 8. Affermava , quella solersi usare per lo

Veglio della montagna , quando alcun voleva

dormendo mandare nel suo paradiso , o trar-

lone . Cioè dormente, o mentre dormiva . E

g. 4. n. 10. Trovato Ruggieri dormendo, lo ’n-

cominciò a tentare, e a dire con sommeßa vo-

ce , che su si levaße . Cioè dormente , o che

dormiva . E g. 6. nel fine . Quivi trovarono

i giovani giucando , dove lasciati gli avieno .

Cioè che giucavano .

Osservazione settima .

   Si accompagna il gerundio co’ Verbi an-

dare , e venire , e in tal caso significa una

certa frequenza, e successione di azione . Bocc.

La quale andava per gli campi certe erbe co-

gliendo . E g. 2. n. 9. Tu ridi forse , perchè

vedi me uom d’ arme andar domandando di

queste cose femminili . E g. 7. n. 4. Il doloro-

so marito si venne accorgendo , ch’ ella nel

confortare lui a bere , non beeva perciò essa

mai . E g. 8. n. 3. Or con una parola, ed or

con un’ altra , su per lo Mugnone infino alla

Porta a San Gallo il vennero lapidando.

Oßervazione ottava .

   I suddetti Verbi , e altri simili , che ac-

compagnano il gerundio , si fanno anch’ essi

                                                        gerun-

 

/ BEGIN PAGE 301 /

 

gerundj , e così si raddoppia il gerundio. Bocc.

g. 8. si. 7 E andando guatando per tutto , se i

suoi porci vedesse , sentì il miserabile pianto ,

che la sventurata donna faceva . E g. 3. n. 9.

E più tritamente esaminando vegnendo ogni

particularità , e bene ogni cosa compresa , fer-

mò il suo consiglio .

Osservazione nona .

   Il gerundio , siccome l’ infinito , non rice-

vono avanti di se le particelle mi , ti , ci , si ,

vi , ma solamente affisse , onde non si dice

per esempio , mi vergognando , ma vergognan-

domi , nè si vergognando , ma vergognandosi ,

e così degli altri . Pure nell’ uso si pongono

talvolta tali particelle innanzi all’ infinito , e

al gerundio , singolarmente precedendo la ne-

gativa , e udiamo per cagion d’ esempio : non

ti maravigliare di questo : non si vergognando

di ciò fare , e simili . E siccome i Verbi , an-

che neutri passivi , lasciano spesse volte l’ af-

fisso , così il lasciano i gerundj , come da

molti esempj potrebbe mostrarsi , ma può ba-

star questo solo del Bocc. g. 4. n. 7. For-

te disiderando , e non attentando di far più

avanti .

Osservazione decima .

   Il gerundio , anche senza participio prete-

rito , si trova usato, dice il Cinonio, in sen-

so passivo. Bocc. g. 5. n. 7. Essendo da’ fami-

gliari menato alle forche frustando , passò da-

                                                             vanti

 

/ BEGIN PAGE 302 /

 

vanti ad uno albergo , dove tre nobili uomini

d’ Erminia erano. Cioè essendo per via fru-­

stato. E Petrar. I. p. son. 27. Sol per venir’ al

Lauro , onde si coglie Acerbo frutto , che le

piaghe altrui , Gustando , affligge più , che non

conforta . Cioè gustato. Altri non ammetto-­

no nel nostro gerundio questa significazion

passiva , e così negli addotti esempi dicono ,

che quel frustando vuol dire frustandolo i fa­-

migliari ; e quel gustando contiene ellissi di

qualche nominativo , come gustandolo altri ,

quando altri il gusta &c . Nè io ho che op-­

porre a tal sentimento , massimamente per-­

chè tali modi hanno dell’oscuro anzi che no ,

e chi se ne astiene fa senno .

Osservazione undecima .

   Si prepone talvolta al gerundio la parti-

cella in , e non senza vaghezza . Petrar. canz.

39. Ella l’ accese , e se l’ ardor fallace Durò

molt’ anni in aspettando un giorno , Che per­

nostra salute unqua non viene , Or si solleva

a più beata spene . Si trova ancora con altre

preposizioni , benchè non sia oggi troppo in uso .

Bocc. g. 10. n. 2. Quel male , il quale egli fa,

io il reputo molto maggior peccato della fortu-

na , che suo , la qual se voi , con alcuna co-­

sa dandogli , donde egli possa secondo lo stato

suo vivere , mutate , io non dubito punto , che

in poco di tempo non ne paja a voi quello , che

a me ne pare .

                                                            Osser-

 

/ BEGIN PAGE 303 /

 

Oßervazione duodecima .

   Si congiugne il gerundio col participio pre-

te­rito di avere , o di essere , e prende il

senso di perfetto , o di trapassato , secondo

che lo esige il Verbo , il quale regge la sen-­

tenza. Petrar. son. 48. Piacciati omai col tuo

lume , ch’ io torni Ad altra vita , ed a più

belle imprese , Sicchè avendo le reti indarno

tese , il mio antico avversario se ne scorni .

Cioè poichè egli ha tese le reti . Bocc. g. I.

n. 7. Avendo adunque il siniscalco le tavole

messe , fece dire allo abate , che qualora gli

piacesse , il mangiare era presto. Cioè poich’ e-

gli ebbe messe le tavole   E g. 4. n. I. Le da-­

migelle sue , avendo queste cose , e vedute , e

udite , a Tancredi ogni cosa avean mandata a

dire . Cioè le damigelle, che avevano que-

ste cose vedute . E g. 8. n. 7. Tante , e sì fat-

te cose di te scritte avrei , ed in sì fatta ma-

niera , che avendole tu risapute , che l’ avre-­

sti , avresti il dì mille volte disiderato di mai

non esser nata . Cioè quando tu le avessi ri-

sapute .

   Il gerundio del Verbo essere co’ participi

de’ Verbi intransitivi può avere senso attivo.

Bocc. g. 9. n. 9. Essendo già quasi per tutto

il Mondo l’ altissima fama del miracoloso senno di

Salamone discorsa . E può avere senso di tra-

passato, come sopra co’ participi del Verbo

avere , secondo che lo esige il Verbo princi-

pale .                                                  CAP.

 

/ BEGIN PAGE 304 /

 

CAP. XII.

 

Della Costruzione del participio .

 

   DEl participio parimente porremo alcune

osservazioni tratte dal Cinonio nel cita-­

to Trattato de’ Verbi dal cap. 69. fino al cap.

80. E si noti , che il participio presente , es-­

sendo voce infinita , dee essere retto , e de-­

terminato da un Verbo finito , che regga al-­

tresì il sentimento :  e il participio preterito

dee essere appoggiato, o al Verbo essere , o

al Verbo avere , da’ quali riceve la sua de-

terminazione .

Osservazione prima .

   Il participio presente nel nominativo si

trova bensì , ma dee usarsi di rado , comec-­

chè non troppo ricevuto dall’ uso migliore .

Gio. Vill. Or non è questa terra quasi una

gran nave portante uomini tempestanti , peri-

colanti , soggiacenti a tanti marosi , a tante

tempeste ? Bocc. g. 10. n. 8. Sciocche lamentan-­

ze son queste , e femminili , e da poca conside-­

razione procedenti .

Osservazione seconda .

   Più frequentemente si adopera il participio

presente ne’ casi obliqui . Bocc. g. 10. n. 5.

Preporremo la quasi morta donna , e il già rat-­

tepidito amore per la spoßata speranza a que-­

                                                                    sta 

 

/ BEGIN PAGE 305 /

 

sta liberalità di Meßer Ansaldo più fervente-­

mente che mai amando ancora , e quasi da più

speranza acceso , e nelle sue mani tenente la

preda tanto seguita ? E g. 2. n. 8. A lui dimo-­

rante in Irlanda venne voglia di sentire , se

egli potesse , quello , che de’ figliuoli fosse av-­

venuto. E g. 5. n. I. Poichè alquanto di tem­-

po ebbe posato in dover lei piagnente racconso-­

lare , diliberò co’ suoi compagni , non essere da

tornare in Cipri .

Osservazione terza .

   Si trova usato il participio presente in abla-­

tivo assoluto . Nov. ant. 24. nel tit. Come il

Soldano donò a uno duo mila marchi , e come

il Tesoriere le scrisse , veggente lui , ad usci-

ta . Bocc. g. 2. n. 8. Avvenne , durante la

guerra , che la Reina di Francia infermò gra-­

vemente .

Osservazione quarta .

   Il participio presente si trova cogli affissi .

Bocc. Fiamm. f. 79. Egli di te non curantesi .

Ma non è molto in uso.

Osservazione quinta .

   Per ciò, che appartiene a’ participj prete-­

riti , quando sieno retti dal Verbo essere, e

quando dal Verbo essere, si potrà conoscere

da ciò, che dicemmo su tal punto nel pri-­

mo Libro , dove trattammo de’ preteriti. Qui

è da notarsi una particolar costruzione del par-

ticipo voluto, e potuto retto dal Verbo esse-

                              V                             re 

 

/ BEGIN PAGE 306 /

 

re a maniera di passivo , coll’ infinito dopo ,

e colla persona in nominativo . Bocc. n. I. Que-­

sti Lombardi cani, i quali a chiesa non sono

voluti ricevere, non ci si vogliono più sostene-

re . E g. 10. n. 9. L’ abbracciò strettamente ,

nè mai dal suo collo fu potuta levare. Passav.

f. 226. Non è voluta udire la verità .

   E il participio andato si trova usato col

Verbo eßere nella sopraddetta maniera , ma

a modo d’ impersonale. Bocc. n. I. Colla mag-­

gior calca del mondo da tutti fu andato a ba-­

ciargli i piedi .

Osservazione sesta .

   I participj retti dal Verbo avere si posso-­

no accordare col nome, e possono ancora

discordare da esso in genere , e in numero .

Bocc. g. 5. n. I. Lisimaco ogni cosa opportuna

avendo apprestata. E. g. 2. n. 5. Come io avrò

loro ogni cosa dato , mentre che io penerò ad

uscire dell’ arca , essi se n’ andranno pe’ fatti lo-­

ro . E g. 6. in princ. Aveva la luna , essendo

nel mezzo del cielo , perduti i raggi suoi .

Nov. ant. 83. Si richiamò un villano d’ un suo

vicino , che gli avea imbolato ciriege .

   Quando il participio fatto è posto in vece

del Verbo antecedente , il Boccaccio usa di

finirlo in o , senza riguardo al nome. G. 4.

n. 2. Quivi pensò di trovare altra maniera al

suo malvagio adoperare , che fatto non avea

in altra parte . E g. 9. n. 4. Ed ecco venire

                                                            in

 

/ BEGIN PAGE 307 /

 

in camicia il Fortarrigo , il quale per torre i

panni , come fatto aveva i danari , veniva .

   Parimente quando un participio è avanti

all’infinito , sembra più naturale accordarlo a

guisa di neutro coll’ infinito , che col nome .

Bocc. Molte volte avea desiderato di avere co-

tali insalatuzze d’ erbucce , come le donne fan-­

no , quando vanno in villa . E g. 9. n. 3. Ri-­

masero contenti d’ avere con ingegni saputo

schernire l’ avarizia di Calandrino.

Osservazione settima .

   I participj retti dal Verbo eßere si soglio-­

no , almeno in prosa , accordare col nome .

Bocc. g. 4. n. 9. Donna , chente v’è paruta

questa vivanda ? La donna rispose : Monsigno-­

re , in buona fe ella m’ è piaciuta molto . E

n. 100. Erano a Gualtieri piaciuti i costumi di

una giovinetta . Si trovano con tutto ciò an-­

che non accordati col nome . Bocc. g. 4. n. 6.

De’ così fatti , e de’ più spaventevoli assai n’ho

già veduti , nè perciò cosa del mondo più ,

meno me n’è intervenuto , e perciò lasciagli

andare .

Osservazione ottava .

   I participj preteriti assoluti , che hanno do­-

po di se l’ ablativo , spesso si accordano , ma

anche talvolta non si accordano col nome .

Bocc. g. 2. n. 9. Giunto adunque il famigliare

a Genova , e date le lettere , e fatta l’ amba-­

sciata , fu dalla donna con gran festa ricevu-­

                             V  2                             to .

 

/ BEGIN PAGE 308 /

 

to . E g. 2. n. 8. Nè prima nella camera en-­

trò , che ’l battimento del polso ritornò al gio-­

vane , e lei partita , cessò . Nov. ant. 54. Ve

nuto la sera , ancora il rimisero dentro . E Boc-­

caccio g. 2. n. 4. Le mani dalla cassa svilup-

patogli , e quella posta in capo ad una sua

figlioletta , lui come un picciol fanciullo ne por-­

tò nella terra.

 

CAP. XIII.

 

Della Costruzione del nome .

 

ALla costruzione del nome nella nostra lin-­

gua appartengono , e le accompagnatu-

re , che gli si pongono innanzi , e i casi , ch’ e’­

riceve dopo ; delle quali cose tutte qui trat-­

teremo ordinatamente , e colla solita bre-­

vità .

 

DELL’ ARTICOLO.

 

INtorno al dare , o non dare l’articolo a’

nomi porremo alcune brievi osservazioni,

che possano recar qualche lume alla pratica.

Osservazione prima .

   Dio , o Iddio nominato da se solo non ri-­

ceve articolo , perché è unico , e singulare .

Bocc. g. 8. n. 2. Dio ci mandi bene , chi è

di qua ? = Tenete il vostro figliuolo per la gra-­

zia di Dio sano .                                       Se

 

/ BEGIN PAGE 309 /

 

   Se Dio ha avanti di se qualche nome ad­-

diettivo , riceve articolo . Passav. f. 11. L’ on-­

nipotente Iddio , e misericordioso giudice , rice-

vendo volentieri la nostra penitenzia , nascon-­

de dal suo giudicio i nostri falli . Ma se l’ ad-

diettivo, è dopo , Dio non riceve articolo .

Bocc. g. 2. n. 8. Iddio giusto riguardatore de-­

gli altrui meriti altramente dispose .

   In Plurale Iddio riceve articolo, quando

cioè si parla delle false deità de’ Gentili , e

si dice : gli Dei , o gli Dij .

Osservazione seconda .

   Cielo , sole , luna , terra , mare , mondo , e

altri simili, benché sieno singularmente espressi,

l’ uso porta , che ricevano l’ articolo . E lo

stesso de’ dirsi de’ nomi appellativi, come uo-­

mo , città , fiume &c.

Osservazione terza .

   I cognomi delle famiglie , quando sieguo-­

no i nomi proprj , non hanno comunemente

articolo , onde nel Boccaccio abbiamo: Te-­

daldo Elisei , Ricciardo Manardi , Niccoluccio

Caccianimico e altri : ma pur talvolta l’ han-­

no dall’ uso , come nel medesimo Boccaccio,

in cui leggiamo : Malgherida de’ Ghisolieri ,

Gentile de’ Garisendi , Egano de’ Galluzzi &c.

Ma quando il cognome si adopera a foggia

di nome proprio , per dinotare una persona

particulare di quella famiglia , vi si pone

sempre l’articolo ; e così nel Boccaccio ab-­

                                                      biamo :

 

/ BEGIN PAGE 310 /

 

biamo : lo Scalza , il Guardastagno , il Ros-­

siglione &c.

Osservazione quarta .

   I nomi proprj delle parti del Mondo , de’

Regni, delle Province , de’ mari , de’ fiumi ,

de’ monti, e simili possono usarsi coll’ artico-­

lo , e senza ; onde in ciò altri dee seguir l’ u-

so più ricevuto . I nomi proprj delle Città

vanno senz’ articolo , da alcuni pochi in fuo-­

ri , come il Cairo , la Mirandola &c .

Osservazione quinta .

   I nomi proprj degli uomini si usano sem-­

pre senz’ articolo . Quelli delle donne si usa-­

no e con articolo, e senza , e così usa il

Boccaccio nelle donne del Decamerone , di-­

cendo per esempio talvolta Fiammetta , tal-­

volta la Fiammetta ; e questo secondo uso è

più dimestico .

Osservazione sesta .

   I nomi delle dignità , come Papa , Re ,

Reina , Vescovo , Abate , Badessa , e simili

quando hanno innanzi i titoli di Monsignore ,

Messere , Madonna , Madama &c presso gli an-­

tichi si trovano coll’ articolo : Messer lo Pa-­

pa , Monsignor lo Re , Madonna la Reina , Mon-

signor l’ Arcivescovo &c. , ma in oggi non so-­

no in uso , non dandosi più del Messere , nè

del Monsignore a’ Papi , e a’ Re ; e dicen-­

dosi Monsignor Vescovo , il Signor tale &c. So-

lo è rimaso all’ antica foggia il titolo di Ma-­

                                                       dama ,

 

/ BEGIN PAGE 311 /

 

dama , e si dice : Madama la Reina , la Con-­

tessa &c.

   Il titolo di Papa a maniera di sustantivo ,

ha l’ articolo . Bocc. g. 2. n. 3. Da capo il Pa-­

pa fece solennemente le sponsalizie celebrare .

Se è addiettivo precedente al nome proprio ,

non ha articolo . Bocc. n. I. Da Papa Boni-­

fazio addomandato , e al venir promosso .

   Re a modo di sustantivo , e anche d’ ad-­

diettivo sempre esige l’ articolo . Pure l’ Ario-

sto nella prima stanza del Furioso levò l’ ar-­

ticolo a Re addiettivo precedente al nome pro-­

prio : Per vendicar la morte di Trojano Sopra

Re Carlo Imperador Romano . Ma questa fu

licenza poetica , e da non volersi imitare .

Osservazione settima .

    Santo , Santa , Frate , Suora , Monsignore ,

Madama , se sono avanti a’ lor sustantivi ,

facciano l’ articolo , onde abbiamo nel Boc-­

caccio San Brancazio , Santa Verdiana , Frate

Puccio , Madama Beritola &c. , e noi dicia-

mo : Suor Ippolita , Monsignor della Casa &c.

   Maestro sustantivamente posto riceve arti-­

colo ; posto addiettivamente non suol rice-­

verlo nell’ uso più comune : ma contuttociò

non può riprendersi chi gliel desse , trovan-­

dosi nel Boccaccio nell’ uno , e nell’ altro mo-­

do . G. I. n. 10. Maestro Alberto da Bolo-­

gna : e ivi più abbasso : Avendo di lontano ve-­

duto il Maestro Alberto. E così g. 9. n. 3. si

                              V   4                       tro-

 

/ BEGIN PAGE 312 /

 

trova e Maestro Simone , e al Maestro Si-­
mone
.

Osservazione ottava .

   Casa , corte , palagio ( intendendo il prin-­

cipale del luogo ) e talvolta anche Chiesa ,

e Città , si usano senz’ articolo. E così an-­

cora nozze , festa , contado , e altre , che

dall’ uso si potranno conoscere. Bocc. n. ult.

Giunti a casa del padre della fanciulla ; e

più sotto : Di casa sua così poveramente , e

così vituperosamente uscire . Seneca pist. 53.

Nè già aresti amico sì caro , per cui malleva­-

re tu andassi a corte . Bocc. g. 8. n. 5. Ben-­

chè i cittadini non abbiano a far cosa del mon-­

do a palagio , pur talvolta vi vanno . E g. 7.

n. 5. Che a nozze , o a festa , o a Chiesa an­-

dar potesse . Gio. Vill. presso al Salviati. Gli

sbanditi uscirono quasi tutti di città , e di con­

tado .

Osservazione nona .

   Il Bembo dà per ferma regola , che qua-­

lunque volta si dà l’ articolo a un nome ,

debba darsi ancora al genitivo da lui dipen-­

dente , e che accenna la di lui materia . Si

fonda il Bembo su gli esempj degli antichi ,

e singolarmente del Boccaccio , in cui leggia-­

mo : il mortajo della pietra , la corona dello

alloro , le colonne del porfido . E nota il me-

desimo Bembo , che per contrario , quando

al nome non si dà l’ articolo , al genitivo

                                                         da

 

/ BEGIN PAGE 313 /

 

da lui dipendente si dà il segnacaso ; onde

leggiamo nel Boccaccio : ad ora di man­gia-­

re : essendo arche grandi di marmo : tutti di

fronda di quercia inghirlandati . Il Salviati ,

e il Buommatei non ammettono indistinta-

men­te una tal regola , ma solamente quando

la ragione il consenta . Se il genitivo adun-­

que accenna destinazione ad un’ uso particola-­

re , allora siegue la condizione del principal

nome , e riceve l’ articolo . Bocc. g. 7. n. 3. Nel

palco de’ colombi . Gio. Vill. I magazzini del

Vino Greco . Cioè luogo destinato a serbar co-­

lombi , e a tener Vino Greco ; che se vi si

ponesse il segnacaso , potrebbe intendersi un

luogo per accidente pien di colombi , o di

greco .

   Quando il nome accenna misura , e quan-­

tità circoscritta della materia significata dal

genitivo , parimente il genitivo riceve l’ ar-­

ticolo , almeno secondo l’ uso migliore . Gio.

Vill. Valse lo stajo del grano da soldi venti .

   Quando poi il genitivo accenna materia

intrinseca , come negli esempj addotti dal

Bembo si è la pietra al mortajo , l’ alloro

alla corona , e ’l porfido alle colonne , il

dargli articolo è modo antico , il quale in

oggi non s’ intenderebbe , anzi potrebbe ca-­

gionare equivoco : perchè dicendo per esem-­

pio : il mortajo della pietra , potrebbe inten-­

dersi non d’ un mortajo fatto di pietra , quan-

                                                             lun-

 

/ BEGIN PAGE 314 /

 

lunque ella sia , ma d’ un mortajo di una par-

ticular pietra , già accennata , o pure d’ un

mortajo destinato a pestavi pietra . E chi

pure avesse scrupolo nel trasgredire la rego-

la del Bembo , il mandi via coll’ esempio

del Bocc. g. 7. n. 3. , dove dice : Fatta fare la

immagine di cera , la mandò ad appiccare coll’

altre dinanzi alla figura di Santo Ambruogio .

Osservazione decima .

   Quando in uno stesso parlare sono più no-

mi continuati , dato l’ articolo al primo , è

ben fatto darlo anche agli altri ; e se al pri-

mo non si dà articolo , non darlo agli altri .

Bocc. g. I. n. 7. Primasso aveva l’ un pane man-

giato , e lo abate non vegnendo , cominciò a

mangiare il secondo . E n. I. Il quale nè vec-

chiezza , nè infermità , nè paura di morte , al-

la quale si vede vicino , né ancora di Dio , al

giudicio del quale di qui a picciola ora s’ aspet-

ta di dover essere , dalla sua malvagità l’ han-

no potuto rimuovere . Ma è lecito contuttociò

fare talvolta altrimenti , e l’ hanno fatto i

migliori . Passav. f. 25. Com’ è il digiuno , ci-

liccio , lagrime , discipline , e simili cose , che

fanno coloro , che stanno in penitenza . E nel

Bocc. g. 5. n. 6. Gian di Procida domandato

dall’ Ammiraglio , della cagione perch’ e’ fosse

condotto al supplizio , rispose : Amore , e

l’ ira del Re .

   Gli addiettivi , comecchè vanno d’ ordina-

                                                               rio

 

/ BEGIN PAGE 315 /

 

rio aggiunti a’ sustantivi , non hanno artico-

lo proprio . Pure il ricevono in due casi per

proprietà di linguaggio. Primo posti dopo il

sustantivo a maniera di titolo , e così nel

Boccaccio abbiamo : Ginevra la bella , Isotta

la bionda , Filippo il bornio &c. Secondo po-

sti avanti al sustantivo, mettendo questo in

genitivo. E così troviamo nel Boccaccio : Il

cattivel d’ Andreuccio .

 

DEL SEGNACASO.

 

   SI tralascia talvolta il segnacaso , o pur si

mette dove sembra , che non operi pun-

to , e ciò per proprietà della lingua , come

dalle seguenti Osservazioni .

Osservazione prima .

   De’ tre segnacasi , DA non si tralascia mai ,

se non per dar luogo a una preposizione ;

ma DI, e A si tralasciamo spesse volte del

tutto.

Osservazione terza .

   E‵ proprietà della Lingua Toscana toglie-

re il segno dal genitivo di proprietà aggiun-

to al nome casa, ma con queste avvertenze.

Se il genitivo è nome proprio del padron

della casa , si toglie il segnacaso , senza sur-

rogarvi l’ articolo ; onde nel Boccaccio leg-

giamo : in casa Messer Guasparrino : ma se

casa ha l’ articolo , non si lascia il genitivo

                                                            del

 

/ BEGIN PAGE 316 /

 

del nome proprio senza segno. Bocc. g. 5.

n. 4. Usava molto nella casa di Messer Li­-

zio .

   Se il genitivo dipendente da casa è nome

appellativo , lascia il segnacaso , ma vuole

l’ articolo, o il pronome questo ; e perciò nel

Boccaccio si legge : a casa il padre : in casa

il medico : in casa questi usurai . Se poi in

questi esempj il caso sia nominativo , o ac-

cusativo , come accenna l’ articolo , o il pro-

nome , nol saprei ben dire , e poco monte-­

rebbe il diffinirlo . Il caso di proprietà è il

genitivo ; e in tali modi l’ articolo forse sta

in luogo del segno del genitivo per la figu-

ra enallage ; onde quando si dice : in casa

questi usurai , sarà forse ellissi del segna-

caso di . Ma siasi il caso , ch’ e’ vuol’ essere ,

basterà il sapere in ciò la proprietà della

lingua.

Osservazione terza .

   Togliesi il segnacaso dal nome Dio dipen-

dente da mercè , o grazia , dicendo : la Dio

mercè la Dio grazia . Bocc. g. 3. n. 9. La Dio

mercè , e la vostra io ho ciò , che io disidera-

va . Ma se il nome Dio si mette dopo a mer­-

, vuole il segnacaso . Bocc. g. 3. n. 3. La

mercè di Dio , e del marito mio io ho tante

borse , e tante cintole , ch’ io ve l’ affogherei

entro . Si dice parimente nell’ uso : la Dio

grazia , non già però : la grazia Dio , ma di

Dio .                                                Osser-

 

/ BEGIN PAGE 317 /

 

Osservazione quarta .

   I pronomi colui , colei , costui , costei , colo­-

ro , costoro , possono lasciare il segnacaso ,

purché sieno avanti a nome , e abbiano in-

nanzi l’ articolo, o qualche preposizione . Nov.

ant. 56. Acciocché il potesse mettere alle for-­

che in colui scambio . Bocc. Subita speranza

prendendo di dover potere ancora nello stato

reale ritornare per lo colui consiglio . E Fiamm.

La sua forza niente valeva , se le giovani ser­-

ve al colei grido non fossono corse . E g. 7. n. 4.

Fidanza nella costui ebbrezza prese . E Fiamm.

lib. 4. E dopo i mandati sospiri , con voce ta­-

cita pregai per gli coloro beni umilmente gli

Dij . E g. 4. n. 3. Pensò di potersi ne’ suoi di-­

fetti adagiare per lo costoro amore .

Osservazione quinta .

   Loro , altrui lasciano il segnacaso di , o in-­

nanzi , o dopo che sieno al nome , né ricer-­

cano necessariamente articolo proprio. Bocc.

Alcune canzonette dalle predette donne canta-­

te a lor diletto . E Introd. Gli uomini sono del-

le femmine capo , e senza l’ ordine loro rade

volte riesce alcuna nostra opera a laudevole

fine = Ciò per l’ altrui case faccendo .

Osservazione sesta .

   Cui lascia i segnacasi di , e a . Boccacc. Il

buon’ uomo , in casa cui morto era . Dante. E

di colei , cui son , procaccian danno . Petrar.

Voi , cui fortuna ha posto in mano il freno del-

le belle contrade .                             Osser-

 

/ BEGIN PAGE 318 /

 

Osservazione settima .

   Lui, lei , loro lasciano il segno del dati-­

vo , quando dipendono da’ Verbi . Dante. Ma

per dar lui esperienza piena , A me , che mor-

to son , convien menarlo Per lo ’nferno quag-

giù di giro in giro = Ond’ io risposi lei , non

mi ricorda , Ch’ io straniassi me giammai da

voi . Bocc. Nè era ancora lor paruto alcuna

volta tanto gajamente cantar gli usignoli , quan-­

to quella mattina pareva .

Osservazione ottava .

   Quando nel parlare vi son molti nomi,

ch’ esigono il segnacaso , talvolta in alcun

d’ essi si tralascia . Bocc. g. 3. n. 3. Fu una gen-

tildonna , di bellezze ornata , e di costumi ,

d’ altezza d’ animo , e sottili avvedimenti . E

g. 5. n. I. Da’ compagni di Lisimaco , e Cimone

fediti , e ributtati indietro furono .

Osservazione nona .

   Talvolta il segnacaso è scioperato , e si

mette per una certa proprietà . Così quando

il Boccaccio dice : il cattivello di Calandri­-

no , quel di non opera nulla .

 

DEL NOME SUSTANTIVO.

 

CIrca la costruzione del nome sustantivo

porremo alcune brievi osservazioni , af­-

finchè si vegga in che la nostra costruzione

sia differente dalla Latina.

                                                       Osser-

 

/ BEGIN PAGE 319 /

 

Osservazione prima .

   Quando si trovano nel discorso due sustan-­

tivi di cose diverse , il secondo è genitivo ,

e dipendente dal primo, come presso a’ La-­

tini. Passav. f. 229. Tutto lo studio suo puose

ne’ libri della Santa Scrittura .

Osservazione seconda .

   Gli addiettivi posti neutralmente a manie-­

ra di sustantivi, ricevono , com’ essi , un su-­

stantivo dipendente , e in genitivo . Boccacc.

Nella quale tanto di piacevolezza gli dimo-

straste , che s’ egli prima v’ amava , in ben

mille doppj faceste l’ amor raddoppiare = Con

alquanto di buon vino , e di confetto il ricon-­

fortò . E g. 4. n. 3. nel proem. Un poco di buo­-

no , e che mi piacque , fu nella fine della vo­-

stra novella .

Osservazione terza .

   Il sostantivo reo non riceve , come in La-­

tino , l’ ablativo , ma solamente il genitivo .

S. Grisost. Chiunque si cruccia col suo fratel-­

lo , o prossimo , è reo di giudicio .

Osservazione quarta .

   I sustantivi , che si riferiscono a lode , o a

biasimo, non ricevono presso di noi l’ abla-­

tivo, come presso i Latini , ma solamente il

genitivo . Bocc. Era il Marchese di Monfer-

rato uomo d’ alto valore . E nell’ Introd. Era-

no uomini , e femmine di grosso ingegno.

                                                               DE’

 

/ BEGIN PAGE 320 /

 

DE’ NOMI ADDIETTIVI .

 

GLi addiettivi ricevono dopo di se qua-

lunque caso obliquo , come dimostrere-

mo partitamente ne’ seguenti ordini .

 

COL GENITIVO .

 

MOlti sono gli addiettivi , che ricevono il

genitivo , ma i più frequenti sono quel-

li , che significano notizia , o ignoranza ; ave-

re, o privazione ; prerogativa , o vizio . Ec-

co i più usitati .

    Certo . Bocc. g. 2. n. 9. Acciocchè io ti fac-

cia certo dell’ onestà della mia donna .

   Incerto . Bocc. g. 6. n. 2. nel proem. Quello,

che i mortali speße volte fanno , i quali incer-

ti de’ futuri casi , le loro più care cose ne’ più

vili luoghi delle lor case sepelliscono .

   Consapevole . Bocc. g. 4. n. 6. La quale di

questo amore consapevole era . E nel Labir. La

maravigliosa eloquenzia , che di costei il tuo

amico , male consapevole del fatto , ti ragio-

nava .

   Pratico . Borghin. Fir. disf. Scrissi a un mio

amico intendentissimo , e pratichissimo di questa

sorta d’ antichità .

   Ricco , povero . Bocc. g. I. n. 6. Un buono uo-

mo più ricco di danari, che di senno . Cronic.

                                                               Mo-

 

/ BEGIN PAGE 321 /

 

Morell Povero di moneta , e stretto d’ animo.

   Cupido, Avaro , liberale . Bocc. n. 2. Tutti

avari , e cupidi di danari gli vide . E g. 10.

n. 5. Già Dio non voglia , poichè io ho vedu-

to Gilberto liberale del suo onore, e voi del

vostro amore , che io similmente non sia libera-

le del mio guiderdone .

   Abbondante , scarso . Bocc. g. 8. n. 7. De’ be-

ni della fortuna convenevolmente abbondante .

Petrar. nel Trionfo di Fama cap. 2. Zenobia

del suo onore assai più scarsa .

   Pieno , voto . Bocc. Tutto pieno di simiglianti

cose . Petrar. Voto d’ ogni valor , pien d’ ogni

orgoglio .

   Vestito , ignudo . Bocc. Amet. Costei di ve-

stiri vermigli vestita . Matt. Vill. Trovandosi

ignudo , e sfornito di gente d’ arme .

   Bello . Bocc. Parendogli essere un bel fante

della persona .

   Nobile . Bocc. Amet. f. 70. Antico di sangue ,

e nobile di costumi .

   Colpevole , innocente . Bocc. g. 10. n. 8. Sap-

pi , niun di costoro eßer colpevole di quello ,

che ciascuno se medesimo accusa . E g. 2. n. 8.

Con ciò fosse cosa , ch’ egli lui per innocente di

ciò , perchè in esilio andato era , l’ aveße .

 

                                     X                        COL

 

/ BEGIN PAGE 322 /

 

COL DATIVO .

RIcevono il dativo gli addiettivi , i quali

accennano rapporto a qualche termine ,

senza connotare tacitamente azione . Ecco-

ne alcuni .

   Grato , odioso. Bocc. g. 3. n. 10. Servigio ,

che più si poteva fare , grato a Dio . Passav.

f. 168. La superbia è odiosa a Dio , e agli uo-

mini .

   Fedele , infedele. Dante . Mischiati sono a

quel cattivo coro Degli angeli , che non furon

ribelli , Nè fur fedeli a Dio , ma per se fo-

ro . Passav. f. 23. L’ uomo è infedele , e dislea-

le a Dio .

   Utile , disutile . Bocc. g. 8. n. 7. La cui vita

ancora potrà più in un dì esser utile al Mon-

do , che centomila tue pari non potranno , men-

tre che il Mondo durar dee . Gio. Vill. Sicco-

me uomo disutile al reame , fu disposto della

signoria .

 

COLL’ ACCUSATIVO ,
E LA PREPOSIZIONE A
.

 

QUegli addiettivi, i quali accennano rap-

porto , e azione espressa , o tacita ,

vogliono l’ accusativo colla preposi-

zione a . Eccone alquanti .

                                                Atto .

 

/ BEGIN PAGE 323 /

 

   Atto . Bocc. Atta a meglio saper macinare ,

che alcun’ altra = T’ abbia parato dinanzi così

fatta cosa, e a’ disiderj della tua giovinezza atta.

   Pronto . Bocc. Pronta a quello in altrui vir-

tuosamente operare , che in se vorrebbe , che

fosse operato .

   Inclinato . Fr. Giordan. Pred. Fomentano quel

loro geniaccio inclinato al male.

 

COLL’ ACCUSATIVO , E LA
PREPOSIZIONE PER .

 

GLi addiettivi , che hanno caso di cagio-

ne , l’ hanno ordinariamente in accusa-

tivo colla preposizione per . Eccone alcuni

esempi .

   Chiaro , famoso , infame , e simili . Bocc. g. 3.

n. 6. Un giovane per nobiltà di sangue chiaro ,

e splendido per molte ricchezze . E g. 10. n. 2.

Ghino di Tacco per la sua fierezza , e per le

sue ruberie aßai famoso . Serd. Stor. Il promon-

torio , che è alle pendici del monte Atlante ,

infame per l’ impeto dell’acque . E così d’ altri

molti simili addiettivi.

 

COLL’ ABLATIVO .

GLi addiettivi di misura , come alto , pro-

fondo , lungo , largo , grosso &c. hanno

l’ ablativo senza preposizione . Basterà un’e-

                              X   2                  sempio .

 

/ BEGIN PAGE 324 /

 

sempio . Gio. Vill. Tutte le torri di Firenze ,

che n’ avea nella Città gran quantità , alte cen-

to venti braccia l’ una . Talvolta però si tro-

vano coll’ accusativo , e la preposizione per .

Bocc. g. 8. n. 7. Questa non è stata lunga per

lo terzo , che fu la sua .

   Gli addiettivi, che accennano materia , o

qualità , come dotto , valoroso &c. hanno l’a-

blativo colla preposizione in . Alam. Giron.

Era quivi in que’ tempi un negromante In

quell’arte dottissimo , ed esperto .

   Gli addiettivi , che accennano separazio-

ne , vogliono l’ ablativo colla preposizione

da , o di , e così diciamo : esule dalla pa-

tria , alieno dallo studio , sicuro da’ pericoli , pu-

ro da ogni colpa , privo d’ amici, e simili.

 

DE’ NOMI COMPARATIVI.

 

IL comparativo innanzi a se può avere av-

verbj determinativi , o di misura , come

molto , più , poco , tanto , quanto &c. ma dopo

ordinariamente ha il genitivo . Bocc. n. I. Non

so cui io mi possa lasciare a riscuotere il mio

da loro più convenevole di te .

   Ammette non di rado il nominativo dopo

di se , con la particella che in mezzo . Bocc.

g. 9. n. 3. Rimarrai più sano , che pesce . Pe-

trar. Una donna più bella assai , che ’l sole , E

più lucente .

                                                              Oltre

 

/ BEGIN PAGE 325 /

 

   Oltre al caso suddetto , può il compara-

tivo avere dopo di se altro caso dinotante

eccesso , come per esempio : Pietro è più al-

to di Paolo un sommesso . Ma questo caso il

riceve come addiettivo , e di sua natura , non

come comparativo.

 

DE’ SUPERLATIVI.

 

USano i Toscani con molta varietà i su-

perlativi , e perciò qui intorno alla lo-

ro varia costruzione porremo alcune brevi

osservazioni .

Osservazione prima .

   A’ superlativi si aggiugne talvolta presso

gli antichi qualche accrescimento , o termi-

ne . Nov. ant. 43. Narcisso fu molto bellissi-

mo . Bocc. g. 2. n. 9. Questa tua così santissi-

ma donna .

Osservazione seconda .

   Il superlativo talora è assoluto, come quan-

do si dice : Cicerone fu eloquentissimo : e tal-

volta ha relazione all’ altre cose dello stesso

genere , e accenna eccessivo sopra di quelle .

I Latini mettevano tali cose in genitivo plu-

rale , e dicevano per esempio : Cicero fuit

Romanorum eloquentissimus ; ovvero in geniti-

vo singulare di nome collettivo : Demosthenes

fuit orator præstantissimus totius Græciæ . Ma ,

noi le mettiamo in accusativo colla preposi-

                              X   3                    zione

 

/ BEGIN PAGE 326 /

 

zione tra , o fra , o coll’ oltre ad . Bocc. n. 5.

La donna tra tutte l’ altre donne del mondo

era bellissima , e valorosa . E Introd. Nella egre-

gia Città di Fiorenza , oltre ad ogni altra Ita-

lica bellissima .

Osservazione terza .

   Il superlativo non si considera con rigor

filosofico, onde presso di noi , come ancora

presso i Latini , riceve dopo di se un compara-

tivo , che il superi . Bocc. g. 5. n. 3. Pietro

lietissimo , e l’ Agnolella più , quivi si sposaro-

no .

   Anzi è proprio della nostra lingua porre

dopo il superlativo un positivo . Bocc. n. 3.

Intra l’ altre gioje più care , che nel suo teso-

ro avesse , era uno anello bellissimo , e pre-

zioso .

 

DE PARTITIVI .

 

I Partitivi ricevono , come in Latino , il ge-

nitivo plurale , o pure l’ accusativo colla

preposizione tra , o altra equivalente . Bocc.

Proem. Fra’ quali s’ alcuno mai n’ ebbe bisogno ,

io sono uno di quegli.

 

DE’ PRONOMI .

 

I Pronomi, se sono addiettivi , non hanno

caso , ma si accordano col loro sustanti-

vo. Se sono a maniera di sustantivi , hanno

                                                         caso

 

/ BEGIN PAGE 327 /

 

caso talvolta quando hanno forza di partiti-

vi , cioè il genitivo, o l’ accusativo col tra ,

come nell’ esempio addotto di sopra. Pari-

mente quando accennano parte indetermi-

nata di alcuna cosa , hanno il genitivo , come

dagli esempj , che adducemmo nel primo li-

bro cap. 24. sotto i pronomi niente , e alquan-

to .

 

CAP. XIV.

 

Della Costruzione della preposizione .

 

GRandissima varietà s’ incontra nella no-

stra lingua intorno a’ casi , a’ quali ser-

vono le preposizioni , e perciò non si può

stabilire fermamente a qual caso serva cia-

scuna preposizione . Sarà adunque necessario

accennare , qual caso dar si possa a ciascuna

preposizione, cogli esempi de’ buoni Autori,

e colla maggior brevità possibile, trattando

prima delle semplici preposizioni, e appres-

so delle composte .

 

DELLE PREPOSIZIONI SEMPLICI.

 

LE preposizioni semplici sono quelle , che

di più preposizioni non sono composte ,

e sono le seguenti .

   DI . Serve ordinariamente al genitivo , di

                             X  4                       cui

 

/ BEGIN PAGE 328 /

 

cui è segno , avanti a’ nomi , pronomi av-

verbj, preposizioni , e infiniti . Bocc. Erano

gli anni della fruttifera incarnazione del Fi-

gliuolo di Dio al numero pervenuti di mille

trecentoquarantotto = In cambio di ciò, ch’ io ri-

cevetti = Intendo di raccontare cento novelle .

Gio. Vill. Non però , che fosse della gran-

dezza di prima . Boccacc. La quale tornò , e

disse di sì .

   Serve talvolta al dativo in vece di a . Bocc.

Erano uomini , e femmine di großo ingegno , e

i più di tali servigj non usati = Ischia è un’

isola assai vicina di Napoli = Io ho trovata

una giovane secondo il cuor mio assai presso di

qui .

   Serve anche all’ ablativo in vece di da ;

non solamente ne’ casi di separazione , come

sì è veduto , ma in altri ancora . Bocc. g. 4. n. 9.

Il Guardastagno passato di quella lancia, cad-

de , e poco appresso morì . E g. 6. n. 10. Cer-

taldo è un Castello di Valdelsa , il quale quan-

tunque picciol sia , già di nobili uomini , e d’a-

giati fu abitato . E ivi . Chiunque di questi

carboni in segno di croce è tocco , tutto quello

anno può viver sicuro , che fuoco nol toccherà ,

che non si senta .

   Parimente serve all’ ablativo in vece di con,

o in . Bocc. Maestri lavorate di forza = Ve

ne potreste andare di brigata .

   Fa ancora le veci di per . Liv. Egli pia-

                                                     gnea ,

 

/ BEGIN PAGE 329 /

 

gnea , e di grande pietà non potea molto fa-

re . Bocc. Abbi di certo , che niuno altro uom

vive , il quale te quant’ io ami .

   Serve altresì all’ accusativo , e all’ ablati-

vo, in forza dell’ ex , e dell’ inter de’ Lati-

ni . Dante Conviv. La natura umana è per-

fettissima di tutte le altre nature di quaggiù .

   Talora è segno di particolarità , e vale al-

cuni , o alquanti , e s’ addatta a più casi .

Bocc. Ebbevi di quelli , che intender vollono

alla Melanese . = Fece due galee sottili arma-

re , e messivi su di valenti uomini , con esse so-

pra la Sardigna n’ andò .

   Si usa ancora per dinotar figliuolanza , ma-

niera comune a noi , e a’ Greci ; e così nel

Boccaccio leggiamo : Giannuol di Severino ,

Cecco di Messer Fortarrigo , Cecco di Messere

Angiulieri, e simili.

   E‵ ancora contrassegno, o titolo, ma in-

corporata coll’ articolo . Tav. Rit. Colla Pul-

zella Isotta delle bianche mani. Bocc. g. 8. n.9.

Siccome è il Tamagnin della Porta. Cioè che

sta alla Porta.

A .

   Serve d’ordinario al dativo , di cui è se-

gno . Bocc. Infino all’ ora della cena libertà con-

cedette a ciascuno .

   Serve ancora all’ accusativo in forza della

preposizione ad de’ Latini . Amm. ant. L’ani-

mo nostro si dee chiamare ogni dì a render ra-

                                                              gione .

 

/ BEGIN PAGE 330 /

 

gione . Bocc. Fu preso da due , e segretamen-

te a Tancredi menato = Di notte se ne fuggi-

rono a Rodi .

   E in forza di per . Bocc. g. 4. n. Io voglio,

che in luogo delle busse , ch’ egli vi diede a

mie cagioni , che voi abbiate questa consola-

zione . Passav. f. 4. Avvegnachè a sua colpa la

navicella sia fracassata , e rotta . Tav. rit. Ne

furono assai allegri , da poi che l’ ebbono a si-

gnore .

   E in forza d’ in . Nov. ant. 46. A voi non

sarebbe onore , che ’l vostro legnaggio andasse

a povertade .

   Serve all’ ablativo in senso d’ in , o con .

Nov. ant. 3. Essendo poveramente ad arnese .

Bocc. Se tu non fossi di conforto bisognoso , co-

me tu se’ , io di te a te medesimo mi dorrei .

   Talora fa le veci del pro de’ Latini . Bocc.

L’ avrebbe egli a se amata più tosto , che a te .

   E talvolta ha forza dell’ablativo della quin-

ta de’ Neutri de’ Latini . Bocc. In abito di pe-

regrini ben forniti a danari , e care gioje .

Nov. ant. 2. Cotanto dico , che ’l cavallo è nu-

tricato a latte d’ asina .

   Vale talvolta a modo , a similitudine . Boc-

caccio g. 9. n. 5. Cotesti tuoi denti fatti a bi-

scheri .

   E talora a rispetto, a comparazione . Boc-

caccio g. 6. n. 5. Con viso piatto, e ricagnato ,

che a qualunque de’ Baronci più trasformato

l’ ebbe , e sarebbe stato sozzo .

                                                               Fa

 

/ BEGIN PAGE 331 /

 

   Fa ancora le veci di da segno dell’ abla-

tivo . Bocc. Amenduni gli fece pigliare a tre

suoi servidori . E n. 2. Appresso , a gran va-

lenti uomini il fece compiutamente ammaestra-

re nella nostra Fede . E g. 3. n. 10. E udendo

a molti commendare la Cristiana Fede , un dì

ne domandò alcuno . E g. 2. n. I. Fatevi a cia-

scun , che mi accusa, dire quando , o dove gli

tagliai la borsa .

   A incorporato coll’articolo , e aggiunto a

certi nomi femminini forma modi avverbiali

indicanti alcuna particolar maniera . Così nel

Boccaccio abbiamo : alla trista, alla scape-

strata , all’ antica &c. , e nell’ uso diciamo :

alla franzese , alla romana &c.

   A si adopera elegantemente per in in signi-

ficazione di tempo . Bocc. g. 7. n. I. Egli è la

fantasima , della quale io ho avuta a queste

notti la maggior paura , che mai si avesse .

