Regole grammaticali della volgar lingua

Autore:
Giovanni Francesco Fortunio | Fortunio Giovanni Francesco

Luogo:
Ancona | Ancona

Editore:
Bernardin Vercellese | Bernardino Vercellese

Anno: 1516

Tipo: Grammatica

Scheda Prima Edizione:

Altre Indicazioni:

L'esemplare della princeps da cui si cita è conservato presso la Biblioteca Nazionale della Repubblica Ceca ed è consultabile liberamente al seguente link: Google Books

Presenta numerose annotazioni manoscritte soprattutto nelle prime carte, anche con funzione correttoria

Per dati relativi all'edizione vedere la sezione Note

Metalingua:
Italiano

Lingua oggetto:
Italiano

Sistema di scrittura:
Latino

Consistenza: 78 pp.

Informazioni biografiche

 

Giovan Francesco Fortunio nacque tra il 1460 e il 1470 a Pordenone, secondo le fonti più accreditate (registri d’archivio di area triestina); a Zara secondo altre fonti (documenti di area anconetana). All’ipotesi di un’origine dalmata di Fortunio, avanzata un secolo fa dallo storico zaratino Vitaliano Brunelli, hanno comunque dato plausibilità, oltre che il nome con cui veniva designato suo fratello (Matteo da Zara), le testimonianze di contemporanei come Gerolamo Muzio, che definiva Fortunio «dalmatino» e «schiavone».

Dopo una formazione umanistica dai contorni incerti ma tale da meritargli fama di poeta, è invece a Trieste che tra il 1497 e il 1499 Fortunio costruì la sua carriera di uomo di legge, assumendo diversi incarichi pubblici: giudice, vicario e luogotenente della città. Negli anni successivi si spostò a Venezia, dove consolidò il suo rapporto con l’umanista Marcantonio Sabellico, di cui si professava discepolo e che difese in una disputa con Battista Egnazio. È in quel periodo che, mentre dall’officina aldina uscivano il Canzoniere di Petrarca (1501) e la Commedia di Dante (1502), Fortunio maturò il progetto di una grammatica del volgare, che doveva essere già in stato avanzato nel 1509, quando chiese e ottenne il privilegio di stampa, dichiarando di aver «composte regule grammaticale de la tersa vulgar lingua cum le sue elegantie et hortographia, et altre opere a niuno iniuriose». La pubblicazione venne però differita perché nello stesso anno l’autore tornò a Trieste, dove entrò a far parte del Consiglio dei patrizi, e soprattutto perché negli anni seguenti il suo destino si legò drammaticamente a quello del fratello Matteo, militare al servizio dei veneziani durante il conflitto con la Lega di Cambrai. Nel 1511 entrambi si impegnarono nella difesa di Treviso ma vennero sospettati di tradimento: il che spiega l’allontanamento dei due fratelli da Venezia e la loro morte violenta. Passati al servizio di Ancona, infatti, Matteo venne avvelenato nel 1513 e Giovan Francesco, divenuto nel 1516 luogotenente, cioè magistrato di cause civili (praetor), nel gennaio del 1517 morì precipitando dal palazzo pretorio. Le autorità anconetane liquidarono la sua morte come un suicidio e per tale motivo («per esserse amazato lui medesimo da desperato») stanziarono una cifra irrisoria per le esequie senza concedergli gli onori confacenti alla carica ufficiale che ricopriva. La prima grammatica a stampa della lingua italiana era stata pubblicata solo pochi mesi prima, nel settembre del 1516.

 

La storia editoriale delle Regole

 

Il privilegio di stampa che Fortunio aveva richiesto a un collegio veneziano il 28 novembre 1509, come abbiamo visto, non poté essere esercitato a causa delle turbolente vicende in cui l’autore si trovò coinvolto: le Regole videro così la luce solo sette anni dopo ad Ancona.