   Congiunta cogl’ infiniti, dà loro la forza

de’ gerundi Latini . Bocc. a negare ,a

pregare son disposta = A trargli l’ oßo potreb-

be guerire = Or via va colle femmine a span-

der lagrime. E Concl. Quando questo fu , egli

erano poche a scrivere delle soprascritte no-

velle. E g. 10. n. 8. Che ho io a curare, se

il calzolaio piuttosto , che ’l filosofo , avrà

d’ un mio fatto, secondo il suo giudicio, disposto

in occulto , o in palese , se il fine è buono?

   Talvolta vale la preposizione inverso .

                                                     Bocc.

 

/ BEGIN PAGE 332 /

 

Bocc. Montata in sulla torre , e a tramonta-

na rivolta cominciò a dire .

DA .

   E segno dell’ ablativo , che dinota opera-

zione , separazione , termine di partenza , o

differenza . Bocc. Chi non v’ ama , e da voi

non disidera d’ eßere amato , sì mi ripiglia =

Credendo lui eßere tornato dal bosco , avvisò

di riprenderlo forte = Petrar. Pien d’ un vago

pensier , che mi disvia Da tutti gli altri =

Quand’ era in parte altr’ uomo da quel, ch’ io

sono .

   Congiunta co’ pronomi primitivi ha forza

di solo , e senza compagnia , e vi si frammet-

te talvolta il per . Dante . Poscia rispose lui :

da me non venni. Lib. cur. malattie . Molte

malattie gueriscono da per se, senza l’ opera

del medico .

   Fa le veci della preposizione , o sia del se-

gnacaso di . Bocc. Degno cibo da voi il re-

putai .

   E della preposizione , o sia segna caso a .

Bocc. Vi menerò da lei , e son certo , ch’ ella

vi conoscerà = Andrà faccendo per la piazza

dinanzi da voi un gran sufolare .

   Talvolta accenna cagione , e vale l’ob de’

Latini. Bocc. Una valle ombrosa da molti ar-

bori.

   Accenna la patria particulare. Bocc. g. 5.

n. 5. Questa giovane non è da Cremona ,da

                                                             Pavia ,

 

/ BEGIN PAGE 333 /

 

Pavia , anzi è Faentina . Ma se la patria è

più generale , come Regno , Provincia , Iso-

la , si adopera il di . Bocc. g. 3. n. 8. Disse il

Monaco : io sono anche morto , e fui di Sardi-

gna .

   Spesso ancora accenna attitudine , o con-

venevolezza . Bocc. g. 3. n. 9. Essendo ella già

d’ età da marito . E g. 4. n. 4. Gioje da don-

ne portandole , come i mercatanti fanno , a ve-

dere . E g. 5. n. 4. Materia di crudeli ragiona-

menti , e da farvi piagner v’ imposi.

   Vale talvolta in circa . Bocc. g 3. n. 8. In co-

sì fatti ragionamenti fu tenuto Ferondo da die-

ci mesi . E g. 8. n. 10. Comperate da venti botti .

Può ancora valere di che , onde , congiun-

to coll’ infinito , o col nome . Bocc. n. 3. Pen-

sossi costui avere da poterlo servire . E g. 5.

n. 10. da cena ci ha : noi siamo molto usa-

te di far da cena , quando tu non ci se’ .

   Accompagnato cogli avverbj molto , poco ,

niente , bene , tanto , più , sottintendendosi l’ in-

finito fare , o altro equivalente , accenna abi-

lità , o attitudine . Bocc. g. 6. n. 2. Sempre

poi per da molto l’ ebbe, e per amico . E g. 3.

n. 2. Uomo , quanto a nazione, di vilissima

condizione , ma per altro da troppo più , che

da così vil mestiere . Lasca Spir. Tu se’ più

da poco , che Maso , che si lasciava fuggire i

pesci cotti. Bocc. g. 10. n. I. Molti , i quali

a comparazione di voi da niente sono . E g. 2.

                                                               n. 2.

 

/ BEGIN PAGE 334 /

 

n. 2. Par persona molto da bene , e costuma-

to . E g. 3. n. 10 Non sospicò , che ciò Guccio

Balena gli aveße fatto , perciocchè nol conosce-

va da tanto .

   Da innanzi a Verbo , o a nome dinota con-

venienza , o necessità ; ma davanti a’ Verbi si

congiugne coll’ infinito, ed equivale al no-

minativo gerundio . Bocc. g. 2. n. 3. Diede

ordine a quello , che da far fosse . E g. 6. Nel

princ. Dioneo , questa è questione da te .

   Ne’ giuramenti , e nelle asserzioni dinota

convenienza alla qualità della persona , che

parla. Stor. Aiolf. Ti giuro da cavaliere ,

ch’ io non l’ ho veduto . Redi Lett. Non le ri-

spondo da medico , ma bensì da suo buono

amico .

IN .

   Questa preposizione , se ad essa si segue l’ ar-

ticolo, si muta in ne , e s’ incorpora coll’ ar-

ticolo stesso , dicendo nel , nella &c. Petrar.

son. 2. Onde i miei guai Nel comune dolor s’ in-

cominciaro . Pure si trova in innanzi all’ arti-

colo , e talvolta accompagnato anche col nel .

Buti Inf. 20. Secondo che dice in lo testo . Fi-

renz. rim. 101. Asconder rose colte in la vii ce-

nere . Amm. ant. dist. 25. rub. 3. amm. 2. In nel

numero di pecore , e di fiere è avuto qualunque

è oppresso da’ diletti del corpo .

   Si usa co’ Verbi di stato. Bocc. In un let-

tuccio assai piccolo si dormiva.

                                                     E co’

 

/ BEGIN PAGE 335 /

 

   E co’ Verbi di moto. Bocc. n. 2. Montò a

cavallo , e come più tosto potè , se n’ andò in

Corte di Roma .

   E in senso di dentro . Bocc. g. 7. n. 3. Que-

sti son vermini , ch’ egli ha in corpo .

   E in senso di sopra . Bocc. g. 7. n. 9. Mol-

to meglio sarebbe a dar con essa in capo a Ni-

costrato .

   In vece d’ a . Bocc. Fiamm. O Iddio , ve-

ditore de’ nostri cuori , le non vere parole det-

te da me , non m’ imputare in peccato .

   In vece di con . Bocc. Orribilmente comin-

ciò i suoi dolorosi effetti , ed in miracolosa ma-

niera a dimostrare .

   In vece di per . Bocc. E così in contrario

le taverne , e gli altri disonesti luoghi visitava

volentieri .

   In vece di contro . Bocc. lett. Pin. Ross. Vi-

tellio Cesare sentì la ribellione de’ suoi eserci-

ti, ed in se vide rivolto il Romano popolo .

   In significato di verso . Petrar. In me mo-

vendo de’ begli occhi i rai , Cria d’amor pen-

sieri .

   In senso di nello spazio . Bocc. Cento no-

velle raccontate in dieci giorni da una onesta

brigata di sette donne , e di tre giovani .

   Per a maniera , a foggia . Bocc. Niuna co-

sa valendole il chieder mercè colle mani in

croce .

   Dinota ancora talvolta età indeterminata

                                                          Fra

 

/ BEGIN PAGE 336 /

 

fra due termini distanti . Bocc. Giovane anco-

ra di ventotto in trent’ anni.

   Si trova ancora usato per intorno . Boccacc.

g. 4. n. 2. Meßagli una catena in gola , mandò

uno al rialto , che bandisse .

PER .

   Co’ Verbi di moto pare che riceva l’accu-

sativo alla maniera de’ Latini . Bocc. Cominciò

a fare le più smisurate cortesie , che mai fa-

cesse alcuno altro , a chi andava , e veniva

per quindi .

   Co’ Verbi di stato, in senso d’ in, riceve

l’ ablativo. Bocc. Per le sparte ville , e per

gli campi, e per gli loro colti , e per le case

di dì , e di notte morieno .

   Si usa in vece di a, e di da , e di con .

Bocc. Per modo di diporto se n’ andò alla pic-

cola casetta di Federigo = Ho meco stesso pro-

posto di volere in quel poco , che per me si può,

alcuno alleggiamento prestare . Guid. G. Al qua-

le errore per queste parole rispose .

   Talvolta dinota cagione , mezzo, o stru-

mento. Petrar. Felice l’ alma , che per voi so-

spira . Bocc. g. 2. n. 9. Per vergogna quasi mu-

tolo divenuto , niente dicea . Gio. Vill. Si ru-

bellò a’ Fiorentini il Castello di Piano Travi-

gne di Valdarno per Carlino de’ Pazzi di Val-

darno . Bocc. g. 2. n. 4. Fattasi alquanto per lo

mare , che già era tranquillo, e per gli ca-

pelli presolo , con tutta la cassa il tirò in

terra .                                         Accen-

 

/ BEGIN PAGE 337 /

 

   Accenna talora fine . Petrar. son. 161. Per

ritrovar ove ’l cor lasso appoggi , Fuggo dal

mio natio dolce aer Tosco .

   Vale ancora il pro de’ Latini , in significa-

to d’ in favore , in nome , in vece . Bocc. Io

farei per Currado ogni cosa , ch’ io potessi , che

gli piaceße . E g. 5. n. 7. Ad uno M. Currado ,

che per lo Re v’ era capitano , la ’ngiuria fat-

tagli da Piero contata , il fe pigliare . E g. 6.

n. I. Spesso ne’ nomi errando, un per uno al-

tro ponendone .

   Aggiunta a’ nomi, benchè sovente quasi a

maniera di ripieno , pure può significare in

luogo, in considerazione , come , e simili. Nov.

ant. 35. Il lodava , siccome egli era , per lo più

cortese signore del Mondo . Bocc. n. I. Eßendo

stato un pessimo uomo in vita , in morte è repu-

tato per Santo = Ebbè ciò , ch’ ella diceva ,

più che per vero. E g. 7. n. 8. Sì di quel d’Ar-

riguccio medesimo la sovvenne , ch’ ella si chia-

per contenta.

   Preposta all’ infinito, con avanti il Verbo

essere , o stare , gli dà la forza del partici-

pio futuro de’ Latini ; e talvolta significa es-

sere in procinto, pericolo , o risico di fare ,

o farli una cosa . Bocc Io sono per ritrarmi

del tutto di qui . = Tenendo forte con amen-

due le mani gli orli della cassa , a quella gui-

sa , che far veggiamo a coloro , che per affo-

gar sono, quando prendono alcuna cosa . Cec-

                                  Y                              ch.

 

/ BEGIN PAGE 338 /

 

ch. Stiav. prol. E pur con tutto ciò io sto per

dirvelo .

   Aggiunta a nomi sustantivi, nell’uso de’ To-

scani , accenna una particolar considerazione .

Adduce il Vocabolario uno esempio dell’uso :

questo cavallo è troppo grasso per barbero .

Cioè considerato come barbero .

   Talora è nota di distribuzione . Bocc. Di

quello un mezzo bicchier per uomo deße alle pri-

me mense = Fattesi venire per ciascuno due pa-

ja di robe , diße : prendete queste .

   Accenna ancora mezzo d’ origine , e discen-

denza , ed è modo comune a’ Greci. Boccacc.

Essi son per madre dicesi di paltoniere . Gio.

Vill. E di loro per donna nacquero tutti i Con-

ti Guidi .

   Dinota alcuna volta tempo , e vale duran-

te un tale spazio . Bocc. A ciascuno per un

giorno s’ attribuisca il peso , e l’onore . E g. 2.

n. 7. E quivi per più dì dimorando , si mostrò

forte della persona disagiato .

   Si giugne a’ nomi dinotanti spazio , nume-

ro , o misura . Bocc. g. 5. n. I. Si videro for-

se per una tratta d’ arco vicini alla nave .

   Ha talora forza di benchè , qualunque , e si-

mili . Bocc. g. 4. n. 6. nel princ. Assai volte

avevano quella canzone udita cantare , nè mai

avevan potuto , per domandarne , sapere , qual

si foße la cagione , perchè foße stata fatta . E

g. 7. n. I. Temere non ci bisogna , ch’ ella non ci,

                                                                 può ,

 

/ BEGIN PAGE 339 /

 

può , per potere , ch’ ella abbia , nuocere .

   E rileva talvolta la forza del gerundio .

Boccacc. g. 8. n. 9. Cominciò ad andarsene lungo

S. Maria della Scala, verso il prato d’ Ogni

Santi , dove ritrovò Bruno , che per non po-

ter tener le risa, s’era fuggito .

CON .

   Preposizione congiuntiva , che accenna stru-

mento, compagnia , e modo , e serve all’ a-

blativo . Bocc. Quello , che avete mangiato ,

e stato il cuore di M. Guglielmo Guardasta-

gno , perciocchè io con queste mani gliele strap-

pai = Con Griselda lungamente , e consolato

visse = Tito non restando di piagnere , con fa-

tica così gli rispose .

   Co’ pronomi me , te , se si unisce la pre-

posizione con, lasciando la n, e dicendo me-

co , teco , e seco , com’ è noto. Anzi gli an-

tichi dicevano ancora nosco, e vosco, che al-

tri oggi non direbbe , se non se nel verso .

   Seco medesimo ha forza di avverbio , onde si

dice anche di femmina . Bocc. g. 7. n. 5. Non

si seppe sì occultare, ch’ egli non foße pre-

stamente conosciuto dalla donna . La quale , que-

sto vedendo , diße seco medesimo : lodato sia

Iddio .

   Parimente con s’incorpora coll’ articolo del-

la voce seguente , come più distintamente si

vedrà nel terzo libro .

                              Y  2                             DEN-

 

/ BEGIN PAGE 340 /

 

DENTRO, ENTRO .

   Dentro, quando è preposizione, dinota la

parte interna , e riceve ordinariamente il da-

tivo . Bocc. Eße dentro a’ dilicati petti temen-

do , e vergognando tengono le amorose fiamme

nascose .

   Riceve ancora l’ accusativo. Dante. Così

dentro una nuvola di fiori Donna m’ apparve

sotto verde manto .

   E si trova ancora col genitivo, e coll’ablati-

vo . Passav. f. 242. E avvegnachè non possa

adoperare dentro alla mente per diretto , per

indiretto puote aßai di male operare : e se non

dentro della porta , almeno dentro dagli anti-

porti , che sono i sentimenti .

   Entro comunemente si accompagna coll’ac-

cusativo . Bocc. Io voglio , che tu giaccia sta-

notte entro il letto mio .

   Riceve ancora il dativo . Petrar. Le not-

turne viole per le piagge , E le fiere selvag-

ge entro alle mura .

   Le si propone la particella per , ed è pro-

prietà di linguaggio . Petrar. Al fin vid’ io per

entro i fiori, e l’ erba Pensosa ir sì leggia-

dra , e bella donna .

FUORA , FUORI , e in verso FUORE.

   Preposizione , che nota separamento , e di-

stanza , ed è contraria di entro , o dentro .

Vuole il genitivo . Bocc. A lui parve esser si-

curo , e fuor delle mani di coloro. Petrar. Usci-

                                                                   ta

 

/ BEGIN PAGE 341 /

 

ta è pur del bell’ albergo fuora = Or m’ ha

d’ ogni riposo tratto fuore .

   Si trova coll’ accusativo . Petrar. Fuor tut-

ti i nostri lidi,  Nell’Isole famose di fortuna

Due fonti ha .

SOPRA .

   Preposizione dinotante sito di luogo supe-

riore , contraria di sotto . Le più volte si co-

struisce coll’ accusativo . Bocc. Presala , sopra

la barca la misero , e andar via.

   Non di rado riceve il dativo . Bocc. Con-

verrà , che voi n’ andiate sopra ad un’ albero .

   E talvolta il genitivo . Bocc. Cominciò a

piangere sopra di lei, non altramente , che se

morta fosse .

   Si adopera per di là da , oltre , più che .

Bocc. Gran parte delle loro possessioni ricompe-

rarono , e molte dell’ altre comperar sopra quel-

le = Ben cento miglia sopra Tunisi ne la por-

= La quale un giovanetto amava sopra la

vita sua.

   E per contro , addoßo . Bocc. Ordinarono un

grandissimo esercito , per andare sopra i nimi-

ci = Partito il Re, subitamente furon molti so-

pra i due amanti .

   E per appresso , vicino . Bocc. Marsiglia è

in Provenza sopra la marina posta .

   E in vece di per . Boccacc. Tante quistioni

malvagiamente vincea , a quante a giurare di-

dire il vero sopra la sua fede era chiamato .

                              Y   3                   E per

 

/ BEGIN PAGE 342 /

 

   E per circa, intorno. Bocc. Laber. Maravi-

gliatomi forte sopra le vedute cose cominciai a

pensare .

   E per innanzi , avanti . Buti comm. Inf.

Nella notte del Venerdí Santo sopra ’l Sabato

Santo .

   Accenna talvolta pegno. Bocc. Messo s’ era

in prestare a’ Baroni sopra castella , e altre

loro entrate = Avendo portate tre belle , e ric-

che robe, volendo il suo oste eßer pagato , pri-

mieramente gli diede l’ una, e appreßo conven-

ne gli desse la seconda , e cominciò sopra la ter-

za a mangiare .

   Sopra sera vale già venuta la sera . Bocc.

Urban. Quivi sopra sera arrivò furiosamente

un bellissimo giovane , con una testa di cinghia-

le nella mano .

   Sopra parto , o sopra partorire vale nell’ at-

to , o poco dopo l’ atto del partorire. Gio.

Vill. Tornando la detta Reina , morì sopra

partorire ella , e la creatura . Lasca Sibill.

Morì sopra parto in cotesta casa .

   Sopra se significa pensoso. Bocc. La don-

na , udendo questo , alquanto sopra se stette .

Significa ancora diritto in sulla persona . Boc-

caccio. Colle carni più vive , e colle barbe più

nere gli vedeste , e sopra se andarne, e caro-

lare , e giostrare . E significa ancora non si

appoggiato . Boccacc. Infino a tanto , che per

M. Torello non le fu detto , che alquanto so-

pra se stesse.                                        So-

 

/ BEGIN PAGE 343 /

 

   Sopra ciò accenna soprantendenza a qual-

che uficio . Bocc. Dando a coloro , che sopra

ciò sono per iscritto tutta la mercatanzia , è

dato per gli detti al mercatante un magazzi-

no . Oggi si scrive sopracciò, e in Toscana

ha forza di nome, e significa il sopranten-

dente all’ ufficio , di cui si parla . Salviati

Granch. Prese partito di ricorrere al Soprac-

ciò in Dogana .

SOTTO .

   Preposizione , che dinota inferiorità di sito,

e talvolta di condizione , e di grado, ed è

correlativa di sopra . Si costruisce ordinaria-

mente coll’accusativo . Bocc. Sotto un poco

di tetto , che ancora rimaso v’ era , si ristrin-

sono amenduni . Talora col genitivo . Bocc.

Ciascuno e castella, e vassalli aveva sotto di

se . E talvolta ancora col dativo . Boccacc.

Fiamm. lib. 2. E quella , che di lasciar t’ap-

parecchi, so che conosci lieta , pacifica , abbon-

devole , magnifica , e sotto ad un solo Re .

   Sotto si adopera in significato di con. Boc-

caccio . Avrei ben saputo , e saprei sotto al-

tri nomi comporla . E canz. 4. Quanto si dol-

ga con ragione il cuore D’ esser tradito sotto

fede amore . Matt. Vill. Per comandamento de’

detti due Re , sotto pena di cuore , e di ave-

re s’  uscirono del reame di Francia .

TRA , FRA .

   Tra , ch’ è abbreviata da intra , e Fra da
                             Y   4                  infra,

 

/ BEGIN PAGE 344 /

 

Infra , sono due preposizioni, che significano

in mezzo , e vogliono l’ accusativo .

   Quando sono congiunte con una sola co-

sa , accennano rinchiudimento in quella.

Bocc. Fiamm. lib. I. Con questa letizia a me

sola fra verdi erbette era diviso sedere in un

prato . E più abbasso: Poi quasi stanca tra la

più folta erba postami a giacere , mi posava .

   Congiunte con due cose, accennano lo spa-

zio , o il comprendimento in mezzo ad amen-

due. Bocc. g. 3. n. 2. In una gran sala del pa-

lagio del Re , la quale in mezzo era tra la

camera del Re, e quella della Reina , si na-

scose . Petrar. Ov’ ella ebbe in costume Gir fra

le piagge , e ’l fiume . Bocc. Laber  Fra gli

aspri sterpi, e le rigide piante , piangendo ,

mi parea dimorare . E nell’ Amet. Se medesi-

mo mira quasi dubbio tra ’l, e ’l no d’ ac-

quistarla .

   Vagliono talvolta per mezzo . Bocc. Sali-

ta in sulla sala , tra uomo , e uomo là se

n’ andò .

   Talora nella conversazione , nel numero , nel-

la compagnia . Bocc. Fannosi a credere , che

da purità d’animo proceda il non saper tra le

donne , e co’ valentuomini favellare .

   E in vece d’ in. Passav. E non creda la per-

sona , che la confessione non sia intera , perch’el-

la si confessi tra più volte , e in diversi tempi

ad uno medesimo confessore per legittima ca-

gione .                                                     Tal-

 

/ BEGIN PAGE 345 /

 

   Talvolta accennano perplessità . Bocc. g. 5.

n. 8. Avendo queste cose vedute , gran pezza

stette tra pietoso, e pauroso . Petrar. son. 119.

In riso , e ’n pianto, fra paura, e spene, Mi

rota sì , ch’ ogni mio stato inforsa .

   Si adoperano anche per addentro . Bocc.

g. 2. n. 6. Un dì ad andare fra l’ isola si mise .

Gio. Vill. Se n’ andaro tutti in Granata fra terra.

   E per fuori, oltre , sopra. Bocc. g. 5. n. I.

Egli tra gli altri suoi figliuoli ne aveva uno ,

il quale di grandezza, e di bellezza di cor-

po tutti gli altri giovani trapassava . E g. 2.

n. 9. E avendo una sera fra l’ altre tutte lie-

tamente cenato , cominciarono di diverse cose

a ragionare .

   Tra si adopera non di rado per distingue-

re , e insieme congiugnere due cose , o so-

lo , o posponendogli altra particella . Ed in

tal caso è regola fermamente osservata da’

buoni Autori , che il tra si metta solamen-

te al principio del primo termine , e nel

principio del secondo termine gli corrispon-

da la congiunzione e , o ed. Ciò s’ intende-

rà meglio cogli esempj . Boccacc. g. 4. n. 2. Il

condusse in sulla piazza , dove tra quegli, che

venuti gli eran dietro , e quegli ancora , che,

udito il bando , da Rialto venuti v’ erano, era

gente senza fine . E g. I. n. 2. E ora che egli

s’ accorse , e ch’ egli ancora da alcuno fu in-

formato, egli trovò &c. E g. 3. n. 10. La gio-

                                                             vane

 

/ BEGIN PAGE 346 /

 

vane tra con parole, e con atti il mostrò lo-

ro . E g. 3. n. I. Tra per l’ una cosa, e per l’al-

tra non vi volli star più . Matt. Vill. Più di

dugento tra dell’ una setta , e dell’ altra se ne

trovarono morti di ferro .

   Fra me, fra se, fra loro accennano l’ in-

terno della persona , o delle persone , da cui

reggesi il sentimento . Bocc. Fiamm. Fra me

sovente dicendo. E g. I. n 7. Fra se medesimo

disse : veramente è questi così magnifico , come

uom dice , E g. 5. n. 6. Fra se deliberarono di

doverla pigliare . E g. 5. n. 3. Cominciaron fra

loro ad aver consiglio .

   Si trova usato fra in forza della particel-

la di nel primo termine di uno spazio di

tempo, colla corrispondenza della congiun-

zione e nel secondo termine . Boccacc. g. 8.

n. 10. Scrivemi mio fratello , che senz’ alcun

fallo io gli abbia fra qui, e otto dì mandati

mille fiorini d’ oro .

PRESSO , VICINO .

 Preposizioni dinotanti prossimità di luogo,

benchè talvolta ad altre prossimità si addat-

tino .

   Presso ordinariamente ha il dativo , ma può

anche ricevere il genitivo , e l’ accusativo .

Bocc. g. 2. n. 4. Assai presso a Salerno è una

costa sopra il mare riguardante , la quale gli

abitanti chiamano la costa di Malfi. E g. 8.

n. 7. Tra salci, ed altri alberi presso della

                                                      torri-

 

/ BEGIN PAGE 347 /

 

torricella nascoso era. E g. 8. n. 9. Infin presso

le donne di Ripole il condusse .

   Vale talvolta circa , intorno . Boccacc. g. 8.

n. 9. Presala di peso , credo, ch’ io la portassi

presso a una balestrata . Gio. Vill. Stando all’

assedio di Genova presso di cinque anni .

   E ancora si usa per in comparazione , al

paragone . Petrar. Che presso a que’ d’ amor

leggiadri nidi, Il mio cor lasso ogni altra vi-

ta sprezza .

   Lo stesso che presso significano appo, e ap-

preßo .

   Appo , che scrivesi sempre disaccentata , ha

ordinariamente l’ accusativo, ma si trova an-

cora col genitivo , e col dativo ; e significa

talvolta prossimità morale a una persona ,

cioè nel giudicio, concetto , o confidenza di

essa ; talvolta vale in comparazione ; e tal-

volta accenna alla Latina puro stato in luogo.

Bocc. Ordinò, che colui de’ suoi figliuoli, appo

il quale , siccome lasciatogli da lui, fosse questo

anello trovato , che colui s’ intendesse eßere il

suo erede . Liv. decad. 3. Fu risposto agli am-

basciadori , non essere appo di loro alcun me-

rito . Passav. f. 283. Gli umili si rallegrano

degli spregj , e de’ disonori , e sono contenti di

vedersi tenere vili , e dispetti nel parere al-

trui , come sono appo a se nel parere loro.

Bocc. Quantunque appo coloro , che discreti

erano , io ne fossi lodato . Cioè nel giudizio

                                                               di

 

/ BEGIN PAGE 348 /

 

di coloro . Bocc. g. 6. n. 2. Bonifazio Papa,

appo ’l quale M. Geri Spina fu in grandissi-

mo stato . Cioè nella sua grazia , e confiden-

za. Gio. Vill. I Baroni veggendo il picciol po-

dere del Re di Araona, appo la gran poßan-

za del Re Carlo , si furono molto sbigottiti.

Cioè in comparazione . Gio. Vill. Papa Gio-

vanni sopraddetto appo Vignone in Proenza

in pubblico Concistoro diede sentenza di scomu-

nicazione contro Lodovico Dogio di Baviera .

E’ stato in luogo alla Latina : apud Avenio-

nem.

   Appresso serve al genitivo , al dativo , e

all’ accusativo. Bocc. g. 4. nel fine . Appres-

so della bella fonte con grandissimo piacere , e

ben serviti cenarono . E n. I. S’ eran posti ap-

presso a un tavolato, il quale la camera , do-

ve Ser Ciappelletto giacea, divideva da un’ al-

tra . E g. I. n. 6. nel princ. Emilia , la qua-

le appresso la Fiammetta sedea . E questa co-

struzione coll’ accusativo è la più frequente .

   Ha appresso tutte le sopraccennate signifi-

cazioni di presso . Di più si adopera per do-

po . Boccacc. g. 4. n. I. Se appresso la morte

s’ ama , non mi rimarrò d’ amarlo. E g. 2. n. 5.

Or via , mettiti avanti, io ti verrò appresso .

   Vicino serve al genitivo , e al dativo. Boc-

cacc. g. 3. n. 4. Vicino di S. Brancazio stette

un buono uomo, e ricco. E g. 8. n. 7. Assai vi-

cino stava alla torricella.

                                                               

 

/ BEGIN PAGE 349 /

 

   Sì usa per circa , intorno . Bocc. g. 10. n 4.

Priegoti, che perch’ ella sia nella mia casa vi-

cin di tre mesi stata , ch’ ella non ti sia men

cara . E in senso del parum abesse de’ Lati-

ni . Bocc. g. 5. n. 3. Gittò la sua lancia nel

fieno, e assai vicin fu ad uccidere la nascosa

giovane .

RASENTE .

   Vale tanto vicino, ch’ e’ si tocchi quasi la

cosa, ch’ è allato. Vuole l’ accusativo , ma

riceve ancora il dativo . Pier. Cresc. Appren-

donsi meglio se s’ innestano in pedale rasente la

terra . Franco Sacchetti . Fece un foro con un

succhio in quel muro rasente a quella pentola .

LUNGO .

   Vuole l’ accusativo , ma riceve ancora il

dativo , e in verso talvolta il genitivo. Signi-

fica prossimità , e quando serve a’ Verbi di

moto, significa moto vicino a una cosa , e

per lo verso della sua lunghezza. Boccacc.

g. 8. n. 9. Cominciò ad andarsene lungo S. Ma-

ria della Scala verso il prato d’ Ognißanti. E

g. 7. n. 8. Conciofossecosachè la sua camera fos-

se lungo la via . E g. 7. in fin. E lungo al

pelaghetto a tavola postisi , quivi cenarono .

Dante . E quale Ismeno già vide , ed Asopo

Lungo di se di notte furia , e calca .

LUNGI , LONTANO , DISCOSTO .

   Lungi, e in verso lunge , vuole l’ablati-

vo , ma riceve ancora il dativo . Brunett.

                                                    Teso-

 

/ BEGIN PAGE 350 /

 

Tesorett. Lo tuo celliere dee essere contro a

Settentrione , freddo, e scuro , e lungi da ba-

gno , e da stalla, e da forno. Petrar. Tanto

dalla salute mia son lunge . Dante. Non mol-

to lungi al percuoter dell’ onde Siede la fortu-

nata Callaroga .

   Lontano s’ addatta a’ medesimi casi , che lun-

gi , ed è usato dal Boccaccio nel Decame-

rone . G. 3. n.5. Da una parte della sala as-

sai lontano da ogni uomo colla donna si pose a

sedere . E g. 9. n. 3. Non guari lontano al bel

palagio trovò Natan tutto solo . E g. 4. n. 8.

Mi parrebbe , che per fuggir questo , voi il do-

veste in alcuna parte mandare lontano di qui .

   Discosto si addatta al dativo, e all’ ablati-

vo . Bemb. Asol. E poco da lei discosto tra

gli alberi un uom tutto solo passeggiare . Gelli

Circe. Tanto gli ho trovati discosto al vero .

VERSO , INVERSO.

   Oltre a’ significati, che accennammo ne’ mo-

ti a luogo, hanno ancora talvolta i seguenti.

   Si usano per in comparazione, in paragone .

Dante. Tutte l’ acque , che son di qua più mon-

de , Parrieno avere in se mistura alcuna , Ver-

so di quella , che nulla nasconde = Che inver-

so d’ ella Ogni dimostrazion mi pare ottusa .

   E per intorno, circa . Gio. Vill. Verso la se-

ra , quando i Viniziani si ricoglievano , aperso-

no una porta della terra . Matt. Vill Inverso

l’ uscita di Giugno cavalcaro verso Bologna.

                                                               E si

 

/ BEGIN PAGE 351 /

 

   E si noti , che tali preposizioni , quando si

danno al tempo , e al luogo , sempre voglio-

no l’ accusativo ; ma quando si danno a per-

sona , ricevono il genitivo.

FINO , INFINO , SINO , INSINO .

   Preposizioni, che significano termine di mo-

to , o di azione , delle quali abbiamo detto ab-

bastanza ne’ moti infino a luogo .

CIRCA.

   Preposizione, che vale il circum, circa de’

Latini , non usata però dal Boccaccio , che in

luogo di essa usa intorno , forse, e simili ;

che si trova contuttociò in altri autori del

buon secolo , col genitivo , col dativo , e

coll’ accusativo. Dante. Così di quelle sem-

piterne rose Volgensi circa noi le duo ghirlan-

de . Pier Cresc. Sopra la quale sia fatto muro

d’ altezza di una puntata, ch’ è circa di tre

braccia. Matt. Vill. La dierono a’ collegati ,

ricevuti da loro circa a diecimila fiorini d’oro.

OLTRE .

   Preposizione, che serve al dativo, e all’ac-

usativo , e significa il præter de’ Latini. Boc-

cacc. n. I. Non solamente l’ avere ci ruberan-

no , ma forse ci torranno , oltre a ciò , le per-

sone .

   E in senso di plusquam. Bocc. g. 2. n. 9.

Non era sì poco , che oltre a diecimila dobbre

non valesse .

   E in senso di supra. Petrar. L’ alma mia

fiamma , oltra le belle bella .

                                                       E in

 

/ BEGIN PAGE 352 /

 

   E in significato del præter esclusivo de’ La-

tini , che noi esprimiamo col fuori. Boccacc.

g. 2. tit. Chi da diverse cose infestato , sia,

oltr’ alla sua speranza , riuscito a lieto fine .

   Mare, monti, Arno , modo , misura si trovano

ne’ buoni Autori quasi sempre in accusativo sen-

za preposizione dopo oltre, di maniera , che

talvolta s’ uniscono in una sola parola , e si usa-

no quasi avverbialmente . Bocc. g. 6. n. 10. Una

santissima , e bella reliquia , la quale io medesimo

già recai dalle sante terre d’ oltre mare Fr.

Giordan. Oltremonti nella Francia non si usa

mai spiccare nullo impiccato , ma tanto vi sta ,

quanto può attenervisi . Gio. Vill. Nel sesto

d’ Oltrarno il primo il campo vermiglio , e sca-

la bianca . Boccaccio g. 2 n. 9. Lo ’ncominciò a

servir sì bene, e sì acconciamente , ch’ egli gli

venne oltremodo a grado . E g. 4 n. 8. Di che

fu oltremisura dolente . Pure si trova con prepo-

sizione nel Bocc g. 10. n. 9. E per Lombardia ca-

valcando , per passare oltre a monti , avvenne,

che si scontrarono in un gentiluomo .

   Oltra è lo stesso , che oltre , ma è più del

verso, che della prosa. Petrar. p. I. canz. I7.

Canzon , oltra quell’ alpe Là , dove il Ciel è

più sereno , e lieto , Mi rivedrai sovr’ un ruscel

corrente .

AVANTI , DAVANTI , INNANZI ,

DINANZI , PRIMA .

   Preposizioni , che hanno fra se molta somi-

                                                             glian-

 

/ BEGIN PAGE 353 /

 

glianza nel significato ; ma perchè qualche

varietà nel loro uso s’ incontra, meglio sa-

rà considerarle a una per una.

   Avanti vale l’ ante de’ Latini , e vuole l’ac-

cusativo, o ’l dativo : e talvolta riceve il ge-

nitivo . Bocc. n. 7. Avanti ora di mangiare

pervenne là , dove lo Abate era . E g. 2.

n. 3. Camminando adunque il novello Aba-

te ora avanti , e ora appresso alla sua fa-

miglia , gli venne nel cammino presso di se

veduto Alessandro . E nel Filoc. Andò al di-

serto , ove Giovanni avanti di lui era venuto

per annunziarlo .

   Avanti significa ancora alla presenza , col

dativo , o coll’ablativo. Bocc. n. 6. Ch’ egli

ogni mattina dovesse udire una Messa in S. Cro-

ce , e all’ ora del mangiare avanti a lui pre-

sentarsi . E nel Filoc. E che ciò , che ti ho con-

tato , sia vero, manifestaloti il sangue mio ,

lo quale per tante ferite puoi vedere avanti

da te spandere.

   Davanti vale alla presenza , e si usa col

dativo , coll’ accusativo , e coll’ ablativo, e

più di rado col genitivo . Bocc. g. 2. n. 3. Se in

altra parte , che davanti al Papa, stati fosse-

ro, avrebbono ad Alessandro , e forse alla don-

na, fatta villania . E g. 2. n. 7. Paßando un

giorno davanti la casa , dove la bella donna

dimorava , gli venne per ventura veduta . Pas-

sav. f. 12. Sali nella mente tua , quasi in una

                                    Z                     sedia

 

/ BEGIN PAGE 354 /

 

sedia judiciale, e poni te malfattore davanti

da te, judice di te ; non volere porti dietro a

te , acciocchè Dio non ti ponga avanti a se.

Col genitivo lo cita il Cinonio adoperato nel

Filoc., ma non è troppo in uso.

   Innanzi serve al dativo, e all’ accusativo ,

e dinota tempo , o luogo , e vale prima .

Bocc. Introd. Siccome molti innanzi a noi han-

no fatto . Petrar. cap. 6. I’ son colei, che sì im-

portuna , e fera Chiamata son da voi , e sor-

da , e cieca , Gente, a cui si fa notte innan-

zi sera .

   Si usa talora per sopra , più che &c. Bocc.

g. 3. n. 5. T’ ho sempre amato, e tenuto caro

innanzi ad ogni altro uomo .

   E per alla presenza . Bocc. g. 8. n. 3. Ch’ el-

la si guardaße d’ apparirgli innanzi quel giorno.

   Dinanzi serve comunemente al dativo ,

benchè si usi ancora col genitivo , coll’ ac-

cusativo , e coll’ ablativo ; e vale dalla par-

te anteriore ; contrario a dopo , e a dietro .

Bocc. Dinanzi alla casa del morto co’ suo’ pros-

simi si ragunavano i suoi vicini = Egli era pur

poco fa qui dinanzi da noi . Gio. Vill. L’ at-

tendevano in su i gradi dinanzi la Chiesa di

S. Pietro . Libr. Astrol. Quella dinanzi delli

tre , che sono nel circondamento meridionale del

capo .

   Vale talvolta alla presenza , appresso . Boc-

caccio . Io sarò sempre e dinanzi a Dio, e

                                                       dinan-

 

/ BEGIN PAGE 355 /

 

dinanzi agli uomini fermissimo testimonio della

tua onestà .

   Prima si usa talvolta in forza di preposi-

zione col genitivo , e vale avanti , innanzi .

Bocc. Teseid. Acciocchè prima della tua par-

tita Foße finta la mia trista sorte.

DIETRO , DOPO .

   Dietro vale il post , e ’l retro de’ Latini,

e vuole il dativo . Bocc. g. 5. n. 8. E dietro a

lei vide venire sopra un corsier nero un cava-

lier bruno forte nel viso crucciato .

   Cogl’ infiniti de’ Verbi sembra avere l’ ac-

cusativo . Bocc. Un giorno dietro mangiare

laggiù venutone , in un canto sopra un carello

si pose a sedere .

   Si trova anche coll’ ablativo . Dante . So-

pra le spalle dietro dalla coppa , Con l’ ale aper-

te gli giaceva un Draco.

   Di dietro vale lo stesso , che dietro, e vuo-

le il dativo . Bocc. Elle non correranno di die-

tro a niuna a farsi leggere . Pure il Buti nel

comento del luogo di Dante testè citato gli

dà l’ ablativo: Dice , che in sulle spalle di

dietro dalla collottola gli era un Dragone .

   Dopo serve all’ accusativo , e dimostra or-

dine di luogo , o di tempo, o di azione , e

vale post retrò . Nov. ant. 44. Quel cotal ma-

rito era dopo la parete della camera . Bocc.

g. I. n. 7. Dopo alquanti , non veggendosi

chiamare , incominciò a prender malinconia. E

                                    Z 2                        n. 5.

 

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n. 5. Dopo alcun riposo preso in camere orna-

tissime , venuta l’ ora del desinare , il Re, e

la Marchesana ad una tavola sedettero .

   Riceve ancora il dativo, e talvolta il ge-

nitivo . Passav. f. 56. Il cavaliere , che dopo

alla colonna avea ascoltato , e osservato ciò ,

che detto , e fatto era , gli tenne celatamente

dietro. Bocc. Non molto dopo a questo conven-

ne al marito andare infino a Genova . Moral.

S. Gregor. Per quegli , a cui tu vai, ti scon-

giuro , e priego , che io dopo di te non riman-

ga sette dì.

CONTRO , CONTRA .

   Preposizioni dinotanti opposizione . Ammet-

tono il genitivo , il dativo , e l’ accusativo ;

e benchè alcuni stabiliscano regola , che col

dativo sempre debba dirsi contro , e non mai

contra , ciò però vien contraddetto da esempj

chiarissimi de’ primi lumi della nostra lingua .

E‵ ben vero, che un non so che di durezza

si sente nel dare a contra il dativo , per l’in-

contro di quell’ ultimo a col segnacaso , ma

non dee per tutto ciò chi l’ usasse conden-

narsi d’ errore . Ecco gli esempj . Bocc. Lui

domandò, se vero fosse ciò, che contro di lui

era stato detto = Acciocchè poi non avesser ca-

gione di mormorare contra di lui , quando il

monaco punisse . = Niuna altra medicina esse-

re contro alle pestilenze migliore = Io mi ver-

gogno di dirlo, perciocchè contra all’ altre non

                                                              posso

 

/ BEGIN PAGE 357 /

 

posso dire , ch’ io contra a me non dica = Con-

tra il general costume de’ Genovesi . Matt. Vill.

Avendo il nostro Comune la guardia di Prato

presa contro la comune volontà de’ terrazzani .

   Vagliono talvolta rincontro , a rimpetto .

Bocc. Metti cinquemila fiorini d’ oro de’ tuoi

contro a mille de’ miei. Gio. Vill. S’ apprese

fuoco in Porta rossa, contra alla via , che tra-

versa , che va a casa gli Strozzi.

GIUSTA , GIUSTO , SECONDO .

   Preposizioni dinotanti conformità ; ma le

prime due sono poco in uso presso gli Scrit-

tori .

   Giusta , giusto vogliono l’ accusativo . Matt.

Vill. Egli intendeva di mettergli in pace giu-

sta suo potere . Bocc. Filoc. Ti preghiamo, che

se per noi alcuna cosa far si può , che gran

piacer ti sia , la ne dica, con ferma speranza,

che fornita sia giusto il poter nostro . Ma nel-

la Teseide si trova col dativo . Di che ciascun

si gìa maravigliando , Faccendo a lui , giusto

al potere , onore .

   Secondo vuole l’ accusativo . Bocc. Essi fu-

rono , secondo il comandamento del Re , mena-

ti in Palermo.

   Secondo si adopera in senso di per quanto com-

porta l’essere, o la qualità di checchessia, e in tal

caso riceve l’ accusativo, ma senza articolo, o

pronome . Bocc. Io ti saprò bene, secondo don-

na, fare un poco di onore = Era ben vestita ,

                               Z  3                     e , se-

 

/ BEGIN PAGE 358 /

 

e, secondo sua pari, assai costumata. E g. 3

n. I. Un giovane lavoratore forte , e robusto ,

e, secondo uom di villa , con bella persona =

E quivi, secondo cena sprovveduta, furono

assai bene , e ordinatamente serviti .

ECCETTO , SALVO , FUORI ,

IN FUORI .

   Preposizioni eccettuative , delle quali =

   Eccetto vuole l’ablativo. Filipp. Vill. La-

sciando al Capitano ragazzaglia, e vile gen-

te , eccetto alquanti Italiani .

   Salvo riceve parimente l’ ablativo , o sia

quel caso , con cui rilevar sogliamo l’ abla-

tivo assoluto latino , o in iscambio una pro-

posizione . Gio. Vill. Rendegli la signoria di

Lombardia, salvo la Marca Trivigiana . Bocc.

Non la lasciar per modo , che le bestie, e gli

uccelli la divorino , salvo se egli nol ti co-

mandasse .

   Fuori si usa in forza di preposizione eccet-

tuativa , come le due accennate , col metter-

vi dopo che, o solamente . Bocc. Niuno segna-

le da potere rapportare le vide , fuorichè uno,

ch’ ella n’ avea sotto la sinistra poppa .= Quel-

la trovò di roba piena esser dagli abitanti ab-

bandonata , fuor solamente da questa fanciulla .

   In fuori significa lo stesso , che eccetto , e

salvo, ma gli si prepone la cosa eccettuata

in ablativo colla preposizione da. Bocc. Mae-

stro alcuno non si trova, da Dio in fuori , che

ogni cosa faccia bene.

                                                            Al-

 

/ BEGIN PAGE 359 /

 

   Altri che , altro che vagliono fuorchè . Boc-

caccio . Introd. Egli mi pare , che niuna per-

sona , la quale abbia alcun polso , e dove pos-

sa andare, come noi abbiamo , ci sia rimasa ,

altri che noi. E n. I. Avea grandissima vergo-

gna, quando uno desuoi strumenti fosse altro che

falso trovato .

SENZA .

   Preposizione separativa corrispondente al si-

ne de’ Latini, che sanza più frequentemente

dicevasi dagli antichi . Il caso di questa pre-

posizione, secondo il Cinonio , è l’ accusa-

tivo , ma può essere che sia ablativo corri-

spondente a quello della preposizione Latina .

Riceve ancora l’ infinito, o il participio, a

cui l’ infinito si sottintenda , o talvolta il ge-

nitivo . Bocc. Introd. Assai n’ erano di quelli

che di questa vita senza testimonio trapassa-

vano . E g. 6. n. 6. Una novella , nella quale

quanta sia la lor nobiltà si dimostra , senza

dal nostro proposito deviare , e perciò mi pia-

ce di raccontarla. E g. 6 n. I. Mise mano in

altre novelle , e quella , che cominciata avea ,

senza finita lasciò stare . E nell’ Amet . Ecco

ch’ io vaglio poco, e molto meno Sanza di te

ispero di valere .

   Si usa talvolta per oltre . Boccacc. Aveva

de’ fiorini più di millanta nove , senza quelli,

ch’ egli aveva a dare altrui.

                                  Z 4                QUAN-

 

/ BEGIN PAGE 360 /

 

QUANTO .

   Si usa in forza di preposizione coll’ accusa-

tivo , ed esprime comparazione . Bocc. Filoc.

Sicchè quanto me puote essere alcun dolente ,

ma più no. E nella Fiamm. O figliuola a me

quanto me stessa cara , quali sollecitudini ti

stimolano ?

 

DELLE PREPOSIZIONI COMPOSTE.

A modo , maniera , guisa, foggia &c.

 

VOgliono il genitivo, o pure una propo-

sizione, a cui preceda la particella che.

Bocc. A modo del Villan matto , dopo danno

fe patto = A modo che se steste cortese , vi re-

cate le mani al petto. M. Aldob. Usare acqua

di finocchio , fatta a maniera d’ acqua rosa .

Dante . Ch’ a guisa di scorpion la punta ar-

mava. Sagg. nat. esper. Cedono per ogni ver-

so , e sparpagliansi a guisa che noi veggia-

mo l’ acque da ogni minimo bruscolo , che so-

pra vi caggia, dirompersi. Allegri . Avete voi

finissimi capelli, Che pajon tanti orpelli , Quasi

a foggia di stelle .

 

Altre preposizioni composte , che servono

al genitivo .

 

APpiè Bocc. Lo ’ngannatore rimane appiè

dello ingannato .

   In mezzo . Bocc. g. 2. n. 7. In mezzo di

                                                       loro

 

/ BEGIN PAGE 361 /

 

loro fattala sedere , non si potè di ragionar con

lei prender piacere , perciocchè essa poco, o nien-

te di quella lingua intendeva . Si trova anche

coll’ accusativo . Petrar. son. 272. Con refri-

gerio in mezzo ’l fuoco vissi .

   A pruova , cioè a gara , a concorrenza , a

competenza. Boccacc. Udendo forse venti canti

d’ uccelli , quasi a pruova l’un dell’ altro , can-

tare .

   A rispetto . Bocc. Certo la dottrina di qua-

lunque altro è tarda, a rispetto della tua . Si

dice ancora per rispetto . Boccacc. La quale,

per rispetto della madre di lui ,  lui sollicita-

mente serviva.

   Allo ’ncontro vale dirimpetto .  Bocc. g. 6.

n. 5. Venendo di qua allo ’ncontro di noi un fo-

restiere . E col dativo . Gio. Vill. l. 9. c. 256.

n. 6. Non è la detta torre della Sardigna ap-

punto allo ’ncontro alla torre delle mura d’Ol-

trarno .

 

Preposizioni, che servono al dativo .

 

ACcanto , accosto , di costa, allato , dalla-

to. Bembo rim. Canzon, qui vedi un tem-

pio accanto al mare .  Ariost. Fur. Volagli in-

torno , e gli sta sempre accosto . Bocc. Fattosi

aprire un giardino , che di costa era al pala-

gio , in quello , che tutto era dattorno murato,

se n’ entrarono = Era il luogo , il quale F. Puc-

                                                                   cio

 

/ BEGIN PAGE 362 /

 

cio aveva alla sua penitenza eletto , allato

alla camera, nella quale giaceva la donna .

E col genitivo . Boccaccio g. 9. n. 6. La

quale allato del letto dove dormiva , pose la

culla .

   Allato significa talvolta in comparazione .

Petrar. son. 98. Ogni angelica vista , ogni at-

to umile Fora uno sdegno allato a quel , ch’ io

dico .

   Appetto , dirimpetto , a fronte , incontro , di-

rincontro .  Bocc. Egli non ha in questa terra

medico , che s’ intenda d’orina d’ asino , a petto

a costui = Fu messo a sedere appunto dirimpetto

all’uscio della camera . E nel Filoc. Vidi a fronte

alla mia camera in un’ altra dimorar due don-

ne . E g. 9. n. 6. Eßendone due dall’ una del-

le facce della camera , e ’l terzo di rincontro

a quegli dall’ altra . Petrar. Sono animali al

mondo di sì altera Vista , che incontr’ al Sol

pur si difende .

   Attorno , dattorno , intorno , dintorno . Pier.

Cresc. Da lasciar sono i sermenti, ma non at-

torno al duro, nè in sommo . Boccacc. g. 10.

n. 9. La sua famiglia venuta dattorno a costo-

ro , come smontati furono , i cavalli adagia-

rono . E g. 8. n. 7. E mille lacciuoli, col mo-

strar d’ amarti , t’ aveva tesi intorno a’ piedi .

g. 2. nel princ. A lei dintorno si posero a se-

dere .

   Addoßo ,  cioè sopra la persona. Dante.

                                                      O Ru-

 

/ BEGIN PAGE 363 /

 

O Rubicante , fa , che tu gli metti Gli unghio-

ni addoßo sì, che tu lo scuoi . E per inverso .

Bocc. Non altramenti, che ad un can forestie-

re tutti quelli della contrada abbajano addos-

so . E per contro . Boccaccio . Un’ altro pro-

cesso gli avrebbe addoßo fatto . E per in cor-

po. Passav. f. 247. Entra il Diavolo addosso ad

alcuni , e per la lingua loro predice le cose ,

ch’ egli sa .

   In vece d’ addosso si usa talvolta elegante-

mente sopra, o allato, e s’ intende delle co-

se , che altri ha in tasca, o intorno alla per-

sona . Bocc. g. 8. n. 3. In Mugnone è una pie-

tra , la qual chi la porta sopra , non è ve-

duto da niuna altra persona . E ivi n. 2. Voi

mi prestate cinque lire. Rispose il Prete : se

Dio mi dea il buono anno , io non gli ho al-l

lato .

   Di presso , di sopra , di sotto . Gio. Vill.

Di presso a quella torre a novanta braccia si

ha una porta . Bocc. Laber. Parvemi vedere

surgere a poco a poco di sopra alle montagne

un lume . E si trova col genitivo , e coll’ ac-

cusativo . Tesorett. Delfino è un grande pesce ,

e molto leggiere, che salta di sopra dell’ ac-

qua . Bocc. Amet. Ameto alla venuta delle due

Ninfe di sopra i verdi cespiti levò il capo . E

anche coll’ ablativo. Dante . Giurato avria

poco lontano aspetto , Che tutti ardesser di so-

pra da’ cigli . Di sotto ha gli stessi casi . Bocc.

                                                               g. 10.

 

/ BEGIN PAGE 364 /

 

g. 10 n. 2. Avendo Ghino in una sala tutti gli

suoi arnesi fatti venire , e in una corte , che

di sotto a quella era , tutti i suoi cavalli, al-

lo Abate se n’ andò . Piero Cresc. Quando il ca-

lore del sole lieva in alto l’ umore di sotto del-

la terra, diventa continuamente il campo cal-

do, ed umido . Dante. Siede Rachel di sotto

da costei .

 

Preposizioni , che fervono all’ accusativo .

 

INfra significa dentro, e dopo . Bocc. Parec-

chi miglia , quasi senz’ accorgersene , n’ an-

darono infra mare = Quasi tutti infra ’l terzo

giorno morivano .

   Intra . Bocc. Intra gli altri , a’ quali con

piu efficacia gli vennero gli occhi addosso po-

sti , furono due dipintori .

   Di contra, di contro vagliono l’ e regione

de’ Latini. Dante Parad. 32. Di contra Pietro

vedi seder Anna. Gio. Vill. Giunse ad ora di

mezzo giorno appiè di Benivento alla valle di

contro alla Città. Qui ha il dativo .

   Su , di su, in su, d’ in su .

   Su val sopra, e s’attacca coll’ articolo se-

guente , raddoppiandone la consonante , e se

incontra alcuna vocale, si dice sur . Boccacc.

g.3. nel fine. Il Re dopo questa sull’ erba , e ’n

su i fiori avendo fatti molti doppieri accende-

re , ne fece più altre cantare . Pier Cresc. La

                                                             cui

 

/ BEGIN PAGE 365 /

 

cui parte di sotto sia sur un bastoncello piccolo .

   Di su. Dante E questi fue Di sulla Croce

al grande uficio eletto .

   In su da’ migliori Autori si dice più volen-

tieri, che su ; è così d’ in su in vece di dire

di su. Bocc. Fece un giorno pescare , e sopra

due barchette, egli in su una co’ pescatori, ed

ella in su un’ altra con altre donne andarono a

vedere = Gli parve in sulla mezza notte sen-

tire d’ in sul tetto della casa scender nella ca-

sa persone .

 

Preposizioni , che servono all’ ablativo.

 

DI qua, di là . Bocc. Il qual motto passato

di qua da mare ancora dura . Petrar. E

già di dal rio passato è il merlo .

   Di fuori per fuori . Bocc. g. 6. n. 2. Fatta di

presente una bella panca venire di fuori dal

forno , gli pregò, che sedessero .

   Di lungi . Bocc. g. 2. n. 2. La notte il soprap-

prese di lungi dal castello presso ad un miglio .

 

CAP. XV.

Della Costruzione dell’ avverbio .

 

PRopriamente parlando l’ avverbio non reg-

ge caso alcuno , imperocchè il caso , che

gli siegue appresso, dipende , o dal Verbo,

                                                          o da

 

/ BEGIN PAGE 366 /

 

o da qualche preposizione sottintesa : ma per-

chè pure alcuni avverbj hanno dopo di se

il caso , benchè non proprio, sarà ben fatto

trattare della costruzione dell’ avverbio, an-

che per rapporto a’ casi. Ed essendo gli av-

verbj della lingua Toscana in gran numero,

per procedere con qualche chiarezza , divide-

remo questo capitolo in due paragrafi , nel

primo de’ quali tratteremo degli avverbj, che

hanno caso dopo di se ; e nel secondo di al-

cuni avverbj di particolare osservazione intor-

no al loro uso .

 

§. I.

 

Degli avverbj , che banno caso.

 

ECCO .

E‵ Avverbio dimostrativo di cosa,che soprav-

venga , o di cosa impensata . Ha dopo

di se , o un nominativo, o un’ infinito , o

una preposizione, a cui talora precede la par-

ticella che ; e avanti di se non di rado ha la

congiunzione e per proprietà di linguaggio .

Bocc. g. 2. n. 5. Avendo la fanticella già la

sua donna chiamata, e detto, ecco Andreuccio ,

la vide in capo della scala farsi ad aspettarlo .

E g. 10. n. 8. Maravigliossi Varrone dell’in-

stanzia di questi due , e già presumeva niuno

dovere esser colpevole , e pensando al modo

                                                             della

 

/ BEGIN PAGE 367 /

 

della loro assoluzione , ed ecco venire un gio-

vane chiamato Publio Ambusto. E g. 5. n. 10.

Ed essendosi la donna col giovane posti a tavola

per cenare, ed ecco Pietro chiamò all’ uscio.

E nell’ Introd. Ecco che la fortuna a’ nostri

cominciamenti è favorevole .

   Eccoti per ecco , senza relazione a persona,

è lo stesso , che l’ecce tibi de’ Latini . Vit.

Crist. E dicendo queste parole , eccoti quel mal-

vagio Giuda .

   Ecco riceve gli affissi dell’ articolo, o delle

particelle mi, ti, ci, che dinotano la cosa , o

persona dimostrata . Bocc. Eccole, ch’ ella me-

desima piangendo me l’ ha recate = Lo scolare

accostatosi all’ uscio disse : eccomi qui Madonna .

   Ecco , dinotante irrisione, ha il caso senz’ar-

ticolo . Bocc. Ecco onesto uomo , ch’ è divenuto

andator di notte , apritor di giardini. E lo stes-

so si usa coll’ imperativo vedi adoperato in

senso di ecco, e irrisoriamente . Bocc. g. 8.

n. 3. Deh vedi bel ciottolo, così giugnesse egli

testè nelle reni a Calandrino .

 

Avverbj dinotanti quantità .

 

HAnno dopo di se il genitivo della mate-

ria, di cui dinotano la quantità. Assai.

Bocc. Entrati in ragionamento della valle delle

donne , assai di bene , e di lode ne dissero .

   Più. Bocc. Essi hanno più di conoscimento ,

che’ giovani.

                                                             Me-

 

/ BEGIN PAGE 368 /

 

   Meno. Bocc. g. 5. n. 2. Cominciò a costeg-

giare la Barberia , rubando ciascuno , che meno

poteva di lui.

   Alquanto . Bocc. Chi alquanto non prende di

tempo avanti , non par che ben si possa provve-

dere per l’ avvenire .

   Altrettanto . Petrar. Così avess’ io del bel

velo altrettanto .

 

Altri avverbj col caso .

 

MEglio è avverbio comparativo, e vale :

più bene , e si adopera in significato di

più, e di piuttosto . Ordinariamente ha per

caso il genitivo , ma si trova col dativo, e

coll’ accusativo, ch’ è proprio del suo verbo.

Bocc. Ragguagliando molto la prima cosa, nella

quale tu semeglio di lei , con questa ultima ,

nella quale pare , che essa sia meglio di te . E

g. I. n. 10. I motti, perciocchè brievi sono , mol-

to meglio alle donne stanno , che agli uomini .

E g. 2. n. 8. Amando meglio il figliuol vivo con

moglie non convenevole a lui , che morto senz’

alcuna . Gli si aggiugne talvolta l’ articolo per

proprietà di lingua . Bocc. g. 2. n. 3. Tu puoi,

se tu vuogli, quivi stare il meglio del mondo .

   Insieme vale unitamente, di compagnia, e si

accompagna coll’ ablativo, colla preposizio-

ne con , alla quale si aggiungono talora le

particelle , meco, seco. Bocc. Introd. Ciascun

                                                            pruo-

 

/ BEGIN PAGE 369 /

 

pruovi il peso della sollecitudine insieme col

piacer della maggioranza. E g. 10. n. 9. Di

questo di stamattina sarò io tenuto a voi, e

con meco insieme tutti questi gentiluomini, che

d’ intorno vi sono.

   Come avverbio comparativo ha dopo di se

il caso proprio del Verbo , che regge il ter-

mine suo di comparazione, ed è spesse vol-

te un nominativo ; ovvero ha il caso del Ver-

bo dell’ altro termine della comparazione ,

quando questo regge il termine , in cui è il

come. Bocc. Introd. Nascevano nel cominciamen-

to d’ essa certe enfiature , delle quali alcune cre-

scevano come una comunal mela , altre come

un’uovo. E nel Proem. Nelle quali Novelle

piacevoli, ed aspri casi d’ amore, ed altri for-

tunati avvenimenti si vedranno , così ne’ mo-

derni tempi avvenuti , come negli antichi .

Nov. ant. 33. Lo palafreno sia tuo, e la per-

sona : che io t’ amo come me medesimo .

   Talvolta si adopera in senso di quanto, co’

Verbi essere, ed avere, col nominativo, che

accenna replicazione dell’altro termine della

comparazione . Nov. ant. 25. Se io avessi così

bella cotta, come ella, io sarei altresì sguar-

data, com’ ella. Pure nel Boccaccio si trova

coll’ accusativo g. 5. n. 3. Pietro non essendosi

tosto, come lei, de’ fanti , che venieno , av-

veduto, fu da loro sopraggiunto , e preso. Ve-

di lib. I. cap. 22.

                              A a                            Mer-

 

/ BEGIN PAGE 370 /

 

   Mercè significa per grazia , per cortesia, e

si dice ancora interamente mercede , e ha do-

po di se il genitivo , e innanzi talvolta ha

l’ articolo , talvolta no. Bocc. g. 3. n. 3. Io

non ho bisogno di sue cose, perciocchè , la mercè

di Dio , e del marito mio , io ho tante borse,

e tante cintole , ch’ io ve l’ affogherei entro .

E g. 7. n. 6. Qui me ne venni, dove, mercè d’Id-

dio , e di questa gentildonna , scampato sono .

   Si usa talora a modo di nome sustantivo ,

col porgli innanzi l’ addiettivo , in prosa

coll’ articolo , e in verso senza. Bocc. g. 2.

n. 10. Egli, la sua mercè, per ciò , che io vo-

glio, mi ti rende . Petrar canz. 29. Or par, non

so perchè, stelle maligne, Che ’l Cielo in odio

n’ aggia, Vostra mercè, cui tanto si commise .

E son. 21. Ringrazio lui, che i giusti preghi

umani , Benignamente , sua mercede , ascol-

ta .

   Quanto col dativo dopo vale il quod atti-

net de’ Latini. Passav. f. 181. Io sono assomi-

gliato al loto , quanto alla concezione , e al

nascimento : e alla favilla del fuoco , quanto

alla vita : e alla cenere , quanto alla morte .

   E talvolta vi si frappone il Verbo essere .

Bocc. g. 4. princ. Quanto è a me, non m’ è an-

cora paruta vedere alcuna così bella , e così

piacevole , come queste sono .

   Vale talora il quoad de’ Latini. Bocc. g. 9.

n. 10. Guarda , quanto tu hai caro di non gua-

                                                               stare

 

/ BEGIN PAGE 371 /

 

stare ogni cosa, che per cosa , che tu oda , o

veggia , tu non dica una parola sola.

 

S. II.

 

Avverbj di particolare osservazione.

 

LAsciando stare gli avverbj locali, de’ qua-

li abbiamo a sufficienza trattato nel ca-

pitolo della costruzione de’ loro Verbi ; per

due capi possono richiedere gli avverbj par-

ticolare osservazione , o perchè non sieno co-

munemente noti , o perchè , quantunque no-

ti , sieno nella nostra lingua di vario uso .

 

Avverbj non tanto noti comunemente .

 

   Alto significa altamente , o in alto . Bocc.

g. 8. n. 3. Calandrino sentendo il duolo , levò

alto il piè .

   Col Verbo fare significa fermarsi . Ariost.

Fur. 25. 68. Davan segno di gire , or di far

alto .

   Detto di per se significa l’ eja , e l’ age de’

Latini . Firenz. Trinuz. Or sete voi chiaro ?

alto, ben, andiam via .

   Al tutto vale il penitus de’ Latini . Passav.

f. 95. O che il prete fosse al tutto ignorante,

che non sapesse discernere i peccati , o fare

aßoluzione .

                            A a 2                         Ap-

 

/ BEGIN PAGE 372 /

 

   Appresso significa spesse volte postea . Bocc.

g. 2. n. 6. In ciò dalla madre della giovane pri-

ma , e appresso da Currado soprappresi furono.

   Cotanto vale tanto. Bocc. n. 2. Quello, di

che tu mi hai cotanto pregato .

   Dianzi vale poco fa . Bocc. g. 7. n. I. Io dissi

dianzi il Te lucis , e la ’ntemera , e tante

altre buone orazioni , che temere non ci bisogna .

   Gli si aggiugne talvolta poco. Filipp. Vill.

Si partirono dalle frontiere , dove poco dianzi

si erano ridotti.

   Di presente significa subito , immantenente .

Nov. ant. 59. Se n’ andòe di presente alla ma-

dre , e contolle tutta la ’mbasciata. Bocc. n. I.

E farebbe , che di presente gli sarebbe appor-

tato .

   Di presente che vale subito che . Gio. Vill.

Di presente che fu fatto signore , tolse ogni

signoria, e stato a’ nobili di Roma .

   Di tanto vale in questo . Bocc. g. 8. n. 9. Se

non che di tanto siam differenti da loro , ch’

eglino mai non la rendono , e noi la rendiamo,

come adoperata l’ abbiamo .

   Fattamente, colla particella , o così avanti,

vale in tal modo. Boccacc. Introd. Udendo co-

stei così fattamente parlare . E g. 6. nel fine.

Sii dunque Re , e sì fattamente ne reggi , che

del tuo reggimento nella fine ci abbiamo a lo-

dare.

   Guari significa molto , ma quasi sempre col-

                                                                   la

 

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la negativa . Boccacc. g. 2. n. 7. Il quale non

istette guari , che trapassò . E ivi n. 5. Una

novella non guari meno di pericoli in se con-

tenente , che la narrata da Lauretta . E g. 7

n. 9. Fermamente , se tu il terrai guari in boc-

ca , egli ti guasterà quelli , che son dallato .

   Guari si adopera ancora in forza di nome

addiettivo , e sustantivo, e vale molto. Bocc.

g. 4. n. 6. Dopo non guari spazio passò della

presente vita . E g. 8. n. 10. Non preser guari

d’ indugio le tentazioni a dar battaglia alle

forze di costui .

   In punto significa in prossima disposizione .

Vit. Plut. La Città era in punto d’ ardersi

tutta , e di perdersi .

   In pruova vale apposta. Passav. f. 113. Mag-

gior peccato è peccare in pruova , e per certa

malizia , che per ignoranza , o per infermitade.

   In questa , in questo vagliono in quest’ ora,

in questo punto : e in quella , in quello vagliono

in quell’ ora , in quel punto ; e talora a tali av-

verbj si pone dopo la particella che . Bocc.

g. 3. n. 8. Ed in questa si accorse lo Abate ,

Ferondo avere una bellissima donna per moglie .

E g. 8. n. 7. Ed in questo la fante di lei so-

pravvenne. E g. 9. n. 8. Ed in questo, ch’ egli

così si rodeva, e Biondel venne . E g. 7. n. 3.

E non sapeva nè che mi fare , nè che mi dire ,

se non che F. Rinaldo nostro compare ci venne

in quella . Dante Inf. 12. Quale è quel toro,

                               A a  3                      che

 

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che si slaccia in quella, Che ha ricevuto già ’l

colpo mortale .

   In quel torno vale circa , e si dice ordina-

riamente di numero . Matt. Vill. Vi vennero in

numero d’ ottanta , o in quel torno . Boccacc.

g. 5. n. 5. D’ età di due anni, o in quel torno.

   Mezzo si usa per quasi . Boccacc g. 7. n. 5.

Alla donna pareva mezzo avere inteso .

   Non pertanto vale nondimeno . Bocc. Teseid.

A Palemon pareva male stare , Ma non per-

tanto cacciò la paura .

   Nulla più vale il nihil magis de’ Latini .

Petrar. Nell’ estremo occidente Una fera è soa-

ve , e queta tanto , Che nulla più .

   Per tutto vale in ogni luogo. Boccacc. g. 7.

n. 2. Il dovreste voi medesime andar dicendo

per tutto .

   Per tutto ciò significa contuttociò , tuttavia,

e lo stesso vale ancora per tutto questo . Bocc.

g. 9. n. 6. Nè v’ era per tuttociò tanto di spa-

zio rimaso, che altro, che strettamente andar

vi si potesse . E ivi n. 9. Gioseffo per tutto que-

sto non rifinava .

   Posta forma due avverbj non tanto noti ,

cioè a posta fatta, che vale a caso pensato .

Gio. Vill. Provvedutamente , e a posta fatta

furono sorpresi da cinquecento cavalieri di Pi-

sani .

   A posta d’ alcuno vale a suo piacimento .

Boccacc, g. 5. n. 4. Io non poßo far caldo, e

                                                           fred-

 

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freddo a mia posta , come tu forse vorresti .

   Più assolutamente , ma coll’ articolo avanti

vale plerumque . Bocc. g. 4. n. I. A mostrarlo

con romore, e con lagrime, come il più le fem-

mine fanno, fu assai volte vicina .

   Punto significa niente . Bocc. g. 2. n. 8. Ella

nè allora, nè poi il conobbe punto .

   Si usa talvolta per qualche poco . Passav.

f. 226. Molto da dolersene è , e da piangerne

chi ha punto di sentimento, o di cognoscimen-

to , o zelo dell’ anime .

   Si usa per mica . Boccaccio g. 3. n.7. Ma-

donna , Tedaldo non è punto morto , ma è vi-

vo , e sano .

   Quasi vale ferè . Bocc. g. 8. n. 3. Tutte sono

quasi come nere.

   Vale ancora veluti . Petrar. son. 225. Per-

le , rubini , ed oro , Quali vil fango egual-

mente dispregi .

   Vale talvolta come se . Boccaccio g. I. n.7.

Senza punto pensare , quasi molto tempo pensa-

to aveße , disse .

   Ratto vale prestamente , e raddoppiato ac-

cenna prestezza maggiore . Petrar. canz. 37.

Ratto , come imbrunir veggo la sera , Sospir

del petto , e degli occhi escononde . Dante

Purg. 18. Ratto ratto , che ’l tempo non si perda .

   Senza che vale præterquamquod . Bocc. g. 6.

n. 10. Senzachè egli ha alcune altre tacche-

relle con queste , che si tacciono per lo migliore .

                                   A a 4                        Sen-

 

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   Senza modo vale smisuratamente . Boccacc.

g. 3. n. 5. Uomo molto ricco, e savio , ed av-

veduto per altro , ma avarissimo senza modo .

   Senza più vale solùm, dumtaxat . Boccacc.

g. 2. n. 3. Lo Abate con gli due cavalieri, e

con Alessandro , senza più, entrarono al Papa.

   Se tu sai modo avverbiale, che vale il

quantumlibet de’ Latini . Bocc. g. 8. n. 9. Sie

pur infermo, se tu sai, che mai di mio me-

stiere io non ti torrò un denajo . E g. 5. n. 5.

Questo , se ti piace , io il ti prometto , e fa-

rollo : fa tu poi , se tu sai, quello, che tu

creda , che bene stea .

   Tale si usa per talmente . Bocc. g. 8. n. 9.

Io fo boto, che io mi tengo a poco, che io non

ti do tale in sulla testa , che il naso ti caschi

nelle calcagna .

   Testè vale in questo punto , o poco avanti .

Bocc. g. 9. n. 5. A me conviene andare testè a

Firenze . E g. 8. n. 10. Io ho testè ricevute

lettere di Messina .

   Tosto val subito . Bocc. g. 9. N. 5. Deh sì ,

per l’ amor di Dio, facciasi tosto .

 

Avverbj di vario uso .

 

   Altrimenti , o altramente vale in altro mo-

do . Bocc. g. 2. n. 3. Ciascun , che bene , ed

onestamente vuol vivere , dee , in quanto può,

fuggire ogni cagione , la quale ad altrimenti

                                                        fare

 

/ BEGIN PAGE 377 /

 

fare il potesse conducere . E Introd. Veggonsi i

campi pieni di biade non altramente ondeggia-

re , che il mare .

   Ancora, oltre il noto significato di etiam,

vale talora nunc quoque , talora nondum. Bocc.

g. 2. n. I. Il quale coloro, che per lui anda-

rono , trovarono ancora in camicia . E g. I.

n. 10. Non sono ancora molti anni paßati .

   Appunto vale giustamente , e senza fallar

d’ un punto ; ma nell’ uso si adopera per ne-

gare con disprezzo , per contraffrase , rispon-

dendo per esempio a chi ci dice alcuna cosa :

oh appunto , sapete molto voi .

   Avanti, oltre il senso di ante, ha quello

ancora di potius . Bocc. g. 4. n. 4. Il condannò

nella testa, volendo avanti senza nipote rima-

nere , che esser tenuto Re senza fede .

   Bene, oltre all’ ordinario senso del benè de’

Latini, si usa in varj modi.

   Per molto . Boccacc. g. 8. n. 10. Vendè i suoi

panni a contanti, e guadagnonne bene.

   Per affermare , e solo, e col . Boccacc.

g. 7. n. I. Disse la donna a Gianni : ora spu-

terai , quando io il ti dirò . Disse Gianni : be-

ne . E g. 9. n. 5 Diße Bruno: daratti egli il

cuore di toccarla con un brieve , che io ti da-

rò ? Disse Calandrino : sì bene .

   Per bensì, ch’ è il quidem de’ Latini . Boc-

cacc. g. 5. n. 6. Il fallo commesso da loro il

merita bene , ma non da te.

                                                            E co’

 

/ BEGIN PAGE 378 /

 

   E co’ Verbi essere, e stare , per approvare

nel senso del benè est de’ Latini . Bocc. g. 9.

n. I. Se egli dice di volerlo fare , bene sta ,

dove dicesse di non volerlo fare , sì gli dì da

mia parte , che più dove io sia non appari-

sca. Passav. f. 127. Se puote avere quello me-

desimo confeßore , bene è : se non, confessisi a

un’ altro .

   Star bene , coll’ espressione della persona ,

vale esser conveniente , e si adopera anche iro-

nicamente in senso di quel , che diciamo fa-

migliarmente star fresco . Bocc. g. 4. proem.

Alla mia età non istà bene l’ andare omai die-

tro a queste cose . E g. 5. n. 10. E certo io sta-

rei pur bene , se tu alla moglie di Ercolano

mi volessi agguagliare , la quale è una vec-

chia picchiapetto , e spigolistra . E parimente

per esser conveniente , ma in ragione di pe-

na, e di confusione . Bocc. g. 8. n. 9. Senti-

rono alla donna dirgli la maggior villania ,

che mai si dicesse a niun tristo , dicendo : deh

come ben ti sta .

   Si usa ancora in senso di molto nella qua-

lità , cioè pienamente , perfettamente , e simi-

li. Bocc. g. I. n. 3. Il Giudeo s’ avvisò troppo

bene , che ’l Saladino guardava di pigliarlo

nelle parole. E g. 8. n. 4. Voi già v’ appressate

molto bene alla vecchiezza , la qual cosa vi

dee fare e onesto , e casto . E g. 3. n. 6. Pre-

sala bene sì, che partir non si poteva , diße .

                                                           Met-

 

/ BEGIN PAGE 379 /

 

   Metter bene vale essere utile . Amm. Ant.

A neuno uomo mette bene volere fare quello ,

che natura gli niega .

   Come si usa per quando . Bocc. g. 8. n. 10.

Come prima ebbe agio , fece a Salabaetto

grandissima festa.

   E per in qualunque maniera . Gio. Vill. Ma

come si fosse , il detto Giovanni fu menato in

su uno carro per tutta la città , e attanagliato .

   Così avverbio di similitudine assai noto .

   Ha spesso la corrispondenza del come. Bocc,

g. 2. n. 5. Il fanciullo come sentito l’ ebbe ca-

dere , così corse a dirlo alla donna.

   Si tace talvolta con grazia . Nov. ant. 83.

E però tutti poveri bisognosi , uomini , come

femmine , a certo díe fossero nel prato suo .

   Così fattamente , così fatto sono modi mol-

to in uso nella nostra lingua . Bocc Introd.

Se ne sarieno assai potute annoverare di quel-

le, che la moglie , e ’l marito , gli due, o i

tre fratelli , o il padre , o il figliuolo , o così

fattamente ne contenieno . E ivi. Tra le donne

erano così fatti ragionamenti .

   Da capo vale l’ iterum de’ Latini . Bocc.

g. 2. n. 3. Quivi da capo il Papa fece solen-

nemente le sponsalizie celebrare .

   Vale ancora da principio . Bocc. g. 3. n. 7.

Il peregrino da capo fattosi , tutta la storia

raccontò .

   Di nuovo vale iterum . Bocc. g. 3. n. 3. E

                                                             di

 

/ BEGIN PAGE 380 /

 

di nuovo ingiuriosamente , e crucciato parlan-

dogli, il riprese molto .

   Vale ancora nuovamente . Bocc. g. 10. n. 8.

Questo non è miracolo , nè cosa , che di nuovo

avvenga .

   Di poco vale poco tempo avanti . Gio. Vill.

I più furono de’ Grandi , che di nuovo erano

stati rubelli , rimessi in Firenze di poco .

   Vale talvolta per poco. Gio. Vill. Fu scon-

fitto , e atterrato , e fedito , e di poco scam-

pò la vita .

   Forte vale ad alta voce . Bocc. g. 2. n. 5.

Andreuccio , non rispondendogli il fanciullo , co-

minciò più forte a chiamare .

   E per gagliardamente . Bocc. g. 10. n. 8. I

cani presa forte la giovane ne’ fianchi , la

fermarono .

   E per profondamente . Bocc. g. 3. n. 2. Comec-

chè ciascuno altro dormiße forte , colui , che

colla Reina stato era, non dormiva ancora .

   E per molto . Bocc. g. 5. n. 3. E biasimaron-

gli forte ciò , ch’ egli voleva fare .

   E dinotando vemenza d’animo . Bocc. g. 5.

n. 9. Avendo veduto molte volte il falcone di

Federigo volare , istranamente piacendogli, for-

te disiderava di averlo .

   Già avverbio di tempo passato , oltre a’

significati noti, ne ha due altri notabili ,

cioè =

   Per nondimeno . Filoc. lib. 6. Passarono den-

                                                                 tro,

 

/ BEGIN PAGE 381 /

 

tro, e videro i due dormire, ma già per que-

sto niuna pietà rammorbidì i duri cuori .

   Per forse. Bocc. g. I. n. 8. Cosa, che non

foße mai stata veduta, non vi crederei io sa-

pere insegnare , se ciò non fosser già starnuti.

   Giammai vale unquam. Bocc. n. 2. Fu il più

contento uomo , che giammai fosse .

   Intanto posto assolutamente , vale interim .

Dante . Intanto voce fu per me udita : Ono-

rate l’ altissimo poeta .

   E si usa ancora correlativo d’ in quanto , e

vale per tale , o per tanta parte . Gio. Vill.

Lasceremo omai l’ ordine delle storie de’ Ro-

mani , e degl’ Imperadori, se non intanto , in

quanto apparterrà a nostra materia .

   Laddove vale purchè . Bocc. Introd. Laddo-

ve io onestamente viva, nè mi rimorda di al-

cuna cosa la coscienza , parli chi vuole in con-

trario .

   E riceve senso avversativo, come il rice-

ve anche dove . Bocc. lett. Pin. Ross. La po-

vertà è esercitatrice delle virtù sensitive ; lad-

dove la ricchezza , e quelle , e questi addor-

menta . E g. 5. n. 10. Il qual diletto fia a me

laudevole , dove biasimevole è forte a lui .

   Mai vale unquam , onde per farlo negare

convien aggiugnergli la negativa. Bocc. g. 3.

n. 6. E giurógli di mai non dirlo. E ivi. Io

intendo , che da quinci innanzi sien più , che

mai .

                                                                 Si

 

/ BEGIN PAGE 382 /

 

   Si trova in senso di nunquam senza la ne-

gativa . Bocc. g. 2. n. 7. Alle sue femmine co-

mandò , che ad alcuna persona mai manifestas-

sero chi fossero .

   Quando mai precede alla negativa , amen-

due precedono al verbo. Bocc. g. 2. n. 7. Ma

eßa tenera del mio onore mai ad alcuna per-

sona fidar non mi volle, che verso Cipri ve-

niße .

   Quando la negativa precede al mai, ci ha

esempli del posporre , e dell’ antiporre il mai

al Verbo , benchè forse più frequentemente si

posponga. Bocc. Introd  Lasciamo stare , che

i parenti insieme rade volte , o non mai si vi-

sitassero, e di lontano. Gio. Vill. E in questo

mezzo l’ arti , e la mercatanzia non istetter

mai peggio in Firenze .

   Mai si usa talora in vece di sempre . F. Giord.

Pred  Così è oggi bello il Cielo, come fu mai .

   Mai unito al sempre, gli accresce forza.

Bocc. g. 8. n. 2. Se voi mi prestate cinque li-

re , io sempre mai poscia farò ciò , che voi

vorrete . Petrar. Che m’ ha sforzato a sospi-

rar mai sempre.

   Male , oltre al significato di malamente , ha

anche quello di poco , difficilmente , e simili.

Bocc. g 2 n. 9. Domandando perdonanza , la

quale ella , quantunque egli mal degno ne fos-

se, benignamente gli diede . E g. 4. nel princ.

Voi siete oggimai vecchio , e potete male durar

fatica .

                                                                

 

/ BEGIN PAGE 383 /

 

   avverbio , che afferma. Bocc. g. 3. n. 8.

Adunque , diße la donna , debbo io rimaner ve-

dova ? Sì , rispose lo Abate .

   Quando è caso di verbo gli si prepone il

segnacaso , o l’ articolo. Bocc. g. 4. n. 10.

La qual tornò, e disse di sì. E g. I. n. 6. Il

buono uomo rispose del sì .

   Sì bene, e maisì già furono accennati nel

primo libro .

   No , non avverbj di negazione , che signi-

ficano lo stesso .

   No ha talora la corrispondenza del

espressa, o sottintesa. Bocc. g. 6. n. 10. Pre-

stamente risponde egli , e sì , e no, come giu-

dica si convenga. E g. 8. n. 7. Potrà vedere

se gli occhi miei d’ averti veduta strabocche-

volmente cadere si saranno turbati, o no .

   Quando la negazione si ha a porre due

volte in un medesimo ragionare , sempre una

d’ esse è no, o si anteponga , o si posponga .

Bocc. g. 7. n. 2. Disse allora Peronella : no,

per quello non rimarrà il mercato . E ivi n. 9.

Diße allora Pirro : non farnetico no , madonna .

   No quando è caso di verbo riceve il se-

gnacaso, o l’ articolo. Bocc. g. 9. n. I. Dirò

io di no della prima cosa , che m’ ha richie-

sto ? E g. I. n. 7. Ciascuno rispose del no .

   Mainò , non già furono accennati nel pri-

mo libro.

   Non se ha a negare più cose poste innanzi

                                                              al

 

/ BEGIN PAGE 384 /

 

al Verbo, si aggiugne a ciascuna di esse, ma

non già al Verbo . Dante Purg. 21. Perchè

non pioggia, non grando , non neve, Non ru-

giada , non brina più su cade, Che la scalet-

ta de’ tre gradi breve .

   Ma se ’l Verbo va innanzi, ad esso si ag-

giugne la negazione ; si aggiunga poi, o non

si aggiunga alle cose negate , benchè sia co-

stume d’ aggiugnerla ad esse ancora. Bocc.

g. 4. nel princ. Non curatosi de’ palagi, non

del bue, non del cavallo, non dell’ asino, non

de’ danari, nè d’ altra cosa, che veduta aves-

se, subitamente disse .

   Non posto interrogativamente talora non

solamente non niega, ma vi sta come se non

vi fosse . Dante . Non v’accorgete voi, che noi

siam vermi, Nati a formar l’ angelica farfal-

la , Che vola alla giustizia senza schermi?

   Anzi che no vale più tosto che altro. Bocc.

g. 2. n. 10. E’ mi pare, anzi che no, che voi

ci stiate a pigione. E g. 3. n. 5. Anzi acerbet-

ta , che no , così cominciò a parlare.

   Onde , oltre al servire al moto da luogo ,

mostra ancora cagione , materia , origine, e

simili. Bocc. g. 2. n. 8. Lasciagli stare colla

mala ventura , che Dio dea loro , ch’ essi fanno

ritratto da quello, onde nati sono.

   Ove , oltre al servire allo stato in luogo,

significa ancora quando, e a rincontro . Bocc.

g. 10. n. 9. Che che di me s’ avvenga, ove

                                                            tu

 

/ BEGIN PAGE 385 /

 

tu non abbi certa novella della mia vita , che

tu m’ aspetti un’ anno , ed un mese , ed un dì

senza rimaritarti . E g. 8. n. 7. La ’nfermità

del mio freddo col caldo del letame puzzolente

si convenne curare , ove quella del tuo cal-

do col freddo dell’ odorifera acqua rosa si cu-

rerà .

   Parte presso gli antichi valeva interim .

Petrar. Che mi consuma , e parte mi diletta .

Bocc. g. 8. n. 7. Parte che lo scolare questo di-

ceva , la misera donna piagneva continovo .

   A parte a parte vale particulatim . Bocc.

g. 10. n. 8. E che quello , che io dico , sia ve-

ro, riguardisi a parte a parte .

   Da parte vale seorsim. Boccacc. g. 7. n. 9.

Tratto Pirro da parte , quanto seppe il me-

glio, l’ ambasciata gli fece .

   In disparte vale lo stesso. Petrar. L’ altre

maggior di tempo, o di fortuna Trarsi in dis-

parte comandò con mano .

   D’ altra parte, o dall’ altra parte vale a

rincontro. Bocc. g. 9. n. 5. Calandrino inco-

minciò a guardare la Niccolosa, e a fare i

più nuovi atti del mondo . Ella d’ altra parte

ogni cosa faceva , per la quale credesse bene

accenderlo . Petrar. Trionf. Amor. cap. 3. E

veggio andar quella leggiadra , e fiera , Non

curando di me , nè di mie pene , Di sua vir-

tute , e di mie spoglie altera . Dall’ altra par-

te, s’ io discerno bene , Questo signor , che tut-

                                                                 to ’l

 

/ BEGIN PAGE 386 /

 

to ’l mondo sforza , Teme di lei , ond’ io son

fuor di spene .

   Da ogni parte vale affatto . Passav. f. 168.

Dicendo col Salmista : humiliatus sum usque-

quaque, Domine : vivifica me secundum ver-

bum tuum . Io sono umiliato da ogni parte : vi-

vificami tu, Signore , secondo la tua parola .

   In parte vale non interamente. Bocc. g. 3.

n. 9. Dando fede alle sue parole , siccome quel-

la , che già in parte udite le aveva d’ altrui,

cominciò di lei ad aver compassione . E nel

Proem. De’ quali modi ciascuno ha forza di

trarre, o in tutto, o in parte l’ animo a se .

   Poi avverbio di tempo , vale dopo , appres-

so , ed è contrario di prima . Bocc. n. I. Veg-

gendo la gente , che noi l’ avessimo ricevuto

prima , e poi fatto servire , e medicare così

sollecitamente .

   Poscia vale lo stesso , che poi. Bocc. g. 4.

n. 8. Ed io non sarò mai poscia lieta .

   Di poi lo stesso che poscia . Cron. Morell.

Fecesi questo primo ufficio a mano, e di poi se

ne fe borsa.

   Dappoi lo stesso che di poi. Gio: Vill. S’ ar-

rendeo Cappiano, salvo la rocca ; e dappoi la

rocca , salvo l’ avere .

   Si noti , che dipoi , e dappoi sono talmente

avverbj, che non sogliono adoperarsi in for-

za di preposizioni, ma si adopera dopo ; ben-

chè non manchino autorità in contrario d’au-

                                                               tori

 

/ BEGIN PAGE 387 /

 

tori del buon secolo; ma dee ciascuno atte-

nersi all’uso più regolato, e migliore, ch’ è

il suddetto .

   Notisi ancora , che dopo, essendo , com’ è

detto , preposizione , non riceve dopo se la

particella che , ma la ricevono sì bene i due

accennati avverbj. Gio: Vill. Avendo la lega

di Lombardia molto afflitta la Città di Par-

ma , di poi che ebbono il Castello di Colornio.

Passav. f. 44. Non mi sbigottirò , temendo di

qualunque grave infermitade , dappoich’ io ho

così efficace , e vertuosa medicina , com’ è la

morte di Cristo . E il Boccaccio l’ ha usato

con iperbato g. 5. n. 10. E da che diavol siam

noi , poi da che noi siam vecchie , se non da

guardare la cenere intorno al focolare ?

   Talvolta il Boccaccio sopprime il poi ne’

suddetti avverbj, come g. 8. n. 9. Vedrete pu-

re , come l’ opera andrà , quando vi sarò sta-

to , dacchè non avendomi ancora quella Con-

tessa veduto , ella s è innamorata di me .

   Prima forma molte maniere avverbiali de-

gne di essere osservate .

   Come prima vale tostochè . Bocc. g. 2. n. 5.

Vivi sicuro , che come prima addormentato ti

fossi, saresti stato ammazzato .

   Da prima vale la prima volta. Bocc. g. 9.

n. I. Era sì contraffatto, e di sì divisato vi-

so, che chi conosciuto non l’ avesse , vedendol

da prima ne avrebbe avuto paura.

                               B b 2                             Im-

 

/ BEGIN PAGE 388 /

 

   Imprima si dice per proprietà di lingua in-

vece di prima . Bocc. n. 2. Io voglio imprima

andare a Roma .

   Primachè . Bocc. g. 2. n. 7. Madonna , non vi

sconfortate primachè vi bisogni.

   Prima vale talora potiusquam . Bocc. Laber.

f. 65. E prima credo si troveranno de’ cigni

neri , e de’ corvi bianchi, che a’ nostri succes-

sori di onorarne alcun’ altra bisogni d’ entrare

in fatica .

   Colla negativa vale talvolta , infinattanto-

chè , talvolta subito che . Bocc. g. 9. proem.

Quivi riposatisi alquanto , non prima a ta-

vola andarono , che sei canzonette cantate fu-

rono . E g. 4. n. 7. Non prima abbattuto ebbe

il gran cesto in terra , che la cagione della

morte de’ due miseri amanti apparve .

   Pria, e pria che ne’ predetti significati di

prima sono per lo più voci poetiche . Petrar.

Non è questo il terren, ch’ i’ toccai pria ? =

E pria che rendi Suo dritto al mar , fiso, u’ si

mostri , attendi , L’ erba più verde , e l’ aria

più serena .

   Pure vale almeno . Boccacc. n. I. E tutti i

panni gli furono indosso stracciati , tenendosi

beato chi pur un poco di quelli potesse avere.

   E talvolta certamente. Bocc. g. 8. n. 6. Deh

come dee potere esser questo ? Io il vidi pur

jeri costì .

   E talora finalmente. Bocc. g. 8. nov. 9. Si

                                                           sfor-

 

/ BEGIN PAGE 389 /

 

sforzò di rilevarsi , e di volersi ajutar per

uscirne , ed ora in qua , ed ora in là ricaden-

do , tutto dal capo al piè impastato , dolente ,

e cattivo, avendone alquante dramme ingozza-

te, pur ne uscì fuori.

   E per solamente. Bocc. g. 8. nel fine . La

varietà delle cose , che si diranno , non meno

graziosa ne fia, che l’ aver pure d’ una par-

lato .

   Quando avverbio di tempo vale , com’ è

noto, in quel tempo , che, addattandosi a tutte

le differenze del tempo.

   Quando replicato vale talora . Bocc. g. I.

n 10. Incominciò a continovare , quando a piè ,

e quando a cavallo davanti alla casa di que-

sta donna .

   Di quando in quando vale alle volte. Pier

Cresc. Quivi conviene esser luoghi nascosi con

virgulti , ed erbe , dove le lepri di quando in

quando nasconder si poßano.

   Quando che sia vale una volta finalmente ,

o in qualche tempo , o in qualunque tempo .

Bocc. g 2 n. 6. Sperando, che, quando che

sia, si potrebbe mutar la fortuna . Passav. f. 38.

Avranno fine, quando che sia, i nostri gra-

vi tormenti .

   Quanto avverbio di quantità. Bocc. g. 3.

n. 7. Non sa , quanto dolce cosa sia la ven-

detta , nè con quanto ardor si desideri, se non

chi riceve l’ offese . E g. 6. n. 10. Intendo di

                                B b 3                   mo-

 

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mostrarvi , quanto cautamente con subito ri-

paro uno fuggisse uno scorno .

   Ha la corrispondenza di tanto espressa ,

o sottintesa. Bocc. g. 10. n. 8. Quanto tu ra-

gionevolmente ami Sofronia , tanto ingiusta-

mente della fortuna ti duoli . E g. 4 proem.

Nè dal monte Parnaso , nè dalle muse non

m’ allontano, quanto molti per avventura s’ av-

visano .

   Trattandosi di tempo vale quamdiu. Bocc.

g. 2 n. 8. Dell’ eredità de’ miei paßati avoli

niuna cosa rimasa m’ è , se non l’ onestà : quella

intendo io di guardare , e di servare quanto

la vita mi durerà .

   Sempre avverbio di tempo vale o senza

intermissione , o ogni volta. Bocc. g. 5. n. 8. Il

qual colpo come la giovane ebbe ricevuto , così

cadde boccone , sempre piagnendo. E g. 9. n. 3.

Con quanti sensali aveva in Firenze teneva

mercato , il quale sempre si guastava , quan-

do al prezzo del poder domandato si perveniva .

   Sempre che vale ogni volta che Bocc. g. 2.

n. 4. Sempre che presso gli veniva , quanto

potea con mano la lontanava.

   E talora vale mentre che. Bocc. g. 6. n. 4.

Io ti farò conciare in maniera , che tu con tuo

danno ti ricorderai , sempre che tu ci vive-

rai, del nome mio .

   Sempre mai sembra avere maggior forza .

Bocc. g. 2. n. 9. Egli credeva certamente, che

                                                                  se

 

/ BEGIN PAGE 391 /

 

se egli diece anni, o sempre mai fuori di casa

dimorasse , ch’ ella mai a così fatte novelle non

intenderebbe.

   Senza che vale oltrechè . Bocc. g. 8. n. 7. E

fu sì lungo aspettare , senza che fresco le fa-

ceva troppo più, che voluto non avrebbe , che

ella vide l’ aurora apparire .

   Se non che vale nisi. Boccacc. g. 3. n. 3. E

avrei gridato, se non che egli, che ancor den-

tro non era, mi chiese mercò per Dio, e per

voi .

   Se non se significa nisi ; e talora il secondo

se, pare, che abbia forza di forse. Gio: Vill.