L’opera ebbe sin da subito una notevole risonanza, venendo ripubblicata, tra edizioni e ristampe certe, per venti volte nel Cinquecento e una volta nel Seicento. In tre occasioni venne stampata assieme alle opere di altri grammatici coevi (Bembo, Gabriele, Corso e Acarisio): è il canone stabilito nel 1562 da Francesco Sansovino, che venne riproposto nel 1565 da Rampazetto e nel 1643 da Salicata (in questo caso all’interno di una più ampia miscellanea).

Tranne la princeps, apparsa – vivo l’autore – ad Ancona, tutte le altre edizioni uscirono postume a Venezia. Includendo nel marchio principale anche stampatori associati o affiliati, gli editori coinvolti sono tredici. Di seguito l’elenco di tutte le edizioni cinque-seicentesche censite nell’ed. Richardson ma raggruppate per editori (indichiamo il titolo solo quando differisce da quello della princeps; normalizziamo i nomi delle città e degli editori):

 

1) Guerralda

Regole grammaticali della volgar lingua, Ancona, Bernardin Vercellese (Bernardino Guerralda), 1516. OPAC SBN

 

2) Minuziano

Recole grammaticali della volgar lingua, Milano, Alessandro Minuziano, 1517. Google Books, OPAC SBN

 

3) Scinzenzeler

Milano, Giovanni Angelo Scinzenzeler, 1517. Google Books, OPAC SBN

 

4) Arrivabene

Regole grammaticale della volgar lingua, Venezia, Cesare Arrivabene, 1518. Google Books, OPAC SBN

 

5) Bindoni e Pasini

Regole grammaticali, della volgar lingua*, Venezia, Benedetto e Agostino Bindoni, 1524. Google Books, OPAC SBN

Venezia, Francesco Bindoni e Maffeo Pasini compagni, 1533**. Google Books, OPAC SBN

Venezia, Francesco Bindoni e Maffeo Pasini compagni, 1539. Google Books, OPAC SBN

Venezia, Francesco Bindoni e Maffeo Pasini compagni, 1550. OPAC SBN

*La virgola aggiunta al titolo sparisce nelle ristampe successive.

**Esiste un’emissione simultanea con variante di stato nel frontespizio relativa alla data: MDCXXXIIII. Nel colophon la data indicata è invece 1533. Google Books, OPAC SBN

 

6) Garone

Venezia, Francesco Garone, 1527. OPAC SBN

 

7) Sessa (e affiliati)

Venezia, Melchiorre Sessa, 1529. Google Books, OPAC SBN

Venezia, Pietro Nicolini da Sabbio (Ad instantia di M. Melchiore Sessa), 1533. OPAC SBN

Venezia, Domenico Zio (Giglio) e fratelli (ad istantia de Marchio Sessa), 1538. Google Books, OPAC SBN

Venezia, per Marchio Sessa, 1550 ca. OPAC SBN

 

8) Eredi di Aldo Manuzio

Venezia, nelle case de’ figliuoli di Aldo, 1541. Google Books, OPAC SBN

Venezia, nelle case de’ figliuoli di Aldo, 1545. Google Books, OPAC SBN

Venezia, nelle case de’ figliuoli di Aldo, 1552. Google Books, OPAC SBN

 

9) Padovano

Venezia, Giovanni Padoano, 1551. OPAC SBN

 

10) Calepino

Venezia, Gerolamo Calupino (Calepino), 1552. Google Books, OPAC SBN

 

11) Sansovino

nel vol. Le osservationi della lingua volgare di diversi huomini illustri, cioe del Bembo del Gabriello del Fortunio dell’Acarisio et di altri scrittori, Venezia, Francesco Sansovino, 1562. Google Books, OPAC SBN, GeoStoGrammIt

 

12) Rampazetto

nel vol. Le osservationi della lingua volgare de diversi huomini illustri, cioè del Bembo, del Gabriello, del Fortunio, dell’Acarisio, et di altri Scrittori. Nelle quali si contengono utilissime cose per coloro che scrivono i concetti loro. Con la Tavola general di tutto quello che è nel presente Volume, Venezia, Francesco Rampazetto, 1565. Google Books, OPAC SBN

 