M. Mastino signore d’ undici cittadi le perdè

tutte , se non se Verona, e Vincenza. Petrar.

A qualunque animale alberga in terra, Se non

se alquanti, che hanno in odio il sole, Tempo

da travagliare è quanto è ’l giorno .

   , oltre al senso di affermare , vale an-

cora così. Boccacc. Introd. In abito lugubre ,

quale afatta stagione si richiedea.

   Si usa ancora per nondimeno . Bocc. g. 4. n. 8.

Pognamo , che altro male non ne seguisse , sì ne

seguirebbe , che mai in pace, nè in riposo con

lui viver potrei .

   E per infinchè . Bocc. g. 2. n. 2. Non si ri-

tenne di correre , sì fu a Castel Guiglielmo .

   Gli corrisponde talora il che, o il come .

Bocc. g. 8. n. 2. Che desinava la mattina con

lui Binguccio dal Poggio , e Nuto Buglietti, sì

                                 B b  4                        che

 

/ BEGIN PAGE 392 /

 

che egli voleva far della salsa. E g. 2. n. 2.

Incominciò a ringraziare Iddio , e S. Giuliano ,

che dimalvagia notte , com’ egli aspetta-

va, l’ avean liberato .

   Si trova talvolta replicato in forza del tum

de’ Latini. Bocc. g. 5. n. I. Era Cimone , sì per

la sua forma, eper la sua rozzezza, e

per la nobiltà, e ricchezza del padre quasi

noto a ciascun del paese ,

   Solo , solamente avverbj limitativi assai noti .

   Col che dopo vagliono purchè . Bocc. In-

trod. Senza fare distinzione dalle cose oneste

a quelle, che oneste non sono, solo che l’ ap-

petito le chieggia . E ivi . Molto più ciò per

l’ altrui case facendo, solamente che cose vi

sentissero, che loro venissero a grado.

   Non solamente è avverbio relativo di ma .

Bocc. g. 6. n. 10. Chi conosciuto non l’ avesse ,

non solamente un gran rettorico l’ avrebbe

stimato , ma avrebbe detto eßere Tullio me-

desimo .

   Sol tanto vale lo stesso, che solamente . Bocc.

g. 3. n. 5. Sol tanto vi dico, che come imposto

m’ avete, così penserò di far senza fallo .

   Tanto avverbio di quantità. Bocc. g. 8. n. 7.

So io bene , che cosa non potrebbe essere avve-

nuta , che tanto dispiacesse a Madonna .

   Segna lunghezza di tempo . Bocc. Introd.

A me medesimo incresce andarmi tanto tra tante

miserie ravvolgendo.

                                                              E col-

 

/ BEGIN PAGE 393 /

 

   E colla corrispondenza di che. Bocc. g. 9. n. 4.

Se n’ andò a’ suoi parenti a Corsignano , co’

quali stette tanto, che da capo dal padre fu

sovvenuto .

   E colla corrispondenza di quanto. Bocc.

Introd. Poichè in quello tanto fur dimorati ,

quanto di spazio dalla Reina avuto avevano ,

a casa tornati trovarono Parmeno studiosa-

mente aver dato principio al suo uficio .

   A tempo, a tempi vale ad ora opportuna .

Dant. Parad. cant. 8. Quella sinistra riva, che

si lava Di Rodano , poich’ è misto con Sorga ,

Per suo signor a tempo m’ aspettava . Bocc.

g. 6. n. I. parlando de’ motti, dice : per far-

vi avvedere , quanto abbiano in se di bellez-

za a tempi detti, un cortese impor di silenzio

fatto da una gentildonna ad un cavaliere mi

piace di raccontarvi .

   Talvolta vale per alcun tempo. Pier Cresc.

nel Prol. Avvegnachè la lor fortuna a tempo

paja prosperevole , in fine pur manca, e pe-

risce .

   A luogo , e a tempo vale parimente oppor-

tunè . Bocc. g. 10. n. 8. Poi a luogo, e a tem-

po manifesteremo il fatto .

   Per tempo , per tempissimo vale a buona, o

a bonissim’ ora. Bocc. g. 7. n. 5. E quivi an-

dasse la mattina per tempo. E g. 5. n. 3. Una

mattina per tempissimo levatosi, con lei insie-

me montò a cavallo .

                                                                 Un

 

/ BEGIN PAGE 394 /

 

   Un tempo vale per qualche tempo . Bocc.

g. 10. n. I. Preso partito di volere un tempo

eßere appresso ad Anfonso Re d’ Ispagna. Pe-

trar. Felice agnello alla penosa mandra Mi

giacqui un tempo .

   Troppo , oltre al noto significato di sover-

chiamente, vale ancora molto , e questo signi-

ficato s’ incontra spessissimo ne’ buoni Autori,

e singolarmente nel Boccaccio. Nov. ant. 83.

Vi trovò tanto oro , e tanto argento strutto ,

che valse troppo più, che tutta la spesa. Bocc.

g. 2. n. 6. Egli è troppo più malvagio , ch’

egli non s’ avvisa .

   Via, vie vagliono molto . Nov. ant. 28. E‵

via più matto , e forsennato colui , che pena ,

e pensa di sapere il suo principio . Bocc. g. 3.

princ. Le quali cose, oltre agli altri piaceri,

un vie maggior piacere aggiunsero.

   Via vale talvolta orsù. Boccacc. g. 5. n. 4.

M. Lizio udendo questo, disse : via , facciale-

visi un letto tale, quale egli vi cape.

   Via via vale subito . Bocc. g. 9. n. 5. E po-

co fa si dieder la posta dessere insieme via via .

Vit. S. Margher. Via via che ella fu nata, fu

ripiena di Spirito Santo.

 

                                                          CAP.

 

/ BEGIN PAGE 395 /

 

CAP. XVI.

 

Della costruzione dell’ interjezione .

 

L’ Interjezione veramente non ha proprio

caso, ma solamente il caso richiesto dal

verbo sottinteso . Pure accenneremo con bre-

vità, quali casi sogliano alle interjezioni ag-

giugnersi .

O , OH , OI .

   Quando servono per chiamare hanno il vo-

cativo . Petrar. O aspettata in Ciel beata , e

bella Anima .

   E così ancora quando sono esclamazioni .

Boccacc. g 10. n. 3. Oh liberalità di Natan

quanto se’ tu maravigliosa !

   Nelle espressioni di contentezza , o di affli-

zione hanno l’accusativo . Petr. canz. 17. O me

beato sopra gli altri amanti. Bocc. g.7. n.2. Oimè

lassa me , dolente me , in che mal’ ora nacqui?

   Quindi nate sono le interjezioni dolenti ,

oimè sopr’ accennato, e l’ oisè del Boccaccio

g. 8. n. 6. Oisè, dolente se, che il porco gli

era stato imbolato .

   Talvolta nelle espressioni suddette di con-

tentezza , e d’ afflizione si tace l’ interjezio-

ne .  Dante Purgat. cant. 26. Beato te, che

delle nostre marche , Rincominciò colei , che pria

ne chiese , Per viver meglio esperienzia im-

                                                             bar-

 

/ BEGIN PAGE 396 /

 

barche . Boccacc. g. 3. n. 6. Io , misera me, già

sono otto anni , ti ho più , che la mia vita

amato .

   Talora , singolarmente nelle espressioni di

dolore , dopo l’ addiettivo , che accenna la

miseria , si pone la persona in dativo , per

proprietà di linguaggio. Bocc. g. 3. n. 7. La

qual morte io ho tanto pianta , quanto dolente

a me . Firenz. Lucid. Oh poverino a me, ch’ io

non sarò mai più buono a nulla.

AH, AHI .

   Queste interiezioni vagliono lo stesso, che

le sopraddette ; anzi da ahi si forma ahimè ,

che è lo stesso , che oimè . Solo ci è di par-

ticulare , che fra ahi, e me si frappone tal-

volta alcuna voce dinotante maggiore affet-

to. Bocc. g. 2. n. 5. Ahi lafla me, ch’ assai

chiaro conosco, com’ io ti sia poco cara !

DEH .

   Interiezione deprecativa , la quale perciò

suole aver dopo il vocativo. Bocc. n. 2. Deh

amico mio , perchè vuo’ tu entrare in questa

fatica ?

GUAI.

   Interiezione di minaccia, o di dolore , che

ha dopo di se il dativo . Moral. S. Gregor.

Guai al peccatore , il quale va per due vie .

Passav. f. 65. Guai a me, che mi mancò quel-

lo , che più m’ era di bisogno .

                                                             CO-

 

/ BEGIN PAGE 397 /

 

COSI‵

   Si adopera a modo d’ interiezione , e in

buona, e in cattiva parte. Petrar. son. 116.

Così cresca il bel lauro in fresca riva . E

canz. 45. E così vada, s’ è pur mio destino .

 

CAP. XVII.

 

Della costruzione della congiunzione .

 

NElla costruzione delle congiunzioni non

si tratta del caso , perchè le congiun-

zioni non ne regolano alcuno , ma si cerca ,

qual modo del verbo esiga ciascuna congiun-

zione , o pure con qual’ ordine , e corredo

debbano porsi le congiunzioni ; il che breve-

mente , e partitamente vedremo .

 

Delle congiunzioni sospensive ,

e condizionali.

 

SE . Vale caso che , posto che , dato che , o

verificata la condizione che . Può portare

all’ indicativo , e al congiuntivo , secondo che

esige la sua ipotesi . Boccacc. n. 2. Io son del

tutto , se tu vuogli , ch’ io faccia quello , di

che tu mhai cotanto pregato , disposto ad an-

darvi . E ivi n. 10. E se voi il faceste , io

sarei colui , che eletto sarei da voi.

   Talora è congiunzione dubitativa , e vale

                                                          l’ u-

 

/ BEGIN PAGE 398 /

 

1’ utrum de’ Latini . Bocc. Introd. Non so, se

a voi quello se ne parrà , che a me ne par-

rebbe .

   Purchè ha forza di se , ma porta seco un

certo che di maggiore efficacia , e ama il

soggiuntivo. Bocc. g. 3. n. 8. La medicina da

guarirlo so io troppo ben fare , purchè a voi

dea il cuore di segreto tenere ciò , che io vi

ragionerò .

   Sì veramente vale con patto , con condizio-

ne ,  e si trova e coll’ indicativo, e col sog-

giuntivo . Bocc. n. 2. Io sono disposto a farlo,

sì veramente , che io voglio in prima andare

a Roma.

   Quando si usa in senso di se , o purchè ,

e manda al soggiuntivo   Bocc. n. 3. Pensossi

costui avere da poterlo servire, quando vo-

lesse. E g. 2. n. 6. Io voglio alle tue angosce,

quando tu medesimo vogli, porre fine.

   Per tal convenente vale purchè . Bocc. g. 4.

n. 2. Io ti perdono per tal convenente, che tu

a lei vada come prima potrai .

 

Delle congiunzioni indicanti contrarietà .

 

   Ci sono alcune congiunzioni , le quali in-

dicano contrarietà , cioè accennano difficul-

tà in ordine a qualche cosa , la quale poi

da altra susseguente congiunzione vien tolta

via . Ecco le più usitate .

                                                        Quan-

 

/ BEGIN PAGE 399 /

 

   Quantunque vale quamvis , e vuole il sog-

giuntivo . Bocc. g. 8. n. 7. Tu ti se’ ben di me

vendicato , perciocchè , quantunque di Luglio

sia , mi sono io creduta questa notte assiderare .

   Benchè ama per lo più il soggiuntivo .

Dante Parad  cant. 2. Benchè nel quanto tan-

to non si stenda La vista più lontana .

   Trovasi alcuna volta coll’ indicativo . Bocc.

g. 2. n. 10. Benchè a me non parve mai, che

voi giudice foste .

   Si noti , che abbenchè , voce da alcuni usa-

ta , è barbara , non trovandosi in alcuno

Scrittore autorevole .

   Ancorchè ama parimente il soggiuntivo .

Bocc. g. 9. n. I. Alessandro , ancorchè gran

paura avesse , stette pur cheto .

   Si trova coll’ indicativo . Bocc. Teseid. 12.

E tu sacra Diana , e Citerea , Delli cui cori

il numero minore Far  mi conviene , ancor’ io

non volea .

   Comechè manda similmente al soggiuntivo,

particolarmente se egli corrisponde con non-

dimeno , pure , e altre simili particelle ; ben-

chè talora senza tali corrispondenze si ado-

peri ; non solamente come in parentesi , ma

nel principio, e nel fine del periodo ezian-

dio . Bocc. g. 4. n. 10. Ella , che medica non

era, comechè medico fosse il marito, senz’ al-

cun fallo lui credette esser morto . E ivi n. 3.

L’ ira in ferventissimo furore accende l’ anima

                                                                 no-

 

/ BEGIN PAGE 400 /

 

nostra ; e comechè questo sovente negli uomi-

ni avvenga, nondimeno già con maggior dan-

ni s’ è nelle donne veduto .

   Si trova pure talvolta coll’ indicativo .

Bocc. g. 2. n. 8. La sanità del vostro figliuolo

nelle mani della Giannetta dimora , la quale

il giovane focosamente ama , comechè ella non

se ne accorge per quello , ch’ io vegga .

   Contuttochè ama il soggiuntivo, ma riceve

talvolta l’indicativo. Bocc. g 7. n 8. Era Arri-

guccio, contuttochè fosse mercatante , un fie-

ro uomo , ed un forte . Gio. Vill. Si ricominciò

la guerra contro agli Aretini, contuttochè nel

segreto tuttora rimasono gli Aretini in trat-

tato d’ accordo co’ Fiorentini .

   Avvegnachè vuole il soggiuntivo, ma pur

talvolta riceve l’ indicativo . Bocc. g. 9. n 3.

Darele tante busse , ch’ io la romperei tutta ,

avvegnachè egli mi stea molto bene. E g. 8.

n. 7. I lavoratori erano tutti partiti da’ cam-

pi per lo caldo , avvegnachè quel dì niuno ivi

appresso era andato a lavorare .

   Se si trova usato in senso di benchè. Bocc.

g. 4. n. 8. Si dispose , se morir ne dovesse, di

parlarle esso stesso.

          

                                                         CON-

 

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CONGIUNZIONI , CHE TOLGONO

LA CONTRARIETA‵ .

 

SOno nondimeno , contuttociò , tuttavia , tut-

tavolta , pure , e simili , le quali corri-

spondono alle congiunzioni di contrarietà so-

praddette ; e quando non le hanno innanzi,

hanno però alcuna cosa contraria , di cui

tolgono la contrarietà. Bocc. g. 2. n. 2. Anzi

con gli altri insieme gridavano , che ’l fosse

morto, avendo nondimeno pensiero tuttavia

come trarre il poteßero delle mani del popolo.

Ecco coloro pensavano di liberar Martelli-

no , a che è contrario il domandar la sua

morte , e questo contrario è tolto dalla con-

giunzione nondimeno , la quale accenna ciò

non ostare alla vera intenzione di liberarlo.

 

DELLE CONGIUNZIONI

DI CAGIONE.

 

SOno quelle , che accennano cagione, e le

più frequenti sono =

   Acciocchè dinota cagion finale , e vuole il

soggiuntivo . Bocc. g. 2. n. 2. E perciò, accioc-

chè egli niuna sospezion prendesse , come uomini

modesti, e di buona condizione , pure di oneste

cose, e di lealtà andavano con lui favellando.

   Talora fra la particella acciò, e la che si

                            C c                     frap-

 

/ BEGIN PAGE 402 /

 

frappone alcuna parola. Passav. f. 74. Acciò

dunque , che per ignoranza non si scusino &c.

   Acciò per acciocchè assai usato volgarmen-

te, non è di troppo buona lega , benchè si

trovi talvolta anche negli autori del buon

secolo .

   Affinchè lo stesso che acciocchè . Gio. Vill.

Lasciò in guato fuori di Messina con due capi-

tani duemila cavalieri , affinchè levata l’oste,

se que’ di Messina uscisson fuori , uscissono lo-

ro addosso .

   Perchè si usa talora per acciocchè . Bocc.

g. 9. n. 9. Lo ’ncominciò a battere, perchè ’l

passasse .

   Che talvolta si adopera per acciocchè . Boc-

caccio g. 2. n. 2. Cominciò a riguardare , se

d’ attorno alcuno ricetto si vedesse , dove la

notte potesse stare , che non si morisse di

freddo .

   Le congiunzioni dinotanti le altre cagioni

non mandano determinatamente ad alcun mo-

do del Verbo , e perciò noteremo solo , e

con brevità, il loro uso.

   Perchè è particella interrogativa, e vale:

per qual cagione ? E si adopera nello stesso

senso in risposta. Dante Purg. 5. Deh perchè

vai ? Deh perchè non t’ arresti ? Bocc. g. 3.

n. 8. E perchè cagione ? disse Ferondo. Diße

il monaco : perchè tu fosti geloso .

   Si usa ancora senza interrogazione. Bocc.

                                                          g. 10.

 

 / BEGIN PAGE 403 /

 

g. 10. n. 3. Chi egli era, e perchè venuto , e

da che moßo interamente gli discoperse .

   Ci sono congiunzioni , le quali per entro

il periodo indicano la ragione del detto avan-

ti , e sono perciò , per questo , perchè , però ,

posciachè, e simili. Altre si usano il più nel

principio del periodo, come imperciocchè ,

imperocchè , conciossiacosachè , per la qual co-

sa , e simili , che servono a render ragione

delle cose antecedentemente dette . Non oc-

corre parlare con maggior particularità di

queste congiunzioni, perchè non esigono mo-

do determinato di Verbo. Solamente è da

dire alcuna cosa di conciossiacosachè , concios-

siachè , conciofossechè , e conciofossecosachè .

Questi due ultimi , siccome includono il sog-

giuntivo , così vi mandano ancora . Passav.

f. 213. Conciofossecosach’ egli non avesse in se

altra bontà , per la quale potesse farsi nome .

Le altre precedenti congiunzioni talvolta han-

no l’ indicativo, talvolta il soggiuntivo . Pas-

sav. f. 96. Conciossiacosachè molti sono , che

lascerieno innanzi la confessione, che si confes-

sassero da’ proprj preti. E f. 146. Conciossia-

cosa adunque che l’ uomo sia tenuto di confes-

sare i peccati dubbj.

 

 

                               C c2                     DEL-

 

/ BEGIN PAGE 404 /

 

DELLE CONGIUNZIONI

AVVERSATIVE.

 

SOno quelle , che accennano contrarietà ,

correzione, o limitazione delle cose det-

te . Ecco le più frequenti .

   Ma . Boccacc. Introd. Ma non voglio per-

ciò , che questo di più avanti leggere vi spa-

venti .

   Corregge talvolta , e vale anzi . Gio. Vill.

Nota, lettore , che le più volte , ma quasi sem-

pre avviene a chi si fa signore d’ aver sì fat-

ta uscita .

   Ma che ? vale il sed quid ? de’ Latini . Boc-

caccio g. 8. n. 10. Ma che ? fatto è , vuolsi ve-

dere altro .

   Se non che vale nisi . Petrar. canz. 18. Luci

beate , e liete, Se non che ’l veder voi stes-

se v’è tolto .

   Pure . Boccaccio g. 4. n. 6. E comechè questo

a’ suoi niuna consolazion sia , pure a me , nel-

le cui braccia egli è morto , sarà un piacere .

E lo stesso senso, o poco diverso , hanno le

congiunzioni sopra notate , che tolgono la

contrarietà .

   Anzi . Bocc. g. 2. n. I. Non ardivano ad

ajutarlo, anzi cogli altri insieme gridavano ,

che ’l fosse morto .

   Dove, laddove si usano avversativamente .

                                                          Bocc.

 

/ BEGIN PAGE 405 /

 

Bocc. n. 2. Ritornasse alla verità Cristiana , la

quale egli potea vedere prosperare , ed aumen-

tarsi ; dove la sua in contrario diminuirsi , e

venire al niente poteva discernere . E n. I. Per

Ser Ciappelletto era conosciuto per tutto ; lad-

dove pochi per Ser Ciapperello il conoscieno .

 

DELLE CONGIUNZIONI COPULATIVE ,

E DISGIUNTIVE.

 

LE copulative sono quelle , che insieme

congiungono le parti del discorso .

   E copula , la quale talvolta per fuggire

l’ incontro delle vocali riceve il d . Boccacc.

Proem. Essendo acceso stato d’ altissimo, e nobi-

le amore . E g. 8. n. 3. Ed ivi presso correva un

fiumicel di vernaccia .

   Si replica leggiadramente la copula a cia-

scuna delle parole , che sono da essa con-

giunte . Petrar. son. 239. L’ acque parlan d’amo-

re , e l’ ora , e i rami , E gli augelletti , e i

pesci , e i fiori , e l’ erba .

   Talvolta a tutte si tace . Petrar. son. 262.

Fior , frondi , erbe , ombre , antri , onde , au-

re soavi , Valli chiuse, alti colli, e piagge

apriche .

   Anche , e in verso anco , ancora , di più ,

parimente, eziandio, altresì sono congiunzioni

copulative, che accennano continuazione .

Bocc. g. 2. n. 10. Anche dite voi , che voi vi

                               C c 3                      sfor-

 

/ BEGIN PAGE 406 /

 

sforzerete, e di che ? Petrar. Di quanto per

amor giammai soffersi, Ed aggio a soffrire an-

co . Bocc. g. I. n. 10. Acciocchè , come per no-

biltà d’ animo dall’ altre divise sete , ancora

per eccellenza di costumi separate dall’ altro

vi dimostriate . E n. ult. Egli m’ ha comanda-

to , ch’ io prenda questa vostra figliuola, e che

io ; e non disse di più . E g. 3. n. 7. Trovò che

l’ aspettava , parimente disiderosa di udir buo-

ne novelle del marito . E n. ult. E come don-

na , la quale eziandio negli stracci pareva ,

nella sala la rimenarono . Gio. Vill. La detta

Città d’ Aurelia fu altresì distrutta per lo det-

to Totile .

   Le congiunzioni disgiuntive  sono quelle,

che disgiungono nel senso le parti del par-

lare .

   O . Bocc. g. 6. n. 2. Io non so da me mede-

sima vedere , chi più in questo si pecchi ; o la

natura apparecchiando ad una nobile anima un

vil corpo ; o la fortuna apparecchiando ad un

corpo dotato d’ anima nobile vil mestiero .

   Ovvero lo stesso , che o . Gio. Vill. Nem-

brotte il gigante fu il primo Re , ovvero ret-

tore , o ragunatore di congregazione di genti .

E lo stesso significano o pure , o veramente ,

e simili .

   di sua natura è negativa , ma è tal-

volta puramente disgiuntiva , come o . Bocc.

g. 5. n. 6. Nè oltre a due piccole miglia si di-

                                                              lun-

 

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lungarono da essa. E g. 10. n 8. Io non cercai,

con ingegno , nè con fraude d’ imporre al-

cuna macola all’ onestà, e alla chiarezza del

vostro sangue . Petrar. canz. 40. Anzi la vo-

ce al mio nome rischiari , Se gli occhi suoi ti

fur dolci , nè cari .

 

DELLE CONGIUNZIONI

AGGIUNTIVE .

 

SOno quelle, che accennano aggiugnimen-

to alle cose dette , come anzi , di più ,

inoltre , oltracciò , oltrechè, appresso, ancora ,

altresì , di vantaggio , e simili , nell’ uso del-

le quali non solendo occorrere varietà nota-

bile , basterà averle accennate .

 

DELLE CONGIUNZIONI ELETTIVE.

 

QUelle sono, che accennano elezione di

una cosa , e sono le seguenti .

   Anzi . Bocc. g. 9. n. 10. Io , il quale

sento anzi dello scemo , che no, più vi debbo

esser caro .

   Più tosto , più presto . Boccaccio Laber. Già

tanto s’ era il mal radicato , che più tosto so-

stenere , che medicar si potea . Guicciardin.

Stor. lib. I. f. 60. Sarei stato Re più presto simi-

le ad Alfonso vecchio mio proavo , che a Fer-

dinando.

                            Cc 4                                 Pri-

 

/ BEGIN PAGE 408 /

 

   Prima , e pria si usano in vece di piutto-

sto . Petrar. Ma pria fia ’l verno la stagion

de’ fiori, Ch’ amor fiorisca in quella nobil’ al-

ma .

   Meglio si usa per più tosto . Gio. Vill. Pic-

coletto di persona , e brutto , e barbucino , pa-

rea meglio Greco, che Francesco.

 

DELLE CONGIUNZIONI

ILLATIVE .

 

SOno quelle , che accennano illazione di

una cosa dall’ altra, come le seguenti .

   Adunque , dunque . Bocc. g. 3 n. 8. Adun-

que, disse la donna , debbo io rimaner Vedo-

va ? E g. 2. n. 2. Va , dunque , disse la don-

na , e chiamalo .

   Ecco vale talvolta adunque . Petrar. cap. 11.

Ecco s’ un’ uom famoso in terra visse , E di

sua fama per morir non esce , Che sarà della

legge , che ’l ciel fisse ?

   Onde . Petrar. La gola , e ’l sonno , e l’ ozio-

se piume  Hanno dal mondo ogni virtù sban-

dita , Ond’ è dal corso suo quasi smarrita

Nostra natura vinta dal costume .

   Quindi . Albertan. Savj pochi si trovano ,

onde ne’ partiti , che si fanno ne’ consigli, sem=

pre perdono , e quindi è , che ne’ partiti , che

si soglion fare ne’ consigli delle città , i consi-

gli seguiscono malo effetto.

                                                               Per-

 

/ BEGIN PAGE 409 /

 

   Pertanto . Pecor. g. 3. n. I. Jeri , messere ,

toccò a me l’ andare pensoso , oggi pare, che

tocchi a voi , e pertanto io non voglio , che

pensiate più sopra questo fatto .

   Ora si usa talora per adunque. Dante Inf.

cant. 2. Tu m’ hai con desiderio il cor disposto

Sì al venir con le parole tue , Ch’ i’ son tor-

nato nel primo proposto : Or va , ch’ un sol vo-

ler è d’ amendue .

   In somma è congiunzione conclusiva . Dan-

te Inf. cant. 15. In somma sappi , che tutti fur

cherci , E letterati grandi .

 

DI VARIE ALTRE CONGIUNZIONI.

 

CIoè congiunzione dichiarativa delle co-

se precedenti. Bocc. g. 4. n. 3. E loro ,

che di queste cose niente ancor sapevano, cioè

della partita di Folco, e della Ninetta , co-

strinse a confeßare .

   Cioè a dire vale lo stesso . Passav. f. 120.

La sesta condizione , che dee avere la confes-

sione , si è frequens ; cioè a dire, che si fac-

cia speßo .

   Così vale talvolta adunque . Bocc. g. I. n. 10.

Il maestro ringraziò la donna , e ridendo , e

con festa da lei preso commiato , si partì . Co-

la donna, non guardando cui motteggiasse ,

credendosi vincere , fu vinta .

   Che ha varj usi . Si adopera in vece d’ il

                                                          che,

 

/ BEGIN PAGE 410 /

 

che , ordinariamente nel far parentesi . Bocc.

Introd. L’ un fratello l’ altro abbandonava , e

( che maggior cosa è ) i padri , e le madri i

figliuoli .

   E‵ interrogativo tacito , o espresso , e su-

stantivo, e addiettivo , e anche con casi , co-

me da’ seguenti esempj. Boccaccio g. 3. n. 6.

Che ha colei più di me ? g. 2. n. 2. E del buo-

no uomo domandò, che ne fosse . Passav. f. 69.

A che sarebbono date le chiavi a S. Piero ?

Bocc. g. 8. n. 7. E da che Diavol se’ tu più ,

che qualunque altra dolorosetta fante ? E n. I.

Che uomo è costui?

   Che frequentemente vale l’ ut , e ’l quod

de’ Latini . Bocc. g. 7. n. 9. Voglio, ch’ ella mi

mandi una ciocchetta della barba di Nicostrato.

   Nel senso predetto che manda al soggiun-

tivo , ma pur si trova ancora coll’ indicati-

vo. Passav. f. 92. Il peccatore così accommia-

tato , ne va scornato, e non contento . E puote

intervenire , che per lo sdegno si dispera , e

non va a confessarsi ad altro confessore .

   Talvolta si tralascia , singolarmente met-

tendo in sua vece un non. Bocc. g. I. n. 10.

Questa ultima novella voglio ve ne renda am-

maestrate . E n. I. Dubitavan forte, non Ser

Ciappelletto gl’ ingannasse .

   Talora vale se non. Bocc. g. 9. n. 6. Non

aveva l’ oste , che una cameretta assai piccola .

   Vale ancora talvolta parte , tra. Boccacc.

                                                         g. 2.

 

/ BEGIN PAGE 411 /

 

g. 2. n. 9. Donolle , che in gioje , e che in va-

sellamenti d’oro , e d’ ariento , e che in da-

nari quello , che valse meglio d’ altre decimi-

la dobbre .

   E in vece di perchè interrogativo . Bocc.

g. 3. n. 6. Che non rispondi, reo uomo ? Che

non dì qualche cosa ?

   E in vece d’ imperocchè . Bocc. n. I. Dillo

sicuramente , ch’ io ti prometto di pregare Id-

dio per te .

   E in vece di finchè . Bocc. g. 9. n. 8. E non

riposò mai , ch’ egli ebbe trovato Biondello .

   In principio di clausula imprecativa vale

utinam . Bocc. g. 8. n. 3. Che maladetta sia

l’ ora , ch’ io prima la vidi .

   Come vale in che maniera . Bocc. g. 3. n. 9.

Quello , che i maggiori medici del mondo non

hanno potuto, nè saputo, una giovane femmi-

na come il potrebbe sapere ?

   Come ? E come? vale il quid de’ Latini. Bocc.

g. 4. n. 9. Come ? che cosa è questa , che voi

m’ avete fatta mangiare ? E g. 2. n. 6. E co-

me ? disse il prigioniero, che monta a te quel-

lo, che i grandissimi Re si facciano ?

   E in vece di perchè interrogativo . Bocc.

g. 8. n. 4. Il quando potrebbe essere quando più

vi piacesse , ma io non so pensar il dove . Dis-

se il Proposto : come no? o in casa vostra . E

ivi n. 7. Come nol chiami tu , che ti venga

ad ajutare .

                                                       E per

 

/ BEGIN PAGE 412 /

 

   E per quanto. Bocc. g. 3. n. I. Deh come

ben facesti a venirtene !

   E per poichè . Bocc. g. 2. n. 10. Come a se-

dere si furon posti , cominciò M. Ricciardo a dire .

   E per qualmente . Bocc. g. 8. n. 6. Tu sai,

Buffalmacco, come Calandrino è avaro , e co-

me egli bee volentieri, quando altri paga .

   Talvolta contiene in se la forza del rela-

tivo. Bocc. g. I. n. 4. Io voglio andare a tro-

var modo , come tu esca di qua entro .

 

CAP. XVIII.

 

Della costruzione figurata .

 

RIcchissima è di modi figurati la lingua ,

Toscana , e perciò non essendo facile

il ridurli sotto un solo capitolo , senza farne

un lungo , e rincrescevol catalogo , gli ho

sparsi per entro l’ opera nelle appendici, se-

condo che esigeva la lor costruzione, riser-

bando a questo capitolo il dar l’ idea delle

figure gramaticali . Così ne verranno, se io

non mi lusingo, due acconci : e che i gio-

vani potranno imparare con qualche metodo

le Toscane eleganze : e che colla dottrina

di questo capitolo ne prenderanno , per così

dire , il filo, e conosceranno agevolmente ,

a qual figura ciascun modo appartenga .

   Or cinque sono le figure gramaticali , che

sono più in uso, cioè l’ellissi , per cui si

                                                      tra-

 

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tralascia qualche parte dell’orazione ; il pleo-

nasmo , per cui si mette nell’ orazione al-

cuna parola , che potrebbe dirsi superflua ;

la sillessi , per cui le parti dell’ orazione di-

scordano l’ una dall’ altra ; l’ ennallage , per

cui si mette una parte dell’ orazione in ve-

ce di un’ altra, che naturalmente v’ andreb-

be ; e l’ iperbato, per cui vien turbato l’ or-

dine naturale delle parti dell’ orazione . E

benchè tali modi sembrino errori contro le

leggi gramaticali, sono però errori fatti con

ragione, come dice Benedetto Fiorentino nel

principio dell’ egregia sua Opera della costru-

zione irregolare. Or questa ragione si è, o

la maggior brevità del parlare, o un certo

non so che di vaghezza, e di grazia , che

hanno alcuni modi di favellare fuori delle

regole più comuni. E di queste veneri, come

le chiamavano i Latini, o sieno maniere di-

sinvolte di parlare, abbondano gli scrittori

del buon secolo della nostra lingua, cogli

esempj de’ quali confermeremo quanto da noi

dovrà dirsi intorno alla costruzione irregolare

toscana.

 

DELLA ELLISSI .

 

USitatissima presso i nostri antichi maestri ,

e anche nel parlar famigliare Toscano

si è la figura ellisi , per la quale con va-

ghezza , e senza oscurità, si tace, or l’ una

                                                          or

 

/ BEGIN PAGE 414 /

 

or l’ altra delle parti dell’ orazione, come

brevemente vedremo .

   Ellissi del nome sustantivo . E' frequentissi-

ma , ed eccone alquanti esempj . Boccacc.

g. 2. n. 5. Niuno male si fece nella caduta ,

quantunque alquanto cadesse da alto . Cioè

luogo . E g. 4. n. 2. Io ci tornerò, e darottene

tante , ch’ io ti farò tristo per tutto il tempo,

che tu ci viverai. Cioè buße . E quella usa-

tissima, di levarsi , tacendo del letto . Bocc.

g. 5. n. 4. Sopravvenne il giorno, e M. Lizio

si levò. E altre senza fine : ma non posso

tacerne una di Fra Giordano portata dal Vo-

cab. alla voce Assocciare , che dice : Assoccia-

no il bestiame con guadagno usurajo, ed il po-

vero soccio ne va per la mala . Cioè via .

   Ellissi del nome addiettivo . Gli addiettivi

buono , abile , capace , e simili si sopprimono

con vaghezza . Bocc. g. 6. n. 2. E sempre poi

per da molto l’ ebbe , e per amico . E g. 2. n. 3.

Fu da tanto , e tanto seppe fare , ch’ egli pa-

cificò il figliuolo col padre . E g. 6. n. 10. Non

sospicò , che ciò Guccio Balena gli avesse fat-

to , perciocchè nol conosceva da tanto .

   Quanto al segnacaso , e all’ articolo già

abbiamo detto quando si tacciano dove trat-

tammo della loro particolar costruzione .

   Si trova talvolta l’ ellissi del sustantivo ,

e di ogni particella , che possa ad esso rife-

rirsi , come in quel luogo del Bocc. g. 5. n. 9.

                                                                Il

 

/ BEGIN PAGE 415 /

 

Il garzoncello infermò , di che la madre dolo-

rosa molto , come colei , che più non avea , e

lui amava quanto più si poteva , tutto ’l dì

standogli dintorno , non ristava di confortarlo .

Vuol dire , che colei non aveva altri figliuo-

li , oltre a quello , e perciò v’ è l’ ellissi , e

del nome figliuoli , e insieme di qualunque

altra parte, che si riferisca a’ figliuoli.

   Ellissi del Verbo finito . Bocc. Introd. Il che

se dagli occhi di molti , e da’ miei non fosse

stato veduto , appena ch’ io ardissi di crederlo,

non che di scriverlo. Qui manca il Verbo su-

stantivo, e il senso è: appena è, ch’ io ar-

dissi &c. E g. 8. n. 6. Maraviglia, che se’ sta-

to una volta savio . Cioè : maraviglia è. Ma

sopra tutti è vaghissimo il luogo del Passa-

vanti f. 48., dove l’Albergatore di Malman-

tile domandato da S. Ambrogio di sua con-

dizione, risponde così : io ricco , io sano , io

bella donna , aßai figliuoli , grande famiglia :

nè ingiuria , onta , o danno ricevetti mai da

persona : riverito , onorato , careggiato da tutta

gente : io non seppi mai che male si foße , o

tristizia ; ma sempre lieto, e contento sono vi-

vuto , e vivo .

   Ellissi del verbo infinito. Bocc. g. 7. n. 5. E

quivi spesse volte insieme si favellavano, ma

più avanti per la solenne guardia del geloso

non si poteva. Supplisci fare . E g. 10. n. 9.

Con poche parole rispose, impossibil, che mai i

                                                                   suoi

 

/ BEGIN PAGE 416 /

 

suoi beneficj, e il suo valore di mente gli uscis-

sero . Cioè impossibilessere . E a questo capo

si riduce quel modo toscano, che altrove

abbiamo addotto , cioè andar per una perso-

na , o cosa, perchè v’ è ellissi dell’ infinito,

e vuol dire andare a chiamarla , o prenderla.

   Ellissi del participio. Bocc. g. 9. n. I. O se

essi mi cacciasser gli occhi , o mi traessero i

denti, o mozzassermi le mani, o facessermi al-

cuno altro così fatto giuoco, a che sare’ io ?

Supplisci ridotto, o simile.

   Ellisse della preposizione . E' molto frequen-

te negli Autori Latini , ma non egualmente

ne’ Toscani ; ma pure non ne mancano esem-

pj . E prima gli infiniti mangiare, bere, bec-

care retti dal verbo dare sempre, o quasi

sempre lasciano la preposizione da , purchè

sieguano al verbo dare immediatamente , o

almen non vi sia avverbio di mezzo . Bocc.

g. 2. n. 9. Al quale il Soldano avendo alcuna

volta dato mangiare , e veduti i costumi di

Sicurano , che sempre a servir l’ andava , e

piaciutigli, al Catalano il dimandò. E ivi n. 7.

Ordinò con colui , che a lei serviva , che di

varj vini mescolati le desse bere, il che colui

ottimamente fece . E g. 6. n. 2. S’ avvisò, che

gran cortesia sarebbe il dar lor bere del suo

buon vin bianco. E g. 9. n. 6. Nel pian di Mu-

gnone fu un buon’ uomo, il quale a’ viandanti

dava pe’ lor danari mangiare, e bere. E g. 3.

                                                              n. I.

 

/ BEGIN PAGE 417 /

 

n. I. Lusingalo , fagli vezzi , dagli ben da

mangiare . E g. 5. n. 10. Pareva pur Santa

Verdiana , che dà beccare alle serpi .

   Parimente vostra mercè , sua mercè, e al-

tri sì fatti modi altrove accennati , conten-

gono l’ ellissi della preposizione per .

   Può dirsi ancora , esservi l’ ellissi della pre-

posizione per , qualunque volta si usa che in

vece di perchè . Bocc. g. 9. n 10. Che non ti

fa’ tu insegnare quello incantesimo ?

   Similmente si usa che in vece di nel qua-

le . Bocc. g. 10. p. 9. M. Torello in quell’ abi-

to , che era , con lo Abate se n’ andò alla casa

del novello sposo .

   Ellissi dell’ avverbio . Sì usa ne’ relativi ,

tacendo uno degli avverbj di corrisponden-

za . Dante Inf. cant. 2. Al Mondo non fur mai

persone ratte A far lor pro , ed a fuggir lor

danno, Com’ io dopo cotai parole fatte . Cioè

talmente ratte . Bocc. Introd. Ora foßero essi

pur già disposti a venire, che veramente, co-

me Pampinea diße, potremmo dire la fortuna

eßere alla nostra andata favoreggiante . Man-

ca nel principio l’ avverbio così , e dovrebbe

dire : così fossero essi &c.

   Può essere ancora ellissi di uno avverbio

in quel modo di dire usato dal Boccaccio

per asserire una cosa molto notabile , cioè :

io dico , ed è modo tolto da’ Franzesi , o da’

Provenzali. Bocc. g. 8. n. 2. Guarda che di

                              D d                   cosa,

 

/ BEGIN PAGE 418 /

 

cosa, che voglia mai, io dico s’ e’ volesse l’a-

sin nostro , non che altro , non gli sia detto di

no . E ivi n. 9. E’ vi sono tutte le Reine del

mondo ; io dico infino alla Schinchimurra del

Presto Giovanni .

   Ellissi dell’ interiezione . Di questa abbiamo

parlato di sopra , dove trattammo delle in-

teriezioni, e portammo esempj di : misero me,

lasso me, beato lui, e simili modi, ne’ quali

si tace l’interiezione.

   Ellissi della congiunzione . Si usa di rado .

In verso si tace la copula e, e alcuna volta

l’ avversativa ma . Petrar. son. 201. Real na-

tura , angelico intelletto , Chiar’ alma , pronta

vista , occhio cerviero , Providenza veloce ,

alto pensiero, E veramente degno di quel pet-

to . Dante Paradis. cant. 4. Ma or ti s’ attra-

versa un’ altro passo Dinanzi agli occhi tal ,

che per te stesso Non n’ usciresti , pria saresti

lasso . Supplisci : ma pria saresti &c.

   La congiunzione che si tralascia , come di-

cemmo , mettendo in sua vece , non senza

vaghezza , la particella non , e ciò si fa sin-

golarmente ne’ dubbj. Bocc. g. 2. n. 7. Teme-

va forte , non sopra lei l’ ira si volgesse de’

parenti . E ivi n. 9. Suspicò , non costui in al-

cuno atto l’ avesse raffigurato .

   Ellisi del pronome : Io, e tu si possono li-

beramente lasciare , perchè si rinchiudono

chiaramente nel verbo . Altri pronomi anco-

                                                           ra si

 

/ BEGIN PAGE 419 /

 

ra si tacciono, ma con giudicio, e sobrietà .

Dante Purg. cant. 15. Disse : che hai , che non

ti puoi tenere ? Ma se’ venuto più , che mez-

za lega Velando gli occhi , e con le gambe av-

volte , A guisa di cui vino , o sonno piega ?

Cioè : a guisa di colui , cui vino &c. Bocc.

g. 10. n. 9. Sperando, che, quando che sia , di

ciò merito ci debba seguire . Cioè quando che

ciò sia .

   Ellissi della copula , la quale si tralascia

talvolta fra gli addiettivi continuati . Bocc.

g. 2. n. 9. Io sono la misera sventurata Zinevra .

   E nella Concl. Continua fraternal dimesti-

canza mi ci è paruto vedere , e sentire .

 

DEL PLEONASMO .

 

FRequentissima è nella nostra lingua que-

sta figura , alla quale appartengono i ri-

pieni , de’ quali abbiamo già copiosamente

trattato. Aggiugneremo qui alcuni altri mo-

di di questa figura praticati dagli Autori del

buon secolo .

   Il replicare senza necessità i pronomi è as-

sai frequente ne’ buoni Autori . Bocc. g. 10.

n. 3. Comechè ogni altro uomo molto di lui si

lodi , io me ne poßo poco lodare io . E g. 6.

nel princ. Vatti con Dio ; credi tu saper più

di me tu , che non hai ancora rasciutti gli oc-

chi ? E g. 3. n. I. Elle non sanno delle sette

                           D d  2                   volte

 

/ BEGIN PAGE 420 /

 

volte le sei quello , ch’ elle si vogliono elleno

stesse .

   Si replica la preposizione con , ponendola

innanzi a meco , teco, seco. Bocc. g. 3. n. 8.

Farete pure , che domane , o l’ altro dì egli

qua con meco se ne venga a dimorare . E

g. 8. n. 10. Spero d’ avere assai buon tempo con

teco . Ninf. Fiesol. La qual , mentre che tu

starai con seco , Sempre come figliuola le sarai .

   E‵ frequente presso i Toscani il pleonasmo

nell’ aggiugnere qualche verbo non punto ne-

cessario al sentimento, ma per proprietà di

linguaggio . Ecco i più usitati .

   Dovere . Bocc. g. I. n. 2. Richiese i cherici

di là entro , che ad Abraam dovessero dare il

battesimo . Cioè dessero . E g. 2. n. 5. S’ avvi-

so , questa donna dovere essere di lui inna-

morata . Cioè essere .

   Venire cogl’ infiniti, co’ gerundj , e co’ par-

ticipj . Boccacc. n. ult. Il che quando venni a

prender moglie , gran paura ebbi , che non m’in-

tervenisse . E g. 8. n. 5. Tutto il venne consi-

derando . E g. I. n. 6. Gli venne trovato un

buono uomo . Cioè presi, considerò, trovò.

   Andare co’ gerundj d’ altri verbi. Bocc.

Introd. A me medesimo incresce andarmi tanto

tra tante miserie ravvolgendo. E ivi. Van-

no fuggendo quello, che noi cerchiamo di fug-

gire .

 

                                               DEL-

 

/ BEGIN PAGE 421 /

 

DELLA SILLESSI .

 

QUesta non è molto in uso , ma pur si

trova ne’ buoni Autori , e ne abbia-

mo addotti gli esempj nel cap. I. di

questo libro , dove trattammo della concor-

danza delle parti dell’ orazione .

 

DELL’ ENALLAGE .

 

QUesta figura è frequentissima nella no-

stra lingua , di cui è proprietà porre

in certi casi una parte dell’ orazione

per l’altra .

   L’ infinito in vece del verbale alla Latina ,

come vivere per vita. Bocc. g. 8. n. 9. E da

questo viene il nostro viver lieto, che voi ve-

dete .

   L’ addiettivo in vece dell’ avverbio. Bocc.

n. 2. Ora tutto aperto ti dico , che io per niu-

na cosa lascerei di Cristian farmi. Cioè aper-

tamente. E g. 2. n. 5. Ahi lassa me , che assai

chiaro conosco , come io ti sia poco cara. E Pe-

trar. son. 126. Chi non sa come dolce ella

sospira , E come dolce parla , e dolce ride .

Cioè dolcemente .

   Il participio per l’ infinito . Bocc. g. 2. n. 5

Fece venire sue lettere contraffatte da Roma ,

e fece veduto a’ suoi sudditi , il Papa per

                             D d 3               quelle

 

/ BEGIN PAGE 422 /

 

quelle aver seco dispensato di poter torre al-

tra moglie . Cioè fece vedere .

   Il preterito determinato in vece dell’ inde-

terminato dell’ indicativo . Nov. ant. 35. Io an-

dava per grande bisogno in servigio della mia

donna , e il Re fu giunto , e diße : Cavalie-

re , a qual donna se’ tu ? Cioè giunse . Bocc.

g. 2. n. 5. Alzata alquanto la lanterna , eb-

ber veduto il cattivel di Andreuccio . Cioè

veddero . Buonarroti cical. I. Avvisandomi ,

qualche scompiglio nel vicinato esser dovuto

succedere , alla finestra affacciatomi ebbi ve-

duto due , che &c. Cioè veddi.

   Il congiuntivo per l’ indicativo . Bocc. g. 6.

in princ. Vedi bestia d’ uomo, che ardisce, do-

ve io sia , a parlare prima di me. Cioè sono ,

perchè Tindaro voleva rispondere allora alla

Reina , presente la Licisca, che parlava .

   Il preterito in vece del presente dell’ indi-

cativo . Bocc g. 7. n. 7. Anichino gittò un gran-

dissimo sospiro . La donna guardatolo disse: che

avesti Anichino ? Duolti così , che io ti vinco ?

Cioè che hai ? E g. 7. n. 9. Or che avesti, che

fai cotal viso. Lo stesso .

   L’ imperfetto per lo trapassato del sog-

giuntivo , maniera usata molto dagli antichi .

Nov. ant. 94. Alzò questi la spada , e fedito

l’ avrebbe, se non fosse uno , che stava ritto

innanzi , che lo tenne per lo braccio . Cioè non

fosse stato. E g. 8. n. 7. E se non fosse , ch’

                                                          egli

 

/ BEGIN PAGE 423 /

 

egli era giovane , e sopravveniva il caldo ,

egli avrebbe avuto troppe da sostenere . Cioè

non fosse stato .

   L’ imperfetto per l’ indeterminato dell’ ot-

tativo . Bocc. n. I. Egli sono state assai volte

il dì, che io vorrei più tosto essere stato mor-

to , che vivo , veggendo i giovani andare die-

tro alla vanità . Cioè avrei voluto .

   Un verbo per uno avverbio . Bocc. g. 8. n. 9.

Sie pur infermo , se tu sai , che mai di mio

mestiere non ti torrò un denajo . Cioè quan-

tumlibet .

   Un verbo per una interiezione . Bocc. g. 9.

n. 10. Se m’ ajuti Iddio , tu se’ povero , ma

egli sarebbe mercè , che tu fossi molto più . E

g. 5. n. 10. Se Dio mi salvi , di così fatte

femmine non si vorrebbe aver misericordia .

Questi modi hanno forza d’ interiezione di

notante passione .

   Simile è la frase : Iddio il dica per me ,

equivalente ad interiezione ammirativa , o

esaggerativa . Bocc. g. 2. n. 10. Come egli mi

conci , Iddio vel dica per me. E g. 7. n. I. Una

di quelle Romite , ch’ è pur , Gianni mio , la

più santa cosa, che Iddio tel dica per me.

   Possono in qualche senso appartenere all’

enallage i verbi , i quali da’ Toscani ele-

gantemente si adoperano in vece de’ verbi

proprj , benchè in ciò spesso intervenga fi-

gura non gramaticale . Non pochi ne abbia-

                                D d 4                     mo

 

/ BEGIN PAGE 424 /

 

mo addotti nelle appendici agli ordini de’

verbi ; ne addurremo qui alcuni altri a be-

nefizio degli studiosi .

   Avere per riputare . Bocc. n. I. Gli diede

la sua benedizione , avendolo per santissimo

uomo .

   Avere per ritenere . Bocc. g. 2. n. 4. Disse

alla buona femmina , che più di cassa non ave-

va bisogno, ma che, se le piacesse , un sacco

gli donaße, e avessesi quella.

   Avere per intendere , o sapere. Bocc. g. 4.

n. 9. Donna, io ho avuto da lui, ch’ egli non

ci può eßere di qui domane . Gio. Vill. Per

lettere di nostri Cittadini degni di fede , ch’ e-

rano in que’ paesi , s’ ebbe , come a Sibastia

piovveno grandissima quantità di vermini.

   Avere per procacciare . Nov. ant. 54. Che

ordinò questa gentildonna ? Ebbe uno cavallo ,

e da’ suo’ fanti il fece vivo scorticare .

   Fare per proccurare. Bocc. g. 4. in princ.

Deh se vi cal di me, fate, che noi ce ne me-

niamo una colassù di queste papere .

   Fare si usa in luogo di verbo precedente

nel discorso, e che altri non vuol replicare,

e ha la forza del medesimo verbo . Bocc.

g. 2. n. 6. Così lei poppavano, come la madre

avrebber fatto. Cioè avrebber poppato . E g. 4.

n. 8. Tu diventerai molto migliore, e più co-

stumato , e più da bene là , che qui non fare-

sti. Cioè diventeresti. E g. 6. n. 8. Per certo

                                                       M. Ge-

 

/ BEGIN PAGE 425 /

 

M. Geri mi manda pure a te . Al qual Cisti

rispose : per certo , figliuol, non fa. Cioè non

ti manda a me .

   Farsi per isporgersi , o affacciarsi . Bocc.

g. 2. n. 4. Fattasi alquanto per lo mare , il

quale era tranquillo , e per gli capelli preso-

lo , con tutta la cassa il tirò in terra. E n. 5.

La vide in capo della scala farsi ad aspettar-

lo . E g. 3. n. 3. Nè poßo farmi , nè ad uscio ,

nè a finestra .

   Farsi con Dio per restare , o andarsene .

Bocc. g. 7. n. 10. Meuccio fatti con Dio , che

io non posso più stare con teco . Franco Sacch.

nov. 157. Fatevi con Dio, e di me non fate

ragione .

   Farsi a credere per semplicemente credere .

Bocc. Introd. Facendosi a credere , che quello

a lor si convenga , e non si disdica , che alle

altre .

   Rendersi monaco , o frate per vestir l’abi-

to d’ alcuna Religione Gio. Vill. l. 2. c. 14.

n. 2. Ed elli si rendéo Monaco in San Marco

in Sansogna .

   Portare in pace per sopportare . Bocc. g. 8.

n. 7. Ma sai, che è ? portatelo in pace .

   Portare per esigere . Bocc. g. 10. n. 6. Ven-

nero le due giovanette in due giubbe di zen-

dado bellissime , con due grandissimi piattelli

d’ argento in mano pieni di varj frutti, secon-

dochè la stagione portava .

                                                              Sta-

 

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   Stare , o recarsi cortese per tenere le mani

al petto . Boccacc. g. 8. n. 9. Sempre tremando

tutto, si recò colle mani a star cortese . Fran-

co Sacch. n. 156. E detto questo , e fatto , re-

candosi cortese, diße .

   Recarsi ubbía per avere ubbía . Franco Sacch.

n. 48. Per dilungarsi dal morto, e fuggir l’ ub-

bía, che sempre si recava de’ morti.

   All’ enallage riduconsi alcuni nomi, che in

vece d’altri si usano .

   Santa ragione val molto. Bocc. g. 7. n. 8.

Battutala adunque di santa ragione .

   Bella, vecchia aggiunto a paura val gran-

de . Bocc. g. 8. n. 2. Per bella paura si rap-

pattumò con lui. Pulci Morg. cant. 5. st. 38. E

fece a tutti una vecchia paura .

   Solenne l’ usa il Bocc. per grande , eccel-

lente , o magnifico , e l’ aggiugne a dono,

convito , uomo , giucatore , bevitore , vino &c.

   Fatto per uomo , personaggio &c. Bocc.

n. 7. Qualche gran fatto dee esser costui , che

ribaldo mi pare .

 

DELL’ IPERBATO .

 

CInque sorte d’ iperbato distinguono i Gra-

Matici , delle quali tratteremo qui , ma

con brevità .

   La prima si è l’ anastrofe , cioè trasposi-

zione, ed è, quando una voce, che dovreb-

                                                            be

 

/ BEGIN PAGE 427 /

 

be stare avanti , si mette dopo . N’ è pieno

il Boccaccio. G. 8. n. 5. in princ. E‵ ella tanto

da ridere , che io la pur dirò . E nel fine della

giornata : Madonna , io non so come piacevole

Reina noi avrem di voi , ma bella la pure

avrem noi . E in altri luoghi senza fine , nell’

imitare i quali molta circospezione usar fi

vuole .

   Il mettere il sustantivo in mezzo a due ad-

diettivi fu molto usato dal Boccaccio . G. 2.

n. 6. Videvi due cavrioli , forse il dì medesi-

mo nati , i quali le parevano la più dolce co-

sa del mondo , e la più vezzosa . E g. 4. n. 2.

Un’ uomo di scelerata vita , e di corrotta , il

quale fu chiamato Berto della Massa . E ivi

n. 6. A piè di una bellissima fontana, e chia-

ra , che nel giardino era , a starsi se n’ andò .

   La seconda è la tmesi , e si fa col dividere

una parola in due , e intramezzarla di un’ al-

tra parola . Di ciò abbiamo addotti esempj

nel decorso dell’ Opera, come quello : acciò

solamente che conosciate ; acciò dunque che per

ignoranza &c., e simili . Abbiamo ancora nota-

to , che gli avverbj non si spezzano , se non se

quando la prima parte dell’ avverbio ha sen-

so d’ intero avverbio : così il Boccaccio dice :

forte , e vituperosamente ; e ’l Passavanti : pri-

ma , e principalmente , perchè forte, e prima

vagliono lo stesso , che fortemente , e prima-

mente . Non già così può dirsi di quegli stron-

                                                                ca-

 

/ BEGIN PAGE 428 /

 

camenti , che udiamo talvolta : santa , e giu-

stamente ; chiara , e distintamente , e altri sì

fatti , perchè quel santa , e quel chiara di

per se sono nomi , non avverbj.

   La terza si è la parentesi, ch’ è l’interrompi-

mento d’ alcun brieve periodo , senza il quale

può stare il rimanente dell’ orazione, e che

nella scrittura si racchiude il più delle volte tra

due lineette curve . Bocc. nell’ Introduzione.

A questa brieve noja ( dico brieve in quanto

in poche lettere si contiene ) seguirà presta-

mente la dolcezza , e il piacere .

   Il comun sentimento de’ migliori Grama-

tici si è, che le parentesi non debbano esse-

re molto lunghe, nè troppo spesso adoperate ,

sicchè non sieno di noja a chi legge , o ascol-

ta , nè tolgano la chiarezza al discorso .

   Quando l’interrompimento è molto breve,

si mette tra due virgole, lasciando i segni

della parentesi , come insegna il Salviati av-

vert. p. I. l. 3. cap. 4. partic. 23. Bocc. Fiamm.

c. 4. n. 25. Io opposi le forze mie, come Iddio

sa , quanto io potei .

   La quarta è la sinchisi , cioè confusione

di costruzione nel periodo ; e la quinta si è

l’ anacoluthon , ed è quando si pone qualche

caso , per così dire, in aria , e senza filo

di costruzione. Di queste due figure non man-

cano esempj e ne’ Latini , e ne’ nostri Au-

tori , ma non si vogliono immitare, essendo

                                                          anzi

 

/ BEGIN PAGE 429 /

 

anzi errori , che no . Lasciò scritto un va-

lentuomo, queste figure essere pretesti inven-

tati da’ Gramatici per iscusare i falli , ne’

quali sono talvolta incorsi per umana fiac-

chezza anche i più celebri Autori .

 

DELLE PARTICELLE, E DEGLI AFFISSI.

 

LAsciando adunque star le suddette cose, per

compimento di quest’Opera parleremo del-

le particelle , e degli affissi , posciachè già gli

affissi appartengono, come vedremo, all’ iper-

bato , e vi possono appartenere anche le par-

ticelle spiccate, fecondo la loro varia col-

locazione. E tanto più, che avendo noi ad-

dotte al loro luogo le particelle, e accen-

nati ancora gli affissi, siccome cose di grand’

uso nella lingua Toscana , sarà utile, e pres-

sochè necessario il darne più piena notizia :

e tornerà bene il darla ordinatamente , e tut-

ta in una volta , perchè faccia maggiore, e

più distinta impressione .

   Dodici adunque sono le particelle della

lingua Toscana , che il Varchi chiama pro-

nomi , perchè si usano co’ verbi in vece

de’ pronomi. Sei possono chiamarsi pronomi

primitivi, cioè mi, ti, si, ci, vi, ne, per-

chè , come a suo luogo abbiamo veduto,

si adoperano in forza di tali pronomi. Le

altre sei, cioè la, le, li, lo, il, le , che

sono voci degli articoli, si chiamano dal Var-

                                                                chi

 

/ BEGIN PAGE 430 /

 

chi pronomi relativi in questo senso, perchè

si riferiscono a cosa già nominata, e che

altri non vuol replicare. Così il Petrarca

canz. 4. 4. parlando di Madonna Laura , di-

ce : Poi la rividi in altro abito sola , Tal ch’ io

non la conobbi. Quel la si riferisce a M. Laura.

   Nell’ accozzamento delle particelle primi-

tive colle relative ci ha molta diversità fra

l’ uso degli antichi, e quello , ch’ è più co-

mune fra’ moderni . Gli antichi, non già per

licenza , ma per uso costante del miglior se-

colo , ponevano i pronomi relativi innanzi

a’ primitivi , dicendo : io il vi dirò ; voi la

mi donerete ; il ti recherò , e simili, de’ quali

è superfluo addurre esempj , essendo cosa no-

tisima . I moderni soglion dire : Io ve lo di-

rò ; voi me la donerete , io te lo recherò &c.

Non so da qual delle due parti stia l’ iper-

bato , nè quale de’ due accozzamenti sia il

naturale . Non dee condennarsi l’ uso de’ mo-

derni , ma nè pur quello degli antichi è da

fuggirsi , del quale non pochi moderni , non

senza vaghezza , si servono.

   Le suddette particelle si pongono sovente

alla fine de’ verbi , e ad essi si affiggono , e

allora si chiamano affissi , come abbiamo più

volte nel decorso dell’ Opera accennato .

   Gli affissi altri sono scempj, altri doppj .

Gli scempj sono quelli, ne’ quali si affigge

al verbo una sola delle suddette particelle,

                                                        come

 

/ BEGIN PAGE 431 /

 

come amalo , prendila &c. I doppj son quelli,

ne’ quali si affiggono al verbo più particelle .

Così se vorremo rendere affissi gli accozza-

menti di particelle sopra addotti in esempio,

secondo gli antichi diremo così : dirollovi, do-

neretelami , recherolloti : e secondo i moderni

così : dirovvelo , doneretemela , recherottelo .

   Ma intorno agli affissi è da osservarsi una

regola del Bembo l. 3. part. 27. cioè che

quando nel discorso ci è corrispondenza di

due, o più pronomi fra se, non si debbono

usare nè affisi, nè particelle, ma si hanno

a porre i veri pronomi , sicchè si rispondano.

Così il Petrar. son. 3. disse: Ferir me di saet-

ta in quello stato , E a voi armata non mo-

strar pur l’ arco . Se detto avesse ferirmi

avrebbe tolta la corrispondenza di me , e di

voi. E per la stessa ragione son. 201. disse:

Gli occhi, e la fronte con sembiante umano Ba-

ciolle sì , che rallegrò ciascuna , Me empiè

d’ invidia l’ atto dolce , e strano .

   Si noti ancora , che talvolta 1’ affisso si

toglie dal suo verbo , e si pone innanzi a

un’ altro verbo , che non è suo , per pro-

prietà di lingua . Boccaccio g. 3. n. 3. Io gli

credo per sì fatta maniera riscaldare gli orec-

chi , ch’ egli più briga non ti darà. E g. 10.

n. 7. Se voi diceste , ch’ io dimorassi nel fuo-

co , credendovi io piacere, mi sarebbe diletto .

   Rimane il dir qualche cosa di due affissi

                                                       pro-

 

/ BEGIN PAGE 432 /

 

pronominali , che ha la lingua Toscana , e

che possono usarsi di per se, e anche affig-

gerli a’ verbi , e sono gliele, e gliene .

   Gliele composto di gli , e di le , frappo-

stovi per miglior suono l’ e, sempre indecli-

nabile, significa il dativo, e l’accusativo sin-

gulare, e l’ accusativo plurale in amendue i

generi. Bocc. g. 3. n. 3. Piena di stizza gliele

tolsi di mano , ed holla recata a voi, accioc-

chè voi gliele rendiate . E g. 2. n. 9. Portò

certi falconi pellegrini al Soldano , e presen-

togliele .

   Gliene composto di gli , e di ne , per mi-

glior suono frappostavi l’ e, ha la forza, e

quasi lo stesso significato di gliele . Nov. ant.

59. Giunto Ipocras , trovando la madre morta,

gliene dolse duramente . Bocc. g. 3. n. 3. Io

per me non intendo di più comportargliene ,

anzi ne gli ho io bene per amor di voi sofferte

troppe . E g. 2. n. 6. Amenduni gli fece pigliare

a tre suoi servidori , e ad uno suo castello le-

gati menargliene .

   Per ultimo non è da tralasciarsi una osser-

vazione del Cardinal Nerli il vecchio intorno

all’ uso degli affissi portata dal Salvini Pros.

Tosc. p. I. f. 186., ed è, che il verbo coll’

affisso si ponga , o cominciando il periodo,

o pure dopo la particella copulativa, quan-

do è andato innanzi altro verbo senza l’ af-

fisso . Del porre l’ affisso al principio del

                                                      perio-

 

/ BEGIN PAGE 433 /

 

periodo, non mancano esempj ben noti, e in

copia . Circa gli affissi per entro il periodo,

l’ osservazione si riduce a questo punto , che

quando vi sono due verbi corredati di parti-

celle, uno dietro l’altro, torna meglio , e

rende miglior suono , lasciare il primo verbo

sciolto , e del secondo fare affisso. Adduce il

Salvini l’ esempio del Boccaccio g. 6. n. 4.

Avendo una gru ammazzata , la mandò ad un

suo buon cuoco , e sì gli mandò , dicendo , che

a cena l’ arrostisse, e governassela bene . Si

osservi che il fare affisso solamente il primo

verbo non renderebbe buon suono: che a cena

arrostissela, e la governasse bene : e nè pur

tornerebbe bene il fargli amendue affissi : che

a cena arrostissela, e governassela bene. E mi

sovviene di un’ altro esempio del Boccaccio,

che conferma questa osservazione , ed è g. 2.

n. 10. Di dì, e di notte ci si lavora, e bat-

tecisi la lana. Sicchè e per questo, e per

altri modi, che cadono per mano nel com-

porre , è bene consultare , e l’orecchio, e la

pratica de’ valenti maestri.

 

Fine del secondo Libro .

 

                                Ee                         RE-           

        

/ BEGIN PAGE 434 /

 

REGOLE

 

ED OSSERVAZIONI

 

Della Lingua Toscana .

 

LIBRO TERZO

 

Della maniera di pronunziare , e di

scriver toscano .

 

CAP. I.

 

Del valore , e della pronunzia delle lettere .

 

LE vocali si pronunziano come quelle dell’

Alfabeto Latino , salvo che l’ E , e l’ O ,

presso a’ Toscani, hanno ciascuna due diversi

suoni , l’ uno largo , ed aperto , l’ altro stret-

to, e chiuso . L’ E aperto si sente in mensa ,

remo , lo stretto in rese , cena ; l’ O aperto in

botta , il chiuso in botte .

   Circa le consonanti , avendo noi maggior

copia di elementi , che di lettere , di una me-

desima consonante , o della stessa unione di

due consonanti siamo costretti a servirci per

rilevare più suoni .

   Il C l’ adoperiamo per due sorte di suoni :

perchè posto innanzi alle vocali A O V ha il

                                                             suo-

 

/ BEGIN PAGE 435 /

 

suono aspro, e spiccato, come in capo , con-

ca , cura : e avanti alle vocali E , o I ha il

suono lene, o impaniato , come in cera, ci-

bo . E quando occorre di far fare quest’ ulti-

mo suono al C avanti ad A O V , vi si frap-

pone un I , che ne raddolcisca l’ asprezza ,

come in ciascuno , ciotto , ciuffo. E per fare,

che il C abbia il suono aspro avanti E I , vi

si frappone l’ H , come in, cheto , trabocchi .

   Or questo CH posto innanzi all’ I può ave-

re due sorte di suoni, l’ uno rotondo, come

in fianchi , stecchi, fiocchi ; l’altro schiaccia-

to, come occhi, orecchi, chiave . Quattro re-

gole dà il Buommattei per conoscere , quan-

do il Chi presso a’ Toscani si pronunzj ro-

tondo , e quando schiacciato. La prima si è,

che il pronome chi, con tutti i suoi compo-

sti ; chiunque , chicchesia &c. è schiacciato. La

seconda , che le voci , le quali cominciano

dalla sillaba chi , sono , anche ne’ composti,

schiacciate , come chiamare , richiamo , chi-

nare , inchinare . La terza, che le voci, le

quali nel singulare finiscono in chi con dit-

tongo , sono in ambedue i numeri di suono

schiacciato , come vecchio , vecchi : purchè

però non abbiano la S innanzi al dittongo ,

perchè in tal caso si pronunziano rotonde ,

come maschio, maschj . La quarta , che quelle

voci , It quali nel numero del meno non

hanno in fine il dittongo, e nel numero del

                              E e 2                    più

 

/ BEGIN PAGE 436 /

 

più finiscono in chi , si pronunziano roton-

de , come Monarca , Monarchi .

   La G ha parimente due suoni ; l’ uno ro-

tondo avanti A O V , come in gallo, gota , gu-

sto ; l’ altro dolce avanti E I, come in gente ,

giro . E per diffalta di proprio carattere ,

quando vogliamo, che la G abbia suono

dolce avanti A O V , le pogniamo dopo un’

I , come in giallo , giogo , giusto : siccome

quando ha ad aver suono rotondo avanti ,

E I , le aggiugniamo l’ H, come in gherone,

ghiro .

   Due suoni similmente ha il G H , se dopo

ne siegue  l’ I ; l’ uno rotondo , schiacciato

l’ altro . Il Buommattei assegna sopra ciò due

regole . La prima si è , che quando il ghi è in

principio di parola con dittongo , ha suono

schiacciato, e il ritiene ancor ne’ composti ,

come ghiado, agghiadare : e se è senza dit-

tongo ha il suono rotondo , anche ne’ compo-

sti, come ghigno, sogghignare . La seconda ,

che le voci, le quali terminano in ghi con

dittongo, si pronunziano schiacciate in ambe-

due i numeri, come vegghia , vegghie : e

quelle, che nel numero del meno finiscono

senza dittongo , e nel numero del più ter-

minano in ghi, hanno suono rotondo ; così

intrigo ha nel numero del più intrighi di ro-

tonda pronunzia .

   GLI ha parimente due suoni, l’uno duro,

                                                         l’ al-

 

/ BEGIN PAGE 437 /

 

l’ altro molle. Due regole sopra ciò stabi-

lisce il Buommattei . La prima che i prono-

mi egli , eglino , quegli , e il pronome, e

articolo gli, e da se solo , e ancor quando

è affisso, come dagli , agli, concedegli , sono

di molle pronunzia. La seconda , che gli con

dittongo ha suono molle, anche nel plurale,

o in persona diversa di verbo , come vaglio,

vagli, voglio, vogli. Fuori di questi casi gli

ha duro suono, come in Angli, negligenza,

e simile a quello , che ha gl avanti le altre

vocali, come in gladiatore, negletto , glorio-

so. E qui è da notarsi l’ errore di coloro, i

quali scrivono l’ articolo gli apostrofato avan-

ti le parole , che cominciano da vocale di-

versa dall’ I, gl’ amori, gl’ abusi &c., doven-

dosi scrivere disteso, gli amori, gli abusi, al-

trimenti si dovrebbe pronunziar duramente ,

dicendo : glamori , glabusi &c.

   GN non ha presso di noi quel duro suo-

no , che usano gli Oltramontani nelle voci

Latine magnus , dignus , dicendo quasi macnus ,

dicnus , ma solamente ha quel molle suono ,

che in Italia si usa, come in degno , compagno.

   L’ H presso i Latini serviva per aspirazio-

ne , cioè per ringagliardire la pronunzia : on-

de per esempio le voci habeo , homo essi le

pronunziavano con forza, e con ispignimen-

to di fiato : ma noi, non avendo simili pro-

nunzie aspirate , non ci serviamo del’ H a

                               E e 3                quest’

                                                                  

/ BEGIN PAGE 438 /

 

quest’ uso . Due usi però ha presso di noi l’ H ;

l’ uno di mezza lettera, quando la pogniamo

dopo il C , o ’l G per rilevare il suono ro-

tondo ; l’ altro di carattere distintivo di alcu-

ne parole, e per tor via qualche equivoco .

Così secondo il costume comunemente rice-

vuto , e approvato dall’ Accademia della Cru-

sca , si pone l’ H innanzi alle seguenti quat-

tro voci del verbo sustantivo, e scrivesi : ho

per distinzione da o particella separativa , o

avverbiale ; hai per toglier l’ equivoco con

ai articolo affisso al segno del terzo caso ;

ha per distinguere da a preposizione : e han-

no, perchè col nome anno scambiar non si

possa . Nelle altre parole, siccome l’ H nulla

opera , così inutilmente si scrive .

   La S ha due suoni ; il primo più gagliar-

do , come in casa , asse , spirito ; l’ altro più

rimesso, come in rosa, sposa, accusa, sden-

tato , svenato .

   La Z ha due principali suoni , uno gagliar-

do , come in prezzo , carezze , zana , zio ;

l’ altro alquanto rimesso , come in vezzo , or-

zo , zanzara , zelo . Se la Z è tra due voca-

li , delle quali la seconda non sia I con dit-

tongo, ha suono molto gagliardo , come in

pazzo , carrozza, ammazzare : che se la se-

conda vocale è I con dittongo, la Z si scri-

ve scempia , perchè ha men gagliardo suono,

come in vizio, letizia, equinozio. Il servirsi

                                                           poi

 

/ BEGIN PAGE 439 /

 

poi in quest’ ultimo caso del T in vece della

Z , scrivendo per esempio oratione, è ito me-

ritamente in disuso .

 

CAP. II.

 

Dell’ Accento, e dell’ Apostrofo.

 

L’Accento comunemente preso è una po-

sa, che fa la voce sopra una sillaba , mag-

giore di quella, ch’ ella fa nelle altre .

   Due sono gli accenti, il grave, e l’acuto.

Il grave è quello, che si fa sopra l’ ultima

sillaba , e segnasi con una lineetta trasversale

dalla sinistra alla destra di chi scrive, come

in andò , aprì , e simili . L’ accento acuto è

quello, che si fa sopra le altre sillabe, e se-

gnasi con una lineetta trasversale all’ oppo-

sto del grave, come in gía , balía , e altri sì

fatti . Il segno dell’ accento grave si mette

sempre ; ma quello dell’ acuto non si suol

mettere, e si lascia alla discrezione di chi

legge il far la posa dov’ ella va : se non se

in caso, che potesse nascere equivoco , per-

chè allora si pone l’ accento, come per esem-

pio nel nome frequentativo stropiccío, che po-

trebbe prendersi per lo verbo stropiccio ; e ne-

gli esempli di sopra gía, balía, che scam-

biar si potrebbono da già , balia, e in altri

molti casi , che non di rado occorrono .

                                E e  4                 I mo-

 

/ BEGIN PAGE 440 /

 

   I monogrammi , come a, e, i, o non vo-

gliono segni sopra capo, non potendosi far

in essi se non una sola posa : si eccettua

nondimeno è terza persona singolare del di-

mostrativo del verbo essere , la quale, se

non vi si ponesse l’ accento , potrebbe pren-

dersi per e congiunzione.

   I monosillabi, che non hanno dittongo,

come Re , fe , su , sta , qui , e gli altri , non

si segnano con accento, perchè dicono il

medesimo a esservi, o non esservi. Si segnano

contuttociò per necessità di distinzione i se-

guenti monosillabi, cioè nome per differen-

za da di particella : terza persona singo-

lare del verbo dare , per non confonderla

con da segno dell’ ultimo caso ; , e av-

verbj, per non iscambiarli con si potenza di

verbo, e con da articolo ; particella nega-

tiva, per distinguerla da ne particella riem-

pitiva , o avverbiale ; avverbio di luogo,

per riconoscerlo da li articolo, o pronome ;

e altri, se pur ve ne sono.

   Que’ monosillabi , che hanno dittongo , si

voglion segnar coll’ accento , perchè altri-

menti potrebbono pronunziarsi col dittongo

sciolto: e perciò scrivesi : già , ciò, può , piè ,

e simili .

   I Dittonghi altri si tolgono, quando vie-

ne il caso di portare più oltre l’ accento, e

chiamansi dittonghi mobili, e si tolgono per

                                                             non

 

/ BEGIN PAGE 441 /

 

non far la posa in due luoghi . Così di fuoco

si forma infocato ; da tuono tonare, e tonerà ;

e così discorrendo . Altri non si tolgono, ben-

chè vada oltre l’ accento, e si chiamano fer-

mi. Così piego fa piegare , piegherò ; piano fa

pianissimo ; pieno pienissimo ; piovere pioverà ;

fiato fiatare ; fiero fierezza ; mietere mietito-

re ; pietà pietoso ; lieto lietissimo , ma non lie-

tizia , e simili .

   Passando all’ apostrofo , diremo essere un

contrassegno di mancamento di lettera , quan-

do per isfuggire alcun tristo suono, o per

maggiore speditezza togliesi una vocale, talo-

ra colle sue consonanti, dal fine di una pa-

rola , nel qual caso si scrive accanto all’ ul-

tima lettera , che rimane , un piccolo c vol-

to a ritroso, come in questi esemplj : l’ arte

per la arte ; que’ Signori per quelli Signori.

 

CAP. III.

 

Delle stroncature delle sillabe .

 

QUando una voce non capisce tutta inte-

ra nel verso , conviene stroncarla , e

portare il restante al capoverso , che

siegue ; e perciò è d’ uopo dividere la voce

fra sillaba, e sillaba : e conviene perciò ben

conoscere a qual sillaba appartenga qualun-

que consonante, per non metterla fuor di suo

luogo, e dove punto non rilevi .

                                                               Tre

 

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   Tre regole si possono assegnare per tali

stroncamenti, cavate dal Salvini Disc. Acad.

tom. 3. disc. 31.

   Regola prima . Niuna sillaba dee comin-

ciarsi da due medesime consonanti , come da

due ss, da due ll, da due mm, e va discor-

rendo , perchè non rilevano , e la prima di

esse appartiene alla sillaba antecedente. Così

la voce asse non si compita a-sse, ma as-se.

   Regola seconda . Non dee cominciarsi la

sillaba da due consonanti diverse , che non

rilevino ; così la voce mente non si compita

me-nte , perchè nt non rilevano, ma men-te .

Che se delle due consonanti la seconda sarà

liquida, ovvero la prima sarà S , ch’ è let-

tera assai vivace, potrà la sillaba cominciare

da due, e nel secondo caso anche da tre con-

sonanti, e rilevare ottimamente, come si ve-

de nella voce infrascritto, la quale si com-

pita così : in-fra-scritto, e nelle voci degno ,

figlio , che si compitano : de-gno , fi-glio .

   Regola terza . Quando una sillaba è già

da se perfettamente scolpita , e ad essa sie-

gue una consonante , e una vocale , questa

consonante rileva colla seguente vocale , so-

pra cui vibra, e non appartiene alla sillaba

antecedente . Così la voce mora non si com-

pita mor-a, ma mo-ra , perchè la sillaba mo

è da se dintornata, e finita, e quell’ r appar-

tiene all’a, sopra cui getta la sua vibrazione .

                                                              Per

 

/ BEGIN PAGE 443 /

 

   Per ultimo avverte il Salvini, che sareb-

be bene lo sfuggire di finire il verso con vo-

ce apostrofata , come sarebbe per esempio ,

se si scrivesse dell’ amore , facendo dell’ in un

verso, e amore nell’ altro .

 

CAP. IV.

 

Dello accrescimento delle parole.

 

NElla Lingua Toscana sovente si accre-

scono le parole in principio, o in fine,

o per togliere l’ asprezza , che nasce dall’ in-

contro di alcune consonanti, o per empiere

l’ iato, che risulta dal concorso delle vocali.

Eccone le regole più necessarie .

Regola prima .

   Quando la parola finisce in consonante, e

quella , che le viene appresso, cominci da S,

a cui seguiti un’ altra consonante , si accre-

sce la seconda parola in principio d’ un I, e

talvolta d’ un’ E, per raddolcir la pronunzia .

Boccaccio . Voi mi avete colto in iscambio =

Niuna cosa in casa sua durar poteva in ista-

to = Per non ismarrirle , o scambiarle , fece

lor fare un certo segnaluzzo = Di scoglio in

iscoglio andand o, marine conche con un coltello

dalle pietre spiccando , s’ avvenne in un luogo

fra gli scogli riposto = Le forze della penna

sono troppo maggiori , che coloro non estima-

                                                                no ,

 

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no , che quelle con conoscimento provato non

hanno .

Eccezione.

   I Poeti non di rado trascurano questa re-

gola . Petrar. Ricorditi che fece il peccar no-

stro Prender Dio , per scamparne, Umana carne

al tuo virginal chiostro . Dante: Perch’ io ma-

diri, Non sbigottir , ch’ i’ vincerò la pruova.

Regola seconda .

   Le particelle A E O innanzi a parola , che

cominci da vocale , si sogliono talvolta ac-

crescere di un D ; e le particelle su , e in su

in simil caso si accrescono di una R . Bocc.

Vi cominciarono le genti ad andare , e ad ac-

cender lumi, e ad adorarlo = Ed ivi presso

correva un fiumicel di vernaccia = Senza far

motto ad amico, od a parente, fuorchè ad un

suo compagno , il quale ogni cosa sapea, andò

via = Tesorett. Brun. Trovai uno scolajo Sur

un muletto bajo . Segni Stor. Radunare ogni

mese la banda del suo quartiere in sur una

piazza . Abbiamo ancora presso gli Antichi :

benched ella , ched egli, sed egli è troppo, ned

altro ; ma oggi non sono in uso.

Regola terza .

   I Poeti accrescono talora le voci, che han-

no l’ accento in sull’ ultima , di un’ E , o di

un’ O , per far più sonoro il verso . Dante :

In che si vede , Come nostra natura a Dio s’ u-

nio = Ed ecco più andar mi tolse un rio, Che ’n

                                                                  ver

 

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ver sinistra con sue picciole onde Piegava l’ er-

ba, che ’n sua ripa uscío = Voi vigilate nell’

eterno díe = Petrarca : Come fior colto langue ,

Lieta si dipartìo, non che secura = Che quasi

un bel sereno a mezzo ’l díe Fer le tenebre mie.

 

CAP. V.

 

Quando le parole si possano scemare

in principio .

 

SOgliono scemarsi non di rado le parole in

principio, ma con le seguenti regole .

Regola prima .

   In principio si scemano le sole parole, che

cominciano per I seguito da una di queste tre

liquide L M N . Bocc. g. I. n. 5. Chi ’l saprà ?

egli nol saprà persona mai = e Amet. Se me-

desimo mira , quasi dubbio tra ’l , e ’l no di

acquistarla = E g. 2. n. 9. Il domandò , se lo

’mperadore gli avea questo privilegio più , che

a tutti gli altri uomini conceduto = Trasorier

di Madama la ’mperadrice di Costantinopoli =

Gli spiccò dallo ’mbusto la testa = Lo ’ngan-

natore rimane a’ piè dello ’ngannato = Le pa-

role adunque , che da altre vocali comincia-

no , o che dopo la prima vocale hanno altre

consonanti , non si accorciano , nè si dice per

esempio : lo ’more per l’ amore ; o patto ’norato

per patt’onorato ; o la ’dolatria per l’ idolatria.

                                                                   Re-

 

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Regola seconda .

   Perchè possa farsi tale accorciamento , la

liquida seguente all’ I dee avere dopo di se

una consonante diversa ; onde se avesse una

vocale , o pur una consonante simile a se ,

non potrebbe farsi l’ accorciamento . Si noti

l’ osservazione di questa regola negli esem-

pli della regola precedente . Non può adun-

que dirsi : la ’liade per l’ iliade ; la ’mitazione

per l’ imitazione ; fu ’nabile per fu inabile:

lo ’lluminato , lo ’mmortale , molto ’nnanzi per

l’ illuminato , l’ immortale , molto innanzi .

Eccezione .

   Le parole innamorato , innamorare negli Au-

tori del buon secolo si trovano talvolta tron-

cate . Dante : Ma nostra vita senza mezzo spi-

ra , La somma beninanza, e la ’nnamora = E

parimente la voce innalzare . Dante : Poiché

’nnalzai un poco piu le ciglia, Vidi ’l maestro

di color , che sanno .

Regola terza .

   Le parole, che hanno l’ accento, o posa

in sulla prima sillaba , non si troncano, nè si

dice per esempio : lo ’mpeto per l’ impeto ; la

’nclita per l’ inclita .

Regola quarta .

   Quando la parola antecedente finisce in

consonante, la susseguente, benchè abbia i

requisiti delle regole precedenti, non si tron-

ca, nè si dice, per cagion d’ esempio : per

                                                    ’ mpe-

 

 / BEGIN PAGE 447 /

 

’mperio , in ’ngegno in luogo di per imperio,

in ingegno .

 

CAP. VI.

 

In quanti modi poßano le parole scemarsi

in fine .

 

LE parole della Lingua Toscana finiscono

tutte in vocale, da alcuni pochi mono-

sillabi in fuori : con, in, non, per, ed. Quin-

di è , che sovente , o per togliere alcuna

asprezza di suono, o per rendere più conca-

tenata, e robusta l’ orazione, si troncano le

parole in fine, e segnansi di apostrofo, che

ne dinoti il troncamento . Ma ciò si vuol fare

con grande avvertenza, osservando le seguen-

ti regole .

Regola prima .

   Le parole ultime de’ periodi, de’ membri,

e degl’ incisi non si troncano, perchè la voce

in esse alcun poco si trattiene, non potendosi

in su una parola tronca fare agevolmente la

posa .

Eccezione .

   I Poeti moderni, e fra questi il Chiabrera ,

con molta vaghezza finiscono talvolta i loro

versi con parole tronche , come : amor, dolor ,

timor, e simili. Chiabr. tom. 2. canz. 34. Mi-

sera vergine ? Sue membra nobili Belva diven-

nero : Ah gran dolor !

        Re-

 

/ BEGIN PAGE 448 /

 

Regola seconda.

   Le parole, che hanno l’ accento in sull’ ul-

tima, non si troncano , nè si dice per esem-

pio : and’ in villa per andò in villa, ovvero

far’ bene per farò bene . Più tosto si farà il

troncamento della prima vocale della parola

seguente , dicendo : andò ’n villa, nel qual

caso la vocale ultima della prima parola

avrà due segni, cioè l’ accento grave, e l’a-

postrofo .

Eccezione .

   La parola che con tutti i suoi composti ,

benchè, perchè, e le altre, benchè abbiano

l’accento grave, pure sogliono talvolta tron-

carsi . Bocc. Pregandolo, che se per la salute

di Aldobrandino era venuto, ch’ egli s’ avac-

ciaße = g. 8. n. 4. Bench’ ella fosse contraffatta

della persona , ella era pure alquanto malizio-

setta = Petrarca : Qui son secura , e vovi dir

perch’ io Non , come soglio , il folgorar pa-

vento .

Regola terza .

   Le parole, che hanno il dittongo nell’ ul-

tima , come cambio, doppie, empio , nebbia ,

graffio &c. non si troncano.

Eccezione .

   Alcune parole, che finiscono col dittongo

io , a cui preceda una N , sogliono da To-

scani troncarsi , dicendo , e scrivendo : An-

ton Maria, Anton Francesco ; Demon per de-

                                                              mo-

 

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monio ; e ancora testimon per testimonio, di-

ce il Buommattei, ma l’ esempio di testimon

del Petrarca, che egli adduce, può essere ac-

corciato da testimone , voce spesso adoperata

dagli Autori del buon secolo, onde non ap-

partiene di certo a questa eccezione .

Regola quarta .

   Le parole, che finiscono in A innanzi a vo-

cale si possono troncare, dicendo per esem-

piò rob’ unta, all’ erba, sopr’ atto, e simili :

ma innanzi a consonante non si troncano ,

singolarmente se finiscono in Ra ; nè si dice :

alcun’ gente per alcuna gente ; nè una sol vol-

ta, che pur odesi tuttodì , ma una sola vol-

ta, nè fier’ novella per fiera novella. E' ve-

ro che si sente da’ Toscani talvolta : fuor di

Casa, fuor che noi &c. , ma nota il Buom-

mattei, che in buona lingua trovasi più spesso

fuori che fuora, e perciò dell’ I, non dell’ A

viene ad essere tale accorciamento .

Eccezione prima .

   L’ avverbio ora, con tutti i suoi composti,

o simili , si può innanzi a consonante troncare

dell’ultima vocale . Bocc. Or bene , come fare-

mo ? = Petrarca : Allor che fulminato , e morto

giacque Il mio sperar = Talor sua dolce vista

rasserena = Bocc. g. I. n. 2. Sono più tanto an-

cor migliori, quanto essi son più vicini al pa-

stor principale.

                                   Ff                      Ecce-

 

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Eccezione seconda .

   Il nome di Suora , benchè , quando sta per

sustantivo, non possa troncarsi, quando però

sta per aggiuntivo, si può troncare, e in-

nanzi a vocale , e innanzi a consonante .

Passav. Non intendo , disse la Suora, se più spe-

cificatamente non parlate. Firenzuola Nov. 5.:

Vide correre Suor Appellagia alla sua cella =

Regola quinta .

   Le parole, che finiscono in e non accen-

tuata , possono innanzi a vocale troncarsi :

Bocc. Non era sì poco , che oltr’ a dieci mila

dobbre non valesse = Petrar. Qua’ sono stati gli

anni , e i giorni , e l’ ore = Bocc. Io mi cre-

do, che noi n’ avremmo buon servigio = Dan-

te : S’ io dissi falso, e tu falsasti il conio .

Eccezione prima .

   Quando l’ultimo e della parola ha avanti

di se il C , o il G , non si toglie, se non se

in caso, che la seguente parola cominci pa-

rimente da e. Per esempio non può dirsi lanc

antiche per lance antiche , altrimenti dovreb-

be pronunziarsi aspramente , come se fosse

scritto lancantiche . Bocc. Teseid. Fra Gelia ,

e Nisa nelle piagge amene = Petrar. Dolce

mal, dolce affanno, e dolce peso.

Eccezione seconda .

   Le voci dell’ infinito non sogliono innanzi

a vocale troncarsi , nè si costuma dire : cer-

car’ altrui, legger’ alto, super’ aßai, fuggir’ in-

                                                                sieme

 

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sieme &c. E negli Autori del buon secolo rade

volte s’ incontrano simili troncature .

Regola sesta .

   Innanzi a consonante possono troncarsi le

parole , che finiscono in e senz’ accento ; pur-

chè l’ultima consonante , che rimane , tolto

via l’ e , sia una di queste liquide L N R . Bocc.

Datole mangiare pan lavato = Buonarroti :

Non ci bisogna su, sal , nè olio = Petrar.

E che ’l mobile ingegno, che dal Cielo Per gra-

zia tien dell’ immortale Apollo = Passav. At-

tenda il confessore di tener segrete , e celate

le cose, ch’ egli ode in confessione = Bocc. Co-

mare egli non si vuol dire = Teseid. Ma non

gli parve via ben ben sicura = Presala for-

te , la cominciò a portar via = Quello , ch’

egli avea risposto , non veniva a dir nulla =

Dante : Onde si muovono a diversi porti Per lo

gran mar dell’ essere = Quand’ io conobbi quel-

la ripa intorno &c. Esser di marmo. Bocc. Se

vi cal di me, venite meco infino a palagio.

Eccezione prima .

   Quando la seconda parola comincia da S ,

a cui sieguano una , o due altre consonanti ,

non si toglie l’ E dal fine della prima paro-

la . Bocc. Essendo una mattina il marito di lei

cavalcato in alcun luogo per dovere stare al-

cun giorno = Ovid. Pist. Questa tua faccia non

lasciare sfiorire . I Poeti contuttociò si pren-

dono talvolta la licenza di fare simili tron-

                             F f 2                         ca-

 

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camenti. Petrar. citato dal Buom. Più ch’ al-

tra, che ’l sol scalde, o che ’l mar bagne .

Eccezione seconda .

   I plurali de’ nomi, che finiscono in E non

si troncano , nè si dice per esempio : pen’

gravi, cantin’ fresche per pene gravi , canti-

ne fresche .

Eccezione terza .

   L’ avverbio come , e la voce nome innanzi

a consonante non si troncano , per isfuggire

l’ asprezza . Pure il troncò alcuna volta , per

licenza, il Petrarca ; benchè non senza du-

rezza: O nostra vita,  ch’ è sì bella in vista,

Com’ perde agevolmente in un mattino Quel ,

che ’n molti anni a gran pena s’ acquista .

Regola settima .

   Le parole, che finiscono in I , si possono

non di rado della stessa lettera troncare , e

innanzi a vocale , e innanzi a consonante .

Bocc. Attento a riguardare le pitture , e gl’

intagli del tabernacolo = Si cominciarono ad

avere in odio fuor di modo .

Eccezione prima .

   La parola ogni, per sentimento de’ miglio-

ri, non ammette troncamento , nè si dice :

ogn’ altro , ogn’ uno , ogn’ erba , ma ogni al-

tro , ogni uno , ogni erba , e simili ; quando

però non si facesse di due parole una, come

ognaltro , ognuno .

                                                         Ecce-

 

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Eccezione seconda .

   Gli innanzi a vocale, che non sia I , si scri-

ve intero , perchè se si scrivesse per esem-

pio : gl’ amori, gl’ eredi , gl’ occhi, gl’ uficj ,

gli perderebbe il suono suo schiacciato .

Eccezione terza .

   I plurali de’ nomi , che finiscono in Li ,

come pali , veli &c., è quelli, che finiscono

in Ni, come immagini , cammini &c., non si

troncano. Quindi è , che nel Decamerone

sempre si vede, per cagion d’esempio : gen-

tili uomini , valenti uomini &c. E‵ vero che

nel Petrarca si trova : E ’n poca piazza fe

mirabil cose = e nell’Ariosto : Seguendo l’ ire,

e i giovenil furori ; ma sono licenze poetiche .

Eccezione quarta .

   Le parole, che finiscono in Ci , e in Gi in-

nanzi a vocale, che non sia I , non si tronca-

no , altrimenti non farebbero quel suono im-

paniato , che debbono fare . E così non si dice :

dolc’ amplessi , preg’ onorati , ma dolci amplessi,

pregj onorati. E può dirsi dolc’ imenei, preg’

illustri &c.

Regola ottava.

   Le parole, che finiscono in O , si possono

innanzi a vocale troncare, onde si dice per

esempio buon’ uomo , tropp’ eminente , quant’

ogni altro &c.

Eccezione .

   Innanzi A costumano i migliori di scri-

                              F f 3                  verle

 

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verle intere, onde nel Boccaccio si trova spes-

so : lo Abate , uno anno , uno animale &c.

Regola nona .

   Innanzi a consonante si troncano dell’ ul-

tima vocale molte parole finienti in Lo, Mo,

No , Ro , So . Petrar. La sera desiare , odiar

l’ aurora Soglion questi tranquilli , e lieti aman-

ti = Bocc. Elle si vorrebbon vive vive met-

ter nel fuoco = Dante : Andiam, che la via

lunga ne sospigne = Bocc. Dovendo a man de-

stra tenere = Dant. Lo Ciel poss’ io serrare ,

Come tu sai = Petrar. Qual mi fec’ io , quan-

do primier m’ accorsi Della trasfigurata mia

persona . = Bocc. Io trovai l’ uom tuo , che an-

dava a Città = Questo farò io volentieri, sol

che voi promettiate &c.

Eccezione prima .