13) Salicata

nel vol. Degli autori del ben parlare per Secolari, e Religiosi opere diverse. Intorno 1 Alla Favella Nobile d’Italia. 2 Al Barbarismo, e Solecismo, Tropi, Figure, & altre Virtù, e Vitij del Parlare. 3 Agli Stili, & Eloquenza. 4 Alla Retorica. 5 All’Eloquenza Ecclesiastica, Venezia, Nella Salicata, 1643, to. II, pp. 176-228. Google Books, OPAC SBN

 

Stemma delle edizioni (Richardson 2001, p. 199)

 

Le edizioni moderne

 

1)    ed. a cura di Mario Pozzi, Torino, Tirrenia, 1972.

Trascrizione del testo della princeps, basata sull’esemplare conservato nella Biblioteca Trivulziana di Milano.

 

2)    Bologna, Arnaldo Forni, 1979.

Ristampa anastatica basata sull’edizione aldina del 1552 (vd. sopra).

 

3)    ed. a cura di Claudio Marazzini e Simone Fornara, Pordenone, Accademia San Marco, 1999.

Trascrizione interpretativa della princeps, basata sull’esemplare conservato nella Biblioteca Arcivescovile di Udine, di cui si offre anche la riproduzione anastatica.

 

4)    ed. a cura di Brian Richardson, Padova, Antenore, 2001. GeoStoGrammIt

Edizione critica basata sui diversi testimoni della princeps, a partire da quello conservato nella Biblioteca Vaticana.

 

Caratteri generali delle Regole

 

Le Regole grammaticali della volgar lingua sono la prima grammatica a stampa della lingua italiana. Primato apertamente rivendicato da Fortunio («discendendo io nel campo primo volgare grammatico») e contestato da Bembo, che ambienta appositamente il dialogo esposto nelle Prose al 1502.

Si tratta di un’opera incompiuta: come leggiamo nella dedicatoria, infatti, Fortunio prevedeva di far seguire alla pubblicazione dei primi due libri quella di altri tre libri, dedicati rispettivamente al lessico, alla sintassi verbale e alla metrica.

Gli unici due libri pubblicati trattano rispettivamente di morfologia e di ortografia. L’opera si caratterizza in senso normativo sin dall’articolazione del discorso in una successione di regole. I modelli seguiti sono quelli della tradizione latina antica e umanistica delle regulae grammaticales e dei trattati de orthographia, riadattati al volgare toscano trecentesco, ma con importanti elementi di originalità:

¬  la riduzione delle parti del discorso a quattro (rispetto alle otto previste da Prisciano): il nome (che comprendeva anche l’aggettivo), il pronome (che comprendeva anche l’articolo), il verbo e l’avverbio;

¬  l’assenza di un apparato definitorio;

¬  l’assenza di rigide classificazioni, in particolare degli accidentia;

¬  l’assenza dello schema domanda-risposta;

¬  l’impostazione filologica della trattazione.

Tali scelte dipendono dal fatto che le Regole presuppongono un destinatario (gli «studiosi della regolata volgar lingua») che abbia familiarità con la grammatica latina e con l’interpretazione del testo letterario. Il taglio filologico della trattazione deriva per un verso dalla tradizione umanistica delle elegantiae, per l’altro dall’intensa attività filologica che si andava svolgendo nelle tipografie del tempo, a cominciare da quella veneziana di Aldo Manuzio. Fortunio era convinto, così come Bembo, che la norma grammaticale dovesse avere un fondamento letterario e che questo fondamento non potesse che essere rappresentato dalle Tre (o Due) Corone. Sebbene Dante sia l’autore più citato nelle Regole, anche Fortunio è spesso severo nei confronti delle sue irregolarità, privilegiando, così come si farà nelle Prose, l’esempio petrarchesco e, sia pure in misura molto minore, quello boccacciano. Ma nei confronti del testo letterario Fortunio si accosta con piglio interventista, ricorrendo se necessario alla castigatio: correggendo cioè il testo quando contravviene alla regola. Fortunio non si limita a capovolgere il tradizionale rapporto tra grammatica e letteratura, per cui non è più la grammatica a servire alla comprensione del testo, come prevedeva Quintiliano, ma il testo a servire alla comprensione della grammatica; alla regola grammaticale viene infatti assegnato anche il compito di guidare l’intervento filologico sul testo per emendarlo.