   Le prime persone singulari degl’ indicativi

presenti, che finiscono in O, ed hanno 1’ ac-

cento sulla penultima , come consolo, ragio-

no, amo , chero , confesso, e simili non si tron-

cano , e perciò fu criticato nel Tasso quel

famoso verso : Amico hai vinto , io ti perdon ,

perdona. La prima persona contuttociò del

verbo essere , cioè sono , ha il privilegio di

poter essere accorciata. Bocc. g. 8. n. 9. E

oltre a ciò son Dottore di medicine . Petrar.

son. 261. I’ son colei, che ti diè tanta guerra .

Eccezione seconda .

   Le voci pessimo , nero , riparo, velo, e simili

                                                                 non

 

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non si trovano presso a’ buoni Autori troncate .

Regola decima .

   Le parole, che finiscono in O , innanzi a

cui sieno due L , o due O , e l’ accento sia nella

penultima, la di cui vocale non sia I , nè O ,

si trovano spesso troncate dell’ ultima voca-

le , e di una delle consonanti . Petrar. Padre

m’ era in onore , in amor figlio , Fratel negli

anni = Questi fu quel , che ti rivolse , e strinse

Spesso come caval fren, che vaneggia = Bocc.

Bel giovane, e grande della persona = Dante

Inf. cant. I. Vagliami il lungo studio , e ’l gran-

de amore , Che m’ han fatto cercar lo tuo volu-

me . E così fanno, danno, andranno, e simili

voci di verbi si troncano , in particolare da’

Poeti .

   Ma per contrario palla , sella , collo , spillo,

e simili non si troncano , o perchè non fini-

scono in O , ovvero perchè la penultima vo-

cale è I , ovvero O . Contuttociò nelle pa-

role composte , le quali così terminano per

conto dell’ affisso, si ammette il troncamento .

Dante ( presso il Buomm. ) E udil nominar Geri

del Bello = Bocc. Provi il peso della sollecitu-

dine insieme col piacere della maggioranza .

Eccezione prima .

   Le voci corallo , cristallo , ballo , fallo , snello

dice il Buomm. se non aver mai viste tronche .

Eccezione seconda .

   La voce Santo, benchè le sue ultime con-

                            F f 4                        so-

 

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sonanti sieno diverse, siccome innanzi a vo-

cale si tronca dell’ ultima vocale, così innan-

zi a consonante si tronca dell’ ultima sillaba ,

purchè stia per aggiuntivo, e stia innanzi im-

mediatamente al suo sustantivo, e questo sia

nome proprio : ma se stesse per sustantivo, o

stelle bensì per aggiuntivo, ma non già in-

nanzi al suo sustantivo, o questo fosse nome

appellativo, non si tronca. Bocc. Venutosene

per lo corso degli Adimari infino a San Gio-

vanni = Salvin. Pros. Tosc. p. I. pag. 2. Uno

antichissimo nostro Vescovo, e Cittadino, Zeno-

bio il Santo . Bocc. g. 3. n. 4. Tutto ’l tuo de-

siderio è di divenir Santo = Vit. SS. Pad. Il

suo Padre , e Maestro Sant’ Antonio = Bocc.

Andiam noi con esso lui a Roma ad impetrare

dal Santo Padre &c.

Eccezione terza .

   La voce grande innanzi a consonante perde

l’ ultima sillaba , quando parimente sta per

aggiuntivo, e precede immediatamente al suo

sustantivo, e non in altro caso. Bocc. Gli con-

venne fare gran mercato di ciò, che portato

aveva = Fu, oltre ad ogni altro , grande, e

presto verificatore = .

Eccezione quarta .

   Similmente la voce Frate troncasi dell’ ul-

tima sillaba innanzi a consonante , purchè sia

aggiuntivo, e preceda immediatamente il suo

sustantivo , e non in altro caso. Bocc. Fra Puc-

                                                                cio

 

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cio non andava mai fuor della terra = Si fece

Frate Minore, e fecesi chiamare Frate Alber-

to da Imola .

Appendice .

   Ne’ Poeti toscani è scorso un’ uso, a imi-

tazione de’ Provenzali , di valutare per una

sola sillaba le due sillabe finali ajo, oja, ojo .

Dante Purg. cant. 14. Nello stato primajo non si

rinselva . Bocc. g. 6. canz. Onde ’l viver m’ è

noja , nè so morire . Dante Par. cant. 15. Non

era vinto ancora Monte malo Dal vostro Uccel-

latojo ; che com’ è vinto Nel montar su, così sa-

rà nel calo . Nel pronunziar tali versi , ( dice

il Salvini nelle note al Buomm. tr. 7. cap. 18. )

si toglie l’ ultima vocale , e si apostrofa la j ,

dicendo primaj’ , gioj’ , uccellatoj’ , e così il

verso va bene .

Regola undecima .

   Meglio, voglio , mali , quali , mezzo, egli, per

un certo vezzo toscano, si troncano dell’ ul-

tima sillaba . Dante: Se’ savio, e intendi me’,

ch’ io non ragiono = Bocc. Ora non ti vo’ dir

più = Firenzuola Trinuz. Pian barbiere , adagio

a’ ma’ passi = Petrar. Dentro alle qua’ peregri-

nando alberga Un Signor valoroso = Bocc. E co-

sì andando s’ avvenne per me’ la cesta = Di-

rem noi , perciocchè e’ nuoce a’ febbricitanti,

ch’ e sia malvagio ? = Menati i gentiluomini

nel giardino, cortesemente gli domandò , chi e’

fossero .

                                                              Re-

 

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Regola duodecima .

   Fratelli, belli, alli, dalli, delli , nelli, pel-

li, colli perdono l’ ultima vocale con tutte le

consonanti precedenti. Allegri : Lo stare in

Corte , e l’ essere ammalato Mi pajon, come dir ,

frate’ carnali = Bocc. Egli assai di be’ costumi,

e di buone cose aveva apprese = Queste donne il

dissero a’ mariti = Ristrette da’ voleri, da’ pia-

ceri, da’ comandamenti de’ padri = La rigidez-

za delle matrigne ne’ figliastri non dico, perciocchè

è manifesta ogni giorno = Dove gli uomini , e le

femmine vanno in zoccoli su pe’ monti = Il non

saper tra le donne, e co’ valenti uomini favel-

lare = Alcuni usano di non apostrofare le

suddette voci, ma di aggiugnere sul fine un

I , dicendo: ai , dai , dei , nei , pei , coi, ma

gli Scrittori toscani più esatti scrivono sem-

pre , e pronunziano tali voci coll’apostrofo ,

come appare dalle opere del Salvini, e dal

Vocabolario medesimo della Crusca .

 

CAP. VII.

 

Delle parole composte .

 

Osservazione prima .

USano i Toscani, per meglio esprimere la

loro pronunzia , di unire insieme nella

scrittura due parole , formandone una sola pa-

rola . Or in questo non può darsi regola af-

                                                         fatto

 

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fatto sicura , nè de’ ciascuno prendersi l’ arbi-

trio di fare simili composizioni , ma usar so-

lamente quelle , che sono ammesse , e poste

in uso . Scrivesi adunque : ognuno , gentiluo-

mo , sottovoce, sottomano , nondimeno, trentot-

to , nulladimeno , sottovoce, e simili.

Osservazione seconda .

   Quando la prima delle voci componenti

finisce in vocale, e la seconda comincia da

consonante, sogliono spesse volte i Toscani

pronunziarle con maggior forza, e perciò

raddoppiano la prima consonante della se-

conda parola, scrivendo : dello , allo , collo ,

colassù, laggiù, appiè , accanto , addosso , amol-

lo , udillo , acciò, sopracciò, ognissanti, sopran-

nome, addietro, giammai, oltracciò , colaggiù ,

e altre sì fatte .

   Le voci composte de’ monosillabi ri, e ra

sono diverse in questo , che la pronunzia è

più forte in ra che in ri, e perciò in quel-

lo , non in questo si fa il raddoppiamento, on-

de si dice per esempio : raddirizzare , e ri-

dirizzare .

Osservazione terza .

   Talvolta la prima delle parole componenti

perde l’ultima vocale con tutte le consonan-

ti, e si raddoppia la prima consonante della

seconda parola, come in sotterra , soggolo ,

soppanno, sozzopra, e simili .

                                                              Os-

 

/ BEGIN PAGE 460 /

 

Osservazione quarta .

   Negli affissi quando la parola ha l’ ultima

sillaba accentata , si raddoppia la consonante

della particella affissa , purchè ella non abbia

dopo di se altra consonante . Così si dice

dammi , dirotti , sallo , e simili : non già di-

roggli , perchè la particella ha doppia con-

sonante , onde si dice : dirogli . Ma se la pa-

rola , a cui s’affigge la particella , perde nell’

affisso l’ ultima vocale , la consonante della

particella non si raddoppia ; onde dirai, fa-

rai, e simili , nell’ affisso fanno dirálo , fará-

ne, e simili. Bocc. g. 4. n. I. Faráne questa

sera un soffione alla tua servente , col quale

ella raccenda il fuoco . Vedi il Bartoli nel

Torto, e diritto num. 32.

Oßervazione quinta .

   In alcune parole per facilità di pronunzia,

si muta alcuna consonante, ponendo per ca-

gion d’ esempio avanti la b , ch’ è lettera la-

biale , in vece della n , la m , ch’ è lettera la-

biale: o pure avanti alla C in vece della M , si

pone la N per miglior suono , come in pam-

bollito, amianci, farenlo, e simili.

 

                                                         CAP.

 

/ BEGIN PAGE 461 /

 

CAP. VIII.

 

Delle lettere maggiori, e minori, e quali

sieno le regole del loro uso .

 

IL Cavalier Salviati Avvertim. I. p. lib. 3.

cap. 4. partic. 22. e 23. stabilisce le seguen-

ti regole intorno all’uso delle lettere majusco-

le, e delle minori, le quali sono dal miglior

uso ricevute .

   Prima . Sopra le lettere majuscole non si

pone verun segno di accento, di titolo, o di

apostrofo, e così si è sempre praticato .

   Seconda . I nomi proprj di qualunque per-

sona , o cosa particolare, i soprannomi, e i

cognomi vogliono la prima lettera majusco-

la, onde si scrive : Piero, Pampinea , Italia,

Primavera , Sabato , Bologna , Arno , Mate-

matica ; lo Stramba &c.

   Terza . I nomi delle nazioni posti sustan-

tivamente voglion lettera majuscola , onde si

scrive per esempio : i Franzesi fecero guerra :

ma posti addiettivamente voglion lettera mi-

nore , e però li scrive : mercatante franzese .

   Quarta . I generi , e le spezie espressi co-

me tali voglion majuscola , onde si dice :

l’ Uomo è la più nobile delle inferiori creatu-

re ; il Cavallo è utile alla guerra : ma non

già quando si addattano agli individui, onde

                                                            scri-

 

/ BEGIN PAGE 462 /

 

scrivesi : questi è un buono uomo : ecco un bel

cavallo .

   Quinta . Gli appellattivi , che stanno in

vece de’ nomi proprj voglion la majuscola,

e così si scrive : il Padre , il Medico , il Mae-

stro &c. quando si parla di singular persona.

I pronomi contuttociò egli, ella, colui, co-

lei , costui , costei, e simili, benchè accenni-

no particular persona , non si scrivono con

lettera maggiore, perchè già di propria na-

tura stanno in vece de’ nomi proprj, e così

non hanno bisogno di tal contrassegno .

   Sesta . Tutti i nomi delle dignità, de’ gra-

di, e degli onori voglion lettera maggiore,

e si scrive : Papa , Imperadore , Re , Vescovo

&c. e anche quando sono uniti co’ nomi pro-

prj, o a quelli della loro giurisdizione, on-

de si scrive : il Re Luigi , il Re di Francia &c.

   Settima . Ne’ principj de’ periodi la prima

lettera è sempre majuscola .

 

CAP. IX.

 

De’ punti , e delle virgole.

 

   I Punti sono stati inventati da' Gramatici

per contrassegnar le fermate, o sieno pau-

se del parlare , e sono cinque .

   Il punto fermo, o sia finale, che si mette

alla fine del periodo, e dimostra, la senten-

za essere totalmente perfetta .

                                                            Il

 

/ BEGIN PAGE 463 /

 

   Il mezzo punto , che dinota una pausa

mezzana, quale è fra un membro , e l’ altro

del periodo , e si fa con due punti uno so-

pra l’altro. E si suole adoperare ancora quand’

altri riferisce nel discorso le parole precise

dette da un’altro , mettendo innanzi a tali

parole due punti .

   Il punto, e virgola, che dinota quella mi-

nima pausa , ch’ è fra le parti di un mem-

bro del periodo .

   Il punto interrogativo, che dinota interro-

gazione così ? , e il punto ammirativo , che

dinota ammirazione così !

   La virgola si usa per dinotare l’ interrom-

pimento piccolo del discorso , e dee porsi

qualunque volta il discorso non è perfetta-

mente continuato , ma contiene qualche mo-

vimento , o passaggio, quantunque piccolo .

   Ma veggiamo l’ esempio del mezzo punto,

e del punto, e virgola ; non già di scrittore

antico del buon secolo , perchè allora non

v’ era gran fatto l’ uso del punteggiare ; ma

di scrittore moderno . Monsignor della Casa

nel Galateo num. 23. dice : Quando si favella

con alcuno , non se gli dee l’ uomo avvicinare

, che se gli aliti nel viso : perciocchè molti

troverai, che non amano di sentire il fiato al-

trui ; quantunque cattivo odore non ne veniße .

Ecco dopo la parola viso si mettono i due

punti , perchè ivi termina un membro del

                                                    perio-

 

/ BEGIN PAGE 464 /

 

periodo : e dopo la parola altrui si mette pun-

to, e virgola , perchè ciò , che siegue , non

è membro , ma parte di membro , e la pausa

non è grande .

   E nel suddetto Galateo num. 152. si dice :

Si fece una roba di sciamito cremisì ; e dinan-

zi al petto un motto a lettere d’ oro : egli è

come Dio vuole : e nelle spalle di dietro simili

lettere , che diceano : e’ sarà come Dio vorrà .

Si noti , che dopo le parole oro , e diceano si

mettono due punti, perchè ciò , che siegue,

riferisce precisamente le parole di quel motto .

   Del punto interrogativo non accade ad-

durre esempio , essendo cosa notissima , che

questo punto va messo al fine delle parole

interrogative . Contuttociò, se queste son mol-

te, qualche circospezione usar si vuole ; cioè ,

che quando le parole sono continuate , nè

ci è pausa d’ importanza , si metta un solo

interrogativo in ultimo ; ma quando ci è qual-

che  notabil pausa , si metta ivi uno interro-

gativo, e un’ altro all’ ultimo . Potranno ser-

vire a ciò mostrare due esempj del Salvini

Prose Toscane tom. I. pag. 5., dove dice : E

se ella in argomenti o pii , o morali , si eser-

citasse , come moltissime han fatto , quanto ne

verrebbe ella grata , e utile agli uomini , e

cara a Dio, ricca, e bella in se stessa, e agli

occhi del nostro amabilissimo Santo Protettore

infinitamente gradita ? E ivi pag. 6. Ora se la

                                                                 leg-

 

/ BEGIN PAGE 465 /

 

leggiadria del suo stile da tutto il mondo , e

da tutte le nazioni ammirato, a savie cose,

e divote , come alcuno eccellente spirito di no-

stra patria felicemente fa, si rivolga ; quanto

la nostra lingua di pregio , e di venerazione

acquista, e vie maggiormente acquistar puote ?

e per questa ultima prerogativa rendersi più

amabile al nostro Santo, e in conseguenza più

da lui favorita ?

   Il punto ammirativo si mette al fine delle

esclamazioni d’ ammirazione , di passione, o

d’ affetto . Petrar. p. 2. son. 65. Oh tempo, oh

ciel volubil , che fuggendo Inganni i ciechi, e

miseri mortali !

   Intorno poi all’ uso delle virgole, il quale

è sì frequente nello scrivere, sarà ben fatto

mettere alcune brevi osservazioni confermate

da buoni esempj , affinchè altri possa aver

qualche norma di scrivere correttamente . E

gli esempj degli Autori del buon secolo, che

addurremo , dovranno valutarsi , non già se-

condo l’ ortografia degli Autori, o di quel

secolo, ma secondo quella, che ad essi dan-

no le buone edizioni , e ’l Vocabolario del-

la Crusca .

Osservazione prima .

   Qualunque parola, union di parole, o pro-

posizione si trova in un periodo , che alla

costruzione di esso non appartiene , si mette

tra due virgole, oltre a quelle, che per en-

                           G g                         tro

 

/ BEGIN PAGE 466 /

 

tro di sua natura esige . Capricc. Bott. Fac-

ciam dunque a cotesto modo , ma con questo ,

vedi, che tu non ti parta da me . Bocc. g. 7.

n. 2. Ed io, misera me, perchè son buona, e

non attendo a così fatte novelle , ho male , e

mala ventura . E g. 3. n. 7. Questo peccato adun-

que è quello, che la Divina giustizia , la quale

con giusta bilancia tutte le sue operazioni me-

na ad effetto, non ha voluto lasciare impunito .

Osservazione seconda .

   La copula e, e le disgiuntive o, e vo-

glion virgola avanti , come è noto, senza

che ne adduciamo esempj. Dee però notarsi,

che quando tali particelle si replicano , di-

modo che la prima stia come per ripieno ,

questa , secondo l’ uso migliore, non ha vir-

gola avanti . Salvin. Pros. Tosc. f. 41. Quanto

egli e nell’ una , e nell’ altra interpretazione si

segnalasse , non fa d’ uopo , ch’ io vi ridica . E

disc. Accad. f. 191. L’ uomo nobile si può consi-

derare in due maniere , pesandolo o colla sta-

dera del volgo , o colla bilancia del savio .

Bocc. g. 10. n. 8. Perciocchènell’ una,

nell’ altra non intendo di partirmi .

Osservazione terza .

   Il relativo che, il quale , o la quale esige

virgola avanti , perchè fa qualche interrom-

pimento, benchè piccolo. Pure quando vale

il quid , o l’ id , quod de’ Latini , si mette

senza precedente virgola, perchè non vi ap-

                                                           pare

 

/ BEGIN PAGE 467 /

 

pare interrompimento . Bocc. g. 2. n. I. Essen-

do tutta la gente attenta a vedere che di lui

avvenisse . E g. 3. n 3. Io il dirò al marito

mio , e a’ frate’ miei, e avvegnane che può .

Osservazione quarta .

   Avanti alle congiuzioni si dee metter la

virgola, perchè esse inducono qualche inter-

rompimento . Anzi si pone la virgola anche

quando non v’ è la congiunzione , ma si sot-

tintende . Addurremo alcuni esempj, da’ quali

si potrà prender lume del come regolarsi in

altri simili casi. Passav. f. 99. Non sia ebria-

co , nè taverniere , non giucatore , non mas-

nadiere . Si sottintende la congiunzione e .

Boccacc. g. 3. n. 9. Al Conte significassero, lei

avergli vacua , ed espedita lasciata la posses-

sione . Si sottintende equivalentemente la con-

giunzione che . E così degli altri, come po-

trà vedersi negli esempj addotti nel secondo

libro , della costruzione figurata .

Osservazione quinta .

   Quando le congiunzioni , e i modi avver-

biali sono replicati , e si corrispondono, al

primo di essi non si suole porre innanzi la

virgola . Bocc. g. 2. n. 9. Donolle che in gio-

je , e che in vasellamenti , e che in danari

quello, che valse meglio di altre diecimila dob-

bre. E g. 5. n. I. Era Cimoneper la sua

forma, e sì per la nobiltà , e ricchezza del

padre , quasi noto a ciascun del paese .

                                G g 2                  CAP.

 

/ BEGIN PAGE 468 /

 

CAP. X.

 

Delle sillabe lunghe, e brievi .

 

POco ci ha a dire delle sillabe lunghe , e

brievi, tra perchè la Lingua Toscana non

ha tante leggi di prosodia, come la Latina ;

e perchè a noi Italiani in gran parte è no-

to dove nelle parole si abbia a mettere l’ac-

cento acuto . Pure accenneremo alcune cose,

delle quali potrebbe nascer dubbio .

   Le prime persone plurali de’ preteriti im-

perfetti de’ verbi da non pochi Italiani si

pronunziano colla penultima breve , amáva-

mo , udívamo &c. , ma ciò non dee ammet-

tersi , non solamente perchè i Toscani le pro-

nunziano colla penultima lunga, amavámo ,

udivámo &c., ma ancora perchè così le pro-

nunziavano gli Autori del buon secolo, co-

me da’ Poeti veder si può. Dante Purg. cant.

12. Già montavam su per gli scaglion santi .

E Parad. cant. 24. E quel baron , che sì di

ramo in ramo Esaminando già tratto m’ avea ,

Che a l’ ultime fronde appressavamo .

   Anche presso di noi , come presso i Lati-

ni, la vocale, a cui sieguono due consonan-

ti, è lunga . Pure l’ uso de’ Toscani porta

in ciò qualche eccezione, come, per cagion

d’ esempio in árista, che significa schiena di

                                                             ma-

 

/ BEGIN PAGE 469 /

 

majale, e si pronunzia coll’ accento in sulla

prima. Così ancora , secondo l’ uso comu-

ne d’ Italia , si dice Ótranto , Táranto, -

panto, nomi di Città, colla seconda sillaba

breve .

   Parimente in Toscana fiócine , che signi-

fica la buccia dell’ acino dell’ uva ; e cérci-

ne , ch’ è quell’ involto usato da chi porta

pesi in capo ; e durácine , ch’ è aggiunto di

alcune frutte , che hanno durezza , si pro-

nunziano colla penultima breve .

 

 

Fine del terzo , ed ultimo Libro .

 

 

                           G g 3                          TA-

 

 / BEGIN PAGE 470 /

 

TAVOLA

 

De’ Libri, e de’ Capitoli della presente Opera.

 

LIBRO PRIMO .

 

Delle parti della toscana orazione . carte 9.

 

Cap.   I. DEl toscano Alfabeto . ivi .

Cap.   2. Delle sillabe . c. 12.

Cap.   3. Delle parole . c. 15.

Cap.   4. Quante , e quali sieno le parti della tosca-        

       na orazione . c. 16.

Cap.   5. Del nome sustantivo, e dell’addiettivo. c. 18.

Cap.   6. De’ nomi alterati . c. 20.

Cap.   7. De’ nomi partitivi , e de’ numerali. c. 23.

Cap.   8. Delle varietà , o sieno passioni del nome. c. 25.

Cap.   9. Del segnacaso . c. 29.

Cap.  10. Dell’ articolo . c. 31.

Cap.  11. Della declinazione de’ nomi. c. 34.

Cap.  12. De’ nomi indeclinabili . c. 36.

Cap.  13. De’ nomi eterocliti di doppia uscita. c. 38.

Cap.  14. De’ nomi eterocliti, che hanno un solo plu-

        rale , ma con desinenza fuor di regola . c. 41.

Cap.  15. De’ nomi difettivi . c. 42.

Cap.  16. De’ pronomi , e prima del pronome IO . c. 45.

Cap.  17. Del pronome TU . c. 47.

Cap.  18. Del pronome SE . c. 49.

Cap.  19. De’ pronomi derivativi . c. 50.

Cap.  20. De’ pronomi dimostrativi di persona . c. 52.

Cap.  21. De’ pronomi dimostrativi di cosa . c. 66.

Cap.  22. De’ pronomi relativi . c. 67.

Cap.  23. De’ pronomi universali indeterminati . c. 71.

Cap.  24. Del Verbo . c. 86.

                                                                      Cap.

 

/ BEGIN PAGE 471 /

 

Cap.  25. Delle variazioni del Verbo . c. 89.

Cap.  26. Alcune generali oßervazioni sopra le conjuga-

       gazioni de’ Verbi . c. 91.

Cap.  27. Conjugazione del Verbo essere . c. 95.

Cap.  28. Conjugazione del Verbo avere . c. 100.

Cap.  29. Uso de’ Verbi essere , e avere nella conjuga-

      zione degli altri Verbi : e quando avere si ponga

      per essere . c. 104.

Cap.  30. Conjugazione del Verbo amare , ch’ è la pri-

       ma regolare , co’ suoi anomali . c. 107.

Cap.  31. Conjugazione del Verbo temere , ch’ è la se-

       conda regolare . c. 114.

Cap.  32. De’ Verbi anomali della seconda conjug. c. 118.

Cap.  33. Conjugazione del Verbo leggere , ch’ è la ter-

       za regolare . c. 123.

Cap.  34. Verbi anomali della terza conjugaz. c. 129.

Cap.  35. Conjugazione del Verbo sentire, ch’ è la quar-

       ta regolare . c. 134.

Cap.  36. Anomali della quarta conjugazione . c. 136.

Cap.  37. De’ Verbi difettivi . c. 140.

Cap.  38. De’ Verbi passivi , e degl’ impersonali. c. 142.

Cap.  39. Del participio . c. 144.

Cap.  40. Del gerundio . c. 149.

Cap.  41. Della preposizione . c. 150.

Cap.  42. Del ripieno . c. 154.

Cap.  43. Dell’ avverbio . c. 165.

Cap.  44. Dell’interiezione . c. 169.

Cap.  45. Della congiunzione . c. 170.     

 

LIBRO SECONDO.

Della costruzione Toscana . car. 173

 

Cap.   I. Idea generale della costruzione toscana . ivi.

Cap.   2. Della costruzione de’ Verbi attivi . c. 185.

   Primo Ordine . ivi.

   Secondo Ordine . c. 190.

                                      G g 4                      Terzo

 

/ BEGIN PAGE 472 /

 

   Terzo Ordine . c. 193.

   Quarto Ordine . c. 197.

   Quinto Ordine . c. 199.

   Sesto Ordine . c. 201.

   Settimo Ordine . c. 203.

Cap.   3. Della costruzione de’ Verbi passivi . c. 207.

Cap.   4. De’ Verbi assoluti . c. 208.

Cap.   5. Della costruzione de’ Verbi neutri . c. 210.

   Primo Ordine . c. 211.

   Secondo Ordine . c. 212.

   Terzo Ordine . c. 218.

   Quarto Ordine . c. 224.

   Quinto Ordine . c. 226.

   Sesto Ordine . c. 230.

   Settimo Ordine . c. 233.

Cap.   6. Della costruz. de’ Verbi neutri passivi. c. 235.

   Primo Ordine . c. 236.

   Secondo Ordine . c. 240.

   Terzo Ordine . c. 245.

   Quarto Ordine . c. 248.

   Quinto Ordine . c. 249.

   Sesto Ordine . c. 251.

   Settimo Ordine . c. 253.

Cap.   7. Della costruzione de’ Verbi impersonali.c.255.

   Primo Ordine . ivi.

   Secondo Ordine . c. 256.

   Terzo Ordine . c. 259.

   Quarto Ordine . c. 260.

   Quinto Ordine . c. 264.

Cap.   8. Della costruzione de’ Verbi locali . c. 265.

   Stato in luogo . c. 266.

   Moto da luogo . c. 272.

   Moto per luogo . c. 273.

   Moto a luogo . c. 275.

   Moto verso luogo . c. 277.

   Moto fino a luogo . c. 279.

                                                                   Della

 

/ BEGIN PAGE 473 /

 

   Della distanza d’ un luogo dall’ altro . c. 280.

Cap.   9. Di varj casi , che sono comuni a molti verbi .

       c. 282.

Cap.  10. Della costruzione degl’infin. de’ verbi. c. 286.

Cap.  11. Della costruzione del gerundio . c. 297.

Cap.  12. Della costruzione del participio . c. 304.

Cap.  13. Della costruzione del nome . c. 308.

Cap.  14. Della costruzione della preposizione . c. 327.

Cap.  15. Della costruzione dell’ avverbio . c. 365.

Cap.  16. Della costruzione dell’ interiezione . c. 395.

Cap.  17. Della costruzione della congiunzione . c. 397.

Cap.  18. Della costruzione figurata . c. 412.

 

LIBRO TERZO .

 

Della maniera di pronunziare , e di scrivere

toscano . c. 434.

 

Cap.   I. Del valore , e della pronunzia delle let-

        tere . ivi .

Cap.   2. Dell’accento , e dell’apostrofo . c. 439.

Cap.   3. Delle stroncature delle sillabe . c. 441.

Cap.   4. Dell’ accrescimento delle parole . c. 443.

Cap.   5. Quando le parole si poßano scemare in prin-

       cipio . c. 445.

Cap.   6. In quanti modi possano le parole scemarsi in

       fine . c. 447.

Cap.   7. Delle parole composte . c. 458.

Cap.   8. Delle lettere maggiori , e minori , e quali

       sieno le regole del loro uso . c. 461.  

Cap.   9. De’ punti , e delle virgole . c. 462.

Cap.  10. Delle sillabe lunghe , e brevi . c. 468.

 

                                                                        TA-

 

/ BEGIN PAGE 474 /

 

TAVOLA

 

Delle abbreviature, e degli Autori, da’ quali

sono tratti gli esempj citati in quest’

Opera .

 

Due sorte d’ Autori si citano in quest’Opera ; gli Autori

  del buon secolo , e sono quelli , che scrißero dall’ An-

  no 1300. fino al 1400., nel qual secolo era la lingua

  toscana nel più bel fiore : e gli Autori moderni, quelli

  cioè , che scrißero di qua dal buon secolo .

 

A

Autori del buon secolo .

ALbertan. Volgarizzamento di tre Trattati morali

di Albertano Giudice da Brescia . E‵ stampato in

Firenze nel 1610.

   Amm. Ant. Ammaestramenti degli Antichi raccolti

da F. Bartolommeo da S. Concordio Pisano dell’ Ordi-

ne de’ Predicatori . E‵ stampato in Firenze nel 1734.

per Domenico Maria Manni .

Autori moderni .

   Alam. Gir. Girone il Cortese Poema di Luigi Ala-

manni . E' stampato in Parigi nel 1548.

   Allegri . Rime , e Prose di Alessandro Allegri stam-

pate in varj luoghi , e tempi .

   Ambra Furt. Cofan. Il Furto Commedia in prosa , e

la Cofanaria Commedia in versi di Francesco d’Ambra ,

stampate in Firenze presso i Giunti, la prima nel 1564.,

l’ altra nel 1593.

   Ariost. Fur. Orlando furioso Poema notissimo di Lo-

dovico Ariosto.

                                                                   Autori

 

/ BEGIN PAGE 475 /

 

B

Autori del buon secolo .

   Bocc. g. , n. , introd. , proem. , tit., canz. , concl.

princ. , fin. Decamerone opera famosa di M. Giovanni

Boccaccio , che contiene cento novelle raccontate in

dieci giornate . La g. significa giornata , e la n. novel-

la ; introd. accenna l’ introduzione al principio delle

giornate , proem. il proemio o di tutta l’opera , o di

ciascuna novella : tit. significa il titolo della novella ,

canz. la canzone posta al fine di ciascuna giornata ;

concl. la conclusione , ch’ è al fine del Decamerone .

Princ. accenna il proemio della giornata , e fin. le pa-

role , che sono sul fine di essa , dopo la decima novella.

   Bocc., Amet. Ameto Opera di M. Giovanni Boccaccio

stampato in Firenze da’ Giunti nel 1521.

   Bocc. Fiamm. Fiammetta Opera di M. Giovanni Boc-

caccio stampato da’ Giunti in Firenze nel 1594.

   Bocc. Filoc. Filocolo di M. Giovanni Boccaccio stam-

pato da’ Giunti in Firenze nel 1594.

   Bocc. Laber. Laberinto d’Amore , o sia il Corbaccio

di M. Giovanni Boccaccio stampato da’ Giunti in Firen-

ze nel 1594.

   Bocc. Ninf. Fies. Ninfale Fiesolano Poema in ottava

rima di M. Giovanni Boccaccio .

   Bocc. Vit. Dant. Vita di Dante Alighieri scritta da

M. Giovanni Boccaccio .

   Bocc. Urbano. Urbano Opera comunemente attribui-

ta al Boccaccio , ma che non è altrimenti sua : è però

antica , onde se ne traggono talvolta alcuni esempj .

   Bocc. Lett. Pin. Ross. Lettera scritta dal Boccaccio a

M. Pino de’ Rossi . E questa, e le altre prose del Boc-

caccio fuori del Decamerone sono state insieme raccolte,

e stampate in Firenze nel 1723. da’ Tartini , e Franchi ,

col titolo Prose di Dante , e del Boccaccio .

   Bocc. Teseid. Teseide Poema in ottava rima di M. Gio-

vanni Boccaccio , stampato in Venezia nel 1528.

                                                                              Brun.

 

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   Brun. Tesor., Tesoret. Due Opere di Ser Brunet-

to Latini , che fu Maestro di Dante ; l’ una intitolata

Tesoro , stampata in Venezia nel 1533. , l’altra intito-

lata Tesoretto , o sia Favolello , ch’ è una poesia a fog-

gia di Frottola, stampata in Roma dal Grignani nel 1642.

   Buti Com: Comento di Francesco da Buti Pisano so-

pra la Commedia di Dante , testo a penna .

Autori moderni .

   Bart.Tort. e diritt. Il torto, e ’l diritto del non si può

dato in giudicio sopra molte regole della lingua Italia-

na , opera di Ferrante Longobardi , cioè del Padre Da-

niello Bartoli della Compagnia di Gesù , stampato in

Roma presso il Varese nel 1668.

   Bemb. Pros. Asol. Lett. Rim. Piero Cardinal Bembo

le seguenti Opere . Le Prose intorno alla volgar lingua;

gli Asolani Dialogo ; le Lettere volgari ; e le Rime .

Le Opere di questo gran Cardinale sono state raccolte

insieme , e stampate ultimamente in Venezia .

   Borghin. Fir. disf. Opera di Don Vincenzio Borghi-

ni Fiorentino , se Firenze fu spianata da Attila . Le

Opere tutte di questo Autore furono da’ Giunti stam-

pate nel 1584.

   Buonarr. Cical. Cicalate di Michelagnolo Buonarro-

ti il giovane impresse nel primo tomo della parte terza

delle Prose Fiorentine .

   Burch. Sonetti di Mastro Domenico di Giovanni, per

soprannome il Burchiello , Poeta Fiorentino , e Bar-

biere in Calimala , stampati da’ Giunti nel 1552.

C

Autori del buon secolo .

   Cavalc. specch. croc. Med. spir. Med. cuor. F. Dome-

nico Cavalca dell’ Ordine de’ Predicatori le seguenti

opere spirituali . Specchio della Croce . Medicina , o sia

Disciplina spirituale . Medicina del cuore .

   Ciriff. Calvan. Ciriffo Calvane , e ’l Povero avve-

duto, Romanzo antico in prosa, testo a penna. Dee di-

                                                                             stin-

 

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distinguersi dal Ciriffo Calvaneo , Poema in ottava rima,

composto da Luca Pulci , e da Bernardo Giambullari .

   Cron. Amarett. Cronichetta di Amaretto Mannelli

stampata in Firenze con altre Scritture nel 1733. per

Domenico Maria Manni .

   Cron. Morell. Cronaca della famiglia de’ Morelli ,

stampata in Firenze dietro la Storia del Malespini da’

Tartini , e Franchi nel 1718.

Autori Moderni .

   Capr. Bott. Capricci del Bottajo Dialoghi di Gio-

vambattista Gelli , stampati in Venezia nel 1548. , e

e nel 1551.

   Castelv. Lodovico Castelvetro Modonese giunte alle

Prose del Cardinal Bembo .

   Cecch. Stiav. La Stiava Commedia di Giovammaria

Cecchi , stampata in Venezia nel 1585.

   Chiabr. Gabriello Chiabrera Savonese Rime .

   Cinonio . Osservazioni della lingua Italiana divise

in due parti , la prima delle quali contiene il Trattato

delle particelle , il secondo quello de’ Verbi , raccolte

dal Cinonio Accademico Filergita, cioè dal Padre Mar-

co Antonio Mambelli della Compagnia di Gesù, e stam-

pate in Verona dal Berno nel 1722.

D

Autori del buon secolo.

   Dant.Inf.Purg.Parad.cant.Conviv.Rim. Dante Ali-

ghieri Commedia divisa in tre parti , Inferno, Purga-

torio, Paradiso , ciascuna delle quali è divisa per canti.

Convivio , stampato in Firenze da’ Tartini , e Franchi

del 1723 , come sopra . Rime di Dante , stampate da’

Giunti in Firenze del 1527.

   Dittam. Dittamondo , o sia Dicta Mundi Poema in

terza rima di Fazio degli Uberti . Si cita il testo a pen-

na , perchè le stampe sono scorrette .

Autori moderni .

Davanz. Tacit. Scism. Volgarizzamento di Corne-

                                                                       lio

 

/ BEGIN PAGE 478 /

 

nelio Tacito , e Storia della Scisma d’ Inghilterra Ope-

re di Bernardo Davanzati, stampate in Firenze nel 1637.

presso il Nesti .

   Deput. Decam. Annotazioni , e discorsi sopra alcuni

luoghi del Decamerone fatti da’ Deputati alla correzio-

ne di esso , e stampati in Firenze nel 1574.

E

   Esp. Salm. Volgarizzamento delle Esposizioni de’

Salmi , opera del buon secolo , e testo a penna .

F

Autori del buon secolo .

   Filipp. Vill. Aggiunta fatta da Filippo Villani alla

Storia di Matteo suo Padre , dal capitolo 61. fino alla

fine del libro undecimo , della stampa de’ Giunti di Fi-

renze nel 1577.

   Fior. S. Franc. Fioretti di S. Francesco , della mo-

derna stampa de’ Tartini , e Franchi 1718.

   Franc. da Barb. Francesco da Barberino Documenti

d’Amore , della stampa di Roma del Mascardi 1640.,

colle Annotazioni del Conte Federigo Ubaldini .

   F. Giord. Pred. Prediche di F. Giordano da Ripalta

dell’Ordine de’ Predicatori . Testo a penna .

   F. Jacop. B. Jacop. Poesie, o sieno Laudi spirituali del

B. Jacopone da Todi dell’Ordine di S. Francesco, stam-

pate in Venezia nel 1617.

   Franco Sacch. Franco Sacchetti Novelle trecento ,

stampate nel 1724. colla data di Firenze . Opere diver-

se dello stesso , testo a penna .

Autori moderni .

   Firen. Asin. , Disc. , Dial. bell. Donn. , Lucid. , Tri-

nuz., Rim., Nov. Agnolo Firenzuola Traduzione dell’

Asino d’oro d’ Apulejo ; Discacciamento delle nuove

lettere ; Dialogo delle bellezze delle donne ; i Lucidi ,

e la Trinuzia Commedie in prosa, e le rime . Le Opere

tutte di questo Autore furono stampate nel 1723. colla

data di Firenze, e in queste vi sono ancora otto Novelle.

                                                                             Autori

 

/ BEGIN PAGE 479 /

 

G

Autori del buon secolo .

   Gio. Vill. Storia di Giovanni Villani , stampata in

Firenze da’ Giunti nel 1587.

   Grad. S. Girol. Volgarizzamento dell’ Opera intito-

lata Gradi di S. Girolamo , stampato dal Manni in Fi-

renze nel 1729.

   Guid. G. Volgarizzamento della Storia della guerra

Trojana di Guido Giudice dalle Colonne di Messina ,

testo a penna .

   Guitt. Lett. Lettere di F. Guittone d’Arezzo, stam-

pate di fresco in Firenze .

Autori moderni .

   Galat. Casa. Galateo di M. Giovanni della Casa , li-

bro notissimo .

   Gell. Circ. Sport. Giovambattista Gelli la Circe di-

visa in dieci Dialoghi , e stampata in Firenze nel 1549.

La Sporta Commedia in prosa , stampata in Firenze nel

1550. , e nel 1602.

   Guicciard. Storia d’Italia di M. Francesco Guicciar-

dini .

L

Autori del buon secolo .

   Lib. Astrol. Libro , o sia Trattato di Astrologia , te-

sto a penna .

   Lib. cur. malatt. Volgarizzamento del Libro intito-

lato Cura di tutte le malattie , testo a penna .

   Lib. mott. Libro di motti , testo a penna .

   Lib. Sagr. Libro , o sia Trattato de’ Sagramenti , te-

sto a penna .

   Liv. M. Volgarizzamento della prima , e della ter-

za Deca di Tito Livio, testo a penna .

Autori moderni .

   Lasca Sibill. Spir. La Sibilla , e la Spiritata Comme-

die in prosa di Antonfrancesco Grazini detto il Lasca ,

le Opere del quale furono stampate in Venezia del 1582.

                                                                                 Lib.

 

/ BEGIN PAGE 480 /

 

   Lib. Son., Raccolta di Sonetti di Matteo Franco, e di

Luigi Pulci , testo a penna .

   Lor. de’ Med. Arid. Aridosio Commedia in prosa di

Lorenzino de’ Medici , stampata in Firenze presso i

Giunti nel 1595.

M

Autori del buon secolo .

   M. Aldobr. Volgarizzamento di un Trattato di Me-

dicina di Maestro Aldobrandino da Siena fatto da Sere

Zucchero Bencivenni , testo a penna .

   Maestruz. Volgarizzamento della Somma Pisanella,

detta il Maestruzzo , da alcuni attribuito a Don Gio-

vanni delle Celle , testo a penna .

   Matt. Vill. Storia di Matteo Villani , che serve di

continuazione a quella di Giovanni suo fratello , stam-

pata in Firenze del 1567., e del 1581.

   Mirac. M. Miracoli della Madonna , testo a penna .

   Mor. S. Gregor. Volgarizzamento de’ Morali di San

Gregorio fatto da Zanobi da Strata , stampato in Roma

da’ Corbelletti nel 1714.

De’ Moderni .

   Malmant. Malmantile racquistato Poema giocoso in

ottava rima di Perlone Zipoli , cioè di Lorenzo Lippi

Dipintore Fiorentino , colle note di Puccio Lamonì ,

cioè di Paolo Minucci , stampato in Firenze nel 1731.

   Mann. Lez. Lezioni di lingua Toscana di Domenico

Maria Manni Accademico Fiorentino , stampate in Fi-

renze nel 1737.

N

Del buon secolo .

   Nov. ant. Il Novellino , o sia Cento Novelle anti-

che , stampate nel 1724. colla data di Firenze .

O

Del buon secolo .

   Ovid. Pist. Volgarizzamento delle Pistole d’Ovidio,

testo a penna.

                                                                            Autori

 

/ BEGIN PAGE 481 /

 

P

Autori del buon secolo .

   Passav. Specchio di vera penitenza di F. Jacopo Pas-

savanti dell’ Ordine de’ Predicatori , stampato in Fi-

renze dall’Accademia della Crusca nel 1725.

   Pecor. Novelle cinquanta, divise in venticinque gior-

nate, di Ser Giovanni Fiorentino intitolato il Pecorone ,

stampate in Milano nel 1558.

   Petrar. Canzoniere di M. Francesco Petrarca .

   Pier. Cresc. Volgarizzamento del Trattato dell’ A-

gricoltura di Piero de’ Crescenzj Cittadino Bolognese ,

stampato in Firenze nel 1605.

Autori moderni .

   Pulci Morg. Il Morgante Maggiore Poema di Luigi

Pulci , stampato nel 1732. colla data di Firenze.

   Pros. Fior. Prose Fiorentine di diversi Autori , rac-

colte da Carlo Dati , e stampate in Firenze , e in Ve-

nezia.

R

Autori del buon secolo .

   Rettor. Tull. Volgarizzamento della Rettorica di

Marco Tullio , stampato dal Manni in Firenze nel 1734.

   Ricord. Malesp. Storia Fiorentina di Ricordano Ma-

lespini, stampata in Firenze del 1718.

De’ Moderni .

   Redi Lett. Lettere famigliari di Francesco Redi,

stampate dal Manni in Firenze nel 1724., nel 1727.,

e in parte nel 1731.

S

Autori del buon secolo .

   S. Grisost. Volgarizzamento di alcuni Opuscoli di

S. Giovanni Grisostomo , testo a penna .

   Sen. Pist. Volgarizzamento delle Pistole di Seneca ,

stampato in Firenze nel 1717.

   Stor. Ajol. La Storia , o sia la prodezze d’Ajolfo ,

Romanzo antico , testo a penna .

                                      H h                            Stor-

 

/ BEGIN PAGE 482 /

 

   Stor. Pistol. Storie Pistolesi , ristampate in Firenze

nel 1733.

   Stor. Barl. Volgarizzamento della Storia di Bar-

laam, e Giosafat , testo a penna .

Autori moderni .

   Sagg. nat. esper. Saggi di naturali esperienze fatte

in Firenze nell’Accademia del Cimento, descritti dal

Sollevato , cioè dal Conte Lorenzo Magalotti , e stam-

pati in Firenze nel 1692.

   Salv. Avvert. Granch. Spin. Del Cavalier Leonardo

Salviati Avvertimenti della lingua sopra ’l Decamero-

ne , stampati in Napoli nel 1712. Il Granchio Comme-

dia in versi , e la Spina Commedia in prosa, stampate

in Firenze nel 1606.

   Salvin. Pros. Tosc. Disc. Dell’ Abate Antommaria

Salvini Prose Toscane recitate nell’ Accademia della

Crusca ; e Discorsi Accademici recitati nella Accade-

mia degli Apatisti .

   Segn. Stor. Storia Fiorentina di Bernardo Segni ,

stampata nel 1723. colla data di Augusta .

   Sen. benef. Varchi . Traduzione de’ Libri de’ Benefi-

zj di Seneca fatta da Benedetto Varchi , e stampata in

Firenze nel 1574.

   Serd. Stor. Traduzione della Storia dell’ Indie O-

rientali del P. Giampiero Maffei della Compagnia di

Gesù , fatta da Francesco Serdonati , e stampata in Fi-

renze nel 1589.

   Stor. Eur. Storia d’ Europa di Pierfrancesco Giam-

bullari , stampata in Venezia nel 1566.

T

Autori del buon secolo .

   Tav. rit. Volgarizzamento del Libro de’ Cavalieri

erranti , detto comunemente la Tavola ritonda , testo

a penna .

   Tratt. gov. fam. Trattato del governo della fami-

glia , testo a penna .

                                                              Tratt.

 

/ BEGIN PAGE 483 /

 

   Tratt. piet. Trattato della pietà , testo a penna .

   Tratt. sap. Trattato di sapienza , testo a penna .

De’ moderni .

   Tass. Gerusalemme liberata Poema famoso di Tor-

quato Tasso , le Opere del quale furono stampate tut-

te in Firenze nel 1724.

V

Autori del buon secolo .

   Vit. Crist. Vita di Gesù Cristo , testo a penna .

   Vit. Plut. Volgarizzamento delle Vite degli Uomi-

ni illustri di Plutarco , testo a penna .

   Vit. S. Margh. Vita di S. Margherita , stampata in

Firenze dal Manni nel 1734.

   Vit. SS. Pad. Volgarizzamento delle Vite de’ SS. Pa-

dri , stampato dal Manni in Firenze nel 1732.

De’ moderni .

   Varchi Ercol. Ercolano , o sia Dialogo sopra le Lin-

gue di Benedetto Varchi ristampato in Firenze nel

1730.

 

 

                                         H h 2                              IN-

 

/ BEGIN PAGE 484 /

 

INDICE

 

Delle Materie , che si contengono in

quest’ Opera .

 

A

A Segno del dativo . carte 30. A preposizione . Sua

costruzione. c. 329. Serve all’accusativo in forza

dell’ad latino. ivi . Fa le veci di per , in , con , da ,

inverso . c. 330. 331. E del pro de’ Latini . c. 330.

Ha talora forza dell’ ablativo della Quinta de’ Neu-

tri de’ Latini . ivi. Vale anche a modo , a similitu-

dine . ivi . Talora a rispetto , a comparazione. ivi .

Incorporata coll’ articolo , e aggiunta a certi nomi

femminini, forma varj modi avverbiali. c.331. Si usa

elegantemente per in , significando tempo. ivi. Con-

giunta cogl’ infiniti dà loro la forza de’ gerundj La-

tini . ivi. E talvolta del soggiuntivo . c. 292. Ag-

giunta alla misura della distanza de’ luoghi vale in

circa . c. 282.

Abbenchè per benchè è voce barbara . c. 399.

Abbisognare impersonale vale opus eße. c. 256.

Accanto preposizione vuole il dativo . c. 361.

Accattare verbo assoluto val mendicare . c. 205. Atti-

   vo della Settima val prendere in prestanza. ivi. Ac-

   cattar parola vale impetrare . c. 206.

Accento che cosa sia , e di quante sorte . c. 439.

Acciocchè congiunzione dinota cagion finale , e vuole il

soggiuntivo . c. 401. Talora fra acciò , e che si frap-

pone alcuna parola . ivi . Acciò per acciocchè è voce

di non troppo buona lega . c. 402.

Accomandare si usa per legare . c. 200.

Accompagnanomi quali sieno . c. 162.

Accompagnaverbi quali sieno . c. 163.

 

                                                                Accon-

 

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Acconciarsi vale accomodarsi . c. 252. Acconciarsi dell’

anima val prepararsi co’ Sagramenti alla morte.c.245.

Accontarsi vale accordarsi . c. 252.

Accordarsi a una cosa , cioè consentirvi . c. 245.

Accosto preposizione vuole il dativo . c. 361.

Adagiare si usa per somministrare . c. 192.

Addarsi vale accorgersi . c. 242.

Addosso preposizione vuole il dativo . c. 363.

Addurre Verbo anomalo . Sua conjugazione . c. 132.

Adunque congiunzione illativa . c. 408.

Aere è di genere comune . c. 26.

Affarsi val convenire . c. 246.

Affinchè è lo stesso che acciocchè . c. 402.

Affissi , e loro regole . c. 430. Quando raddoppino la

consonante . c. 460.

A fronte preposizione vuole il dativo . c. 362.

Aggiugnere si usa per arrivare . c. 228.

Aggradare , aggradire si usano per piacere. c. 220.

Ah , ahi interjezioni . c. 396. Talvolta si sciolgono ,

e vi si frappone qualche voce dinotante maggiore af-

fetto . ivi.

Ajo si fa da’ nostri Poeti di una sillaba sola . c. 157.

Ala ha tre singulari, e tre plurali . c. 39.

Alberi hanno il nome mascolino , detratti quercia , ed

elce ; e il nome del frutto è femminino . c. 28. 29.

Alcuno quando da se , o aggiunto a un nome significa

più cose indeterminate , ha plurale. c. 44.

Alcuno pronome indefinito , e sua declinazione , e suo

uso .  c. 78. In vece di alcuno si può dire uomo . c. 79.

Alfabeto Toscano di quante lettere sia . c. 9.

Allato preposizione vuole il dativo. c. 361. Si usa ele-

gantemente per addosso . c. 363.

Alla volta si usa per verso . c. 278.

Allo ’ncontro preposizione vuole il genitivo , ma si tro-

va col dativo . c. 361.

Alquanto pronome vale qualcuno , alcuno &c. c. 80.

                                      H h 3                            Nel

 

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Nel plurale si adopera a modo di sustantivo . ivi.

Sustantivamente , e neutralmente vale aliquid . ivi.

Avverbio . c. 368.

Alto avverbio significa altamente . c. 371. Col Verbo

fare significa fermarsi . ivi . Di per se significa l’eja,

e l’ age de’ Latini . ivi.

Altrettale pronome talora è lo stesso che tale . c. 82. Si

usa solo nel plurale. ivi .

Altrettanto pronome , e sua declinazione . c. 83. Di-

nota uguaglianza di numero , o di misura . ivi. Av-

verbio . c. 368.

Altri pronome , e sua declinazione . c. 83. Ammette

l’ articolo , fuorchè nel nominativo singolare . ivi .

Se possa usarsi ne’ casi obliqui . c. 84. Si usa talvolta

per io . ivi . Si usa ancora per uno , qualcuno &c.

Altri che , altro che vagliono fuorchè . c. 359.

Altrimenti , o altramente avverbio vale in altro modo.

c. 376. E‵ talvolta ripieno. c. 161.

Altro pronome addiettivo , e sua declinazione . c. 85.

Sustantivo , e sua declinazione . c. 86. Ha il solo sin-

golare. ivi. Fa talvolta intendere più di quello, che

dice . ivi .

Altronde avverbio vale da altro luogo . c. 273.

Altrove avverbio di stato in luogo. c. 270.

Altrui pronome , e sua declinazione . c. 84. Manca del

nominativo . ivi . Quando lasci il segnacaso . ivi , e

c. 317. Si trova coll’ articolo , ma non è suo. c. 84.

Si adopera talora sustantivo . c. 85. Se si trovi usato

in nominativo . ivi.

Al tutto avverbio vale il penitus de’ Latini . c. 371.

A luogo , e a tempo , modo avverbiale , vale opportu-

. c. 393.

Amare verbo . Sua conjugazione . c. 107. Amar meglio

si usa per voler piuttosto . c. 216.

A modo , maniera , guisa , foggia &c. preposizio-

ni , vogliono il genitivo , o pure una proposi-

                                                                 zio-

 

 / BEGIN PAGE 487 /

 

zione , a cui preceda la particella che . car. 360.

Analogo nel plurale fa analogi , e analoghi . c. 42.

Anche , e in verso anco , congiunzione copulativa , che

accenna continuazione . c. 405.

Ancora congiunzione copulativa , oltre il noto signifi-

cato di etiam , vale nune quoque , e nondum. c. 377.

Ancorchè congiunzione ama il soggiuntivo , ma si

trova coll’ indicativo . c. 399.

Anello ha due plurali . c. 40.

Andare Verbo anomalo , e sua conjugazione . c. 112.

Sua costruzione . c. 226. Andare per riuscir male , e

sua costruzione . c. 227. Andare come si usi con pleo-

nasmo. c. 420. Andare una pena impersonale della

seconda . c. 258. E in tal senso si fa ancor della Ter-

za degl’ impersonali . c. 262. Andare per una perso-

na , o cosa vale andarla a prendere . c. 229. Andar-

sene si dice di cosa, che sia tolta via . c. 209. Andar-

sene in alcuna cosa vale risolversi . c. 250.

Anguilla è di genere promiscuo . c. 29.

Annighittire neutro passivo vale divenir neghittoso.

c. 238.

Annoverare val numerare . c. 195.

Anzi congiunzione avversativa . c. 404. Talvolta è

Elettiva . c. 407. Anzi che no, modo avverbiale , va-

le piuttosto che altro. c. 384.

A parte a parte avverbio vale particulatim . c. 385.

A posta di alcuno avverbio vale a suo piacimento. c. 374.

A posta fatta avverbio vale a caso pensato . c. 374.

Apostrofo che cosa sia . c. 441.

Appetto preposizione vuole il dativo . c. 362.

Appiè preposizione serve al genitivo . c. 360.

Appo preposizione ha ordinariamente 1’ accusativo , ma

si trova ancora col genitivo , e col dativo , c. 347. Si-

gnifica talvolta prossimità morale . ivi . Talvolta ac-

cenna puro stato in luogo . ivi .

Apporre vale incolpare a torto . c. 195.

                                H h 4                                 Apporsi

 

/ BEGIN PAGE 488 /

 

Apporsi vale indovinare . c. 238.

Apprendersi vale attaccarsi . c. 246.

Appresso preposizione suole aver l’accusativo, ma rice-

ve ancora il genitivo , e ’l dativo . c. 348. Significa

talvolta dopo . ivi . Avverbio . c. 372.

Apprestare vale apparecchiare . c. 195. Apprestarsi vale

apparecchiarsi . c. 247.

Appunto avverbio vale giustamente . c. 377. Si usa per

negare con disprezzo. ivi.

Aprire anomalo . c. 136. Si usa per manifestare. c.195.

Assoluto vale introdurre . c. 220.

A prova preposizione vuole il genitivo. c. 361.

Arbore è di genere comune . c. 26.

Ardire Verbo che suol’ esser della Seconda, è talora del-

la Terza de’ Neutri . c. 213.

Argomentare si usa per pensare . c. 215.

A rispetto , o per rispetto preposizione vuole il geniti-

vo. c. 361.

Arrecarsi vale condursi . c. 250.

Arma ha due singolari , e due plurali . c.39.

Arrogere Verbo difettivo , e sue voci . c. 141.

Articolo che cosa sia. c. 31. Quanti ne sieno . c. 32. Co-

me sia declinabile. ivi . Se dato l’articolo a un nome,

debba darsi anche al genitivo da esso dipendente .

c. 312. Se quando vi sono più nomi continuati, dato,

o non dato l’articolo al primo , debba corrisponden-

temente darsi , o sottrarsi agli altri . c. 314. Costru-

zione dell’ articolo. c. 308.

Aspettarsi impersonale vale l’attinet de’ Latini. c. 261.

Ascendere verbo non usato dal Boccaccio. c. 226.

A tempo, a tempi modo avverbiale vale ad ora opportu-

na. c. 393. Talora vale per alcun tempo . ivi .

Attenere vale oßervare la promessa . c. 194.

Attenersi della Terza de’ Neutri passivi si usa per aver

fede , per appartenere , e per essere parente . c. 247.

Attentarsi vale arrischiarsi. c. 243.

                                                Attor-

 

/ BEGIN PAGE 489 /

 

Attorno preposizione vuole il dativo , c. 362.

Avanti preposizione vale ante , e riceve l’accusativo ,

e ’l dativo , e talvolta il genitivo, e l’ablativo. c.353.

Significa ancora alla presenza , col dativo , e coll’a-

blativo . ivi. Avanti avverbio , oltre il significato

di ante , riceve anche quello di potius . c.377.

Avere Verbo . Sua conjugazione . c. 100. Suo partici-

   pio in che differente nella costruzione da quello di es-

   sere . c. 103. Avere quando si adoperi nella conjuga-

   zione de’ Verbi . c. 104. Quando si usi per eßere .

   c. 105. Aver luogo della Quarta degl’impersonali va-

   le esser necessario. c. 263. Avere per figura enallage

   si usa per riputare , per ritenere, per intendere, o

   sapere , o per procacciare. c. 424.

Avvegnachè congiunzione ama il soggiuntivo , ma pur

riceve l’indicativo . c. 400.

Avvenire impersonale si usa della Terza col genitivo .

c. 259

Avvenirsi della Terza de’ Neutri passivi si usa per ab-

battersi , per convenire , e per avere attitudine .

c. 247. Per incontrarsi è della Quinta de’ Neutri pas-

sivi . c. 250.

Avverbio che cosa sia . c.17. Di quante sorte . c. 165.

e segu. Come sia differente dalle altre parti . c. 168.

Avverbj si usano in vece de’ nomi comparativi. c. 22 .

Costruzione dell’ avverbio. c. 365. e segu.

Avvisarsi talora vale accorgersi, talora deliberare. c. 243.

Avvolgersi vale andar girando . c. 250.

 

B

Bastare della Terza de’ Neutri vale avere idoneità , o

tempo . c. 220.

Battere riceve il caso dell’ arme colla preposizione di.

c. 203.

Bello ripieno come si usi . c. 156. Bella aggiunto a pau-

ra val grande . c. 426.

                                                                               Ben-

 

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Benchè congiunzione il più ha il soggiuntivo , ma tro-

vasi coll’ indicativo. c. 399.

Bene avverbio si usa per molto . c. 377. E per afferma-

re o solo , o col sì . ivi. E per bensì. ivi . E per ap-

provare , co’ verbi essere , e stare . c. 378. E per es-

ser conveniente , col verbo stare . ivi . E per piena-

mente , perfettamente . ivi. E per eßer utile , col

verbo mettere. c.379. Bene ripieno come si usi.c.155.

Bere Verbo anomalo . Sua conjugazione secondo il mi-

glior uso. c. 133.

Bisognare impersonale vale opus esse . c. 256.

Braccio ha due plurali . c. 40.

Brigarsi vale ingegnarsi . c. 243.

Bucinarsi impersonale vale parlarsi di una cosa di sop-

piatto . c. 258.

Budello ha due plurali . c. 40.

 

C

C lettera quanti suoni abbia . c. 434.

Cadere anomalo , e sua conjugazione . c. 118. Neutral-

mente si usa per venire. c. 231. Impersonale vale ap-

partenere .c. 262. Cader per mano vale venir l’ occa-

sione . ivi. Impersonale colla preposizione in val ve-

nire, occorrere . c. 265.

Caggere Verbo difettivo , e sue voci . c. 141.

Calcagno ha due plurali . c. 40.

Calere Verbo difettivo , e sue voci. c. 141. Vale im-

portare. c. 262.

Canzone ha due singolari , e due plurali . c. 39.

Capere , o capire Verbo è sempre neutro . c. 231.

Carro ha due plurali . c. 40.

Casa , quando singolarmente significa patria , riceve

nello stato in luogo la preposizione a . c. 266. Stare

a casa usato dal Boccaccio per istar di casa . ivi . Si

usa senz’ articolo . c. 312. Quando si tolga , o no, il

segno al genitivo dipendente da casa . c. 315.

                                                                            Casi

 

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Casi di tempo. c. 283. D’ istromento , o di mezzo. ivi.

Di cagione . c. 284. Di fine . c.285. Di modo . ivi.

Di compagnia . c. 286.

Castello ha due plurali . c. 40.

Centinajo fa nel plurale centinaja . c. 41.

Cercine è mascolino . c. 27. Ha l’accento in sulla pri-

ma sillaba . c. 469.

Che quanti suoni abbia . c. 435.

Che pronome relativo di sustanza , e sua declinazione.

c. 68. Relativo di qualità , o di quantità . c. 69. Ri-

ceve l’ articolo , e ’l segnacaso . ivi . Si usa per nel

quale . ivi .

Che congiunzione si usa in vece d’ il che nelle parentesi.

c. 409. E‵ interrogativo tacito , o espresso . c. 410.

Vale spesso l’ut , e ’l quod de’ Latini , il più col sog-

giuntivo , è talvolta coll’ indicativo . ivi . Si trala-

scia alle volte , singolarmente mettendo in sua vece

un non . ivi . Si usa per se non , parte, tra , perchè

interrogativo , imperocchè , e finchè . c. 410. , e segu.

In principio di clausola imprecativa vale utinam.

c. 411. Si trova usato per acciocchè . c. 402.

Chi pronome relativo . Sua declinazione. c. 69.

Chiesa si usa talora senz’ articolo . c. 312.

Ci particella pronominale . c. 47. Quando si dica ce.

ivi . Serve spesso d’accompagnaverbo . c. 164. Nello

stato in luogo ci , e ce si adoperano per qui , e qua .

c. 268. Nel moto a luogo ci si usa per significare a

questo , o a cotesto luogo . c. 276.  Nelle distanze de’

luoghi ci si adopera per accennarne il rapporto.c.281.

Ciascuno , ciascuna pronomi distributivi , che non han-

no plurale . c. 77. Si adoperano addiettivamente , e

sustantivamente . ivi . Colla particella per avanti ac-

cennano il contingente , che dee distribuirsi fra più

persone . c. 77. 78.

Ciglio ha due plurali . c. 40.

Ciò pronome dimostrativo di cosa . c.67.

                                                                             Cioè

 

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Cioè congiunzione dichiarativa. c.409. Cioè a dire vale

lo stesso . ivi .

Circa preposizione si trova col genitivo , col dativo, e

coll’ accusativo . c. 351. Non è troppo usata dal Boc-

caccio . ivi .

Città si usa talvolta senz’ articolo . c. 312.

Coglier cagione a uno vale accusarlo, incolparlo. c. 196.

Cognomi il più non hanno l’ articolo , ma pure alcuni

l’ hanno dall’ uso . c. 309. Quando hanno forza di

nome proprio hanno l’articolo . ivi .

Colà vale in quel luogo , o a quel luogo. c. 269. e 276.

Colui , colei pronomi , e loro declinazione . c. 62. Co-

lei si trova usato di persona ideale , e di cosa inani-

mata . ivi . Quando lasci il segnacaso . c. 317.

Come avverbio comparativo , e sua costruzione . c. 369.

Si usa in senso di quanto co’ Verbi essere , ed avere .

ivi . Assoluto si usa per quando , e per in qualunque

maniera . c. 379. Come prima vale tostochè . c. 387.

Come congiunzione vale in che maniera . c. 411. Coll’

interrogativo vale il quid de’ Latini . ivi . Si usa in

vece di perchè interrogativo . ivi . E per quanto, poi-

chè , qualmente . c. 412. Talvolta contiene in se la

forza del relativo . ivi .

Comechè congiunzione suole avere la corrispondenza di

nondimeno , pure &c. ma si usa ancora senza. c. 399.

Suol mandare al soggiuntivo , ma si trova coll’ indi-

cativo . ivi .

Comparativo , e sua costruzione . c. 324.

Comporre con uno vale restar seco in appuntamento .

c. 231.

Con preposizione accenna istromento , compagnia , e

modo , e serve all’ ablativo . c. 339. Si affigge a’

pronomi me , te , se, lasciando la n ; e ancora a noi ,

e voi , ma oggi solamente in verso . ivi .

Conciossiachè , conciossiacosachè &c. congiunzioni di ca-

gione , e loro costruzione . c. 403.

                                                                                  Con-

 

/ BEGIN PAGE 493 /

 

Condurre si usa per indurre . c. 200.

Confeßarsi è della Terza de’ Neutri passivi , ma talvol-

ta per proprietà di lingua riceve il caso colla preposi-

zione da . c. 246.

Confidarsi si trova col genitivo di persona . c. 252.

Confortarsi vale concepir fidanza . c. 243.

Congiunzione che cosa sia. c.17. Di quante sorte.c.170.

In che sia differente dalle altre parti . c. 171. Sua co-

struzione . c. 397.

Conoscere anomalo , e sua conjugazione. c. 133.

Conoscersi di una cosa vale intendersene . c. 243.

Consonanti , e loro pronunzia . c. 434.

Contado si usa spesso senz’ articolo. c. 312.

Contendere altrui una cosa vale impedirgliene il conse-

guimento . c. 195.

Contentarsi talora vale esser soddisfatto , talora accon-

sentire . c. 241.

Contra , contro , preposizioni dinotanti opposizione ,

ammettono il genitivo , il dativo , e l’ accusativo .

c. 356. Non è vero che col dativo debba dirsi contro ,

e non mai contra. ivi . Vagliono talvolta rincontro ,

a rimpetto . c. 357.

Contuttochè ama il soggiuntivo , ma si trova coll’ indi-

cativo . c. 400.

Convenire coll’ accompagnaverbo si fa della Sesta de’

Neutri. c. 231. Convenire impersonale . c. 257. Si

usa a modo di personale,ma col senso d’impersonale .

ivi . Talvolta vale eßer neceßario. ivi .

Conversare coll’ accompagnaverbo si trova della Sesta

de’ Neutri . c. 231.

Convertirsi una somma in una cosa vale essere erogata ,

o spesa . c. 253.

Convitare vale invitare a convito . c. 200.

Coprire anomalo. c. 136.

Corno ha due plurali . c. 40.

Correre si trova conjugato con essere, e con avere. c.105.

                                                                                 Cor-

 

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Correre agli occhi , alla vista &c. vale abbattersi a ve-

dere &c. c. 223.

Corte si può talvolta usare senz’ articolo . c. 312.

Corvo è di genere promiscuo . c. 29.

Così avverbio ha spesso la corrispondenza di come , la

quale talvolta si tace con grazia . c. 379. Così fat-

tamente , così fatto sono modi avverbiali molto usi-

tati . ivi .

Così si adopera a modo d’ interiezione in buona , e in

cattiva parte . c. 397.

Così si usa per adunque congiunzione . c. 409.

Costì , costà vagliono in cotesto luogo , o a cotesto luogo.

Loro uso . c. 269. e 276.

Costruzione toscana. Sua idea generale. c. 173. Costru-

zione figurata . c. 412. , e segu.

Costui , costei pronomi , e loro declinazione. c. 55. Si

trovano usati di bestie , e di cose inanimate. ivi. Si

usano nel genitivo senza segno,e quando. ivi, e c.317.

Cotale lo stesso che tale . c. 82. Riceve l’articolo , e ’l

pronome dimostrativo . ivi . Si usa talvolta per un

certo . ivi .

Cotanto avverbio vale tanto . c. 372.

Cotesti , cotesta pronomi , e loro declinazione . c. 55.

Nel nominativo singolare cotesti si dice d’uomo, e

vale l’ uomo prossimo a chi ascolta . c. 56.

Cotesto pronome neutro , che si adopera sustantivo , e

addiettivo . c. 67.

Cotestui pronome , e sua declinazione. c. 56. Vale lo

stesso che cotesti . ivi .

Credere quando sia della Terza de’ Neutri . c. 213.

Crescere si usa attivo per allevare . c. 188.

Cui pronome relativo di persona , e sua declinazione.

c. 69. Talvolta in genitivo ha avanti l’ articolo , ma

non è suo. c. 70. Si usa per relativo di bestie , e di

cose inanimate. ivi. Quando lasci il segnacaso.

c. 317.

Da

 

/ BEGIN PAGE 495 /

 

Da segno dell’ablativo. c. 30. Preposizione , e sua co-

struzione . c. 332. Fa le veci di di , e di a . ivi. Co’

pronomi primitivi ha forza di solo . ivi . Talvolta ac-

cenna cagione , e vale ob . ivi . Talvolta la patria

particolare . ivi . Significa talora attitudine , o con-

venevolezza. c. 333. Vale alle volte in circa . ivi .

Coll’ infinito , o col nome vale di che, onde . ivi .

Cogli avverbj molto , poco , tanto , niente , bene , più

accenna abilità . ivi . Innanzi a verbo, o a nome può

dinotar convenienza , o necessità , e come. c. 324.

Ne’ giuramenti dinota convenienza alla qualità della

persona , che parla. ivi .

Da altra parte , o dall’ altra parte vale a rincontro

c. 385.

Da capo avverbio vale l’iterum de’ Latini . c. 379. E

alcuna volta da principio . ivi .

Dallato preposizione serve al dativo . c. 361.

Da ogni parte avverbialmente vale affatto . c. 386.

Da parte avverbio vale seorsim . c. 385.

Da per tutto avverbio vale ubique . c. 271.

Dappoi . V. Dipoi .

Da prima avverbio vale la prima volta . c. 387.

Dare anomalo, e sua conjugazione . c. 110.

Darsi a una cosa vale applicarvisi. c. 247.

Darsi in su una cosa vale lasciarsi andare dietro essa .

c. 251.

Dativo comune . c. 282.

Dattorno preposizione serve al dativo . c. 362.

Davanti preposizione vale alla presenza , e si usa col

dativo , coll’ accusativo , e coll’ ablativo, e di rado

col genitivo . c. 353.

Davanti è ancora avverbio di tempo. Bocc. Introd. Al-

quanti anni davanti nelle parti orientali incomin-

ciata .

Declinazioni de’ nomi . c. 34.

                                                                    Degna-

 

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Degnare val mostrar di apprezzare altrui . c. 215.

Deh interiezione deprecativa, che suole aver dopo il

vocativo . c. 296.

Dentro preposizione significa la parte interna , e ha or-

dinariamente il dativo , ma riceve anche l’ accusati-

vo , e si trova col genitivo , e coll’ ablativo. c. 340.

Desso , dessa pronomi hanno il solo nominativo. c. 63.

Talvolta non dimostrano persona , ma cosa . ivi . Si

usano per colui , colei. c. 64. Deßo neutralmente si

usa per così proprio , così appunto . ivi .

Deviare si usa per degenerare . c. 234.

Di preposizione , e sua costruzione . c. 327. Fa le veci

di a , da , con , per . ivi . Serve all’accusativo, e all’

ablativo in forza d’ ex , e d’ inter . c. 329. Talora è

segno di particolarità , e vale alcuni , alquanti. ivi.

Dinota talora figliuolanza . ivi . E‵ ancora contras-

segno , o titolo , ma incorporata coll’articolo . ivi .

Di segno del genitivo . c. 30.

Di ripieno , e suo uso. c. 161.

Dialogo fa nel plurale dialogi , e dialoghi. c. 42.

Dianzi avverbio vale poco fa . c. 372. Gli si aggiugne

talvolta poco . ivi .

Di contra , di contro preposizioni servono all’ accusa-

tivo . c. 364.

Di costa preposizione serve al dativo . c. 361.

Di dietro preposizione , lo stesso che dietro , e vuole il

dativo , ma si trova coll’ablativo. c. 355.

Dietro preposizione vale il post , e ’l retro de’ Latini , e

vuole il dativo . c. 355. Cogl’ infiniti de’ verbi sem-

bra avere l’ accusativo . ivi . Si trova coll’ ablati-

vo . ivi .

Di fuori preposizione , in senso di fuori , serve all’ a-

blativo . c. 365.

Di lungi preposizione serve all’ ablativo. c. 365.

Dimane per lo dì vegnente è mascolino, ma per lo prin-

cipio del giorno è femminino . c. 28.

                                                                            Dimen-

 

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Dimenticare si usa impersonale . c. 261.

Dimorare si usa coll’ accompagnaverbo . c. 231.

Dinanzi preposizione vale dalla parte anteriore,e serve

comunemente al dativo , benchè si usi ancora col ge-

nitivo , coll’ accusativo , e coll’ablativo. c. 354.

Vale talvolta alla presenza , appreßo . ivi . Si usa

avverbio in senso di avanti , contrario di dopo, e di

dietro . Dante Inf. cant. 20. Ed indietro venir gli

convenía , Perchè il veder dinanzi era lor tolto .

Dintorno preposizione serve al dativo . c. 362.

Di nuovo avverbio vale e iterum,e noviter. c. 379.380.

Dio quando si usi con articolo, quando no .  c. 308. Ge-

nitivo dipendente da mercè , o grazia , quando lasci

il segnacaso. c. 316.

Di poco avverbio vale poco tempo avanti . c. 380. E va-

le talvolta per poco . ivi.

Di poi , e dappoi sono avverbj , che non sogliono ado-

perarsi in forza di preposizioni, ma si usa dopo. c. 386.

Questi avverbj ricevono dopo di se il che , ma nol ri-

ceve già la preposizione dopo . c. 387. Si trovano usa-

ti con iperbato . ivi . E con ellissi del poi . ivi . Di

poi avverbio val poscia . c. 386.

Diportarsi si usa per ricrearsi . c. 238.

Di presente avverbio significa subito , immantenente.

c. 372. Di presente che vale subito che . ivi .

Di presso preposizione serve al dativo . c. 363.

Di qua , di là preposizioni servono all’ ablativo.c.365.

Dire anomalo , e sua conjugazione . c. 129.

Dirimpetto preposizione serve al dativo . c. 362.

Dirincontro preposizione serve al dativo. ivi .

Dirsi con alcuno vale esser suo amico. c. 253.

Discosto preposizione si addatta al dativo , e all’ ablati-

vo . c. 350.

Disdire si usa per proibire . c. 195.

Disertarsi vale andare in rovina . c. 238.

Diservire val nuocere . c. 192.

                                    I i                                            Di

 

/ BEGIN PAGE 498 /

 

Di sopra preposizione si addatta al dativo , al genitivo,

all’ accusativo , e all’ ablativo . c. 363.

Di sotto preposizione ha il dativo , e talora il genitivo,

l’ accusativo , e l’ ablativo . c. 363.

Dispensare con uno vale disobbligarlo dalla legge comu-

ne . c. 232.

Distanza d’ un luogo dall’ altro che caso voglia. c. 280.

Distornare vale svolgere , distorre . c. 205.

Di su, o d’ in su preposizione serve all’accusativo.c.365.

Di tanto avverbio lo stesso che tanto . c. 372.

Ditello ha due plurali . c. 40.

Dito ha due plurali . c. 40.

Dittongo che cosa sia . c. 13. I Dittonghi altri sono di-

stesi , altri raccolti . ivi . Quando si tolga via il dit-

tongo . c. 440.

Divellere significa lo stesso che in Latino . c. 205.

Divenire per accadere si usa dal Boccaccio a modo di

personale della Prima de’ Neutri, ma il senso è d’im-

personale . c. 260.

Domandare si usa per interrogare , o per chieder di al-

cuna persona . c. 188.

Donde nel moto da luogo ha in se la forza del relativo .

c. 273.

Dopo preposizione serve all’ accusativo , e dimostra or-

dine di luogo , di tempo , o di azione , e vale post ,

retro. c. 355. Riceve ancora il dativo , e talvolta il

genitivo . c. 356.

Dormire si trova conjugato e con essere , e con avere .

c. 105.

Dote ha due singolari , e due plurali . c. 39.

Dove come si usi nello stato in luogo. c. 270. Rileva il

caso del moto per luogo , colla forza del relativo .

c. 274. Riceve senso avversativo . 381. E‵ talvol-

ta congiunzione avversativa . c. 404.

Dove sustantivamente significa luogo . c. 271.

Dovere anomalo , e sua conjugazione. c. 120. Si ado-

                                                                             pera

 

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pera nella formazione de’ futuri dell’ infinito degli

altri verbi. c.110. Come si usi con pleonasmo. c.420.

Dovunque , dovechè , dove che sia vagliono ubicunque .

c. 271.

Dunque congiunzione illativa . c. 408.

Durare si usa per sostenere, mantenere . c. 225.

 

E

E congiunzione copulativa . c. 405. Talvolta si replica

con tutte le parole da essa congiunte , talvolta si ta-

ce . ivi .

Eccetto preposizione vuole l’ ablativo . c. 358.

Ecclissi è mascolino . c. 27.

Ecco ripieno come si usi . c. 155.

Ecco avverbio ha dopo di se o un nominativo , o un’ in-

finito , o una proposizione , a cui talora precede la

particella che : e avanti di se non di rado ha la con-

giunzione e. c. 366. Riceve gli affissi dell’ articolo,

e de’ pronomi . c. 367. Posto irrisoriamente ha il

caso senz’ articolo . ivi. Eccoti si usa per ecco senza

relazione a persona . ivi .

Ecco si usa in forza di congiunzione per adunque. c. 408.

Egli pronome , e sua declinazione . c. 57. Accenna per-

sona , ma si trova usato di bestia , e di cosa inanima-

ta . ivi . Egli si trova in caso obbliquo . c. 58. Elli ,

ello , elli , ellino per voci d’ egli si trovano presso gli

Antichi . ivi .

Egli ripieno come si usi . c. 159.

Eleggere si trova col dativo ulteriore . c. 198.

Elemento del parlare che cosa sia, e di quante sorte.

c. 10.

Ella pronome , e sua declinazione. c. 59. Ella ne’ casi

obbliqui si trova negli Antichi. c. 60.

Ellissi figura come si usi . c. 413. e segu.

Enallage figura come si usi . c. 421.

Entrare quando riceva la preposizione ad . c. 227.

                                        I i  2                            Entro

 

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Entro preposizione ha comunemente l’ accusativo , ma

riceve ancora il dativo . c. 340. Le si prepone , per

proprietà di lingua , la particella per . ivi .

Erede , benchè detto di femmina , si può far mascoli-

no . c. 198.

Esercitarsi si usa per passeggiare . c. 238.

Essere verbo , e sua conjugazione . c. 95. Suo partici-

Pio. c. 100. In che sia differente nella costruzione il

participio di essere da quello di avere . c. 103. Essere

quando si adoperi nella conjugazione de’ verbi .

c. 104. Si trova usato per avere . c. 106. Si trova

coll’ accusativo dopo . c. 211. Si trova singolare ac-

cordato col plurale . c. 112. Talvolta ha dopo di se

la preposizione ad . c. 229. Essere impersonale in si-

gnificato di trovarsi. 258. E in significato di esser ve-

ro . ivi . Essere colla particella a , congiunto coll’infi-

nito di altro verbo , rileva il significato di esso cor-

rispondente al modo , e al tempo di se . c. 291.

Essere al Mondo vale starsi, o collocarsi nel secolo. c.229.

Esser bene , o male di alcuno vale eßere in sua grazia ,

o disgrazia . c. 217.

Essere in su una cosa vale applicarvisi . c. 232.

Esso , eßa pronomi , e loro declinazione . c.62. Quan-

do sieno addiettivi , e quando sustantivi . ivi.

Eßo ripieno come si usi . c. 159.

 

F

Fallare impersonale per mancare. c. 262.

Fallir della promessa vale mancar di parola. 218.

Fare anomalo , e sua conjugazione . c. 111. Si usa per

riputare . c. 198. E per dar taccia . ivi . E per di-

sporre . c. 215. E per proccurare. c. 424. E si usa in

luogo di verbo precedente , che altri non voglia re-

plicare . ivi .

Fare impersonale vale importare . c. 262. E vale anco-

ra esser utile,coll’accusativo,e la preposizione per.ivi.

                                                                                 Far

 

/ BEGIN PAGE 501 /

 

Far forza impersonalmente vale importare . c. 259.

Far luogo impersonalmente vale abbisognare. c. 263.

Far vedere per dare ad intendere . c. 195.

Farsi a un luogo vale sporgersi, affacciarsi. c. 247. e 425.

Farsi con Dio come si usi per restare, o andarsene. c. 425.

Farsi a credere si usa per credere . ivi .

Fattamente avverbio, con avanti la particella , o così,

vale in tal modo . c. 372.

Fatto si usa per uomo , personaggio &c. c. 426.

Ferire riceve il caso dell’arme colla preposizione di .

c. 203.

Festa si usa talvolta senz’ articolo . c. 312.

Filo ha due plurali . c. 40.

Finchè , finattantochè avverbj servono al moto fino a

luogo , e come. c. 279.

Fine nome è di genere comune . c. 26.

Fine dell’ azione in che caso si metta . c. 285.

Fiocine è mascolino. c. 28. Ha l’ accento in sulla pri-

ma sillaba . c. 469.

Fondamento ha due plurali . c. 40.

Fronte è di genere comune . c. 26.

Fornire val provvedere . c. 192.

Forte avverbio vale ad alta voce . c. 380. E gagliarda-

mente . ivi . E profondamente . ivi . E molto . ivi .

E dinota talvolta vemenza d’animo . ivi .

Fra preposizione . Sua costruzione . Vedi Tra .

Fra me , fra se , fra loro accenna l’ interno della perso-

na . c. 346.

Fra si usa per di , o da nel primo termine d’uno spazio

di tempo , colla corrispondenza della preposizione e

nel secondo termine . c. 346.

Framettersi vale ingerirsi . c. 243.

Frate talora sustantivo, talora addiettivo. c. 18. Quan-

do è innanzi al suo sustantivo, scaccia l’articolo.c.311.

Frode ha due singolari , e due plurali. c. 39.

Fronde ha due singolari , e due plurali . c. 39.  

                                    I i 3                                    Frut-

 

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Frutto ha tre plurali . c. 40.

Fuggire sua costruzione . c. 234. Si usa per trafugare .

c. 188. Fuggir l’ animo ad alcuno vale mancargli ,

venirgli meno . c. 222.

Fune è di genere comune . c. 26.

Fuora , fuori , fuore preposizione separativa vuole il

genitivo , o siasi ablativo , ma si trova ancora coll’

accusativo . c. 340. Si usa ancora in forza di prepo-

sizione eccettuativa , posponendole che , ovvero so-

lamente . c. 358.

Fuso ha due plurali . c. 40.

 

G

G lettera quanti suoni abbia. c. 436.

Garrire vale sgridare . c. 220.

Generi de’ nomi . c. 25.

Genesi è di genere comune . c. 26.

Gerundio che cosa sia , e delle sue proprietà. c. 149.

Fa talvolta le veci di caso del verbo . c. 178. Sua co-

struzione . c. 297. Dipende da un verbo , che lo de-

termini . ivi . Talvolta è indipendente da verbo , e

fa le veci del participio presente , ma col nominati-

vo . c. 298. Ha talora il nominativo avanti . ivi . Si

trova assoluto coll’ ablativo d’ egli , o d’ ella. c. 299.

Infinito col verbo mandare sta in vece dell’ infinito .

ivi . Si trova in caso obbliquo in vece del participio

presente , o di un modo finito del verbo. c. 300. Co’

verbi andare , e venire significa frequenza , e suc-                                                                

cessione di azione. Ivi. E in tal caso si trovano andare,

e venire fatti gerundj , e così doppio gerundio . ivi.

Il gerundio non riceve sciolte le particelle , ma affis-

se , se non se in qualche caso . c. 301. Talvolta lascia

del tutto l’affisso . ivi . Riceve avanti elegantemente

la particella in . c. 302. Col participio preterito di

avere , e di eßere , prende il senso di perfetto , o di

trapassato . c. 303. Il gerundio di essere co’ participj

                                                                               de’

 

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de’ verbi intransitivi può avere senso attivo. ivi . Se

il gerundio senza participio preterito si trovi usato

in senso passivo . c. 301.

Gesto ha tre plurali . c. 40.

Gh quanti suoni abbia. c. 436.

Già avverbio si usa per nondimeno. c. 380. E per for-

se . c. 381.

Già ripieno come si usi . 157.

Giammai avverbio vale unquam, C+ 381,

Ginocchio ha due plurali . c. 40.

Giovare si usa per dilettare , piacere . c. 220.

Giovarsi vale approffittarsi . c. 244.

Gire verbo difettivo . Sue voci . c. 140.

Gittarsi d’un luogo vale uscirne impetuosamente . c. 244.

Giù nello stato in luogo si adopera da se, e senz’ aggiun-

to . c. 270. Serve al moto da luogo , accennando la

parte più alta per primo termine . c. 273. Colla pre-

posizione in , e l’articolo innanzi , serve al moto ver-

so luogo . c. 278.

Giusta , giusto preposizioni di conformità vogliono l’ac-

cusativo , ma pur si trovano col dativo . c. 357.

Gli quanti suoni abbia. c. 436.

Gliele , gliene affissi pronominali indeclinabili . c. 431.

Gn qual suono abbia . c. 437.

Granello ha due plurali . c. 40.

Gravare attivo per affaticare . c. 192.

Guai interiezione di minaccia , o di dolore ha il dati-

vo . c. 369.

Guari avverbio significa molto , ma quasi sempre colla

negativa . c. 372. Si usa in forza di nome , e vale

molto. c. 373.

 

H

H da alcuni è chiamata mezza lettera , e perchè. c. 10.

Quale sia il suo uso nella nostra lingua . c. 437.

                                   I i 4                              Iddio

 

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I

Iddio quando si usi con articolo , e quando no . c. 308.

Iddio il dica per me , modo equivalente ad interiezione

ammirativa . c. 423.

Importare impersonale, presso i Moderni vale eßer d’in-

teresse , o di cura . c. 261.

Imprima avverbio si usa per proprietà di lingua in vece

di prima . c. 388.

In preposizione . Sua costruzione . c. 334. S’ incorpo-

ra coll’ articolo, a cui talora si aggiugne . ivi. Si

usa in vece d’ a, per , con, sopra , dentro, contro ,

verso , intorno , nello spazio , a maniera &c. Si usa

co’ verbi e di stato , e di moto . c. 334. e segu. Di-

nota alcuna volta età indeterminata fra due termini

distanti . c. 336.

Incontro preposizione ha il dativo . c. 362.

Indi vale da quel luogo . c. 272. Vale anche per quel

luogo . c. 274.

In disparte avverbio vale seorsim . c. 385.

Infignersi val dissimulare . c. 215.

Infinchè , infinattantochè come servano al moto infino

a luogo. c. 279.

Infiniti de’ verbi come si costruiscano. c. 286. Dipen-

dono da un verbo finito , che li determini . c. 287.

Quelli de’ verbi attivi , senza variar la loro voce ,

ricevono il senso passivo . ivi . Quelli de’ neutri pas-

sivi , anche senz’ affisso , ricevono il senso neutro pas-

sivo . ivi . Quando l’ infinito riceva l’accusativo in-

nanzi alla latina . c. 288. Quando riceva il nomina-

tivo dopo . ivi .

Infinito colla particella di innanzi , o in forza del ge-

rundio in di de’ Latini , o per proprietà di lingua .

c. 289. Colla particella a innanzi rileva i gerundj , i

supini , i futuri , e i participiali latini , e talvolta è

proprietà di lingua . ivi , e segu. Colla particella da                                                                

innanzi rileva parimente gerundj , futuri , e partici-

piali

 

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piali latini . c. 292. Colla stessa particella da rileva

il significato finito di un’ altro verbo . c. 293. Colla

particella per rileva diversi significati . c. 294. Con

altre particelle equivale al gerundio toscano. c. 295.

Dopo alcuni pronomi , e avverbj ha la forza del sog-

giuntivo . c. 293. Coll’ articolo singolare equivale

al gerundio nostro . c. 295.

Infinito in singolare si usa a maniera di nome , con arti-

colo , e senza . ivi . In vece dell’ articolo riceve tal-

volta per eleganza la preposizione a . c. 296. In plu-

rale ancora si usa a modo di nome . ivi . Sospeso si usa

da persona appassionata . c. 297.

Infra preposizione serve all’ accusativo . c. 364.

Inframettersi , intramettersi vagliono ingerirsi . c. 243.

In fuori vale eccetto , ma gli si prepone la cosa eccet-

tuata in ablativo colla preposizione . c. 358.

In mezzo preposizione vuole il genitivo , ma riceve an-

che l’accusativo . c. 360. e seg.

Innanzi preposizione di tempo , e di luogo , ha il dati-

vo , e l’accusativo . c. 354. Si usa per sopra, più che,

e alla presenza . ivi .

In prova avverbio vale apposta . c. 373.

In punto avverb. significa in prossima disposizione.c.373.

In quel torno, modo avverbiale, vale circa , e si dice or-

dinariamente di numero . c. 373.

In quanto, in questo, in quello, in quella modi avverbia-

li vagliono in questa , in quell’ora, in questo , in quel

punto . c. 373. Talvolta a tali avverbj si mette dopo

la particella che . ivi .

Insieme avverbio vuol 1’ ablativo con preposizione , a

cui si aggiugne talvolta meco , seco &c. c. 368.

In somma congiunzione conclusiva . c. 409.

Intanto posto assolutamente vale interim. c. 381. Corre-

lativo d’ in quanto vale per tale,o per tanta parte. ivi.

Interiezione che cosa sia . c. 17. Di quante sorte ne sie-

no . c. 169. Sua costruzione. c. 395.

                                                                              Intop-

 

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Intopparsi vale incontrarsi. c. 250.

Intorno preposizione serve al dativo . c. 362.

Intra preposizione serve all’ accusativo . c. 364.

Inverso preposizione . V. Verso .

In uno , in una , modi avverbiali , vagliono unà , si-

mul . c. 76.

Io pronome , e sua declinazione . c. 46. Particelle, che

ne fanno le veci . ivi .

Iperbato figura , e sue spezie . c. 426.

Ire verbo difettivo, e sue voci . c. 140.

Ivi vale in quel luogo . c. 270. Colla misura della di-

stanza in dativo , vale da quel luogo. c. 282.

K

K lettera in toscano si esprime col ch . c. 9. Si fa di ge-

nere mascolino . ivi.

L

La per ella non è da usarsi . c. 60.

avverbio vale in quel luogo. 269. Come abbia talora

la corrispondenza di qua, e qui . ivi . Di significa

talvolta nell’ altro Mondo. c. 270.

Laddove avverbio vale purchè . c. 381. Riceve senso av-

versativo . ivi .

Laddove congiunzione avversativa. c. 404.

Lasciare stare val præterire . c. 189.

Leggere verbo , e sua conjugazione . c. 123.

Legno ha due plurali. c. 40.

Lei per ella è errore . c. 60. Lei si trova nel dativo sen-

za segno . ivi . Si trova riferito a bestia . ivi.

Lenzuolo ha due plurali . c. 40.

Lepre è di genere promiscuo . c. 29.

Lettere altre sono vocali , altre consonanti . c. 10. Vo-

cali come rilevino suono. c. 12. Consonanti di quan-

te sorte sieno . c. 11. Nomi delle consonanti come si

debbano pronunziare. ivi . Di qual genere sieno .

c. 12. Maggiori , e minori come si usino . c. 461.

Levare impersonale vale importare . c. 258.

                                                                       Levare

 

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Levare dal sagro fonte vale tenere al battesimo . c. 206.

Levarsi a romore , o in superbia . c. 250.

Levarsi diritto vale levarsi in piedi . c. 240.

Lode ha due singolari , e due plurali . c. 39.

Lontano si addatta agli stessi casi , che lungi , ed è usa-

to dal Boccaccio nel Decamerone . c. 350.

Lui per egli , loro per eglino è errore . c. 58. Lui per

egli si trova col verbo essere . ivi . E si trova talvolta

con altro verbo . ivi . Lui , loro quando lascino il

segnacaso . c. 317. 318.

Luccio è di genere promiscuo . c. 29.

Luna ha plurale . c. 44.

Lungi preposizione vuole l’ablativo , ma riceve ancora

il dativo . c. 349.

Lungo preposizione vuole l’accusativo , ma riceve an-

cora il dativo, e in verso talvolta il genitivo . c. 349.

Co’ verbi di moto accenna moto per lo verso della

lunghezza di una cosa . ivi .

 

M

Ma congiunzione avversativa . c. 404. Corregge tal-

volta le cose dette , e vale anzi . ivi . Ma che ? va-

le il sed quid ? de’ Latini . ivi .

Macina ha due singolari , e due plurali . c. 39.

Madama ha il suo sustantivo coll’ articolo . c. 311.

Maestro si usa e sustantivo , e addiettivo . c. 18. Sustan-

tivamente posto riceve l’ articolo ; posto addiettiva-

mente non suol riceverlo , ma pur talvolta l’ammet-

te . c. 311.

Mai ripieno come si usi . c. 157.

Mai avverbio vale unquam . c. 381. Per farlo negare

gli si aggiugne la negativa . ivi . Si trova in senso di

nunquam senza la negativa . c. 382. Quando il mai

precede alla negativa , amendue precedono al verbo;

ma quando la negativa precede al mai , questo si può

e antiporre , e posporre al verbo , benchè più spesso

                                                                      si tro-

   

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si trovi posposto . ivi . Mai si usa talora in vece di

sempre. ivi . Unito al sempre, gli accresce forza. ivi.

Male avverbio , oltre a malamente , vale ancora poco ,

difficilmente. c. 382.

Mancare vale destitui , deficere , carere . c. 216.

Margine per estremità è di genere comune ; ma per ci-

catrice è femminino. c. 28.