Da un punto di vista stilistico, l’esposizione non ricerca la piacevolezza, a differenza delle Prose, che ricalcheranno il modello del dialogo ciceroniano. La scansione del testo in regole, l’uso massiccio e digressivo degli esempi e il ricorso ai tecnicismi grammaticali – rifiutati invece da Bembo – danno alle Regole una caratterizzazione pratica, più adatta a un testo di consultazione che di lettura.

 

(a cura di Danilo Poggiogalli)

 

Amedeo Quondam (1978), Nascita della grammatica. Appunti e materiali per una descrizione analitica, «Quaderni storici», XIII, 38, 2 (maggio-agosto), 555-592 |

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Brian Richardson (2001), Giovanni Francesco Fortunio, Regole grammaticali della volgar lingua, Padova, Antenore |

Carlo Dionisotti (1938), Ancora del Fortunio, «Giornale storico della letteratura italiana», 116, 213-254 |

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Carlo Dionisotti (2008), Scritti di storia della letteratura italiana, Roma, Edizioni di storia e letteratura | pp. 73-106; pp. 281-292

Cecil Grayson (1967), Grammatici e grammatiche del Rinascimento, in: Vittore Branca, Rinascimento europeo e Rinascimento veneziano, Firenze, Sansoni, 61-74 |

Cesare Federico Foffs (1970), Fortunio, Gian Francesco, in: , Enciclopedia Dantesca, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, |

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Mario Pozzi (ed.) (1972), Giovanni Francesco Fortunio, Regole grammaticali della volgar lingua, Torino, Tirrenia |

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Paolo Procaccioli (2017), Il Dante «licentioso» dei grammatici. La Commedia tra Regole e Prose, in: Paola Moreno, Gianluca Valenti (eds.), «Un pelago di scientia con amore»: le Regole di Fortunio a cinquecento anni dalla stampa, Roma, Salerno Editrice, 157-176 |

Paolo Trovato (1994), Storia della lingua italiana. Il primo Cinquecento, Bologna, il Mulino | pp. 90-96

Simone Fornara (2005), Breve storia della grammatica italiana, Roma, Carocci |

Simone Fornara (2013), La trasformazione della tradizione nelle prime grammatiche italiane (1440-1555), Roma, Aracne |

L'edizione si compone di 36 carte scritte in recto e verso e numerate solo sul recto + 4 carte introduttive non numerate. Le singole pagine non sono numerate. 

Il nome dell'autore, Giovanni Francesco Fortunio, compare nella dedica alla carta a2r (Agli studiosi della regolata volgar lingua Giovanni Francesco Fortunio)

Il nome dell'editore, il luogo e l'anno di pubblicazione e un elenco di errata corrige compaiono nel colophon in fondo al testo. Si specifica che la licenza di imprimere l'opera sia riservata all'autore per dieci anni, con la concessione dell'Illustrissima Signoria di Venezia

Segnatura: a4 A-D4 E6 F-G4 H6; corsivo.

Impronta: rino cili i-so cist (3) 1516 (R) 

Di seguito si dà una riproduzione fotografica del colophon:

 

L'edizione è priva di indice e si compone come segue:

Regole grammaticali della volgar lingua [a1r]

Agli studiosi della regolata volgar lingua Giovanni Francesco Fortunio [a2r]

Delle regole della volgar grammatica di Messer Giovanni Francesco Fortunio libro primo [1r]

Della volgar grammatica libro secondo [XXIIIr]

Colophon [XXXVIr]

Compilatore: Alessandro Canazza
Edizione digitale a cura di: Viviana de Leo, Elena Felicani
Marcatura a cura di: Danilo Poggiogalli

Promotori del progetto

Unistrasi Unimi Unipi Unitus

Partner

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