Medesimo , medesima pronomi , e loro declinazione.

c. 64. Il dir medemo , medema è errore . ivi . Medes-

mo è voce poetica . ivi . Medesimo coll’articolo , o

con pronome neutro vale illud , idem. c. 65. In ve-

ce di medesimo si dice talvolta uno . ivi .

Meglio avverbio ha ordinariamente il genitivo , ma si

trova col dativo, e coll’ accusativo . c. 368. Gli si

aggiugne talora l’articolo . ivi . Si usa elegantemen-

te per più , e piuttosto . c. 408.

Membro ha due plurali . c. 41.

Menare la vita , o i giorni . c. 225.

Menare smanie , menare orgoglio . c. 192.

Mendico fa nel plurale mendici , e mendichi . c. 42.

Meno avverbio ha talvolta il genitivo di materia. c.368.

Mercè si usa avverbialmente in senso di per grazia , per

cortesia ; e come si costruisca . c. 370. Si usa a modo

di sustantivo , e come. ivi .

Metodo è mascolino . c. 28.

Mettere si usa per isboccare . c. 228.

Mezzo in senso di metà non si accorda col femminino ,

di cui accenna metà . c. 181.

Mezzo avverbio si usa per quasi . c. 374.

Mi particella pronominale. c. 46. Quando si dica me .

c. 47.

Mi accompagnaverbo. c. 163.

Mica ripieno come si usi . c. 158.

Migliajo fa nel plurale le migliaja. c. 41.

Miglio fa nel plurale le miglia . c. 41.

Mio pronome , e sua declinazione, c. 50. Quando ri-

ceva

 

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ceva , o lasci l’ articolo , o altro appoggio . ivi .

Modo in che caso si metta . c. 285.

Moggio fa nel plurale le moggia . c. 41.

Monsignore anticamente aveva il suo sustantivo coll’ar-

ticolo , ma oggi non è in uso . c. 311.

Montare impersonale vale importare. c. 258. Si usa del-

la Quarta degl’ impersonali . c. 263.

Morire anomalo , e sua conjugazione . c. 137. Ne’ pre-

teriti si usa attivo per uccidere. c. 190. E in tal sen-

so riceve elegantemente il caso d’ instromento colla

preposizione di . c. 203.

Morire di checchessia vale esserne fieramente innamora-

to . c. 217.

Morir di suo male significa morir di morte naturale .

c. 217.

Mostrare impersonale vale apparire . c. 259.

Moto da luogo vuol l’ablativo colle preposizioni da , o

di . c. 272. Gli avverbj di stato , aggiugnendovi le

dette preposizioni , servono a questo moto . ivi .

Moto per luogo vuole l’ accusativo colla preposizione

per . c. 273. Riceve talora in vece la particella vi .

c. 274. Quando il passaggio non è per un luogo, ma

vicino ad esso , si usa la preposizione da . ivi .

Moto a luogo vuol l’ accusativo colla preposizione a .

c. 275. Se però il termine del moto è un Regno, una

Provincia , o pure un luogo non chiaramente circo-

scritto , si usa la preposizione in . ivi . E questa par-

ticella altresì si adopera quando il moto a luogo ha

forza d’ ingresso nel luogo. c. 276. Come a questo

moto servano anche gli avverbj di stato . ivi .

Moto verso luogo vuole l’accusativo colla preposizione

verso , o inverso . c. 277. E tali preposizioni ricevo-

no talvolta il genitivo . c. 278. I Poeti usano ver , o

inver per verso , o inverso . ivi . In vece di verso i

Moderni dicono alla volta col genitivo . ivi . Su , e

giù, coll’articolo innanzi, servono a questo moto. ivi.

                                                                            Moto

 

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Moto infino a luogo vuol l’  accusativo colle preposizio-

ni fino , infino , o sino. c. 279. Le dette preposizio-

ni ricevono altri casi , e altre particelle . ivi . Fin-

chè , finattantochè , infinchè , infinattantochè ser-

vono a questo moto , e mandano al soggiuntivo . ivi .

Muovere si usa per andare . c. 210. E ancora per nasce-

re , cominciare , procedere , uscire . c. 234. E per

muoversi . c. 238.

Muro ha due plurali. c. 40.

Mutare si usa per toglier alcuna cosa da un luogo. c.205.

Mutarsi d’ un luogo vale partirsene . c. 254.

 

N

Ne particella pronominale . c. 47.

Ne accompagnaverbo . c. 165.

d’ordinario è congiunzione negativa , ma talvolta

è solamente disgiuntiva . c. 406.

Niente , nulla negativi generali ammettono l’articolo,

il segnacaso , e le preposizioni , e sembrano prono-

mi . c. 74. Quando hanno altra negativa si sogliono

posporre al verbo , e preporre quando e’ non l’ han-

no . ivi . Quando si usano per via di domanda , o di

dubbio , ovvero colla particella senza , hanno senso

affermativo . c. 75.

Niuno , nissuno , nessuno pronomi negativi generali , e

loro declinazione . c. 73. Vagliono il nemo de’ La-

tini . ivi . Si adoperano addiettivi , e sustantivi .

ivi . Con altra negazione , o a modo di domanda , o

di dubbio , affermano , e vagliono alcuno . c. 73. 74.

Si adoperano solamente nel singolare . c. 73.

No , non avverbj negativi. c. 383. No ha talora la cor-

rispondenza del espressa, o sottintesa . ivi . Quan-

do la negazione si ha a porre due volte in un medesi-

mo ragionare , sempre una di esse e no , o si prepon-

ga , o si posponga all’ altra. ivi . No quando è caso di

verbo riceve il segnacaso , e l’articolo . ivi . Non se

                                                                          ha a

 

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ha a negare più cose innanzi a verbo , si aggiugne a

ciascuna di esse, ma non già al verbo. ivi. Se il verbo

va innanzi, ad esso si aggiugne la negazione, si aggiun-

ga poi , o non si aggiunga alle cose negate ; benchè

l’uso porti di aggiugnerla ad esse ancora . c. 384. Non

posto interrogativamente non niega , ma vi sta come

se non vi fosse . ivi .

Nome che cosa sia. c. 17. Di quante sorte. c. 18. , e

segu. Sua costruzione . c. 308. e segu.

Nome sustantivo che cosa sia . c. 18. Sua costruzione.

c. 318. Il Boccaccio usa di porlo in mezzo a due ad-

diettivi . c. 427.

Nome addiettivo che cosa sia . c. 18. Sua costruzione.

c. 320. Posto neutralmente da sustantivo riceve geni-

tivo dipendente . c. 319.

Nomi , che si adoperano ora sustantivi , ora addietti-

vi . c. 18.

Nome proprio qual sia . c. 19. Nomi proprj delle parti

del Mondo , de’ Regni , delle Province , de’ mari ,

de’ fiumi , de’ monti &c. si trovano coll’ articolo, e

senza , onde conviene attenersi all’uso . c. 310. De-

gli uomini non hanno articolo. ivi . Delle donne si

trovano coll’ articolo , e senza . ivi . Delle Città il

più non hanno articolo , ma pur l’hanno alcuni dall’

uso . ivi . Delle dignità, col titolo innanzi , presso

gli Antichi aveano l’articolo fra ’l titolo , e ’l nome ,

ma oggi non l’hanno più se non quelli , dov’ è il tito-

lo di Madama . c. 310. Nomi , i quali significano

cose singolari , ricevono non di rado l’ articolo per                                                                

uso . c. 309.

Nome appellativo qual sia . c. 19. Vuole l’articolo.

c. 309.

Nomi primitivi , e derivativi . c. 19.

Nomi aumentativi , e diminutivi . c. 20.

Nomi comparativi . c. 21. De’ formati quanti ne sie-

no . c. 22. In loro vece si usano talvolta degli avver-

                                                                               bj .

 

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bj . ivi . Al comparativo si aggiugne talora più . ivi .

Nomi superlativi . c. 21. Come escano. c. 22. Gli An-

tichi li formavano col tra , tras, o trans . ivi . Il po-

sitivo replicato ha talvolta forza di superlativo. ivi.

Nomi partitivi . c. 23. Loro costruzione . c. 326.

Nomi numerali . c. 23. Altri sono cardinali , altri or-

dinali , altri distributivi . ivi . I cardinali si adope-

rano in forza di distributivi . c. 24. Se i cardinali so-

no addiettivi , hanno il solo plurale , ma se sono su-

stantivi , hanno amendue i numeri con diversità di

terminazione c. 43. Tre , sei , dieci , e forse due ,

adoperati sustantivi , hanno amendue i numeri , ma

senza varietà di terminazione. ivi .

Nome quanti generi abbia. c. 25. Se la nostra lingua

abbia il genere neutro. ivi. Addiettivi finienti in e ,

e dinotanti qualità , sono di genere comune. c. 26.

Nomi di genere promiscuo quali sieno . c. 29.

Nome quante declinazioni abbia . c. 34. Nomi indecli-

nabili quali sieno. c. 36. Nomi forestieri, che nel sin-

golare finiscono in consonante , sono indeclinabili .

c. 37. Nomi , che hanno l’accento in su l’ultima , so-

no indeclinabili . ivi . Ma se a’ primi si aggiugne la

vocale in fine , e i secondi si fanno interi , sono de-

clinabili . ivi . Nomi finienti in i sono ordinariamen-

te indeclinabili. c. 38. Quali nomi escano nel plurale

in ci , o chi , e quali in gi , o ghi . c. 42.

Non ripieno come si usi in Italia . c. 161.

Non pertanto avverbio vale nondimeno. c. 374.

Non piaccia a Dio vale no. c. 263.

Nostro pronome , e sua declinazione . c. 50. Quando ri-

ceva , o lasci l’ articolo , ovvero altro appoggio. ivi ,

e segu.

Nozze ha il solo plurale. c. 43. Si usa talvolta senz’ar-

ticolo. c. 312.

Nulla più avverbio vale il nihil magis de’ Latini.

c. 374.

                                                                O , oh ,

 

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O

O , oh, oi interiezioni . Per chiamare hanno il voca-                                                                 

tivo. c. 395. Nelle esclamazioni hanno il nominati-

vo . ivi . Nell’espressioni di contento, o d’afflizione,

hanno l’accusativo. ivi . E indi si formano oimè, oisè.

ivi . E in simili espressioni si tace talora l’interiezio-

ne . ivi . Nell’ espressioni di dolore , dopo l’addiet-

tivo , che accenna la miseria , si pone la persona in

dativo , per proprietà di lingua . c. 396.

Ogni pronome , e sua declinazione. c. 71.

Ogni cosa si accorda neutralmente, ma riceve ancora

1’ addiettivo femminino. c. 71. e 181.

Ognuno vale omnis quisque. c. 72.  In vece di ognuno di

si dice ancora ogni uomo. ivi .

Oja , ojo presso i nostri Poeti si fanno di una sillaba so-

la . c. 457.

Olire verbo difettivo , e sue voci. c. 141.

Oltre preposizione serve al dativo , e all’ accusativo .

c. 351. Vale plusquam , supra , e anche præter esclu-

sivo . ivi . Mare , monti , Arno , modo , misura si met-

tono dopo la preposizione oltre in accusativo , e so-

vente ad essa si affiggono. c. 252. Oltra è lo stesso che

oltre , ma è più del verso , che della prosa . ivi .

Onde nel moto da luogo ha in se la forza del relativo .

c. 273.

Onde avverbio mostra talora cagione , materia , origi-

ne . c. 384.

Onde congiunzione illativa . c. 408.

Ora ripieno come si usi . c. 160.

Ora congiunzione si usa per adunque . c. 409.

Orazione toscana . Quante , e quali sieno le sue parti.

c. 16.

Ordinare si usa per restar d’ accordo . c. 202.

Ordine è di genere comune , tanto in significato di dis-

posizione , quanto di congregazione di Religiosi. c. 27.

Orecchio ha due singolari , e due plurali. c. 39.

                    K h                                  Osa-

 

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Osare come si costruisca . c. 216.

Oßo ha due plurali . c. 41.

Oste per esercito è di genere comune . c. 27.

Ove avverbio di stato in luogo come si usi . c. 270. Si

usa talvolta fuori dello stato in luogo , per quan-

do , e a rincontro . c. 384.

Ovunque , ovechè , ove che sia vagliono ubicumque .

c. 271.

 

P

Pagare si usa per gastigare . c. 193.

Pajo fa nel plurale le paja . c. 41.

Palagio , intendendosi il principale del luogo , può

usarsi senz’ articolo . c. 312.

Pantera è di genere promiscuo . c. 29.

Papa quando riceva , o lasci l’articolo . c. 311.

Parecchi , e parecchie mancano del singolare . c. 43.

Parentesi nome è femminino . c. 27. Regole intorno                                                                 

alle parentesi . c. 428.

Parere anomalo , e sua conjugazione . c. 119. Si usa

elegantemente per apparire. c. 208.

Parola che cosa sia , e di quante sorte . c. 15. Se nelle

parole toscane altri debba proccurare di discostarsi

dal Latino. c. 16. Parole come talvolta si accresca-

no , e regole sopra ciò. c. 443. Come si scemino in

principio , o in fine. c. 445. 447. Parole composte ,

e osservazioni sopra di esse. c. 458.

Parte avverbio negli Antichi si trova usato per in-

terim. c. 385.

Particelle della lingua Toscana quali sieno . c. 429.

Participio che cosa sia. c. 17. Di quante sorte . c. 144.

Sua costruzione . c. 304. Participio presente si tro-

va spesso ne’ casi obbliqui , ma di rado in nominati-

vo. ivi . Si trova in ablativo assoluto , e coll’ affis-

so . c. 305. Participj preteriti quando sieno retti da

essere , quando da avere , e varietà della loro costru-

                                                                           zio-

 

/ BEGIN PAGE 515 /

 

zione . c. 306. Posti innanzi all’ infinito , con esso

sogliono accordarsi , non col nome . c. 307. Parti-

cipj preteriti assoluti , che hanno dopo di se l’ abla-

tivo, spesso si accordano col nome, e talvolta no . ivi.

Partire , e sua costruzione . c. 233. Si usa talvolta per

allontanare . c. 205.

Passar di vita vale morire. c. 217.

Passarsi di un fallo vale dissimularlo . c. 218.

Penare si usa per indugiare . c. 221.

Pendere si usa per inclinare . c. 228.

Pensare si usa talvolta per giudicare , talvolta per de-

terminare . c. 215.

Per preposizione , e sua costruzione . c. 336. Co’ ver-

bi di moto riceve l’ accusativo alla Latina . ivi . Co’

verbi di stato , in senso d’ in , riceve l’ablativo . ivi.

Fa le veci di a , da , con . ivi . Talvolta vale il pro

de’ Latini . c. 337. Ha talora forza di benchè , qua-

lunque &c. c. 338.

Per preposizione dinota alcuna volta cagione , mezzo ,

instromento , o fine . c. 336. 337. Aggiunta a’ no-

mi , benchè sovente quasi a maniera di ripieno , pu-

re può significare in luogo , in considerazione , co-                                                               

me , e simili . c. 337. Aggiunta a’ sustantivi , ac-

cenna , nell’ uso de’ Toscani , una particolar consi-

derazione . c. 338. Talvolta è nota di distribuzio-

ne . ivi . Accenna talora mezzo d’origine . ivi . Di-

nota alcuna volta tempo , e vale durante un tale spa-

zio. ivi . Si aggiugne a’ nomi dinotanti spazio , nu-

mero , o misura . ivi .

Per preposizione preposta all’ infinito , con avanti esse-

re , o stare , rileva la forza del participio futuro de’

Latini ; o pur significa essere in procinto , o peri-

colo di fare , o farsi una cosa. c. 337. Rileva talvol-

ta la forza del gerundio . c. 339.

Perchè congiunzione si usa per acciocchè . c. 402. E per

accennar cagione, o con interrogazione , o senza. ivi.

                                        K k 2                                Per

 

/ BEGIN PAGE 516 /

 

Per conto , col genitivo , vale per cagione. c. 285.

Periodo nome è mascolino . c. 28.

Persona , parlandosi di maschio , riceve l’ addiettivo

mascolino . c. 184.

Per tal convenente vale purchè . c. 398.

Pertanto congiunzione illativa . c. 409.

Per tempo , per tempissimo avverbj vagliono a buona ,

o a bonissim’ ora . c. 393.

Per tutto vale ubique . c. 217. 374.

Per tutto addiettivo non si accorda talvolta co’ sustanti-

vi femminini . c. 180.

Per tutto ciò , per tutto questo vagliono contuttociò .

c. 374.

Più si usa col genitivo di materia . c. 367. Assoluta-

mente , ma coll’ articolo innanzi , vale plerumque .

c. 375.

Più presto , più tosto congiunzioni elettive . c. 407.

Pleonasmo figura come si usi . c. 419.

Poi avverbio di tempo vale dopo , appresso , ed è con-

trario di prima . c. 386.

Pontare vale spignere con forza . c. 228.

Porre anomalo , e sua conjugazione . c. 130.

Porre si usa per deliberare . c. 215.

Porre cagione a uno vale accusarlo , incolparlo. c. 196.

Porre pena in una cosa vale impiegarvi fatica . c. 203.

Porsi in cuore val deliberare. c. 245.

Portare come si usi per esigere. c. 425.

Portare in pace val sopportare. c. 425.

Poscia avverbio è lo stesso che poi . c. 386.

Potere anomalo , e sua conjugazione . c. 121.

Pratico fa nel plurale pratici , e pratichi . c. 42.

Prendere vale fare innamorare . c. 202. E anche inco-

minciare . c. 221.

Prendersi dell’ amore di alcuno vale innamorarsene .

c. 245.

Preposizione che cola sia. c. 17. Di quante sorte. c. 150.

                                                                                  In

 

/ BEGIN PAGE 517 /

 

In che sia differente dal segnacaso . c. 153. Sua co-

struzione . c. 327., e segu.

Preßo preposizione ordinariamente ha il dativo , ma

può anche ricevere il genitivo , e l’ accusativo .

c. 346. Vale talvolta circa , intorno . c. 347. Si usa

per in comparazione , in paragone . ivi .

Presto eßere val pronto . c. 221.

Preteriti della Seconda conjugazione come si formino .

c. 116. E come quelli della Terza . c. 125.

Pria , e pria che sono il più voci poetiche . c. 388.

Pria congiunzione si usa in vece di piuttosto . c. 408.

Prima , e primachè avverbj . c. 388. Vagliono alcuna

volta potiusquam . ivi . Colla negativa prima vale

talvolta infinattantochè , talvolta subito che . ivi .

In forza di congiunzione si usa in vece di piutto-

sto . c. 408. Si usa talvolta in forza di preposizione

col genitivo, e vale avanti , innanzi . c. 355.

Progenie , prole non hanno plurale . c. 45.

Pronome che cosa sia . c. 17. Di quante sorte. ivi , e

segu. Sua costruzione . c. 326. Pronomi primiti-

vi , e relativi si chiamano le particelle , e come .

c. 429.

Prosciogliere vale aßolvere . c. 206.

Punti , e loro uso . c. 462.

Punto avverbio significa niente . c. 375. Si usa per

qualche poco . ivi . E per mica . ivi .

Punto ripieno come si usi . c. 158.

Purchè congiunzione ha forza di se , ma ha maggio-

re efficacia , ed ama il soggiuntivo . c. 398.

Pure avverbio vale almeno . c. 388. E certamente. ivi.

E finalmente . ivi . E solamente. c. 389.

Pure congiunzione avversativa . c. 404.

Pure ripieno come si usi . c. 156.

Putire come si usi per dispiacere . 220.

                                    K  k  3                              Q da

 

/ BEGIN PAGE 518 /

 

Q da alcuni si chiama mezza lettera , e perchè . c. 10.

Qua come si adoperi nello stato in luogo . c. 267. E

nel moto a luogo . c. 276.

Quadrello ha due plurali . c. 41.

Qualche pronome indefinito, e sua declinazione . c. 78.

Serve invariato ad amendue i numeri . ivi . E‵ sem-

pre addiettivo . ivi .

Qualcuno , qualcheduno pronomi si regolano come al-

cuno . c. 79.

Quale pronome relativo . c. 67. Senz’ articolo dinota

qualità assoluta . c. 68. In vece di quale si dice tal-

volta onde . ivi . Quale vale talora chi distributivo .

c. 80. Talora chiunque . ivi . Se ha l’ articolo , con-

corda coll’ antecedente , ma s’ e’ non l’ha , e signi-

fica qualità, o somiglianza , concorda con ciò , che

siegue .

Qualunque, qualsisia , qualsivoglia , quando non espri-

mono la forza del relativo , vagliono ciascuno .

c. 78.

Quando avverbio di tempo . c. 389. Replicato vale

talora . ivi . Di quando in quando vale alle volte .

ivi. Quando che sia vale una volta finalmente , o

in qualche tempo . ivi .

Quando congiunzione si usa in senso di se , o purchè .

c. 398.

Quanto si usa in forza di preposizione coll’ accusativo .

c. 360. E in forza d’avverbio col dativo , e talvolta

col verbo essere . c. 370.

Quanto avverbio di quantità . c. 389. Ha la corrispon-

denza di tanto espressa , o sottintesa . c. 390. Trat-

tandosi di tempo vale quamdiu . ivi .

Quantunque congiunzione vuole il soggiuntivo .

c. 399.

Quasi avverbio vale ferè . c. 375. Si usa per veluti .

ivi . E per come se . ivi .

                                                                    Quegli

 

/ BEGIN PAGE 519 /

 

Quegli pronome , e sua declinazione . c. 61. Si trova

in nominativo non riferito ad uomo . ivi . Quello

per quegli in nominativo si trova riferito ad uo-

mo. ivi . Quegli si trova ne’ casi obbliqui del singo-

lare riferito ad uomo . ivi .

Quella pronome , e sua declinazione . c. 62.

Quello pronome dimostrativo di cosa . c. 67.

Questa pronome , e sua declinazione . c. 54. E‵ ordi-

nariamente addiettivo , ma trovasi ancora sustan-

tivo . ivi . Questa , queste sustantivamente in nomi-

nativo vagliono questa donna , queste donne . ivi .

Questi pronome , e sua declinazione . c. 53. Questo in

nominativo per questi è errore . ivi . Questi in no-

minativo si trova non riferito ad uomo . c. 54.

Questo pronome dimostrativo di cosa . c. 66.

Qui quando si adoperi nello stato in luogo . c. 267.

E nel moto a luogo. c. 276. Qui, e di qua vaglio-

no talvolta in questo Mondo . c. 268.

Quinci vale da questo luogo . c. 272.

Quindi vale da quel luogo . c. 272. E ancora per quel

luogo . c. 274.

Quindi congiunzione illativa . c. 408.

Quivi vale in quel luogo .  c. 270. E ancora a quel

luogo . c. 276.

 

R

Raccomandare si usa per legare . c. 200.

Racconciare si usa per rappacificare . c. 203.

Rasente preposizione vale tanto vicino , ch’ e’ si toc-

chi quasi una cosa . c. 349. Vuole l’accusativo, ma

riceve ancora il dativo . ivi .

Ratto avverbio val prestamente , e raddoppiato accen-

na prestezza maggiore . c. 375.

Re quando abbia articolo , quando no . c. 311.

Recare si usa per riferire . c. 195. E per indurre .

c. 201.

                             K k 4                               Recarsi

 

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Recarsi assoluto , e anche col caso , vale talvolta pren-

dere una offesa come fatta a se . c. 239. Vale talora

ridursi . c. 250.

Recarsi ubbia di una cosa vale averne ubbia . c. 426.

Recarsi cortese vale avvolgere insieme le braccia , e ap-

poggiarle al petto . c. 426.

Redine ha due singolari , e due plurali . c. 39.

Redire verbo difettivo , e sue voci . c. 141.

Rendere la grazia val perdonare . c. 196.

Rendersi si usa per farsi . c. 425.

Requie è indeclinabile . c. 38.

Ricercarsi impersonale vale opus esse . c. 256.

Richiamarsi vale dolersi . c. 244.

Riconoscere una cosa da uno vale confessare d’ averla

ricevuta per sua grazia . c. 205.

Ricoprire anomalo . c. 136.

Ricordare si usa per nominare . c. 188. Si usa anche

impersonale . c. 261.

Ricoverare si usa per rifuggire in senso neutro, e neu-

tro passivo . c. 228. e 252.

Ricredersi vale pentirsi . c. 244.

Ridere a uno val mostrarsegli amico per ingannarlo .

c. 221.

Rifarsi vale acquistare , farsi bello &c. c. 244.

Rifinare val desistere . c. 216.

Rilevare impersonale vale importare , ed è della

Seconda , ma si fa ancora della Quarta . c. 258.

e 263.

Rimanersi val cessare , o astenersi . c. 238 e 244.

Rimettere nell’ arbitrio di alcuno una cosa . c. 201.

Rimprocciare vale biasimar con ischerno . c. 193.

Rintuzzarsi l’ animo di alcuna cosa vale distorsene .

c. 245.

Ripararsi vale rifuggire . c. 252.

Ripieno che cosa sia , e di quante sorte . c. 154.

Ripigliare val riprendere . c. 193.

                                                                     Ripo-

 

/ BEGIN PAGE 521 /

 

Riposarsi si usa per cessare . c. 239. c. 254.

Risentirsi si usa per isvegliarsi . c. 239.

Riserbarsi vale trasferire in altro tempo . c. 250.

Risieder bene vale convenire . c. 232.

Riso ha due plurali . c. 41.

Ritornar sopra capo vale ridondare in danno . c. 229.

Ritrarre vale svolgere , distogliere . c. 206. Ritrarre

da uno neutralmente vale somigliarlo . c. 234.

Ritrarsi come si usi per partire da un luogo , o per di-

stogliersi da una deliberazione . c. 254.

Ritrovarsi con uno vale esser con lui . c. 253.

Rompere assoluto , e rompere in mare vagliono far nau-

fragio . c. 208.

Rondine è di genere promiscuo. c. 29.

Rubare si usa per ispogliare . c. 188.

 

S

 

S lettera quanti suoni abbia . c. 438.

Sacco ha due plurali . c. 41.

Salire anomalo . c. 136.

Salvatico fa nel plurale salvatici , e salvatichi . c. 42.

Salvo preposizione riceve l’ ablativo , o sia quel caso ,

con cui rilevar sogliamo l’ ablativo latino . c. 359.

Santa ragione si usa per molto . c. 426.

Santo , Santa , avanti al loro sustantivo posti , scac-

ciano 1’ articolo . c. 311.

Sapere anomalo , e sua conjugazione . c. 119.

Saper grado vale professare obbligazione . c. 222.

Scarafaggio è di genere promiscuo . c. 29.

Scegliere anomalo , e sua conjugazione . c. 131.

Sceverare val separare . c. 205.

Sciogliere anomalo , e sua conjugazione . c. 130.

Scontrarsi gli occhi con uno vale vedersi reciprocamen-

te . c. 253.

Scoprire anomalo , e sua conjugazione . c. 136.

                                        K k 5                              Scor-

 

/ BEGIN PAGE 522 /

 

Scorgere uno val guidarlo . c. 200. Col verbo fare si

usa per burlare . c. 239.

Scure ha due singulari , e due plurali . c. 39.

Se pronome , e sua declinazione . c. 49. Come la par-

ticella si ne faccia le veci . ivi . Se posto sustan-

tivamente , e coll’ articolo , significa 1’ interno .

c. 50.

Se congiunzione condizionale porta all’ indicativo , o

al soggiuntivo, secondochè esige la sua ipotesi. c. 397.

E‵ talora dubitativa , e vale l’ utrum de’ Latini. ivi.

Si usa per benchè , c. 400.

Seco medesimo ha forza d’avverbio , onde si dice anche

di femmina . c. 339.

Secondo preposizione di conformità vuole l’ accusati-

vo . c. 357. Si usa in senso di per quanto comporta

l’ eßere , o la qualità di alcuna persona , o cosa , e

in tal caso ha l’accusativo , ma senz’ articolo , o pro-

nome . ivi .

Sedere anomalo , e sua conjugazione . c. 119. Si usa

per regnare . c. 208.

Segnacaso che cosa sia , e quanti ne sieno . c. 30. In

che sia differente dalla preposizione . c. 153. Si la-

scia talora in alcuno di più nomi continuati . c. 318.

Talvolta è affatto scioperato. ivi .

Sempre avverbio di tempo vale o senza intermissione ,

o ogni volta . c. 390. Semprechè vale ogni volta che.

ivi . E talvolta mentre che . ivi . Sempre mai sem-

bra avere maggior forza . ivi .

Se non che avverbio vale nisi , c. 391. E‵ ancora con-

giunzione . 404.

Se non se avverbio vale nisi , e talora il secondo se pa-

re che abbia forza di forse . c. 391.

Sentire verbo , e sua conjugazione. c. 133. Si usa per

conoscere . c. 188. E per credere . c. 198. E per aver

qualità . c. 217.

Sentire avanti vale penetrar colla cognizione . c. 209.

                                                                             Sen-

 

/ BEGIN PAGE 523 /

 

Sentirsi, o sentir di se come si usino per aver senso.

c. 217. e 239.

Senza preposizione separativa , che ha l’ ablativo , o

siasi altro caso , che rileva il caso de’ Latini . c. 359.

Si usa talvolta per oltre . ivi . Riceve ancora l’ in-

finito , il participio , e ’l gerundio . ivi .

Senza che modo avverbiale vale præterquamquod , ov-

vero oltre che . c. 375. e 391.

Senza modo avverbiale vale smisuratamente . c. 376.

Senza più modo avverbiale vale solùm , dumtaxat .

c. 376.

Serbarsi a fare vale indugiare . c. 247.

Servire si usa per prestare , o dare . c. 192. E per re-

stituire . c. 195.

Se tu sai modo avverbiale , che vale il quantumlibet

de’ Latini . c. 376.

Si accompagnaverbo . c. 164.

ripieno come si usi . c. 160.

avverbio affermativo. c. 383. Quando è caso di

verbo , gli si prepone il segnacaso , o l’ articolo .

ivi .

, avverbio di vario uso , si adopera per così . c. 391.

E per nondimeno . ivi . E per infinchè . ivi . Gli

corrisponde talora il che , o il come . ivi . Si trova

replicato in forza del tum de’ Latini . c. 392.

Sillaba che cosa sia . c. 12. Niuna comincia da due

medesime consonanti . c. 14. Sillabe come si tron-

chino , e regole sopra ciò . c. 441. Sillabe brevi ,

o lunghe , e qualche osservazioni sopra ciò . c. 468.

Sillessi figura gramaticale . c. 421.

Sinodo è mascolino . c. 28.

Sì veramente congiunzione vale con patto , con con-

dizione . c. 398.

Sofferir l’ animo , o ’l cuore vale aver animo , coraggio ,

e si usa negativamente . c. 217.

Solamente , solo avverbj limitativi . c. 392. Col che

                                                                       dopo

 

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dopo vagliono purchè . ivi . Non solamente è avver-

bio correlativo di ma . ivi . Sol tanto è lo stesso che

solamente . ivi .

Sole ha plurale . c. 44.

Solenne si usa per grande , eccellente , magnifico .

c. 426.

Solere verbo difettivo , e sue voci . c. 142.

Sopra preposizione il più ha l’ accusativo , non di rado

riceve il dativo , e talvolta il genitivo . c. 341. Si

adopera per di là da , oltre , più che . ivi . E per

contro , addosso , appresso , vicino . ivi . E in vece

di per , circa , intorno , innanzi , avanti . ivi , e

c. 342. Accenna talvolta pegno . ivi . Si usa elegan-

temente in vece di allato , addoßo . c. 363.

Sopra ciò accenna soprantendenza a qualche uficio .

c. 343. Sopracciò si usa a modo di nome , e signi-

fica il soprantendente all’ uficio , di cui si parla .

ivi .

Sopra parto , o sopra partorire vale in quell’ atto , o

poco dopo . c. 342.

Sopra sera vale già venuta la sera . c. 342.

Sopra se vale pensoso , o diritto in sulla persona , o non

appoggiato . c. 342.

Soprannomi femminini dati a maschio si trovano coll’

addiettivo mascolino . c. 181.

Soprastare si usa per indugiare . c. 221.

Sospirare si usa della Terza de’ Neutri per desidera-

re . c. 220.

Sostenere si usa per comportare , per permettere , per

arrestare. c. 189. E per reggere , resistere . c. 221.

Sotto preposizione ha d’ ordinario l’accusativo , ma ri-

ceve anche il genitivo , e ’l dativo. c. 343. Si ado-

pera talvolta in significato di con . ivi .

Spacciarsi vale spedirsi . c. 254.

Spegnere anomalo , e sua conjugazione . c. 132.

Sperare si usa per aspettare . c. 192.

                                                                             Spe-

 

/ BEGIN PAGE 525 /

 

Spezie è indeclinabile . c. 38. Spezie per droghe ha il

solo plurale . c. 43.

Sposare una donna a moglie è maniera elegante del

buon secolo . c. 201.

Stajo fa nel plurale le staja . c. 41.

Stare anomalo , e sua conjugazione . c. 111. Si usa

della Terza de’ Neutri per toccare . c. 221. Si usa

ancora per essere . c. 212. E per consistere . c. 231. E

per costare . c. 232. Stare per alcuno val dipendere

una cosa da lui . c. 229. Stare congiunto coll’ infi-

nito di altro verbo , mediante la particella a , rile-

va il significato di esso secondo il suo tempo , e mo-

do . c. 292.

Star bene si usa per convenire , per meritare , e per es-

ser ben disposto . c. 222.

Star cortese vale tener le mani giunte, e appoggiate al

petto . c. 426.

Starsi quante significazioni possa avere . c. 239.

Stato in luogo vuol l’ablativo colla preposizione in .

c. 266. Negli Antichi si trova spesso colla preposi-

zione a . ivi .

Steßo , stessa pronomi . c. 65.

Stirpe non ha plurale . c. 45.

Su nello stato in luogo si usa da se , e senz’ aggiunto .

c. 270. Coll’ articolo innanzi , e la preposizione in ,

serve al moto verso luogo . c. 278.

Su preposizione , e suo uso . c. 364. Serve all’ accusa-

tivo . ivi . I migliori Autori dicono più volentieri

in su , che su. c. 365.

Suo pronome , e sua declinazione . c. 50. Quando ri-

ceva , o lasci l’ articolo , o altro appoggio. ivi ,

e segu.

Suora avanti al suo sustantivo scaccia l’articolo . c. 311.

Superficie è indeclinabile . c. 38.

Superlativi , e loro costruzione . c. 325.

Supplire si trova della Terza de’ Neutri . c. 220.

                                                                             Tale

 

/ BEGIN PAGE 526 /

 

T

Tale si usa alle volte per qualcuno , alcuno in amen-

due i generi . c. 79. E anche per talmente avver-

bio . c. 376 .

Tale pronome di qualità , e sua declinazione . c. 81.

Ha spesso la corrispondenza di quale , cotale , o che ;                                                           

ma si usa talvolta senza . ivi . Posto neutralmente

dinota miseria. ivi . Nell’ uso riceve articolo , e

pronome . c. 82.

Tanto avverbio di quantità. c. 392. Segna lunghezza

di tempo . ivi . Ha la corrispondenza di che , o di

quanto . c. 393.

Tema per argomento è di genere comune. c. 27.

Temere verbo , e sua conjugazione . c. 114.

Tempo in che caso si metta . c. 283.

Tenere anomalo , e sua conjugazione . c. 120. Come si

usi per pigliare nello imperativo . c. 189. Si usa in

senso di vietar l’ ingresso. c. 196. E per giudicare .

c. 198. E per aver qualità. c. 215. E per aderire .

c. 232.

Tener credenza vale tener segreto. c. 196.

Tener favella vale restar di parlare ad alcuno per isde-

gno . c. 196.

Tenersi assoluto si usa per arrestarsi , o per avere opi-

nione di se . c. 240.

Tentato eßere di fare una cosa vale averne voglia .

c. 245.

Testè avverbio vale in questo punto , o poco avanti .

c. 376.

Ti particella pronominale . c. 48. Quando si dica

te . ivi .

Ti accompagnaverbo, e suo uso . c. 164.

Tirare si usa per aver la mira , l’ intenzione . c. 228.

Toccare impersonale vale talvolta l’ attinet , talvolta

l’ obtingit de’ Latini . c. 261. Attivamente si usa per

commuovere . c. 190.

                                                         Toglie-

 

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Togliere anomalo , e sua conjugazione . c. 131. Si usa

per prendere , e per levare , aggiugnendogli la par-

ticella via . c. 189.

Toglier di vita , di terra , o del Mondo vagliono am-

mazzare . c. 206.

Tordo è di genere promiscuo . c. 29.

Tornare si usa per riporre . c. 203. E per riuscire .

c. 222. E per eßere di nuovo ciò, ch’ altri era. c. 212.

E per ridondare . c. 228.

Tornar bene vale essere di utile , o di piacere . c. 222.

Torre il capo , o la testa a uno vale infastidirlo .

c. 196.

Toße ha due singolari , e due plurali . c. 39.

Tosto avverbio vale subito. c. 376.

Tra preposizione , che significa in mezzo , vuole l’ac-

cusativo . c. 344. Congiunta con una sola cosa accen-

na rinchiudimento in quella ; e con due cose signi-

fica il comprendimento in mezzo ad amendue . ivi .

Vale talvolta per mezzo. ivi . Talora vale nella

conversazione , nel numero , nella compagnia . ivi .

Si adopera in vece d’ in . ivi . Accenna talora per-

plessità . c. 345. Si usa per addentro , fuori , oltre ,

sopra . ivi . Si usa per distinguere , e insieme con-

giugnere due cose , e ha sempre in corrispondenza

la congiunzione e . ivi .

Tramettersi vale ingerirsi . c. 243.

Trapaßare si usa per morire . c. 209.

Trarre assoluto , parlando di cavalli , muli &c., val

tirar calci . c. 209. Si usa ancora in significato di ac-

correre , concorrere . c. 210. E in tal senso si fa anche

della Quinta de’ Neutri . c. 227.

Trarsi si usa per condursi . c. 250.

Trasandare assoluto vale eccedere i termini del convene-

vole . c. 209.

Trasognare assoluto val farneticare . c. 209.

Tribolarsi di una cola vale affliggersene . c. 244.

                                                                                Trit-

 

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Trittongo che cosa sia . c. 13. In esso qual sia la princi-

pal vocale . c. 14.

Troppo avverbio è spesso usato dal Boccaccio per molto .

c. 394.

Trovare si usa per sentire . c. 198.

Tu pronome , e sua declinazione. c. 47. Particelle ,

che ne fanno le veci . ivi .

Tuo pronome , e sua declinazione . c. 50. Quando ri-

ceva , o lasci l’ articolo , o altro appoggio . ivi ,

e segu.

Tutto quando sia nome , quando pronome . c. 72. Sua

declinazione da pronome . ivi . Si adopera il più

nel plurale . ivi . Si usa però nel singolare co’ no-

mi collettivi . ivi . Accenna talora quantità virtua-

le . c. 73. Colle voci dinotanti numero vi si po-

ne la congiunzione e per proprietà di linguaggio.

ivi .

Tutto ripieno come si usi . c. 158.

Tutto quanto vale prorsus omnis . c. 73.

 

V

 

Valere si usa della Terza de’ Neutri per giovare. c. 220.

Si usa attivo per meritare , e come . c. 189. Si ado-

pera anche impersonale per giovare . c. 258.

Vanni per penne ha il solo plurale . c. 43.

Variare si usa neutro per essere differente . c. 235.

Udire anomalo , e sua conjugazione . c. 138.

Vecchia aggiunto a paura val grande . c. 426.

Vedere anomalo , e sua conjugazione . c. 122.

Vedi si usa per ecco , ed ha il caso senz’ articolo .

c. 367.

Venire anomalo , e sua conjugazione . c. 137. Si usa

talvolta per divenire . c. 212. E per incorrere. c. 228.

Impersonale , con qualche addiettivo , vale riusci-

re . c. 263. Venire da una cosa vale uscirne odore , o

                                                                          puz-

 

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puzzo . c. 264. Venire come si usi colla figura pleo-

nasmo .  c. 420.

Venire a capo val conchiudere . c. 229.

Venire a grado val piacere . c. 222.

Venire il destro vale presentarsi l’opportunità . c. 263.

Venire in concio vale essere opportuno c. 222.

Venir meno una cosa a uno vale mancargli . c. 222. Ve-

nir meno a uno , dopo averle promesso alcuna cosa ,

vale mancar di parola. c. 223.

Ver , o in ver dicono i Poeti in vece di verso , e in ver-

so . c. 278.

Verbo che cosa sia. c. 17. Di quante sorte ne sieno .

c. 87. e 88. Variazioni del verbo . c. 89., e segu.

Osservazioni generali sopra le conjugazioni de’ ver-

bi . c. 91.

Verbi attivi , e loro costruzione. c. 185. Verbi passi-

vi , e loro costruzione. 207. Verbi assoluti quali

sieno . c. 208. Verbi neutri . c. 210. Verbi neutri

passivi . c. 235. Verbi impersonali . c. 143. e 256.

Verbi locali. c. 265.

Verso preposizione quando si dà al tempo , o al luogo

vuole l’ accusativo ; ma quando si dà a persona , ri-

ceve il genitivo. c. 351. Sì usa per in comparazio-

ne , in paragone . c. 350. E per intorno , circa . ivi .

Veruno per se è lo stesso che niuno . c. 74. Con altra

negativa , o colla particella senza, vale alcuno . ivi.

Veste ha due singolari , e due plurali. c. 39.

Vestimento ha due plurali . c. 41.

Vestirsi ha il caso dell’ abito o in accusativo , o in geni-

tivo , o siasi ablativo , colla preposizione di . c. 248.

Vi particella pronominale . c. 48. Quando si dica ve .

ivi .

Vi accompagnaverbo . c. 164.

Vi si usa per significare a questo, o a cotesto luogo .

c. 276.

Via ripieno come si usi. c. 159.

                                                                          Via

 

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Via ne’ moti a’ luogo significa andare altrove . c. 277.

Via , vie avverbj vagliono molto . c. 394. Via vale tal-

volta orsù . ivi . Via via si usa per subito . ivi .

Vicino preposizione serve al genitivo , e al dativo .

c. 348. Si usa per circa , intorno . c. 349. E anche

in vece del parum abest de’ Latini . ivi .

Vipera è di genere promiscuo . c. 29.

Virgola , e suo uso . c. 465.

Vivere si usa per nutrirsi . c. 216.

Uno , una sustantivi possono avere plurale . c. 44.

Uno affisso ad altro numero manca del plurale ; e il su-

stantivo , che l’ accompagna , se va avanti , si fa

plurale , se dopo , singolare. c. 44. e 45.

Uno , una , pronomi distributivi , e loro declinazione.

c. 76. Correlativo ad altro ha singolare , e plurale ,

e ammette l’ articolo . c. 77.

Uno , una , accompagnanomi in quanti modi si usino .

c. 162.

Un tempo avverbialmente vale per qualche tempo. c.394.

Vocali , e loro pronunzia . c. 434.

Volere anomalo , e sua conjugazione . c. 121.

Voler bene idiotismo per esprimere guastamento , o di-

sordine . c. 223.

Volersi impersonale si usa in varj modi per convenire .

c. 259.

Volgere anomalo , e sua conjugazione . c. 131. Si usa

per iscorrere di tempo . c. 209.

Vostro pronome , e sua declinazione . c. 50. Quando

riceva , o lasci l’ articolo , o altro appoggio . ivi ,

e segu.

Uovo fa nel plurale le uova . c. 41.

Usare si adopera per frequentare e coll’ accusativo , e

col dativo . c. 189. e 221. E per bazzicare . c. 209.

E per costumare . c. 216. E per conversare . c. 232.

Uscire anomalo , e sua conjugazione . c. 138.

 

                                                                          X si

 

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X

X si rileva in Toscano colla s semplice , o doppia .

c. 9. Talvolta si usa come carattere forestiero . ivi .

 

Z

Z quanti suoni abbia nella lingua Toscana . 438.

 

IL FINE.

 

 

—————————————————————

Vidit D. Paulus Philippus Premoli Clericorum Regu-

larium Sancti Pauli , & in Ecclesia Metropolita-

na Bononia Pænitentiarius pro SS. D. N. Benedi-

cto X1V , Archiepiscopo Bononia .

 

Die 27. Januarii 1745.

 

         IMPRIMATUR

 

Fr. Jo: Franciscus Cremona Vicarius Generalis S. Of-

ficii Bononia .

 

 

                                                                              DON

 

/ BEGIN PAGE 532 /

 

DON FRANCISCUS CAJETANUS

SOLA

 

Congregationis S. Pauli Præpositus

Generalis .

 

QUum librum , cui titulus est Regole , ed

Oßervazioni della Lingua Toscana  ridot-

te a metodo per uso del Seminario di Bo-

logna a R. P. Don Salvatore Corticelli Con-

gregationis nostræ Præsbytero professo, ac

Provinciæ ætruriæ Præposito compositum

duo ejusdem Congregationis nostræ eruditi

Viri , quibus id commisimus, accurata le-

ctione, & gravi judicio recognoverint, &

posse in lucem edi probaverint : Nos, ut

typis mandetur , quantum in Nobis est ,

facultatem facimus. In quorum fidem has

fieri, sigilloque nostro muniri jussimus .

Dat. Mediolani ex Collegio SS. Apostolorum

Pauli, & Barnabæ tertio Idus Februarii An-

no salutis MDCCVL.

 

D. Franciscus Cajetanus Sola Præp. Gen.

 

Don Philippus Maria Brambilla Cancellarius .

 

/ BEGIN PAGE 533 /

 

Alcuni errori scorsi nella presente Opera .

 

            Errata                      Corrige .

pag. 299. v. 16. E un tal modo dire.     E un tal modo di

                                                                dire .

pag. 315. v. 20. Osservazione terza .   Osservazione se-

                                                                 conda.

pag. 317. v. 4.   Ed abbiamo innan-     Ed abbiano innan-

                             zi l’articolo .                zi l’articolo .

 

Si noti , che pag. 99. manca l’ esempio di saria per

sarei . Il Cinonio nel Trattato de’ Verbi cap. 38.

dice , che il dir saria per sarei è voce poetica ,

benchè alcune volte nelle prose si legga , ma non ne

adduce esempio . Il Buommattei Tratt. 12. cap. 33.

parimente ne ammette l’uso , ma neppur egli ne ci-

ta esempio . Io non ho potuto trovarlo usato da buo-

no Autore , e perciò stimo giusto il sentimento del

Ruscelli nel Rimario , cioè , che la terminazione in

ia nelle terze persone dell’ imperfetto , e de’ pre-

teriti dell’ Ottativo si possa liberamente usare in

vece della uscita in ebbe : ma nelle prime persone ,

in vece della terminazione in ei, si voglia usar di

rado , o forse solamente in Verso , e per necessità

di rima .

Si noti ancora , che trovandosi per entro l’ opera sie-

gue , siegua , sieguono , sono parole scorse per inav-

vertenza , dovendosi in buona lingua dire segue ,

segua , seguono . E lo stesso dico di truovare , truo-

vato , e simili , dovendovisi fognare la u , come in

altri luoghi del libro si vede .

 

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